Photo festival e Photo week a Milano

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Milano rende omaggio alla fotografia con la seconda edizione di Photo festival 
e Photo week con mostre, eventi, laboratori e progetti dedicati alle immagini. 
Grandi autori e giovani esordienti in un percorso che offre al pubblico diversi 
linguaggi che spaziano dal reportage all’architettura, dalla moda all’arte con-
temporanea. Sono coinvolte gallerie, musei, palazzi storici e biblioteche in 
centro città ma anche in periferia e nell’hinterland: nel bel catalogo di Photo 
festival potrete trovare tutta la rassegna delle mostre con orari e indirizzi.  
Vi segnalo, in modo particolare, la mostra “Chi siamo noi?” realizzata dal Gruppo 
donne fotografe di cui faccio parte,che espone alla “Casa delle donne di Milano”.
Fotografie che indagano il tema della ricerca di sé e dell’autoritratto e poi 
altre due mostre personali molto interessanti di Loredana Celano e Paola Mattioli. 
Da non perdere!

per maggiori info: photoweekmilano.it e milanophotofestival.it
Photoweek Milano – dal 4 al 10 giugno 2018
Photofestival Milano – dal 24 aprile al 30 giugno

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Su un piedistallo, gli ortaggi in posa di Lynn Karlin

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Lynn Karlin food photography ortaggi su piedistallo

La fotografa Lynn Karlin ci invita a osservare la bellezza di ortaggi e verdure, ponendole in posa su un piedistallo come fossero opere d’arte

La fotografa americana Lynn Karlin, specializzata nella fotografia di giardini e lifestyle e nella food photography, nel 1883 ha lasciato la tentacolare New York e si è trasferita in una tranquilla fattoria nel Maine. Da allora vive a contatto con la natura seguendo il ritmo delle stagioni e continuando a fotografare i frutti della terra.
Con gli anni si è orientata sempre più verso la fotografia artistica e nel 2008 è nata “The Pedestal Series“una serie di scatti in cui la fotografa trasferisce dall’orto al suo studio ortaggi e verdure, per fotografarle in tutta la loro bellezza, appoggiate su un piedistallo.

Food Photography - Lynn Karlin, ortaggi su un piedistallo

Lynn Karlin, ortaggi su un piedistallo

The Pedestal Series

Queste immagini richiamano alla mente sia i busti dell’arte classica sia la tradizione delle nature morte, fondendo insieme queste due forme d’arte. Lynn Karlin vuole che broccoli, pomodori o cipollotti, siano esaltati nella loro bellezza, nelle forme tondeggianti, nella texture, nelle meravigliose sfumature dei loro colori. Desidera che siano osservati e ammirati come fossero opere d’arte.
Spesso non ci fermiamo a osservare la bellezza nascosta in un una zucca o in una melanzana ma Lynn continua a meravigliarsi della perfezione della natura e cerca di farcela apprezzare attraverso il suo sguardo, mettendo ortaggi e verdure su un piedistallo!

“Voglio mostrare la loro bellezza naturale e far emergere la loro personalità. Voglio onorare le verdure mettendole letteralmente su un livello più alto.”
Garden Variety

E sembra che la fotografa riesca davvero a tirarne fuori la personalità, facendole apparire a volte impettite a volte vanitose, eccentriche o carismatiche. Cercando di trovare l’equilibrio in ogni composizione, Lynn Karlin scatta senza sosta i suoi soggetti preferiti e ormai la sua serie comprende circa un centinaio di “ritratti” vegetali.
Le sue fotografie sono state pubblicate su alcune fra le riviste più prestigiose, dal New York Times Magazine a House Beautiful, da Country Living a Gourmet.

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Lynn Karlin fotografa ortaggi su un piedistallo

Lynn Karlin, The Pedestal Series

Food Photography - Lynn Karlin, ortaggi su piedistallo

Lynn Karlin Food Photography - On a pedestal

Food Photography - Lynn Karlin, On a pedestal

On a pedestal - Lynn Karlin Food Photography

On a pedestal - Lynn Karlin fotografia di food

On a pedestal - Lynn Karlin fotografa gli ortaggi su un piedistallo

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La fotografia di Jacob Sutton cattura l’energia del movimento

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Jacob Sutton Campagna pubblicitaria Lacoste

Con uno stile moderno ed elegante il fotografo di moda Jacob Sutton cattura l’energia del movimento: la potenza della natura, la forza dei muscoli e la leggerezza dei tessuti

Nato a Bath in Inghilterra, Jacob Sutton si è trasferito a Londra nel 1999 dove ha conseguito una laurea in fotografia al London College of Printing. Come fotografo e regista, si occupa principalmente di fotografia di moda e still life. Il suo primo servizio è stato per Dazed nel 2005 e da allora ha collaborato con le più importanti riviste del mondo da Vogue al New York Times a Numéro. E’ uno dei fotografi di moda più richiesti per servizi editoriali e per campagne pubblicitarie e fra i suoi clienti ci sono Chanel, Lacoste, Nike, Hermes, Adidas, Burberry, Issey Miyake e tantissimi altri per cui ha firmato campagne pubblicitarie bellissime e famose col suo stile moderno ed elegante.

Jacob Sutton Lacoste

Jacob Sutton Campagna pubblicitaria Lacoste

Fotografia… in azione!

Sia come fotografo che come regista le sue immagini esprimono sempre un senso del movimento incredibile grazie a composizioni che sembrano sfidare un fragile equilibrio dinamico.
Il suo obiettivo è catturare l’azione e l’energia del movimento: la potenza della natura, la forza dei muscoli, la leggerezza dei tessuti… Le sue sono immagini sempre fresche ed energiche dove persone e forme si muovono liberamente nello spazio con una leggerezza ultraterrena, come in assenza di gravità.

