Archive for luglio, 2011





Cerchi arredamento elegante misto a benessere? Acquista una vasca idromassaggio

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La popolarità delle vasche idromassaggio in casa è in continuo aumento, perchè le persone si stanno rendendo conto dei benefici della terapia con l’acqua. Ci sono molti vantaggi a possedere una vasca idromassaggio, dal relax al benessere fisico e mentale, dal tocco di classe all’arredamento agli aspetti puramente curativi.

Se si vuole spendere poco può essere aquistata una tipologia di vasca che è entrata in commercio da pochi anni: la vasca gonfiabile. Naturalmente si ha quel che si spende. Avrete una vasca di nylon e plastica priva di ogni confort ed eleganza di arredamento. Ma se quello che interessa è solo l’effetto di benessere che provocano le terapie ad acqua calda, questa potrebbe essere una buona scelta. Se si preferisce avere una vasca fissa o qualcosa di costruito a terra, si può arrivare fino a 3000 euro. Mentre la vasca gonfiabile, a seconda dalle dimenzioni, si va dai 300 ai 1000 euro. Le vasche Gonfiabili hanno il vantaggio di essere facilmente installabili e utili per i viaggi.
Questi modelli mobili possono essere collegati ovunque senza problemi e utilizzati istantaneamente.

Prima di effettuare l’acquisto di una vasca è meglio capire cosa si vuole dal proprio arredamento e dove indirizzarsi… per evitare di sprecare soldi inutilmente!

E’ importante partire dal fatto che la forma è importantissima. Scegliere la forma che si adatta al meglio all’arredamento della tua casa e che si adatta al meglio ai tuoi bisogni fisici. Altrettanto importante è assicurarsi che gli attacchi di rubinetteria della vasca idromassaggio si adattino alla perfezione a quelli del vostro bagno. In caso contrario è necessaria una consulenza da parte di un esperto idraulico. Prima di aquistare una vasca fare sempre un preventivo dall’elettricista per capire quanta corrente e quale impianto è necessario per il corretto funzionamento della vostra vasca.

E’ importante verificare se con l’aquisto è compreso il facchinaggio fino al piano. Attenzione, potreste ritrovarvi con la vasca consegnata davanti la porta di casa e avere difficoltà a portarla al piano necessario… quindi informatevi sempre!

Se cerchi arredamento elegante misto a benessere, una vasca idromassaggio è quello che fa per te!


 
 

Lavori in corso n. 5

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I lavori in casa sono una dura prova di vita. Vanno vissuti come un vero e proprio cammino di crescita: mettono in discussione il proprio temperamento, le relazioni interpersonali e a dura prova la pazienza. Finalmente si è arrivati al momento dei rivestimenti; si cominciano ad inserire i primi arredi che devono essere posizionati contestualmente ai rivestimenti –come la cucina ed il bagno- e l’intero appartamento sembra riprendere la dimensione umana di ordine e completezza.

Ogni cosa sembra andare al suo posto. La zona giorno è pavimentata con grandi mattonelle perché in questo modo i moduli quadrati, di grande dimensione, frazionano di meno la superficie dando la percezione di uno spazio più ampio. La  mattonella ha una finitura cerata per ricordare il gradevole aspetto, materico e plastico, di questo materiale.

La zona che delimita lo spazio della grande libreria è un triangolo pavimentato con un materiale caldo e granitico. Questo materiale entrerà in dialogo con il fondo della libreria e con la porta scorrevole che sono in vetro, pertanto risponderà alla trasparenza e alla fragilità di questo materiale dando allo spazio più forza.

Nella camera da letto è stata proposta la moquette di un colore deciso che conferisce all’ambiente un forte calore e confort. La moquette è un rivestimento da rivalutare: comoda ed economica nella posa in opera, garantisce una forte resa ad un prezzo molto conveniente. Contrariamente a quanto si pensi è comoda, pratica e di facile gestione… basta sapersi educare ad un modello di vita più corretto e rispondente al vivere civile. Il rivestimento di questo materiale assorbe i propri rumori rispettando la privacy di chi vive insieme e dei propri vicini di casa.

Il bagno è stato rivestito con un materiale “giovane” che ricorda la trama dei tessuti ma senza imitarne nessuno. Alle pareti, rigorosamente bianche, è stata  data una composizione con del colore rosso in dialogo con gli arredi e conferisce all’ambiente energia e confort aiutato dalle diverse modalità di luce artificiale.

Spesso l’illuminazione artificiale di questo ambiente è statica: una luce illumina tutto. E’ bene realizzare una illuminazione flessibile in modo da creare differenti atmosfere.   Il bagno ha i suoi elementi di arredo inclusa una comoda vasca da bagno sotto la finestra ed una ampia doccia in muratura. Anche se una casa è di piccola superficie, il suo bagno deve essere corredato di vasca e doccia, possibilmente separati.

