6 Maggio 2014 / / Interior Break

Il mio nuovo colpo di fulmine? Questo progetto dello studio Libertydeco. Immediatamente attratta dalla finestra che divide la cucina dalla zona pranzo, ho scoperto uno spazio che mi ha scaldato il cuore. I mobili della cucina sono bianchi e dal design essenziale, ma le cementine (molto belle anche se non originali d’epoca), il frigorifero Smeg dal sapore anni ’50, il tenero poster Man in the moon di Martin Krusche e gli altri dettagli la rendono tutt’altro che fredda e noiosa. Non trovate che sarebbe un posto davvero rilassante dove cucinare? A me sembra già di sentire il profumo dei biscotti appena sfornati:)

Per vedere le altre foto andate su Libertydeco.

My new love at first sight? This project by Libertydeco. I was immediately attracted to the window between the kitchen and the dining area, then I found a lovely place. The kitchen is white and clean, but the cement tiles (very nice although not original), the Smeg fridge, the sweet poster Man in the moon by Martin Krusche and the other details make it warm and inviting. Don’t you think it would be a really relaxing place to cook? I can already smell the aroma of freshly baked cookies:)

See more on Libertydeco.

via Pinterest

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L’articolo Oggi cuciniamo qui? sembra essere il primo su Interior Break.

6 Maggio 2014 / / Hugs and Violence

Ci sono questioni sulle quali non transigo. Ad esempio il cibo.
E ci sono situazioni che sono capaci di scatenare in me la belva. Ad esempio quando ho fame.
Quando si parla di cucina posso vantare al mio fianco un eccellente gastronomo, confido in una conoscenza tutto sommato buona dell’argomento e soprattutto ho sempre vissuto in una famiglia di buongustai ed ottimi cuochi.
Adoro una presentazione ben riuscita ma inevitabilmente cado di fronte ad un qualsiasi antiestetico piatto di polenta e spezzatino, tanto che anche dopo aver frequentato un corso di cake design continuo a preferire le torte della nonna, quelle che non sai bene se lo zucchero a velo serve per guarnire o correggere.
Il sistema di presentazione dei cibi Luscious Food Cravings creati dal connubio tra Studio Appétit e Lenneke Wispelwey (della quale vi avevo già parlato qui) è per me una perfetta sintesi di un concetto moderno e di uno tradizionale di cibo.
Le forme mi ricordano delle frecce, dei monoliti primitivi che riportano in cibo all’origine, alla semplicità dei sapori e anni luce lontano dalla sofisticazione alimentare.
Forse non tanto utilizzabili nella vita di una trentenne qualsiasi, ma sarebbe simpatico averne qualcuno a casa anche solo per il gusto di strafare in un banale martedì sera.
Date un’occhiata.

E, se posso permettermi, con la giusta dose ironica e creepy.

Emily

6 Maggio 2014 / / Interiors

L’emergenza layout del blog per fortuna è rientrata.  Ho dovuto “smanettare” per qualche giorno perché non ne so molto di linguaggi di programmazione, e una volta capito che non posso produrre sul web quello che ho in testa con le mie sole forze (sigh!) ho optato per un template facile da installare e all’occorrenza da modificare. Carino vero?
Ma tornando alle cose che ci interessano, mi sono accorta che tra Saloni e Fuorisaloni e Congiunzioni Cosmiche non pubblico un interno da un sacco di tempo. Quindi rimedio subito!

L’appartamento di oggi si trova a Parigi, ed è stato completamente rinnovato dal suo eclettico proprietario, il visual director Jean-Christophe Aumas. Ed “eclettico” è il termine più corretto per descrivere questa abitazione, nella quale Aumas ha saputo mescolare sapientemente pezzi di design dalle linee pulite e dettagli decò, legno e metallo, colori profondi e bianco assoluto. Il risultato è un insieme di eleganti contrasti, in cui spicca l’uso della finitura oro, che nonostante sia considerata invasiva io amo molto perché fa subito Grande Gatsby  (che non ho visto – mea culpa – ma ‘nzomma ho letto il libro e l’atmosfera, nella sua decadenza, mi sembrava dorata).