Lavora spesso con danzatori, coreografi, atleti o esperti di arti marziali occupandosi di campagne pubblicitarie per l’abbigliamento sportivo come Nike, Stella McCartney per Adidas o H&M Sport, che implicano di per sè azione, movimento e dinamismo.

“Mi piace lavorare con i ballerini: con tutto il talento naturale e l’allenamento a tua disposizione, puoi superare i normali confini di una ripresa. È come se improvvisamente riuscissi a parlare con un vocabolario più ricco. Sono sempre stato attratto dal movimento nell’arte, forse perché mia madre era una ballerina e mio padre era un artista. Quindi, con la fotografia, la magia per me sta nel mettere in discussione i confini di un mezzo che è così statico e dargli energia.”
The Guardian

• LEGGI ANCHE: Peter Lindberg, la bellezza è una questione di identità

Jacob Sutton fotografia di moda

Video d’azione e suggestione

Ma Jacob Sutton ama anche sperimentare con il video, la live action e la stop motion. Uno dei suoi video più famosi è LED Surfer un video surreale girato di notte sulle alpi francesi a -25°C in cui lo snowboarder “danza” sulla neve vestito con una tuta led luminosa appositamente creata.

The Ghost in the Machine invece è un video e una serie di tre ritratti in bianco e nero di una ragazza immersa nell’acqua. Il  lavoro di Jacob Sutton per la pubblicità di solito rappresenta l’azione e il movimento così queste delicate immagini risultano in un certo senso in contrasto. Le sagome in movimento appaiono e scompaiono immergendosi lentamente nell’acqua. Ma la bellezza di queste immagini (e del video) consiste proprio nel confondersi di luci ed ombre che avvolgono la protagonista esaltando la sensazione che sia  immersa in un ambiente ultraterreno. Il movimento qui viene esplorato attraverso il fluttuare del capelli, l’apparire e scomparire del viso e i lenti movimenti delle mani. Bellissimo e poetico.

Jacob Sutton fotografia di moda che cattura il movimento

Jacob Sutton fotografia che cattura il movimento

Jacob Sutton Campagna pubblicitaria NIKE

Jacob Sutton Campagna pubblicitaria Issey Miyake

Campagna pubblicitaria Issey Miyake

Jacob Sutton fotografia di moda editoriali

Jacob Sutton editoriali di moda per Numerò

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André Kertész: fotografia contemporanea fra luci ed ombre

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André Kertész "Flowers For Elizabeth", New York 1976

Pioniere della fotografia contemporanea, fra sperimentazioni e street photography, André Kertész fu un maestro nel comporre con luci ed ombre

“Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima”. Nelle parole di Cartier-Bresson c’è la sintesi di quello che ha rappresentato André Kertész per la fotografia contemporanea del ‘900. Il fotografo ungherese è considerato uno dei padri della fotografia contemporanea e del fotogiornalismo e la sua opera ha influenzato diversi fotografi delle generazioni a venire.

André Kertész fu un maestro della composizione formale, capace di elevare oggetti banali trasformandoli immagini evocative e poetiche. Dimostrò per la prima volta che anche le cose più insignificanti e comuni potevano trovare una loro dignità nella fotografia. Sapeva trovare la bellezza intorno a sè con la sola capacità di guardare oltre il visibile, cogliendo la semplicità della vita.
La luce è l’elemento principale attorno a cui Kertész costruisce le sue fotografie: “Io scrivo con la luce” amava dire di sè. La purezza grafica del bianco e nero esalta i giochi di luci e di ombre regalando profondità e significato alle sue immagini. La perfezione formale delle sue composizioni, attentamente studiate, pone le sue foto fuori dal tempo, trasmettendo un senso di intimità e nostalgia.

"Pipa e occhiali di Mondrian" (1926)

“Pipa e occhiali di Mondrian” (1926) di André Kertész. Questa foto nel 1997 fu aggiudicata per 376.500 dollari a un’asta di Christie’s.

Settant’anni di fotografia

Kertész nacque a Budapest da una famiglia di origini ebraiche e a 18 anni acquistò la sua prima fotocamera. Durante la prima guerra mondiale, sul fronte russo polacco, come volontario, documentò con le sue foto la vita in trincea.
Trasferitosi a Parigi nel 1925, entrò in contatto col movimento dadaista prima e surrealista poi , frequentando Man Ray, Robert Capa, Berenice Abbott e diventando grande amico del collega Brassaï e di Cartier-Bresson. Nel 1927 fu organizzata una delle prime mostre fotografiche a lui dedicata.
Nel 1933 realizzò la serie delle “Distorsioni” in cui il fotografo, ispirandosi al surrealismo, sperimentò le deformazioni sul corpo umano con l’uso di luci e specchi: circa 200 fotografie delle modelle Najinskaya Verackhatz e Nadia Kasine, ritratte nude in varie pose e trasformate attraverso una serie di specchi deformanti.

André Kertész – Distorsions, 1933

Kertész  era sempre molto curioso portava la sua macchina fotografica sempre con sè. Questo gli permetteva di trovare soggetti interessanti da fotografare in qualunque situazione. Ed è per per la sua capacità di cogliere punti di vista originali e inquadrature inaspettate che è considerato uno dei pionieri della street photography.

A 42 anni André Kertész volò a New York con la moglie per collaborare con l’agenzia Keystone e pochi anni dopo ottenne la cittadinanza americana. Negli Stati Uniti, dove rimase fino alla morte, Kertész era immerso in una cultura diversa da quella europea e fu difficile per lui esprimersi attraverso la fotografia perchè le sue immagini non erano comprese e apprezzate. La rivista Life le rifiutò giudicandole troppo espressive!
Fu costretto ad adeguarsi al gusto corrente per poter collaborare con i magazine più importanti del tempo come Harpeer’s Bazaar e Vogue e tutto ciò lo rese frustrato per il mancato riconoscimento da parte della critica e l’impossibilità di veder riconosciuto il proprio valore. Nonostante questo, continuò a fotografare anche quando, malato, non poteva più muoversi da casa. Forse prendendo spunto dal celebre film di Hitchcock “La finestra sul cortile” scattò una serie di foto dalla sua finestra, pubblicandole poi nel libro “From my Window” del 1981.

