Non Solo Arredo






 
 
 

L’estetica nordica è destinata a piacere per sempre

Pubblicato da blog ospite in Non Solo Arredo

Il legno chiaro, chiarissimo, oppure in rare circostanze ai suoi esatti opposti, in tonalità scurissime, sono alcune delle prerogative che balzano immediatamente agli occhi quando la fattura di un complemento di arredo o di un oggetto di design è di origine scandinava. Subito dopo si nota come le linee che costituiscono questi progetti siano estremamente pulite e prive di virtuosismi, quasi a voler esaltare la purezza del mobilio che deve essere sempre discreto ed arredare con il massimo risultato in termini di funzionalità ma con il minimo sforzo, senza per questo risultare “trascurato”.

I must di questo tipo di stile prevedono quasi sempre pareti dipinte in tonalità di grigio, ed un mobilio come detto in colori neutri ma non per questo insignificanti, anzi: sono le linee e la corretta ripartizione degli spazi, sfruttati in maniera oculata, a rendere questi spazi sempre interessanti.

Il design di matrice scandinava è diventato, vuoi per ragioni di convenienza che di praticità, immancabile un po’ ovunque, ma anche grandi marchi nostrani ne hanno ripreso gli stilemi presentando nelle loro collezioni oggetti di arredo di innegabile fascino.
Pensiamo ad esempio a Calligaris ed alla sua sedia Claire, con una solida seduta in robusto legno di frassino, un’ampia ed avvolgente spalliera ed un comodo sedile, entrambi imbottiti. La sua sagoma è già diventata un’icona di design, mentre le imbottiture possono essere rivestite in tessuto di cotone, lino oppure viscosa in un’ampia gamma di tonalità con “grana” anche abbastanza grossa; i più pretenziosi, però, di certo oseranno il pregiato e morbido rivestimento in pelle!

È invece di Riflessi la madia Ola, un oggetto di arredo contemporaneo dal carattere forte ed inconfondibile. Questo mobile contenitore in grado di risolvere molteplici problemi di spazio si presenta infatti con una speciale lavorazione sulle ante frontali e sui fianchi, un motivo ondulato che contribuisce a creare dinamicità, quasi volesse essere una scultura.
Disponibile in diverse versioni (a due o tre ante, più alta o più bassa), il suo progetto prevede elevata resistenza alla flessione dell’elemento superiore, anche grazie all’armatura interna in metallo perfettamente integrata dal punto di vista cromatico perché sottoposta alla stessa laccatura degli esterni.

Due semplici esempi di come l’applicazione delle più moderne tecnologie a progetti essenziali riesca ad ottenere risultati sorprendenti e versatili, perché ben si collocano in qualsiasi tipo di ambientazione!

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Dimorestudio: il retrò come architettura di moda

Pubblicato da blog ospite in Non Solo Arredo

Via Solferino 11, Milano, nel quartiere Brera. Forse questo indirizzo, posto semplicemente in questi termini, non vi suggerisce nulla, ma è la sede di uno degli studi italiani di interior design più acclamati del momento.

Si tratta di Dimorestudio, fondato 11 anni fa da Britt Moran ed Emiliano Salci, i quali inizialmente operavano “in casa” dopo averla trasformata anche in galleria all’interno della quale esponevano i loro lavori e la loro filosofia del design, che affonda le radici nel periodo che va dagli anni ’30 agli anni ’50; ma gli accostavano pezzi della loro collezione personale, incluse opere firmate Fornasetti o Giò Ponti, in un continuo e dinamico gioco di contrasti e rimandi che permetteva il “dialogo” tra questi elementi.
Il loro vocabolario del design è fatto di colori intensi e patinati, tessuti o materiali che non ti aspetti, superfici che sembrano antiche e polverose su cui spiccano composizioni sofisticate.

