Archive for luglio, 2013






 
 
 

Mobili in vero legno: come sono fatti?

Pubblicato da blog ospite in Design, Napol Arredamenti, Video

Se avete navigato il nostro sito e letto il nostro blog vi sarete sicuramente imbattuti decine di volte nelle parole “mobili in vero legno“. Più che parole, una vera e propria filosofia produttiva che ci sta molto a cuore.
Avevamo già parlato di cosa significa mobili in legno qui. In questo articolo avevamo visto le essenze utilizzate per i nostri mobili ed alcune delle principali tecniche sviluppate dai nostri artigiani per creare le tipiche curvature che contraddistinguono da sempre gli arredi firmati Napol.
Dietro tutte le tecniche, le lavorazioni, le scelte costruttive, il design, la scelta dei materiali di cui tanto ci piace parlare c’è una talentuosa squadra al lavoro e noi vogliamo presentarvela. Per farlo abbiamo girato un video all’interno del nostro “quartier generale”. Un breve filmato con cui vogliamo mostrare come i nostri mobili moderni in vero legno nascano dall’incontro fra tradizione e tecnologia, ed è proprio per questo che in principio mostriamo lo splendido territorio in cui ci troviamo. Si passa così da immagini intrise di storia e cultura agli uffici e al centro produttivo di Napol: non lasciatevi ingannare dai toni freddi e dall’architettura contemporanea della nostra sede, dietro quelle mura si celano persone piene di passione!

I nostri mobili nascono da un sodalizio unico che vede la collaborazione di designer professionisti e artigiani specializzati per la creazione di arredi che coniugano tecnologia e “fatto a mano”.
Da oltre 40 anni Napol si dedica alla creazione di mobili in legno moderni che sono il frutto dell’evoluzione di un’impresa famigliare in una falegnameria di alto livello, fucina produttiva contemporanea che non perde mai di vista i valori del Made in Italy.
Negli ultimi anni abbiamo potenziato il sistema logistica con un magazzino automatico di 900 metri quadrati sviluppati su 5 piani verticali. In questo modo il prelievo dei materiali avviene in modo automatico e i nostri operatori possono lavorare così in tutta sicurezza. All’interno del polo produttivo abbiamo inoltre una fabbrica-nella-fabbrica: la nostra mini-segheria è formata da tanto falegnami che si occupano di creare tutti i pannelli dritti e curvi che formano i nostri mobili, dalla sezionatura alla foratura.
La falegnameria è un’arte tutta italiana che vogliamo salvaguardare anche per renderci, almeno un po’, portavoce di tutti i preziosi dettagli che essa rende possibile creare.

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10 testiere per 10 letti matrimoniali…posson bastare?

Pubblicato da blog ospite in ArredaClick, Stili

Inutile dire che per questo tipo di arredo c’è solo l’imbarazzo della scelta: sto parlando dei letti matrimoniali. La camera da letto è una delle stanze più private della casa in cui possiamo sentirci totalmente liberi di esprimere la nostra personalità attraverso mobili e complementi originali, osando con colori, forme e materiali.
Armadio, comodini e comò solitamente vanno abbinati per colore e modello, ma con il letto possiamo sbizzarrirci. Se volessimo tracciare una piccola storia dei letti matrimoniali partiremmo dai più tradizionali letti in ferro battuto e in legno, che con il tempo sono stati affiancati da letti imbottiti. Se pensiamo alla reggia di Versailles ci immaginiamo letti con enormi testiere riccamente lavorate e con imbottitura capitonné.
Infatti quello che davvero distingue e traccia gli stili dei letti matrimoniali è proprio la testiera. Mentre giroletto e piedini sono elementi strutturali che vanno quasi a scomparire una volta vestito il letto, la testiera è sempre ben visibile e può darci un indizio di quelli che sono i gusti del suo proprietario. Imbottiti, in legno, laccati o in ferro battuto: per ognuno di questi modelli si apre un ampio ventaglio di personalizzazioni per quanto riguarda forme, materiali e colori della testiera. È davvero impossibile riunire qui tutti i modelli realizzabili, quindi ho scelto 10 letti matrimoniali con 10 testiere differenti.