Kertész oggi è riconosciuto come uno dei grandi fotografi del ‘900. Non fotografava per creare belle immagini, fotografava per esprimere se stesso. E infatti di lui Cartier-Bresson disse: “Ogni volta che l’otturatore di André Kertész scatta, io sento il suo cuore battere.”

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L’interesse per le distorsioni di Kertész nasce nel 1917 mentre osserva un nuotatore e gli effetti deformanti dell’acqua e della luce

Chez Mondrian, Paris, 1929

Chez Mondrian, Paris, 1929

André Kertész "Shadows of the Eiffel Tower", Paris, 1929

André Kertész “Shadows of the Eiffel Tower”, Paris, 1929

André Kertész "Arm and Ventilator", New York 1937

André Kertész “Arm and Ventilator”, New York 1937

 - André Kertész Ballet, New York City, 1938

André Kertész – Ballet, New York City, 1938

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Nudi artistici vestiti di luce del fotografo francese Dani Olivier

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Nudi artistici vestiti di luce di Dani Oliver

Il fotografo Dani Olivier realizza i suoi nudi artistici sul filo dell’astrazione, sperimentando con luci, pattern e colori

Di fronte alle fotografie di Dani Olivier viene da chiedersi se in questi lavori Photoshop e più in generale la post produzione digitale non facciano da padrone. In realtà non è così, anzi!
Il fotografo francese (classe 1969), ha iniziato il suo particolare processo di studio sui nudi nel 2007 e lo ha perfezionato fino a ottenere le opere che vediamo oggi. Il risultato è una serie di nudi artistici sorprendenti:

“Il corpo femminile è bellissimo, per questo voglio omaggiarlo producendo immagini altrettanto belle. Il corpo di una donna è eterno. Per centinaia di anni ha avuto le stesse curve, la stessa forma, lo stesso ritmo. È sempre da ammirare. Ho sviluppato la mia tecnica assieme alle modelle circa dieci anni fa e da allora ho continuato ad affinarla sempre più. Sapevo che potevano nascere moltissime possibilità sperimentando con luci e design”.

Così, Olivier è riuscito a vestire le sue modelle di sola luce, creando Womens of Light, nudi artistici che si evolvono in nudi astratti grazie alle soluzioni innovative create da pattern di luci e movimenti studiati ad hoc.

Proiezioni di luci colorate su corpi in movimento: ecco i nudi artistici di Dani Olivier

Olivier mette in posa le modelle – predilige lavorare con delle danzatrici, per ricercare sempre dei movimenti nuovi e non delle semplici pose da copertina – su fondali completamente neri e proietta sui loro corpi luci, ombre e figure astratte e geometriche grazie al mapping, una tecnologia multimediale che permette di proiettare luci o video sulle superfici, in modo da ottenere un effetto artistico.
L’effetto finale è un affascinante, complesso e surreale incontro tra pelle e pattern di luci talmente straordinario da sembrare il risultato di un ritocco digitale, ma così non è: tutto il processo di creazione dell’opera avviene infatti durante lo shooting. Ogni proiezione segue perfettamente le linee e le curve dei corpi delle modelle, trasformando istantaneamente le immagini in sensualissime e ipnotizzanti opere d’arte.

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Foto macro super sexy di Marius Sperlich

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Le foto macro di Marius Sperlich, fatte di primi piani umidi e sensuali, sono eccitanti e disturbanti al tempo stesso… e non è un caso!

“Vorrei stare sulle tua labbra per spegnermi nella neve dei tuoi denti”, diceva il poeta Garcia Lorca, e il fotografo tedesco Marius Sperlich trasforma questo verso in immagini sensuali: ecco le sue foto macro di bocche umide e seducenti in cui nulla è lasciato all’immaginazione.

Marius Sperlich è un giovane fotografo di moda e art director nato a Reinbek, in Germania, attualmente di base a Berlino. Ossessionato dalla fotografia macro, ama catturare la bellezza femminile da una prospettiva insolita, interpretandola con la sua estetica pop fatta di colori saturi e lascivia.

The Wet Kiss - fotografia macro di Marius Sperlich

The Wet Kiss – fotografia macro di Marius Sperlich

Foto macro e close up per una prospettiva intima e disturbante

Immagini crude e disinibite che catturano lo spettatore per la loro ossessiva sensualità solleticando l’inconfessabile vouyerismo dentro ognuno di noi. Ma che, come racconta lui stesso, vogliono provocare anche un certo senso di disagio, conducendo chi le guarda fuori dalla sua comfort zone, attraverso la messa in scena di situazioni insolite e strane. Occhi bistrati, bocche umide, denti bianchissimi e lingue che accarezzano schegge di vetro, pistole giocattolo, soldatini, perle o piume, in un improbabile equilibrio fra pericolo, dolore ed eccitazione.

Il fotografo cerca di esprimere la sua idea di una bellezza audace e brillante, esplorando l’interazione fra il corpo femminile e diversi oggetti di uso comune. Il suo obiettivo è di creare un immaginario lussurioso e scoprire come le immagini possano scatenare la fantasia, ma sempre con l’intento di trasmettere emozioni. Ecco perchè si concentra quasi sempre sugli occhi e sulla bocca, le parti del corpo più espressive.