Il design è per Dimorestudio uno strumento che deve suscitare emozioni e stimolare la riflessione, ed entrambe devono essere sempre diverse muovendosi tra nostalgia, sorpresa, gioia, in un viaggio fatto di colori morbidi e del largo uso dei metalli.
Ogni progetto è studiato per essere riconoscibile e per far vivere oggetti creati dai grandi Maestri del design accanto ad altri appositamente disegnati, al punto da rendere difficile distinguere ciò che è storico da ciò che è appena stato creato. È un’alchimia che gioca volutamente con il recupero e che attribuisce ad ogni oggetto, anche al più impensabile, eleganza espressiva, nel momento stesso in cui diventa dettaglio di un quadro d’insieme.

È innegabile che queste proposte navighino apertamente in un mare fatto di ricordi e di malinconia, per costruire una casa viva ed in continuo mutamento che riesce a muoversi, con le loro interpretazioni, tra l’architettura e la moda.
Il filo conduttore è innegabilmente costituito da una marcata estetica retrò, ma le incredibili capacità di questo duo di contestualizzare ed adattare qualsiasi oggetto allo stile di vita contemporaneo sono la chiave che ne ha decretato l’inarrestabile successo.

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Dimorestudio: il retrò come architettura di moda

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Via Solferino 11, Milano, nel quartiere Brera. Forse questo indirizzo, posto semplicemente in questi termini, non vi suggerisce nulla, ma è la sede di uno degli studi italiani di interior design più acclamati del momento.

Si tratta di Dimorestudio, fondato 11 anni fa da Britt Moran ed Emiliano Salci, i quali inizialmente operavano “in casa” dopo averla trasformata anche in galleria all’interno della quale esponevano i loro lavori e la loro filosofia del design, che affonda le radici nel periodo che va dagli anni ’30 agli anni ’50; ma gli accostavano pezzi della loro collezione personale, incluse opere firmate Fornasetti o Giò Ponti, in un continuo e dinamico gioco di contrasti e rimandi che permetteva il “dialogo” tra questi elementi.
Il loro vocabolario del design è fatto di colori intensi e patinati, tessuti o materiali che non ti aspetti, superfici che sembrano antiche e polverose su cui spiccano composizioni sofisticate.

Il design è per Dimorestudio uno strumento che deve suscitare emozioni e stimolare la riflessione, ed entrambe devono essere sempre diverse muovendosi tra nostalgia, sorpresa, gioia, in un viaggio fatto di colori morbidi e del largo uso dei metalli.
Ogni progetto è studiato per essere riconoscibile e per far vivere oggetti creati dai grandi Maestri del design accanto ad altri appositamente disegnati, al punto da rendere difficile distinguere ciò che è storico da ciò che è appena stato creato. È un’alchimia che gioca volutamente con il recupero e che attribuisce ad ogni oggetto, anche al più impensabile, eleganza espressiva, nel momento stesso in cui diventa dettaglio di un quadro d’insieme.

È innegabile che queste proposte navighino apertamente in un mare fatto di ricordi e di malinconia, per costruire una casa viva ed in continuo mutamento che riesce a muoversi, con le loro interpretazioni, tra l’architettura e la moda.
Il filo conduttore è innegabilmente costituito da una marcata estetica retrò, ma le incredibili capacità di questo duo di contestualizzare ed adattare qualsiasi oggetto allo stile di vita contemporaneo sono la chiave che ne ha decretato l’inarrestabile successo.

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Dimorestudio: il retrò come architettura di moda

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Via Solferino 11, Milano, nel quartiere Brera. Forse questo indirizzo, posto semplicemente in questi termini, non vi suggerisce nulla, ma è la sede di uno degli studi italiani di interior design più acclamati del momento.