 Il legno al naturale è in contrasto con il mobile in metallo dorato. Da notare l’assenza del battiscopa, che accentua ancora di più il contrasto shabby/sofisticato.
The natural wood is in contrast with the furniture in gold metal. Note the absence of the baseboard, which further accentuate the contrast shabby / sophisticated.

La cucina è un insieme di pezzi su misura (il bancone è un parallelepipedo rivestito con piastrelline di marmo) e pezzi di design storico (gli sgabelli sono di Charlotte Perriand). Si vede pochissimo, ma nell’angolo in basso a destra dell’immagine si nota la presenza del parquet, che convive felicemente con le marmette. Bella la composizione delle luci sul piano cottura, idea semplice da realizzare ma dal grande impatto visivo. La parete di fondo è tinteggiata con un verde scuro che la fa sembrare bidimensionale, come una quinta scenica. 
The kitchen is a collection of tailored pieces (the counter is a box covered with small tiles of marble) and pieces of historic design (stools are Charlotte Perriand‘s). You see very little, but in the lower right of the image you notice the parquet, who lives happily with tiles. Beautiful composition of the lights on the stove, the idea is easy to achieve and has a high visual impact. The back wall is painted with a dark green which makes it look two-dimensional, as if it were a scenic backdrop.

Bianco assoluto delle pareti e colore scuro degli arredi. Le due sedute, una dal sapore nordico e l’altra di gusto decò, sono separate dal paravento Brick di Eileen Gray
Absolute white walls and dark furniture. The two sittings, one with a nordic flavor and the other with a decò taste, are separated by Eileen Gray‘s screen Brick.

Particolare del divano. Le luci sono in metallo verniciato di bianco, e si amalgamano alle pareti.
Detail of the sofa. Lights are painted in white, and they match perfectly with the walls.

Sala da pranzo. Tavolo e sedie sono in metallo, vetro e pelle, esattamente l’opposto del divano di prima. Il passaggio verso l’altra stanza è sottolineato da una tinta blu acceso, che sembra quasi una indicazione.
Dining room. Table and chairs are made ​​of metal, glass and leather, just the opposite of the couch of the previous image. The passage towards the other room is highlighted by a blue tint, that seems an indication.

I ceppi di legno sono accatastati in modo casuale al camino d’epoca, ma i tocchi di colore li rendono quasi una installazione.
The logs are piled randomly at the ancient fireplace, but the touches of color make them almost an installation.

Il mobile vintage è accostato ad una parete tinteggiata di nero. Anche qui, come in cucina, il muro diventa come un foglio bidimensionale contro cui gli oggetti assumono tridimensionalità. La bidimensionalità è accentuata dal motivo grafico dei triangoli blu in alto a destra. 
The vintage furniture is juxtapose the wall painted black. Here, as in the kitchen, the wall becomes like a two-dimensional sheet against which objects take on three-dimensionality. The two-dimensionality is accentuated by the graphic motif of blue triangles in the upper right.

Dettaglio del pavimento della cucina (se ne volete sapere di più potete leggere un mio post precedente su marmette e cementine).
Detail of the kitchen floor (if you want to know more you can read my previous post on marble tiles and cement tiles).

Questo progetto mi ha colpito particolarmente per la straordinaria capacità del proprietario di mischiare stili così diversi ottenendo un risultato così omogeneo, in cui ogni pezzo è valorizzato nella sua unicità.

Se volete saperne di più potete leggerne tutti su Dwell, da cui ho preso le immagini.

Le foto sono di Christian Schaulin.



