30 Aprile 2013 / / Design

La Triennale di Milano ospita fino al 1° maggio una mostra che omaggia Massimo Iosa Ghini, architetto di spiccato eclettismo, con una selezione di opere che ripercorrono tutti i 30 anni della sua attività.
Elemento caratteristico della mostra, e quindi di tutto l’operato del designer, è il segno, anzi il disegno: tutte le sue opere infatti sono sempre partite su carta ed in due dimensioni, sviluppandosi poi sullo scenario del reale.

Sono così presenti tantissimi dei suoi esercizi manuali su carta a partire da quelli degli esordi fino a quelli più maturi che hanno contribuito a creare lo stile “Iosa Ghini“, messo poi in pratica da aziende come Moroso.
Il suo excursus si è evoluto negli anni con i lavori più disparati che hanno interessato aziende dai settori di attività anche molto distanti, come Ferrari, Superga, IBM, ed in questo percorso cronologico si finisce con l’ammirare le opere della sezione “Sostenibile ma bello” in cui sono raccolti lavori innovativi, di stile prettamente italiano, e caratterizzati da una profonda sostenibilità ambientale.

Non manca un impianto multimediale tramite il quale con filmati d’epoca vengono rievocate le scenografie che Iosa Ghini ha realizzato per popolari trasmissioni RAI.
Nel nostro piccolo abbiamo deciso di omaggiare l’architetto con una sintesi dei suoi lavori più noti, che trovate in questa gallery.

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Case di lusso, case di stile, luxury interiors…sono tante le definizioni usate per descrivere case arredate con mobili dal design contemporaneo o classico, la cui caratteristica principale è l’unicità dell’arredamento. Cosa rende un arredo unico nel suo genere? Potremmo riassumere il valore di un “mobile di lusso” in pochi essenziali requisiti: la qualità dei materiali utilizzati, il processo produttivo, le rifiniture. In altre parole, un mobile è un arredo lussuoso quando è realizzato con materiali nobili, possibilmente a mano e rifinito nei minimi dettagli con decorazioni, lavorazioni o tessuti di pregio. Sono l’artigianalità ed il tempo dedicato alla progettazione, allo sviluppo e creazione di un mobile, i valori senza prezzo che fanno di un arredo un pezzo unico.
Tutto questo lo abbiamo trovato allo stand di Modà, al Salone del Mobile, dove in veste semi-seria ci siamo gettati a capofitto nell’esplorazione di tutte le novità. I mobili da guardare, toccare e provare erano talmente tanti che abbiamo dovuto dividere il reportage in due parti. La prima parte la trovate qui: Moda e Arredamento di Lusso – Salone 2013.

In questa seconda parte abbiamo concentrato la nostra attenzione sull’arredo di lusso della zona giorno, con una piccola deviazione su un elegante letto dall’imponente testiera. Grazie a Tiziana di Modà, la nostra guida d’eccezione, abbiamo studiato a fondo i nuovi prodotti e finalmente ho avuto l’occasione di provare e toccare con mano la sedia a dondolo Pisolo!
Abbiamo già diffusamente presentato la nuova collezione Suite 41, progettata in collaborazione con l’atelier Quarantuno di Seregno. In questo video vediamo altri pezzi d’arredo della collezione 2013, tra cui il maxi divano capitonné Paramount, la poltroncina Low, parente della poltrona bergère Ground, un moderno mobile bar dai mille usi, una poltrona con rivestimento capitonné adornata da originali frange.
Dopo due puntate dedicate a Modà devo svelarvi un segreto: il lusso accessibile è possibile. La casa di Modà propone uno stile originale, improntato sull’ultra-personalizzazione di ogni arredo. Lusso è la libertà di scegliere, uscire dagli schemi e dalla standardizzazione, per esprimere la propria personalità attraverso ciò che ci circonda.

30 Aprile 2013 / / La Tazzina Blu

Lo so che la primavera non è esattamente la stagione ideale per procurarsi un comodo e caldo tappeto di lana di pecora (chiaramente sintetica), ma lo ammetto: da quando la possiedo, scendere dal letto è diventata un’esperienza molto gradevole ;)
 
(Fonti dall’alto a sx in senso orario: 1, 2, 3, 4)
 
30 Aprile 2013 / / Make Your Home

                                                                                                                               baci Makeyourhome

30 Aprile 2013 / / News

Divano Artigianale Berto Salotti MedaLa nostra sfida di imprenditori e di artigiani?

