Retrò and Design






 
 
 

Il “rosa da grandi” negli interni

Pubblicato da blog ospite in Retrò and Design
Eccoci a scrivere il primo, primissimo post dell’anno!
Iniziamo subito, senza indugi, a parlare di COLORE. Insomma, iniziamo questo nuovo anno, pagina bianca tutta da scrivere, con una pennellata di allegria.
Parlando di colore non si può fare a meno di pensare a Pantone, che ogni anno decreta quale sarà il “colore dell’anno”. Come in molti saprete, il color of year 2018 è “Ultra Violet”!
La definizione lascia poco spazio all’immaginazione: infatti si tratta di un violet assolutamente deciso e molto accesso.
Media, blog e riviste di interni hanno già iniziato a coniugarlo e proporcelo.
Di fatto non è un colore facile.
Se è vero che può aggiungere quel tocco di “luxury” ad esempio ad una poltrona o ad un divano in velluto, lo trovo meno spendibile per altri accessori o per caratterizzare una stanza (ad esempio una parete).
Pinterest
Pinterest
Certamente non è un colore per tutti!
Infatti…non parleremo di Violet (tanto ne parlano già mille altri blog).
Un colore, o forse è meglio dire una palette di colori, che da lungo tempo trovo di ispirazione è quella che definirei un’evoluzione dei classici colori “polverosi” scandinavi.
Se sono tipici della scuola di pensiero neutro/scandinava il grigio, l’azzurro, il beige (che poi colori “neutri” non sono affatto), oltre all’intramontabile bianco, da tempo in me sta aumentando un crescente interesse verso un colore che si trova nella gamme delle pitture Chalk Paint e che viene denominato “Scandinavian Pink”.
Non pensate ad uno di quei rosa tenui, da bon bon o da cameretta dei bebè; non un rosa cipria.
Qui si parla di un colore deciso, ma al tempo stesso abbastanza intimo e “polveroso” da poter creare sapienti ovattate atmosfere.
Uno degli ambienti in cui lo prediligo è la camera da letto, magari abbinato a qualche tocco “oro”, di quell’oro satinato e non urlato.
Perchè mi piace?
Pinterest
  • perchè ha carattere, senza per questo essere soverchiante
  • perchè si sposa con infinite altre gradazioni (la gamma dei rosa, grigio, il sempreverde bianco, tocchi d’oro, colori delle terre, il verde per un look inaspettato, il giallo ocra, il bordeaux, il burgundy, l’ottanio…quel colore a metà strada tra il blu/verde coda di pavone e il blu zaffiro…e molti altri)
  • perchè scalda pur essendo annoverabile tra i colori pastello
  • perchè è “scandinavian” ma non per questo freddo.
Pinterest
Questo colore è molto bello anche nella versione un po’ meno accesa, proposta ad esempio dalle vernici Painting the Past con il nome “Afternoon Tea”: un po’ meno caldo di Scandinavian Pink, ma che vi si accosta perfettamente.
Pinterest
Mi sono anche resa conto che da nel catalogo 2018 anche il “signor Ikea” ci ha suggerito che possa essere una buona idea passare ad una gamma di rosa un po’ più “strong”…
Credits
Ed ecco che nella home page di H&M Home l’arrivo del 2018 porta con sé questa tendenza…di un rosa carico soprattutto nei tessili e negli accessori.


Credits

Credits
Insomma, sono riuscita a non farvi rimpiangere il “violet”? Con buona pace di Pantone 😉
Alla prossima!

