PRITZKE PRIZE

Pubblicato da admin in Design, News, Una casa non a caso

Toyo Ito

Premi, riconoscimenti, onorificenze.

Per gli architetti il più prestigioso è il Pritzker Prize.

grattacieliVivere in una città circondato da opere dei grandi maestri dell’architettura; avere la consapevolezza di essere circondato dai grattacieli progettati da Mies Van der Rohe, Louis Sullivan e F.L.Wright.  Si cresce in una realtà fatta di bella architettura, si decide che lavorare o vivere in un edificio dove arte e architettura si incontrano ha una ripercussione significativa sullo stato d’animo dei dipendenti e degli ospiti che ne fruiscono.

I coniugi Pritzker con questa consapevolezza si sono fatti promotori di un premio significativo in denaro, sicuri di incoraggiare in questo modo i professionisti a realizzare edifici pubblici di qualità architettonica superiore se opportunamente stimolati. Il premio divenuto molto prestigioso prevede anche una citazione formale certificata ed una medaglia di bronzo con iscritti i principi fondamentali di Vitruvio: firmitas, utilitas, venustas.

Tra i più noti premiati ricordo: F.O.Ghery (1989), Renzo Piano (1998) e Zaha Hadid (2004).

Questi nomi sono legati ad edifici che identificano e strutturano le aree di tessuto urbano in cui si inseriscono, identificano i luoghi delle città che li ospitano.

premio PritzkerIl nome che quest’anno viene associato al premio Pitzker è quello dell’architetto Toyo Ito la cui ricerca corre in una direzione completamente opposta. Partendo dal concetto di spazio che si può tradurre dal giapponese con la parola “vacuità” gli elementi strutturali, come le parole, si ritrovano a fluttuare come lo scorrere dell’acqua; si fa largo il pensiero di un’architettura liquida. Lo scorrimento dei flussi di informatica diviene il principio che plasma la materia e produce dei risultati spaziali fluidi. Per Toyo Ito Toyo Itodiviene imprescindibile creare degli edifici che siano perfettamente integrati nel paesaggio. In che modo? Nascondendone il volume, utilizzando materiali come il vetro, e dandogli un vestito virtuale connesso tramite una rete elettronica al mondo reale. In questo modo si crea una pelle sottile che elimina completamente l’idea dei muri pesanti.

Gli edifici si devono adattare alla realtà effimera e in movimento – tipica del contesto urbano giapponese dove tutto cambia velocemente – dando l’impressione di essere una cosa temporanea e provvisoria, aiutati dai giochi di finzione creati dal vestito mediale.

Realtà effimera…impressione di cosa temporanea…provvisorietà…

L’architetto è colui che sa leggere e interpretare il suo tempo.

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