Non è questione di spazio!  Nel benessere quotidiano una comoda doccia è pratica e veloce –direbbe Luciano de Crescenzo: è Milanese- mentre la vasca da bagno ci permette momenti di relax intimo al lume di candela che troppo spesso si è portati a trascurare –sempre Luciano de Crescenzo direbbe: è Napoletana-. E noi diciamo: siccome siamo tutti italiani dobbiamo avere sia la doccia, sia la vasca… e vogliamoci bene.In tutta la casa un bianco caldo alle pareti è predominante proprio perché la protagonista sarà la libreria che, con i suoi libri, contribuirà a arricchire di colore l’ambiente.       Alcune superfici delle pareti entrano in dialogo tra loro con aree colorate per poter giocare con la luce e dare allo spazio ampiezza e dinamicità. (Post: “Progettare con il colore”). Saranno queste superfici, delimitate dal colore, ad accogliere i quadri in possesso dei proprietari che possono essere organizzati con una libera composizione.   Non manca uno spazio per la lavanderia. Questo piccolo ambiente deve essere presente in ogni casa: riscopriamo il valore del ripostiglio che non è spazio rubato alla superficie.      Qui è stata portata la lavatrice e l’impianto idraulico per una piletta per lavare panni o stracci; qui si deposita la biancheria da lavare e da stirare, i detersivi,  l’asse e il ferro da stiro, l’aspirapolvere e quanto serve per la pulizia della casa. Qui può stare la famosa scarpiera che spesso vediamo, con orrore, posizionata dietro le porte delle camere. Si può fare a meno del secondo bagno elegante, ma non di una piccola lavanderia o bagno di servizio.


 
 

Il luogo del bene-essere

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Quando si parla di benessere pensiamo immediatamente ad una sana alimentazione; alla tutela della salute; all’estetica; all’impiego del tempo libero; alle vacanze. E non si parte dalla cosa fondamentale: la nostra casa.

Dobbiamo riscoprire cosa vuol dire vivere bene nella propria casa. Il bisogno di abitare è un’esigenza fondamentale dell’uomo: abbiamo bisogno di uno spazio per curare la nostra persona. Quando parliamo di cura subito intendiamo una serie di interventi mirati a guarire da qualcosa, ma non è esattamente così. La cura è il volersi bene, attivare tutta quella serie di attenzioni nei confronti di noi stessi che ci porta a stare bene. La cura è preventiva.

Avere cura della propria casa è perciò fondamentale. Abbiamo bisogno di uno spazio per curare la nostra persona, per il riposo, per l’alimentazione, per i nostri vestiti e i nostri oggetti, per riporre le cose, per le relazioni sociali, gli interessi culturali e soprattutto la sicurezza. La casa è il nostro nido dove ci dobbiamo sentire protetti e sicuri. Un investimento economico, se si può fare, va fatto innanzitutto nella  casa per migliorare la qualità della nostra vita, per dare un valore aggiunto al proprio bene e per contribuire al bene comune.

L’altra faccia del bene – essere è il bene – fare. Una casa ben progettata, organizzata e funzionale ci permette di vivere.


 
 

Lavori in corso n. 4

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Le tracce sui muri sono state chiuse, i massetti sono stati gettati coprendo il folto intrigo di tubi e corrugati. Le pareti sono state rasate. Il volto del cantiere cambia e la sensazione è quella di essere quasi giunti alla fine dei lavori. Insomma, la fase dei lavori più destabilizzante è passata. Finalmente si riprende il controllo della propria casa  e si può di nuovo essere partecipi, con l’architetto, nella prosecuzione dei lavori. Le scelte estetiche e formali sono quelle che più ci appartengono rispetto alle questioni tecniche per le quali ci si affida totalmente. Ecco perché nei primi incontri con l’architetto è importante un processo di seduta di brain storming nel quale ci si confronta con le proprie esigenze: che atmosfera deve avere la casa, che tipo di illuminazione, quanto si può recuperare dell’arredo esistente…

Non ci si deve dare un limite di budget all’inizio, proprio per essere più liberi nell’esprimere bisogni e desideri lanciando l’immaginazione oltre l’ostacolo della spesa e permettere all’architetto di fare i conti con la realtà economica e presentare così un valido progetto che soddisfi le esigenze nei limiti dei costi imposti.

Nel caso di questo appartamento lo spazio doveva essere di ampio respiro ma comunque organizzato secondo le funzioni tipiche di un piccolo appartamento: zona di convivialità, cucina abitabile, ingresso e zona notte…

La proposta progettuale è stata quella di rendere protagonisti i libri.

