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PLDC 2019 a Rotterdam, è aperto il Call for Papers

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Siete pronti per  PLDC Professional Lighting Desing Convention 2018, che tra poche settimane si svolgerà a Singapore? Vi ricordo infatti che l’organizzazione dell’evento, subito dopo la chiusura dell’edizione 2017 , svoltasi a Parigi il novembre scorso, ha deciso di esportare l’evento anche fuori Europa, trasformandolo a tutti gli effetti in appuntamento globale di riferimento per il settore della progettazione della luce.

PLDC2018 in singapore

Giusto per ricordare, PLDC Professional Lighting Design Convention è un evento annuale (in passato si svolgeva con cadenza biennale) di riferimento per il settore lighting, mirato sia alla categoria dei progettisti indipendenti, che alle aziende produttrici ed  altri  attori connessi al campo dell’architectural lighting design. Tuttavia, mentre si aspettano gli eventi del prossimo 25 ottobre, l’organizzazione ha già cominciato il conto alla rovescia per l’appuntamento di PLDC 2019, che si terrà a Rotterdam  dal 23 al 26 di ottobre 2019, sono infatti aperti i Call for Paper per sottoscrivere i documenti da proporre quale traccia per la prossima conference.

PLDC

Call For Papers PLDC 2019 a Rotterdam

Il call for paper è rivolto a professionisti della luce indipendenti senza limiti d’età o meriti, oltre che a ricercatori, docenti e in generale a coloro che lavorano nei settori della luce, in cui sono coinvolti lighting designers professionisti.

L’invio della documentazione è consentito solo fino al 16 di novembre 2018, l’esito della selezione dei papers sarà comunicata a febbraio 2019.

Il materiale dovrà essere inviato attraverso il sito dell’evento, al seguente link.

Maggiori informazioni sul call for papers le potete trovare all’interno del pdf completo della call.

PLDC, vi ricordo,  è un evento che nasce con l’intento di incoraggiare la condivisione di competenze dove anche i “ maestri “possono apprendere dai nuovi arrivati.

La conferenza si svolge 3 giorni, durante i quali si susseguono conferenze o altre attività correlate, tra cui workshop, eventi culturali, ecc. Le sessioni di dibattito, che si terranno in lingua inglese, comprenderanno 6 Keynote Speakers, oltre a circa 80 presentazioni, i cui argomenti saranno selezionati durante lo scrutinio (blind selection) dei documenti inviati in fase di Call for Papers.

Gli argomenti che verranno trattati durante la 3 giorni di conferenza, saranno suddivisi i 4 track principali:

  1. ricerca,
  2. lighting Application e casi studio,
  3. pratiche professionali e problemi correlati allo svolgimento della professione e,
  4. hot topic dell’edizione di Rotterdam sarà Office&Retail.

Ricordatevi quindi in fase di invio della documentazione di selezionare adeguatamente la categoria.

La durata di ogni intervento sarà di 45 minuti, incluse domande e risposte finali.

Oltre al call for papers per le conferenze è aperta la sessione di invio per le Experience Rooms, aree dove i visitatori potranno vivere l’esperienza della luce (o dell’ombra) attraverso diversi ergomenti d’interesse che verranno proposti.

Tutte le info aggiuntive le potete trovare sul sito di PLDC 2019 a Rotterdam

Quindi, mi raccomando, inviate il materiale. Non mi resta che augurarvi in bocca al lupo!

 

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Pomezia light festival, quale strumento di riqualificazione del territorio

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Qua su Luxemozione già diverse volte si è parlato di luce quale elemento di rigenerazione e riqualificazione urbana. Le modalità sono diverse: partendo da interventi di illuminazione architettonica permanenti, oppure installazioni temporanee, quali ad esempio workshop di illuminazione urbana, interventi di social lighting, oppure opere di light art su scala urbana,  quali ad esempio FFF Multiplicity Shape of Fire, realizzato a Foggia dell’amico Romano Baratta in seno all’evento Libando, viaggiare mangiando.

In questo settembre ricco di eventi sulla luce, vi voglio riportare un evento degno di nota: il Pomezia Light Festival.  Evento organizzato da Opificio in collaborazione con il Comune di Pomezia, che torna per la sua seconda edizione dal 21 al 23 settembre.

Un festival fortemente legato al suo territorio che punta sulla necessità di riappropriarsi della relazione con lo spazio cittadino. Le opere del festival ridisegneranno le strade della città, neutralizzando ogni distanza tra artista e fruitore, entrambi attori protagonisti sul terreno comune dello spazio urbano.

L’obiettivo è produrre arte sul territorio, per il territorio, con la cittadinanza, arrivando a generare un intervento di rigenerazione urbana, ovvero azioni di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio preesistente. L’effimero che diventa permanente.

La città come non l’avete mai vista: giochi di luce che interagiscono con il pubblico, palazzi abbandonati che rivivono con nuovi colori, proiezioni che catapultano lo spettatore in dimensioni diverse spingendolo a guardare quello che lo circonda con occhi nuovi.

Gli organizzatori: chi c’è dietro Pomezia Light Festival

Opificio nasce in una scuola. Forse non in una scuola qualunque ma una scuola, l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini. Tutto è iniziato con un laboratorio sulla creatività dal nome Officina, ancora attivo. La convinzione è stata fin da subito quella di produrre comunicazione al di fuori dei circuiti consueti e con risultati che, già allora, potevano misurarsi col mondo delle professioni.  Opificio è un collettivo che esplora linguaggi, tecniche, teorie, pratiche produttive, con l’avidità di chi vuole conoscere e capire ma con la barra fissa su un punto: non scostarsi mai da un’etica che è condizione indispensabile per la creazione dell’opera d’arte contemporanea. Perché ciò sia possibile due sono le vie: lo studio (Opificio arriva da una scuola) e il lavoro (si va verso il mondo). L’obiettivo è l’indipendenza, artistica, filosofica ed economica.

Gli eventi del Pomezia Light Festival

Sono previsti interventi di 27 artisti di cui 8 internazionali, oltre 15 interventi artistici, 1 chilometro e mezzo di percorso per oltre 1000 metri quadrati di luce, una sezione dedicata agli artisti under 35 finanziata dal bando Siae SILLUMINA, più di 50 universitari e liceali al lavoro: tre giorni in cui Pomezia sarà invasa da opere artistiche multimediali, digitali, luminose, selezionate tra una rosa di artisti che hanno risposto alla Call for Artist indetta lo scorso novembre.

 

Pomezia Light Festival si articola in tre sezioni:

  • AroundTheCity dedicata a interventi sulla città quali digital performance, live media performance, video teatro, video installazioni, installazioni luminose, light art, light design, digital art; 
  • EyesUpTower tesa a raccogliere esclusivamente proposte di video mapping o live mapping sulla Torre Civica, fiore all’occhiello di Pomezia;
  • FunAtBeach, sezione dedicata alle live performance, con un occhio di riguardo per AV performance, live cinema, VJing.

Tra le novità più attese di questa edizione il musicista e compositore Gabriele Marangoni, direttamente da Ars Electronica, il prestigioso festival e laboratorio di sperimentazione permanente su arte, tecnologia e società con sede a Linz, in Austria, che destabilizzerà il pubblico del Pomezia Light Festival con il live-set elettroacustico “RED NOISE”, sul tema del collasso.

La performance è arricchita dai visual dell’artista Ai Di Ti (Angela Di Tommaso): nei suoi lavori ama mixare vari elementi tecnologici in una continua ricerca volta all’abbattimento dei limiti estetici nell’opera d’arte digitale. Nelle sue opere troviamo riferimenti a politica ed attualità, in una chiave estetica fatta di distorsioni e manipolazioni estreme del reale, senza rinunciare alla satira e all’esaltazione propria dell’era digitale.

I progetti di punta, e molto altro

Sempre sul tema del collasso, inteso come “possibile cedimento” della città ideale, è il progetto “COLLAPSE” realizzato in collaborazione con Alma Artis Academy, l’Accademia della Belle Arti di Pisa.

Verrà allestito uno spazio e un laboratorio che elabori questo tema, attraverso gli strumenti performativi audiovisivi, nella convinzione della necessità di formare figure professionali non più riconducibili alla categoria tradizionale dell’artista ma specialisti chiamati a interagire con un nuovo universo tecnologico e scientifico, consapevoli delle conseguenze culturali e sociali del loro agire in quanto progettisti multimediali.

