Il bagno di casa

Pubblicato da admin in Una casa non a caso

Vitulano Raffaella 012 copia

Se dovessimo chiedere: <<Quale invenzione, secondo te, ha migliorato la qualità della nostra vita?>> forse in pochi risponderebbero l’invenzione del W.C. Eppure per secoli le azioni private dell’uomo non erano poi così riservate. Un luogo nella casa per potersi appartare in momenti privati è di recente concezione. Un tempo tutto si faceva tutti insieme oppure dove capitava o si poteva fare. Pensiamo alle colonne dei templi greci sulle quali si urinava senza scandalizzare nessuno. In tutti i paesini medievali possiamo vedere i piccoli bagni ricavati, persino nelle belle dimore, con superfetazioni esterne dall’aspetto fatiscente e precario. Nei tempi moderni, quando il bagno è entrato a pieno titolo negli ambienti delle nostre case, era comunque relegato in uno spazio lontano dalle camere in fondo ad un lungo corridoio tanto da fare mantenere l’uso di un vaso da notte da tenere nel comodino per evitare di attraversare tutta la casa nel momento del bisogno. L’igiene personale ha avuto un grande progresso nel momento in cui si è inventato il sifone che non faceva risalire gli odori dalla fogna e lo “scarico” che permette la caduta di litri d’acqua per lavare il water. Il cesso, la latrina… ed altri appellativi volgari lasciano lo spazio a parole come  bagno o  sala da bagno: termine che evita di esplicitare il primario scopo di questo luogo. Oggi ogni casa è provvista, per norme igieniche, dello spazio che, anche se piccolo, contiene tutte quelle funzioni che un tempo si avevano in luoghi differenti. I nostri bagni sono sempre più curati provvisti di tutti quegli elementi che permettono di svolgere una corretta igiene personale e, soprattutto, un miglioramento del nostro benessere, intimo stato che supera ciò che gli altri vedono. Noi poniamo particolare attenzione nella progettazione del bagno dove non deve mai mancare la possibilità di arredarlo sia con una doccia, sia con la vasca (Post: Il luogo del Benessere). Materiali giusti, caldi ed accoglienti devono costruire il luogo della nostra intimità insieme a quei valori che conferiscono un quid in più: l’attenzione al ciclo produttivo dei materiali e degli arredi rispondenti ad una scelta etica che ci educhi a vivere con una maggiore responsabilità avendo il coraggio di andare oltre il primo impatto legato ai costi. Evitiamo di chiudere la nostra doccia con una bella tenda in polivinile (PVC). Meglio una porta in cristallo, senz’altro più costosa ma di lunga vita. Per la produzione di una tenda da doccia occorre il petrolio ed il cloro, che contengono elementi cancerogeni, e rilascerà nell’aria degli ftlati –cancerogeni ma di gradevole odore-  che noi respiriamo continuamente. Infine questa tenda termina la sua vita nella discarica continuando il suo processo di inquinamento… senza parlare delle condizioni dell’operaio che, lavorando per la sua produzione, respira tutti questi elementi cancerogeni. Il ciclo di produzione di una porta in cristallo riduce al massimo il suo impatto nell’ambiente ed ha una vita molto lunga. E poi il materiale si può alla fine completamente riciclare.

 In particolare l’attenzione si propone nei confronti della scelta delle rubinetterie. La rubinetteria può essere bella ma al tempo stesso pratica e parsimoniosa. Risparmiare acqua e, quindi, energia elettrica, è possibile grazie alla nuova generazione di rubinetti pensati per ridurre gli sprechi senza rinunciare al piacere di un getto morbido e corposo. Si può partire dalla semplice applicazione di piccoli rompi getto fino ad arrivare al confrontare diversi modelli per potere scegliere quello più adatto alle nostre eco-esigenze. www.ecoage.it/risparmiare-acqua.htp.  Abbiamo avuto l’occasione di visitare lo stabilimento dell’azienda Gessi  a Serravalle Sesia (Vercelli) ben inserita nel paesaggio, dove il fabbisogno energetico è fornito da un grande apparato fotovoltaico; l’acqua delle cromature è completamente depurata e l’ambiente di lavoro degli operai è confortevole. www.gessi.it  Dietro un nostro acquisto c’è questa responsabilità: essere coscienti che legata alla produzione di quel bene c’è l’attenzione nei confronti della scelta di aziende che non sfruttino la manodopera, dove gli operai sottopagati affrontano estenuanti condizioni di lavoro vessati con abusi fisici e psicologici. E’ normale che un prodotto realizzato a queste condizioni abbia un costo molto più basso. Noi risparmiamo ma siamo complici di queste viltà.


 
 

 
 

 
 
 

 
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