20 Maggio 2014 / / Luxemozione

Link all’articolo originale: Ci Vediamo in Piazza! Spunti per una progettazione della luce partecipata.
articolo scritto da: Giacomo

Ciao a tutti e ben trovati, è parecchi tempo che non ci si sente, almeno qua su Luxemozione. Diciamo che l’attenzione si è focalizzata parecchio su altri social, in primis la pagina del gruppo facebook Italian Lighting Design Promotion group, che va gestita e mantenuta viva, proprio come un blog.

Oggi vorrei riprendere un tema a me caro, l’illuminazione della città, argomento che già tempo fa (più di un anno ormai) l’amica Daria Casciani ebbe modo di trattare approfonditamente su Luxemozione, riportando alcuni spunti ed esempi internazionali. Un momento di riflessione per comprendere come, a tutti gli effetti, in questo settore oggi in Italia siamo fermi all’età della pietra. Vi rimando agli articoli per un approfondimento:

Progettare la luce in ambito urbano non significa applicare una normativa (almeno non solo) e fare quattro calcoli con un software, e nemmeno “ verificare solo rapporto interdistanza ed altezza” di un’armatura stradale. La luce della città è una cosa seria, che va progettata, coordinata, pensata per l’individuo che la abita, vero oggetto di qualsiasi progettazione, non solo illuminotecnica!

Ma andando al sodo, oggi vorrei raccontarvi di una bellissima iniziativa, Ci Vediamo in Piazza!, proposta da Scie Urbane, un collettivo di designer, fondato da Paolo Portaluri e Donata Bologna, dedicato a sperimentare e promuovere soluzioni per rendere più ergonomica e sociale la città, attraverso workshop, azioni sul campo, sviluppo di progetti di spazio e prodotto, mobilitazione.

MelpiLight (Copy)

L’iniziativa è la parte sperimentale e dimostrativa di un più vasto progetto volto a sensibilizzare alla progettazione della luce partecipata (Melplight) e ad educare e far comprendere ai cittadini l’importanza di un illuminazione progettata in ambito urbano. Ci Vediamo in Piazza! avrà luogo a Melpignano in provincia di Lecce dal 19 al 21 giugno 2014, il workshop pratico e gratuito avrà come obiettivo la (re)illuminazione di Piazza San Giorgio attraverso un processo di intervento partecipato.

CiVediamoInPiazza (Copy)

Lighting designer di fama internazionale illustreranno le loro esperienze e faranno da tutor applicando una “guerrilla lighting” in Piazza San Giorgio a Melpignano, più nel dettaglio:

Roger Narboni, Concepto e Lighting Designer Senza Frontiere

“Il paesaggio urbano notturno e l’identità locale”

Vasileios Ntovros, Beforelight

“People, city, light. La light art per rigenerare gli spazi pubblici”

Federico Favero, TNT Transnational Tanteidan Lighting Detectives e KTH

“Luce tra sogno e realtà. Il lighting design tra immaginazione, tecnica e sostenibilità sociale”.

Elettra Bordonaro, Social Light Movement

“The open city. Storia di un’installazione: processo e realizzazione di un intervento di illuminazione sociale”.

Alberto Barberà e Irene Bas, Lupercales.

Lighting up urban tactics. Workshop pratico per creare un’installazione luminosa interattiva in Piazza San Giorgio.

Come dicevo, Ci vediamo in Piazza! è organizzato da Scie Urbane, con la collaborazione di In.Cul-Tu.Re e Cittá Fertile.

Ed il supporto tecnico di ACDC e Mariano Light.

Partners: Italian Lighting Designers.

 

Che dire, il programma è davvero interessante, non mancate, per i workshop sono disponibili solo 30 posti!

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Link al post originale:Ci Vediamo in Piazza! Spunti per una progettazione della luce partecipata.
Copyright © Giacomo Rossi.

20 Maggio 2014 / / Design

Obiettivo è il risparmio dello spazio.
Monolocali e spazi piccoli si trasformano in un’occasione per mettere a nudo l’estro dei progettisti e trovare soluzioni di design per offrire il comfort nei piccoli spazi.
Primo problema è sempre la cucina. Chi ha vissuto in un monolocale conosce bene il problema di avere la cucina a vista appena si entra in casa.
La soluzione potrebbe essere di nasconderla.
In piccoli spazi le cucine riescono a trasformarsi in armadi che all’occorrenza vengono chiusi per non mostrare cosa c’è dentro.
Idee che aiutano a vivere meglio ogni centimetro della nostra casetta.

20 Maggio 2014 / / Interiors

Se non sapete chi è la famiglia Cullen vuol dire che non avete mai visto, nè sentito parlare della saga “Twilight”. Poco male tanto non parlerò di questo ma della meravigliosa casa scelta per il primo film della saga.

