L’illuminazione dei Gardens by the Bay di Singapore

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articolo scritto da: redazione luxemozione

Illuminazione Gardens by the bay

Qualche articolo fa, in riferimento al Internationa Year of Light 2015, si parlava di come quest’evento rappresenti, di fatto, un’opportunità unica per la diffusione della cultura del progetto d’illuminazione e del ruolo del lighting designer nel processo di progettazione. Per chi non li avesse letti rimando agli articoli pubblicati.

Oggi, su quest’onda, vi propongo un case study molto molto interessante: l’illuminazione dei Gardens by the Bay di Singapore, progetto ideato dallo studio giapponese Lighing Planner Associates (LPA) di Kaoru Mende.

I Gardens by the Bay, tra i più grandi giardini al mondo, si estendono su una superficie di circa 100 ettari, situata sui terreni bonificati presso il nuovo centro di Singapore a Marina Bay; aperti al pubblico nell’estate del 2012 a chiusura dei lavori di realizzazione, sono costati la cifra astronomica di oltre 600 milioni di euro.

L’ambizioso progetto è frutto di un concorso internazionale, “trasformiamo Singapore nel nostro Giardino” indetto nel 2006 e vinto dallo studio di paesaggisti Grant Associates, capogruppo di un più ampio team di progettazione.

Progetto d’illuminazione è, come dicevo, di Kaoru Mende, famoso lighting designer giapponese, fondatore dello studio di progettazione Lighting Planner Associates che, a termine del 2013, è stato insignito del prestigioso premio IESNA illumination Award of Distiction per lo straordinario progetto d’illuminazione dei Gardens by the Bay di Singapore.

Per l’illuminazione dei Gardens by the Bay è stato ideato un sistema in grado di intrattenere i visitatori e al contempo di fondersi armoniosamente con la vegetazione del giardino, l’acqua, e altri scenari naturali.

I quattro concetti principali che hanno guidato il progetto di lighting sono stati:

  1. favorire un’illuminazione in grado di generare giochi drammatici di ombre ed evitare eccessive quantità di luce,
  2. Interattività del sistema d’illuminazione,
  3. Perfetta armonia con le piante, l’acqua e il vento nei giardini,
  4. Definizione di un ambiente in grado di migliorare l’esperienza e coinvolgimento del visitatore all’interno dello spazio e portarlo a comprendere, quello che è definito da LPA, lo “spirito della foresta vivente”.

La luce è stata impiegata per sottolineare la qualità unica della progettazione del paesaggio e collegare le diverse sezioni dei giardini, ognuna delle quali è caratterizzata da peculiarità proprie, l’obiettivo era quello di creare un sofisticato ed emozionante paesaggio notturno, in cui il corpo illuminante non fosse protagonista, ma ben celato o integrato con l’ambiente circostante.

In questo senso la scelta della tecnologia e del prodotto più adeguato è stata fondamentale. Kaoru Mende, un po’ come tutti i Lighting Designer, non necessariamente considera i LED la migliore soluzione tecnologica per ogni progetto; in questo caso, tuttavia, viste le caratteristiche tipiche di questa tecnologia, tra cui si ricordano: la massima flessibilità di controllo, la lunga durata della sorgente , l’elevata efficienza luminosa e la possibilità di miniaturizzare, hanno spinto i progettisti verso una soluzione praticamente univoca a LED ; altre fonti di luce sono state tuttavia applicate, ma in pochissimi casi. Gli apparecchi d’illuminazione sono stati selezionati tra diversi produttori internazionali al fine di soddisfare, nel miglior modo possibile, le esigenze specifiche di ogni sezione del parco.

I Gardens non sono tuttavia solo un esperienza per i sensi o fonte di ricreazione e divertimento, ma anche magnifico tentativo di creare un sistema integrato e produttivo autorigenerante, così come avviene nel mondo naturale. L’acqua piovana dalle facciate vetrate delle serre è raccolta e riutilizzata per annaffiare le piante e raccolta in laghi artificiali, mentre l’evaporazione continua contribuisce a migliorare il microclima; l’aria calda delle serre è invece dissipata nell’atmosfera attraverso i “Super-trees”, il continuo ricircolo di aria, generato in moti convettivi, è fonte di un naturale raffrescamento delle aree sottostanti. Anche i rifiuti organici, una volta inceneriti, sono riutilizzati, un po’ come avviene in natura, come substrato fertilizzante per la vegetazione del parco.