Non solo farvi i migliori prodotti che la mano dell’uomo può realizzare.

Pensiamo sia qualcosa di più.

Pensiamo che il nostro ruolo sia anche dare una risposta positiva ai vostri desideri.

E non ci riferiamo al nostro catalogo, per quanto ricco e completo, non è detto che le risposte siano tutte lì.

Ci riferiamo ai sogni, alle cose che balenano in mente e non sai perché,

alle idee che ti si rivelano all’improvviso:

Berto Progetti nasce per questo, per realizzare i tuoi sogni.

Quindi, se in sogno vi appare il divano della vostra vita, oppure un letto inedito, che non vedete l’ora di realizzare, siamo qui.

Berto Progetti è pronta a… interpretare i vostri sogni.Divani e Divani Letto Fatti a Mano

Per farlo, non occorre scomodare Sigmund Freud (a proposito… la sapete la battuta di Woody Allen secondo cui la psicanalisi sarebbe “un mito tenuto in piedi dall’industria dei divani”?) :-)

Dicevamo: ne parleremo tutti insieme – di persona o anche via Skype, telefono, email – con qualcuno che non ha nulla da imparare quanto a qualità artigianale e sapere progettuale: i Maestri Flavio, Pier, Luigi e Matelda, insieme al team di arredatori composto da Arianna, Emilia, Carlo e Maurizio.

Vedrete come un sogno può diventare realtà, grazie al lavoro di mani esperte.

Vi aspettiamo, per dare sostanza al più bel prodotto che si possa immaginare: il sogno.