1. Testiera con cuscini. Il letto matrimoniale Oscar Plus è un’ottima soluzione per chi vuole un supporto morbido e confortevole. Ideale per chi ama…leggere a letto.
2. Testiera imbottita. Bruxelles: per chi quando pensa ai letti matrimoniali non può fare a meno di immaginarsi una nuvola accogliente tutta-curve. Questo letto ha una testiera dallo spessore davvero importante completamente imbottita, come il giroletto.3. Testiera con fiocchetti. William è un classico. I letti matrimoniali con cuscini di testiera decorati con fiocchetti arredano da anni le camere da letto di moltissimi italiani. Letti come questo sono ideali per stanze da letto dallo stile sempre giovane e moderno.4. Testiera capitonné. Il capitonné è una lavorazione che coinvolge imbottitura e tessuto di rivestimento. La caratteristica principale e universalmente riconosciuta è la presenza di cuscinetti a forma di rombo o quadrato, ai cui vertici possono essere inseriti bottoni o altri elementi decorativi. Violet sceglie uno stile essenziale rivisitando lo stile attraverso una testiera capitonné-minimalista. Nessun bottone in vista e look stropicciato contemporaneo.5. Testiera intrecciata. Lidò è uno di quei letti in cui l’eleganza si veste di semplicità, puntando su linee pulite e lavorazioni preziose. La testiera in pelle o ecopelle è composta da lunghe fasce intrecciate.6. Testiera Decorata. Mauritius di Milano Bedding è un letto matrimoniale che si contraddistingue per il delicato motivo floreale della testiera. Per camere da letto dall’atmosfera ricercata e romantica.7. Testiera Boiserie. Questo tipo di testiera permette di creare letti matrimoniali multifunzionali. La boiserie del letto Floyd è una vera e propria parete retro-letto attrezzabile a piacere con comodini, illuminazione integrata e ripiani. Per camere da letto moderne e tipi high tech.8. Testiera in legno. Il legno non tradisce mai. Materiale versatile e caldo, si può declinare in numerosi stili. Dall’eleganza del legno scuro come il rovere moro o il teak, fino all’informalità dell’olmo chiaro o del frassino. Kumi è un letto in noce modellato su forme semplici in grado di arredare con gusto ambienti moderni ed informali.9. Testiera Rotonda. Importante testiera dalla silhouette rotonda per Bjorn. I numerosi colori disponibili consentono di trasformare lo stile di questo letto secondo i vostri gusti. I materiali spaziano dal tessuto all’ecopelle fino alla pelle effetto coccodrillo per una stanza da letto jungle style!10. Testiera Gioiello. Il letto matrimoniale Dubai, lo dice il nome, porta con sé un’eleganza ricercata a tratti kitsch. Non è solo la testiera ad attirare l’attenzione, ma anche le tende a frange che completano la struttura a baldacchino. La testiera alta, anzi altissima, forma una vera e propria parete su cui sono incastonati cristalli Swarovsky.Credetemi questi 10 letti matrimoniali sono solo un esempio di ciò che è possibile scegliere per la propria camera da letto! Letti matrimoniali in legno, imbottiti, laccati, in ferro battuto o metallo: la scelta è vastissima, ma quello che conta davvero è scegliere con la testa…la testiera che più fa al caso vostro.
Tenete presente le dimensioni della camera da letto e lo spazio che avete a disposizione, perché innamorarsi di un letto a baldacchino è facile, ma è anche un modello che richiede una stanza di notevoli dimensioni. Avete poco spazio? optate per testiere sottili, magari attrezzate, o per letti matrimoniali con box contenitore.
Ci sono letti con testiera contenitore, letti senza testiera, letti con tavolino e letti matrimoniali rotondi…lo ammetto, 10 non posson bastare.

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Chi ha ucciso il divano letto? Erano in tanti: uno di loro si chiama Nemo.

Pubblicato da blog ospite in Design

Divano Moderno Letto Nemo Berto

La notizia è di ieri ma ha già fatto il giro della rete: il divano letto è morto. Ammazzato.

Per la prima volta nella storia del crimine, però, l’uccisore non è colpevole, ma meritevole… gli va infatti riconosciuto di aver agito a fin di bene, anzi: a fin di comfort!