English text

The  blog’s layout emergency is fortunately came back. I had to ” tweak” for a few days because I don’t know much about programming languages, and once understood that I can’t produce on the web what I have in my head with my own strength ( yuck ), I opted for an easy-to- install-and-to-change template. Cute isn’t it?
But back to what we are interested in, I realized that between the Fuorisalone and Salone and Cosmic Conjunctions, I haven’t talked about an interior for a long time. So, here we are!
The apartment I’m going to talk about is located in Paris, and has been completely renovated by its eclectic owner , the visual director Jean -Christophe Aumas . And “eclectic” is the correct term to describe this house , in which Aumas has been able to skillfully mix design pieces with clean lines and decò details, wood and metal , deep colors and pure white. The result is a collection of elegant contrasts , which features the use of the gold finish, thet I love even though it is considered invasive because it has this Great Gatsby allure (which I have not seen – mea culpa – but I read the book and the atmosphere ,in its decadence, seemed to me golden).
I was particularly touched by  this project  because of the extraordinary ability of the owner to mix different styles and getting a so homogeneous result, where each piece is enhanced in its uniqueness.
If you want to know more about this apartement you can read the article on Dwell, from which I took the pictures (all by Christian Schaulin).

6 Maggio 2014 / / Architettarte


Questo creativo lampadario è stato ideato da TecnicArredo, un’azienda Torinese che disegna e produce prodotti artigianali per arredare spazi fin dal 1995. 
Il gruppo, con una buona esperienza nel settore meccanico, da una ventina di anni ha orientato la propria attività al disegno e alla produzione di arredamenti modulari per l’allestimento di negozi, show-room e uffici, seguendo il cliente nella  risoluzione di tutte le problematiche di tipo comunicativo ed espositivo.
Ogni elemento viene progettato e  realizzato su misura, dall’arredo agli accessori fino ai componenti per l’illuminazione.
Il loro sito è in fase di restyling ma dalla pagina facebookpotete farvi un’idea dei loro prodotti.

Un marchio interessante….da tenere d’occhio!
6 Maggio 2014 / / Una casa non a caso

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Abbiamo parlato spesso di come la forma, la luce e il materiale siano gli elementi fondamentali per creare uno spazio che trasmetta delle emozioni.

3 foto 3 copiaOgni singolo materiale ci trasmette diverse sensazioni e percezioni che producono tra loro accordi e conflitti; il materiale gioca con la luce e le dà forma; quando la luce colpisce una superficie solo allora inizia ad esistere.

Questo gioco di ruoli tra materiali, luce e forma rappresenta il cardine della scrittura architettonica.

Durante la progettazione  noi giochiamo con loro, li calibriamo e li dosiamo a piacimento.

In una casa faremo delle scelte che ci porteranno ad ottenere uno spazio confortevole, un luogo che accolga e trasmetta serenità e faccia stare bene colui che vivrà e si muoverà in quello spazio.

Se ci troviamo a dover affrontare la progettazione di un luogo che debba comunicare5 RIMG0047 copia emozioni particolari, che fortunatamente sono piuttosto rare da vivere durante le nostre giornate, emozioni come disorientamento, perdita di equilibrio e claustrofobia allora giocheremo con i nostri tre elementi – forma, luce e materiali – in modo diverso.

Ho potuto verificare di persona come l’architetto Peter Eisenmann abbia calibrato questi elementi e sia riuscito a fare percepire a colui che si muove e si inoltra all’interno dell’ Holocaust-Mahnmal una forte sensazione di disagio e disorientamento. La forma contribuisce con i 2711 parallelepipedi di altezza variabile che invitano ad entrare gradualmente e volontariamente in uno spazio aperto alla città ma … ostile.

La luce penetrando dalle traverse ortogonali fa perdere l’identità rettilinea dei vicoli stretti e alti e perfettamente squadrati. Questo può sembrare un sollievo percorrendoli, ma è solo un sollievo apparente perché girato l’angolo si prospetta una identica percezione dello spazio aumentando così il nostro disorientamento.

