HORTUS CONCLUSUS

Pubblicato da admin in Una casa non a caso

Anonimo,Madonne e Santi nel giardinetto del paradiso

Quando una cosa che si fa diventa moda è tempo di preoccuparsi molto: una volta passata la moda tutto crolla e quella cosa diventa vecchia.

Questa è la dimensione della nostra società consumistica che brucia tutto in fretta senza rispetto delle idee e dei valori.

Quando anni fa volevamo comprare una casetta, la condizione fondamentale era che avesse delle grandi terrazze. Enormi. Non interessava la superficie coperta ma quella scoperta doveva essere vivibile. Come tante cose della mia vita sono stato esaudito: 130 mq di terrazze con tutte le caratteristiche delle quali avevo bisogno e che per tutti sembravano una follia. Volevo un mio Hortus Coclusus. Cosa ci avrei dovuto fare? Niente! ma è bello avere qualcosa da coltivare. Non riuscivo a fare comprendere quanto sia liberatorio lavorare all’aperto con qualcosa di vivo: le piante. Prendersi cura di organismi viventi ci responsabilizza, fa fare movimento. Svasare, tagliare, recidere, concimare, travasare, pulire, sbagliare aiuta a distrarsi e a riflettere contemporaneamente sulle cose della vita. Come fare comprendere quanto è bello sapere aspettare e gioire di tutti i piccoli cambiamenti che si vedono giorno per giorno grazie alle nostre mani? Il passare delle stagioni rafforza il nostro senso del tempo; localizzare e spostare le piante rafforza il senso dello spazio.

Niente da fare! Tutti vedevano in questo un lavoro, un impegno; chi ti annaffierà le piante? Io. E l’estate? Mio padre. E se lui non può? Verrà qualcun altro.

Non ritengo ancora opportuno l’impianto di irrigazione automatica. E poi lo scorso inverno la neve ha fatto i suoi danni: si ricomincia. E’ un divenire negli anni. Il limone soddisfa il nostro fabbisogno e non ci mancano mai rosmarino, salvia, menta che specialmente la sera diffondono nell’aria il loro profumo insieme con i fiori dei rincospermi e con quelli delle belle di notte.

Quest’anno coltiviamo il nostro aglio; una specie che ci siamo portati dalla Francia con spicchi grandi e di sapore amabile. Per anni abbiamo sopportato con pazienza critiche da persone che vedevano in questo nostro impegno tempo perso, un pensiero inutile. Ma poi, come per incanto, coltivare l’orto in terrazza è diventata una tendenza salutare. Un’ondata emotiva sta travolgendo sempre più persone: quattro italiani su dieci si dedicano al giardinaggio per passione e tra le piante preferite si fanno strada le verdure dell’orto. In rete impazza la voglia di comunicare: ci spiegano che per coltivare ci vuole la terra, che i vasi migliori sono quelli di coccio, che bisogna concimare e soprattutto bisogna annaffiare. Alla radio ho sentito la Coldiretti che, con il boom degli orti in città, ha fondato una campagna amica di “Personal Trainer della zappa” che offre assistenza a domicilio al numero crescente di italiani sempre più affascinati dalla possibilità di coltivare l’orto per garantirsi cibi genuini a contatto con la natura direttamente a casa propria. Ho sentito di  qualcuno, molto soddisfatto,  che con le sue fragole è riuscito a preparare un eccellente dessert estivo e ne è rimasto talmente entusiasta tanto da raccontarlo ancora a distanza di mesi. Quando Michelle Obama quattro anni fa allestiva  nella Casa Bianca l’orto presidenziale ho subito apprezzato l’iniziativa educativa ma il pericolo della “moda” era in agguato.

L’iniziativa della First Lady americana era carica di un forte significato politico incoraggiando le famiglie americane, soprattutto i più giovani, a mangiare in maniera sana, sensibilizzando così la popolazione su tematiche come l’obesità e il diabete ormai divenute emergenze nazionali.

La popolazione americana andava  spronata  a ridurre la dipendenza dai grandi produttori alimentari che utilizzano enormi quantità di pesticidi e consumano ingenti volumi di carburante per trasportare i prodotti in ogni angolo dell’America. Con l’orto in casa, le famiglie americane potranno avere frutta e verdura a portata di mano risparmiando così petrolio e riducendo l’inquinamento.

In Italia chi posside un balcone con gerani e rose oggi lo riempie di pomodori, zucchine e peperoni anche se il risultato non è sempre assicurato. Rischiamo di essere tanti Fornero che, con la figlia, coltiva un orto che non dà frutti. Un fallimento! Ma secondo lei “l’importante è prendere la zappa”.

Siamo seri.

Guardando i terreni incolti intorno alle nostre città viene da chiedersi il perché nessuno li coltivi. Il programma di inchiesta Report ci ha fornito delle sane risposte. A Roma, a due passi dal GRA, c’è il quartiere di Spinaceto figlio della speculazione edilizia degli anni ’70. Speculazione che ha avuto un arresto da quando è arrivata una cooperativa agricola che ha fatto scuola. Negli anni ’70 tutte le terre incolte dovevano essere edificate. Decima di Malafede è diventata invece una delle più importanti riserve naturali di Roma e dalla occupazione delle terre è nata una cooperativa agricola che dà lavoro. Su richiesta degli abitanti dei quartieri confinanti è stata piantata l’insalata, i pomodori, i peperoni…vengono prodotte le uova, la carne e i formaggi.

A Roma di aree agricole ce ne sono tante perché il Comune ha patteggiato con i proprietari la possibilità di costruire da un’altra parte purché questi terreni fossero destinati all’uso agricolo.

Morale: 700 ettari  incolti e abbandonati.  Forse i proprietari vivono nella speranza che tornino ad essere edificabili.

Queste aree agricole sono un elemento strategico: si deve mettere l’agricoltura al centro delle città; tutti gli abitanti potrebbero avere prodotti agricoli freschi a 500 metri. La Coldiretti afferma che dopo più di dieci anni i giovani agricoltori sono in aumento ed è l’unico settore controtendenza che fa vedere l’aumento del PIL.

Terrazze dei palazzi adibiti ad orti e allevamenti di galline riporta tanto agli orti e ai pollai di guerra quando, in nome di un’autosufficienza, qualunque aiuola di Roma era coltivata e sui tetti dei palazzi si allevavano galline.

Siamo in crisi, d’accordo,  ma un altro modo di vivere è possibile. Sosteniamo le cooperative agricole che intendono utilizzare  tutte le aree incolte intorno alle nostre città. E facciamo che la moda degli orti diventi un “Classico”.

 

 

 

 


 
 

 
 

 
 
 

 
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