E a casa vostra come si entra?!

Pubblicato da blog ospite in Decor, Retrò and Design

Com’è l’ingresso di casa vostra? Beh, sempre se l’avete
Spieghiamoci meglio: fino a qualche anno fa ogni ambiente era separato dai circostanti; si potevano così distinguere ingresso, cucina, soggiorno, salotto e zona notte.
Poi, tutto ad un tratto, complice la necessità di “risparmiare” metri quadrati, l’edilizia ha iniziato a sfrondare qua e lá, specie quegli spazi considerati morti, poiché solo di passaggio e non di soggiorno.
Fu cosí che la parola “ingresso” sparì dal vocabolario…inglobata nella “zona giorno”, che di fatto è un  tutt’uno che comprende ingresso, soggiorno, salotto e, talvolta, anche cucina.
Risultato?
Openspace!

Lo sguardo si espande senza imbattersi in ostacoli; gli spazi si dilatano e luce ed aria circolano.
Stupendo.
Se non fosse che…si entra direttamente in casa e spesso si sente la mancanza di una zona di “tampone”, dove appendere il soprabito, la borsa, o riporre le chiavi.
Esistono piccoli espedienti per ricreare questa zona ormai persa nelle nostre case e uno di questi può essere la rivisitazione del tradizionale appendiabiti anni ’60-’70, ovvero quel mobile o pannello (spesso anche un po’ kitch…) che però ha una sua efficace funzionalità.
Brutto ma buono?!

In effetti con il comparto appendi cappotti nascosto da un’anta che scorre o che si apre ad anta, uno specchio e un cassetto, questo arredo ha proprio tutto ciò che serve per candidarsi nella TOP 10 delle soluzioni contenitive compatte per ricreare la zona ingresso senza doverle dedicare un ambiente a sè stante.
Non ci credete?!
Suvvia, un po’ di immaginazione!

Come da una vecchia cartolina, emerge l’appendiabiti d’ingresso, rivestito in carta da parati porpora, in contrapposizione al paesaggio agreste dal sapore antico.
A questo fanno da contraltare elementi di design (Vitra, Kartell…) che attualizzano un pezzo vintage davvero d’altri tempi!
E questi come potrebbero trasformarsi?
Le loro potenzialità hanno bisogno di qualcuno che le ascolti!
Contattateci, che “abbiamo orecchio”!

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