Una libreria è stata pensata come l’elemento di distribuzione degli ambienti separando, ma non dividendo, lo spazio. La struttura di cemento armato, pilastro e trave è stata liberata dalle pareti e proprio il pilastro è diventato l’elemento strutturale su cui si innestano, come su di una spina dorsale, le mensole della libreria.

L’investimento economico necessario per realizzare tramezzature di divisione degli spazi e porte è stato completamente abbattuto.

La libreria è quindi il perno intorno al quale si snoda la casa. Tutta la posa in opera del pavimento sarà su disegno determinato dalla forma della libreria.

La fine dei lavori non è così vicina come si pensa, però ormai la strada è in discesa e la casa inizia ad avere il suo nuovo aspetto.


 
 

A.A.A. Cerco Casa

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Sto cercando casa. Sono anni che cerco casa. E forse non è un caso se non la trovo. Io non capisco le persone che… in pochi giorni trovano la casa “che fa per loro”. Non ci credo! “Ma cosa pretendi di trovare, sei complicato e problematizzi tutto. Prova a vedere quelle case che stanno costruendo lì: sono nuove e non ci devi fare nessun lavoro”!  Le case nuove che stanno costruendo lì non mi piacciono. Sono tutte prive di identità: possono essere a Roma come in una qualunque periferia di una grande  città. Sono dei non luoghi nati intorno a centri commerciali megagalattici costruiti per noi, polli da batteria! Ma come si fa a spendere i propri soldi per avere delle stanze che se c’entra il letto esci tu? Ma come si fa a costruire così? Ma perché si permette di costruire così? L’acquisto di una casa è una cosa importante: non deve essere finalizzato al solo aspetto economico e affaristico. Mi piace il mio quartiere e ritorno indietro nel tempo quando cercavamo una casetta. Ne abbiamo viste tantissime e sembrava di non uscire dal tunnel… quella è piccolissima, quella è una soffitta, l’altra è troppo costosa anche se brutta, quella non ce la possiamo permettere, un’altra non ha la cantina e l’altra ancora se ha la cantina non ha il posto auto … e   Basta! La casa è una ricerca. E’ proprio così.

Quando sono entrato nella nostra casa l’ho sentito subito: è stata una energia che ci ha fatto comprendere di trovarci nel posto giusto. Niente di eccezionale. Era semplicemente la nostra casa. Con la sua storia, con i suoi particolari.

Caterina anni fa mi ha fatto conoscere Andrea de Carlo –in senso letterario, naturalmente-. Giuro, non lo conoscevo. Due di due. Mario, l’io narrante cercava la sua casa e racconta: “Cercavo come un rabdomante, o come un cane malato che fiuta le erbe che lo possono curare. Guardavo intorno ed annusavo l’aria: percepivo le radiazioni del luogo, i flussi sotterranei di umidità, la direzione del vento, l’esposizione al sole. Non era facile trovare paesaggi non ancora intaccati dalle superstrade e gli sbancamenti e le colate di asfalto, i condomini-fungo e i capannoni industriali e gli ipermercati, e anche quando ci riuscivo la loro atmosfera mi era spesso estranea. Alcuni luoghi sembrano melanconici, altri cupi e ombrosi, altri spettacolari fino all’oppressione, altri ancora rarefatti al punto di fare evaporare le mie sensazioni, comunicarmi solo un senso di vuoto. Non mi lasciavo scoraggiare; ero disposto ad andare avanti per mesi. Alla fine di settembre, mentre camminavo per una strada di Gubbio, mi è sembrato di sentire la vibrazione di un diapason interiore. Su un pianoro circondato da boschi di querce e carpini che si alternavano a campi abbandonati c’erano due vecchie case di pietra. Erano divise da forse cinquanta metri di prato, tutte e due orientate a ponente; una ampia e squadrata, l’altra più stretta e alta. Sono andato a guardarle da vicino, toccare i muri e sentire il loro odore, e ho pensato che quello poteva essere il centro del mio nuovo equilibrio.”

Ecco, anche io quando ho trovato la mia casa avevo trovato il centro del mio nuovo equilibrio. Ho ancora il mio equilibrio: e allora, perché dovrei cercare una nuova casa? Forse è per questo che non la trovo.

Raccontateci della casa che state cercando o di quella che avete già trovato. Sarà stato un caso?


