accattone o vintage?

Pubblicato da admin in Una casa non a caso

vintage 2 copia

Ormai è la gran moda. In ogni rivista che si occupa di case che mi capita di consultare non manca mai l’interno “vintage”. Questa cosa mi preoccupa perché non vorrei che, passata la moda, tutti gli interni da me progettati in passato vengano associati a questa tendenza.  E’ stato da sempre presente nella mia filosofia di progettista il valore delle cose. Mai ho progettato un interno stereotipato con arredi di  design scelti per forza. L’idea del recupero è stato sempre il pivot intorno al quale si sviluppa l’intera idea progettuale. Questa tendenza attuale rischia di snaturare quanto, con spessore intellettuale, le persone che ho incontrato e con le quali ho collaborato nella definizione dello spazio delle loro case, hanno con gusto ed intelligenza costruito. Questo recupero forzato che vedo in giro mi preannuncia un momento in cui tutto questo finirà. Ed è un peccato. La consapevolezza di  ricercare un oggetto d’epoca inteso come patrimonio storico da conservare e tutelare non deve mai venire meno nelle esperienze di progettazione delle vostre case.  Il recupero di un elemento di arredo o di un pavimento non è basato sulla logica del risparmio o del riuso. Il pensiero della tutela si contraddistingue dal generico usato perché la concezione principale non è quella di recuperare e riusare un oggetto proveniente dal nostro recente passato, ma perché nel tempo questo oggetto ha acquisito – per le sue caratteristiche di essere stato testimonianza di uno stile di un’epoca passata e per aver segnato alcuni tratti di un particolare momento storico, del costume e del design influenzando le scelte estetiche della vita contemporanea- un valore autentico. L’idea generale che si deve tenere presente nel contestualizzare un oggetto, un arredo, un pavimento, una porta o una finestra è quella di attualizzarli nei nuovi interni alienandoli dall’idea del recupero. La casa racconta di noi. E’ molto triste vedere le case di quei giovani sposi tutte nuove, senza niente che racconti la loro storia. Come se la vita cominciasse da quel momento. E’ ancora vivo nei miei ricordi quando negli anni ’70 le persone dismettevano gli arredi di famiglia per sostituirli con i mobili più moderni e funzionali, svecchiando i loro interni ma rendendoli privi di anima. Mio cognato prendeva sempre in giro Massimo definendolo “accattone”  perchè aveva la fissazione di recuperare quanto gli altri superficialmente buttavano. La cosa più simpatica fu quando, seguendo una ristrutturazione, i proprietari volevano eliminare i sanitari originali dei primi anni ’70 che erano praticamente nuovi perché la casa fu vissuta pochissimo. Non c’è stato verso di farglieli recuperare. Per più di dieci anni sono stati depositati nella cantina di Massimo per riemergere quando abbiamo ristrutturato la nostra casa.

La rubinetteria “Zazzeri” fu scelta non per gusto personale, ma perché con la sua linea poteva reinterpretare la forma dei sanitari della ditta “Pozzi” in un ambiente degli anni ’90. La cosa che fece impazzire l’idraulico – e che non voleva assolutamente capire – è che le cannule che portano l’acqua ai rubinetti dovevano uscire dal pavimento e – non dalla parete come è di uso – per salire fino alla rubinetteria e continuare nel design dei rubinetti. Ancora oggi gli amici apprezzano questi sanitari che, così reinterpretati, restano fuori da ogni moda. La cornice dello specchio di fine ‘800 della mia bisnonna è stata tagliata per proporzionarla alla parete arricchendo il mio bagno, semplice nella sua sobrietà. La scelta delle mattonelle ardesia è stata obbligata dal colore dei sanitari che , al tempo veniva definito “champagne”. Sfogliando le riviste si ha l’impressione di vedere un ricettacolo di cose, a volte di dubbio gusto, che sono tanto carine da vedere ma così difficili da sostenere nella vita per lungo tempo. Oggi nella mia  cantina zeppa di cose conservo smontati due enormi lampadari di mia nonna; di quelli sfarzosi in ottone pieni di gocce di cristallo pendenti, che solo all’idea di pulirli vengono i brividi. Sono certa che un domani ritroveranno il giusto allestimento. Qualcuno li pulirà.

 

 

 

 

 

 

 


 
 

 
 

 
 
 

 
Torna su