C’è una maniacale preparazione dietro le sue foto macro: Marius Sperlich pianifica ogni dettaglio ma poi confida anche nell’imprevisto e nell’improvvisazione per rendere le sue idee più eccitanti, reali e provocanti.

“Ho scoperto che stare molto vicino fa un’enorme differenza quando si fotografano i visi. Tu crei qualcosa che è anonimo ma allo stesso tempo incredibilmente dettagliato, personale e unico. L’anomimato di un primissimo piano significa che non sei in grado di riconoscere il soggetto per la strada ma allo stesso tempo è una prospettiva incredibilmente personale e intima.”

Sul suo profilo Instagram potete ammirare la galleria completa dei suoi scatti, con l’avvertimento che quelli presentati qui sono decisamente i più casti!

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Foto macro super sexy di Marius Sperlich

Foto macro super sexy di Marius Sperlich

Foto macro super sexy di Marius Sperlich

Marius Sperlich – Fotografia digitale macro

Foto macro super sexy di Marius Sperlich

Macro Lips Series di Marius Sperlich

Foto macro super sexy di Marius Sperlich

Foto macro super sexy di Marius Sperlich

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Nudi maschili degli anni ’30 nella fotografia artistica di Herbert List

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herbert list fotografia di nudi maschili

Corpi scolpiti sotto il sole accecante del mediterraneo si stagliano come statue greche negli scatti di Herbert List il maestro della fotografia artistica di nudo maschile

Herbert List (1903-1975) è stato un fotografo “classico” che ha combinato il suo amore per la fotografia con la passione per il surrealismo e il classicismo ed è ricordato soprattutto per la sua fotografia artistica di bellissimi nudi maschili. Nato ad Amburgo, figlio di commercianti, studiò letteratura e Storia dell’arte e da ragazzo iniziò a fotografare per hobby durante i suoi viaggi di lavoro. Nel 1930 entrò in contatto con le avanguardie europee e divenne amico del fotografo Andreas Feininger che lo introdusse all’uso della Rolleiflex (la stessa macchina utilizzata da Vivian Maier). Influenzato dal surrealismo e dal movimento del Bauhaus, iniziò a scattare foto di still life e ritratti ai suoi amici sviluppando il suo stile personale.

Con l’istituzione delle leggi razziali in Germania nel 1936 Herbert List, ebreo e apertamente gay, fu costretto ad abbandonare il paese passando per la Svizzera e approdando sulla riviera Ligure dove passò l’estate.
Si stabilì poi fra Parigi e Londra e iniziò a lavorare come fotografo di moda per Harper’s Bazaar.
Insoddisfatto del suo lavoro continuò a sperimentare con la fotografia di still life avvicinandosi allo stile metafisico di De Chirico e Max Ernst.

Herbert List - Good friends - Liguria, Italy, 1936 fotografia di nudo maschile

Good friends – Liguria, 1936

Herbert List: il maestro della fotografia artistica di nudo maschile

Infine si trasferì in Grecia dove rimase dal 1937 al 1939 alla ricerca di uno stile di vita più consono e libero. Lì ebbe modo di ammirare l’architettura e la scultura classica e fotografò templi, rovine e paesaggi dedicandosi anche alle foto di nudo maschile che divennero per lui quasi un’ossessione.

Nel periodo fra le due guerre si era diffuso il culto della forma fisica, del sole e del naturismo e un generale allentamento della morale. Era di moda scattare foto di nudi maschili in pose classiche, con corone d’alloro, colonne o rovine, una tendenza che è andata avanti fino agli anni ’30. Herbert List, come altri, fotografava questi nudi per il proprio piacere o per gli amici ma nessuna di queste foto venne mai pubblicata fino a molti anni dopo per paura di ritorsioni.
Sulle rive del Mediterraneo List ha saputo esprimere come nessun altro prima, la bellezza di fisici statuari illuminati dall’abbagliante luce del sole per rivelare, come amava dire, l’essenza magica che anima il mondo delle apparenze. I corpi maschili nella cruda luce del sole sembrano quasi statue greche viventi ma l’erotismo che trapela da queste immagini è sempre elegante e raffinato.

Herbert List - fotografia artistica - fotografia di nudo maschile

Herbert List – fotografia artistica – fotografia di nudo maschile

Stabilitosi in Italia, negli anni ’50 il suo stile divenne più spontaneo, influenzato dal collega Henri Cartier-Bresson e dal movimento cinematografico del Nerorealismo italiano, spostandosi quasi verso la fotografia di strada.
List pubblicò anche un libro fotografico in collaborazione con Vittorio De Sica e nello stesso periodo entrò nell’Agenzia Magnum convinto da Robert Capa. Le foto scattate fra la spiaggia e la strada sono fra i suoi scatti migliori e sebbene non possa essere considerato un vero street photographer, Herbert List ha cercato sempre di esplorare la vita delle persone con l’occhio del reporter, cercando di cogliere l’attimo.

“Le immagini che ho scattato in modo spontaneo – con una sensazione di beatitudine, come se avessero abitato a lungo il mio inconscio – erano spesso più potenti di quelle che avevo composto con cura.
Ho afferrato al volo la loro magia.”

Herbert List - Wrestling boys - Germania, Mar Baltico1933 Herbert List - fotografia artistica

Wrestling boys – Germania, Mar Baltico1933

Negli anni ’60 smise di fotografare e fu praticamente dimenticato. Morì nel 1975.
Riscoperto anni dopo, è stata pubblicata un’ampia monografia di Herbert List con oltre 250 foto divise in cinque sezioni: Fotografia Metafisica, Rovine e Frammenti, Eros e Fotografia, Ritratti, Momenti.

