Archive for ottobre, 2011
Sbarcate sul mercato solo qualche anno fa, le stufe a pellet stanno riscuotendo un gran successo in tema di riscaldamento della casa: ecologiche, economiche, funzionali, affascinanti e anche belle. I vantaggi delle stufe a pellet sono tanti e vale la pena di farci un pensiero per l’autunno imminente.Tra i modelli appena presentati sul mercato ce ne sono di molto interessanti, con innovazioni tecnologiche e quindi funzionali non indifferenti e con design molto accattivanti, pronti a soddisfare ogni gusto e ogni stile d’arredo. Perchè è così: la stufa a pellet entra a pieno titolo nell’arredo di un ambiente, andando a costituirsi addirittura come elemento decorativo. Dunque, se siete intenzionati ad acquistare una stufa a pellet, iniziate con l’aver chiaro quale estetica preferire e quale sistemazione affibbiarle; per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, cercate di capire tra quelle sottoelencate quali sono quelle che interessano maggiormente le vostre abitudini.
Future mamme divertitevi a preparare uno spazio tutto nuovo per i vostri pargoletti : rosa ? azzurro ? o perché no, un bel bianco ottico che non stanca mai ? carta da parati, stickers, plastica, legno, plexiglass . . . avete solo l’imbarazzo della scelta !
“Sono un uomo qualsiasi, un essere straordinario”
Con questa frase di Franco Bolelli voglio inziare le riflessioni di questo post.
Perché proprio queste parole?
Semplice, perché le nuove tendenze seguono il mood: “fatto apposta per me”.
Iphone, Ipod, Itunes, tutte icone del nostro tempo – un saluto a Steve ovunque sia in questo momento – che focalizzano l’attenzione sull’individuo, e le proprie esigenze personali, rendendolo il protagonista assoluto.
L’utente diventa produttore di contenuti, creativo, informato, sempre più esigente.
Condivide, comunica, grazie a blog e social network, si informa e scambia opinioni grazie a siti web e forum, cerca – e trova – grazie ai motori di ricerca e i portali di settore.
Questo nuovo consumatore, che diventa consum”attore” ha obbligato le aziende ad essere più “trasparenti” e a tirare fuori le “orecchie”, per ascoltarlo e comprenderlo.
Condizione obbligatoria, per sviluppare prodotti sempre più “tagliati su misura” per lui.
Il nuovo consum”attore”, più sensibile, non si accontenta più di un prodotto standard e uguale per tutti, ma cerca di personalizzare il proprio ambiente seguendo le proprie esigenze e i propri desideri.
Per questo motivo, torna di grande attualità l’artigiano-designer, che sa ascoltare le richieste di utenti sempre diversi ed è pronto a proporre idee e soluzioni sempre nuove ed appropriate.
I produttori di comfort Berto Salotti, confermano questa tendenza, utilizzando al meglio i nuovi canali di comunicazione, e producendo i propri divani con intelligenza, sapienza manuale e conoscenza .
Le nuove gamme di salotti Berto, sono disponibili in modalità componibile o possono essere realizzati su misura, per progettare in libertà, soddisfacendo al meglio le vostre esigenze di spazio,comfort, e design.
Riprendendo la frase posta sopra all’immagine di un salotto, che dice “ Il posto più bello per stare con gli amici non è facebook”, voglio confermare che stiamo perdendo il contatto con le cose importanti della vita, prima tra tutte la convivialità, e allora voglio chiudere il post con una domanda:
cosa c’e’ di meglio di una piacevole serata in compagnia dei propri amici, magari su un comodo ed elegante divano?
di Emiliano Brinci

Green di Dedon è un originale separè formato da una miriade di intrecci che nasconde al suo interno otto vasi per trasformare il divisorio in una sorta di giardino verticale. Le piante, infatti, finiscono con il fondersi con la struttura arrampicandosi nell’intricata ragnatela del separè.
Se comunque, non avete il pollice verde potete anche scegliere la versione senza vasi. Entrambi disponibili sia in verticale che in orizzontale.

“ I bambini di oggi sono gli adulti di domani. Aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi, aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi; aiutiamoli a diventare più sensibili. Un bambino creativo è un bambino felice.” (Bruno Munari)
L’atto creativo non è di tutti e non tutti possediamo la creatività. Questo termine è oggi usato e abusato. La Creatività è qualcosa che va coltivata ed educata. In una casa non a caso dobbiamo riscoprire il valore della creatività. La vita facile, la easy-life, ci porta a standardizzare tutto. Basta girare un po’, con occhio critico, tra gli scaffali del reparto materiali per la casa nei grandi magazzini per vedere tanta gente che, affannata, “cerca idee”. Le idee proposte sono tutte uguali, standardizzate e banali. Applicazioni da attaccare alle pareti a forma di sassi, conchiglie, fiori…foreste pluviali o gli animali della savana; oppure stencil banali o anche elaborati che rendono gli interni ridicoli e a volte anche un po’ squallidi. La creatività va educata. Non tutti siamo in grado di realizzare qualcosa di veramente originale con qualcosa pensato da altri e non elaborato da noi.
