7 Luglio 2015 / / Design

Link all’articolo originale: Simulazione fotorealistica della luce, gestire al meglio l’output di calcolo
articolo scritto da: Luca

simulazione fotorealistica della luce con 3dstudio max mentalray e light analysis

Effettuare una analisi luminosa con Autodesk 3dsMax è possibile e offre notevoli soluzioni, garantisce un risultato fisicamente corretto, e soprattutto offre la possibilità di comunicare in modo adeguato un progetto illuminotecnico.

Nelle scorse puntate ho analizzato diversi aspetti della simulazione fotorealistica della luce secondo parametri fisicamente corretti, realizzata con 3dsMax.

  1. La simulazione fotorealistica della luce con 3dsmaxDesign
  2. Simulazione fotorealistica della luce, introduzione a Mental Ray
  3. Simulazione fotorealistica della luce, la Global Illumination
  4. Simulazione fotorealistica della luce, lighting analysis
  5. Simulare le sorgenti artificiali con 3d Studio Max Design
  6. La simulazione della luce naturale con 3ds Studio Max Design
  7. Simulazione fotorealistica della luce, il Work Flow fisicamente corretto

I limiti e i difetti ci sono, è inutile negarlo, ma come ogni software del resto, l’importante è conoscerli, saperli gestire e soprattutto riuscire ad ottenere una piena padronanza dei mezzi messi a disposizione in modo tale da ottenere il massimo risultato in base alle proprie esigenze.

Giunti alla fine di questa serie di articoli, mi sento in dovere di citare Pierre-Felix Breton , punto di riferimento internazionale su questo argomento, dal quale ho appreso gan parte delle conoscenze ed informazioni .

Ultimo capitolo di oggi è dedicato alla gestione degli output di calcolo realizzati con 3dStudio Max, Light Analysis e MentalRay.

L’immagine finale, ovvero il rendering foto-realistico che costituisce l’analisi qualitativa, deve essere sempre considerato come uno scatto fotografico, e prorio come una reflex all’interno di 3dsMax è presente un apposito strumento “mr Photographic Exposure Control”, il quale permette l’impostazione dei parametri fotografici :

  • tempi di esposizione (Shutter Speed);
  • apertura del diaframma (f-Stop);
  • sensibilità ISO della pellicola.

Esso segue gli stessi principi di una comune Reflex digitale , dunque è opportuno acquisire una buona dimestichezza con i parametri sopra indicati, in modo da poter gestire al meglio l’esposizione fotografica. Quest’ultima deve essere gestita in modo tale da garantire una adeguata lettura dell’ambiente, ma deve anche tenere conto delle esigenze progettuali in modo da non forviare il risultato., ovvero avvicinarsi il più possibile all’interpretazione dell’occhio umano.

Simulazione fotorealistica della luce photographic settings

Il parametro „Whitepoint“ costituisce il bilanciamento del bianco, ovvero agisce in modo da bilanciare l’immagine secondo la tonalità di bianco (temperatura di colore) desiderata che, di solito, è strettamente legata alla sorgente primaria presente nella scena (illuminante). Il Whitepoint è espresso in Kelvin (unità di misura della temperatura di colore) ed agisce in modo da bilanciare la temperatura di colore della sorgente primaria utilizzata nella scena (sia naturale che artificiale).

Per maggiore chiarezza dai un occhio all’immagine più sotto.

Temperatura di Colore CCT correlated color temperature

Light Sources CCT correlated color temperature, temperatura di colore correlata

Nell’immagine la simulazione di 3 sorgenti caratterizzate da diversa temperatura correlata di colore (K)

 

Correlated color temperature white point 3000K

In quest’immagine, identica rispetto alla precedente il white point è impostato su 3000K, la sorgente a sinistra appare come “neutra”

E‘ un aspetto che non incide sul risultato dell’analisi quantitativa, ma sicuramente sull’analisi qualitativa, dunque il rendering foto-realistico. Se in alcuni casi può essere opportuno virare in modo marcato verso una tonalità più fredda o più calda per donare personalità e suggestione all’immagine, in altri casi potrebbe essere necessario bilanciare l’immagine in modo tale da poter offrire un risultato più neutro possibile. Queste valutazioni dipendono dalle esigenze progettuali, ma si deve sempre tenere presente che a prescindere dalle nostre scelte, il supporto con il quale si andrà a visualizzare l’immagine può in taluni casi variare il risultato, alterando la tonalità dominante.

