4 Aprile 2016 / / VDR Home Design

La realtà è quella che vediamo ? Ciò che ci viene dato a vedere? O è quello che si nasconde dietro? Dove è la verità? Dove comincia l’illusione?

Anamorfosi: cominciamo la settimana con un parolone che all’apparenza sembra molto complicato.

In realtà si tratta di un fenomeno a cui assistiamo più o meno coscientemente tutti i giorni, quando guardiamo i segnali stradali orizzontali: se prendiamo ad esempio la scritta “stop” questa è leggibile solo quando siamo molto in prossimità. Da lontano risulta praticamente non decifrabile.

Questa è un’anamorfosi: un’immagine così distorta da essere leggibile solo da determinati punti di vista.

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4 Aprile 2016 / / Design

dettagli home decor

In occasione della settimana del Design nasce la prima Design Blogger House, uno spazio gratuito ad alta tecnologia dedicato ai blogger


Encanto Public Relations mette a disposizione il primo hub dedicato ai blogger per produrre e costruire relazioni,  in uno spazio dove comfort e soluzioni tecnologiche sono completamente gratuite


Secondo l’istituto di ricerca americana Jupiter Research, ormai per il 52% dei lettori, i design blog sono decisivi nei processi di acquisto, mentre il 56% ritiene che i blog dedicati a nicchie particolari, per esempio interior design, redatti da esperti del settore, sono fonti primarie per ottenere informazioni sui prodotti. Lo studio dimostra che i blog attirano il lettore verso altri blog dello stesso settore, come se fossero parte della medesima conversazione (http://bit.ly/1UBCDvb). La tendenza della crescente ascesa dei design blogger è un fenomeno anche italiano. Per questo Encanto  Public Relations metterà a disposizione in modo gratuito, la prima Design Blogger House (http://bit.ly/1q1an8o) che sarà aperta a tutti i blogger italiani e stranieri a Milano per la settimana del Design dal 12 al 17 aprile 2016 con lo scopo di poter fornire uno spazio dotato delle più moderne tecnologie.

“La settimana del Design, lo sappiamo, è intensa per i blogger. – spiega Roberto Gazzini, titolare di Encanto Public Relations – Il tempo non basta mai, l’agenda si infittisce e spesso manca un punto d’appoggio su cui fare affidamento in queste giornate davvero intense. Questo tipo di esigenza ci ha portati a realizzare l’idea di aprire i nostri uffici e condividerne tecnologia, strutture e relazioni. Un punto di partenza, un ‘pit stop’ oppure semplicemente un luogo dove poter riordinare idee e materiali. In sostanza, un hub a disposizione per tutti coloro che ne avessero bisogno.”

dettagli home decor


Nata da un’idea di Encanto Public Relation, la Design Blogger House sarà aperta, gratuitamente e su prenotazione, dalle 8.30 alle 20.30, in via Mauro Macchi 42 (zona Milano Centrale / Caiazzo). La disponibilità è pari a 20 postazioni dotate delle più moderne tecnologie: video conferenza in HD Vydio, Wi Fi gratuito, postazione PC fissa e linea telefonica fissa. 

“Quello che ci ha spinti a pensare e realizzare questa iniziativa – conclude Gazzini – parte dall’ascolto dei nostri interlocutori. Da sempre Encanto Public Relations considera i blogger come una risorsa importante, e ha voluto valorizzarli nel loro grande lavoro comunicativo. L’occasione ci sembra adeguata per mettere in luce questa parte della nostra mission e sostenere al nostro meglio le sinergie con gli attori della comunicazione”.

Per ulteriori informazioni:
Encanto Public Relations
tel. 02 66983707

4 Aprile 2016 / / Design


Buon lunedì friends!
Avete voglia di tuffarvi nel mondo illustrato di due sorelle speciali?
Quella di oggi è la prima intervista doppia della nostra rubrica 🙂 finalmente infatti posso presentarvi Lalla e Luisa, le illustratrici che con ironia e delicatezza disegnano e creano il mondo meraviglioso di PEMBERLEY POND.