“FALLEN CHANDELIER” dell’artista tedesco Tilman Küntzel, un’opera ricca di suoni e immagini che ricreano, tramite un lampadario caduto, un’atmosfera inebriante e molto luminosa. Riprendendo il Kintsugi, usanza giapponese per cui un oggetto rotto viene riparato con l’oro, l’opera è un gioco di luci melodico che, attraverso i suoni, dà vita ad uno spettacolo unico nel suo genere. 

PKK” (Proiezione Kon Kinect), realizzata dall’Associazione HackLab Terni. Grazie all’utilizzo di un doppio sensore a raggi infrarossi, gli spettatori possono partecipare attivamente alla realizzazione di un’opera attraverso i soli movimenti del corpo.

I+I=III” del collettivo Crono (Federico Cecchi e Andrea Daly): un “termometro” che registrando la frequenza delle presenze degli spettatori modifica le luci in base ai partecipanti generando un’esplosione di colori.

SCATOLA DEL VENTO” realizzato dal duo FanniDada (Fanni Iseppon e Davide Giaccone): un viaggio a tappe in cui le immagini si modificano grazie a una bicicletta autoalimentata con batterie e pannelli solari.

SPACE DISLOCATION” di Nerd Team, duo estone composto da Jari Matsi e Judith Parts. Insieme ridanno vita a edifici scolastici inanimati e spogli, riempiendo di colore e luce il grigio delle pareti e il vuoto delle finestre, aggiudicandosi il titolo di “Frankenstein del Pomezia Light Festival”.

Vita diversa anche per la Torre civica della città, trasformata dall’abilità di Vj Alis, alias Alice Felloni: suoni sperimentali e colori futuristici si fondono in un viaggio attraverso il tempo, la mente e la prospettiva di “PROSPECTIVA MENTIS”.

Per riflettere sulla percezione del tempo e la continua ricerca di equilibrio, ecco “SHISHI ODOSHI” di MEDIAMASH STUDIO (Luca Mauceri e Jacopo Rachlik); “#intervalli@plf.mov” di Francesco Elelino e Rakele Tombini esplora attraverso videoproiezioni il mondo del linguaggio televisivo.

NEUTRO” di Simone Sims Longo affronta il concetto di non appartenenza. Attraverso geometrie che si evolvono nel tempo e nello spazio, l’artista traduce questa la classica riflessione shakespeariana (“Essere o non essere”?) in immagini e suoni utilizzando diverse tecniche video.

Già ospite della prima edizione, Tommaso Rinaldi aka High Files presenta “FLANEUR”, ovvero un uomo alla ricerca delle bellezze della sua città. Con uno sguardo al futuro, come un eroe decadente dei romanzi del D’Annunzio, Rinaldi si lancia all’incessante ricerca del bello, di strutture e spazi che suscitino emozioni positive.

Ritornano per questa nuova edizione anche Marco Di Napoli con “ART&NEON”, grazie all’ausilio della stampa digitale e di tubi neon sagomati riproduce quadri luminosi e il duo formato da Andrea Mammucari e Biancamaria Centaroli“LUMEN-CODE: BIANCO”, ispirati dal tema della Smart City realizzano un’istallazione e uno spazio con lampade led a basso consumo.

L’artista Faber Sorrentino per la sua opera s’ispira idealmente al ritratto di Tiziano concependo.

“TRITTICO”: tre rilievi che raffigurano un vecchio, un uomo adulto e un ragazzo che rappresentano rispettivamente il passato, il presente e il futuro. 

“L’EVOCAZIONE” dell’artista Carlo Flenghi richiama immagini oniriche non solo per il titolo ma anche per il suo allestimento: tentacoli illuminati, luci mobili, pendenti, spilli da cucito bianchi che creano l’illusione di tante piccole lucciole.  L’opera, è ispirata ai capolavori dello scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft e pone l’attenzione sul problema critico dell’inquinamento marittimo.

Non solo arte digitale ma anche pittura tradizionale con il progetto artistico Controllo Remoto. Le opere che verranno presentate sono realizzate con colori e spray acrilici mediante l’uso di stencil e proiezioni e sono il risultato di una fase progettuale in cui le immagini vengono elaborate con programmi informatici. Infine il progetto fotografico “SEVEN MILLIONS” di Fabio Mignogna e l’opera “ALVEUS NC” di Vito Marco Morgese, alias Seed, in cui si alternano giochi di ombre e light show glitch.

Oltre alla light art…

Un festival che vive di notte ma che non rinuncia alle ore diurne, dedicando ampio spazio a incontri, workshop e masterclass suddivisi in modo da coprire tutte le fasce d’età, con il coinvolgimento di esperti, studiosi e artisti. Fulcro delle attività lo smart village, la struttura che ospita gli incontri e allo stesso tempo una piazza in cui scambiare conoscenze ed esperienze.

I relatori degli incontri sono: Stefano Lentini, affermato musicista impegnato in colonne sonore per cinema e televisione, l’unico compositore italiano insieme ad Ennio Morricone ad essere rappresentato negli Usa da “The Gorfaine/Schwartz Agency”;  Anna Maria Monteverdi,  una delle più grandi esperte di digital performance e video teatro in Italia;  Carlo Infante, changemaker, docente freelance di Performing Media, progettista culturale, fondatore di Urban Experience e scenarista per la resilienza futura; Daniela De Angelis, docente presso il Liceo Artistico Roma 2, svolge attività di ricerca e studio nel settore dell’arte contemporanea, ambito nel quale ha pubblicato scritti e cataloghi, in particolare sul Novecento; Roberto Renna docente presso l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione, ha lavorato in Rai occupandosi di repertorio di spettacolo leggero ed è stato è stato redattore della rivista Poliscritture. Ha fondato con altri Opificio.

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Percezione, Luce e Visione. Intervista all’artista Raffaella Romano

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Quando ci si accinge a parlare di luce ci si addentra in un complesso sistema, un organismo mi verrebbe da dire, in cui si intrecciano molteplici argomentazioni, che partono prima di tutto dalla consapevolezza che il mondo, così come lo osserviamo, è possibile solo grazie alla luce, che viene raccolta attraverso il nostro sistema di visione: l’occhio. Ogni informazione raccolta viene processata dal nostro cervello e poi, parafrasando un amico e collega: “iniziano i problemi”. Questo accade perché, ogni fenomeno legato alla luce, è strettamente connesso al sistema di percezione, composto in modo duale da occhio e cervello. Ciò che si osserva è sempre pesato in modo soggettivo attraverso la nostra esperienza, in estrema sintesi, noi osserviamo quello che il nostro cervello vuol farci vedere. Quest’ultimo risulta essere un “problema noto” anche a chi si occupa di fisica della luce: la fotometria, ovvero la scienza che misura la luce, è infatti  costruita partendo da questo presupposto.

Questa premessa è per sottolineare ulteriormente l’importanza dello studio della percezione della luce e del colore. Oggi vorrei presentarvi l’opera di una giovane artista Italiana, Raffaella Romano, che ho avuto il piacere di conoscere e che ha fatto della percezione e dei fenomeni legati alla luce e visione l’elemento centrale della propria opera. Ecco una breve intervista, vediamo cosa mi ha raccontato.

Raffaella Romano

GR: Ciao Raffaella, raccontami della tua formazione. Quali sono state le scelte fondamentali che ti hanno condotto a ciò che fai oggi: il tuo percorso di studi, i tuoi incontri, le esperienze più importanti per il tuo percorso.

RR: Ho iniziato studiando pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, il mio primo approccio è stato dal principio orientato verso la percezione visiva, verso i meccanismi che determinano la formazione di immagini mentali nella mente dell’osservatore. Subito dopo mi sono specializzata in fotografia, in quegli anni ho avuto modo di sperimentare tanto, passando dalla camera oscura alla video- installazione. Tanti gli stimoli e i confronti, gli incontri fortunati, tra cui quello col duo artistico Moio&Sivelli, dapprima docenti e cari amici oggi, mi hanno insegnato molto e sostenuto anche nelle opere che sembravano irrealizzabili.

Tra le esperienze più significative metto sicuramente la mia partecipazione alla Residenza Artistica Bocs-Art a cura di Alberto Dambruoso, lì ho avuto la possibilità di incontrare fantastici artisti che si sono prestati ai miei esperimenti visivi, ho prodotto un “Laboratorio di visioni primarie” dove l’osservatore è invitato a guardare, le cellule superficiali del proprio occhio attraverso lo scintillio in una goccia d’acqua.