Si tratta di Dimorestudio, fondato 11 anni fa da Britt Moran ed Emiliano Salci, i quali inizialmente operavano “in casa” dopo averla trasformata anche in galleria all’interno della quale esponevano i loro lavori e la loro filosofia del design, che affonda le radici nel periodo che va dagli anni ’30 agli anni ’50; ma gli accostavano pezzi della loro collezione personale, incluse opere firmate Fornasetti o Giò Ponti, in un continuo e dinamico gioco di contrasti e rimandi che permetteva il “dialogo” tra questi elementi.
Il loro vocabolario del design è fatto di colori intensi e patinati, tessuti o materiali che non ti aspetti, superfici che sembrano antiche e polverose su cui spiccano composizioni sofisticate.

Il design è per Dimorestudio uno strumento che deve suscitare emozioni e stimolare la riflessione, ed entrambe devono essere sempre diverse muovendosi tra nostalgia, sorpresa, gioia, in un viaggio fatto di colori morbidi e del largo uso dei metalli.
Ogni progetto è studiato per essere riconoscibile e per far vivere oggetti creati dai grandi Maestri del design accanto ad altri appositamente disegnati, al punto da rendere difficile distinguere ciò che è storico da ciò che è appena stato creato. È un’alchimia che gioca volutamente con il recupero e che attribuisce ad ogni oggetto, anche al più impensabile, eleganza espressiva, nel momento stesso in cui diventa dettaglio di un quadro d’insieme.

È innegabile che queste proposte navighino apertamente in un mare fatto di ricordi e di malinconia, per costruire una casa viva ed in continuo mutamento che riesce a muoversi, con le loro interpretazioni, tra l’architettura e la moda.
Il filo conduttore è innegabilmente costituito da una marcata estetica retrò, ma le incredibili capacità di questo duo di contestualizzare ed adattare qualsiasi oggetto allo stile di vita contemporaneo sono la chiave che ne ha decretato l’inarrestabile successo.

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Il Barocco della Firenze del Sud: alla scoperta dell’architettura leccese

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Non Solo Arredo, Stili

La tua passione per il design e per l’architettura va di pari passo con la conoscenza delle diverse epoche storiche e culturali della cosiddetta “prima arte”? Se la risposta è sì, hai di certo ben presenti quali fossero i valori ed i canoni estetici e stilistici dell’Architettura Barocca, caratterizzata da linee sinuose e motivi intrecciati, al fine di suscitare stupore.

Il periodo di suo massimo splendore, tra il 1630 ed il 1670, ha visto sorgere in Italia edifici di committenza sia religiosa che civile in forme complesse e plastiche ed estremamente lavorate al fine di accentuare il ruolo scenografico dell’edificio, che doveva essere in grado di “trasportare” e liberarsi quindi dai concetti rigidi e restrittivi dell’epoca immediatamente precedente.
Proprio l’Italia è stata culla del Barocco, con una scuola di scultori ed architetti le cui opere, a oltre 3 secoli di distanza, continuano ad attirare flussi incessanti di turismo, ma si deve anche tenere presente che non è esistita una scuola univoca con un unico canone.
Accadde ad esempio che in Puglia, e più precisamente nel Salento, l’Architettura Barocca approdasse ad una deriva ancora più esuberante, ricchissima di decorazioni floreali ed intarsi minutissimi, con fregi e motivi scultorei ancor più elaborati ed affascinanti e persino animali mitologici.
Furono le proprietà del materiale locale, la roccia calcarea nota come Pietra Leccese, a favorire l’esplosione di questa corrente artistica: tenerissima e di facile lavorazione con lo scalpellino ed al tempo stesso impreziosita dai suoi toni dorati e caldi, questa pietra ha plasmato l’immagine della città e del suo centro storico dove trionfano edifici quali la basilica di Santa Croce, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, ma anche lo stesso duomo di Lecce, per restare all’ambito religioso; ma è in puro stile Barocco Leccese anche l’attuale Palazzo del Governo che oggi ospita la Provincia, così come il Palazzo del Seminario dove oggi hanno sede un museo ed una biblioteca.

