Big Tent Google e Made in Italy: una grande opportunità. E una responsanbilità di tutti

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 Filippo Berto BigTent di Google a Roma

 

Sono passate alcune settimane dal BigTent di Romail dibattito sulla sfida digitale per il rilancio del Made in Italy che ha visto dialogare Stefano Micelli con Eric Schmidt, AD di Google, sull’enorme valore del Made in Italy e sulle potenzialità di rilancio del marchio Italia.

Oltre all’emozione (pazzesca) e al grande onore con cui ho accettato di  presentare la mia azienda, non posso negare che sia stata l’ennesima grande sfida. E ho ancora alcune riflessioni che vorrei condividere con voi.

Stefano Micelli è il protagonista indiscusso di una nuova rivoluzione tutta italiana e grazie al suo lavoro il tema del #FuturoArtigiano è nell’agenda non solo di molti imprenditori che si stanno ispirando alla sua guida ma anche di molti tavoli istituzionali.

Tra loro oggi c’è anche Google che, grazie all’evento e alle parole di Eric Schmidt, ha reso ancora più evidente il valore che abbiamo tra le mani, proponendosi come mentore di un programma sul Made in Italy a partire dalle piccole imprese.

E’ evidente che non possiamo più far finta di niente.

Non possiamo rimanere chiusi nei muri delle nostre aziende sperando che il “Made in Italy” ci salvi. Non si tratta  più un di fatto che riguarda singolarmente le aziende o la nostra storia personale, o ancora di una grande opportunità da cogliere per le imprese italiane. Si tratta invece di una responsabilità grandissima  che riguarda trasversalmente tutti e non possiamo permetterci più di considerare il marchio “Italia” come se fosse un’entità superiore non governabile dal nostro agire quotidiano.

Questa è la stessa Italia che Eric Schmidt
ha riconosciuto scoprendo che una delle keywords più cercate nel suo motore di ricerca è “Made in Italy”.

Per rilanciare il Paese, c’è bisogno di smuoverlo.

Non è più sufficiente un caso di successo, seppur importante e leva per molte altre aziende. E’ bello, bellissimo vedere sul palco le storie di lavoro vero e appassionato, ma possiamo fare di più, tutti.

Intendo che l’Italia, il territorio dove noi produciamo, non può più solo essere solo  il luogo dove risiedono i nostri laboratori.

Se vogliamo davvero promuovere il marchio Made in Italy dobbiamo lavorare non  più solo sull’immaginario delle nostre imprese, chiusi con due mandate dall’interno delle nostre botteghe.

Dobbiamo alzarci, aprire gli occhi e ricominciare ad amare e occuparci della buona organizzazione del  nostro paese.

Non possiamo raccontare al mondo la bellezza dei nostri prodotti se fuori dal nostro capannone  le strade sono sporche, il verde infestato di spazzatura, l’arte è deturpata ed umiliata e  la burocrazia è lasciata libera di asfissiare la nostra libera iniziativa.

Stefano Micelli e Eric Schmidt

Anche questo è  Made in Italy e non possiamo e non dobbiamo far finta che non esista.

Passiamo il tempo ad innovare, ad abbellire i nostri prodotti, migliorandoli quotidianamente. Non esiste rivoluzione che non passi da qui: il Made in Italy è anche l’Italia intera, fatta di originalità e bellezza. E’ necessario ripartire, levarsi il paraocchi e camminare a testa alta, facendo in modo che il contesto attorno a dove nascono manufatti unici e inimitabili riceva le stesse cure e lo stesso amore che quotidianamente dedichiamo alla nostra produzione.

Altrimenti non credo che basterà la nostra passione e l’amore per il nostro lavoro per appassionare milioni di persone nel mondo.

 

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