Raffaella Romano La Visione dell'osservatore
Raffaella Romano La Visione dell’osservatore : disegni del curatore Alberto Dambruoso e artista Guerrilla Spam
LABORATORIO VISIONI PRIMARIE, vetri colorati, luce, acqua.Sul retro PANNELLO SOLARE

In tal caso è proprio questo bagliore, o minuscolo scintillio  che, permette la visione, che si palesa all’interno un disco luminoso. Inoltre sempre lì ho realizzato “La visione dell’osservatore”, l’opera che traduce questo laboratorio in un “dispositivo” mediante specchi, lenti e riflessioni luminose e che probabilmente rappresenta al meglio la mia ricerca attuale.

Raffaella Romano Osservatore in laboratorio
Raffaella Romano Osservatore in laboratorio
Raffaella Romano La Visione dell'osservatore
Raffaella Romano La Visione dell’Osservatore
Raffaella Romano La Visione dell'osservatore
Raffaella Romano La Visione dell’osservatore
Raffaella Romano Riflesso gocce
Raffaella Romano Riflesso gocce

GR: Mi piacerebbe capire quali sono per te le ispirazioni, i contenuti e i modi che intervengono nel processo di creazione. Come nasce un’opera d’arte? Cosa pensi del rapporto tra osservatore ed opera osservata?

RR: Diciamo che il processo creativo stesso, il suo studio, è quello che mi ha condotto alle recenti opere ed è tuttora un campo d’ interesse  .

L’ho indagato tanto, arrivando ad analizzare me stessa, giungendo alla conclusione che volendo rappresentare il processo creativo attraverso l’arte, non facevo altro che produrne uno ulteriore per rappresentarlo. Per me la superficie non trasmetteva completamente all’osservatore tutto quello che c’era dietro, volevo far vivere l’emozione della creazione, la sensazione di vedere un’immagine per la prima volta ma, allo stesso tempo sentirla intima, proporre un’esperienza visiva e sensitiva simile alla mia ma, con tutte le variabili di questo scambio. Quindi ho iniziato cercando di stimolare la mente e l’occhio dell’osservatore affinchè producesse, un’immagine, un processo del tutto soggettivo e, la percezione, si palesasse viva nella sua mente. Il modo è venuto naturalmente, osservando ciò che mi sta intorno. Sono stata attirata da sempre da quello che appare sfuggente ed effimero, e da ciò che spesso il sistema occhio-cervello bypassa come disturbo visivo. Mi succede spesso con la luce, quando percepisco “un’anomalia” nel campo visivo, per me è il momento di iniziare la ricerca, di capire dapprima cosa sto vedendo e poi come trasformare questa percezione in un’opera che sia uno stimolo visivo per il fruitore.

C’è da dire comunque che in ogni lavoro dal primo all’ultimo tutto è passato sempre dalla visione, l’attenzione istintiva verso un dettaglio si è sempre collegata automaticamente alle mie riflessioni.

GR: Vedo che tu hai a cuore temi che riguardano la percezione e i fenomeni legati alla luce. Come interviene e quale ruolo ha la luce naturale nel tuo lavoro?

RR: L’osservazione del cielo diurno mi ha dato stimoli intensi ed inaspettati, in più ha rivolto la mia attenzione verso i fenomeni endottici, le visualizzazioni soggettive che avvengono all’interno dell’occhio. Ho scoperto che la luce intensa del cielo e nello spettro cromatico del blu, attiva molte di queste visualizzazioni in cui l’occhio guarda se stesso ed è davvero possibile vedersi dentro. Mi ha sempre attirato la luce perché c’è tanto da scoprire e tanto da sperimentare, ed è collegata al tempo, alla dualità a tutto ciò che ci circonda. Ad esempio penso che esista una stretta correlazione tra i fenomeni ondulatori, che lega gli stati delle onde cerebrali, alle onde sonore e all’onda luminosa. Trovo interessante anche il fenomeno della persistenza retinica e penso che attivi in maniera positiva la mente attraverso le visualizzazioni interne di luce.  Che ci possano essere questi effetti, osservando un’opera d’arte mi affascina molto.

Nelle foto qua sotto “Visioni Endottiche”

Raffaella Romano Visioni endottiche
Raffaella Romano Visioni endottiche
Raffaella Romano Visioni endottiche
Raffaella Romano Visioni endottiche

 

GR: Cosa è per te la visione? Quale pensi sia il rapporto tra la percezione e la visione dell’opera?

RR: Per me la visione è un evento percettivo-soggettivo  e in quanto tale andrebbe vissuto in maniera partecipativa da parte dell’osservatore. Penso che nel mio caso la percezione e la visione dell’opera siano separati da una linea sottile e spero in futuro di riuscire ad assottigliarla sempre di più.

GR: Raccontami della tua prima opera, dell’evoluzione del tuo lavoro negli anni e di come si stia concretizzando ultimamente. Su cosa stai lavorando, quali sono le tue ricerche recenti?

RR: La mia prima opera è stata un’installazione pittorica intitolata Nullificazione, Dilatazione, Moltiplicazione, consisteva in un dipinto di grandi dimensioni vicino alla pittura informale, difronte ad esso una sedia a dondolo e delle cuffie isolanti dai suoni. Mostravo similmente al test di Rorschach degli stimoli informi però sui toni più indefiniti del bianco, il movimento della sedia voleva offrire punti di vista e percezioni differenti. L’opera si proponeva come stimolo visivo-sensitivo.

Raffaella Romano Nullificazione, Dilatazione, Moltiplicazione
Raffaella Romano Nullificazione, Dilatazione, Moltiplicazione

La percezione visiva è rimasta una costante nel mio lavoro affiancandosi nel tempo alle ricerche sul processo creativo, a quelle sulla superficie dell’opera fino al rapporto con l’osservatore, i mezzi sono stati davvero vari a seconda di quello che volevo rappresentare.

Comunque sia adesso mi accorgo che l’intento della mia prima opera corrisponde a quello attuale,  ora cambia solo il medium e grazie alla luce ho nuove strade aperte.

Al momento sto lavorando sempre sui fenomeni endottici, su quello che chiamerò “Blue field” e si lega alla luce naturale, indago più precisamente quel vivo e disordinato scintillio nel cielo diurno. Sto studiando  anche la deprivazione visiva, sia al buio e, sia in presenza di luce ma, comunque in assenza di input visivi. Queste deprivazioni paradossalmente attivano percezioni luminose che non si riferiscono alla realtà esterna ma a quello che avviene all’interno del nostro corpo e possono essere visualizzate solo mentalmente. Un esempio di questo sono i fosfeni, fenomeno a cui sono legatissima e che è ancora in fase di analisi e maturazione.

GR: Ci sono desideri o progetti futuri che vorresti vedere realizzati?

RR: So di aver mosso solo un piccolo passo nell’indagine della percezione e della luce e che la strada è davvero tutta in salita, ma se mi parli di desideri vorrei sicuramente trovare nel mio futuro una stanza piena di luce solare e un’opera ad occhi chiusi.

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Sorgenti incandescenza ad alogeni addio per sempre

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Il primo settembre 2018, oltre a decretare la chiusura ufficiale di queste vacanze d’estate, sarà da ricordare poiché, proprio in questa data, verrà dato il via all’ultimo step (il sesto) del processo di fuoriuscita (phase-out) dal mercato delle sorgenti ad incandescenza.

Ultimo passaggio di un processo iniziato il primo di settembre del 2009 ad opera della normativa europea in tema di Ecodesign o direttiva EUP (Energy Using Products) 2005/32/EC, la quale definisce i parametri per una progettazione ecocompatibile di prodotti che consumano energia;  a cui va aggiunto il REGOLAMENTO (CE) N. 244/2009 DELLA COMMISSIONE Europea: misura di implementazione per le lampade non direzionali di uso domestico (Domestic Lighting Part 1) che definisce, inoltre, i criteri da utilizzare in questo processo di phase-out delle sorgenti incandescenza tradizionali e ad alogeni.

Qua sotto un’immagine che riassume i 6 step previsti all’interno del regolamento CE.

fasi-ecodesign lampadine

In questi ultimi 9 anni se ne sono viste di tutti i colori. Già prima dell’inizio del processo di fuoriuscita dal mercato, io ed altri colleghi ci si guardava increduli e si diceva: ma figurati se riusciranno mai ad eliminare la tanto amata incandescenza dal mercato. Ed invece così è stato ed infatti sta accadendo.

Ad esempio nell’articolo, lampade ad Incandescenza addio? , pubblicato nel luglio del 2007 (era uno dei primi post di luxemozione), riportavo con un po’ di incredulità i primi rumors su quest’argomento:È notizia di questi giorni (era il 2007) che tra i provvedimenti “salva clima”  volti alla riduzione delle emissioni e dei consumi  vi sia la seria volontà di mandare in pensione la vecchia “lampadina” ad incandescenza entro il 2012, sarà vero?