Trascorrere un fine settimana in un bed & breakfast a Lecce vi farà comprendere perché questa città è stata soprannominata “La Firenze del Sud”: un trionfo di palazzi meravigliosamente decorati, con in più la particolare luminescenza che il sole fa scaturire dalla Pietra Leccese a seconda della sua posizione.
A riprova dell’eccezionalità di questo stile architettonico, non si può fare a meno di segnalare che l’intera area dove si è diffuso – includendo quindi le vicine Gallipoli, Nardò, Ostuni o Martina Franca – è in lista d’attesa della “Tentative List” dell’Unesco per essere riconosciuta tra i Patrimoni dell’Umanità, un riconoscimento questo che renderebbe il giusto merito ad un’area d’Italia dall’immenso valore culturale ed artistico.

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La passione ed il gusto per il bello nella dinastia Meritalia

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Il prossimo anno festeggerà i 30 anni di attività Meritalia, il marchio e l’azienda che Giulio Meroni ha fortemente voluto e saputo imporre all’attenzione generale con il suo fervore imprenditoriale.
La sua tenacia gli ha permesso di vincere la scommessa dichiarata, quella di trasformare idee di design spesso estreme in prodotti finiti capaci di attirare consensi e – ovviamente – fatturato e vendite. Molte, molte vendite.
Anche all’estero, dove viene particolarmente apprezzato lo sforzo dell’azienda brianzola di produrre tutto da sé, un vero campione di Made in Italy al 100%.

La sezione primaria è quella degli imbottiti, che beneficia delle lavorazioni delle due divisioni (Me.Me e Me.Le) che si dedicano a metalli e legno. Ciò significa che l’intera componentistica dei divani Meritalia ha provenienza certa e certificata, e clienti quali grandi uffici, ristoranti, alberghi sanno di affidarsi per i loro arredi di pregio a prodotti di ultima generazione, e non solo per il design sempre moderno ma per la stessa qualità compositiva improntata all’alta tecnologia di un gruppo industriale modello.
Già, perché non va trascurato che è proprio il settore dell’arredo contract quello in cui Meritalia eccelle, con addirittura un’apprezzatissima nicchia dedicata allo yacht design, ma sa far sentire, e bene, la sua voce anche nel comparto casa grazie ad un servizio a 360° che non si occupa dei soli arredi ma anche delle finiture: un plus riservato ad un pubblico molto esigente per progetti esclusivi ed abitazioni di prestigio.

Oggi Meritalia può essere definita a tutti gli effetti una “dinasty” italiana, dal momento che alla scomparsa di Giulio nel 2013 le redini aziendali sono passate alla moglie e soprattutto ai figli. Francesca, responsabile comunicazione ed Art Director di Meritalia, sente la responsabilità di dover conciliare l’attività di maestri del design quali Mario Pesce o Karim Rashid, per citare un paio di grandi nomi che collaborano con Meritalia, con le nuove leve, i giovani talenti, quelli che portano ventate di novità in una collezione che sa ancora viaggiare a vele spiegate con pezzi quali il divano Michetta (del 2005) o Giulio, datato addirittura 1987 e firmato Tobia Scarpa.

In catalogo oltre 100 oggetti di design, tra imbottiti e complementi per la zona giorno quali tavoli, sedie, librerie, per un marchio che con i suoi pezzi firmati e la grande passione per la “produzione del bello” riesce ad esportare per il 70% del suo fatturato: una passione che è la vera eredità di Giulio Meroni, il suo lascito alla famiglia ed al comparto dell’arredamento in Italia.

Meroni e il divano Giulio (Design 1987 by Tobia Scarpa)

 

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La passione ed il gusto per il bello nella dinastia Meritalia

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Il prossimo anno festeggerà i 30 anni di attività Meritalia, il marchio e l’azienda che Giulio Meroni ha fortemente voluto e saputo imporre all’attenzione generale con il suo fervore imprenditoriale.
La sua tenacia gli ha permesso di vincere la scommessa dichiarata, quella di trasformare idee di design spesso estreme in prodotti finiti capaci di attirare consensi e – ovviamente – fatturato e vendite. Molte, molte vendite.
Anche all’estero, dove viene particolarmente apprezzato lo sforzo dell’azienda brianzola di produrre tutto da sé, un vero campione di Made in Italy al 100%.

