MONOLITI

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Una casa non a caso

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Abbiamo parlato spesso di come la forma, la luce e il materiale siano gli elementi fondamentali per creare uno spazio che trasmetta delle emozioni.

3 foto 3 copiaOgni singolo materiale ci trasmette diverse sensazioni e percezioni che producono tra loro accordi e conflitti; il materiale gioca con la luce e le dà forma; quando la luce colpisce una superficie solo allora inizia ad esistere.

Questo gioco di ruoli tra materiali, luce e forma rappresenta il cardine della scrittura architettonica.

Durante la progettazione  noi giochiamo con loro, li calibriamo e li dosiamo a piacimento.

In una casa faremo delle scelte che ci porteranno ad ottenere uno spazio confortevole, un luogo che accolga e trasmetta serenità e faccia stare bene colui che vivrà e si muoverà in quello spazio.

Se ci troviamo a dover affrontare la progettazione di un luogo che debba comunicare5 RIMG0047 copia emozioni particolari, che fortunatamente sono piuttosto rare da vivere durante le nostre giornate, emozioni come disorientamento, perdita di equilibrio e claustrofobia allora giocheremo con i nostri tre elementi – forma, luce e materiali – in modo diverso.

Ho potuto verificare di persona come l’architetto Peter Eisenmann abbia calibrato questi elementi e sia riuscito a fare percepire a colui che si muove e si inoltra all’interno dell’ Holocaust-Mahnmal una forte sensazione di disagio e disorientamento. La forma contribuisce con i 2711 parallelepipedi di altezza variabile che invitano ad entrare gradualmente e volontariamente in uno spazio aperto alla città ma … ostile.

La luce penetrando dalle traverse ortogonali fa perdere l’identità rettilinea dei vicoli stretti e alti e perfettamente squadrati. Questo può sembrare un sollievo percorrendoli, ma è solo un sollievo apparente perché girato l’angolo si prospetta una identica percezione dello spazio aumentando così il nostro disorientamento.

6 RIMG0053 copiaNel punto in cui i parallelepipedi sono più bassi si può vedere la luce che si ferma sui piani orizzontali e l’intero complesso assume un aspetto molto compatto eliminando così la percezione che siamo davanti ad uno spazio in cui poter entrare.

Camminando il livello del suolo scende e veniamo inghiottiti7 RIMG0065 copia dai grandi blocchi realizzati in cemento grigio scuro che con il loro sviluppo verticale raccontano la misura della tragedia della Shoah. Alzando lo sguardo verso l’alto la forza del materiale allontana quella sensazione di libertà che si ha generalmente quando guardiamo  il cielo.

4 foto 4 copiaUn luogo analogo è stato realizzato all’interno del Judisches Museum dell’architetto Daniel Libeskind. Un  percorso tra blocchi di cemento molto alti e inclinati. Camminando su ciottoli2 foto 2 copia posizionati anch’essi su piani lievemente inclinati si perde l’equilibrio, non è  immediatamente percepibile ma è sottile e presente. In questo spazio risulta difficile trovare una collocazione; persino sulla lunga panca in cemento armato è arduo sedersi senza scivolare. Uno spazio che rifiuta.

La luce, la forma e il materiale nelle loro infinite relazioni intervengono in modo determinante nella creazione di uno spazio pieno di emozioni.

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