Cosa succede dal primo di settembre 2018

Vediamo dunque nel dettaglio cosa succede dal primo di settembre. Più nel dettaglio, lo step 6 coinvolge le sorgenti ad alogeni non direzionali (senza riflettore incorporato) di classe energetica inferiore a C, che presentano le seguenti caratteristiche:

Halogen phase out
Fonte LEDVance.it

SORGENTI PHASE OUT 6

Le lampade ad alogeni lineari con attacco R7s e Miniaturizzate con attacco G9 sono escluse dalla direttiva solo se di classe non inferiore a C.

SORGENTI not included PHASE OUT 6Sono escluse inoltre le sorgenti per uso speciale come quelle utilizzate nei forni, che non possono essere sostituite adeguatamente con tecnologie alternative.

Da ricordare che in quest’ultimo step era previsto nel regolamento originale per il settembre 2016, tuttavia a febbraio 2015, a seguito di valutazioni congiunte tra Commissione Europea e Associazioni di Categoria dell’illuminazione internazionali, volte a comprendere lo stato di evoluzione tecnologica delle sorgenti LED, si decise di spostare questo step al settembre 2018.

Qua il regolamento della Commissione Europea 2015/1428 pubblicato nell’agosto del 2015, che aggiorna il regolamento (CE) n. 245/2009 e che abroga la direttiva 2000/55/CE e regolamento (UE) n. 1194/2012.

La decisione di procrastinare, fu conseguenza della necessità di consentire alla tecnologia LED più tempo per essere in grado di sostituire in maniera esaustiva la tecnologia alogena classe D

Qua maggiori informazioni: Messa al bando delle lampade ad alogeni , è necessario uno slittamento?

Va inoltre ricordato che nel 2009, quando venne emanata la direttiva ecodesign 244/2009, la Commissione Europea prevedeva che la tecnologia CFL-Compact Fluorescent Lamp (comunemente conosciuta come lampada a risparmio energetico) avrebbe rimpiazzato la tecnologia incandescente chiara uscente dal mercato. Così non fu a causa di diversi fattori, tra cui la qualità della luce emessa, problemi tecnici legati al funzionamento, oltre naturalmente al problema legato allo smaltimento delle sorgenti a risparmio energetico fluorescenti compatte, che di fatto contengono mercurio ed altre sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente e sono quindi da smaltire in modo differenziato.

Sui problemi legati allo smaltimento delle lampade a risparmio energetico vi consiglio la lettura di quest’articolo di qualche anno fa: Lampade per risparmiare, davvero verdi?

Per maggiori info sullo smaltimento delle sorgenti a risparmio energetico CFL vi rimando al sito di ECOLAMP.

Nell’aprile 2015, la Commissione Europea ha dunque promulgato lo slittamento del phase-out delle lampade ad alogeni al 2018, posticipando di 2 anni la fase 6 inizialmente prevista per il primo di settembre del 2016. È stata la prima volta in cui è stato modificato il “calendario” del phase-out deciso dalla pubblicazione della normativa in materia di ecodesign.

Tuttavia, adesso ci siamo, il primo settembre 2018 è tra pochi giorni. Non so quale sia il vostro pensiero, ma personalmente ho sempre ritenuto questo processo una forzatura dettata da interessi commerciali più che da un reale vantaggio in termini di risparmio energetico. Soprattutto in applicazioni domestiche, dove il reale risparmio dato dalla sostituzione delle incandescenze è irrisorio se inserito nel bilancio energetico generale di un’abitazione, dove sono in funzione elettrodomestici o sistemi di raffrescamento-riscaldamento, spesso mal utilizzati, che possono invece fare la differenza dal punto di vista dei consumi energetici.

Concludendo, per la prima volta nella storia hanno cancellato una tecnologia dal mercato, per fare spazio ad un’altra. Personalmente, continuerò ad usare sorgenti ad incandescenza nella mia abitazione finché non esaurirò le scorte, poiché la trovo ineguagliabile per qualità e bellezza della luce rispetto a qualsiasi sorgente user consumer (quindi applicazioni non professionali) a risparmio energetico LED o CFL, presente nei supermercati oggi.

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V-Ray Next e le evoluzioni della simulazione della luce

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Nel precedente articolo dedicato alla simulazione della luce, avevo scelto di prendere in considerazione ed analizzare il noto motore di Render V-Ray di Chaosgroup abbinato ad Autodesk 3dsMax, per due motivi fondamentali: il primo legato alla necessità di individuare un possibile sostituto dell’ormai defunto Mental Ray  ed in secondo luogo in modo da poter contare su un motore di render in grado di  garantire  continuità in termini di sviluppo sia qualitativo che  tecnico, legato agli strumenti di analisi luminosa all’interno di un motore di render.

Vray Next A 01

La Scelta di analizzare V-Ray era motivata innanzitutto dalla consapevolezza che questo Motore di Rendering permette ormai da diverse versioni di poter utilizzare uno strumento di analisi come il VRayLightMeter (molto simile al LightMeter utilizzato da Mental Ray) che permette di rilevare valori di illuminamento e Fattore di Luce Diurna su una griglia di punti. Altra motivazione è  data dalla speranza di sviluppo continuo da parte del team di sviluppo, come l’Element VRayIlluminance che permetteva di poter ottenere immagini in falsi colori con valori di illuminamento, ma senza la possibilità di poter inserire una scala graduata nell’immagine,  di poter utilizzare una scala logaritmica, di poter analizzare oltre che l’illuminamento la luminanza e di poter contare su un’immagine  con i valori di illuminamento e luminanza impressi nel render.

Sostanzialmente l’auspicio era che, in tempi ragionevolmente brevi, Chaosgruop sviluppasse i propri strumenti in modo tale da poter almeno eguagliare ciò che in passato aveva offerto Mental Ray, abbinato a 3dsMax, consci che i tempi erano maturi per lo sviluppo di una nuova versione, che puntualmente è arrivata, prima in versione Beta test nei mesi scorsi e rilasciata ufficialmente in versione definitiva nel mese di maggio, durante la manifestazione Total Chaos organizzata da Chaosgroup stessa a Sofia, in Bulgaria.

V-Ray Next

Parliamo dunque di V-Ray Next, nuova versione del blasonato motore di render, ad oggi disponibile solo per 3dsMax, dove sono state introdotte numerose novità rivolte al miglioramento delle prestazioni, sia in termini qualitativi che di riduzione dei tempi di calcolo, sul fronte del CPU e GPU computing , ma soprattutto per quanto riguarda il nostro tema, ha ufficializzato l’introduzione del proprio sistema di analisi luminosa , ovvero dello sviluppo degli strumenti già esistenti come il VRayLightMeter e l’introduzione del VrayLightingAnalysis.

Rimando ai seguenti Link per visualizzare le specifiche del nuovo strumento direttamente dalla documentazione in linea, dove è presente anche un comparativo con il precedente sistema offerto da Mental Ray:

Il nuovo Lighting Analysis di Vray, è costituito dal solito LightMeter, che consente di poter rilevare valori di illuminamento e Fattore di Luce Diurna su griglia di punti, ma soprattutto dal VrayLightingAnalisis Element, ovvero una immagine ottenuta e calcolata simultaneamente al Render dove è possibile ottenere immagine in falsi colori con valori di illuminamento/ luminanza su scala lineare/ logaritmica, o immagini overlay con valori di illuminamento/luminanza impressi nel render, con la possibilità di specificare il numero di segmenti per lato che andranno a comporre la griglia.

E’ inoltre possibile inserire o meno una scala graduata in falsi colori per poter permettere una adeguata lettura dell’immagine.

Qua di seguito un esempio realizzato esclusivamente con il fine di illustrare le potenzialità dei nuovi tools di analisi messi a disposizione de Vray Next.

Verifica dell’illuminamento

Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi qualitativa : Render Foto-realistico
Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi quantitativa : Immagine in falsi colori, valori di Illuminamento
Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi quantitativa : Griglia di punti con valori di Illuminamento

Verifica della luminanza

Analisi Quantitativa : Immagine in falsi colori , valori di Luminanza
Analisi quantitativa : Griglia di punti con valori di Luminanza

Interactive Production Rendering

Questo sistema di analisi all’apparenza molto simile al sistema precedentemente adottato da Mental Ray-3dsMax , in realtà offre una notevole flessibilità essendo tecnicamente  un  “Element di render”, non più legato ad un sistema di esposizione (con Mental Ray era necessario dover utilizzare il “Pseudo exposure control” ) e configurabile in modo molto rapido potendo contare sull’IPR di V-Ray (Interactive Production Rendering), ovvero il Rendering interattivo ed avere una risposta in tempo reale, al seguente link tutte le specifiche di tale strumento: Interactive Production Rendering

A proposito di IPR, è stato introdotto un “Interactive AI Denoiser” basato su tecnologia AI-accelerated di nVidia che permette di ottimizzare il risultato del rendering interattivo, migliorando prestazioni e qualità del risultato in tempo reale.