La sezione primaria è quella degli imbottiti, che beneficia delle lavorazioni delle due divisioni (Me.Me e Me.Le) che si dedicano a metalli e legno. Ciò significa che l’intera componentistica dei divani Meritalia ha provenienza certa e certificata, e clienti quali grandi uffici, ristoranti, alberghi sanno di affidarsi per i loro arredi di pregio a prodotti di ultima generazione, e non solo per il design sempre moderno ma per la stessa qualità compositiva improntata all’alta tecnologia di un gruppo industriale modello.
Già, perché non va trascurato che è proprio il settore dell’arredo contract quello in cui Meritalia eccelle, con addirittura un’apprezzatissima nicchia dedicata allo yacht design, ma sa far sentire, e bene, la sua voce anche nel comparto casa grazie ad un servizio a 360° che non si occupa dei soli arredi ma anche delle finiture: un plus riservato ad un pubblico molto esigente per progetti esclusivi ed abitazioni di prestigio.

Oggi Meritalia può essere definita a tutti gli effetti una “dinasty” italiana, dal momento che alla scomparsa di Giulio nel 2013 le redini aziendali sono passate alla moglie e soprattutto ai figli. Francesca, responsabile comunicazione ed Art Director di Meritalia, sente la responsabilità di dover conciliare l’attività di maestri del design quali Mario Pesce o Karim Rashid, per citare un paio di grandi nomi che collaborano con Meritalia, con le nuove leve, i giovani talenti, quelli che portano ventate di novità in una collezione che sa ancora viaggiare a vele spiegate con pezzi quali il divano Michetta (del 2005) o Giulio, datato addirittura 1987 e firmato Tobia Scarpa.

In catalogo oltre 100 oggetti di design, tra imbottiti e complementi per la zona giorno quali tavoli, sedie, librerie, per un marchio che con i suoi pezzi firmati e la grande passione per la “produzione del bello” riesce ad esportare per il 70% del suo fatturato: una passione che è la vera eredità di Giulio Meroni, il suo lascito alla famiglia ed al comparto dell’arredamento in Italia.

Meroni e il divano Giulio (Design 1987 by Tobia Scarpa)

 

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La passione ed il gusto per il bello nella dinastia Meritalia

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Il prossimo anno festeggerà i 30 anni di attività Meritalia, il marchio e l’azienda che Giulio Meroni ha fortemente voluto e saputo imporre all’attenzione generale con il suo fervore imprenditoriale.
La sua tenacia gli ha permesso di vincere la scommessa dichiarata, quella di trasformare idee di design spesso estreme in prodotti finiti capaci di attirare consensi e – ovviamente – fatturato e vendite. Molte, molte vendite.
Anche all’estero, dove viene particolarmente apprezzato lo sforzo dell’azienda brianzola di produrre tutto da sé, un vero campione di Made in Italy al 100%.

La sezione primaria è quella degli imbottiti, che beneficia delle lavorazioni delle due divisioni (Me.Me e Me.Le) che si dedicano a metalli e legno. Ciò significa che l’intera componentistica dei divani Meritalia ha provenienza certa e certificata, e clienti quali grandi uffici, ristoranti, alberghi sanno di affidarsi per i loro arredi di pregio a prodotti di ultima generazione, e non solo per il design sempre moderno ma per la stessa qualità compositiva improntata all’alta tecnologia di un gruppo industriale modello.
Già, perché non va trascurato che è proprio il settore dell’arredo contract quello in cui Meritalia eccelle, con addirittura un’apprezzatissima nicchia dedicata allo yacht design, ma sa far sentire, e bene, la sua voce anche nel comparto casa grazie ad un servizio a 360° che non si occupa dei soli arredi ma anche delle finiture: un plus riservato ad un pubblico molto esigente per progetti esclusivi ed abitazioni di prestigio.

