La media facciata della Galleria Centercity a Cheonnan.

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E’ un po’ di tempo che si dibatte, sia qua su luxemozione che sul gruppo di facebook dedicato agli Italian Lighting Designer, di progettazione illuminotecnica e di come in Italia, a tutti gli effetti, quello che viene a mancare prima di tutto, è il concetto di progettazione integrata, inteso come sistema preposto all’ottenimento di un obiettivo (nel nostro caso un bell’impianto di illuminazione) che vede coinvolti diversi attori, ciascuno col suo bagaglio di sapere e ciascuno col proprio ruolo all’interno del team di lavoro, senza scavalcamenti di sorta.

L’altro giorno, su facebook appunto, si stava parlando di un bel progetto realizzato da poco negli Stati Uniti dove a tutti gli effetti il sistema di integrazione tra gli attori aveva funzionato alla perfezione, a tal punto da esser utilizzato addirittura come strumento di marketing: “sapete qual è stato il punto di forza del progetto? L’integrazione tra le parti!” spiegava uno degli attori coinvolti.

Un albero perfetto dove il professionista incaricato della progettazione illuminotecnica ha ideato una soluzione, supportata alla perfezione dall’azienda che ha fornito e che ha ingegnerizzato il prodotto speciale e coadiuvata  dallo studio di ingegneria che ha realizzato l’impianto, fino ad arrivare in fondo alla proprietà che ha finanziato l’operazione. Insomma ognuno col proprio ruolo e come unico obiettivo la buona riuscita del progetto di illuminazione, l’ottimizzazione dei tempi e delle risorse a disposizione.

Bene, esempio isolato? Assolutamente no. Gli esempi di realizzazioni all’estero in cui fondamentale è il rapporto e il rispetto del ruolo e della professionalità degli attori coinvolti sono molteplici e di alcuni ve ne ho parlato le scorse settimane.

Oggi, su segnalazione dell’amico Giorgio Paganelli, vi perlerò di un progetto davvero molto molto interessante, in cui ancora una volta è dimostrato come è dalla collaborazione perfetta tra le parti che nascono i progetti migliori.

Il progetto per la Galleria Centercity di Cheonnan, realizzato dallo studio olandese Unstudio, pone come presupposto quello di realizzare uno spazio non solo commerciale, ma anche luogo di interazione culturale, in cui elemento d’attrazione particolare è la spettacolare facciata multimediale di 12.600m2.

In Asia i centri commerciali non sono frequentati solo per il desiderio di consumo. Luoghi come la Galleria Centercity sono anche teatro di rapporti sociali“, riferisce Ben van Berkel, architetto del progetto e direttore dello studio olandese. “Per questo motivo, la qualità degli spazi pubblici all’interno dell’edificio è stata trattata quale aspetto integrante del design: l’offerta del centro commerciale spazia dalle mere possibilità di shopping ai molti punti d’incontro culturale. „

“Per dar vita agli spazi era necessario concepire sia all’esterno che all’interno qualcosa di unico, un elemento di attrazione per visitatori, che li spinga a rimanere e a ritornare“, prosegue Ben van Berkel. La facciata multimediale interpreta alla perfezione quest’idea: morbide sequenze di luce e di colore animano l’edificio con affascinanti movimenti ondulati.

La Galleria, terminata nel dicembre del 2010, sorge a Cheonan a 80 chilometri da Seul, all’interno di una nuova area in via d’espansione in prossimità del nuovo terminal ferroviario dell’alta velocità, che collega la cittadina con la capitale sud coreana. Il nuovo edificio che segna l’ingresso alla zona in espansione, chiaramente visibile dalla strada principale in direzione di Seul, avrà un ruolo chiave nel nuovo sviluppo urbano.

Alla base del progetto è l’enfatizzazione dei flussi dinamici dove l’architettura si presenta con un vestito volutamente mutevole: all’interno la definizione degli spazi, fatto di curve che si inseguono e si sovrappongono attorno al vuoto centrale, invita il flusso delle persone a proseguire; Il soffitto luminoso, come un gigantesco lampadario fatto di linee luminose integrate nell’architettura, accompagna l’occhio nella percezione a tutt’altezza dello sviluppo spaziale dell’atrio.