 
 

Chalk Paint, il miracolo fattosi vernice

Pubblicato da blog ospite in Retrò and Design
Da qualche settimana navigo in rete incuriosita dalla Chalk Paint di Annie Sloan.
Sicuramente moltissimi di voi la conosceranno già o l’avranno già sentita nominare.
Io, pur conoscendola, non mi ero mai interessata seriamente a questo prodotto…ma caspita, merita!
Ideata e composta dalla mente creativa di Annie Sloan, questa vernice coniuga praticità, bellezza nonchè una gamma di colori e di effetti unica.
Opaca, densa e gessosa è perfetta per i progetti in stile shabby chic, ma sarebbe riduttivo usarla solo per quelli; infatti si può usare su tessili, metallo, muri, legno, vetro, formica…e tutto ciò che la fantasia suggerisce.
I meravigliosi 33 colori si possono mixare per ottenere sfumature inedite, che fanno brillare gli occhi.
Primaria peculiarità di questa vernice (e qui veniamo al perché è particolarmente interessante) è la sua facilità di applicazione. Secondariamente, ma non si minor importanza, la resa notevole (13 mq al litro) e l’altissimo potere coprente, che rende a volte possibile anche la stesura di una sola mano di vernice.
Non richiede fondo e aggrappa su (quasi) qualsiasi superficie senza carteggiare. Insomma, un sacco di tempo risparmiato!
Non mi sono ancora cimentata in nessun progetto, che richiede una pennellata evidente per un effetto imperfetto e un po’ vintage. Ad oggi non ho ancora trovato uno smalto veramente “gessoso”, nemmeno in quei marchi italiani che promettono tale effetto (ne ho provati un paio…). Vedremo se Chalk Paint manterrà la promessa.
Per ora, non mi (e vi) resta che fantasticare un po’ con me, se vi va, prendendo spunto da queste realizzazioni.
Solo vederne la gamma cromatica fa venir voglia di armarsi di pennello e imbrattarsi un po’.
Che ne pensate?
E per chi volesse muovere i primi passi, sul sito di Annie si trovano anche interessanti tutorial, nonchè numerose ispirazioni che fanno venir voglia di fare un ordine…chissà, magari per Natale!

Il primo progetto, una sedia dalla linea classica ma sobria, è in uno dei miei colori preferiti del momento: Duck Egg Blue. Caramelloso, ma non mieloso. Di quelli che noti, combini bene con una gamma infinità di tonalità e non ti stancano…
Il tocco in più, gli stencil. Azzeccatissimi.
Credits
 Il mio animo vintage non poteva non farmi notare questo semplice upcycling: piccola cassettiera anni ’50 in stile nordico, impreziosita da harp legs, decoro trasversale e verniciatura della parte più esterna. Colori unici, ottenuti dal mix di Old White, Scandinavian Pink e English Yellow.

Risultato eccezionale.

Credits

Portare la natura e i suoi colori in casa può far stare solo bene. Ecco allora un progetto tutto verde. Per chi ha in casa proprio quel vecchio mobile che non sopporta più è sta pensando di smerciare in qualche mercatino! Il protagonista qui è Amsterdam Green. Attenzione, anche il paralume è frutto di un progetto Chalk. Come volevasi dimostrare, si può usare anche sui tessili.

Credits
O perchè non lasciarsi ispirare da un progetto un po’ sopra le righe, come questa cassettiera bassa, dipinta in Paris Grey, impreziosito da trame ispirate a Paul Klee?
Per osare, ogni tanto…
Che dire di queste meravigliose sedie di metà secolo, stile molto danish, rivitalizzate da Graphite Chalk Paint sulle gambe e varie tonalità sul tessuto? Superbe.
E infine (ma solo per impormela una fine, perchè questo post potrebbe essere  i n f i n i t o), l’odiato mobilio del matrimonio di mamma&papà. Bello perchè ha segnato un’epoca, ma ora volterei anche pagina. Con la Chalk si può, a quanto pare, ridare un nuovo look comunque vintage, ma più attuale e brioso. Anche qui, per chi non teme di osare!
Credits

 
 