Osserviamo le stanze dei bambini: tutte uguali e tutti sono convinti che siano uniche. Occorre una rivoluzione che ci aiuti a riscoprire la vera creatività. Una rivoluzione vera, perché saper vedere in modo più profondo e immaginativo significa saper pensare con maggiore elasticità e libertà. Saper vedere anche con gli occhi degli altri educa alle tolleranze , allarga i confini fisici e quelli della mente. “La fantasia, l’invenzione, la creatività pensano. L’immaginazione vede”. La stanza di un ragazzo è il suo spazio nella casa e non quello dei genitori. L’attuale sistema educativo porta ad essere talmente invadenti da non pensare che si deve lasciare la libertà al ragazzo di gestire il proprio spazio: la sua stanza, rifugio che resterà tale per molti anni. Dall’infanzia , all’adolescenza, alla maturità. Un tempo che dura più di vent’anni… Mettiamoci l’anima in pace! Questo spazio dovrà crescere con il suo ospite. Non raramente mi capita di lavorare in case dove il ragazzo, ormai all’Università, vive nella sua stanza con gli arredi di un ragazzino perché quelli furono pensati per lui tanti anni prima. Arredare la stanza dei ragazzi non ha costi eccessivi basta stimolare, risvegliare la fantasia che è in loro. Ma se non è libero l’adulto, il giovane non sarà libero. L’azione educativa è fondamentale. Nella nuova casa di che colore devono essere le pareti della camera del bambino? Bianche! Che domanda. Sarà la sua vita ricca e fantasiosa a colorare quello spazio tutto suo che diventa espressione di se stesso. L’esperienza e la pedagogia di Bruno Munari viene in aiuto a tutti. Vivete queste esperienze e sarete felici. Un laboratorio famoso proposto da questo architetto è quello dell’albero. Con della carta da pacchi ritagliate delle strisce senza dire nulla di quello che state facendo e cominciate e posarle sul pavimento secondo la sequenza dell’immagine: da ogni striscia ne partono altre due e così via.
Poi lasciamo fare al bambino da solo, continuerà il suo lavoro fino a riempire il pavimento di rami tutti attaccati tra loro con lo scotch. La famiglia tutta insieme deve sollevare l’albero che, inevitabilmente, si romperà. Questo atto di distruzione è fortemente formativo. “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio imparo.” Il bambino ha capito la tecnica. Ora sarà libero di reinterpretarla, magari con i colori, sulle pareti fino al soffitto. Il genitore terrorizzato è quello che più preoccupa in questo momento: evidentemente non è libero. Non è un gioco – usciamo dalla falsa logica del giocando imparo – questo è un atto creativo. E’ un lavoro. http://www.brunomunari.it/
Da qui in poi si può andare avanti: possiamo completare l’albero utilizzando gli stencil con le foglie e gli animali che vivono sull’albero.
Ma mi chiedo: ” Invece di quelli già pronti e tutti uguali perché non realizzarli da soli? perché non creare timbri con le patate tagliate a metà’? perché non proiettare delle immagini sul muro e colorarle?” Dobbiamo guidare il ragazzo dentro la realtà per poi riemergere nell’astrazione. Osservando una foglia nei minimi dettagli si può scoprire un mondo rielaborandolo in forme e colori.
Solo così possiamo “aiutare la crescita culturale della collettività”. Prepariamo l’individuo – cominciando dal bambino – a difendersi dallo sfruttamento, a smascherare i furbi – invece di ammirarli o invidiarli – ed esprimersi con la massima libertà e creatività.
Si può continuare la tradizione ed elaborarla invece di ripeterla staticamente e serialmente.
Tutto questo per dire in 3 parole “ Educhiamoci a Crescere”. La semplificazione è segno di intelligenza. Un antico detto cinese dice: ” Quello che non si può dire in poche parole non si può dire neanche in molte.”
Ultimi giorni per usufruire della promozione di ottobre!
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L’offerta è valida fino al 31 ottobre e non è cumulabile con altre promozioni in corso.
E dopo il 31 ottobre?