L’ultimo parametro fondamentale da impostare è l’apertura della focale dell’obbiettivo , ma non è presente in questo strumento, bensì nella „Free/Target camera“ .

Il suggerimento è , se possibile, di utilizzare valori vicini ai 50 mm , valore riconosciuto come più vicino all’occhio umano. Purtroppo chi opera in ambito fotografico sa bene che non sempre è possibile utilizzare questo tipo di focale, anzi molto spesso è necessario diminuire il valore ed aprire la focale dato gli spazzi ristretti e le difficili condizioni di inquadratura.

Ultimo aspetto ma non per questo meno importante è l’inquadratura e composizione dell’immagine.

E‘ opportuno distinguere due tipi di inquadrature, una di tipo „tecnica“ da preferire per le immagini in falsi colori e le griglie di punti , in modo tale da offrire una adeguata lettura dei dati e una buona valutazione degli illuminamenti, e una di tipo „fotografica“ più accattivante e coinvolgente per catturare la massima attenzione dell’intelocutore finale.

Naturalmente la composizione di un’immagine è argomento complesso e molto articolato , ma possiamo citare una regola su tutte molto comune e di facile comprensione, ovvero la regola dei terzi . Consiste nel dividere l’immagine in una griglia costituita da due linee verticali e due orizzontali, che determinano nove quadranti e quattro punti definiti di massimo interesse. I soggetti principali o i particolari che desideriamo mettere in evidenza devono essere posizionati in uno di questi punti, come è possibile notare nell’immagine seguente.

Terzi Workflow simulazione fotorealistica della luce

Production e Lighting Analysis

L’ultimo step per realizzare una simulazione fotorealistica della luce secondo parametri fisicamente corretti è costituito dalla produzione del materiale dell’analisi sia qualitativa che quantitativa , ovvero il rendering foto-realistico, la griglia di punti e l’immagine in falsi colori.

falsi colori simulazione fotorealistica della luce griglia di calcolo simulazione fotorealistica della luce

Per quanto riguarda la griglia di punti e l’immagine in falsi clori , quindi l’analisi illuminotecnica dell’ambiente, facciamo riferimento alle indicazioni contenute nell’articolo dedicato al Ligting Analysis .

Per ottenere il rendering foto-realistico è necessario impostare i parametri del motore di rendering Mental Ray, tenendo ben presente le indicazioni descritte nell’articolo ad esso dedicato, con particolare attenzione agli aspetti legati agli algoritmi dedicati alla gestione della componente luminosa indiretta , ovvero il Final Gather e la Global Illumination, o Photon Map.

Simulazione fotorealistica della luce

In una condizione di illuminazione naturale il Final Gather rappresenta la soluzione ottimale sia in ambiente eserno che interno, in quanto è sconsigliato l’utilizzo delle sky portal. Esse non garantiscono un risultato fisicamente corretto, se non in poche e particolari condizioni, di difficile lettura, dunque non potendole utilizzare viene automaticamente escluso l’utilizzo della Photon Map.

La Photon Map (abbinata sempre e comunque al Final Gather) può e deve essere utilizzata nel caso in cui le fonti luminose siano costituite unicamente da Photometric Light, con o senza file IES.

In condizione mista, ovvero sia fonti luminose naturali che artificiali, è comunque preferibile utilizzare il Final Gather, operando in modo tale da ottimizzare nel miglior modo possibile i parametri, al fine di ottenere il miglior compromesso fra tempi di produzione e qualità del risultato.

E quindi con questo chiudo la serie di articolo sulla simulazione fotorealistica della luce con 3dStudio Max e vi aspetto per approfondimenti al corso di approfondimento che stiamo organizzando. Se avete domande qua sotto nei commenti c’è spazio per tutti! A presto dunque!

Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all’articolo originale.
Link al post originale:Simulazione fotorealistica della luce, gestire al meglio l’output di calcolo
Copyright © Giacomo Rossi.

7 Luglio 2015 / / Casa al 21

Questa è un’intervista che ho realizzato per CO-HIVE, una piattaforma dedicata agli artigiani, ai makers e ai crafters per condividere lo spazio lavorativo e gli strumenti del mestiere. Buona lettura.

Officine Gualandi, un piccolo laboratorio creativo in un quartiere a Nord di Roma. È qui che Renato e Simone danno corpo a quella che è la loro visione di design artigianale.