Un piccolo trilocale da ristrutturare

Pubblicato da blog ospite in Retrò and Design
Parliamo oggi di questo piccolo trilocale di circa 64 mq calpestabili.
La planimetria che vedete nell’immagine rappresenta lo stato di fatto, ovvero la situazione allo stato attuale.
La richiesta del cliente è quella di effettuare uno studio di fattibilità per una ristrutturazione, ovvero di valutare come questa unità immobiliare possa essere modificata in fase di ristrutturazione.
In questi casi come si procede?
1. Rilievo dell’esistente e sua rappresentazione planimetrica;
2. Studio della normativa tecnica comunale vigente.
La fase al punto 2 è di fondamentale importanza, perchè sarà determinante per l’orientamento delle progettuali. Capire, infatti, in quale direzione le normative tecniche ci permettano di operare consente di inquadrare la tipologia di intervento.
Nel caso in esame, ad esempio, non è consentita la modifica delle facciate (quindi le opere potranno essere solo interne) e, giusto per citare una limitazione tra le più importanti, salvo deroghe (che vengono concesse con il contagocce e per più che motivate ragioni), le nome tecniche comunali e il regolamento di igiene richiedono che il servizio igienico di principale utilizzo sia dotato di finestra.
Troppo spesso chi vuol sistemare casa trascura, pensando che ciò sia un risparmio, la corretta impostazione iniziale del progetto.
Come?
Ad esempio rivolgendosi ad un’impresa (che solitamente si presta a fare il classico “preventivo “a spanne” – ovvero su per giù- gratis) che gli dia “un’idea di massima”. Idea che di lì a poco si scontrerà con le realtà: che esistono norme tecniche -il cui esame spetta ad un tecnico di fiducia- che orientano l’intero progetto!
Ma tornando a noi, ce la faremo ad ottimizzare gli spazi a disposizione per ricavare, secondo quanto richiesto dal cliente?

RICHIESTA:

– una camera da letto matrimoniale
– una camera da letto singola
– soggiorno/sala
– cucina separata
– bagno (possibilmente con finestra, sia perchè è decisamente consigliabile, sia perchè la normativa ce lo “quasi impone”)
– lavanderia
– ripostiglio.
Il tutto in 64 mq, senza toccare la facciata (perciò niente nuove aperture) e senza intervenire con opere strutturali pesanti, ovvero senza demolire muri portanti.

Presto la risposta con una proposta progettuale.
Fantasticate un po’ con noi su come potrebbe trasformarsi questa casetta! 😉

 
 

DIY: due sedie si trasformano in panchetta

Pubblicato da blog ospite in Idee, Retrò and Design
Vecchie sedie spaiate, che ormai non sopportate più?
Viene da Leroy Merlin Francia la curiosa idea di trasformarle in una deliziosa panchetta.
L’idea è semplice quanto geniale:
Segare le gambe delle sedie
Segnare la posizione delle gambe su una tavola in legno di pino/abete lunga circa 1 metro
Fissare le gambe alla tavola con delle viti
Verniciare le gambe delle sedie
Verniciare la tavola in legno
Un paio di cuscini…et voilà! Il gioco è fatto.
Un’idea davvero carina di riuso, per mettersi alla prova con un semplice DIY in preparazione a sfide più ardue!
Photo credits: Leroy Merlin
Tags:

 
 