Stiamo già preparando la nuova promo di novembre! Stay tuned
Tutti vorremmo poter sperimentare queste sensazioni in casa nostra, ogni giorno, e proprio nelle poltrone relax abbiamo trovato la soluzione. Parole d’ordine: comfort, economia, praticità.
La ricerca tecnologica non si limita ai meccanismi integrati, ma è applicata anche al design e alla cura dei rivestimenti. La qualità dei tessuti è garantita e controllata da designer italiani ed appositamente studiata per assicurare eleganza e praticità. Il Teflon è per esempio un trattamento che conserva l’aspetto caldo e confortante del tessuto e lo rende altamente resistente ad usura e macchie; l’ecopelle invece offre ora la resa estetica delle migliori pelli garantendo lavabilità e praticità d’uso. Questi moderni rivestimenti sono stati ideati in svariati colori attuali e divertenti, da abbinare agli arredamenti più originali, o per ravvivare ambienti classici.
Non vogliamo dimenticare l’enorme utilità della funzione di reclinazione e dell’alzapersona per i meno giovani o per le persone con difficoltà motorie.
La famiglia Sime è un esempio di praticità e stile a servizio del comfort. La poltrona classica Sime 1 e la poltrona moderna Sime 3 offrono reclinazione ed alzapersona elettrici con in più la funzione “massaggio”: otto motori inseriti nel corpo della poltrona massaggiano dolcemente specifiche zone del corpo, regalando una vera e propria esperienza multisensoriale degna di un centro benessere.
Spesso infatti quando si dice relax è facile immaginarsi immersi nelle calde atmosfere di SPA e centri termali, immersi nei profumi di olii essenziali, alla luce rarefatta di candele. Grazie alla nuova generazione di poltrone relax, espressioni come massaggio shiatsu, riequilibrio energetico e defaticamento entrano a far parte della nostra quotidianità e in quella degli anziani che vivono con noi o cui teniamo particolarmente. La poltrona con massaggio shiatsu Wellness è un esempio d’avanguardia tecnologica. Offre il massimo del lusso, con programmi di massaggio specifici, MP3, music therapy e airbags per la pressoterapia.
Il benessere non è più vissuto come un prodotto d’élite o un premio da concedersi in occasioni speciali. E’ con questa filosofia che un nostro produttore partner (azienda italiana al 100%) progetta le proprie poltrone e ne seleziona i materiali qui in Italia, per poi farle confezionare nella propria fabbrica cinese: in questo modo gli standard qualitativi sono costantemente monitorati ed al tempo stesso viene offerto un prodotto veramente alla portata di tutti.

Penso ad esempio a comò e comodini senza maniglie, essenzialmente delle forme geometriche tridimensionali che non aggiungono alcun tipo di dettaglio, se non se stesse, come in una moderna Flatlandia; ma come si aprono comò e comodini se non hanno le maniglie? Bè sistemi ce ne sono tanti: a volte basta premere sui cassetti oppure esistono delle scanalature praticamente invisibili o comunque ben mimetizzate, che non interrompono il rigore formale ed estetico di questi arredi, pur risultando pratiche e funzionali.
Certo, la maniglia è un dettaglio che può regalare pregio e originalità, ma anche la sua mancanza ricopre lo stesso ruolo e ottiene lo stesso effetto: si potrebbe dire che la maniglia è quel particolare che quando non c’è brilla proprio per la sua assenza, rendendo ancora più accattivante l’arredo o il complemento, come in questo caso.
E poi ci sono le maniglie che pur esistendo risultano comunque minimali, non togliendo nulla all’essenzialità di un comò o di un comodino in questo stile. Parlo di maniglie rigorose, per le quali la progettazione estetica ha avuto un peso fondamentale e che possono rendere un complemento comunque essenziale e ancora più elegante e affascinante, per camere da letto votate al moderno o a un certo stile metropolitano.
Penso ad esempio ai comò e comodini Sunset, provvisti di un’accattivante maniglia verticale che sembra attraversare ogni cassetto senza soluzione di continuità (ma che lascia in realtà lo spazio necessario alle aperture) e che regala a questi complementi un rigore formale davvero degno di nota, pur rimanendo un dettaglio apprezzabile anche in un contesto più easy.
Rigorosamente senza maniglie invece il gruppo letto Acca laccato, quindi lucido, addirittura riflettente, quasi monolitico, eppure così leggero visivamente grazie all’assenza delle maniglie, appunto, e ai piedini in legno massello.
Ancora più rigoroso il gruppo letto City, che tuttavia grazie a un semplice dettaglio come il piano in vetro temprato e serigrafatro, si può adattare a una camera da letto giovane.