Illustrazioni personalizzate, accessori, segnalibri e progettazione grafica, questo e molto altro potrete trovare nel loro shop qui o visitando il loro coloratissimo sito.
Appassionate di Jane Austen, della Letteratura  e delle atmosfere Ottocentesche made in England (ma quante passioni abbiamo in comune?) le ho scoperte grazie al logo stupendo che hanno creato per il MySelfie Cottage di Rita. Potevamo non voler approfondire l’amicizia con chi sa disegnare casette così belle?
Perciò mettetevi comodi e scoprite insieme a me quante cose hanno da raccontarci le nostre ospiti 😉
Buona lettura!!!

1. Quando vi siete avvicinate al mondo dell’illustrazione?
A voler scavare a fondo, credo che il punto dove ci troviamo ora abbia radici profonde nella nostra famiglia. La nostra nonna era di stampo classico e credeva che le signorine dovessero avere una certa educazione (un po’ come le ragazze dei libri che amiamo), così quando eravamo piccine ha provato a farci imparare a suonare l’organo e ci ha spedito da un pittore a prendere lezioni. Molto romantico, sì, ma noi siamo sempre state abbastanza un disastro quanto a costanza ed esercizio e quindi sono stati solo brevi e infruttuosi tentativi. Ma aveva fatto lo stesso con nostro padre prima di noi (lei stessa dipingeva sulla ceramica) e quindi un po’ tutta la famiglia non era estranea a matite e colori. Nostro padre disegnava per noi quando eravamo piccole e quindi il disegno ha fatto sempre un po’ parte della nostra vita. In verità non abbiamo mai avuto una fortissima vocazione, non siamo mai state ossessionate dal disegno, ma leggevamo (e leggiamo ancora) tanti fumetti e ricalcavamo i cartoni animati dal fermo immagine in TV con la carta da forno. Quindi quando è diventato evidente che non eravamo particolarmente appassionate agli studi teorici, ripiegare sul disegno è stato quasi ovvio, così dopo il liceo abbiamo frequentato io la Scuola del Fumetto di Milano e Luisa quella di illustrazione del Castello Sforzesco.

2. Cosa vi piace di più del vostro lavoro? 
Di questo lavoro ci piace l’indipendenza. Il fatto di essere i capi di noi stesse. Dopo aver lavorato per tanti anni nell’editoria scolastica non ne potevamo davvero più di lavori monotoni e vuoti e di sottostare a decisioni più o meno sensate di art director e editori. Così abbiamo scelto un argomento che ci piacesse molto, la letteratura, e che fosse possibile articolare in moltissimi modi e piano piano lo abbiamo fatto diventare la nostra professione. Così ora ci ritroviamo con un lavoro che ci spinge di qua e di là, con sempre nuove sorprese e nuovi stimoli. In più questo lavoro racchiude in sè mille aspetti diversi… insomma, non c’è modo di annoiarsi!.

3. Quali sono le tre parole che meglio descrivono i vostri lavori?
Colorati. Nessun colore è proibito. Adoriamo la carta colorata, è come una droga. Più ne abbiamo, più ne vorremmo. E gli inchiostri, e i nastri e le perline. Siamo come delle gazze ladre quando si tratta di cose colorate. 
Divertenti. Non ci piace prenderci troppo sul serio. Tra noi scherziamo sempre su tutto e quando possibile ci piace anche farlo con i libri, soprattutto con quelli che amiamo particolarmente. La Austen per esempio è divertentissima. 
Curati. Nei nostri lavori c’è doppia cura perchè c’è quella di entrambe. Ci teniamo d’occhio l’una con l’altra ed essendo anche un po’ perfezioniste ci vuole parecchio prima che entrambe si sia soddisfatte di un lavoro.