Una cameretta originale

Pubblicato da blog ospite in Retrò and Design
Tempo di scuola!
Sicuramente tra voi c’è chi si accinge a pensare come organizzare o ri-organizzare la cameretta dei bimbi per far spazio alle nuove incombenze (i tanto temuti e plurinominati C O M P I T I !).
Così, quando mi sono imbattuta in questa deliziosa cameretta non ho potuto fare a meno di notarla.
Anzitutto mi piace il fatto che non sia la classica cameretta “precostituita”; insomma, da mobilificio.
Non perché non si tratti di prodotti validi e con buon design (tutt’altro!), ma quelle si possono trovare facilmente su qualsiasi webpage dei principali produttori.
Ciò che mi piace di questa cameretta è il dosato mix di vintage ed elementi funzionali.
Il lettino, ad esempio, è di recupero: si tratta di un vecchio letto anni ’80 in ferro, in origine rosso, che è stato riverniciato in bianco.
Il vecchio baule è l’ideale per riporre i travestimenti o i giochi dei bimbi: a portata di mano, ma lontano dagli occhi.
Carina l’idea di utilizzare come comodino uno sgabello in vimini; ben si accosta al cesto dei peluche, anch’esso in fibre naturali, e ai dettagli legno/maniglie in pelle (un upgrade facile facile) della baby-cucina Ikea. Il tappeto kilim aggiunge il tocco di colore che manca.
Ed eccoci all’angolo studio. In realtà è ben più di una zona lavoro, perchè è affiancata da un’area lettura/relax dove vien voglia di sedersi subito!
La sedia girevole industrial vintage spicca nel candore degli altri arredi e richiama il legno del baule. La scrivania è stata realizzata semplicemente con una mensola profonda, sostenuta a parete da dei reggimensola adeguati.
E che dire dell’angolo relax?
Una semplice panca con vano, a cui sono state applicate maniglie in cuoio come quelle della cucina gioco, resa accogliente da un bel cuscinone rosa polvere. Lo spazio lettura si completa con una libreria sapientemente disposta in modo trasversale rispetto alla panca, in modo da essere ben visibile da seduti.
Accanto alla panca c’è il mobile a misura di bimba, con le già viste maniglie in cuoio: un’idea da Ikea hackers, come tanto va di moda.
Il vecchio armadio ad ante con cassetto, smaltato di bianco, è stato scovato in un mercatino. È bastato sostituire i pomoli con due in legno naturale per “legarlo” al resto degli accessori presenti nella stanza.
Deliziosa anche l’idea di spezzare l’altezza degli ambienti dipingendo con uno smalto ad acqua (facilmente lavabile) la prima fascia delle murature: decora e mantiene i muri bianchi puliti (qualsiasi genitore sa che quelle manine…).
Insomma, anche con risorse limitate questa cameretta dimostra come si possa far tanto e bene: un pizzico di gusto, voglia di impegnarsi in piccoli restyling, il giusto mix con prodotti commerciali (Ikea o simili) e le fotografie giuste al momento giusto (dopo una bella sessione di riordino stanza!).
Ecco, forse l’ultima è la più difficile 😉
Alla prossima!
Photo credits: Avenuelifestyle


 
 

PRIMA – DOPO di una vecchia veranda

Pubblicato da blog ospite in Idee, Retrò and Design
Iniziamo subito con un “disclaimer”: questo post è a prova di imbranati.
Perchè se ce l’ho fatta io ce la potete fare anche voi.
In questa calda estate ho pensato di osare, di provare a superare i limiti che la mia scarsa manualità mi impone e…buttarmi sì in un progetto, ma stavolta di faidate.
Il fatto che non vi siano fotografie dettagliate delle fasi di lavoro la dice lunga su quanto contassi davvero di poter pubblicare un simile intervento.
Francamente mi davo chance Z E R O.
Curiosi di sapere di cosa si tratta?
Buona lettura!
Capita a volte di visitare una casa e guardarsi attorno, ma di rendersi conto che quello che si sta vedendo…non è veramente davanti agli occhi!
È ciò che mi è accaduto quando ho visto questa veranda: se sulla mia retina si rifrangevano uno spazio trascurato, un vecchio ripostiglio malandato, pieno zeppo di cianfrusaglie da buttare, muffa e ruggine…al mio cervello arrivavano altri input…