Questo preambolo per dirvi che è definitivamente morto e sepolto il divano letto rigido, bruttino e “di servizio”.

Prendono il suo posto i divani letto a doppia funzionalità della nuova collezione Berto: veri divani e veri letti, in tutto e per tutto.

Oggi vi presentiamo Nemo.

Lo faremo partendo dai particolari, che reggono qualsiasi confronto con qualsiasi divano… letto o non letto!

– Cuciture pizzicate e a due aghi

– Seduta profonda

– Schienale imbottito in piuma

– Facilità assoluta di trasformazione, grazie al sistema di apertura frontale e alle cerniere che fissano i cucini allo schienale

– Possibilità di personalizzazione su misura, nei dettagli, nel comfort delle imbottiture e – parzialmente – anche nelle dimensioni

Cos’altro possiamo dirivi, se non di accomodarvi su un Nemo – presso i nostri showroom di Meda (Milano) e Roma – per convincervi voi stessi delle… prove evidenti?!

Nemo Berto Salotti Divano Letto

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La doccia in giardino!

Pubblicato da blog ospite in Dettagli Home Decor, Idee

dettagli home decor
Tra gli alberi, in un
patio, la doccia open air è la soluzione ideale per rinfrescarsi nelle ore più calde
della giornata, mentre si prende il sole.

Lasciatevi ispirare
dalle 8 soluzioni che abbiamo scelto per voi!

dettagli home decor
dettagli home decor
dettagli home decor
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dettagli home decor
dettagli home decor
dettagli home decor
dettagli home decor
immagini via Pinterest
dettagli

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Un software illuminotecnico tagliato su misura

Pubblicato da blog ospite in Design, Luxemozione

Link all’articolo originale: Un software illuminotecnico tagliato su misura
articolo scritto da:

Questo articolo è diretto principalmente a voi, amici lighting designer, o progettisti in genere, che utilizzate i software di simulazione illuminotecnica quale strumenti di verifica a supporto della progettazione.

L’argomento di oggi  riguarda appunto i “software CAD illuminotecnici  e di come  questi potrebbero essere migliorati con  funzioni aggiuntive o altre modifiche a caratteristiche esistenti, dettate dal basso dei Lighting Designer (o altri utilizzatori),  maturate dall’esperienza di utilizzo degli stessi.

I software di simulazione illuminotecnica  sono mezzi di grande ausilio soprattutto per chi svolge la professione di lighting designer, il loro utilizzo rappresenta solo una fase dell’intero progetto: ovvero quella di verifica delle prestazioni illuminotecniche da raggiungere.

Oltre a ciò, grazie alla funzione di creazione di immagini 3D renderizzate, sono di aiuto nella fase di comunicazione e presentazione del progetto.

L’intento di tale articolo è quello di creare un dibattito sull’appena presentato argomento e sulla seguente idea per una funzione aggiuntiva.

Immaginate di dover progettare un impianto di illuminazione per un ambito in cui ci sono delle task area specifiche in cui occorre tenere sott’occhio il livello di illuminamento medio e l’uniformità di illuminamento in base a quanto prescritto dalle normative di riferimento.

Avete ben presente, in seguito ad un sopralluogo ed ad uno studio dell’ambiente, un concept di impianto e avete già abbozzato un progetto preliminare; ovvero avete già ben chiaro: con quali tecnologie di sorgente luminosa volete lavorare, con quali tipologie di apparecchi e più o meno indicativamente quanti, di che potenza, come e dove installarli.

Quindi siete pronti per passare al lavoro di verifica su software  illuminotecnico. Prima di inserire gli apparecchi, avete ricostruito l’ambiente e definito le superfici i cui risultati illuminotecnici devono essere in linea con le normative di riferimento.

Sapete tutti che l’illuminamento medio su una superficie è frutto della quantità del flusso luminoso incidente sulla stessa.

Ora la mia domanda è la seguente:

Partendo dal risultato di illuminamento medio su una superficie di vostro interesse per il progetto in questione, pensate possa essere interessante ed utile ad una progettazione più consapevole e controllata, conoscere in che percentuale ogni apparecchio concorre alla realizzazione di un determinato livello di illuminamento medio e di uniformità di illuminamento su una certa superficie?