6 RIMG0053 copiaNel punto in cui i parallelepipedi sono più bassi si può vedere la luce che si ferma sui piani orizzontali e l’intero complesso assume un aspetto molto compatto eliminando così la percezione che siamo davanti ad uno spazio in cui poter entrare.

Camminando il livello del suolo scende e veniamo inghiottiti7 RIMG0065 copia dai grandi blocchi realizzati in cemento grigio scuro che con il loro sviluppo verticale raccontano la misura della tragedia della Shoah. Alzando lo sguardo verso l’alto la forza del materiale allontana quella sensazione di libertà che si ha generalmente quando guardiamo  il cielo.

4 foto 4 copiaUn luogo analogo è stato realizzato all’interno del Judisches Museum dell’architetto Daniel Libeskind. Un  percorso tra blocchi di cemento molto alti e inclinati. Camminando su ciottoli2 foto 2 copia posizionati anch’essi su piani lievemente inclinati si perde l’equilibrio, non è  immediatamente percepibile ma è sottile e presente. In questo spazio risulta difficile trovare una collocazione; persino sulla lunga panca in cemento armato è arduo sedersi senza scivolare. Uno spazio che rifiuta.

La luce, la forma e il materiale nelle loro infinite relazioni intervengono in modo determinante nella creazione di uno spazio pieno di emozioni.

6 Maggio 2014 / / Brigi Co.De. House

Di ritorno da Bruxelles sono andata in crisi di astinenza da design vintage così ho ripreso in mano questo volume comprato tempo fa e lo ho riletto con occhi differenti. Me ne sono innamorata una seconda ed una terza volta e ad ogni occasione lo sfoglio e scopro dettagli nuovi.Il libro è suddiviso in due parti: la prima con tante immagini e testi per ispirarci e farci sognare, e la seconda dedicata allo style per  mostrarci come inserire al meglio nelle nostre case contemporanee oggetti vintage di tutti i tipi e come questi oggetti possano contribuire a rendere unica la nostra casa.

Ho questo libro da tempo, lo avevo già letto ed usato per qualche lavoro ma rimango sempre sorpresa su come un libro “cresca” con chi lo legge. Dopo l’esperienza a Bruxelles per me è tutto un altro libro e non vedo l’ora di utilizzare in un nuovo progetto le idee avute durante l’ultima lettura.

Nelle immagini mi sono divertita ad inserire un pezzo vintage della mia collezione a me molto caro: una tazza con piattino appartenente ad un servizio da tè Insubria.

6 Maggio 2014 / / Idee

Ecco il motivo per cui sto trascurando il blog ultimamente: sono in procinto di diplomarmi alla scuola di progettazione d’interni che frequento ormai da un anno e mezzo e sono totalmente assorbita dalla preparazione dell’esame finale…ERA ORA.
La prova prevede l’esposizione del progetto (12 tavole di sezioni e render) su cui sto lavorando: l’arredamento di un’intera casa partendo dai gusti e dagli hobby dei committenti (in questo caso immaginari eheheh) facendo in modo di mantenere un mood comune a tutte le stanze.
Il concept che ho deciso di seguire è quello della natura: alla coppia di committenti infatti piace dedicarsi al giardinaggio e preparare pietanze a base di prodotti naturali.

Sono partita cercando delle immagini “ispirazionali” da cui prendere spunto:

…Per poi cominciare a delineare delle moodboard, scegliendo degli elementi adatti allo spazio e alla configurazione della casa.
Per venire incontro alle loro passioni, ho deciso di far dialogare la natura esterna con l’interno della casa, costruendo una sorta di orto verticale: una quinta tra cucina e living (un ottimo modo per separare le due zone senza rinunciare all’effetto open space) dove la padrona di casa potrà dilettarsi a coltivare le sue piante aromatiche preferite.
Per quanto riguarda la camera da letto e il bagno, luoghi in cui le piante sono bandite, ho cercato di ricreare l’effetto serra attraverso materiali naturali, come il legno, o carte da parati “vegetali” per ricreare una giungla immaginaria.