La veranda prima dei lavori

Veranda in fase di rimozione muffe e vernici al parapetto

Io ci vedevo un divanetto o una poltroncina, del verde, la luce perfetta, un buon libro o un angolo per fare quei lavoretti che in casa non sai mai dove.
C’è voluto un po’ per trovare il tempo e…sì…anche il coraggio, ma alla fine posso dirlo: l’ho fatto io!
Già, perchè quando stai troppo sulle scartoffie la voglia di sporcarti le mani ogni tanto ce l’hai.
Presa da questa insana voglia, mi sono recata nel mio colorificio di fiducia, uno di quelli dove trovi i prodotti giusti e una pacca sulla spalla.
Il negoziante mi ha congedato con “è un lavoretto facilissimo, che può fare anche una casalinga!”.
Con un guizzo d’autostima mi sono detta “se lo fa una casalinga, lo può fare anche una progettista dalla manualità zero…che ci vuole?!”.
Appunto.
Diciamo che nella stesura della prima mano della vernice epossidica (ligiamente miscelata con diluente e catalizzatore – insomma, l’indurente- come “prescritto” dal mio solerte negoziante di fiducia) ho proprio pensato che forse come casalinga aveva in mente tipo “Barbara di Paint Your Life” [che poi gli devo spiegare che QUELLA non è una casalinga, ma una   d e c o r a t r i c e].
La vernice si presentava estremamente liquida e per nulla coprente. Qualche schizzo qua e là già aveva sporcato il parapetto della veranda, che avevo con fatica liberato da varie insistenti muffe, scrostato e ritinteggiato con antimuffa bianca (ben due mani di fondo – primer- previe).
Trascorse 3 ore di asciugatura mi sono detta, poco convinta, “O la va o la spacca”; ormai a metà lavoro non potevo sottrarmi, anche se sarei scappata volentieri persino per discutere con il più pedante dei tecnici comunali dello sportello edilizia. E invece è successo. Il miracolo.
A volte capitano.
Mentre stendevo la seconda mano, diversa diluizione, tutto ha iniziato a prendere forma: la vernice ad indurirsi, le macchie a coprirsi, il colore si è fatto pieno e la consistenza quasi plastica.
Ho toccato il cielo con un dito: ce l’avevo fatta!
Veranda dopo la stesura della vernice epossidica

Il resto è stato facile: il divanetto di sempre, un po’ di verde che chissà quanto durerà, tendine filtranti di battaglia (perchè si tratta di uno spazio di confine indoor-outdoor) una candela profumata di quelle che ti sembra di stare al mare (immancabile Yankee Candle).

La veranda: angolo di pace e relax
La veranda: vernice epossidica a pavimento…e un po’ di verde
Dettagli
Dettagli

Ecco, morale della favola? Più d’una, a mio parere. 

1) Crederci sempre, volere è potere: superare i propri limiti fa sentire davvero vivi.
2) La vernice epossidica è strepitosa: continua, plastica nella consistenza, piacevole al tatto, tutto sommato facile da stendere con un semplice rullo, impermeabilizzante.
Soprattutto…
3) Ad ognuno il proprio mestiere…ma se proprio insistete io posso darvi l’indirizzo del famoso buon colorificio…e anche la mia personale pacca sulla spalla! 😉
Tags:

 
 

Il progetto più “progetto”

Pubblicato da blog ospite in Design, Retrò and Design
Chi ogni tanto legge (c’è ancora qualcuno in linea?) avrà notato l’assordante assenza dal blog negli ultimi mesi. In effetti qualcosa ho combinato, oltre alla mia normale attività lavorativa, per essere COSÍ distratta dall’operoso aggiornamento. Ecco allora una serie di scatti che sintetizza (più o meno), l’impegno extra che questi mesi hanno richiesto per dedicarmi, oltre che alle case degli altri, anche alla mia…
La “nostra storia” è iniziata così: con amore a prima vista.
Di questo immobile mi hanno colpita molti aspetti, pur dovendo fare i conti con alcuni difetti.
Ma si sa, nessuno è perfetto!
Mi è piaciuta la presenza di un ingresso ampio: è uno spazio sempre prezioso, anche se negli immobili di recente progettazione è caduto in disuso, vista la necessità di ridurre all’osso gli spazi di transito. Ma se avete la fortuna di possedere un immobile datato non trascurate questo spazio, ancor più utile se sono presenti o vi si progettano delle nicchie, utilizzabili come guardaroba o ripostiglio.

L’ingresso immette al vano scale.

Il salotto, alla prima visita, era un po’ affollato…ma la potenzialità degli spazi e il vecchio parquet in rovere sono riusciti a farsi notare comunque.
Il bagno era un (bel) po’ vintage, ma dal vivo davvero ricco di fascino, con i suoi rivestimenti a mosaico dalla particolare forma simil giglio fiorentino in ceramica verde cangiante…
La cucina con l’ingresso dall’antibagno lasciava un po’ a desiderare…e la carta da parati onnipresente faceva parlare di sè anche qui!
Ma ovunque mi girassi vedevo una meravigliosa pavimentazione in misto battuto e seminato, alla veneziana, che mi faceva tirare un sospiro di sollievo (tutto stava nel salvaguardarla in fase di riprogettazione impianti, ma di questo parleremo un’altra volta).