Il laboratorio un tempo ospitava un garage, sugli scaffali sono esposte tutte le materie che entrano in gioco nella realizzazione dei loro prodotti, ma anche prototipi, parti lavorate ancora d’assemblare, polveri colorate, arnesi ed attrezzi. È subito chiara una cosa: sporcarsi le mani è un requisito indispensabile, soprattutto con la ceramica, materia con cui hanno realizzato le loro prime auto-produzioni. A monte c’è lo studio della contemporaneità ed una ricerca unita alla sperimentazione, che cercano di tradurre ed interpretare in modo indipendente ed originale.

Iniziamo a conoscerli.

Chi c’è dietro OFFICINE GUALANDI?

Dietro Officine Gualandi ci sono un mucchio di cose, proviamo a citarle in ordine sparso. Intanto ci siamo noi, Renato e Simone. Abbiamo iniziato come amici, siamo diventati cognati e oggi ci troviamo a condividere questo progetto. Da un lato c’è la sperimentazione e l’attenzione al design, dall’altro c’è una lavorazione artigianale, punto centrale della nostra auto-produzione, per cui i nostri pezzi non saranno mai perfettamente uguali. C’è l’attenzione verso l’utilizzo di materiali semplici, ceramica su tutti, ma anche legno o ferro. In Officine Gualandi sono confluiti piani di studio, passioni coltivate negli anni, esperienze compiute in ambiti diversi. Renato, porta la sua formazione da designer, la praticità nella modellazione a più ampio raggio, da quella virtuale a quella più tradizionale. Simone, porta passione e competenze per la grafica e l’ambito dei social media, curando l’identità visiva di Officine Gualandi. Insieme cerchiamo di mettere in campo un gioco di squadra per affrontare l’avversa crisi economica, un po’ lo facciamo anche con un atteggiamento di sfida assumendoci molti rischi, perché, prima di tutto, ci piace quello che facciamo.

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Quando avete capito che OFFICINE GUALANDI poteva diventare qualcosa di più di una passione?

Quando come Officine Gualandi ci siamo accorti che potevamo realizzare fisicamente un nostro progetto di design. Lo stimolo a perseverare è stato alimentato dai consensi che ci è capitato di raccogliere nel tempo. La passione costituisce ancora oggi il motore principale di tutto, speriamo di riuscire davvero a crescere continuando a credere in questo progetto.

Come nasce un progetto?

In genere tutto comincia con il dettaglio di qualcosa che ci colpisce e rimane in testa per un po’.  A quel dettaglio se ne uniscono altri, fino a quando prende forma un oggetto che a questo punto, è pronto per essere elaborato, sviluppato e testato. Se è coinvolta la ceramica, ce ne occupiamo direttamente noi nel nostro laboratorio, altrimenti cerchiamo il coinvolgimento di artigiani locali, esperti di altre lavorazioni. L’esito di questo processo porta alla creazione di un prodotto finito che entra a far parte del nostro catalogo. Cerchiamo di mantenere un progetto in vita fino a quando le idee convergono in una risoluzione semplice e possibilmente in chiave “low budget”. Le eccezioni sono ammesse, ma con moderazione!

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Cosa amate di più del vostro lavoro?

Il momento in cui vediamo sul tavolo il pezzo finito in scala 1:1. Non sempre le idee arrivano a questo traguardo e non sempre il tanto atteso prototipo si rivela all’altezza delle aspettative, a volte sono necessarie nuove modifiche e nuovi tentativi, ma questo fa parte del gioco. Il momento in cui siamo sicuri di avere fra le mani il pezzo giusto è quello che amiamo di più.

C’è un oggetto in particolare che vi rappresenta?

Difficile compiere una scelta. Considerando che abbiamo una produzione artigianale, con tempi di progettazione e lavorazione piuttosto lunghi, possiamo dire che i nostri progetti sono un po’ tutti nel nostro cuore.

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Come immaginate OFFICINE GUALANDI tra qualche anno?

La immaginiamo in uno spazio più grande in cui possiamo sperimentare altre lavorazioni, condividere attrezzi e idee con altri artigiani o maker, organizzare workshop e soprattutto ospitare uno showroom tutto nostro!

Ci piace rimanere con i piedi per terra, però…

Ringraziamo il nostro piccolo Garage-Lab e rimandiamo la ricerca a quando non ci sarà più spazio per me e Renato. Non crediamo manchi molto in realtà!