Magari sia in maniera diretta che indiretta in seguito a delle riflessioni su altre superfici (come pareti ad esempio).

Oggi, con i software illuminotecnici, è possibile attuare un’analisi del genere, ma dovrei creare una scena di luce per ogni apparecchio presente nell’ambiente, per ogni scena di luce tenere acceso un apparecchio e spenti tutti gli altri e lanciare il calcolo per ogni scena di luce. Infine dovrei analizzare i risultati separatamente per ogni scena definita.

Ciò rende questo processo di analisi macchinoso, lento e con una scomoda modalità di confronto dei dati tra le varie scene che si traduce in una difficoltosa capacità di sintesi su quanto appena indagato.

E’ per questo, almeno credo, quello sopra, sia un percorso poco battuto dai progettisti illuminotecnici.

Da qui l’esigenza di uno strumento che consenta di effettuare tale verifica in maniera più fluida, veloce e con una capacità di sintesi superiore.

Ciò potrebbe essere utile per una serie di motivi, quali ad esempio:

  • una più accurata scelta dell’angolo di apertura del fascio degli apparecchi
  • una più accurata scelta dei puntamenti dei vari apparecchi?
  • potrebbe essere utile per ottimizzare il numero degli apparecchi da installare
  • modulare con precisione la potenza di ogni apparecchio impiegato
  • evitare di sprecare flusso luminoso dove non serve
  • arrivare al setup di impianto definitivo in maniera più rapida
  • capire se sono state sfruttate tutte le potenzialità di un apparecchio d’illuminazione

Personalmente non consoco nel dettaglio tutti i CAD illuminotecnica presenti sul mercato, quindi smentitemi in caso già esistesse uno strumento del genere.

In caso non esistesse, potrebbe aiutare? Cosa ne dite?  Avete mai pensato a nuove funzioni che vi piacerebbe fossero inserite nei software  illuminotecnici?

Questo è solo uno spunto su un’idea che mi è venuta personalmente. Generalmente la bontà di qualsiasi software va pesata in base a molteplici aspetti (come l’usabilità, la funzionalità, l’interfaccia, l’intuitività ecc.), quindi ben vengano vostre idee (dato che voi siete i maggiori fruitori) su come potrebbero essere arricchiti e/o migliorati i software CAD illuminotecnici.

Chissà che si riesca a diffondere un’idea dal basso fino a definirla più nello specifico ed a farla arrivare alle orecchie dei produttori di software.

E chissà se quest’ultimi sarebbero aperti ad una valutazione ed a mettere in campo, in caso fosse ritenuta valida, tale idea.

Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all’articolo originale.
Link al post originale:Un software illuminotecnico tagliato su misura
Copyright © Giacomo Rossi.

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Il divano letto è morto. Berto Salotti l’ha ammazzato.

Pubblicato da blog ospite in Blogger Ospiti

Chiudete gli occhi e immaginate com’è fatto un divano letto: schienale rigido, seduta corta, non particolarmente comodo, utile all’occorrenza come letto in più.

Aprite gli occhi e dimenticate tutto questo!

Siamo davvero felici di presentarvi i nostri nuovi divani a “doppia funzionalità” , freschi freschi di produzione.

Abbiamo superato i vincoli che ogni divano letto impone per natura, causati da meccaniche ingombranti e rigide. Abbiamo lavorato su un design esclusivo e su un comfort totale, sia per il giorno che per la notte. Abbiamo voluto crearli per essere pratici e sempre perfetti. Abbiamo voluto inventarli come piacciono a voi, perché sono personalizzabili.

Quali sono dunque questi modelli nati sotto il sole di luglio 2013?

Il divano letto Robinson, proposto in pelle e dai 3 cuscini di schienale inconfondibili.

Divano letto in pelle Robinson

Il divano letto Passepartout, giovane e frizzante, nato per permettervi di giocare con accostamenti di colore e tessuti.

Divano letto Passepartout

Il divano letto Nemo. Guardandolo così, vi sembra davvero un divano letto?

Divano letto in pelle Nemo

Il divano letto Gulliver, praticissimo in tessuto completamente sfoderabile.

Divano letto in tessuto Gulliver

Cosa ne dite, belli vero?