Spaziando fra generi e stili diversi dagli anni ‘3o agli anni ’60, Herbert List è passato dalla fotografia di still life alla street photography e dal classicismo alla metafisica al surrealismo. Per questo le sue immagini hanno influenzato intere generazioni di fotografi, a partire da Herb Ritts il fotografo glamour degli anni ’80 fino al fotografo di moda Bruce Weber che ha dichiarato:

Quando avevo il mio studio a New York, Calvin Klein mi chiese di fotografare la sua campagna di intimo e mi domandò dove volessi andare. Immediatamente pensai a Herbert List e Santorini!

E forse può sembrare un’iperbole ma anche Mario Testino non ha inventato niente perchè, se guardiamo le fotografie di Herbert List ambientate proprio a Capri, ci accorgiamo che la famosa pubblicità con David Gandi c’era già negli anni ’30!!

Herbert List - Flirt in Capri #3, Italy, 1936 fotografia artistica

Herbert List – Flirt in Capri #3, Italy, 1936

Herbert List - Flirt in Capri #1, Italy, 1936 fotografia artistica

Herbert List – Flirt in Capri #1, Italy, 1936

Herbert List - Young men under reed roof - Torremolinos, Spagna 1951 fotografia artistica - fotografia di nudo maschile

Young men under reed roof – Torremolinos, Spagna 1951

Herbert List - fotografia di nudo maschile - fotografia artistica

Herbert List – fotografia artistica di nudi maschili

Herbert List - fotografia artistica - fotografia di nudo maschile

Herbert List - Young Arab with foxtail lilies - Hammamet, Tunisia 1935 Herbert List - fotografia artistica di nudo maschile

Young Arab with foxtail lilies – Hammamet, Tunisia 1935

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Beth Moon fotografa alberi secolari sotto un cielo di stelle

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In “Diamond Nights” la fotografa californiana Beth Moon riprende alberi secolari contro il cielo stellato, ispirata da una singolare teoria scientifica…

Beth Moon è una fotografa californiana che per tutta la sua carriera si è sempre dedicata alla fotografia naturalistica, appassionandosi in particolare ad alberi, animali e uccelli. Nel 1999, come racconta lei stessa sul suo sito personale, è rimasta incuriosita da una teoria scientifica che collegava la crescita degli alberi con i movimenti celesti e i cicli astrali:

“I ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno dimostrato che gli alberi crescono più velocemente quando alti livelli di radiazione cosmica raggiungono la superficie terrestre, concludendo che la radiazione cosmica influenza la crescita degli alberi anche più della temperatura annuale o delle precipitazioni. In secondo luogo, il noto ricercatore Lawrence Edwards, ha scoperto che i germogli dell’albero cambiano forma e dimensione ritmicamente, in cicli regolari per tutto l’inverno, secondo una correlazione diretta con la luna e i pianeti. La quercia, per esempio, sembra cambiare con Marte, il faggio con Saturno e la betulla con Venere. “

Diamond Nights, fotografia a lunga esposizione di Beth Moon

“Polaris” – Baobab in Botswana.

Magici scatti fra cielo e terra

E’ nata così la sua idea di fotografare alberi giganteschi e secolari sotto meravigliosi cieli stellati, sottolineando la relazione fra le radiazioni cosmiche e la crescita degli alberi. Utilizzando  la tecnica della fotografia a lunga esposizione, ha realizzato la serie Diamond Nights, centinaia di foto suggestive raccolte nel volume Acient Skies, Ancient Trees.

Negli ultimi 15 anni Beth Moon, con l’aiuto di guide locali, ha esplorato i luoghi più nascosti, disabitati e isolati della terra, nelle aree remote di Africa meridionale, Sudafrica, Botswana e Namibia, alla ricerca delle migliori condizioni per i suoi scatti notturni. L’obiettivo della fotografa era di trovare luoghi selvaggi e remoti, lontani dall’inquinamento luminoso e abitati solo da alberi secolari giganteschi e imponenti. Come i baobab, per esempio, alberi che vivono mediamente 500 anni ma che in alcune parti dell’Africa sembra possano raggiungere i 5.000 anni di età!
Di notte, in luoghi così remoti, il buio è totale e avvolgente e l’oscurità così spessa che le stelle risplendono nel cielo come diamanti. Su questa magica tela luminosa gli alberi più grandi e longevi della terra si stagliano in tutto il loro fascino spettrale. Il risultato sono immagini suggestive e senza tempo che ci trasmettono sensazioni magiche e primitive. Come commenta la stessa Moon a proposito delle sue foto:

“Ammirando questi alberi antichissimi, la percezione del tempo si allarga, la relazione con la natura che ci circonda si evolve, e questa consapevolezza diviene parte di noi”.

Beth Moon "Andromeda" foto a lunga esposizione

“Andromeda” – Ogni scatto prende il nome della costellazione fotografata

Fotografia a lunga esposizione… ma non troppo!

Beth Moon lavora solitamente su pellicola in bianco e nero utilizzando la stampa al palladio-platino, un procedimento fotografico in grado di riprodurre un’ampissima gamma di toni, tale da far emergere tutti i particolari dell’immagine.

Per la serie Diamond Nights invece è passata dalla pellicola alla fotografia digitale e dal bianco e nero al colore.
I lunghi tempi di esposizione necessari per realizzare questi scatti infatti sono possibili solo con una macchina digitale. La maggior parte di queste foto è stata scattata in notti senza luna e per ogni scatto sono state necessarie molte prove e molta sperimentazione con tecniche di illuminazione diverse, attraverso la luce diffusa o diretta di torce elettriche. Beth Moon ha utilizzato una lente grandangolare e un ISO da 3200 a 6400, con esposizioni fino a 30 secondi, un tempo sufficiente per illuminare la scena ma sufficientemente breve per evitare di cogliere il movimento delle stelle, che così appaiono fisse nel cielo come diamanti. In questo modo ha evitato il “problema” della scie luminose che indicano il movimento delle stelle nella volta celeste, le così dette startrails che invece per altri fotografi sono un soggetto privilegiato e ricercatissimo.

