29 Luglio 2013 / / Design

Link all’articolo originale: Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE
articolo scritto da: Giacomo

Oggi mi sento ispirato,  ho deciso di tornare un po’ su argomenti tecnici da tempo abbandonati. Tema odierno è la caratterizzazione fotometrica di un corpo illuminante, più nel dettaglio vi racconterò di come il comitato Internazionale d’illuminazione (CIE) classifica i diversi apparecchi d’illuminazione a seconda di come emettono luce nello spazio circostante. Argomento non certo da spiaggia (penserete di certo), ma a mio avviso ugualmente  interessante,  anche perché (e qua ci metterei la mano sul fuoco) molti di voi non conoscono nel dettaglio tutte le specifiche del caso.

In particolare oggi, partendo dall’assunto che ognuno di voi conosce alla perfezione la definizione di solido fotometrico e curva polare di ripartizione delle intensità (in caso contrario vi rimando ad una articolo sui formati fotometrici scritto milioni di anni fa), come dicevo, mi soffermerò più nel dettaglio sulla classificazione fotometrica definita da CIE (Comité Internationale d’Éclairage) e relativa codifica.

Di cosa sto parlando? Niente di assurdamente complicato. Avete sicuramente presente quei codici che normalmente appaiono di fianco alla curva fotometrica in un qualsiasi ouput dato da software di verifica? Ma si dai, quelli che uno legge con la coda dell’occhio e passa oltre icon wink Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Se date un occhio all’immagine più sotto, nella zona bordata di rosso, capirete di certo.

Cie Flux code 580x295 Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Per cominciare, facciamo prima un passo indietro, sulla terminologia normalmente utilizzata per descrivere la distribuzione fotometrica di un corpo illuminante.

Prima cosa che tutti conoscono, anche i non addetti ai lavori, è “l’apertura” del fascio di luce emesso da un prodotto, meglio noto come:

quanto apre il proiettore

Più nel dettaglio sull’angolo di apertura (beam angle), che cambia a seconda dell’ottica adottata, della sorgente, o altri accessori a disposizione,  viene ricavato dalla curva fotometrica, e corrisponde all’angolo nel quale il valore di intensità assume un valore pari a ½  di quello massimo. L’angolo così definito prende anche il nome di angolo di semivalenza.
beam angle 534x390 Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Se l’apparecchio ha simmetria di rotazione, l’angolo di apertura è uguale per tutti i piani di riferimento. Altrimenti vanno indicati gli angoli per i due piani di riferimento. E’ opportuno ricordare che l’indicazione dell’angolo di apertura è una informazione estremamente sintetica e perciò molto incompleta. Essa infatti non fornisce alcuna informazione riguardo l’andamento complessivo della curva per gli angoli inferiori e superiori a quello nominale di apertura. Per quanto l’indicazione dell’angolo possa risultare assai utile per una prima valutazione dell’apparecchio, essa va comunque integrata con l’analisi della curva fotometrica in una fase più dettagliata della valutazione.

Entrando più nel dettaglio dell’applicazione negli ambienti interni, la luce può essere ottenuta in modo diretto, indirizzandola direttamente dalla sorgente verso il compito visivo, o in modo indiretto, indirizzandola verso il soffitto e le pareti, che la rifletteranno a loro volta verso il compito visivo. Per gli apparecchi da interni dunque, una classificazione (sia pure assai semplificativa) può essere fatta in base alla direzione prevalente verso la quale viene emesso il flusso luminoso.

Il CIE (ha stabilito una classificazione schematica basata sul rapporto fra la quantità di flusso emessa nell’emisfero inferiore e quella emessa verso l’emisfero superiore, cioè  fra luce diretta (emessa verso il basso) e luce indiretta (emessa verso l’alto).

tabella classificazione Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Il CIE prevede anche una classificazione più accurata di quella descritta al punto precedente, che non si  limita a distinguere le emissioni nei due semispazi inferiore e superiore,  ma prende in considerazione la ripartizione del flusso emesso entro certi valori limite di angolo solido. Immaginando una sfera con al centro l’apparecchio e con l’asse rivolto verso il basso,  vengono presi in esame quattro angoli solidi progressivamente crescenti attorno alla direzione di riferimento: π/2, π , 3/2π, 2π, 4π.  Viene considerato il flusso emesso dall’apparecchio entro ciascuno di tali angoli solidi, come risulta dalla tabella seguente:

ripartizione flussi 580x297 Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Angoli piani Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Nota per ricavare la proiezione dell’angolo solido da  steradianti in gradi questa è la relazione da considerare  Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