 
 

Lavori in corso n. 3

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Uno dei luoghi più divertenti da frequentare per farsi un’idea di quello che vuol dire affidarsi alla logica dell’improvvisazione, quando si stà ristrutturando la propria casa, sono i negozi di elettrodistribuzione. Ci sono volti che diventano noti per quante volte vanno avanti e indietro da questi negozi per comprare altre due prese o 20 metri di filo elettrico oppure decine di faretti… “Mi è venuta un’idea! Vorrei mettere il citofono in cucina, ma l’elettricista ha detto che ormai i pittori stanno imbiancando ed è troppo tardi. Cosa posso fare?”

Gli IMPIANTI!   In questa fase del lavoro di ristrutturazione viviamo un tempo che sembra non finire mai. Forse è l’operazione che richiede il maggiore impiego di tempo nell’intera durata dei lavori. Una enorme quantità di corrugati, fili elettrici, di cavi dell’antenna, del telefono, dell’home theatre, dell’impianto di allarme; tubi del riscaldamento, dell’impianto idrico della cucina e del bagno, del gas. E l’impianto di condizionamento? Una grossa fetta dell’investimento economico è proprio localizzata negli impianti e una volta chiuse le tracce, non si vedono più. Ed è come se non esistessero; eppure una fitta rete resta lì coperta per sempre a svolgere il suo lavoro. Non ci illudiamo che, siccome la casa è piccola,  l’impianto sarà più economico perché meno complicato. Le funzioni che si svolgono in una piccola casa sono le stesse che si svolgono in un grande appartamento, quindi l’incidenza economica comunque si fa sentire.

Impiantistica vuol dire sicurezza e, quindi, attenzione alla nostra salute e al nostro benessere. E’ nella fase progettuale che vanno comprese le esigenze di chi vivrà la casa. Niente può essere dato al caso nella fase dell’impiantistica; certo, si possono integrare dei punti luce o fare la derivazione di un rubinetto, ma l’impostazione strutturale degli impianti deve essere elaborata a monte. La progettazione partecipata, serve proprio a questo, a guidare chi vivrà nella casa in quali sono le sue reali esigenze. Non è detto che un impianto è eccellente se è di domotica o un impianto di allarme è sicuro perché fatto da una grande casa che produce sistemi di sicurezza. Vero è che le eccellenze sono necessarie, ma siamo noi che ci rendiamo artefici della nostra sicurezza. Mi hanno raccontato di una persona che ha scelto un rubinetto del Gas di design perché trovava brutti quelli pratici e funzionali che sono in commercio… perché tanto lui il rubinetto dal Gas non lo chiude  mai.

Non serve un complesso impianto di domotica se ho l’esigenza di spegnere tutte le luci nel momento in cui esco da casa, basta un semplice interruttore  vicino alla porta di ingresso che mi stacchi tutte le luci che eventualmente ho dimenticato accese.

Anche l’uso dell’impianto di allarme a volte risulta un po’ strano: escludere la “zona notte” e limitare la protezione alla sola “zona giorno” equivale a non averlo affatto. Occorre una vera didattica nella sicurezza: gli impianti devono rispondere alle effettive esigenze della nostra vita quotidiana per una corretta fruizione. Non dobbiamo farci affascinare da tendenze o da inutili status simbol e quindi sentire quello che ho sentito io: “Non uso mai la mia bellissima vasca a idromassaggio perché il ronzio mi rende nervosa.”


 
 

Nobiltà dell’artigiano

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In una casa non a caso va riscoperto il valore dell’Artigianato. Dobbiamo rivalutare la figura dell’artigiano, che sentendosi apprezzato, comprende quanto sia nobile il suo lavoro.

Nelle sue conferenze sull’arredamento della casa, Oscar Wilde analizza gli interni delle case americane. “Avete troppe pareti bianche. Ci vuole più colore. Dovreste avere tra voi uomini come Whistler che vi insegnino la gioia e la bellezza del colore. Prendete, ad esempio, la   Sinfonia in bianco, che voi senz’altro immaginate come qualcosa di assai bizzarro. Non lo è affatto. pensate ad un cielo freddo e grigio, chiazzato qua e là di nuvole bianche, un oceano grigio e tre figure, meravigliosamente belle, vestite di bianco, inclinate verso l’acqua mentre lasciano cadere fiori bianchi dalle loro mani. Quì non troverete nessuno schema intellettuale che vi disturberà, né quella metafisica che in arte è già troppo presente. Ma se il colore semplice e spoglio riesce a raggiungere la tonalità giusta, l’intero concetto risulterà chiaro. [...] Il difetto che ho osservato in quasi tutte le vostre abitazioni è che sono prive di un preciso schema cromatico. Niente è in sintonia con un colore dominante. Gli appartamenti sono colmi di oggetti graziosi che però non sono in rapporto l’uno con l’altro. Ancora, i vostri artisti dovrebbero decorare ciò che è più semplicemente utile. Non conosco nulla che sia più brutto di una brocca o caraffa ordinaria. [...] Dovremmo frequentare gli artigiani più spesso di quanto facciamo e non dovremmo permettere di avere come intermediario il commerciante che non conosce nulla di ciò che vende per somme di denaro anche molto alte. Osservando l’artigiano si impara una lezione fondamentale: la nobiltà di ogni opera razionale.”