Soggiorno

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Camera da letto
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Cucina e sala da pranzo
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Bagno
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Cosa ne pensate? Non vi mostro i render che ho fatto perchè sono ancora in fase di post produzione…
Se riesco a fare una cosa decente li posterò as soon as possible qui sul blog 😉
6 Maggio 2014 / / Design

Oggi un cenno di storia.
Quando mi sono imbattuta in questa immagine ne sono rimasta davvero rapita. Non solo per la forma aggraziata e il calore di materiali e colore ma soprattutto per il motivo del suo esistere…
Pochi giorni fa, lavorando, mi sono fermata a riflettere su come i migliori progetti nascano sempre dalla soddisfazione di precise necessità.
Questo ne è un magistrale esempio: nel 1960 progettavano le sedute da telefono. Del resto è innegabile la comodità del potersi sedere per fare due chiacchiere, io ricordo di aver passato le vere ore distesa a terra in ingresso per chiacchierare al telefono con le mie amichette!
Avessi avuto questa poltroncina non ce ne sarebbe stato bisogno!
Date un’occhiata alle altre immagini collegate in pinterest, scoprirete forme meravigliose!
6 Maggio 2014 / / Design

Siamo alla 25^ puntata della rubrica #ArredareCasa e ancora non vi ho proposto un oggetto pensato per i più piccoli. E’ giunto il momento di rimediare e dar voce agli infiniti desideri dei bambini…ecco Nido di Magis.

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La mia fantasia riesce a descriverla come una caverna giochi, un nascondiglio segreto, un sommergibile, una navicella spaziale o una tenda da indiani ma sono sicura che l’immaginazione di un bambino riuscirebbe a proporre altre mille alternative.
Quello che posso affermare con certezza sono le caratteristiche tecniche di questo prodotto, particolarità che lo rendono un oggetto dei desideri e del divertimento.
Questa casetta giochi è stata progettata dal designer Javier Mariscal per la collezione Me Too di Magis. E’ un pezzo di design a misura di bambino.
E’ realizzata in polietilene colorato coprente che la rende perfetta anche per gli esterni. E’ disponibile in quattro accesi, vivaci ed originali colori ma è l’interno a racchiude un altro mondo segreto visibile solo ai più piccoli: cupola decorata con incisioni e base che riproduce l’effetto erba.

Complice la bella stagione che sembra finalmente essere alla porte, Nido è la soluzione giusta per far divertire e giocare i bambini all’aria aperta. Non è il solito giocattolo di cui, dopo pochi giorni, i bambini si dimenticano; al contrario si può adattare ai loro infiniti e sempre diversi giochi.
E poi, ammetterete anche voi che gli occhietti e le zampette suscitano simpatia anche negli adulti…

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6 Maggio 2014 / / Architettura

Oggi vi vogliamo parlare di un progetto di CAFElab in corso di definizione, il recupero di un laboratorio artigianale dismesso e la sua trasformazione in abitazione. [tweet this]
Il progetto è in fase di sviluppo e ci dà un’occasione per discutere delle possibilità che ci vengono offerte dalla normativa edilizia, probabilmente sconosciute ai più.

Il progetto

L’edifico oggetto d’intervento è stato un laboratorio artigianale stretto e lungo, ora in disuso e verrà trasformato in una casa dalla forma lineare, con ampie finestrature che si apriranno sul cortile antistante che sarà trasformato in giardino urbano con un patio in deck.