Oltre ai grandi baobab artificiali, altri elementi caratteristici del giardino sono i due grandi “biomi”, ovvero strutture coperte all’interno delle quali sono ricreate caratteristiche bioclimatiche specifiche di ecosistemi di diverse aree della terra. Gigantesche strutture che di notte emettono luce dall’interno, dove lo spazio è rischiarato da delicati effetti di luce dinamica, scenografica o funzionale, dedicata ai percorsi o alle strutture qui situati, realizzati con bollard, paletti ed elementi nascosti nella vegetazione o celati nelle strutture. Elemento caratteristico del più piccolo dei due spazi, in cui è ricreato il l’ecosistema delle foreste tropicali, è la cascata d’acqua alta sei metri, illuminata da corpi illuminanti a LED RGB e attorno alla quale girano passerelle in cui sono integrati moduli lineari LED ad evidenziarne il percorso. All’esterno le nervature portanti sono illuminate da una serie di proiettori a cui sono state applicate protezioni cilindriche che nascondono il corpo illuminante e consentono il massimo controllo della luce, senza alcuna dispersione.

Vera attrazione dei giardini, come si diceva, sono i diciotto “Super-trees” , progettati per somigliare, per forma e dimensione, a giganteschi baobab, della sottospecie Adansonia Grandideri del Madagascar, elencati tra le specie in via di estinzione.

Le enormi strutture, alte fino a 50 metri, sono state ingegnerizzate con il supporto di Atelier One e costituiti da quattro parti principali, assemblate a terra e sollevate in posizione utilizzando attrezzature idrauliche. La sezione interna comprende una struttura in calcestruzzo, che funziona da camino di espulsione dell’aria calda. Attorno al pilastro centrale è posizionata una struttura in acciaio, coperta all’esterno da piante rampicanti, che si apre nella parte superiore come un ombrello, simile alla struttura di un Taraxacum e alla cui sommità sono montati pannelli solari. I pannelli servono a raccogliere l’energia del sole che, convertita in energia elettrica, viene riutilizzata per l’illuminazione artificiale durante le ore di buio.

I maestosi alberi artificiali forniscono dunque ombra e protezione durante il giorno e al tramonto prendono vita grazie ai sistemi di illuminazione in essi integrati e celati all’interno della struttura, in modo da renderli invisibili durante l’arco della giornata. Le scenografie sono gestite attraverso un sistema di controllo DMX centralizzato. Le strutture verticali sono illuminate da proiettori a ioduri metalici da 250W posizionati intorno alla base di ciascuna struttura, nella parte superiore la membrana che chiude le strutture verticali è retroilluminata da corpi illuminanti LED con luce che cambia colore lentamente nel corso della notte.

Tra i tronchi dei “Super-trees” si snoda, ad un’altezza di 22 m, una passerella sospesa (Skyway) lunga 128 metri, da cui si può godere di una vista spettacolare sui giardini. Più in alto, alla sommità degli alberi maggiori, ha sede un ristorante, da cui i visitatori possono ammirare un panorama ancora più ampio verso Marina Bay e oltre, in direzione del mare.

La passerella è illuminata da una serie di apparecchi lineari posizionate alla base del ponte per evitare qualsiasi problema di abbagliamento e a generare un magico gioco di luci ed ombre che non impedisce la vista verso il panorama. Nei bordi esterni inferiori sono invece inserite strip LED RGB a mettere in evidenza la curva elegante e sinuosa della Skyway nel cielo notturno.

In conclusione dunque, il progetto realizzato per i “Gardens by the Bay” di Singapore, è un chiaro esempio in cui massima è l’interazione tra discipline: architettura del paesaggio, scienze ambientali, ingegneria e lighting design sono strettamente connesse; nessuna parte è fine a sé stessa, ma elemento singolo di più un grande.

Fotografie e disegni utlizzati nell’articolo sono di  Grant Associates, Craig Sheppard e Lighting Planners Associates, Toshio Kaneko

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