La mia vita professionale mi porta spesso a prendere contatto con realtà di questo tipo dove gli oggetti, anche se belli, non hanno alcun riferimento nel contestto in cui sono inseriti o, peggio ancora, sono brutti ed offendono, ancora prima di chi li compra,  colui che li vende o li produce.

Lanciamo dalle nostre righe l’iniziativa di entrare in contatto con artigiani che non vogliono ridurre ad un hobby la loro passione e che a questa dedicano risorse e tempo, ma che non hanno visibilità.

Gli oggetti fotografati sono una creazione di  Viviana Meucci – Echi del mare.

Potete inviarci una mail a info@unacasanonacaso.it o lasciare commenti a questo post.


 
 

LAVORI IN CORSO N. 2

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Per poter costruire bisogna prima ditruggere.

Questa fase è di grande impatto emotivo perchè si prende consapevolezza di essere arrivati ad un punto di non ritorno. Distruggere è una operazione rapida e violenta; è il costruire che richiede tempo e pazienza.  Ecco quindi l’importanza di un piano, di un progetto.

I proprietari di questa casa nei nostri incontri preliminari alla stesura del progetto avevano espresso esigenze chiare e ben precise, ma si sono lasciati guidare nella scoperta di bisogni non espressi. Questo è il ruolo dell’architetto.  In una ristrutturazione è facile arrivare a spendere molto anche quando si è convinti di lavorare in economia.

L’obiettivo economico va tenuto sotto cntrollo. In questo caso il fulcro della progettazione è una libreria che è protagonista nello spazio.  Ancorandosi al pilastro della struttura in cemento armato, la libreria separerà gli ambienti non chiudendoli definitivamente grazie ad un gioco di trasparenza realizzato con il  vetro.  La casa risulterà aperta per permettere alla luce naturale di invaderla completamente ma comunque divisa. La struttura inl cemento armato è libera dalle pareti e segna lo spazio in larghezza;  la zona ingresso e la cucina sono legate da un controsoffitto dal quale esce la luce diffusa prodotta da lampade a basso  consumo energetico.

L’intelligenza e la fiducia dei committenti è stata quella di valutare il costo che avrebbero affrontato se si fossero rivolti ad un mobiliere per l’acquisto di arredi di design legati alla moda che non avrebbero, comunque, dato una soluzione architettonica ma di semplice arredo.

Vi aspettiamo sabato prossimo per un nuovo aggiornamento.

Seguiteci e commentate.


 
 

Raccontateci le vostre pareti…

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Approfitto della mia amicizia con Luca per proporvi queste riflessioni che mi ha inviato e che trovo molto interssanti per il nostro blog.

C’è una categoria in questo blog intitolata “Abitare nell’arte” che Marina ed Angela Maria hanno pensato per argomentare intorno agli interni descritti in letteratura, musica o pittura. Io capovolgo la prospettiva e vorrei parlare dell’arte che ciascuno di noi ha in casa e che fa quindi parte dell’arredo. Quando entriamo in una casa nuova, dopo aver pensato al necessario per vivere (cucina, bagno, camera da letto, soggiorno) il nostro pensiero si rivolge immediatamente al superfluo: cosa attacchiamo alle pareti? L’arte dunque come superfluo necessario (mi si passi l’ossimoro) che diventa parte integrante dell’arredo e anzi ne connota spesso in maniera determinante il carattere e lo stile. Molto dipende dalla fatidica domanda: è nato prima l’uovo o la gallina? Quando arredo una casa, cioè, porto prima i mobili e poi mi regolo di conseguenza per le pareti o, viceversa, possiedo già un patrimonio artistico definito a cui ispirare il resto dell’arredo? Io ho avuto la fortuna di conoscere un artista -Gianpaolo Berto- , che mi ha onorato della sua amicizia e mi ha donato molte opere sue. Le pareti sono state quindi pensate dagli architetti anche in funzione dei colori e delle suggestioni evocate dagli olii e dalle incisioni del maestro. Su una parete è stato creato un quadrato grigio che fa da cornice a dodici incisioni a giorno. La camera da letto blu ospita una grande incisione ripassata con i pastelli e un’icona che risalta splendidamente con i suoi rossi e i suoi ori. Una striscia color malva spento gira dal corridoio al soggiorno per ornare un trittico quasi tribale su legno, mentre uno Schifano e un D’Orazio s’affacciano sul divano in pelle testa di moro. È una casa dove non si possono trovare, lo avrete capito, scene di caccia o nature morte tradizionali. Ma un altro arredamento, un altro stile, un’altra personalità offrono alla sensibilità di artisti presenti e passati infinite combinazioni e occasioni di decorare una casa. Raccontateci le vostre pareti.