I prodotti pubblicati nell’articolo sono solo alcuni dei tanti realizzati da Renato e Simone, gran parte delle loro creazioni sono esposte in diversi negozi di Roma ed in vendita in alcuni e-commerce. Per essere aggiornati e vedere tutte le loro produzioni potete seguirli sul sito, ma anche su Facebook e Google+.

Le immagini sono di Donatella Santone.

Archiviato in:artigianato, design Tagged: artigianato, co-hive, design, officine gualandi

7 Luglio 2015 / / Idee

Da quando è nato mio figlio mi sono sempre ripromessa che l’avrei portato con me nei miei viaggi. Una volta tornati a casa ci si rende conto che tutta la “fatica” in realtà sta solo nell’organizzazione, ho trovato molto naturale spostarmi con lui. Certo, non è come andare in vacanza in coppia, bisogna proprio uscire da quello schema mentale, essere flessibili e pronti a qualche piccolo imprevisto e cambio di programma, specie se i piccoli sono stanchi.
Devo dire che il nostro piccolo vichingo si è comportato benissimo, era a suo agio su aerei, treni e l’abbiamo portato persino sul battello!
Copenhagen è una città che volevo visitare da molto tempo; solo una delle mete scandinave dei miei sogni, ha tutte quelle caratteristiche che andavano bene per il primo viaggio con il pupo al seguito. Relativamente piccola, facile da girare a piedi, ben collegata e servita, attrezzata con tutto ciò che serve per i piccoli; praticamente i fasciatoi sono in tutti i bagni, anche quelli pubblici, che sono sorprendentemente pulitissimi.
Abbiamo soggiornato in appartamento affittato tramite Airbnb e ci siamo trovati benissimo, questo era stilosissimo come tutte le case danesi che si vedono nei blog… però non era proprio a prova di bambino; lì hanno i pavimenti di legno (non il parquet, erano proprio assi di legno!) e nella casa erano disseminati oggetti di design danese costosissimi 🙂 che abbiamo salvato dalle curiose manine del vichingo ponendoli molto in alto.
Nonostante fosse giugno abbiamo trovato clima freddo e prevalentemente nuvoloso, con temporali improvvisi. Ogni giorno incredibilmente alle 17 usciva il sole e la luce era viva fino alle 10.30 di sera. Ogni mattina la mia tappa fissa era la colazione da Lagkagehuset (quanto mi manca!) buonissime soprattutto le paste al rabarbaro e mandorle e alla cannella.
Copenhagen è una città dove si respira un’aria magica, quasi fiabesca; appena arrivati, vicino la stazione si può scorgere lo storico parco dei divertimenti Tivoli, andando avanti dopo la piazza del municipio si prosegue sullo Strøget dove ci sono negozi di ogni sorta. Una delle nostre mete era il Lego Store e nella mia personale lista non potevano mancare Hay, Illum Bolighus e Royal Copenhagen 🙂
Parlando di preferiti ho visitato anche Normann Copenhagen e saccheggiato il suo outlet… ma questa è un’altra storia… che vi racconterò più in la’.



Andando avanti sullo Strøget si arriva a Nyhavn, un canale molto turistico disseminato di edifici colorati e piccoli ristoranti dove gustare piatti a base di pesce e sorseggiare una birra all’aperto con un caldo plaid sulle ginocchia.
Noi abbiamo fatto un giro in battello, devo dire che seppure è una cosa davvero da turisti da fare ne vale proprio la pena; si naviga dal Nyhavn lungo Cristianshawn, si può vedere il vecchio Palazzo Reale oggi sede del parlamento, l’attuale casa dove vivono i reali, l’Opera House, la biblioteca, i celeberrimo ristorante Noma e la famosa Sirenetta, che abbiamo preferito non visitare andando a piedi.