Cosa manca ancora da implementare…

Per ora manca all’appello solo la possibilità di poter imprimere nell’immagine overlay i valori rilevati sul piano dalla griglia di punti del Vray LightMeter, ma è in programma lo sviluppo di uno strumento simile all’assistente “Lighting Analysis Assistant”,  precedentemente utilizzato con Mental Ray. Per ora è possibile ottenere tale risultato solo attraverso una procedura illustrata al seguente Link :VRayLightMeter Helper

Sul fronte dell’analisi Daylighting segnaliamo ancora la mancata integrazione del Perez All-Weather sky model , e la conferma della presenza del modello CIE Sky Overecast e Clear.

…ma con novità importanti.

Un notevole lavoro di sviluppo ed ottimizzazione è stato fatto sugli strumenti di gestione delle immagini HDRI , utilizzate come metodo di illuminazione Daylighting in alternativa ai vari Sky model , ovvero  l’Adaptive Dome Light che promette di poter ridurre notevolmente i tempi di calcolo (fino a 7 volte più rapida in alcune circostanze)  salvaguardando l’accuratezza e la qualità della componente luminosa , rendendo soprattutto inutile l’utilizzo di artifici poco consoni ad un workflow fisicamente corretto come l’utilizzo di Vray Light poste a ridosso delle aperture (porte e finestre di un ambiente interno)  in configurazione Sky Portal.

Sul fronte dei VrayLightSelect (argomento al quale dedicheremo il prossimo articolo) segnaliamo la possibilità di poter abbinare ad ogni Element Pass un “Denoiser” dedicato, ovvero un ulteriore Element Pass che ha lo scopo specifico di eliminare una determinata quantità di artefatti e “noise” dell’immagine, su ogni singolo LightElement.

Nella precedente versione di V-Ray , il Denoiser agiva unicamente sull’immagine finale, ovvero il Render totale, e non su ogni singolo LightSelect.

Concludendo

In conclusione grazie a V-Ray Next possiamo ora contare su una serie di strumenti che  eguagliano e per certi versi migliorano ciò che in passato ha offerto il sistema di analisi di Mental Ray. Inoltre vi è la concreta possibilità di un ulteriore sviluppo di tali strumenti, la chiara sensazione è che Chaosgroup ha voluto porre delle solide basi sul tema dell’analisi luminosa, quindi è lecito potersi aspettare ulteriori sviluppi e miglioramenti, ribadendo ancora una volta che tali strumenti devono essere abbinati ad un workflow accurato, così come indicato da Chasogroup nella documentazione ufficiale.

Arrivederci al prossimo appuntamento.

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Video Contest Riprenditi la Città, Riprendi la Luce: ecco i vincitori 2018

Pubblicato da blog ospite in Design, Luxemozione

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La scorsa settimana sono stato a Roma per partecipare al Congresso Nazionale AIDI (Associazione di Illuminazione), che si è svolto il 17 e 18 Maggio presso il MAXXI, il museo delle arti del XXI secolo.

La sera del 17 si è svolta la premiazione degli otto vincitori della quinta edizione del concorso video internazionale Riprenditi la città, Riprendi la luce, rassegna di cortometraggi organizzata e promossa da AIDI. 

Una bella serata, durante i quali sono stati dunque mostrati i video dei finalisti e premiati i vincitori.

Bravi davvero tutti, è stato bello vedere così tanto coinvolgimento, emozione, passione per questo elemento: la luce, raccontata in video in soli 60 secondi. Complimenti anche ai presentatori, i bravi Mariella Di Rao e Moko.

Vediamo più nel dettaglio cosa è successo e chi sono i vincitori. 

In header il video il primo classificato nella categoria LUCE E ARTE: “Corpo di luce” di Paola Ortolani, che personalmente ho trovato molto bello.

Il Video Concorso

Il concorso, giunto alla sua V edizione, ha chiesto ai giovani di rappresentare la luce nella sua quotidianità di spazio/tempo attraverso il loro sguardo attento e la loro sensibilità, con l’intento di divulgare la “cultura della luce” partendo proprio dai giovani, per stimolare in loro la consapevolezza dell’importanza che questo elemento riveste nella vita quotidiana e per conoscere e capire come, attraverso la luce, interagiscono con la città dove vivono, studiano o lavorano. 

In questa edizione 2018 hanno partecipato due categorie di giovani, gli under 18 e gli under 30, che hanno raccontato la luce nell’ambito di tre diverse sezioni tematiche:

LUCE E ARTE, LUCE E LUOGHI, LUCE E PAROLE.

Inoltre, tra i premi speciali è stato inserito quello LUCE E FOTOGRAFIA, al fine di far emergere l’importanza della luce nella fotografia e nelle immagini. 

Tra i presenti alla cerimonia, oltre alla Presidente di AIDI Margherita Suss, esponenti del mondo della luce e rappresentanti delle Istituzioni come Antonella Ranaldi, Soprintendente dei Beni Artistici e Monumentali di Milano. Presenti anche rappresentanti del mondo della formazione, della cultura e dello spettacolo come Marco Filibeck, direttore delle luci del Teatro alla Scala, Alessandro Calosci, produttore cinematografico, lo scenografo Sebastiano Romano e il direttore della rivista LUCE Silvano Oldani. 

I vincitori della V edizione di Riprenditi la Città, riprendi la Luce.

Otto sono i giovani,  che sono stati premiati tra i 28 video finalisti, selezionati tra gli oltre 120 video inviati in occasione di questa quinta edizione: è stato assegnato un vincitore per ogni sezione tematica di ciascuna delle due categorie e un vincitore per ciascuno dei due premi speciali.

Per la prima categoria, under 18, i tre vincitori hanno ricevuto un buono da 500 euro da spendere in libreria e un iPad. Per la seconda categoria, under 30, i tre primi classificati sono stati premiati con 2.000 euro e l’accesso gratuito per un anno alla piattaforma di visual storytelling offerta da Playtrip. Inoltre, ai due vincitori dei premi speciali “Premio speciale della giuria” e “Luce e Fotografia” sono stati consegnati premi di 1.000 euro ciascuno. 

Questi i nomi dei vincitori della V edizione del concorso video

Categoria “Under 18”

    • Primo classificato LUCE E ARTE: “Dancing light” di Fabio Facchini

    • Primo classificato LUCE E LUOGHI: “La lomoj de la urbo” di Giorgia Nguyen

    • Primo classificato LUCE E PAROLE: “Pure Light” di Vlada Maria Gaina

Categoria “Under 30”

    • Primo classificato LUCE E ARTE: “Corpo di luce” di Paola Ortolani

    • Primo classificato LUCE E LUOGHI: “Deus ex fabrica” di Giulia Grotto

    • Primo classificato LUCE E PAROLE: “Le parole sono luce” di Gabriele Scarcelli

Premi speciali

    • Premio “Luce e Fotografia”: “Sorrisi a Led” di Giorgio Ghiotto

    • Premio speciale della giuria: “Disegno di luce – φωτογραφία” di Diego Valanzise e Massimo De Laurentiis

I filmati sono stati valutati da una giuria formata da esponenti del mondo del lighting e della cultura, un panel di eccezione che rappresenta le diverse tematiche del concorso: Margherita Suss, Presidente di AIDI; Antonella Ranaldi, Soprintendente dei Beni Architettonici e Monumentali di Milano; Aldo Solbiati, direttore della fotografia; Alessandro Calosci, produttore cinematografico; Marco Filibeck, lighting designer del Teatro alla Scala; Marinella Patetta, lighting designer; Nicoletta Gozo, responsabile per ENEA del Progetto Lumière & PELL; Francesca Migliorato, architetto e consigliere AIDI; Silvano Oldani, direttore della rivista LUCE; Sebastiano Romano, scenografo e regista teatrale.

Tutti i video sono pubblicati sul sito www.riprenditilacitta.it e sono visibili sul canale YouTube dedicato all’iniziativa.