All’esterno gli effetti moiré, le luci speciali e le animazioni di luce della facciata, sia di giorno che di notte, sono state ideate in modo che l’aspetto sia in continua evoluzione. Durante il giorno l’edificio ha un aspetto monocromatico riflettente che varia a seconda del punto di osservazione, e che nulla lascia intravedere di ciò che accade all’inteno. Di notte vengono utilizzati colori tenui per generare onde di luce colorata lungo la superficie esterna.

Qua sotto alcune foto del progetto, realizzate da by Kim Yong-kwan

La facciata, ideata dagli architetti, è una costruzione speciale realizzata dalla sovrapposizione di due livelli differenti, montati verticalmente in modo asimmetrico così da ottenere una superficie esterna visibile caratterizzata da una finitura tipo effetto moirè . Lo strato lamellare posteriore è formato da pannelli di alluminio, quello anteriore invece, da appositi profili di alluminio di sezione triangolare coperti da vetro temperato. Alla struttura è stato integrato un sistema multimediale di illuminazione, frutto della collaborazione tra Unstudio, lo studio di lighing designer tedesco ag Licht, Light Life e Zumtobel.

Gli spot LED RGB o bianchi, sviluppati da Zumtobel , sono integrati nel profilo esterno della facciata, da qui la luce viene proiettata sullo strato interno che a sua volta la riflette sulla superficie vetrata dell’edificio. Il risultato è una luce indiretta, totalmente schermata, che trasforma i punti luce LED, di per sé molto concentrati, nell’effetto di luce dinamico desiderato.

L’idea era quella di realizzare una gigantesca superficie multimediale, ottenuta per riflessione della fonte di luce primaria, i pixel vengono creati dall’illuminazione indiretta che consente di ottenere un’immagine omogenea da vicino così come a distanza. Questa si differenzia dalla maggior parte delle facciate multimediali che offrono invece una vista diretta sul corpo illuminante.

Wilfried Kramb, di ag Licht, riassume: „In questa facciata il nostro scopo era mettere in scena una superficie talmente grande da far combaciare l’impressione che si riporta di giorno con quella della notte. Volevamo fare in modo che venisse enfatizzata la stratificazione della facciata e il gioco di sovrapposizioni che qui si viene a definire. Di qui è poi nata l’idea di proiettare la luce dai profili sullo strato posteriore. Un progetto che per noi ha rappresentato un’autentica sfida: quella di sviluppare idee innovative, tali da entusiasmare tutti.”

Ecco un video esplicativo

Per la realizzazione del sistema multimediale sono stati utilizzati 22.399 corpi illuminanti LED, di cui oltre 12.000 RGB da 3,6W ognuno e i rimanti LED bianchi da 1,2W. La facciata è stata suddivisa in 3 macroaree caratterizzate da una diversa distribuzione di punti luce, diversi per ottica ed effetto ottenuto: Alta risoluzione con una maglia distributiva di 400×400 mm pixel, usata per la zona d’angolo dell’edificio, una media risoluzione per la zona in cui le superfici estese si congiungono con la parte angolare e una bassa risoluzione di 800x800mm pixel per le superfici piane.

Per la realizzazione della media façade Light Life ha adottato il sistema di gestione e:cue, proprietario dell’omonima azienda tedesca interna ad Osram. Al fine di ottenere il massimo controllo, accurato in ogni dettaglio, delle immagini ed animazioni applicate sulla facciata, è stata eseguita una mappatura preventiva su layout degli indirizzi di ciascun corpo illuminante (patching); operazione necessaria quando, come nel caso della facciata della Galleria, sono presenti matrici caratterizzate da una diversa risoluzione.

La base per la realizzazione dei contenuti multimediali è stata eseguita in Adobe After Effects, inserendo dati relativi al patching e al layout della facciata su maschere sovrapposte, il contenuto video è stato successivamente animato utlizzando altri programmi, poi renderizzati come sequenza di immagini di risoluzione adeguata ed inserite infine nel video server.

La Galleria Centercity dunque è un esempio notevole di architettura in cui ogni singolo elemento è frutto di consapevole valutazione  nata dal confronto tra più esperienze professionali: ogni pezzo può essere considerato il singolo tassello di un grande disegno d’insieme, così come la galleria stessa è elemento del più ampio progetto di sviluppo della città di Cheonnan.

La media façade, pensata esclusivamente per l’architettura in cui è inserita, abbandona il ruolo normalmente assegnato ad installazioni di questo tipo, per elevarsi ad elemento d’attrazione di uno spazio interno che cerca di assumere un ruolo di “Luogo”, in cui avvengo scambi di carattere sociale e culturale.

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