LEGGI ANCHE:  Startrails, foto a lunga esposizione di Lincoln Harrison

Fotografie di Beth Moon, alberi secolari e cieli stellati

Diamond Nights – “Lyra” – Baobab in Botswana

Fotografia a lunga esposizione - Beth Moon

“Delphinius” – Albero di ginepro in Utah, Dead Horse Point State Park

Diamond Nights Beth Moon Photographer

“Corvus” una foto della serie Diamond Nights

Beth Moon fotografie a lunga esposizione Diamond Nights

“Fornax” – Un gigantesco Baobab in Botswana. La leggenda narra che per divertirsi, gli dei abbiano piantato questi alberi sottosopra, con le radici rivolte verso il cielo.

Beth Moon - Diamond Nights fotografie a lunga esposizione di alberi e cieli notturni

“Atlas” -Pino della varietà Bristlecone nella foresta nazionale di Inyo, California

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Ryan McGinley l’enfant prodige della fotografia contemporanea

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Fotografia contemporanea di Ryan McGinley

Ryan McGinley è entrato giovanissimo nell’olimpo della fotografia contemporanea e oggi è uno degli autori più interessanti e visionari

Ormai è diventato grande, ma Ryan McGinley, classe 1977, è stato nominato Miglior Fotografo Americano e ha esposto la sua prima personale al Whitney Museum of American Art quando aveva solo 25 anni!
Nato a Ramsey nel New Jersey era il più piccolo di 8 fratelli. Trasferitosi nell’East Village di New York, è cresciuto in un ambiente di effervescente creatività fatto di graffitari, skaters e artisti. In questa subcultura urbana, nel 1998 ha iniziato ad accostarsi al mondo della fotografia contemporanea, scattando polaroid e ritraendo i suoi amici: Dash, Dan, Agathe… immortalati fra eccessi e irrequietezza.

Fotografie di Ryan McGinley - Dash (Manhattan Bridge) (2000)

Ryan McGinley – Dash (Manhattan Bridge) (2000)

Foto di nudo in mezzo alla natura

Fortemente influenzato dal romanzo “On the Road” di Jack Kerouac, letto alle superiori, Ryan McGinley ha subito abbracciato l’idea del viaggio, del movimento e della libertà, anche e soprattuto creativa.
La sua estetica è fatta di leggerezza, emozioni, libertà, corpi nudi e disinibiti che flirtano con una natura primordiale e incontaminata. Un viaggio fotografico per esplorare il paesaggio americano e una gioventù sfrenata, ribelle, senza regole, edonista e libera, col cuore leggero e la voglia di avventura.
In un’intervista Ryan McGinley racconta:

“Sono cresciuto con Easy Rider di Dennis Hopper e American Pictures, il meraviglioso libro fotografico di Jacob Holdt. Da un punto di vista cinematografico e di modalità di racconto, molto libera, devo ammettere che l’ineguagliabile stile di Terrence Malick è stata la mia più grande ispirazione.”

Il suo primo libro, auto pubblicato, “The Kids Are Alright” (titolo preso da una canzone degli Who), con scatti presi fra il 1998 e il 2003, è un inno all’esuberanza della libertà e della giovinezza. Un’estate infinita di corse e capitomboli, di corpi nudi nella natura, fra stelle e fuochi d’artificio, che lo ha reso celebre e l’ha lanciato nel firmamento dei grandi fotografi come autore visionario testimone del sogno americano di una felicità alla portata di tutti.

“Le mie immagini sono pura allegria. Non raccontano la vita reale, ma ciò che vorrei che fosse.”

ryan mcginley fotografia contemporanea

Uno stile fotografico sempre in movimento

Il suo stile nel corso degli anni è cambiato e si è evoluto.
Le prime foto fatte all’aperto erano spesso improvvisate, mescolavano vita privata e sguardo documentaristico in un’epoca precedente all’esplosione di internet e dei social network. Col tempo ha iniziato a lavorare sempre più in studio, con un tema preciso, sempre scattando foto di nudo ma senza perdere la sua freschezza.

Oggi la fotografia contemporanea ha un nuovo interprete, richiestissimo e copiatissimo.
La sua creatività e il suo sguardo incantato hanno fatto si che moltissimi brand del mondo della moda si rivolgessero a lui per le campagne pubblicitarie: Calvin Klein, Pringle of Scotland, Dior, Hermés, Stella McCartney e Edun, la casa di moda etica di Bono Vox, per la quale Ryan McGinley ha girato nel 2012 un magico e poetico spot con centinaia di farfalle.

Campagna 2012 per la linea di abbigliamento Edun

Ryan Mc Ginley - Agathe and Dash (Black Leather) (2002)

Ryan Mc Ginley – Agathe and Dash (Black Leather) (2002)

“Agathe e Dash sono stati la prima coppia che mi ha davvero concesso di entrare nella loro vita amorosa ed è stato fantastico per me.  La loro relazione era così aperta per me e loro amavano che li riprendessi mentre facevano l’amore. E’ stato bello che qualcuno si fidasse di me così tanto da lasciarmi entrare nella loro camera. E’ stata una delle ragioni per cui ho iniziato ad avvicinarmi alla fotografia di nudo.”