Luca


 
 

Lavori in corso N.1

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Nell’economia di una ristrutturazione è importante concentrarsi su una valida progettazione. L’investimento economico va fatto in questo momento dando allo spazio della casa una dignità architettonica funzionale per viverci bene;  è necessario, tra l’altro,  fare attenzione agli interventi mirati al risparmio energetico e ricordarsi del fattore benessere. Questo è tanto vero quanto che, con l’attuale crisi, le risorse  economiche sono limitate ed è dunque preferibile investire in qualcosa che resta come la struttura degli spazi della casa che si valorizza con il tempo, anziché in un bene effimero e deteriorabile.  Si può rinunciare ad avere tutto e subito, per avere solo poco, il meglio, e  rimandare nel tempo l’arredamento della nostra casa. Un buon intervento architettonico, valorizza anche i vecchi arredi che si possiedono.

Vogliamo condividere con voi uno dei  lavori che, in questo momento, il nostro studio sta curando. E’ un piccolo appartamento  che ben si presta a far vedere quanto fino ad oggi abbiamo espresso nei nostri post. Seguiteci, ogni sabato, perchè vogliamo farvi vivere l’evolversi di una progettazione che si realizza passo dopo passo secondo il nostro diagramma dei lavori. Tempi di realizzazione: 2 mesi. La prima picconata è stata data il 18 aprile ed il 20 giugno ci sarà il trasloco per il rientro a casa.

Questa è l’avventura che stiamo vivendo in questi giorni: abbiamo sfrattato i proprietari che al momento si sono trasferiti dalle rispettive famiglie e seguono ogni giorno i lavori della loro casa… e il nostro blog.


 
 

La carta da parati

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Dall’articolo che ho postato il 24 Maggio “Progettare con il Colore”, si sono scatenati dei commenti che sembrano essere lo strascico della “lite policromatica” del XIX secolo. Questo mi fa piacere perché, evidentemente, il dibattito sul colore in architettura continua ad interessare. Colgo l’invito a parlare della carta da parati… poiché ha suscitato l’interesse di qualcuno. Mi viene naturale dire che in una casa la carta da parati non può essere scelta a caso. Ritorno al senso del colore e credo che sia necessario accettare la sua funzione pratica in una casa moderna: quella di comunicare. Anticamente il colore non aveva una funzione decorativa, ma aveva la funzione comunicativa. L’uso della carta decorata o colorata si è diffuso dopo il medioevo, quando le pareti venivano rivestite di arazzi per garantire un maggiore isolamento termico efficace contro il freddo o il caldo. L’aspetto decorativo è la conseguenza di questo aspetto pratico. Dopo il XII secolo dalla Cina è arrivato questo nuovo materiale: la carta. Ma la grande diffusione si avrà con la nascita dell’industria che permetteva la produzione di massa. Quindi, è vero il fatto decorativo, ma è più vero l’aspetto tecnico che questo rivestimento ha: garantire un migliore isolamento termico. La grande moda dell’uso della carta si è avuta negli anni ’70 con i disegni ed i colori tipici –spesso psichedelici- che hanno caratterizzato quel particolare decennio. Durante gli anni ’70 si credeva in un  cambiamento cosmico.  Oggi dobbiamo stare molto attenti perché ritorna di prepotenza l’uso di questo materiale che però scimmiotta quei particolari anni. I contenuti sociali di oggi sono molto diversi dallo spirito che animava gli anni della nostra adolescenza. In una rivista di arredamento di interni ho letto della “gioia del poter ritornare a godere del fantastico mondo degli anni ’70 ed il desiderio di abbandonare la tristezza di un muro bianco per sostituirlo con la magia di una carta da parati”. Ecco! Questa è l’antitesi di quanto “unacasanonacaso” vuole promuovere. I nostri interni non devono essere globalizzati dalla moda, ma rispondere alle personalità di ciascuno, pur vivendo in un mondo che è casa di tanti popoli. Una nota tecnica: nella mia esperienza ho notato che lì dove sono presenti elementi di arredo antichi è bene non usare la carta da parati poiché favorisce la presenza di tarli nei mobili.  


 
 

Lampada Colibrì by Odoardo Fioravanti: arriva un Colibrì in casa Foscarini!