The Hoke House, così chiamata per il proprietario John Hoke (vicedirettore della Nike Design) è una creatura dell’architetto Jef Kovel della Skylab architecture di Portland.
Realizzata senza acquirente, “spec house”, è stata costruita in un’anno e subito acquistata per poi essere stata scelta come dimora per i Cullen.
Situata a Portland e visibile anche con Google Maps, è completamente circondata dalla natura ma non è così isolata come potrebbe sembrare.
Legno, vetro e cemento i materiali principali, un sapiente gioco di spazi e di luci.
Colori della natura, e grandi trasparenze per rimanere in armonia con l’esterno e far in modo che siano gli alberi e i profumi del bosco a completare l’arredamento di questa dimora.
Pochi arredi ma scelti con cura, pezzi unici e di design che fanno di ogni stanza, La stanza.

Le foto partono dall’ingresso e fanno il tour della casa.

L’ingresso, legno vetro e ..natura.
Le scale subito alla sinistra dell’ingresso, sono quasi invisibili. Essenza e sostanza.
La cucina naturalmente moderna, linee pulite e poco invasive. Legno, pietra naturale e acciaio.
Da ogni angolazione è diversa, ma rimane sempre affacciata nel verde.
Living informale e la sala da pranzo, alla sinistra della cucina, divisi solo dal camino centrale bifacciale.
Nel  salone, di rappresentanza, la grande vetrata e lo scorcio sulla roccia del retro della casa fanno si che la natura, ancora una volta, abbia l’ultima parola sull’arredamento. 
Pochi pezzi infatti, arredano questa stanza, elegante e sobria.
Sala cinema e lettura,  interna o esterna? 
Sapiente uso dei materiali e delle forme.


Il bagno è privo di colori, se non quello degli alberi. La finestra/lucernaio  fa in modo che la sensazione sia quella di lavarsi in mezzo alla foresta. 

La zona lavoro, ti fa venire voglia..di scrivere un libro!
Terminiamo il tour con il patio..che va solo ascoltato.
Allora, vi è piaciuta? vorreste anche voi una casa immersa e completare alla foresta? 
Ora vi lascio alcune immagini del film Twilight, vediamo se riconoscete le stanze.
A presto con una nuova Casa da Film
Silvia

Fonti:
 http://skylabarchitecture.com/- http://www.archdaily.com/- http://kaillaplattflowers.com/
20 Maggio 2014 / / Design

dettagli home decor
Le cantine molto spesso nascondo dei tesori che aspettano solo di essere scoperti e noi ne abbiamo trovato uno. Durante il sopra luogo ad una vecchia casa da ristrutturare abbiamo curiosato nella cantina scoprendo così un fantastico mobile, probabilmente risalente agli anni quaranta.
Un pezzo davvero interessante composto da una grande struttura di legno che contiene ben 30 cassetti, dunque si tratta di un vecchio archivio. Ce ne siamo subito innamorate e data la nostra passione per il recupero abbiamo deciso di riportarlo a nuova vita mantenendo le caratteristiche originali. Il lavoro di recupero è iniziato e, considerando le dimensioni del mobile così come il quantitativo dei cassetti,  ci vorrà del tempo per ultimarlo ma siamo sicure che il risultato finale ci ripagherà.   

dettagli home decor

dettagli home decor
Se volete cimentarvi nel restauro di un vecchio mobile non è difficile, ecco tutto ciò di cui avete bisogno:

sverniciatore
prodotto antitarlo
stucco per mobili
carta vetrata
spatola
telo di nylon
spugna metallo
guanti
pennello
gommalacca
spray protettivo trasparente
 
Prima di tutto è necessario smontare il mobile fin dove è possibile e pulirlo a fondo, dopodiché si passa alla fase di restauro e il mobile dovrà essere sverniciato, trattato con l’antitarlo, stuccato e lucidato.
La procedura da seguire è la seguente:
  • Applicate lo sverniciatore sul mobile e lasciate agire per qualche minuto
  • Rimuovete la vernice con l’aiuto della spatola
  • Eliminate eventuali residui di vernice con della carta vetrata
  • Stendete per terra un telo di nylon e posizionate al centro il mobile
  • Passate con un pennello l’antitarme in ogni parte del mobile
  • Chiudete il mobile con il telo e lasciatelo così per almeno 10 giorni
  • Trascorso il tempo necessario liberate il mobile dal telo e applicate lo stucco specifico        per mobili al fine di eliminare graffi o eventuali fori
  • Passate sopra una gommalacca con una spugna di metallo e ripetete l’operazione più volte. Questa operazione serve per conferire al mobile un’aria invecchiata
  • Se preferite potete passare una vernice trasparente conferendone un aspetto lucido, allo stesso tempo si formerà uno strato protettivo che proteggerà ulteriormente il mobile.