Sono già disponibili sul nostro sito e negli showroom Berto di Meda e Roma.

Nei prossimi giorni ve li presenteremo uno per uno :-)

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ALCATRAZ

Pubblicato da blog ospite in Una casa non a caso

murales copia

Leggevamo di un piccolo villaggio tibetano che da più di mille anni tenacemente resta ancorato al proprio modello di esistenza. Situato nell’arido altopiano del Tibet l’acqua delle rare precipitazioni viene raccolta in canali di irrigazione per garantire il fabbisogno della collettività. Gli abitanti superano i freddi inverni vestendosi con abiti tessuti filando la lana dei loro allevamenti di pecore. I tetti delle case che sono realizzati in pietra e canniccio, vengono rifatti ogni 10 anni ed il legno viene fornito dai salici che crescono lungo i canali di irrigazione. Ogni salice, quando muore, viene sostituito da una nuova pianta. Da questa lezione di sostenibilità Jonathan Rose, tra i primi pianificatori verdi degli Stati Uniti, ha dato vita ad un movimento dicendo che “la vera sostenibilità si ha quando un villaggio riesce a sopravvivere nel suo eco-sistema per mille anni”. Questo villaggio del Tibet dipende da tre forze fondamentali: la luce del sole, l’acqua piovana e la saggezza nell’utilizzare bene le risorse della natura.

Noi figli del XX secolo abbiamo perso il contatto con quella sensibilità che ci garantisce la sopravvivenza. Il nostro quotidiano va avanti meccanicamente con una modalità disconnessa dall’impatto negativo che ha sul mondo in cui viviamo.

Oggi ci salutiamo per le vacanze  e in molti già si saranno dati da fare alla ricerca di un luogo speciale, unico, lontano dalle logiche dei villaggi turistici e delle crociere di massa; magari brevi soggiorni ma veramente capaci di offrire a tutti l’opportunità di creare delle autentiche  relazioni con i luoghi e tra le persone.

panorama copiaNoi vogliamo parlarvi di un luogo che ci ha fatto conoscere nostra cugina e dove ogni anno lei trascorre una vacanza rigeneratrice: Alcatraz.

L’eco villaggio solare di Alcatraz sorge tra le colline umbre ed è un insediamento innovativo nel campo  della bio-tecnologia,  è energeticamente indipendente ed eco-sostenibile con bassissimo impatto ambientale.

L’Unione Europea sponsorizza questo progetto e lo ha inserito tra gli eventi della Settimana Europea dell’Energia Sostenibile. In tutto questo non c’è nessuna dietrologia ideologica ma solo la volontà di promuovere un’idea per vivere in un contesto nel quale vengono posti al centro l’uomo e la natura con un basso impatto sul territorio e impostando un’organizzazione sociale diversa da quella che conosciamo e che comprende spazi propri e spazi in condivisione. Non è una “comune” come quelle che si idealizzavano negli anni ’70 ma la finalità è quella di “dare delle opportunità in cui ognuno si muove come desidera in base alle proprie esigenze”.

L’architetto Sergio Los, partecipe al progetto, sottolinea il valore del capitale sociale che definisce come”una caratterizzazione misurata della quantità di relazioni interpersonali all’interno di una società, la loro capacità di comunicare e quindi di essere responsabili”.

Dal modello di società che opera nel mondo capitalista con una visione individualista si dovrebbe passare ad una società con un capitale sociale che opera nel mondo in maniera condivisa. E’ l’architettura che, mettendo in relazione gli edifici, relaziona tra loro gli individui creando capitale sociale un po’ come accadeva  nella Civitas edificio copiaRomana in cui lo scopo era quello di promuovere l’amicizia tra le persone che la vivevano. Ecco la civiltà!

Aggiunge Los ”la modernità invece ha disconnesso le persone e distrutto il capitale sociale”.

Ad Alcatraz ci si può vivere ma anche trascorrere solo alcuni giorni di vacanza.

