Formati fotometrici su base XML: una rivoluzione nell’interscambio dati

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articolo scritto da: Giacomo

In un’articolo di parecchi anni fa, poi aggiornato ed integrato di recente (e a cui vi rimando), scrissi dei formati fotometrici e relativi file di intrescambio  più utilizzati  in applicazioni e software di simulazione illuminotecnica, ovvero i  formati Eulumdat (ldt) e Iesna (IES).

Da qualche tempo le cose si stanno però evolvendo, alla ricerca di nuovi standard in grado di offrire una maggiore flessibilità e completezza del dato fornito.

I formati fotometrici su base XML rappresentano in questo senso una strada interessante, che molto probabilmente sarà il futuro dei file d’interscambio. Qua di seguito un approfondimento interessante, scritto grazie al supporto di Stefano Borsani di OxyTech.

Prima di arrivare ai giorni nostri, diamo però un’occhiata a cosa è accaduto, premessa fondamentale per comprendere meglio perché oggi è necessaria un’evoluzione dei formati fotometrici.

Gli anni ottanta, soprattutto la seconda metà, hanno rappresentato una pietra miliare nell’illuminotecnica mondiale in quanto ha portato alla nascita dei primi programmi di verifica illuminotecnica, gli antesignani dei sistemi che oggi conosciamo, parallelamente all’evoluzione della tecnologia informatica e alla rapida evoluzione dei computer.

Fu allora che si manifestò l’esigenza fondamentale di trasferire le informazioni tecniche degli apparecchi di illuminazione, le fotometrie, da un produttore a un progettista, o da un progettista a un altro progettista, affinché egli potesse eseguire tutte le verifiche necessarie alla  progettazione.

Tale esigenza fu risolta in Europa, e in particolare in Germania, dove l’Ing.Axel Stockmar,  guru dell’illuminotecnica moderna, propose un sistema di file di testo che avesse tale caratteristica:  permettere un facile trasferimento delle informazioni illuminotecniche.  Si arrivò così al famoso file Eulumdat (abbreviazione LDT) ancora oggi ampiamente utilizzato dopo oltre venti anni dalla sua introduzione.

Stesso percorso fu fatto parallelamente negli USA dall’associazione IESNA, la Illuminating Engineering Society of North America, che introdusse il file LM-63 nel 1986 (usualmente chiamato IES dal nome dell’estensione del file (IES-86)),  successivamente aggiornato con diverse edizioni come l’IES-91, l’IES-95 e, da ultimo, l’IES-2002, tutti file di testo, come gli Eulumdat.

Esempio di file Eulumdat – LDT

LDT 

Esempio di file IES 2002

IES 2002

Questi file, se semplici e pratici da un lato, hanno una notevole limitazione:  ogni campo ha una propria posizione e un ordine ben definiti, soprattutto il file Eulumdat, per cui posizionare un testo o un valore non alla riga opportuna comporta l’inutilizzabilità del file stesso.

Non sono quindi strutture dati efficienti e dinamiche e, soprattutto, sono estremamente limitate dal punto di vista della flessibilità ed espansibilità che molto probabilmente ne limiteranno l’utilizzo in futuro a meno di loro aggiornamenti.

La seconda notevole limitazione riguarda l’insieme dei dati che gli attuali file Eulumdat o IES possono gestire:  includono, infatti, solo alcuni dati del produttore, del laboratorio dove è stata effettuata la prova, dell’apparecchio (codice, descrizione), delle lampade e la fotometria.

Se poi pensiamo al mondo odierno dei LED e al fatto che tutte le moderne normative sui rilievi di apparecchi e lampade prevedano insieme prove fotometriche e colorimetriche si comprende come questi file siano ancora di più limitati, costringendo gli operatori a gestire le informazioni dello stesso prodotto in modalità diverse spesso disomogenee.

Un prodotto illuminotecnico è caratterizzato però da una mole di dati superiore quali:

  • immagini,
  • documenti,
  • dati di scheda tecnica,
  • file 3D
  • ecc.

che ne completano l’informazione e che attualmente vengono gestiti separatamente e in modalità diverse: il progettista oggi preleva il file fotometrico dal sito dell’azienda per la progettazione illuminotecnica,  preleva poi il file 3D per effettuare un rendering, poi le immagini, poi i testi, poi i dati della scheda tecnica per la propria relazione e così via.

