Camere da letto classiche, luoghi pieni di significato

Pubblicato da admin in Arredamenti Diotti A&F

Una camera da letto classica può significare tante cose: l’amore per il passato, la passione per la tradizione, la ricerca delle belle cose, dell’eleganza, dello stile di una volta. Scegliere una camera da letto classica significa confidare in una solidità garantita, significa possedere qualcosa di cui si può essere sicuri. Perchè la tradizione, il passato, l’esperienza, non possono che rendere le cose resistenti, qualitativamente ineccepibili, nonchè meravigliose agli occhi.

Qualche giorno fa mi è capitato di partecipare a una visita archeologica straordinaria, a un tuffo nel passato, ma anche nel presente, assolutamente incredibile. Vi chiederete che cosa possa centrare con le camere da letto. Se i racconti vi appassionano e se avete un poco di pazienza, vi posso raccontare questa storia e quello che mi ha suscitato. Le camere da letto alla fine centreranno, centreranno eccome, in un incastro fra passato e presente che sa di irreale.

Questa storia comincia più di trent’anni fa a Narni, affascinante paesino umbro, quello che per intenderci ha ispirato “Le cronache di Narnia”. Allora, un gruppo di ragazzi adolescenti, amava calarsi con le corde sulle rocce sottostanti il paese, adagiato su un’altura, per trovare grotte ed esplorarle. Solo che un giorno, in una di queste grotte, questi ragazzi trovarono tutt’altro.

Stanze, affreschi, graffiti, e porte murate. Porte che, nel giro di qualche giorno furono buttate giù a colpi di piccone; tutte tranne una. Perchè dietro quella porta non c’era un mistero avvolto nel silenzio di anni, ma una realtà viva e odierna, la camera da letto di due abitanti del luogo. Così quell’unica porta, in mezzo a un luogo imperscrutabile, è rimasta in piedi.

Il gioco di quei ragazzi si è trasformato a poco a poco in una scoperta e quella scoperta piano piano ha cominciato ad assumere i tratti di una rivoluzione storiografica. Nel corso degli ultimi 30 anni, quei ragazzi sono cresciuti e hanno cercato di dare un senso a tutto ciò che erano riusciti a scovare allora, restaurando nel contempo gli affreschi e decifrando i graffiti. Un solo indizio li ha condotti alla verità poi scoperta, una scritta: Sant’Uffizio.

E così passando tra mille difficoltà e mille coincidenze, tra l’Archivio Segreto Vaticano e l’Archivio dell’ex Santo Uffizio, tra il Trinity College di Dublino e vari archivi storici del paese, i ragazzi di allora sono riusciti a riportare alla luce del mondo una cappella dominicana, una sala delle torture e alcune celle della Santa Inquisizione. Luoghi assolutamente non registrati nei documenti finora conosciuti, nè nella storiografia ufficiale. Da quel giorno di trent’anni fa, quei ragazzi sono stati in grado di ricostruire un pezzo di Storia che altrimenti sarebbe andato perduto.

Li ha aiutati in particolare un documento, relativo alla ricostruzione di un intero processo, svoltosi in quei sotterranei segretissimi: le descrizioni e le piantine del luogo contenute in questo documento sopravvissuto per miracolo sino a noi, sono così precise, così minuziose, così dettagliate, che oggi possiamo conoscere l’esatta ubicazione e la destinazione di ognuna di quelle stanze.

E la parola arredi è tornata varie volte, durante questa visita. Perchè la sala delle torture era arredata, ma anche le celle lo erano. E dal documento del processo possiamo sapere esattamente come erano fatti questi arredi. Mi chiedevo che senso avesse pensare all’arredo, quando ero immersa in una storia di tale portata.

Finchè poi, finita la visita da qualche ora, mi è ritornato alla mente un piccolo particolare: la porta murata, quella che è rimasta tale. E quella camera da letto nascosta dietro, una camera viva, che affaccia su un giardino con un panorama mozzafiato sulle montagne, dove una coppia trascorre tuttora ogni notte. Perchè quella porta murata? Perchè quella camera, al tempo in cui si svolgeva quel famoso processo inquisitorio, non era altro che un’altra cella per i prigionieri.

Inutile dire che il pensiero mi ha raggelata: la connessione con la storia, l’intreccio tra passato e presente di cui parlavo prima, mi ha investita con tutta la sua forza. E non ho potuto fare altro che immaginare immediatamente la camera dietro a quel muro di enormi mattoni, una camera che ha visto e udito eventi lontani e misteriosi, una camera che nonostante tutto porta ancora la scintilla di una vita che continua, imperterrita, inesorabile, “normale”. Come se nulla fosse accaduto.

Ho immaginato quella camera, abitata da persone già vicine alla terza età della vita, l’ho immaginata arredata classicamente, con una carta da parati, piena di legno, piena di calore, magari con una stufa a legna. L’ho immaginata così, palpitante, a dispetto di tutto il suo passato. A volte dimentichiamo che i muri ci possono parlare; e come i muri anche gli arredi lo possono fare: ora non sono sicuramente più quelli di allora, ma ne ereditano in qualche modo la memoria, la funzione, il significato, ridimensionando la realtà insieme alla Storia.

Come può essere quella camera adesso? Come ve la immaginate? Forse un po’ come la camera da letto Antiquariato in noce massiccio, che con il suo stile ispirato all’arte povera, ci riporta indietro nel tempo.


Oppure come la camera da letto Charme in noce massiccio, con un altro impatto stilistico, ma con la stessa anima parlante, misteriosa, piena di calore e di vita; quella stessa anima che mi ha folgorato la mente, ripensando all’intreccio affascinante e ipnotico tra passato e presente.


 
 

 
 

 
 
 

 
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