Le quinte verdi che saranno create in giardino avranno funzione di schermare le finestre e mantenere una certa privacy verso gli edifici vicini.
La zona giorno è molto ampia e comprende una cucina con isola, una zona pranzo e una zona TV-conversazione.
Il volume centrale dell’ingresso, il camino e gli arredi creano delle aree funzionali che dividono il living room.
Come nella maggioranza dei nostri progetti, abbiamo pensato di inserire un bagno che sia utilizzabile dagli eventuali ospiti senza dover accedere alle zone più intime della casa.
Un breve corridoio conduce ad una seconda stanza da letto e alla minisuite dedicata ai proprietari.

Il Piano Casa

In molte zone urbanizzate i Piani Regolatori (PRG) vietano la trasformazione di spazi commerciali o industriali per questioni di carico urbanistico.
Il Piano Casa Regione Lazio in questo caso ci aiuta: l’articolo 3-ter, comma 1, della legge regionale 21/2009, come modificata dalla L.R. 10/2011, richiede che l’edificio oggetto di intervento sia dismesso o inutilizzato.

Eventuali utilizzazioni improprie dell’edificio o di parti di esso, all’interno di un complesso unitario legittimamente realizzato, vanno equiparate a stati di inutilizzo, totale o parziale dello stesso, ad esclusione degli immobili oggetto di provvedimenti sanzionatori o di disciplina edilizia non annullati in via amministrativa o giurisdizionale.

Quindi applicando il Piano Casa ci viene concesso di recuperare un vecchio spazio industriale per destinarlo ad abitazioni, anche in una zona dove di norma il PRG non lo consente.
Con grande beneficio del vicinato, che vede risanato un elemento di degrado e ovviamente economico del proprietario che si troverà ad avere una (bella :)) casa in un’ottima zona di Roma a costo di costruzione.

Distacchi

I distacchi sono stati uno degli elementi delicati di progetto, per rispettare il D.M. 1444 del 1968 effettueremo una “demolizione e ricostruzione con mantenimento della stessa sagoma” questo ci consente di mantenere gli stessi distacchi esistenti e le nuove aperture avranno una distanza di almeno 10 mt dai fronti finestrati antistanti.
In più l’art 11 comma 1 D.Lgs. 115/2008 ci consente di adottare il rivestimento a cappotto per l’edificio senza doverci preoccupare dell’aumento di spessore delle murature,  infatti:

Nel caso di edifici di nuova costruzione il maggior spessore dei solai e tutti i maggiori volumi e superfici necessari ad ottenere una riduzione minima del 10 per cento dell’indice di prestazione energetica previsto dal dl n. 192/2005, e successive modificazioni non sono considerati nei computi per la determinazioni dei volumi (…) Nel rispetto dei predetti limiti è permesso derogare (…) a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici, alle distanze minime di protezione del nastro stradale, nonché alle altezze massime degli edifici

la Demolizione e Ricostruzione

Come si vede dai disegni, l’edificio è addossato su 3 lati a un muro di confine, il nostro intervento prevede dunque la famigerata “demolizione e ricostruzione con mantenimento della stessa sagoma”
L’art. 877 del CC (costruzioni in aderenza)

Il vicino, senza chiedere la comunione del muro posto sul confine, può costruire sul confine stesso in aderenza, ma senza appoggiare la sua fabbrica a quella preesistente

Ci consente di costruire in aderenza al muro di confine, ovviamente realizzeremo un nuovo muro che avrà tutte le caratteristiche di isolamento necessarie al benessere dei futuri abitanti.

Le agevolazioni fiscali

Il Decreto del Fare 69/2013 ha rivisto il concetto di ristrutturazione edilizia contenuto nel Dpr 380/2001 facendo venire meno il vincolo della sagoma, ovvero: le demolizioni e ricostruzioni non sono più considerate nuove costruzioni ma rientrano negli interventi di ristrutturazione e come tali possono godere delle agevolazioni fiscali del 50% e 65%

Ci auguriamo che il nostro progetto venga presto realizzato per mostrarvi il risultato finale!

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CAFElab | studio di architettura