Si presenta come la valida alternativa alle mode che impongono di riempire per forza un tempo che per sua natura di “vacanza”, richiama ad un tempo vuoto; un “Tempo altro” da qualcosa di organizzato e finalizzato al divertimento preconfezionato. Chi ama soggiornare ad Alcatraz è  disposto a sapersi rilassare, avere il gusto di mangiare sano, non avere il bisogno della televisione e della Coca-Cola, sapersi relazionare con gli altri e saper stare anche da soli. Non esiste un’animazione che organizza ed accompagna i tempi della vacanza.
torta1 copiaA parte le iniziative in programma, tutto quello che accade in più nasce spontaneamente dall’allegria di chi ha voglia di giocare e scherzare con gli altri. Per cui anche l’animazione è qualcosa di partecipato. Insomma: tutto è come naturalmente deve essere.Tutto questo è molto interessante proprio perché per raggiungere una scopo generale non è necessario che qualcuno guidi gli sforzi di un intero gruppo, non c’è bisogno di una direzione centralizzata ma è necessario prendere consapevolezza dei propri impatti con gli altri e con l’ambiente, favorire e promuovere miglioramenti e, cosa più importante, condividere ciò che si è appreso. E’ questo che porta al nostro miglioramento: essere consapevoli delle reali conseguenze di ciò che facciamo ed essere determinati a cambiare per il meglio condividendo le nostre acquisizioni cosicché anche gli altri possano fare lo stesso.

Il paese è piccolo e la gente mormora: intorno ad Alcatraz abbiamo visto costruire una leggenda. Un luogo così distante da quanto imposto dalle convenzioni sociali viene avvolto da un’aurea misteriosa: luogo di scambio di coppie dove si balla nudi lanciandosi secchiate di vernice colorata. Riti esoterici finalizzai ad  irretire e plagiare gli iniziati, per essere accolti nella setta.

Rimarrete delusi… niente di tutto questo ma solo tanto Yoga demenziale che fa tanto tanto bene alla mente.

Buone vacanze rigeneratrici a tutti voi.

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Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Pubblicato da blog ospite in Design, Luxemozione

Link all’articolo originale: Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE
articolo scritto da:

Oggi mi sento ispirato,  ho deciso di tornare un po’ su argomenti tecnici da tempo abbandonati. Tema odierno è la caratterizzazione fotometrica di un corpo illuminante, più nel dettaglio vi racconterò di come il comitato Internazionale d’illuminazione (CIE) classifica i diversi apparecchi d’illuminazione a seconda di come emettono luce nello spazio circostante. Argomento non certo da spiaggia (penserete di certo), ma a mio avviso ugualmente  interessante,  anche perché (e qua ci metterei la mano sul fuoco) molti di voi non conoscono nel dettaglio tutte le specifiche del caso.

In particolare oggi, partendo dall’assunto che ognuno di voi conosce alla perfezione la definizione di solido fotometrico e curva polare di ripartizione delle intensità (in caso contrario vi rimando ad una articolo sui formati fotometrici scritto milioni di anni fa), come dicevo, mi soffermerò più nel dettaglio sulla classificazione fotometrica definita da CIE (Comité Internationale d’Éclairage) e relativa codifica.

Di cosa sto parlando? Niente di assurdamente complicato. Avete sicuramente presente quei codici che normalmente appaiono di fianco alla curva fotometrica in un qualsiasi ouput dato da software di verifica? Ma si dai, quelli che uno legge con la coda dell’occhio e passa oltre icon wink Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Se date un occhio all’immagine più sotto, nella zona bordata di rosso, capirete di certo.

Cie Flux code 580x295 Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Per cominciare, facciamo prima un passo indietro, sulla terminologia normalmente utilizzata per descrivere la distribuzione fotometrica di un corpo illuminante.

Prima cosa che tutti conoscono, anche i non addetti ai lavori, è “l’apertura” del fascio di luce emesso da un prodotto, meglio noto come:

quanto apre il proiettore

Più nel dettaglio sull’angolo di apertura (beam angle), che cambia a seconda dell’ottica adottata, della sorgente, o altri accessori a disposizione,  viene ricavato dalla curva fotometrica, e corrisponde all’angolo nel quale il valore di intensità assume un valore pari a ½  di quello massimo. L’angolo così definito prende anche il nome di angolo di semivalenza.
beam angle 534x390 Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Se l’apparecchio ha simmetria di rotazione, l’angolo di apertura è uguale per tutti i piani di riferimento. Altrimenti vanno indicati gli angoli per i due piani di riferimento. E’ opportuno ricordare che l’indicazione dell’angolo di apertura è una informazione estremamente sintetica e perciò molto incompleta. Essa infatti non fornisce alcuna informazione riguardo l’andamento complessivo della curva per gli angoli inferiori e superiori a quello nominale di apertura. Per quanto l’indicazione dell’angolo possa risultare assai utile per una prima valutazione dell’apparecchio, essa va comunque integrata con l’analisi della curva fotometrica in una fase più dettagliata della valutazione.