30 Aprile 2013 / / News

via tasso copia

Stamattina mi son svegliato ed ho provato una strana sensazione. L’androne del palazzo è arioso, il portone ampio e una gradinata porta al androne piano rialzato. Una signora entra con il suo cane dalla passeggiatina quotidiana accompagnata da un’altra donna più giovane, forse la sua vicina di casa.pianerottolo Salutano, prendono l’ascensore e vanno su. Altri due condomini chiacchierano nell’androne ricordando che è normale che ci sia più via vai del solito nel condominio. Ah, dimenticavo! L’androne è quello del palazzo di via Tasso al numero 145 dove i primi tre piani ospitano il “Museo Storico della Liberazione” ed oggi è il 25 Aprile! La strana sensazione che ho provato è quella di vedere come nelle abitazioni, nelle case protagoniste della topografia dell’orrore della nostra città, la vita scorra  in una quotidiana normalità. Marina ed io ritorniamo a visitare questi spazi immutati nel tempo. Le case hanno i pavimenti in gettato alla veneziana con i tanti piccoli pezzetti di marmo fissati nella malta di cemento e poi arrotati e lucidati. Le piccole listelle di metallo annegate nel cemento delineano i contorni del disegno del pavimento e servivano da guida all’operaio. C’è l’ingresso sul quale si aprono le camere trasformate poi in celle; la cucina con le tradizionali maioliche azzurre alle pareti, il lavello in pietra e la cappa per i fumicucina murata e poi il terribile ripostiglio usato come Cella di ingresso  camere Segregazione. I sopraluce delle porte hanno le grate. Nelle stanze le finestre sono murate e delle piccole finestrelle in alto permettono  l’ingresso dell’aria e vi trovano riparo i piccioni. Le pareti sono rivestite con la carta da parati e l’impianto elettrico è quello originario. carta parati Nell’allestimento museale ritroviamo i chiodi a quattro punte dei quali Caterina e Oriana raccontano nel loro lavoro teatrale “De Fame, se non chiedi non sai”.  Un silenzio assordante riporta alla memoria le urla dei prigionieri torturati e le voci cattive e concitate dei loro aguzzini. La storia la conosciamo, ma ogni volta che entriamo in questi ambienti ci sembra di sfogliare il libro come fosse la prima volta. Come può una casa, l’ambiente sicuro delle nostre vite, diventare un carcere? I materiali negli  spazi trasudano ancora una volta di memoria condivisa. In questi luoghi Uomini si sono trovati soli con le parti più recondite di loro stessi. Le grida che solo l’orecchio attento riesce ancora a botte sentire sono quelle di ragazzi che sono stati qui ed anche di quelli che qui non ci sono mai passati ma che condividevano una particolare idea del mondo. “La morte è brutta per chi la teme”; “Artigliere ricordati che sei del 5° di Superga”; “Attenti al coniglio” –con un coniglio disegnato-; con una punta metallica nell’intonaco della Cella di Segregazione i prigionieri hanno fissato la loro forza di volontà di non cedere. Un calendario segna “Botte, botte, botte”. E poi… una lettera alla mamma, alla donna amata. I fotogrammi di “Roma città aperta” sembrano scorrere davanti ai nostri occhi.  Ci domandiamo dove si possa trovare la forza e la capacità di resistere a tanta violenza fisica prima che prospetto psicologica.  Mentre nel silenzio generale l’ambiente si gelava nell’istante in cui le urla diventavano disumane, negli appartamenti in alto gli ufficiali nazisti conducevano le loro vite. L’intera via Tasso era muta. Il palazzo aveva tutte le finestre murate e gli altri edifici della strada dovevano avere sempre le imposte serrate. Un tratto della strada era isolata dalle transenne e nessuno doveva far rumore. Silenzio di tomba squarciato dalle sole grida dei prigionieri. Queste case, punto di arrivo e di scarsa possibilità di ritorno, divennero sorgente di un nuovo viaggio senza ritorno: quello dei martiri delle Fosse Ardeatine. E’ strano, in questi giorni che sta vivendo la nostra Repubblica, restare in ascolto di questi silenzi. Penso a quelli che sono potuti finestre aperte ritornare in questi luoghi dopo la Liberazione. “Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire come siamo cambiati”.  Nell’androne,davanti alle cassette della posta, ci tratteniamo in piacevole conversazione con altri visitatori: come si può vivere nel luogo che racconta l’inferno di via Tasso? Come è possibile che in più di 60 anni di Repubblica lo Stato non abbia acquistato l’intero immobile simbolo della nostra Resistenza? “Ci si fa l’abitudine e si dimentica” risponde, con rabbia inesplosa, il cordiale custode. Andando via, mentre saliamo sul nostro scooter, il grande edificio ci guarda innocuo: il design moderno segue i canoni della moda Razionalista della fine degli anni ’30 del XX secolo. Il suo volume è rivestito di travertino solo al basamento mentre è segnato orizzontalmente dai inferriate copiamarcapiani che imitano questa pietra romana. Le finestre scandiscono regolarmente le facciate e moderne grate di sicurezza serrano le finestre. Ha cinque piani e sorge sull’area che un tempo era occupata dalla Villa Massimo e confina con un istituto religioso il cui giardino è delimitato da una parete curva costruita su antichi resti romani. Ecco spigato l’angusto cortile sul quale si affacciano le finestre delle camere interne e la parete curva che segue parallela quella del muro di confine. Il proprietario aveva affittato l’intero edificio muro curvo copiaall’Ambasciata Tedesca a Roma per ospitare gli uffici culturali di rappresentanza diplomatica e dove poi si insediò la sede della SIPO, la polizia politica tedesca. Solo più tardi l’ala destra –al n.145- verrà adibita a carcere: al piano terra e al primo piano gli uffici e i magazzini mentre dal secondo fino al quinto piano gli appartamenti furono trasformati in celle. La facciata ci osserva e nasconde dietro le persiane chiuse le finestre murate.finestre chiuse 1 copia In più punti le finestrelle segnano le celle ricavate negli appartamenti, mentre le altre finestre sono spalancate ed una signora, affacciata, guarda la strada. Con gli occhi dell’immaginazione vedo la mattina del 25 Aprile di tanti anni fa quando, finalmente, tutte le finestre delle case di via Tasso si spalancarono e tante braccia, agitate e urlanti, annunciavano la fine del Terrore. Andiamo via tra la gente in festa lasciandoci via Tasso alle spalle  consapevoli di non esserci totalmente affrancati da questo pesante prospetto curvo copiapassato. Queste case ci spiegano ad alta voce che cos’è il totalitarismo e la vita ci dovrebbe insegnare come difenderci da esso.