Sponsor e contributi

L’iniziativa è stata organizzata grazie al contributo economico di Enel X e Gewiss come “Sponsor Gold”; A2A Illuminazione Pubblica, Acea, Arianna, Neri, Osram, Philips Lighting, Reverberi Enetec come “Meeting Supporter”; Cariboni Group, iGuzzini Illuminazione, Iren, Performance in Lighting, UL come “Sponsor Silver”; Posytron come “Sponsor tecnico”.

Riprenditi la Città, riprendi la Luce è stato realizzato con il patrocinio di CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori), ENEA, ASSIL (Associazione Nazionale dei Produttori Illuminazione), APIL (Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione), Comune di Milano, Comune di Roma, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Accademia delle Belle Arti di Brera, le Università Sapienza, Roma 3 e Federico II di Napoli, l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia, l’Ordine degli Ingeneri della Provincia di Roma. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con ForumLED Europe, Lanterne Magiche della Fondazione Sistema Toscana, l’Unione Nazionale Consumatori e Playtrip, una piattaforma di visual storytelling che permette di dare vita ai contenuti multimediali creati dai giovani che partecipano. Media partner dell’iniziativa sono le riviste LUCE, Elle Decor, Casabella, IoArch, Radio Subasio, i portali Luxemozione, Agenda Tecnica e il gruppo Energiamedia.

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Workshop Luci in Riviera 2018, come celebrare l’importanza della luce.

Pubblicato da blog ospite in Design, Luxemozione

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Oggi  16 maggio 2018 è la  prima edizione dell’ International Day of Light 2018 (IDL2018), evento annuale organizzato da Unesco a celebrazione della luce non solo quale fenomeno della fisica, ma anche quale elemento fondamentale  dei settori del design, dell’arte e della cultura. L’evento nasce sull’onda del successo del più noto evento International Year of Light 2015 di cui si è parlato lungamente qua su Luxemozione. Durante la giornata della luce si svolgono attività volte a manifestare l’importante della luce nei diversi settori. Qua il programma degli eventi della prima edizione 2018

Per spiegare meglio lo spirito su cui si basano questi eventi internazionali, ricordo ad esempio questo pensiero di, Joseph Niemela, Senior Research Scientist presso l’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics e coordinatore del Segretariato Globale dell’International Year of Light 2015, che affermava:

“L’Anno internazionale della luce è stato proclamato dall’UNESCO anche per suggerire delle soluzioni migliorative per il benessere di tutti. L’approccio Human Centric Lighting e la progettazione della luce in generale possono migliorare la qualità degli ambienti in cui viviamo. La luce può dare un contributo importante per rendere le nostre città più vivibili e migliorare la qualità della vita delle persone. La scienza non è sufficiente per affrontare le sfide globali di quest’epoca, è necessario un coinvolgimento e una collaborazione tra ricercatori, designer e industria per trovare insieme delle soluzioni efficaci. Bisogna continuare a lavorare in questa direzione, ampliare il raggio della ricerca e creare un sistema di collaborazione fra i protagonisti del settore. L’innovazione è la capacità di far dialogare la parte tecnologica con quella creativa.”

Workshop in lighting design Luci in riviera

E proprio oggi, a celebrare quest’evento vi voglio segnalare il lancio ufficiale della nuova edizione 2018 del workshop di lighting design Luci in Riviera, che è un evento a cui sono particolarmente legato, poiché l’anno passato ho avuto il piacere di partecipare come workshop head, assieme ad altri colleghi internazionali.

Per maggiori info sull’evento del 2017  vi rimando al mio articolo di report che trovate qua:

Cos’è successo al Workshop di Lighting Design Luci in Riviera

Luci In Riviera è  l’unico evento in Italia, volto a raccontare attraverso la luce il patrimonio culturale della Riviera del Brenta.  È organizzato dall’ associazione di Promozione Sociale “Luci in Riviera”  e si basa sul modello del lighting workshop educativo, ispirato a format già diffusi all’estero  e rappresenta ancor oggi una novità nel nostro Paese.

L’evento è dedicato principalmente a studenti e giovani progettisti, italiani e stranieri, diventa per loro occasione per acquisire conoscenze teoriche e pratiche nella progettazione con la luce.

I workshop heads

I workshop head 2018 selezionati provengono da Italia, Svezia, Israele e Russia e sono lighting designer di grande esperienza professionale ed accademica.

Qua sotto, in ordine di apparizione:

Jan Ehjed (Svezia) professore emerito, Lighting Designer

Dorit Malin (Israele) Lighting Designer

Natalia Markevich (Russia) Lighting Designer

Helena Gentili (Italia) Lighting Designer

Il main topic dell’evento

Il tema scelto per quest’anno è “Un mondo di luce“, una semplice filosofia che permetterà di scoprire la città e condividerne la bellezza in modo diverso dal solito, grazie a luoghi illuminati con giochi di luce non convenzionali.

La cerimonia ufficiale di inaugurazione si terrà il 22 settembre 2018.

Le installazioni luminose , che saranno realizzate dai partecipanti al lighting workshop, coordinati dai workshop heads, verranno accese il 22 settembre e resteranno visitabili gratuitamente fino all’8 ottobre 2018. I lavori saranno progettati e realizzati tenendo in considerazione la percezione umana, ovvero il principio che illuminare bene non significa illuminare troppo, né abbagliare le persone.  Le nuove scenografie saranno luogo di eventi collaterali dedicati a temi educativi e sociali.

Evento collaterale Luci In Riviera per International Day of Light

Luci in Riviera IDL2018 02

Luci in Riviera, in occasione della Giornata Internazionale della Luce dell’UNESCO invita ad inviare una cartolina dalla vostra città  all’indirizzo Luci in Riviera # IDL2018   c/o Biblioteca Comunale  Via Comunetto, 5   30031 Dolo (Venezia).  Tutte le cartoline ricevute saranno raccolte ed esposte durante il workshop di Luci in Riviera e gli eventi collaterali.

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FFF Multiplicity Shape of Fire, un percorso di light art che racconta le tradizioni della città.

Pubblicato da blog ospite in Interiors, Luxemozione

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Oggi vi parlerò dell’ultimo lavoro dell’amico Romano Baratta, già presentato più di una volta qua su Luxemozione, ad esempio in occasione della sua installazione di light art intitolata False Sunset, realizzata qualche anno fa per il Comune di Giulianova.

False Sunset, il tramonto impossibile di Giulianova

Quest’anno Romano si ripresenta con un percorso estensivo di light art davvero interessante: FFF. Multiplicity Shape of Fire, realizzato le scorse settimane per il Comune di Foggia, in occasione di Libando, viaggiare mangiando, la più importante rassegna di street food in Italia. Come in ogni lavoro realizzato da Baratta il concept è elemento forte: in questo nuovo progetto parole chiave all’origine dell’installazione parlano di appartenenza alle tradizioni e al territorio di Foggia, città natale dell’artista.FFF. urban-lightscape

FFF. Multiplicity Shape of Fire è un lightscape, inteso come definizione dell’insieme delle scenografie di luce che svelano ed arricchiscono il paesaggio notturno (della città), che ha vestito il centro della città pugliese di una nuova luce. Un’opera urbana totalizzante, dove la luce ha dialogato con l’architettura in un percorso coinvolgente e conviviale, pieno di concetti sul mondo del cibo e sulla storia della città. Un’opera che unisce light art, lighting design, storia, arte contemporanea e tradizione.

Tutte le foto di seguito pubblicate sono di proprietà di Vincenzo Baratta

Il Fuoco come elemento di ispirazione

Il tema del Festival di quest’anno è stato “Cucina Madre” un omaggio alla cucina delle tradizioni. FFF (Fire – Foggia – Food) è un progetto di light art e lighting design che modifica il paesaggio visivo urbano, comunica e fa emergere gli elementi basilari di un territorio.

Al centro dell’intervento c’è il fuoco come elemento simbolico e basico del festival: il fuoco è all’origine della cucina, senza il quale non sarebbe stata possibile.

Una leggenda locale narra che il fuoco nacque in seguito ad un miracolo, ovvero dopo il ritrovamento dell’icona della Madonna avvolto da Sette Veli segnalato da tre fiammelle, ed è la prima fonte di luce artificiale utilizzata dall’uomo.

Sul far della sera il riverbero del fuoco si diffonde nelle

vie, caldo e profondo e infonde al cuore l’antica

scintilla che accende e divampa.

La sua luce ravviva le antiche strade e ci nutre l’anima

come l’abbraccio di una madre. Fiamme generatrici

che ci raccontano la storia millenaria da dove tutto

ebbe inizio.

Dunque il fuoco come focolare attorno al quale mangiare e stare assieme, viaggiando con i racconti e le proprie storie.