Ora il mobile è tornato come nuovo, pronto per essere inserito nella vostra casa


dettagli home decor
Il nostro restauro del mobile archivio prosegue, siamo arrivate alla fase 5 e nel frattempo stiamo sverniciando i cassetti. Al termine dei lavori vi mostreremo il risultato finale, e naturalmente la sua nuova collocazione.


dettagli




20 Maggio 2014 / / Brigi Co.De. House

Il melo rosso è un agriturismo sulle colline pavesi. Il nome per me evoca una favola e non posso che immaginarlo popolato di folletti e fate del bosco.  Se chiudo gli occhi dalle sue finestre indaco vedo una bellissima principessa che lavora al fuso aspettando il suo principe azzurro.

Tornando alla realtà mi sono innamorata del cascinale a prima vista. Il color corallo dei muri abbinato all’indaco delle finestre sono stati per me un colpo di fulmine. Gli ambienti interni sono arredati con un stile rustico-bohemienne che crea una atmosfera magica al di la del tempo e dello spazio.

Lo adoro; si capisce? Mi manca solo una coppia di asinelli.

Tutte le immagini sono della fotografa Barbara Buschiazzo.
20 Maggio 2014 / / Design

Con la bella stagione alle porte il nostro oggetto del desiderio ha deciso di trasferirsi in giardino…come dargli torto!
Elegante e raffinato, tondo o ad arco, chiaro o scuro, l’oggetto di oggi è tutto questo e molto altro ancora. E’ la lampada da esterni Shanghai.

oggetto-del-desiderio-lampada-shanghaiIl nome non è casuale, vi ricordate il gioco Shanghai? Alcuni bastoncini di legno colorati vengono fatti cadere sul tavolo e a turno i giocatori cercano di raccoglierne il più possibile stando attenti a non muovere quelli vicino. A inizio partita la forma a ventaglio dei bastoncini crea un particolare gioco di incastri; è proprio da qui che deriva il nome. Il paralume della lampada ricorda quei bastoncini disposti un po’ a caso, senza un ordine preciso che si intrecciano in modo unico e originale.
Nel caso di questa lampada il gioco di intrecci è realizzato in fibra wicker, nota anche come “rattan sintetico“; una fibra particolarmente indicata per realizzare arredi da esterni. Si tratta di polietilene anti-invecchiamento, impermeabile e resistente a muffa, raggi UV e agenti atmosferici, capace di resistere a qualsiasi condizione climatica.

lampada-shanghai-1 lampada-shanghai-2 lampada-shanghai-3

Complici le dimensioni, nel modello rotondo a terra questa struttura a ragnatela ha un forte impatto visivo e una grande presenza scenica. Nel modello ad arco è un arredo semplice ma di grande carattere.
La lampada Shanghai è perfetta per un aperitivo o cena in giardino con gli amici; è l’arredo che crea atmosfera durante il tramonto e che illumina durante la sera. A bordo piscina, in giardino vicino ad un tavolo o divanetto, in veranda o in un ampio terrazzo poco importa, è unica e perfetta ovunque.

Siamo abituati a scegliere con attenzione gli arredi per l’interno della casa ma con l’arrivo del caldo e dell’estate anche gli esterni meritano un occhio di riguardo. Con la magica atmosfera della lampada Shanghai il giardino non sarà più lo stesso.
Noi stiamo già sognando ad occhi aperti e fin dalla prima immagine abbiamo esclamato ”La voglio!”. Shanghai è anche il tuo oggetto del desiderio?

20 Maggio 2014 / / Design

Un nuovo standard di design per la casa scaturì, a metà del secolo scorso, dalla matita di Eero Saarinen, designer finlandese che con la sua Womb Chair tradisce tutta l’influenza della scuola nordica.

Il progetto nacque da una sfida lanciata da Florence Knoll, architetto che sosteneva l’impossibilità di creare una poltrona dove potersi rannicchiare. Saarinen raccolse la sfida, immaginò la posizione più confortevole e rilassata possibile, e la tradusse in forme semplici che trasmettono a prima vista un senso di protezione.
Womb” significa proprio grembo, quanto di più sicuro si possa immaginare, e da allora la poltrona distribuita ancor oggi da Knoll rappresenta un’icona di modernismo applicato all’interior design che ha anche ispirato numerose imitazioni.

È realizzata in tondino d’acciaio e rivestita in tessuto, secondo la costante ricerca del designer dell’applicazione di nuove tecnologie ai materiali di uso comune, ed è attualmente disponibile nella sua versione allargata Womb Sofà.

