dei miei deliri

Pubblicato da blog ospite in Una casa non a caso

DSC_2405 copia EVIDENZA

“Qualunque cosa la mente umana si trovi a dovere comprendere, l’ordine ne è una indispensabile condizione”.

In queste ultime settimane la mia attività professionale è stata tutta concentrata sulla progettazione. Quando questo commento è saltato ai miei occhi, in una delleDSC_2406 copia tante letture che si susseguono e si accavallano nel corso delle giornate, non ho potuto fare a meno di fermarmi a riflettere: quanto è vero!

Non vi nascondo che, forse, il momento più complesso nel mio lavoro è proprio quello in cui il cliente deve accogliere quanto è stato per lui progettato. Per scherzo, un giorno, ho pubblicato sulla pagina fb di Marina, un post nel quale chiedevo consigli su come fare comprendere ai clienti le scelte formali adottate nella progettazione della loro casa. L’amico Lello –architetto- mi suggeriva di non spiegare. Questa è una forma di saggezza, ma il mio spirito di educatore mi spinge a voler far comprendere, per forza, cosa c’è dietro il pensiero del progettista; come dire: fare leggere l’ordine, che è condizione fondamentale per comprendere.

In giorni carichi di lavoro, farciti da seminari di aggiornamento –obbligatori per noi architetti per lo svolgimento dell’attività professionale- e incontri con amici, con i quali non si parla altro che di Arte, vedo sempre più delineato quello che è lo scopo nella mia vita e, quindi, nel lavoro che svolgo: guidare, fare comprendere il valore fondamentale della progettazione della propria casa, è una condizione fondamentale per la formazione della coscienza civile.

Il mio pensiero torna al momento storico in cui la ricerca della perfezione, dell’equilibrio, delle relazioni pure, dell’ordine teorizzato nel De Stijl, tende a coinvolgere l’intero sistema della vita con tutti gli aspetti che la producono, fino a coincidere con la stessa casa nella quale l’Uomo vive.

DSC_2413 copiaMondrian scriveva: “La pura visione plastica deve costruire una società nuova, come in arte ha costruito una espressione nuova; una società fondata sull’equilibrio del dualismo tra mente e materia, una società di rapporti equilibrati”.

Parla quindi dell’identità che c’è tra arte e vita, fondendole in una perfezione di stile, dal quale l’Uomo non si deve astrarre. L’atteggiamento dell’uomo verso la sua casa, e lo sviluppo dell’arte, è parallelo alla linea evolutiva della sua vita.

La casa in cui si abita, diventa l’espressione plastica del pensiero di chi la vive; così le scelte formali proposte nei miei interni, credo, debbano essere spiegate, elaborate, nella convinzione che il cliente si lasci guidare nel vedere espresse se sue esigenze, il suo essere in quello spazio che è la sua vita, della sua famiglia, delle sue relazioni, pensato per lui e con lui.

Parlando con i miei committenti, avverto chiaramente che ci è stato inculcato che la bellezza è per pochi, che la bellezza costa e, pertanto, accessibile ad alcuni e proibita ad altri. A tutti deve essere dato modo di poter vivere spazi personali, oserei dire, dedicati. L’arte appartiene a tutti; è un’attività spirituale dell’uomo che ha il fine di liberarlo dal caos della vita; è libera nell’applicazione dei suoi mezzi e non è limitata da altro se non dalle sue, proprie, leggi. Quindi il mio piacere è nel realizzare un interno che permetta di fare superare la perversa rassegnazione e sviluppare una forza, così efficace, da influenzare la cultura. Chi non comprende, si taglia fuori.

Sfogliando il catalogo della mostra di Mondrian, vedo come la pittura neoplastica anticipava quello, che poi, si esprimerà nelle forme e negli spazi architettonici. La composizione architettonica deve essere tale da fare perdere l’individualità delle varie parti e formare una unità inscindibile: il tutto deve essere in armonia, anche se non lo percepiamo materialmente. Ecco perché, realizzato un progetto, si è un po’ ostici ad apportare sostanziali modifiche: a quel punto è meglio riprogettare.

Una parete, un pavimento, un controsoffitto, un colore devono trovare equilibrio e risposta in qualunque parte dell’intera casa. Da qui nasce l’esigenza di essere onesti e sinceri: il pensiero guida non può prescindere da precise regole, che devono essere rispettate.

bELVEDERE copiaNello scrivere mi viene in mente un piccolo esempio che, forse, può aiutarci a comprendere meglio il concetto espresso in tante parole e che, probabilmente, potrebbe risultare poco chiaro. Osserviamo la planimetria del progetto del Cortile del Belvedere, in Vaticano. Il grande complesso di forma rettangolare si doveva raccordare con due edifici, già esistenti, di forma quadrangolare; il problema è stato risolto inserendo la curva di due esedre  per raccordare le forme. Noi, nel percorrere questi spazi, non percepiamo questa intuizione, ma avvertiamo che ci muoviamo in un luogo ben progettato, dove gli elementi si relazionano correttamente.

Quindi le forme, le linee rette o le curve, devono avere un senso, una motivazione per esistere, altrimenti è solo un virtuosismo che, diciamolo, molti  usano perché “fa tanto architetto”. Ed ecco, allora, forme che non entrano in dialogo tra loro, controsoffitti realizzati per “dare movimento” -se qualcuno mi sa spiegare cosa vuol dire, mi può aiutare- E’ necessario educare alla forma, all’arte!

Così  la nostra casa deve essere considerata un tutto con la città, con la vita; non deve essere considerata un insieme di pezzi formati da quattro muri, una serie di ambienti che chiamiamo stanze; ma una composizione di elementi in accordo con i mobili e gli oggetti che non saranno nulla in sé stessi, ma giocheranno con gli elementi costruttivi del tutto. E noi non siamo che parte di questo tutto; perdendo la vanità -il vuoto- delle nostre piccole e meschine individualità, saremo felici in questo spazio da noi e per noi creato.

Sì, Laura, sono d’accordo con te. Come tu dici: “l’Arte non è morta perché è ancora l’uomo a popolare questa Terra, e l’Arte non è altro che una espressione di questo umano, una grande possibilità per la sua evoluzione, che al momento attuale semplicemente “dorme”, in molti”.


 
 

 
 

 
 
 

 
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