FFF Multiplicity Shape of Fire 12

FFF è quindi un racconto storico mediante la luce, dove la narrazione viene vissuta attraverso le sensazioni che dà origine al lightscape e attraverso la lettura di parole sui palazzi antichi, volte a far rifletter sulle tradizioni, sui legami, sull’attualità e sulla felicità.

Le scritte e i colori sono dislocati a partire da un’analisi dei movimenti sociali urbani e secondo un approfondimento artistico e storico delle architetture, degli scorci e ricordi di eventi passati.

I Colori e il Paesaggio Urbano

I colori sono stati usati per valorizzare visivamente il paesaggio urbano ed in particolare per rendere conviviali gli spazi, agendo sulla psicologia della luce.

Luce rossa sui punti focali architettonici e sui punti focali di ritrovo e stazionamento delle persone, in una sorta di ‘focolare urbano’ sotto la quale mangiare con gli altri in modo confortevole.

Luce blu per la verticalità delle architetture così da aumentare la dimensione degli spazi (vista anche l’alta affluenza al festival) e per ottenere i giusti contrasti e valori prospettici.

In Piazza del Lago il colore ha assunto una connotazione descrittiva: le tre palme, che testimoniamo il luogo del ritrovamento della tavola dipinta della madonna, sono vestite di rosso a ricordare le tre antiche fiamme su una distesa d’acqua, rappresentata dall’azzurro proiettato sulle facciate circostanti.

In via San Domenico l’intervento si è discostato dal concetto base legato al colore ed ha assunto una  conformazione più popolare e festiva, poiché lo slargo è nel cuore della città più autentica. Qui la luce si è manifestata come ‘tetto’ in tutta la sua potenza come mezzo di socializzazione, sotto la quale condividere – CONVIVIeorUM – con gli altri il piacere di stare assieme.

Uno degli highlights dell’intervento di Romano è stata infine la valorizzazione attraverso la luce del Rosone centrale della Cattedrale di Foggia, visibile dall’esterno: un segno visivo nodale nella città.

Il Lightscape di FFF. Multiplicity Shape of Fire

Il lightscape, è basato su differenti livelli volti a generare un clima coinvolgente, dal forte impatto emozionale sia sul piano visivo che di pensiero:

  • livello identificativo delle aree adibite al festival + segnaletica
  • livello d’ambientazione basico ma emozionale + segnaletica
  • livello simbolico
  • livello narrativo
  • livello spaziale
  • livello di scenario
  • livello di luce d’atmosfera e funzionale
  • livello artistico

Il significato delle scritte

MOTHER: SOUL FOOD

madre: anima della cucina, anima della casa e della famiglia, madre come generatrice dei saperi che vengono tramandati ai figli. Questa scritta è frontale a quella di Filius e sta ad indicare che quest’anima viene tramandata alle nuove generazioni. Inoltre per Foggia la madre della città è la madonna e la scritta Mother è vicino alla Cattedrale, casa della Madonna dei Sette Veli e frontalmente è posta la scritta Filius ad indicare Gesù, suo figlio, in un rapporto quasi osmotico. La distanza tra le due scritte e la loro frontalità riprende il “gioco” di avvicinamento e allontanamento della processione religiosa cittadina chiamata “Dei Misteri” che si fa il venerdì santo. Un richiamo ad un momento molto sentito dalla cittadinanza.

FFF Multiplicity Shape of Fire 03

FILIUS

In latino Figlio. Figlio come destinatario di una cucina che viene tramandata dalle madri.

Ma inteso anche come figlio della madonna. La parola ha una scomposizione di ritmo dettata dalla conformazione dell’architettura che prevede gruppi di tre arcate.  FILIUS viene scomposta in FIL – IUS: IUS giustizia / FIL felicità interna lorda. Un messaggio che sta ad indicare quanto sarebbe giusto valutare la felicità e non il prodotto come fattore di crescita di uno stato o di una città.

TRAMA ‘N’ DARE

Tramandare le tradizioni, la cucina, tutto. Tramandare è ‘Dare’ agli altri e alle nuove generazioni ma con una ‘Trama’, ovvero, con una regola, con una ricetta. La frase è posta appositamente nella zona adibita ai bambini, destinatari di questo dare. La ‘N’ alla inglese è una congiunzione e la parola quindi diviene: ‘Trama e Dare’, ma ricorda anche il termine rock ‘n’ roll, nell’immaginario sempre collegata a qualcosa di energico, giovanile. Elemento innovativo che le nuove generazioni possono dare alle tradizioni che gli vengono tramandate.

CONVIVIeorUM

In latino sia ‘Convivium’ e quindi pasto da condividere assieme, che ‘Eorum’ – loro – ad indicare che il convivio del cibo andrebbe eseguito non solo tra amici, ma anche con gli altri, anche con gli stranieri e i diversi.

NOW I AM HERE – MUM

Questo testo è suddiviso in due parti e installato su due prospetti differenti dello stesso edificio, tale che la lettura completa venisse eseguita in un momento successivo.

La prima parte, Now I am here, è riferito a chiunque fosse presente lì in quel momento di festa, rendere consapevoli i fruitori del festival di porre attenzione alla loro presenza in questo momento di festa, di dare valore al loro esserci. Una rivisitazione della locuzione latina Hic et Nunc. Leggendo però la seconda parte, Mum, la frase acquista un altro significato, “Ora sono qui, mamma” ed è dedicato a tutti coloro che ritornano a Foggia e dalle loro mamme e famiglie.

Tutte le frasi hanno anche un livello di significato autoreferenziale: Mother: soul food è un omaggio alla madre dell’artista, anima della sua famiglia d’origine.

Filius: riferito a un figlio della città che ritorna per la città.

Trama’n’dare: l’intervento artistico permette alla città di riscoprire elementi e trame storiche essenziali.

Convivi eor um: l’intervento artistico come momento di condivisione delle tradizioni e della storia nonché di felicità.

Now i am here / mum: è riferito anche a Romano Baratta: ora sono qui, ma poi leggendo dietro mum, il significato assume sia il significato di, ‘mamma, ora sono qui da te’, ma mamma intesa non solo come madre naturale ma anche come città madre. Il ritorno nei luoghi di origine è sempre connesso al concetto di madre.

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Conto alla rovescia all’apertura del Congresso Nazionale AIDI.

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Manca poco al  Congresso Nazionale AIDI che si svolgerà a Roma Il 17 e 18 maggio 2018, presso l’Auditorium del MAXXI. Un evento che, dopo anni di assenza, si presenta con una veste rinnovata ed un programma interessante.

Titolo del Congresso dell’Associazione Italiana d’Illuminazione, è “Luce e luoghi: cultura e qualità” e sarà un’occasione per approfondire le tematiche più importanti che afferiscono al mondo della luce. In particolare si parlerà di innovazione sia tecnologica che di progetto e delle nuove applicazioni dell’illuminazione. Saranno affrontati anche tutti gli aspetti legati all’illuminazione artistica e museale e quella dei luoghi pubblici e della rivoluzione culturale e tecnologica che è in atto con i modelli di Smart City.

Sul sito del Congresso AIDI maggiori info

Le tematiche che verranno trattate durante la conferenza seguiranno 3 percorsi principali:

  1. Illuminazione beni artistici e architettonici (luce e arte)
  2. L’illuminazione nelle smart city
  3. Nuove frontiere e applicazioni dell’illuminazione: innovazione tecnologica e di approccio al progetto

 

Il programma del Congresso AIDI

Questo il programma dell’evento, clicca nell’immagine per ingrandire.

Programma Congresso aidi 2018

 Enti e Istituzioni patrocinanti

Inoltre, per l’evento hanno concesso patrocinio importanti enti e istituzioni che ci aiuteranno in particolare nella comunicazione e promozione delle iniziative come il Ministero dello Sviluppo Economico, il Consiglio Nazionale degli Architetti, l’EneaApil, L’Unione Nazionale Consumatori, il Politecnico di Milano e quello di Torino, l’Università La Sapienza e Roma 3, l’Università di Firenze, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia delle Belle Arti di Brera e l’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri di Roma, solo per citarne alcuni. Tra i partner ci sarà anche ForumLED Europe 2017 che comunicherà l’iniziativa durante la loro manifestazione che si svolgerà il prossimo 13 e 14 dicembre a Lione.

supporter CONGRESSO AIDI

Ci vediamo dunque a Roma il 17 e 18 di maggio! A presto

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Il mio diario dal Light and Building 2018

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Si è da poco conclusa l’edizione 2018 del Light and Building, evento che si svolge a Francoforte con cadenza biennale. Quest’edizione sarà ricordata per il freddo polare, per i ritardi o cancellazioni dei voli (anche in Germania 1 cm di neve può causare disagio, ebbene sì!), per il cambio di identità della Philips Lighting, che da ora in poi si chiamerà Signify – vi rimando in merito a questo post su LUXReview– e per molte altre cose che cercherò di riassumere brevemente qua di seguito.