Entrando più nel dettaglio dell’applicazione negli ambienti interni, la luce può essere ottenuta in modo diretto, indirizzandola direttamente dalla sorgente verso il compito visivo, o in modo indiretto, indirizzandola verso il soffitto e le pareti, che la rifletteranno a loro volta verso il compito visivo. Per gli apparecchi da interni dunque, una classificazione (sia pure assai semplificativa) può essere fatta in base alla direzione prevalente verso la quale viene emesso il flusso luminoso.

Il CIE (ha stabilito una classificazione schematica basata sul rapporto fra la quantità di flusso emessa nell’emisfero inferiore e quella emessa verso l’emisfero superiore, cioè  fra luce diretta (emessa verso il basso) e luce indiretta (emessa verso l’alto).

tabella classificazione Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Il CIE prevede anche una classificazione più accurata di quella descritta al punto precedente, che non si  limita a distinguere le emissioni nei due semispazi inferiore e superiore,  ma prende in considerazione la ripartizione del flusso emesso entro certi valori limite di angolo solido. Immaginando una sfera con al centro l’apparecchio e con l’asse rivolto verso il basso,  vengono presi in esame quattro angoli solidi progressivamente crescenti attorno alla direzione di riferimento: π/2, π , 3/2π, 2π, 4π.  Viene considerato il flusso emesso dall’apparecchio entro ciascuno di tali angoli solidi, come risulta dalla tabella seguente:

ripartizione flussi 580x297 Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Angoli piani Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Nota per ricavare la proiezione dell’angolo solido da  steradianti in gradi questa è la relazione da considerare  Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

400px Steradian cone and cap.svg  Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

 

Ma torniamo a noi,  diamo un’occhiata alla composizione del codice (quello bordato di rosso nell’immagine sopra)

CIE=N1 N2 N3 N4 N5

I codici di flusso CIE esprimono i rapporti significativi fra i flussi così calcolati:

F=flusso totale apparecchio

Φ = flusso totale emesso dalle lampade

N1 = FC1/FC4

N2 = FC2/FC4

N3 = FC3/FC4

N4 = FC4/F

N5 = F/Φ  

I primi tre valori (N1, N2, N3) esprimono flussi cumulati e sono ovviamente sempre crescenti. Il valore di N4 esprime la percentuale di luce diretta rispetto alla emissione totale: corrisponde al parametro denominato anche DFF (Downwards Flux Fraction).  Il valore di N5 infine esprime il rapporto fra l’emissione totale dell’apparecchio e l’emissione totale delle lampade, e dunque corrisponde al rendimento dell’apparecchio. Con una sola serie di valori dunque, viene espressa la ripartizione del flusso all’interno dell’emisfero inferiore, la ripartizione del flusso fra emisfero inferiore e superiore, e il rendimento dell’apparecchio. I cinque codici vengono espressi in percentuale, e sono normalmente preceduti dalla sigla CIE.

Per esempio vediamo il corpo illuminante dell’immagine qua sotto ha un CIE Flux Code = 79 99 100 100 81

cie code 580x310 Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Che significa:

  1. per prima cosa  che il 79% (N1) del flusso è emesso nella prima parte di semisfera racchiusa da una angolo solido di π /2 cioè entro un cono con angolo al vertice di 82,8°.
  2. L’emissione rimanente è poi quasi completamente (99%) contenuta entro un cono più grande, di 120° (N2).
  3. Oltre tale angolo (N3), l’emissione è trascurabile.
  4. L’apparecchio Il rendimento dell’apparecchio è del 81% (N5)
  5. per finire il codice N4=100% indica che tutto il flusso luminoso è emesso verso il basso.