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Lampada design Colibrì by Odoardo Fioravanti per Foscarini

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Immaginata sin dall’inizio da Odoardo Fioravanti per Foscarini come un oggetto dalle linee leggere e rassicuranti, Colibrì ha assunto, segno dopo segno, l’aspetto, di un familiare animale da compagnia: “come un pappagallo appollaiato sulle spalle di un pirata, così Colibrì si affaccia da dietro alle spalle di chi legge affondato nella sua poltronapreferita”, per usare la vivida descrizione dello stesso designer.

Nella sua forma finale, la lampada è costituita da una base, un’asta e un piccolo diffusore orientabile in qualsiasi direzione e che richiama, appunto, la testa e il becco di un volatile. La sagoma del proiettore è chiusa da unbraccetto sottile e allungato, con cui il lettore può agevolmente orientare il fascio di luce anche da seduto. Il progetto si caratterizza per l’estrema continuità tra ogni parte: l’impugnatura abbraccia l’asta, che a sua voltacela il filo, incassato in una sottile scanalatura interna.

Disponibile in due varianti cromatiche – un bianco ghiaccio coerente con la leggerezza formale dell’interoprogetto e un verde oliva che porta nello spazio tutta l’ironia del personaggio a cui si ispira – Colibrì utilizza tre materiali diversi, ciascuno selezionato per realizzare al meglio ogni specifico componente: la base è in una legametallica, l’asta in estruso di alluminio mentre la testa è in policarbonato.

Colibrì è una lampada da lettura dalla luce morbida e d’accento, definita da un segno continuo e da un aspettodiscreto e quasi mimetico, ma al contempo giovane e contemporaneo: caratteristiche che la rendono perfettamente collocabile in una zona living come anche in uno studio, in camera da letto, in ambiti contract o, piùin generale, in ogni ambiente in cui si desideri creare un raccolto angolo di intimità.

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Tavolino design Cathedral Table by Nobu Miake: montate la vostra cattedrale gotica!

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Tavolino Design Cathedral Table by Nobu Miake

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Il designer giapponese Nobu Miake of Design Soil ha creato questo tavolino di design chiamato Cathedral Table perchè ispirato proprio alle forme delle cattedrali.

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Descrizione di Nobu Miake of Design Soil:

“Il tavolino di design Cathedral Table è un tavolino basso ispirato dalle architetture delle cattedrali gotiche. E’ composto da compensato lavorato e due tipi di montature in metallo. La particolarità di questo tavolino di design è che non solo le forme si ispirano a quelle di una cattedrale gotica, ma anche la struttura statica: tutte le parti che lo compongono, instabili singolarmente, una volta montate creano una spinta centrale in grado di dare stabilità all’oggetto, proprio come accade per le volte della cattedrali gotiche”

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Il tavolino di design Cathedral Table è un oggetto che mi piace molto, perchè rappresente una vera e propria architettura in miniatura!


 
 

DigitalMed: un workshop che promuove l’Architettura mediterranea

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In un periodo di recessione e di crisi come quello odierno, che ha colpito, in particolar modo, le grandi città italiane, ormai cristallizzate da crescenti difficoltà economiche e da una progressiva immobilità del lavoro, è un elemento di riflessione notevolmente significativo il fatto che alcuni tra i maggiori esponenti dell’Architettura contemporanea, Andrea Graziano e Alessio Erioli, fondatori di Co-de-it, abbiano scelto, insieme agli Arch. Amleto Picerno Ceraso e Vangelis Moschonas, come sede per la II edizione del workshop Digital Med (24/31 luglio), una piccola cittadina del sud Italia, Vietri sul Mare, porta della Costiera Amalfitana.

«Nonostante la Costiera Amalfitana nel 1997 sia stata dichiarata bene dell’umanità protetto dall’UNESCO, le sue zone litoranee ad oggi, purtroppo, presentano ancora molti tratti che versano in condizioni di degrado. – afferma l’arch. Amleto Picerno Ceraso, responsabile scientifico del progetto Digital Med e CEO dello studio di architettura PicernoCerasoLab – Questo il motivo per cui abbiamo scelto, in occasione della seconda edizione del Workshop in Parametric Design e Digital Fabrication, un tema dal titolo “Vertical Seaside, Amalfi Coast Workshop”, volto a focalizzare l’attenzione sul recupero di un’area danneggiata della Costa D’Amalfi.».

Nonostante la scelta di tale location, che in prima analisi poteva sembrare atipica, la notizia di un laboratorio di progettazione basato sui processi di fabbricazione digitale e i software di disegno parametrico ha, invece, trovato importanti riscontri, soprattutto a livello internazionale più che nel nostro Paese, come spesso accade quando si tratta di fare avanguardia e sperimentazione in Italia.