Foto in header courtesy Cesare Coppedè

Prima di cominciare con il diario della mia tre giorni di Francoforte, vorrei sottolineare un aspetto essenziale del Light and Building che, ogni edizione sempre di più, si mostra come insieme di eventi legati al settore della luce e non solo come “fiera” dove esporre prodotto.

L&B come momento di crescita professionale

Quindi, a tutti coloro che ogni volta, con tono annoiato, mi chiedono:

“ma ancora una volta a Francoforte vai? Ma non ti sei stufato di andare a vedere sempre le stesse cose?”.

Io rispondo molto serenamente che il Light and Building è parte essenziale della crescita professionale di ogni Lighting Designer, poiché è luogo dove comprendere i trend di mercato, conoscere nuovi colleghi, costruire relazioni, partecipare a meeting e conferenze. Per questo motivo ritengo sia un passaggio fondamentale a cui non rinunciare.

Ad esempio, parlando di attività collaterali, ma non secondarie agli eventi espositivi, è da citare l’attività di incontro e relazione tra APIL Associazione dei Professionisti dell’illuminazione ed altre associazioni internazionali e nazionali, volti a rafforzare la riconoscibilità della figura del Lighting Designer.

Light and Building 2018
Nella Foto Susanna Antico Presidente APIL e David Ghatan, presidente IALD, sottoscrivono il Friendship Agreement tra le due associazioni.

Vi rimando in merito a quest’articolo sul blog dell’Associazione:

Incontri tra Associazioni al Light and Building, verso il futuro del lighting design.

Miniaturizzazione, attenzione ai dettagli e precisione dei sistemi ottici e altre novità

Durante il mio tour di tre giorni al L&B, sballottato tra Hall 1, 2, 3, 4 e 5 ho visto davvero tante cose: come dicevo l’evento è un ottimo specchio di quello che è, o sarà, il trend di mercato del settore dell’illuminazione per il prossimo biennio.

light building map

Come sempre i principali player si sono presentati con Stand  dal design e materiali accattivanti, alcuni con logiche espositive dalla  narrativa innovativa. Parlando di gadget, ancora una volta, quest’anno, primo premio assoluto alla Prolicht, con le borse multicolor e custom di cui parlava tutta la fiera.

Prolicht bag frankfurt

Quest’anno è stato forse meno roboante, in termini di novità nuove, rispetto almeno all’edizione 2016, che aveva proposto davvero tanto. Credo che la vera innovazione di quest’edizione stia proprio nella presa di coscienza delle news introdotte dall’edizione precedente, passando per Euroluce di Milano dell’anno scorso.

Light & Building 2016: Luci Smart e Lighting Design

Ad esempio al padiglione 3 (in generale dedicato all’illuminazione tecnico-architettonica) a farla da padrone è stato il sistemino con Binario in bassissima tensione, con proiettori mini e sistema lineare integrato. Ovviamente sviluppato da quasi tutte le aziende, per far fronte ai vari capitolati. Questo ha portato, a parte ad un allineamento di prodotto, ad una ricerca di miniaturizzazione, della qualità delle finiture e precisione dei sistemi ottici. Anche questa è innovazione.

DGA Light and Building
Modulo LIneare LED miniaturizzato – DGA

In alcuni stand si è visto un primo tentativo di mostrare la Virtual Reality (VR), applicata all’illuminazione. Devo dire applicazioni ancora molto acerbe. Il tema è tuttavia interessante e tra non molto, vi prometto, tratteremo l’argomento anche su Luxemozione. Grazie al supporto degli amici di ViFX -Scuola of Visual Effects ,  che mi hanno mostrato, in altra sede, cose davvero molto interessanti, che spero possano avere applicazione più concreta anche nel nostro settore.

VR Light and Building

L’azienda che mi ha impressionato forse di più è Targetti per il netto cambio di direzione, rispetto al 2016 o ai confusi anni precedenti, con qualche chicca  importante in tema d’innovazione: tra cui il sistema di controllo ottico attraverso il frame a cristalli liquidi Dynamic Beam Shaper e proiettori dotati di ottiche LED a riflessione, molto interessanti.

Dunque bravi, un bel lavoro che non è passato sicuramente inosservato: numerosi i commenti positivi di amici e colleghi, italiani e non. Segno che strategie messe a punto in questi anni hanno funzionato, speriamo questa linea di crescita possa esser mantenuta anche sotto la nuova proprietà di 3FFilippi.

Parola d’ordine qualità e controllo della luce

Come dicevo si è visto chiaramente un balzo in direzione della qualità della luce, lo dimostra ad esempio la ricerca di sistemi ottici sempre più precisi, reso possibile anche grazie all’introduzione di lenti TIR per COB, o a ricerche condotte in seno alle diverse aziende, che propongono sistemi ottici molto interessanti dal punto di vista del controllo della luce, sia in ambito indoor che outdoor. Quindi ottiche performanti senza spill-light, sistemi a luminanza controllata un po’ dovunque, alcuni molto ben fatti e poi, finalmente, ottiche wall-washer molto molto performanti. Insomma per i player che lavorano bene non è solo luce un tanto al chilo, ma luce di qualità.

Prolicht Light and Building
Schermo MIcroprismatizzato a bassa luminanza – Prolict

Nel video il sistema XAL Unico, giusto per citarne uno, tra i molti interessanti.

Sempre in termini di qualità, spostandosi dal prodotto al componente LED, novità interessante è il Chip LED TRI-R / Sunlike di Seoul Semiconductors, tecnologia già anticipata durante lo scorso PLDC Professional Lighting Desing Convention, caratterizzata da un’emissione spettrale che si avvicina teoricamente a quella tipica della luce naturale. Quindi non è più questione solo di Indice di Resa Cromatica, ma come è composto lo spettro emesso da una sorgente.

In realtà si è sentito parlare poco di Indice di Resa Cromatica, o almeno molto meno che in passato, :  “c’ho un Cri Ra, che come me nessuno” era un po’ il leitmotiv delle scorse edizioni. Un segnale positivo direi, poiché sintomo che il mercato si è allineato e che, appunto, qualità della luce è un obiettivo di tutti i principali attori di settore, o almeno quelli che lavorano bene.

Meno Human Centric Lighting e Internet of Things del previsto.

Fortunatamente si è sentito parlare molto meno a vanvera di Human Centric Lighting, rispetto a quanto si è visto nella passata edizione ed altri eventi connessi. Il termine è stato molto spesso utilizzato in modo improprio, come mero strumento di marketing  e non in conoscenza della reale complessità che si cela dietro un sistema di illuminazione che coinvolge il mantenimento (o l’alterazione) del ritmo circadiano. Diciamo che la materia è per pochi e forse, in questo, c’è stata una presa di coscienza. Almeno questa è la speranza.

In tema di  Internet of Things (IOT), ovvero parlando di sistemi di reti interconnesse, mi aspettavo qualcosa in più, ma l’argomento è complesso: evidentemente la cosa deve essere ancora assimilata per bene e comprese le reali potenzialità, probabilmente (spero) esploderà al Light and Building 2020.

Zumtobel al LB 0218
Qualche cosa di interessante in termini di IOT  l’hanno mostrata i big tra cui Zumtobel, altra azienda che mi ha impressionato per l’esposizione e la narrativa dello stand (molto diversa dal passato) e le novità volte al design al controllo ottico con qualche cenno interessante di applicazione concreta su IOT: dal prodotto al sistema che gestisce i dati raccolti e li traduce in esperienza utile a rendere l’ambiente più a misura d’uomo.

In conclusione

Concludendo dunque, come già anticipavo ad inizio articolo, il Light and Building si è mostrato ancora una volta  momento essenziale di interscambio e conoscenza per tutto il settore lighting. Naturalmente quello che vi ho proposto sopra è un riassunto di un faticoso tour di tre giorni, quindi mi scuso se ho dimenticato o volutamente escluso qualcosa o qualcuno. Nel caso aggiungete pure nei commenti, come è stato il vostro Light and Building?

Personalmente non vedo l’ora della prossima edizione 2020

L’articolo Il mio diario dal Light and Building 2018 proviene da Luxemozione.

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