 

Perfetto e questo è tutto.  Spero sia tutto chiaro e  di non avervi annoiato troppo. Alla prossima!

Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all’articolo originale.
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Copyright © Giacomo Rossi.

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Design in technicolor per cucine monoblocco uniche

Pubblicato da blog ospite in ArredaClick, Design

Piccole, compatte e salvaspazio: le cucine monoblocco sono un vero e proprio salvagente per chi ha una casa molto piccola. Sono totalmente attrezzate e svolgono perfettamente la loro funzione. Ideali sia in casa che per ambienti contract come residence turistici o per case di villeggiatura, le cucine monoblocco di nuova generazione permettono di arredare con originalità ambienti di ogni tipo, oltre a garantire un’ampia libertà di personalizzazione che spazia dai colori alle attrezzature, fino alla configurazione stessa della cucina.
Se dovessimo tracciare una storia delle cucine monoblocco possiamo tranquillamente trovare nella cucina economica a legna della nonna, o forse meglio dire della bisnonna, un degno antecedente. Il frigorifero non era ancora stato inventato, ma la cucina economica old style conteneva in poco più di un metro tutto il necessario. Il concetto rimane lo stesso, ma le cucine monoblocco moderne si arricchiscono delle care invenzioni tecnologiche che hanno contribuito a migliorare la nostra vita domestica: frigorifero e lavastoviglie.
E se non possiamo fare a meno degli elettrodomestici, non possiamo certo trascurare l’estetica. Ed è così che le cucine monoblocco si travestono da oggetti di design, regalando alle nostre case grandi e piccole dei gioiellini come la cucina compatta multicolore Kokkina.Se vi state chiedendo cosa fare con una cucina monoblocco la risposta è: tutto quello che fareste in una normale cucina, ma in uno spazio ridotto. Certo, se il vostro piano è cucinare per tutta la famiglia a Natale le cose diventano più complicate: il forno non c’è, ma per tutto il resto siete perfettamente coperti. Fornello a 3 fuochi, lavastoviglie, frigo e lavello ci sono. I cassetti centrali permettono di contenere e organizzare posate e stoviglie, con un piccolo spazio dispensa. Attenzione, non sto dicendo che le cucine compatte come Kokkina siano la soluzione ideale per una casa in cui vivere tutta la vita. Non si può vivere senza il pollo arrosto o senza la fatidica pizza surgelata quella sera che proprio non avete voglia di mettervi ai fornelli…
Quello che invece è sicuro è che le cucine monoblocco sono un’ottima soluzione portatile e salvaspazio per contesti di vario genere.
Per il contract, per locali, per ristoranti, o per chi invece del barbeque vuole una vera e propria cucina in giardino, il modello Kokkina dotato di ruote è la soluzione perfetta. Senza parlare del figurone che questa piccola cucina di design vi farà fare agli occhi di tutti gli ospiti.Il design di questa cucina compatta permette inoltre di posizionarla a centro stanza e trasformarla in una cucina ad isola.
Un vezzo da loft? Io dico sempre che non c’è limite alla fantasia ed ai vezzi arredativi.
Ma scendiamo con i piedi per terra: per un monolocale in cui si voglia creare un’atmosfera dal design contemporaneo e perché no? stupire anche un po’, questa cucina compatta è davvero perfetta, oltre ad essere resistente e realizzata con materiali di altissima qualità.Piccole, compatte e salvaspazio: è vero, queste cucine monoblocco sono piccole ma ci stupiscono per funzionalità e praticità. Più di tutto ci piacciono perché sono uniche e sembrano rispecchiare la personalità di chi le sceglie. Dal business man che ci immaginiamo scelga il total black, alle indefesse appassionate del rosa shocking fino ai più modaioli che possono scegliere tra gli infiniti colori RAL a disposizione quello più in voga.

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Boho interiors

Pubblicato da blog ospite in La Tazzina Blu, Stili

Ultimamente rimango sempre più spesso affascinata da interni un po’ bohemiènne, dalla luce calda e dall’atmosfera “cozy” tipica di quegli ambienti, spesso pieni di verde e di legno.
Ho raccolto delle foto per cominciare al meglio la settimana 🙂

 
 

Fonti immagini: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12

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