Intervista a Diego Paccagnella di Design-Apart.

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Abbiamo già condiviso la nostra emozione per l’avventura newyorkese che ci apprestiamo ad affrontare, dopo il periodo estivo, grazie al progetto Design-Apart che ci vede coinvolti insieme ad altre aziende italiane di notevole valore artigianale.

Oggi però vi presentiamo una persona speciale: Diego Paccagnella, partner – con Stefano Micelli – di Design-Apart.

E’ stato da noi di recente, e ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda :-)

Berto Salotti – Diego, cosa ti porta a Meda, dopo New York?

Diego Paccagnella partner Design-Apart con Berto SalottiDiego Paccagnella – Sono a Meda per progettare insieme a Berto il modo migliore di valorizzare i loro prodotti all’interno del loft di New York che abbiamo trovato lo scorso Maggio e che inaugurerà il prossimo Ottobre.

BS – Spesso i giovani chiedono come si fa a diventare designer. Noi ti chiediamo: come si fa a diventare Diego Paccagnella?

DP – Il punto in cui mi trovo oggi è frutto di un percorso cominciato durante i miei studi universitari a Londra.

Lì ho imparato che per prima cosa un giovane deve capire dove si nasconde il proprio talento, per poi investire sulle attività che lo esprimono al meglio.

Così è stato per me, l’esperienza all’estero mi ha mostrato i miei limiti e le mie potenzialità e da lì sono ripartito per costruire la mia professione.

Non è stato un percorso semplice, ma quando il tuo lavoro coincide con la tua passione, sono proprio i sacrifici e le difficoltà a diventare tuoi alleati nell’aggiustare il tiro e nel consolidare le tue convinzioni.

La tenacia che ho sempre messo nel mio lavoro, la ritrovo in quello degli artigiani che oggi, non a caso, fanno parte del progetto Design-Apart.

BS – Perché hai inventato il “living showroom”? Lo showroom normale non ti piaceva più?

DP – Perché lo showroom tradizionale non è più in grado di rappresentare bene il talento italiano.

C’è oggi un gap troppo grande tra l’emozione e l’energia che si percepiscono visitando un’azienda, e l’atmosfera invece fredda e impersonale degli showroom tradizionali.

Servono spazi più emozionali, capaci di offrire ai clienti non solo un’esperienza estetica di prodotto ma una vera e propria immersione nella cultura italiana.

Il living showroom permette ai clienti di vivere il nostro design, di interagire con la storia, i luoghi e le persone che l’hanno generato e quindi di comprenderlo non solo esteticamente ma in tutte le sue qualità più nascoste. Sono queste che costituiscono oggi la vera differenza tra prodotti originali e di qualità e mere copie.

Il made in Italy non ha bisogno di una comunicazione patinata e artificiosa (come la maggior parte della comunicazione attuale) perché ha dei contenuti reali da raccontare.

Per questo abbiamo pensato ad uno spazio vissuto che è ciò che di più semplice ci possa essere. Perché non vuole distogliere in alcun modo l’attenzione dal prodotto e dal suo racconto.

BS – Tra poche settimane ti trasferirai in un “living showroom” con la tua famiglia. Dovendo vivere in una situazione in qualche modo aperta al pubblico, non temi l’effetto “Grande Fratello”?

DP – Saremo organizzati bene, lo spazio è grande e generoso, l’idea è di concentrare l’attività in alcuni momenti della settimana. Lo spazio sarà a metà tra un luogo di lavoro e di vita, con una gestione attenta delle giornate.

Una parte più privata della casa, inoltre, prevederà spazi personali e familiari più intimi, anche se sarà comunque, tutta showroom.

Peraltro, viviamo già così, l’idea del “living showroom” è già reale nella mia vita quotidiana: la mia casa incrocia spesso momenti di lavoro con alcuni di socialità e altri più intimi e privati.

C’è comunque una sostanziale differenza tra il “living showroom” e il grande fratello.

Il grande fratello mette in vetrina la vita degli altri, tutta da osservare, talvolta perfino spiare. Nel nostro caso invece tutto è volto al coinvolgimento delle persone alla vita di questo spazio. L’uso degli arredi, le attività in collaborazione con aziende, designers e artigiani (parte integrante del progetto) hanno tutti lo scopo unico di consentire l’esperienza comune dei prodotti e delle realtà manifatturiere coinvolte. Noi e il nostro living showroom saremo solo i veicoli di un’inedita esperienza del Made in Italy e del Design artigianale “bespoke”.

BS – [Senza offesa] A noi risulta che voi designer litighiate spesso con noi artigiani, è così anche per te? 

DP – Il terreno comune tra artigiani e designer deve essere quello dell’apertura e della generosità reciproca. Molti casi di grande successo, sia tra i designer sia tra le aziende artigiane, lo dimostrano.

Fattore chiave è infatti la predisposizione al confronto. Ora, con D-A abbiamo scelto artigiani specializzati nel “bespoke”, nel “personalizzato”.

Questo ci ha consentito di entrare in contatto direttamente con persone e aziende che hanno nel loro DNA una qualità fondamentale per la riuscita di qualsiasi progetto: l’attitudine all’ascolto.

E’ l’ascolto dei bisogni dell’altro, e il lavoro coerente che ne consegue che permette di arrivare a risultati di eccellenza.

E dopo queste parole… siamo ancora più emozionati!

In bocca al lupo a tutti noi per questo straordinario progetto, e grazie Diego per il tuo lavoro e la tua disponibilità!

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