Insomma, alla fine il fascino del camino dalla gigantesca bocca è prevalso!

Così è iniziata questa avventura ancora in corso: già, perchè molto ci vorrà prima di poter produrre delle immagini editabili del risultato finale. Ma le belle avventure vanno assaporate piano piano, perchè quel che rende le esperienze indimenticabili non è la meta, ma il viaggio.
E per chi fa suo questo motto, non c’è miglior modo per assaporare il viaggio che cercare con cura una casa da ristrutturare con amore e pazienza.
Possiamo assistervi fin dalla ricerca/scelta dell’immobile (con verifica della regolarità edilizia e studio di fattibilità), alla progettazione e direzione lavori.

Ehm sì, avrete anche una spalla su cui piangere, con un buon caffè in mano, nei momenti di sconforto! 😀
La verità è che sarà un’avventura stupenda e la gioia e l’entusiasmo supereranno di gran lunga qualsiasi preoccupazione.
Se state per salire sulla barca di questa avventura, scrivete a retroanddesign@tiscali.it.

Tags:

 
 

Buon 2017! Si riparte!

Pubblicato da blog ospite in Idee, Retrò and Design
BUON 2017 A TUTTI!

Chi già conosce questo angolino del web si sarà (forse) chiesto che fine abbia fatto…
In effetti più volte mi sono rimproverata di non scrivere da lungo tempo, ma avevo bisogno di una pausa. Una pausa per fare che?!
Ufficialmente portare a termine delle scadenze lavorative importanti che richiedevano una consegna entro il 2016 (e intendo proprio…31 Dicembre 2016!). E così è stato, ma non solo.
Ma di fatto in questo periodo, dopo aver scritto del nuovo trend 2017 (lo stile Hygge), ho deciso che era tempo di applicarlo non solo nella sfera lavorativa (progettare mettendo sempre al centro la PERSONA e traducendone le reali necessità), ma anche un po’ nella vita.
Insomma, ho deciso di razzolare, non solo predicare bene.
Ecco allora che ho fatto una pausa dal web, in particolare dal blog che richiede sempre taaante energie e, oltre al lavoro, mi sono data alla riscoperta di quel che è il motore primo della vita: la passione.
Passione per la famiglia, passione per l’arte, passione per i viaggi, passione per nuovi hobby, passione per la lettura.
A ciò ho dedicato questo tempo…ed ho scoperto che:
– senza allontanarmi troppo da casa, come amo di solito invece fare,  ci sono meraviglie che aspettano una gita in famiglia (MART, il Vittoriale, il Lago di Garda, Brescia Musei…)
– se ci credo fermamente, posso (I can!) cucire addirittura dei rettangoli…e farne ciò che somiglia a dei cuscini con i tessuti preferiti comprati nei miei amati viaggi
– posso leggere anche qualcosa che non sia un manuale tecnico e che non abbia a che fare con l’architettura o l’interior design
last, but not least, la mia famiglia è e resta sempre la mia benzina, oltre che il cuore del mio cuore!
E così, carica di idee e progetti, mi appresto ad affrontare il Nuovo Anno.
Che questo 2017 sia prospero per tutti voi di passioni, buone idee, nuovi progetti e tanta benzina, qualunque essa sia.
Ah! Quasi dimenticavo! In tutto ciò, il 2017 mi ha riservato la prima bella sorpresa: un’intervista sul Giornale di Sicilia, il cui testo riporto qui sotto…Per iniziare il nuovo anno con il sorriso!
Buon Hygge anno a tutti!