Altri posti molto interessanti da visitare sono i giardini botanici ed il vicino mercato Torvehallerne dove abbiamo comprato delle gustosissime aringhe ed ottimi formaggi locali. Altro posto da vedere per gli amanti del cibo è Papirøen, l’isola dello street food.
Fra i pochi musei che abbiamo visitato, un po’ per scelta viaggiando con un bambino così piccolo un po’ perché erano a pagamento, il Museo Nazionale, il Post e Tele museum ed il Danish Design Museum che al momento ospita una interessantissima mostra suol design per bambini, Century of the Child. Grazie ai festeggiamenti del loro giubileo lo abbiamo visitato gratuitamente.
Difficile dire di Copenhagen qualcosa che non sia già stato detto… sicuramente una città molto rilassata, aperta, adatta alle giovani famiglie. Tutto è molto curato ma non in modo maniacale, i negozi di fiori sono spettacolari, il cibo è di ottima qualità, i danesi sono un po’ allampanati, sicuramente amanti del (loro) bello (design), e molto fieri della loro identità nazionale. Nonostante il clima non proprio caldo la gente ama stare all’aperto, sorseggiare birra e divertirsi in compagnia. Ogni condominio ha il suo piccolo giardino con tavolini dove la sera ci si può ritrovare per la cena o un aperitivo. Si sta insieme, si mangia, si ride, si parla. Loro lo fanno sempre e non solo nelle occasioni speciali. Questo è l’Hygge danese. Sono uno dei popoli più felici del mondo e devo dire che non mi sorprende. 


7 Luglio 2015 / / Arredabook

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Una location incredibile per un evento spettacolare organizzato da Kleppeck Design che unisce design e tradizione. Ecco il tour di Arredabook per questo appuntamento imperdibile accompagnati dall’organizzatore dell’evento, Alessandro Martelli.

 

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7 Luglio 2015 / / Idee

Durante l’estate camminando con il naso all’insù si scoprono terrazzi da fare invidia ai giardini, balconi così ben arredati che sembrano aumentare la loro metratura e tetti da mille e una notte. Da questo spunto di vita cittadina ho cercato materiale d’ispirazione per l’arredo di terrazzi o piccoli balconi.

Le immagini parlano da sole ma se il balcone è molto piccolo possiamo mettere alcuni vasi fioriti colorati, un pouf o una sedia con un tavolino così da poter leggere una rivista, sorseggiare un the freddo o anche solo prendere una boccata d’aria. Se è possibile sfruttate le pareti per appendere i vasi così da lasciare lo spazio anche solo per un bel cuscino, ed è subito estate!

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ed ora per i più fortunati che non sanno come arredare terrazzi dalle metrature decisamente più generose ecco delle terrazze da favola dove c’è spazio anche per un tuffo in piscina 🙂

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Buona vista qualunque sia il vostro terrazzo!

 

Fonte immagini: Pinterest e google images

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7 Luglio 2015 / / Cappello a Bombetta

E’ con gioia e stupore che vi comunico di essere stata nominata per gli Amara Interior Awards di quest’anno. Giuro, all’inizio pensavo fosse una di quelle mail finte, tipo spam. Il dito mi stava volando dritto sull’icona cestino quando mi sono soffermata a leggere bene.
E si, parlavano proprio a me.
Poi ho visto la lista dei nominati di quest’anno e degli altri anni e sono sbiancata.

 

     

Ma poi….. la felicità.

7 Luglio 2015 / / Idee

Non so a voi, ma  a me capita spesso di girare per le stanze , guardarmi intorno e rimanere infastidita da qualcosa…allora il tempo passa con me che vado da un lato all’altro della casa cercando di ricreare una sorta di armonia visiva..sposto lo sgabello, sposto le piante e, a seconda del mio umore, cambio la disposizione dei soprammobili…la mia casa in effetti è per me una sorta di “giardino zen”, in grado di rivoluzionare i miei stati d’animo…devo dire che spesso ci riesco a creare un nuovo equilibrio , ma non sempre è sufficiente.
Come sapete, la maggior parte dei mobili che ho sono dei trovatelli e li ho accolti con grande affetto a casa mia…ma, da un po’ di tempo a questa parte, non ne potevo più di tanto legno  scuro! Non c’era sintonia tra la zona studio-divano-tv e la zona pranzo; la prima molto chiara, pulita e rilassante ( insomma nordica), la seconda scura e pesantona. Era arrivato per me il momento di  dare una nuova luce  al soggiorno così finalmente domenica mi sono armata di spirito propositivo e soprattutto di tanto coraggio, viste le temperature tropicali, e ho iniziato il restyling di alcuni pezzi .
Avrei voluto dipingere di bianco tutto, ma il tempo passa velocemente quando sei indaffarata in qualcosa…

Sono riuscita a dare un nuovo volto a:
  • lo specchio ovale sopra il tavolo ( oro, legno e argento stanno  come i cavoli a merenda)
  • la panca  di legno triste e sciatta ( la sua funzione è fondamentale come salva-divano dalle grinfie dei gatti)
  • il comodino-buffet in radica “old scholl”
  • le letterine “D”e “O” prima nere, che, già che c’ero , perchè non farle bianche?