Oggi Meritalia può essere definita a tutti gli effetti una “dinasty” italiana, dal momento che alla scomparsa di Giulio nel 2013 le redini aziendali sono passate alla moglie e soprattutto ai figli. Francesca, responsabile comunicazione ed Art Director di Meritalia, sente la responsabilità di dover conciliare l’attività di maestri del design quali Mario Pesce o Karim Rashid, per citare un paio di grandi nomi che collaborano con Meritalia, con le nuove leve, i giovani talenti, quelli che portano ventate di novità in una collezione che sa ancora viaggiare a vele spiegate con pezzi quali il divano Michetta (del 2005) o Giulio, datato addirittura 1987 e firmato Tobia Scarpa.

In catalogo oltre 100 oggetti di design, tra imbottiti e complementi per la zona giorno quali tavoli, sedie, librerie, per un marchio che con i suoi pezzi firmati e la grande passione per la “produzione del bello” riesce ad esportare per il 70% del suo fatturato: una passione che è la vera eredità di Giulio Meroni, il suo lascito alla famiglia ed al comparto dell’arredamento in Italia.

Meroni e il divano Giulio (Design 1987 by Tobia Scarpa)

 

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Le casse acustiche da salotto che… orbitano!

Pubblicato da blog ospite in Non Solo Arredo

Se qualcuno prendesse un satellite artificiale di quelli vecchio stampo, o simile a qualche manufatto che sembri uscito direttamente dal set di 2001 Odissea nello spazio per metterlo nel vostro salotto, pensereste come minimo ad uno scherzo!

I cugini Nicolas e Cédric Hervet invece vorrebbero farlo sul serio, e lo dimostra il progetto di tech design Le Satellite, diventato realtà nel loro studio di design Hervet Manufacturier.
Lo studio è un laboratorio votato ad un interior design che si può definire “di nicchia“, perché i due cugini creano al suo interno solo pezzi a tiratura limitatissima, per essere certi di usare solo materiali eccellenti ed una mano d’opera impeccabile.
La grande distribuzione non è nelle loro corde, i loro pezzi di arredamento sono eccentrici e mescolano la nostalgia per il passato con geometrie futuriste, senza soluzione di continuità.

Le Satellite, per l’appunto, combina una base in acciaio quasi in stile sixties con la struttura in pregiatissimo ebano, al cui interno è “incastonato” un hi-fi ultra tecnologico della Bose.
Sono casse da salotto che probabilmente non vedremo mai in nessuna casa, ma ammirandole in foto riusciamo ad immaginare cinema e musica a braccetto fluttuare in orbita!

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Le casse acustiche da salotto che… orbitano!

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Se qualcuno prendesse un satellite artificiale di quelli vecchio stampo, o simile a qualche manufatto che sembri uscito direttamente dal set di 2001 Odissea nello spazio per metterlo nel vostro salotto, pensereste come minimo ad uno scherzo!

I cugini Nicolas e Cédric Hervet invece vorrebbero farlo sul serio, e lo dimostra il progetto di tech design Le Satellite, diventato realtà nel loro studio di design Hervet Manufacturier.
Lo studio è un laboratorio votato ad un interior design che si può definire “di nicchia“, perché i due cugini creano al suo interno solo pezzi a tiratura limitatissima, per essere certi di usare solo materiali eccellenti ed una mano d’opera impeccabile.
La grande distribuzione non è nelle loro corde, i loro pezzi di arredamento sono eccentrici e mescolano la nostalgia per il passato con geometrie futuriste, senza soluzione di continuità.

Le Satellite, per l’appunto, combina una base in acciaio quasi in stile sixties con la struttura in pregiatissimo ebano, al cui interno è “incastonato” un hi-fi ultra tecnologico della Bose.
Sono casse da salotto che probabilmente non vedremo mai in nessuna casa, ma ammirandole in foto riusciamo ad immaginare cinema e musica a braccetto fluttuare in orbita!

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