400px Steradian cone and cap.svg  Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

 

Ma torniamo a noi,  diamo un’occhiata alla composizione del codice (quello bordato di rosso nell’immagine sopra)

CIE=N1 N2 N3 N4 N5

I codici di flusso CIE esprimono i rapporti significativi fra i flussi così calcolati:

F=flusso totale apparecchio

Φ = flusso totale emesso dalle lampade

N1 = FC1/FC4

N2 = FC2/FC4

N3 = FC3/FC4

N4 = FC4/F

N5 = F/Φ  

I primi tre valori (N1, N2, N3) esprimono flussi cumulati e sono ovviamente sempre crescenti. Il valore di N4 esprime la percentuale di luce diretta rispetto alla emissione totale: corrisponde al parametro denominato anche DFF (Downwards Flux Fraction).  Il valore di N5 infine esprime il rapporto fra l’emissione totale dell’apparecchio e l’emissione totale delle lampade, e dunque corrisponde al rendimento dell’apparecchio. Con una sola serie di valori dunque, viene espressa la ripartizione del flusso all’interno dell’emisfero inferiore, la ripartizione del flusso fra emisfero inferiore e superiore, e il rendimento dell’apparecchio. I cinque codici vengono espressi in percentuale, e sono normalmente preceduti dalla sigla CIE.

Per esempio vediamo il corpo illuminante dell’immagine qua sotto ha un CIE Flux Code = 79 99 100 100 81

cie code 580x310 Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE

Che significa:

  1. per prima cosa  che il 79% (N1) del flusso è emesso nella prima parte di semisfera racchiusa da una angolo solido di π /2 cioè entro un cono con angolo al vertice di 82,8°.
  2. L’emissione rimanente è poi quasi completamente (99%) contenuta entro un cono più grande, di 120° (N2).
  3. Oltre tale angolo (N3), l’emissione è trascurabile.
  4. L’apparecchio Il rendimento dell’apparecchio è del 81% (N5)
  5. per finire il codice N4=100% indica che tutto il flusso luminoso è emesso verso il basso.

 

Perfetto e questo è tutto.  Spero sia tutto chiaro e  di non avervi annoiato troppo. Alla prossima!

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Link al post originale:Flux Code, la classificazione della fotometria secondo il CIE
Copyright © Giacomo Rossi.

29 Luglio 2013 / / Design

Piccole, compatte e salvaspazio: le cucine monoblocco sono un vero e proprio salvagente per chi ha una casa molto piccola. Sono totalmente attrezzate e svolgono perfettamente la loro funzione. Ideali sia in casa che per ambienti contract come residence turistici o per case di villeggiatura, le cucine monoblocco di nuova generazione permettono di arredare con originalità ambienti di ogni tipo, oltre a garantire un’ampia libertà di personalizzazione che spazia dai colori alle attrezzature, fino alla configurazione stessa della cucina.
Se dovessimo tracciare una storia delle cucine monoblocco possiamo tranquillamente trovare nella cucina economica a legna della nonna, o forse meglio dire della bisnonna, un degno antecedente. Il frigorifero non era ancora stato inventato, ma la cucina economica old style conteneva in poco più di un metro tutto il necessario. Il concetto rimane lo stesso, ma le cucine monoblocco moderne si arricchiscono delle care invenzioni tecnologiche che hanno contribuito a migliorare la nostra vita domestica: frigorifero e lavastoviglie.
E se non possiamo fare a meno degli elettrodomestici, non possiamo certo trascurare l’estetica. Ed è così che le cucine monoblocco si travestono da oggetti di design, regalando alle nostre case grandi e piccole dei gioiellini come la cucina compatta multicolore Kokkina.Se vi state chiedendo cosa fare con una cucina monoblocco la risposta è: tutto quello che fareste in una normale cucina, ma in uno spazio ridotto. Certo, se il vostro piano è cucinare per tutta la famiglia a Natale le cose diventano più complicate: il forno non c’è, ma per tutto il resto siete perfettamente coperti. Fornello a 3 fuochi, lavastoviglie, frigo e lavello ci sono. I cassetti centrali permettono di contenere e organizzare posate e stoviglie, con un piccolo spazio dispensa. Attenzione, non sto dicendo che le cucine compatte come Kokkina siano la soluzione ideale per una casa in cui vivere tutta la vita. Non si può vivere senza il pollo arrosto o senza la fatidica pizza surgelata quella sera che proprio non avete voglia di mettervi ai fornelli…
Quello che invece è sicuro è che le cucine monoblocco sono un’ottima soluzione portatile e salvaspazio per contesti di vario genere.
Per il contract, per locali, per ristoranti, o per chi invece del barbeque vuole una vera e propria cucina in giardino, il modello Kokkina dotato di ruote è la soluzione perfetta. Senza parlare del figurone che questa piccola cucina di design vi farà fare agli occhi di tutti gli ospiti.Il design di questa cucina compatta permette inoltre di posizionarla a centro stanza e trasformarla in una cucina ad isola.
Un vezzo da loft? Io dico sempre che non c’è limite alla fantasia ed ai vezzi arredativi.
Ma scendiamo con i piedi per terra: per un monolocale in cui si voglia creare un’atmosfera dal design contemporaneo e perché no? stupire anche un po’, questa cucina compatta è davvero perfetta, oltre ad essere resistente e realizzata con materiali di altissima qualità.Piccole, compatte e salvaspazio: è vero, queste cucine monoblocco sono piccole ma ci stupiscono per funzionalità e praticità. Più di tutto ci piacciono perché sono uniche e sembrano rispecchiare la personalità di chi le sceglie. Dal business man che ci immaginiamo scelga il total black, alle indefesse appassionate del rosa shocking fino ai più modaioli che possono scegliere tra gli infiniti colori RAL a disposizione quello più in voga.