Prima…..


Dopo…








E’ stato molto gratificante riuscire a cambiare , con pochissimi soldi e non troppe energie,il volto di alcuni mobili che proprio mi avevano stufato ma dei quali  non avrei mai avuto il coraggio di liberarmi…Ve lo consiglio davvero! Il prossimo week end, se siete in città e non avete la possibilità di andare al mare, se avete voglia di mettervi alla prova in un’ attività creativa, dedicatevi a prendervi cura di quei mobili che vi hanno annoiato…. sapranno sorprendervi con un nuovo look!
BUON RESTYLING ESTIVO !
7 Luglio 2015 / / Design

Villeroy&BochQui a Milano il caldo è devastante. E io a casa non ho neanche l’aria condizionata, vivo attaccata al mio nuovo migliore amico: il ventilatore. Non ho il terrazzo nè il giardino, e sui miei balconi non posso certo montarmi una bella piscinetta ma se solo potessi valuterei bene la minipiscina per esterni Just Silence di Villeroy & Boch perchè un bagno vista cielo, anche in città non si rifiuta mai!

Le linee sono estremamente pulite, adattabili ad ambienti moderni ma anche a quelli più rustici, creando il giusto contrasto tra vissuto e design che a me piace tanto. Diverse sono le possibilità di disposizione degli spazi: fino a 5 posti per stendersi o stare seduti. E’ composta da una moderna tecnologia JetPak™II la cui caratteristica è l’assenza di tubi esterni, essi sono disposti all’interno della minipiscina,  si evita così dispersione del calore e un antiestetico groviglio di tubi. Si evita anche il rischio di perdite grazie al fatto che il 90% delle parti che contengono acqua sono localizzate all’interno del guscio vasca e anche il risparmio energetico è notevole grazie all’isolante in schiume.

Per non parlare poi del fatto che la minipiscina è vincitore del iF Design Award 2015.

Villeroy&Boch-minipiscina-Justsilence-esterni

7 Luglio 2015 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor
Oggi vi presentiamo Creta Gioielli di Giulia Bertin, giovane architetto e designer della provincia di Livorno, precisamente di Castiglioncello, innamorata del suo lavoro e della fantasia che in esso è imprigionata: “ogni volta come se fosse la prima volta” , questo è il suo motto!

Progettazioni, ristrutturazioni ed arredamento sono parte integrante della sua vita….ma, da qualche anno, oltre alla libera professione, l’architetto Giulia Bertin si diletta nella realizzazione di fantastici gioielli realizzati in creta.
dettagli home decor
dettagli home decor
dettagli home decor
dettagli home decor
Giulia pensa, progetta e realizza ogni singolo pezzo della linea “CretaGioielli”: la fantasia da inizio all’idea, il design ne fa un’immagine e la sua manualità la rende concreta. Infine, assembla il tutto dando vita ad un gioiello unico nel suo genere, personalizzato e dove ogni piccola parte racconta qualcosa di lei.

Nonostante l’impegno per la sua linea di gioielli, Giulia prosegue l’attività di architetto e da qualche tempo è entrata a fare parte degli “Architetti CF style” selezionati dalla rivista Casa facile

dettagli home decor
Per scoprire di più sui lavori di Giulia e per acquistare uno dei suoi fantastici gioielli 
ecco i suoi contatti:

7 Luglio 2015 / / Idee

Pensavate mi fossi dimenticata della moodboard di luglio? 🙂 Assolutamente no!
Però è vero, questo mese sono arrivata leggermente in ritardo.. Sarà perché la mia voglia di evasione si sta rivelando più intensa del solito o perché la mia città con questo clima torrido comincia a starmi veramente stretta.
E’ proprio la parola “evasione” ad aver ispirato la selezione d’immagini per questa moodboard 🙂
Vestiti leggeri, passeggiate sotto il solleone, cibi freschi e ambientazioni “da vacanza” come il ristorante parigino La Mangerie e la vasca da bagno rivestita in mosaico…
Luglio, ho riposto grandi aspettative su di te, non deludermi.

Fonti immagini (dall’alto a sx in senso orario): 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7