Un’Architettura Rigeneratrice: il Women’s Opportunity Center by Sharon Davis Design

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Una nuova e vivace comunità è sorta dalle polveri, nel cuore di una fertile vallata sopravvissuta al sole implacabile che domina l’orizzonte africano. In Rwanda, lo stato più densamente popolato del Continente nero, un progetto che si espande su un’area di due ettari tenta di esplorare con audacia meccanismi delicati e poco conosciuti, toccando temi che si pongono al di fuori dai consueti canoni occidentali.

E’ qui che si riscrive il ruolo del designer, facendone più che un artista-progettista un vero e proprio social planner, il cui potere decisionale coinvolge questioni che vanno ben oltre la ricerca estetica e gli standard di comfort a cui siamo abituati. In questo clima di sfida e di acquisita responsabilità nasce il “Women’s Opportunity Center”: molto più di un insieme di linee insulse da tracciare con la riga su carta, ma come una grande promessa. In questo villaggio semi rurale un gruppo di donne hanno preso parte ad un esperimento di rinascita sociale.

In collaborazione con il “Women for Women International”, un’organizzazione umanitaria che supporta le donne sopravvissute alla guerra e le sostiene nella strada verso la riabilitazione, Sharon Davis Design ha pensato questo agglomerato urbano in modo che si traducesse in un’opportunità economica e di rivalsa per le 300 donne che vi abitano, mantenendo una visione che vuole valorizzare e preservare le tradizioni appartenenti alla cultura africana.

Piccoli padiglioni costruiti a scala umana costituiscono delle spartane abitazioni, collocate come una corolla a formare un’area di intimità ed aggregazione al loro centro.

L’ispirazione nasce dal Palazzo Reale che si trova nel Rwanda meridionale, dove piccole strutture dalle pareti curve fatte di vimini intrecciati sono testimoni viventi delle affascinanti storie e tradizioni che tuttora resistono all’era della Globalizzazione che tenta invano di disgregarle. La forma delle abitazioni del Women’s Oppotunity Center ridisegna quelle curve impresse nella memoria storica locale, trasformandole in pareti costituite da file di mattoni sfalsate tra di loro.

I 450.000 mattoni di argilla utilizzati nella costruzione sono stati realizzati a mano dalle stesse donne che ora abitano in queste strutture. Sono mattoni dalla fattura grezza perforati e dai profili arrotondati.

La luce filtra attraverso i fori, essenziali per garantire il processo di raffreddamento, riparare dal sole e mantenere un senso della privacy allo stesso tempo.

Ma il Women’s Opportunity Center è un progetto fatto da molto più che mera materia: è un percorso evolutivo, che si fonda sull’idea di educare queste donne a produrre e sfruttare i propri beni per potersi affermare come una comunità auto sufficiente.

Il gruppo viene introdotto al lavoro dei campi, alla gestione di una fattoria con animali, ai processi di conservazione degli alimenti prodotti e infine al loro commercio. Frutta e verdura, tessuti, cesti e altri manufatti artigianali rientrano tra le merci in vendita. Il potenziale economico del centro è tutto racchiuso nella plaza esterna, facilmente raggiungibile da trasporti pubblici e altri mezzi, che quindi dilatano a livello internazionale la rete commerciale e ne espandono i vantaggi e le potenzialità.

Le conoscenze acquisite dalla comunità sono la chiave che gli viene data per fuggire alla miseria e alimentare la consapevolezza del mondo circostante, delle possibilità nascoste persino dove povertà e desolazione sembrano non lasciar scampo.
E’ così che il Women’s Opportunity Center si afferma come un progetto di natura ottimista e di ammirevole attivismo, una chiara Architettura Rigeneratrice.

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