Forme dialettali

Pubblicato da admin in Una casa non a caso

ATRANI  copia 10

Stiamo riordinando i nostri appunti e i nostri lavori prima di partire per le ferie.

Tra tante carte ritroviamo dei vecchi appunti scritti ad Atrani quando, qualche anno fa, siamo andati in vacanza nella Penisola sorrentina.

Il bianco candore della calce si impregna di riflessi freddi e azzurrini magnificamente intonati con la luminosità dell’atmosfera. Rifrazioni  marine sembrano inondare le piccole strade”.

Azz…!  che desiderio di vacanze!

Rileggo queste poche righe e mi ritornano alla mente i tanti pensieri che sono scaturiti dal post “Caro Boris”. Architetture spontanee!

Che bello sarebbe creare un itinerario Italico alla scoperta di tutti quei dialetti architettonici che caratterizzano l’arte dell’abitare del nostro Paese.

Spesso ci è capitato di osservare le nuove tipologie edilizie che imitano, nelle forme, le architetture spontanee ma con  risultati penosi. E’ come se certe idee, certe intuizioni semplici e rispondenti a precise esigenze non potessero essere replicate per restare uniche.

Con Bruno Zevi possiamo affermare che almeno in teoria il Partenone si può copiare; una casetta medievale o un manufatto rurale no, a meno di cadere in parodie folcloristiche.

Ed è vero: pensiamo allo squallore che riempie i nostri animi di fronte alle progettazioni ex-novo di Porto Rotondo o Porto Cervo in Costa Smeralda.

L’arte dell’abitare in Italia ha dato all’ architettura specifici caratteri, unici.

Dal Sud al Nord si potrebbe uscire in ricognizione.

Pensiamo alle case del Sud nelle quali manca una vera facciata perché gli spazi si aprono all’interno su un atrio o un cortile. La vita si svolge all’aperto tra volumi plasmati in modo da creare spazi semi aperti per potersi difendere dal caldo Sole in estate e dal freddo vento in inverno. La terrazza e il pergolato hanno la meglio sul focolare; questo spazio è raccolto ma non chiuso e diventa un punto di incontro tra l’edificio e il paesaggio.

I vicoli non sono luoghi di transito ma sono un’estensione funzionale della casa: scalette, recessi, pianerottoli sono aree di relazione dove ci si istalla con tavolini e sedie e si trascorrono ore in piacevoli conversazioni o in lavori manuali. La gente lava le aree prospicienti le loro case con secchiate d’acqua e ramazze, quasi questo spazio fosse privato, contribuendo a tenere pulite le aree pubbliche.

Ad Atrani una massa di volumi asimmetrici catturano e potenziano la luminosità dell’atmosfera. Sembra di essere ingoiati in una Metamorfosi di Escher.

Piccoli segni di ricchezza decorativa esplodono tra i volumi elementari e tra le superfici semplici e nude. La bellezza delle forme è data dalla loro deformazione, dalla completa assenza del filo a piombo e della riga. Un apparente disordine esalta il carattere irripetibile di una casetta che si incastra perfettamente nel complesso insieme. Archi non necessariamente tondi, angoli obliqui, muri panciuti…una precisa deformazione. Gli spigoli smussati e irregolari si legano perfettamente con le grandi superfici murarie. Più che costruiti sembrano intagliati.

Lo spazio esterno è il luogo dove si ama vivere, lo spazio privilegiato. Quindi dov’è che inizia la casa?

La cultura Neoplastica di Mondrian non considera la casa come luogo separato, isolato, ma come parte del tutto, un elemento costitutivo della città. Mondrian sosteneva:”Occorre coraggio e forza per osare di vivere in un’epoca disarmonica. Per paura della disarmonia oggi non si avanza, anzi ci si adatta al passato. Non bisogna adattarsi ma creare”. Forse Mondrian non aveva mai visto Atrani o… non era mai stato a Matera.

Le case dei Sassi sono disposte con aggregazioni successive che si sovrappongono tra loro genialmente creando una struttura urbanistica unica: le strade sono i tetti delle case sottostanti e tutto si relaziona fino a creare una particolare condizione di vicinato. Nelle strade si svolge buona parte della vita domestica e le regole non  scritte stabiliscono le relazioni sociali.

La vitalità di queste architetture spontanee consiste proprio nel loro non essere finite; qualcosa può essere ancora aggiunto e qualcos’altro può essere ancora tolto contraddicendo quanto affermato da Leon Battista Alberti secondo il quale: ” L’essenza della bellezza è l’armonia e la concordia di tutte le parti, realizzate in tal modo che nulla può essere aggiunto o tolto o cambiato, eccetto che per il peggio”.

 

 

 


 
 

 
 

 
 
 

 
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