4. Potete descriverci la vostra giornata tipo?
La nostra giornata tipo è una lotta continua per cercare di combinare davvero qualcosa senza disperdere le energie. La verità è che per quanto bello e appassionante, questo lavoro si compone di mille piccole azioni che vanno tutte orchestrate per evitare che tutto vada all’aria. Siamo in due e ci dividiamo compiti e fasi di lavoro e quando una di noi si incaglia da qualche parte tutto subisce ritardi. Quindi solitamente, quando dopo colazione ci mettiamo all’opera, dedichiamo una mezz’ora a rispondere a email e a messaggi sui social e poi ci impegnamo a stilare una lista su tutto quello che c’è da fare durante la giornata. Parte della mattinata se ne va a impacchettare gli ordini e poi a spedirli in posta. Dopo pranzo è il momento giusto per fare le foto agli oggetti perchè c’è la luce giusta e se quella scappa poi è finita. Nel pomeriggio lottiamo con i lavori personalizzati che ci vengono richiesti e nei ritagli di tempo progettiamo quello che di nuovo metteremo in negozio. L’ultima parte della giornata è dedicata al nostro progetto Un Anno di Meraviglia, a scegliere gli argomenti dei post, a leggere quello che hanno fatto durante la giornata le splendide donne che vi stanno partecipando. Il difficile è poi mettere la parola FINE alla giornata senza lasciarla allungarsi all’infinito. A questo ci stiamo ancora lavorando.

5. Come avete sistemato la vostra zona di lavoro?
E’ da circa un anno che ci siamo guadagnate una zona di lavoro tutta nostra. Prima eravamo incastrate e sparpagliate. Avevamo i due computer su due piani diversi della casa e ci parlavamo tramite skype o ci urlavamo da un piano all’altro. Ma dall’anno scorso abbiamo rubato un pezzo di soggiorno che non usava nessuno e ci abbiamo messo un bel tavolone e due scrivanie per i computer. E’ davvero tutta un’altra storia. Anche se, per una strana magia, lo spazio non basta mai: più ce n’è, più ne servirebbe. Avere e gestire un piccolo magazzino per il negozio sta diventando sempre più complicato con l’aumentare dei prodotti. La lotta contro il caos è giornaliera. Però fuori dalla finestra abbiamo una vista splendida, dalla libreria ci guarda un ritratto della nonna e vicino alle scrivanie abbiamo il camino sempre acceso. Non potremmo chiedere di meglio!

6. Pensate che un illustratore abbia bisogno di uno stile personale? e quali sono i vostri suggerimenti per svilupparne uno?
Quando uno è agli inizi ed è alla ricerca disperata di un lavoro, bussa ad ogni porta e i problemi arrivano quando quelli a cui ti rivolgi ti propongono qualsiasi tipo di lavoro e in qualsiasi stile. Si arriva quindi a credere che per poter lavorare abbastanza uno debba sapere fare un po’ di tutto. Ma saper fare di tutto è difficilissimo e praticamente impossibile. Sforzarsi in stili non famigliari può portare i suoi vantaggi (fornire nuovi spunti creativi), ma anche frustrazioni infinite. Avere un portfolio vasto può facilitare la ricerca di un lavoro quanto fare tutto il contrario. Cosa fare quindi? Non abbiamo consigli certi. Sviluppare uno stile proprio è ovviamente importante per la propria sanità mentale e anche perchè ci rende riconoscibili e liberi di esprimerci al meglio. Il nostro consiglio, per chi è alla ricerca di uno stile proprio, è quello di non lasciarsi spaventare, di non perdersi d’animo all’inizio. Ci vuole del tempo per coltivarlo e all’inizio può sembrare un’impresa impossibile. E’ giusto copiare gli autori preferiti, usare i loro colori, studiarne la composizione, il tratto. Anzi, meglio copiarne tanti, tantissimi. Prendere da ognuno la caratteristica che piace di più, riprodurla così tante volte da farla propria, fino ad arrivare al punto di romperla. Il proprio tratto nascerà da solo con il tempo. L’importante è non fossilizzarsi, guardare un po’ di tutto, e lasciarsi guidare da quello che piace davvero.