Tags:

 
 

La felicità di una casa stile Hygge

Pubblicato da blog ospite in Design, Retrò and Design
In questi giorni mi sono imbattuta in un termine danese: hygge.
Incuriosita, ne ho approfondito il significato e ho scoperto che si tratta di un termine che ha un significato piuttosto ampio che va oltre il senso del “cosy” inglese, ma che si avvicina al concetto di “accogliente”, “confortevole”, “intimo”.
Hygge è uno stile di vita, nato in Danimarca, un Paese in cui lo scarso numero di ore di luce nella maggior parte dell’anno induce i suoi abitanti a vivere la casa molto più di quanto non la si viva alle nostre latitudini.
Chiunque abbia speso qualche giorno nei paesi del nord, specie ospite in una vera casa (se siete curiosi ne trovate una qui) ha certamente notato con quale piacere gli abitanti di questi Paesi amino indulgere non solo in attività domestiche (cucito creativo, DIY, cucina…), ma anche, in generale, in tutto ciò che è connesso all’abitare la casa.
Hygge è proprio l’amore per la lentezza domestica, ma anche il saper godere delle piccole cose in generale.
In casa amore per il decoro: piccole file di luci, ghirlande in carta o tessuto, morbidi tessili in texture diverse, portici e balconi arredati come piccoli salotti, luci soffuse, lanterne e piccoli punti luce. Amore per uno stile di vita domestico: il piacere di ospitare, le cene con gli amici, un bicchiere di vino in compagnia, una tazza di tè bollente e una buona lettura, i lavoretti in casa con i bimbi.
Tutto ciò è hygge dentro casa.
Ma si può essere hygge anche fuori casa: una camminata in montagna,  un picnic al parco, un giro in bicicletta in un luogo tranquillo, un plaid nel prato, un pranzo all’aperto appena il sole fa capolino.
Insomma, hygge è uno stile di vita che si riflette sul modo di concepire la casa stessa: pensata non per stupire o piacere agli altri, ma per se stessi, per il semplice piacere di trovarvi ciò che vi scalda il cuore.
Credits
Sono convinta che il progetto che noi progettisti studiamo debba nascere dalla voce dei nostri clienti: deve essere capace di tradurre in spazi l’idea che essi hanno di “casa”.
Infatti, solo comprendendo i loro modi di vivere la casa, le abitudini e la visione che hanno di se stessi nei propri spazi, il progettista può dare forma ai desideri di chi vivrà in quel luogo.

Il termine hygge interpreta proprio questo pensiero; se lo si trasla nella progettazione si traduce in un progetto che abbracci le reali tendenze di chi lo vivrà, prima ancora che le nuove tendenze del settore.
Premesso che non ci sono regole per vivere lo stile hygge, eccovi qualche spunto per far proprio questo modo di intendere la casa.
1. Creare comfort: che sia vivere il divano con tutta la famiglia o gli amici o vivere la tavola non solo come luogo per consumare il pasto, ma anche per svolgere attività ludiche o lavorative.
2. Infrangere qualche regola: regalarsi ogni tanto il lusso di una colazione a letto, immersi in un mondo un po’ sognante fatto di morbidi cuscini, luce, buona compagnia e un buon libro.

3. Minimal + ricordi: mixare una base minimalista con la ricchezza di ricordi e oggetti che ci stanno a cuore. Che fanno tanto “casa nostra”.

Credits

4. Decorare con i tessili: solo tessili  che vi piacciano e che rispecchino il vostro stile. Pochi ma buoni.

Foto su www.instagram.com/retroanddesign
5. Creare piccoli spazi per grandi interessi: l’angolo lettura, la mini serra, l’angolo craft per fare lavoretti da soli o con i bambini. Parola d’ordine, trovare non solo tempo, ma anche (un piccolo) spazio per ciò che ci appassiona!
Credits
Se lo stile di vita hygge vi ha incuriosito, non vi resta che approfondirne la conoscenza leggendo “The little book of Hygge“: già la sola copertina vale la lettura! 😉
Tags: ,

 
 