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20 Maggio 2014 / / Design


dettagli home decor

La nota poltrona “Le Corbusier” ,  una vera e propria icona del design,  oggi si presenta in versione eco friendly  grazie a  Echo-System.
Il design è fedele alla versione originale mentre i materiali sono tutti rigorosamente riciclati: struttura realizzata attraverso il recupero di vecchi pallet e sacchi di juta per seduta e schienale.
dettagli home decor
dettagli home decor
Con questo interessante progetto Echo-System vuole sottolineare l’importanza di valutare il potenziale dei materiali e dei prodotti destinati a diventare rifiuti al fine di ridurre il consumo di energia e di materie prime per un vivere più sostenibile.

dettagli


20 Maggio 2014 / / Idee

foto copia

Facendo un po’ di ordine, nel sistemare il ripostiglio della vecchia casa di Massimo, stracolmo di riviste di architettura e giornali, mi sono imbattuta in un articolo scritto su Il  Messaggero del 1991 a firma di Silvana Pedrini  che avevamo  accuratamente conservato. Un articolo ben scritto che tracciava delle autentiche  linee guida per una corretta ristrutturazione.

Ho pensato a voi e ve lo riporto integralmente perché a distanza di più di 30 anni l’atteggiamento di molti, nei confronti dei lavori di ristrutturazione della propria casa, non è affatto cambiato.

Rileggiamolo insieme :” Voglio abbattere il muro dell’ingresso, eliminare quello stanzino inutile, creare un’entrata vasta ed importante, degna di ospitare l’ultima follia: un trumeau ‘800 acquistato a Londra. Discorsi come questo sono all’ordine del giorno, sono argomenti da salotto che denotano nella maggior parte della gente una specie di mania del “fai da te” o, peggio, del “progetta da te”. In tale ottica, quindi, si chiama l’operaio di fiducia o l’artigiano tanto bravo amico di amici di amici, o il vicino di casa che si è costruito da solo la villetta al mare e si butta giù il fatidico muro, con risultati a volte pessimi: crepe al muro corrispondenti al piano di sopra e successivo ineluttabile crollo.

Forse stiamo esagerando ma, in effetti, i lavori di ristrutturazione vanno affidati si a buone imprese edili o bravi artigiani ma solo nella mera esecuzione. La fase di progettazione è compito solo e soltanto di tecnici esperti: architetti, ingegneri, geometri, professionisti, insomma, che abbiano maturato significative esperienze in questa non facile attività.

Ogni intervento edilizio necessita di adempimenti di legge […] Un tale cammino irto di tanti piccoli iter burocratici richiede nel modo più assoluto la consulenza un addetto ai lavori. Con esso si esaminerà una pianta della unità immobiliare, si realizzerà un sopralluogo dei vani da ristrutturare e si farà un progetto di massima a seconda dei desideri del committente che non dovranno mai prescindere dalle concrete e tecniche possibilità di realizzazione.

Dopo di ciò il professionista elaborerà grafici particolareggiati  relativi all’impiantistica, alle murature, […] entrando nel dettaglio descriverà il modo in cui verranno rivestiti pareti e pavimenti.

Dopo aver redatto un corposo elenco dei lavori da effettuare, dalla demolizione all’ultima più insignificante opera da realizzare, e dopo aver indicato tutti i materiali da utilizzare, l’addetto ai lavori progettuali passerà la mano agli esecutori materiali del lavoro che verranno scelti dal committente.

In tale fase sarà opportuno richiedere alla ditta che verrà incaricata che nulla venga mutato nel progetto per nessun motivo, fatto che, quanto meno, garantirà sia il committente sia l’esecutore.

Una volta che si sarà scelta l’impresa edile, a seconda delle condizioni di qualità e prezzo, i materiali dovranno essere scelti sempre dietro consiglio dell’architetto o ingegnere che ha eseguito il progetto, materiali che verranno consegnati all’impresa primadell’inizio dei lavori, in modo tale da non dare a questa un pretesto per gli “inevitabili ritardi”. Occorrera, a tal proposito, firmare con l’impresa un capitolato-contratto che regoli il rapporto tra le parti in cui venga specificato: data di inizio lavori; data di consegna dei lavori;  modalità del pagamento, dal quale si dovrà riservare un 10% che verrà saldato dopo 30  giorni dalla fine dei lavori a garanzia degli sessi.

E infine […] il gioco è fatto…in bocca al lupo”.

20 Maggio 2014 / / Architettura

Ho iniziato ieri a parlarvi di uno dei miei sogni e oggi continuo…
Non so voi ma a me l’ idea di una stanza con un letto simile ad un alcova, una toelette o studiolo a seconda delle esigenze, raccolto in una nicchia, bianco e legno come unici colori… come si fa a non sentirsi protetti e al sicuro?!
Questa davvero la chiamerei una piccola radura nel bosco.
Meraviglia per gli occhi e pace per l’animo.