All the images are property of PEMBERLEY BOND


4 Aprile 2016 / / Design

anna halldin dipinti iperrealisti sulla moda

Diamonds are a girl’s best friend… ma non solo, anche borse, scarpe e accessori griffati, oggetti-icona della moda internazionale, protagonisti dei dipinti iperrealisti di Anna Halldin

Anna Halldin è una pittrice di origine svedese che attualmente vive e lavora alle Hawaii. Ha iniziato a dipingere fin da piccola sotto la guida del nonno, il pittore Bror Halldin proseguendo poi la sua formazione alla Scuola d’Arte di Göteborg. Come pittrice si è specializzata nella tecnica dell’iperrealismo e i suoi quadri ad olio in grande formato ispirati alla moda sono assolutamente strabilianti.
I dipinti iperrealisti di Anna Halldin sono perfette riproduzioni di fotografie di moda in cui Anna sceglie personalmente le modelle, gli accessori, le pose e le luci, per ottenere l’esatta composizione che vuole riportare nelle sue tele. Per questo collabora strettamente con il marito Tom Maule, un affermato fotografo che la supporta in queste prime fondamentali fasi dello shooting.

anna halldin dipinti iperrealisti di moda

Guardando i video in cui si vede all’opera mentre dipinge, risulta evidente la maniacale attenzione di Anna Halldin ai dettagli e ad ogni minimo particolare. Utilizza una tecnica basata su piccolissime pennellate di colore sovrapposte, per ottenere un effetto fotorealistico davvero impressionante. Per realizzare un singolo quadro, Anna Halldin impiega dai 2 ai 4 mesi di lavoro.

I dipinti iperrealisti di Anna Halldin sono incredibilmente perfetti, patinati e glamour, dalle palette armoniose e i colori leggermente desaturati, in onore alle sue radici scandinave. Il tema centrale della sua pittura è il rapporto conflittuale fra le donne e la moda, un rapporto controverso e ambiguo. Pur di apparire si è disposte a numerosi sacrifici: tacchi altissimi e dolorosi, scomodi vestiti… ma il desiderio di bellezza e di possesso spesso supera tutto. La domanda allora sorge spontanea: le donne sono davvero vittime del gioco della moda o sono consapevolmente partecipi in questa relazione materialistica?
Come spiega la pittrice:

“Le donne di oggi sono aggredite da un flusso continuo di informazioni che dettano legge su come dovrebbero apparire, pensare e acquistare. I miei ultimi dipinti fanno parte della serie PERSONA e attraverso di essi esploro la maschera che le donne indossano nella loro ricerca del vero io. E’ un viaggio alla ricerca dell’identità in un mondo di stimoli esterni.”

In questi quadri i visi delle modelle sono spesso nascosti, tagliati fuori dall’inquadratura o mascherati, perchè la bellezza che appare non è quella della persona ma quella degli oggetti che la ricoprono: borse, gioielli e accessori esclusivi, tutto ciò che appare meraviglioso esteriormente ma che, allo stesso tempo, rende invisibile la persona.
Sul sito personale  di Anna Halldin, la galleria completa di questi splendidi dipinti iperrealisti.

dipinti iperrealisti pittrice anna halldin

dipinti iperrealisti di anna halldin

anna halldin dipinti iperrealisti

dipinti iperrealisti anna halldin

4 Aprile 2016 / / Idee

4 Aprile 2016 / / Coffee Break

Questo loft è stato realizzato reinterpretando la ex fabbrica di cioccolato Thule a Stoccolma, costruita nel 1920, con vista sul castello di Karlberg. Il loft al suo interno è caratterizzato da ambienti ampi e luminosi, con legno scuro a terra e arredi vintage dal tocco industriale; un divano Chesterfield è il punto focale della zona giorno, donandogli una personalità dall’accento inglese.

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CAFElab | studio di architettura