Nei comò e comodini Antalya invece l’assenza della maniglia diventa ancora più stilosa, grazie al dettaglio della gola, che attraversa verticalmente tutta l’altezza dei complementi, caratterizzandoli fortemente e rendendo quasi l’idea di una mancanza di soluzione di continuità.
At the moment this is my favorite kitchen : it’s called IT IS , it’s modern and innovative , it proposes curved and balanced volumes and it renovates the aesthetic features of the contemporary kitchen .
And for the sink mixer I waver among these tree options : Springy the professional one, Micro the useful one with magnet and Stonehenge the sturdy one in stainless steel . Which one do you prefer ?

Dopo tanti anni finalmente abbiamo ristrutturato le nostre terrazze. Non ce la facevamo più a vedere quelle vecchie mattonelle ormai segnate dagli anni e, questa estate, per forza o per amore, abbiamo deciso di fare il grande passo. Un mese di lavori e le ampie terrazze presentano un nuovo volto. Le mattonelle da noi preferite sono state posate in modo da dividere l’ampia superficie in aree geometriche che entrano in dialogo con l’ombra dei palazzi nel corso della giornata. Bellissimi quei segni che scandiscono lo spazio. Tutte le piante sono tornate al loro posto e sembrano avere assunto una nuova dignità. Felici una mattina usciamo per fare colazione sotto gli ombrelloni e … ORRORE!…
In più punti il pavimento era bombardato da “ricordini” di una colonia di piccioni che si erano stanziati sulle grondaie dell’edificio. Non è possibile! Il “fattore piccione” non era stato contemplato nel progetto. In tanti nel condominio hanno lamentato per anni la presenza inopportuna di questi uccelli, ma a noi non avevano mai dato fastidio. Nessuno era stato in grado di farli decidere a traslocare. Basta! Chiedo a Franco, il portiere del nostro condominio che notte e giorno veglia su di noi con fare temerario. “Franco, come posso fare per liberarmi di questi piccioni?” Chiedo. Risponde: “ A- sparateje”. La risposta è secca e determinata da fare gelare il sangue e non concede repliche. Come faccio a sparare a quei poveri uccelli che nel frattempo hanno fatto pure il nido? Come fosse un segno, a Massimo cade l’occhio su un articolo che commenta la paura che il piccione ha degli uccelli rapaci. Sarà per questo motivo che il nostro vicino (quello del telefono, per intenderci) ha messo lungo la ringhiera del suo terrazzo due orrendi aquilotti? Non credo. L’avrà messi perché laziale. Allora la mente del mio PazzoGallina si è messa in moto: “Bisogna riempire il cielo di Gufi!” Ho disegnato una serie di grandi occhi di rapace che guardano con fissità. Incollati in coppie di due sui palloni gonfiati con l’Elio, a tarda sera sono stati fatti levitare fino alla sommità del tetto dell’edificio. In pochi minuti nel buio della notte numerosi occhi inquietanti scrutavano dall’alto le nostre terrazze, il tetto e i balconi.
Un improvviso battito d’ali si è sentito nel silenzio. Un fuggi fuggi generale di piccioni, schivava i PalloGufo rischiando l’impatto. Per alcuni giorni, e dopo diversi cambi di PalloGufo, i piccioni volavano secondo traiettorie rettilinee e lontane dal nemico. Si guardavano bene dal sostare sulle nostre grondaie. Sono stati giorni di festa. La gente affacciata dai balconi salutava i “Gufi” con divertimento. Una nonna ha tenuto per ore il nipotino al davanzale della finestra nell’attesa di vedere comparire i PalloGufo spinti dal vento. I bambini al mattino salutavano i palloncini e, al ritorno da scuola nel pomeriggio cercavano i PalloGufo certi che erano lì ad aspettarli. Alcune persone ci salutavano con divertita gratitudine per l’allegria. Non credo abbiano capito la finalità della nostra iniziativa, ma di sicuro ci hanno preso per persone… diciamo… originali.
I piccioni se ne sono andati. Il pavimento è pulito ed un solo PalloGufo vigila ancora sulle nostre teste. Intanto un PalloGufo si è spostato al Tufello. Un’amica l’ha piazzato sul suo terrazzo e la nipotina, vedendolo dal cortile, pensa che la nonna dia delle feste. Bambini, seguite le indicazioni per realizzare gli occhi del PalloGufo. E se siete importunati dai piccioni… chiamate i PalloGufo. per realizzare gli occhi del Pallo-gufo seguite le istruzioni
































