 

Ryan Mc Ginley - Highway (2007)

Ryan Mc Ginley – Highway (2007) utilizzata per la copertina di un album dei Sigur Rós

Ryan McGinley Astral (Lagoon), 2013

Astral (Lagoon), 2013

Fotografia contemporanea di Ryan McGinley "Alexis" (Ludlowville), 2015

Fotografia contemporanea di Ryan McGinley “Alexis” (Ludlowville), 2015

Ryan McGinley "Petra Pieces", 2013

Ryan McGinley “Petra Pieces”, 2013

Fotografia contemporanea di Ryan McGinley "Ivy", 2015

Fotografia contemporanea di Ryan McGinley “Ivy”, 2015

Fotografia Contemporanea di Ryan McGinley

Fotografia Contemporanea di Ryan McGinley

Fotografia Contemporanea di Ryan McGinley

Il VIDEO diretto da Ryan McGinley per “Varúð” dei Sigur Rós

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I baci famosi più belli nella storia della fotografia

Pubblicato da blog ospite in Design, Things I Like Today

baci famosi nella storia della fotografia

Abbiamo tutti in mente le foto dei baci famosi più belli ma siamo sicuri di conoscerne la storia o di sapere chi le abbia scattate? Scopriamolo insieme!

Baci rubati, baci teneri, baci focosi… i baci sono uno dei soggetti preferiti dalla fotografia.
Così come lo era in passato per i grandi fotografi del ‘900, anche per i fotografi contemporanei imbattersi in una scena così romantica è irresistibile e non si può fare a meno che cogliere l’attimo e scattare. E’ grazie a loro che questi momenti così effimeri sono impressi per sempre nella nostra memoria collettiva e sono diventati i baci famosi più belli di sempre! Ecco le foto di baci più celebri di ieri e di oggi:

Alfred Eisenstaedt – V-J Day in Times Square, New York 1945

baci famosi Alfred Eisenstaedt - Times Square, 1945Alfred Eisenstaedt – V-J Day in Times Square, New York 1945

Scattata a Times Square il 14 agosto 1945, durante i festeggiamenti di piazza per la fine della Seconda Guerra mondiale, questa è sicuramente la foto che ha reso famoso il fotografo Alfred Eisenstaedt.
Pubblicata su Life magazine, la foto del bacio tra l’infermiera e il marinaio fece il giro del mondo come simbolo di speranza per un nuovo inizio di pace e speranza. La storia di questa foto è nota grazie alle parole dello stesso Eisenstaedt:

A Times Square vidi un marinaio che correva per la strada afferrando ogni donna che incontrava. Che fosse una nonna, robusta, magra, vecchia, non faceva differenza. Io correvo davanti a lui con la mia Leica, guardandomi indietro ma nessuna delle immagini possibili mi piaceva. Poi improvvisamente, in un attimo, ho visto qualcosa di bianco che veniva afferrato. Mi sono girato e ho scattato nel momento in cui il marinaio baciava l’infermiera. Se lei fosse stata vestita di scuro non avrei mai scattato quella foto. Se il marinaio avesse avuto un’uniforme bianca lo stesso. Ho scattato esattamente quattro foto. E’ successo tutto in pochi secondi.

Solo moltissimi anni dopo si è arrivati a scoprire l’identità dei due protagonisti: il marinaio americano George Mendonsa e l’infermiera Greta Zimmer Friedman che in realtà era un’igienista dentale. Ma la cosa curiosa è che George Mendonsa non era da solo, ma era in strada a festeggiare con la sua fidanzata (e futura moglie) Rita, parzialmente visibile nella foto dietro la sua spalla.

Furman Stewart Baldwin – The Kiss, 1947

baci famosi Furman Stewart Baldwin - The Kiss, 1947Furman Stewart Baldwin – The Kiss, 1947

Benvenuti nel meraviglioso mondo della gelosia. Con il prezzo del biglietto, si ottiene un mal di testa, un impulso quasi irresistibile a commettere un omicidio, e un complesso di inferiorità. – JR Ward

Questa frase descrive alla perfezione la famosa foto dei due bambini che si baciano davanti a un portone. L’espressione dell’amichetta che assiste alla scena è davvero da serial killer e non possiamo che provare tenerezza e simpatia per questa immagine così spontanea e divertente.
La foto fu scattata dal papà del bambino rubacuori, Furman Stewart Baldwin, un fotografo americano rimasto famoso sostanzialmente per quest’unico scatto.

Robert Doisneau – Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950

Baci famosi: Il bacio di Robert DoisneauRobert Doisneau – Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950

Fra i baci famosi più belli nella storia della fotografia questa è forse al primo posto!
Inoltre è sicuramente la foto più conosciuta del grande fotografo francese Robert Doisneau, sebbene, a differenza delle altre, si tratti di uno scatto in posa.
Robert Doisneau stava realizzando un servizio per Life magazine dedicato alla Parigi del dopoguerra. Il fotografo vide i due ragazzi che si baciavano per strada ma per la sua naturale riservatezza non osò fotografarli sul momento. Subito dopo però chiese loro di ripetere il bacio e i due accettarono. Solo nel 1992 fu rivelata l’identità dei due protagonisti, Jacques Carteaud e Françoise Bornet che ha dichiarato in un’intervista:

“Lui ci disse che eravamo affascinanti e ci chiese se potessimo baciarci di nuovo per una foto. A noi non importava, eravamo abituati a baciarci. Lo facevamo tutto il tempo, era delizioso. Il signor Doisneau fu adorabile, molto a suo agio, molto rilassato.”

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Gianni Berengo Gardin – Bacio, Parigi 1954

Baci famosi: Gianni Berengo GardinGianni Berengo Gardin – Bacio, Parigi 1954

Gianni Berengo Gardin ha fotografato moltissimi baci nella sua lunga carriera ma fra i suoi scatti più noti c’è sicuramente la foto del bacio rubato a Parigi nel 1954.

“Agli inizi della mia carriera, negli anni 50, il bacio in pubblico era vietato perché considerato oltraggio al pudore. Per le strade le labbra si sfioravano in modo leggero, non certo alla francese. Quando sono andato a Parigi, dove la libertà era totale, per me è stato un tale choc che ho iniziato a ritrarre coppie e non ho mai smesso”.