29 Luglio 2013 / / La Tazzina Blu

Ultimamente rimango sempre più spesso affascinata da interni un po’ bohemiènne, dalla luce calda e dall’atmosfera “cozy” tipica di quegli ambienti, spesso pieni di verde e di legno.
Ho raccolto delle foto per cominciare al meglio la settimana 🙂

 
 

Fonti immagini: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12

29 Luglio 2013 / / News

Jean Nouvel è un architetto francese noto per le sue capacità di intervento in siti da trasformare e ristrutturare senza cancellarne l’identità originaria: sono famose in Italia le officine Ferrari da lui progettate a Maranello, così come a genova il Padiglione B della Fiera.

L’invito di Alda Fendi è stato per Jean Nouvel l’occasione per debuttare a Roma, con la ristrutturazione del Complesso del Velabro, in una zona di 5000 metri quadri con annessi palazzi Umbertini.
Si tratta di un lavoro particolarmente impegnativo in quanto l’area insiste su importanti vestigia archeologiche, le quali saranno valorizzate e portate alla luce per essere perfettamente integrate negli spazi previsti dal progetto.
La Fondazione Alda Fendi Esperimenti ha scelto quest’area per dedicarla all’arte contemporanea, articolando nel complesso gli atelier creativi, spazi espositivi, ed anche residenze per  gli stessi artisti, allo scopo di promuovere la ricerca artistica.
Nouvel si è perfettamente calato nella parte, proprio con l’intento di prolungare la vita dei resti del passato proiettandola sul presente, in una composizione architettonica che prevederà l’interscambio tra le epoche, molto diverse tra loro quanto a stili, ed enfatizzando volutamente il gioco di contrasti.
L’arte e l’architettura contemporanea andranno così a sovrapporsi al passato senza per questo fagocitarlo, il tutto in piena continuità con il pensiero del maestro il quale crede molto nella ricchezza di quanto nei secoli si è sedimentato nelle città.

Sarà uno spazio fruibile ed aperto al “popolo”, il vero destinatario del lavoro di Nouvel secondo le sue stesse parole, che esprimono sempre il suo desiderio di mediare tra lo spazio e gli uomini.
Si prevede che il complesso potrà vedere definitivamente la luce alla fine del 2014: Alda Fendi ha già manifestato il suo entusiasmo e la sua impazienza verso questo progetto abbastanza fuori dagli schemi.

Questa operazione ci ricorda molto da vicino l’intervento sulla Biblioteca Hertziana di cui vi abbiamo parlato alcune settimane fa, con l’immissione di elementi architettonici moderni e contemporanei in un substrato antico da proteggere e valorizzare.

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