L’invasione degli ultracorpi alla Triennale di Milano

Ci pensate mai a quanto la nostra società sia cambiata soprattutto in questi ultimi 100 anni?

Tutta la tecnologia che ci semplifica la vita e molto spesso ci sostituisce nelle nostre attività di tutti i giorni, 60 anni fa in molti casi non esisteva.

Per lavare esiste la lavatrice, se abbiamo poco tempo e la casa umida c’è l’asciugatrice, in caso di cene multi-parentali c’è la lavastoviglie e per i pavimenti c’è la scopa elettrica.

Per ogni esigenza c’è uno strumento: tutti utensili pensati e costruiti per rispondere al sempre meno tempo a disposizione delle persone, sempre più occupate tra lavoro e famiglia.

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Da questa riflessione prende spunto la mostra “Cucine e ultracorpi”, ospitata presso la Triennale di Milano fino al 21 febbraio 2016, ideata proprio in occasione dell’Expo 2015.

La mostra è a cura di Germano Celant, con messa in scena a cura di Italo Rota e progetto grafico di Irma Boom e prende spunto dal libro di fantascienza “L’invasione degli Ultracorpi” scritto da Jack Finney nel ’55 e dall’omonimo film girato da Don Siegel.

Così come nel film e nel libro gli alieni si insinuano e confondono tra gli umani, diventando attuatori di una rivoluzione interna, così gli utensili da cucina si sono inesorabilmente trasformati in automi, sempre più diffusi e accettati nella società.

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L’esposizione mette in relazione gli utensili con i quattro elementi e i sensi: il viaggio comincia passando attraverso un tunnel in cui suoni e allarmi ci sorprendono e spaventano.

Questo a ricordarci quanto in realtà la sfera domestica sia pericolosa: tutti i giorni incidenti anche mortali avvengono tra le mura di casa e soprattutto in cucina.

Passato il tunnel, è il turno del freddo e dell’acqua affrontato con un sfilata di frigoriferi di ogni forma, età e colore: si passa dalla serie il Milione di Ignis del ’62 al prototipo di frigo-lavagna Chalk Chalk di Ardo.

La seconda parte è dedicata al fuoco e al caldo, con i blocchi cottura della cucina composti in un blocco astratto.

Si continua con la terra intesa come il bisogno sempre maggiore di smaltire e riciclare i rifiuti organici. Il 30% degli scarti domestici è rappresentato dall’umido e sempre più designer e aziende cercano soluzioni concrete a questo problema.

Un esempio sono le compostiere domestiche di Gabriele Fiocco e del Gruppo Sartori Ambiente, prodotte con materiali di riciclo.

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L’udito è attratto da un’orchestra che esegue una strana sinfonia: tutti suoni creati da piccoli elettrodomestici che troviamo tutti i giorni in cucina e di cui siamo talmente abituati da non renderci più conto di tutti i rumori che producono.

Nella sezione successiva si parla di aria: un groviglio di tubi pende sopra le teste, mentre si osservano cappe dalle forme minimal e moderne.

La parte del tatto è esaminata attraverso gli elettrodomestici a lama, nella loro interezza ma anche dissezionati.

Per l’olfatto cosa meglio del caffè: un’esposizione di oltre 100 macchine del caffè che faranno venire la lacrimuccia ai più nostalgici.

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Una mostra sicuramente interessante dal punto di vista culturale ma soprattutto emozionante, coinvolgente e capace di ribaltare il punto di vista su oggetti così massicciamente presenti nelle nostre vite da non riuscire più a ricordare che si tratta di utensili inventati e sviluppati da noi.

Foto di Gianluca Di Ioia, courtesy Triennale Design Museum, Milano

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