Le foto di Gianni Berengo Gardin sono, tranne rarissime eccezioni, tutte rigorosamente autentiche e spontanee.
Come fotoreporter si è sempre occupato di documentare la realtà cercando di scattare foto buone piuttosto che belle, una contrapposizione per indicare un’immagine che è solo apparenza contro una che comunica davvero un messaggio. Questa foto del bacio sulla panchina è sia buona che bella!

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Elliott Erwitt – California, 1955

Baci famosi: elliott erwitt kiss in the mirrorElliott Erwitt – Rear view mirror kiss, California 1955

In questa celebre foto di Elliott Erwitt si vedono un uomo e una donna che si baciano riflessi nello specchietto retrovisore dell’auto, di fronte a un romantico tramonto sul mare. La complicità di questa coppia e la gioia di stare insieme sono tangibili e l’immagine è ancora più bella perchè è uno scatto rubato. Una composizione perfetta!
Fra le tante foto di baci famosi questa ha una storia incredibile.
Elliott Erwitt ha raccontato in diverse occasioni la singolare vicenda di questa foto che faceva parte di un servizio sull’amore per la rivista Life. Era solo una fra le centinaia di immagini scattate e a quanto pare inizialmente era passata del tutto inosservata, se dobbiamo credere alle parole del fotografo:

“Non ho mai visto questa foto fino a 25 anni dopo averla scattata. E alla fine è diventata una delle mie immagini più popolari!”

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Oliviero Toscani – Amore verginale, 1991

Baci famosi: Oliviero ToscaniOliviero Toscani – Amore verginale, 1991

Oliviero Toscani è sicuramente il fotografo italiano più provocatorio e anticonformista e questo scatto ne è la dimostrazione evidente.  “Amore verginale” è uno dei baci famosi più controversi della storia della fotografia. Scattata per una campagna pubblicitaria di Benetton, questa foto mostra un casto bacio fra un prete e una suora. All’epoca la foto fece scandalo e fu addirittura censurata in Italia e in Francia per le pressioni del Vaticano.
Toscani si è sempre divertito a scandalizzare con le sue immagini scioccanti e a proposito della censura spesso riservata alle sue foto ha dichiarato:

Uno fa una cosa per farla guardare. C’è chi la guarda e si offende perché non vuole muoversi dai propri credi e posizioni. Non esiste solo la reazione negativa. Io non cerco il consenso, soprattutto quello degli imbecilli. Se mi da ragione un imbecille mi sento offeso.

 

Rodney Smith – Edythe and Andrew kissing on top of taxis, New York 2008

Baci famosi Rodney Smith - Taxi Kiss 2008Rodney Smith – Edythe and Andrew kissing on top of taxis, New York 2008

Rodney Smith è stato soprannominato il fotografo dell’inconscio perchè le sue foto dalle atmosfere surrealiste mostrano sempre un perfetto equilibrio fra raffinatezza ed eccentricità, ciò che ha definito il suo stile inconfondibile.
Per la maggior parte della sua carriera Rodney Smith si è dedicato alla fotografia in bianco e nero  e soltanto nel 2002 ha iniziato a sperimentare con la fotografia a colori.
Questa bellissima foto è stata pensata per il New York Magazine come omaggio a uno dei simboli di New York, il taxi giallo. Come racconta lo stesso fotografo, i due elementi principali della foto sono la location e la composizione:

“La composizione sta alla fotografia come il ritmo alla musica. Si tratta di simmetria e proporzione, di risonanza tra il fotografo e soggetto; dove tutto funziona alla perfezione. Quasi come il pentametro giambico nella poesia, o la cadenza naturale o il ritmo del corpo. Per me questa immagine rappresenta non solo ogni cosa al suo posto giusto, ma anche le giuste proporzioni, i giusti rapporti, la cadenza giusta. La composizione è gravemente carente nella maggior parte della fotografia nel  XXI secolo. E’stata abbandonata, non sono sicuro se a causa della mancanza di abilità o della mancanza di interesse. Ma a me sembra che perdere il senso della composizione sia come avere un battito cardiaco irregolare.”

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Richard Lam – Riot Kiss, Vancouver 2011

Baci famosi - Richard Lam - Riot Kiss, Vancouver 2011Richard Lam – Vancouver Riot Kiss, 2011

Ed eccoci alle foto di baci famosi dei nostri giorni. Come dimenticare “Riot Kiss“, la foto che nel 2011 ha scatenato tante polemiche e ha sollevato tanti interrogativi? Sebbene ogni immagine possa essere interpretata in tanti modi, questa foto in realtà non ha niente di romantico. E’ stata scattata durante la sommossa provocata dai tifosi dei Vancouver Canucks, la squadra di hockey su ghiaccio della città che era stata appena battuta nella finale della Stanley Cup dai Boston Bruins. Il fotografo Getty Richard Lam era lì a documentare gli eventi ed è l’autore di questo scatto così controverso.

In mezzo agli scontri si vedono un ragazzo e una ragazza stesi a terra mentre si baciano, con un poliziotto in tenuta antisommossa in primo piano. La particolarità di questa scena ha fatto a lungo pensare che si trattasse di una foto costruita ad arte ma i due fidanzati Scott Jones e Alex Thomas hanno spiegato la situazione:

Tutti correvano; noi non siamo stati abbastanza veloci e siamo stati buttati a terra. Due poliziotti ci hanno raggiunto e ci hanno preso a calci cercando di farci muovere. Alex era a terra e io cercavo di proteggerla. Dopo pochi secondi se ne sono andati e ci hanno lasciato sulla strada vuota. Alex era isterica: l’ho baciata per calmarla.

Anche conoscendo la vera storia, questa foto non perde il suo fascino anzi, ci fa venire in mente il detto “fate l’amore non la guerra“… che è sempre molto meglio, no?!

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