Il lavoro del progettista, come si può ben intendere, non è perciò agevole ed efficiente.

Si presenta quindi oggi una nuova sfida che spinge all’evoluzione dei vecchi file Eulumdat e IES nella direzione di strutture dati più moderne, flessibili, efficienti ed espandibili a piacere in funzione dell’evoluzione verso nuove esigenze.

Il formato XML

La moderna tecnologia informatica ci viene oggi in aiuto con le strutture dati denominate XML (eXtensible Markup Language)  inventate ai tempi dei primi passi di Internet in cui due aziende si affrontavano per il predominio dei browser di rete coi propri prodotti Netscape ed MS-Explorer.

La problematica di allora era l’impossibilità di mantenere la configurazione della versione precedente, salvata in file di testo (sono file con estensione .ini e hanno una struttura simile a quella dei file Eulumdat), in quella nuova, cosa che comportava la definizione di uno nuovo file di configurazione all’uscita di ogni singola versione e la necessità di disinstallare la precedente versione e l’installazione di quella nuova.

Se, ad esempio, avessimo voluto aggiungere un nuovo campo all’interno del file di configurazione, lo avremmo potuto fare solo al fondo del file, rendendo però tale file difficilmente gestibile e leggibile in quanto campi omogenei verrebbero salvati non in aree contigue ma sparsi all’interno dello stesso file.

Ciò fu la principale motivazione che portò ai file di tipo XML.

Tre sono le principali caratteristiche dei file XML:

  • l’estendibilità praticamente illimitata:  se vi è la necessità di introdurre un nuovo campo è sufficiente dare un nome a tale campo, diverso da quelli precedenti, racchiuderlo fra 2 marcatori (tag) di apertura e chiusura (vedi esempio) e inserirlo all’interno del file. Si garantisce così la struttura per le versioni precedenti mentre quelle nuove potranno disporre dei nuovi campi

Esempio di campo XML

<campo>VALORE</campo>

  • la libertà di allocazione dei campi in qualsiasi posizione all’interno del file XML
  • le strutture annidate, vale a dire la possibilità di creare gruppi di dati.

OxyTech ha messo a punto un proprio formato XML introducendolo fra quelli gestiti attualmente dal proprio sistema di verifica LITESTAR 4D, denominando tale nuovo formato OXL.

OXL

Tale file ha tutte le caratteristiche prima descritte, vale a dire racchiude in sé tutte le informazioni che riguardano il singolo prodotto, dai dati di scheda tecnica a quelli fotometrici, dalle immagini ai file accessori, come i file PDF o i file 3D del prodotto e può essere esteso in modo flessibile a ogni esigenza futura. Ha poi l’indubbia caratteristica di essere facilmente utilizzabile via Internet essendo un metalinguaggio già pensato a tale scopo.  Tutto ciò si riflette in maggior efficienza e risparmio di tempo per tutti gli operatori, dalle società agli studi di progettazione, dai distributori agli enti.

Qua un filmato che mostra la facilità di importazione all’interno di un database:

I file OXL sono utilizzati, come detto, dal software di verifica LITESTAR 4D, ma avendo un formato pubblico    possono essere utilizzati anche da altre applicazioni come già avvenuto presso alcune aziende che hanno eletto il file OXL come struttura base per la gestione delle informazioni dei prodotti al proprio interno, in grado quindi di unire le informazioni tecniche con quelle commerciali e di marketing e permettere così l’aggiornamento sincrono, vale a dire nello stesso tempo, del sito aziendale,  dei plug-in dati o dei dati da utilizzarsi poi per la documentazione tecnica o i cataloghi.  Per maggiori approfondimenti sul formato OXL rimando al sito di OxyTech  o al seguente documento PDF Litepack Specifiche File

A me pare molto interessante e voi avete già provato il formato OXL? Cosa ne pensate?

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