La felicità di una casa Hygge Style

Pubblicato da blog ospite in Retrò and Design, Stili
In questi giorni mi sono imbattuta in un termine danese: hygge.
Incuriosita, ne ho approfondito il significato e ho scoperto che si tratta di un termine che ha un significato piuttosto ampio che va oltre il senso del “cosy” inglese, ma che si avvicina al concetto di “accogliente”, “confortevole”, “intimo”.
Hygge è uno stile di vita, nato in Danimarca, un Paese in cui lo scarso numero di ore di luce nella maggior parte dell’anno induce i suoi abitanti a vivere la casa molto più di quanto non la si viva alle nostre latitudini.
Chiunque abbia speso qualche giorno nei paesi del nord, specie ospite in una vera casa (se siete curiosi ne trovate una qui) ha certamente notato con quale piacere gli abitanti di questi Paesi amino indulgere non solo in attività domestiche (cucito creativo, DIY, cucina…), ma anche, in generale, a tutto ciò che è connesso all’abitare la casa.
Hygge è proprio l’amore per la lentezza domestica, ma anche il saper godere delle piccole cose in generale.
In casa amore per il decoro: piccole file di luci, ghirlande in carta o tessuto, morbidi tessili in texture diverse, portici e balconi arredati come piccoli salotti, luci soffuse, lanterne e piccoli punti luce. Amore per uno stile di vita domestico: il piacere di ospitare, le cene con gli amici, un bicchiere di vino in compagnia, una tazza di tè bollente e una buona lettura, i lavoretti in casa con i bimbi.
Tutto ciò è hygge dentro casa.
Ma si può essere hygge anche fuori casa: una camminata in montagna,  un picnic al parco, un giro in bicicletta in un luogo tranquillo, un plaid nel prato, un pranzo all’aperto appena il sole fa capolino.
Insomma, hygge è uno stile di vita, che si riflette sul modo di concepire la casa stessa: pensata non per stupire o piacere agli altri, ma per se stessi, per il semplice piacere di trovarvi ciò che vi scalda il cuore.
Credits
Sono convinta che il progetto che noi progettisti architettiamo nasca dalla voce dei nostri clienti: deve essere capace di tradurre in spazi l’idea che essi hanno di “casa”.
Infatti, solo comprendendo i loro modi di vivere la casa, le abitudini e la visione che le persone hanno di se stesse nei propri spazi il progettista può dare forma ai desideri di chi vivrà in quel luogo.
Il termine hygge secondo me interpreta proprio questo pensiero, se lo si trasla nella progettazione:un progetto che abbracci le reali tendenze di chi lo vivrà, prima ancora che le nuove tendenze del settore.
Premesso che non ci sono regole per vivere lo stile hygge, eccovi qualche spunto per far proprio questo modo di intendere la casa.
Sono sicura che voi ne avete molti altri; se vi va, condivideteli sulla pagina Facebook di Retrò and Design!

1. Creare comfort: che sia vivere il divano con tutta la famiglia o gli amici, o vivere la tavola non solo come luogo per consumare il pasto, ma anche per svolgere attività ludiche o lavorative.
2. Infrangere qualche regola: regalarsi ogni tanto il lusso di una colazione a letto, immersi in un mondo un po’ sognante fatto di morbidi cuscini, luce, buona compagnia e un buon libro.

3. Minimal + ricordi: mixare una base minimalista con la ricchezza di ricordi e oggetti che ci stanno a cuore. Che fanno tanto “casa nostra”.

Credits
4. Decorare con i tessili: solo tessili  che vi piacciano e che rispecchino il vostro stile. Pochi ma buoni.
Foto su www.instagram.com/retroanddesign
5. Creare piccoli spazi per grandi interessi: l’angolo lettura, la mini serra, l’angolo craft per fare lavoretti da soli o con i bambini. Parola d’ordine, trovare non solo tempo, ma anche (un piccolo) spazio per ciò che ci appassiona!
Credits
Se lo stile di vita hygge vi ha incuriosito, non vi resta che approfondirne la conoscenza leggendo “The little book of Hygge“: già la sola copertina vale la lettura! 😉
Tags: ,

 
 




Torna su