Così come le grandi iniziative, i più ambiziosi progetti e le migliori invenzioni di tutti i tempi, si sono sempre sviluppati con discrezione, allo stesso modo, in sordina sta muovendo i primi passi una nuova generazione di architetti che amano definirsi “mediterranei”, perchè mediterraneo è il loro approccio ad un lavoro in rete, attraverso l’inter-connessione, la possibilità di passare da un campo di lavoro all’altro, in una rete di scambi di informazione grazie alla quale prendono vita idee forti e innovative.

«Il Mediterraneo è sempre stato un crocevia, un insieme di rotte commerciali e di vite differenti legate a doppio filo da un mare, amico e nemico, finito ed infinto. – commenta Mauro Paolucci, socio dello studio PicernoCerasoLab, che ci spiega la nozione di architettura mediterranea – Il concetto di mare è per sua natura stessa legato al concetto di infinito, ma quando un mare come quello Mediterraneo, è circoscritto da terra per quasi la totalità del suo perimetro (“mediterraneus”, in mezzo alle terre), allora è finito e soprattutto è concepibile.

Se volessimo disegnare le rotte che incrociano il Mediterraneo, utilizzate da sempre per il trasporto di merci e persone, avremmo di fronte un groviglio di linee che raccontano una storia ben precisa, che ci narra di un nuovo continente, vivo, densamente popolato e pieno di strade di comunicazione. I cittadini del continente Mediterraneo sono da sempre in comunicazione tra di loro, pur non condividendo la stessa lingua, perché, in compenso, condividono qualcosa di molto più prezioso, la loro stessa vita. In 5000 anni di comunicazione, hanno sviluppato la straordinaria capacità di collaborare, di confrontarsi, di rinnovarsi, di accogliere e di unirsi all’altro, in un continuo processo di inter-scambio dal quale hanno tratto forza e vitalità sempre nuove. Per tali motivi la società mediterranea, potrebbe identificarsi come la prima ed unica società liquida, non nell’accezione negativa teorizzata da Zygmunt Bauman, bensì in una nuova luce, positiva, di cambiamento, di capacità di adattarsi, di malleabilità tipica di un popolo che da sempre ha abitato un continente liquido.

Dopo millenni, in un mondo come quello odierno, i cui confini vengono ridisegnati da nuovi modi di comunicare, quello Mediterraneo torna ad essere il continente più all’avanguardia di tutti, proprio per la sua intrinseca capacità di comunicazione.

Nel nostro modo di intendere l’architettura, amiamo definirci “mediterranei”, proprio per questa predisposizione ad un lavoro in-rete, in costante comunicazione con ciò che ci circonda, che ci permette di trovare risposte complesse a problemi complessi. La stessa interdisciplinarità del nostro modo di progettare, è figlia di una concezione legata al nostro essere all’interno di un flusso in continuo movimento, perché il mondo oggi è molto più simile al mare di quanto non pensiamo: non è mai nello stesso punto e al suo interno non ha confini ben delineati.

Oggi per noi fare architettura ha esattamente lo stesso valore che i nostri antenati attribuivano alla navigazione: vogliamo esplorare, comunicare con gli altri alla ricerca di nuove risposte, per poter trovare nuove terre attraverso rotte mai percorse.».

 

Francesca Luciano per Arkidesignblog.it

 


 
 

GOGGLE DESK by Danny Venlet: un nuovo concetto di scrivania presidenziale

Pubblicato in Arki Design Blog

Scrivania di design GOGGLE DESK by Danny Venlet

Scrivania design

Il designer Belga Danny Venlet (molto contaminato dallo stile australiano) ha progettato Goggle Desk per l’azienda italiana Babini, una scrivania di design per uffici presidenziali.

Scrivania designLa descrizione del produttore Babini:
GOGGLE DESK è la nuova e innovativa interpretazione dell’ufficio presidenziale. Forme arrotondate, dimensioni imponenti e una ricca scelta di finiture e materiali: GOGGLE DESK può essere scelto nella tipologia laccato lucido sia interno che esterno, laccato lucido esterno e opaco interno, sia in finitura che con colori a contrato, e in una terza alternativa, nel caso in cui si preferisca l’opzione del contenimento, con cassettiera, gonna e sportelli della credenza in ulivo.

GOGGLE DESK è un progetto pensato per i manager e i dirigenti orientati al futuro, capace di mescolare funzionalità ed eleganza. È un presidenziale elitario pensato per coloro che amano distinguersi dalla massa, che riconoscono l’importanza di avere un oggetto di design all’interno del proprio ufficio, non una semplice scrivania, ma un articolo d’arredo che lascerà i visitatori e gli ospiti piacevolmente sorpresi e senza fiato.

Scrivania design

Scrivania design