Un anno con mio padre nel cuore. In ricordo di Fioravante Berto.

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E’ passato ormai un anno da quel 25 marzo nel quale mio padre se n’è andato.
Ha lasciato nella mia vita un segno profondissimo e indelebile, come credo abbia fatto con tutti quelli che lo hanno incontrato.

fioravante-berto-fondatore-berto-salottiNon è facile raccontare mio padre a chi non lo ha conosciuto.

La sua vitalità,  il suo carattere, la sua visione, la sua allegria e la sua fermezza… ci vorrebbe un libro, altro che un post!

Ma voglio lo stesso provare a condividere la mia gratitudine per averlo avuto come maestro e come padre.

In questa intervista (novembre 2012) emerge con una sintesi efficacissima – tipica della sua indole – il suo senso del lavoro: qualcosa di profondissimo, radicato nella sua storia di emigrante veneto.

E poi, straordinaria la sua capacità di visione, sintetizzata nella fulminea risposta alla prima domanda (Sig. Fioravante, qual è il suo mestiere, tappezziere o imprenditore?):

Tappezziere-imprenditore”.

Sui valori di quando ha fondato l’azienda, nel 1974:

premetto che allora nessuno pensava ai valori, noi pensavamo semplicemente a lavorare, a ‘saper fare il nostro mestiere, ogni giorno meglio del giorno prima’. Immagino che oggi questo si chiami “un valore”. Non si guardava al guadagno, era l’ultimo dei nostri pensieri, eravamo occupati a far funzionare il cervello, a creare modelli, a produrre

E l’aggiornamento di questi stessi valori, 40 anni dopo:

Cercare di fare sempre qualcosa di positivo. Aiutare la nuova generazione, che è entrata a testa bassa e sta producendo ottimi risultati. Fare fronte alle nostre responsabilità di fondatori, condividere l’esperienza fatta, generare continuità. E, nel caso di mio fratello, anche aprire i cancelli dell’azienda ogni mattina!

Mi avrà raccontato cento volte di quando, a 12 anni con il triciclo a pedali, carico di fusti, mentre saliva il cavalcavia di Seregno si dovette fermare. Il peso era troppo anche per un bambino volenteroso come lui. In quel momento, un signore che viaggiava dietro di lui in auto – una delle pochissime presenti all’eopca – si arrabbiò tantissimo e lo prese a schiaffi.

Anni 60, In Brianza, non siamo nelle campagne cinesi e nemmeno a Dacca in Bangladesh.

Questo passato duro e senza sconti, fatto di tanto lavoro e pochi sentimenti, ma soprattutto di tanto “cervello” aveva temprato la sua forza di volontà, ma anche la sua tenacia nella formazione delle nuove generazioni.

Ancora da quell’intervista:

A 17 anni io realizzavo una poltrona Luigi Filippo con schienale capitonné in 3 ore… mi piacerebbe vedere qualche 17enne battermi, oggi, ma non ne vedo, e mi dispiace

Oggi voglio ricordarlo così.

Insieme a tutti i ragazzi della Berto voglio fargli vedere che ci siamo. Che stiamo andando avanti. Che – per quanto dura possa essere – noi non ci fermiamo. Che sui suoi valori non molleremo mai.


 
 

 
 

 
 
 

 
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