25 Settembre 2017 / / Dettagli Home Decor

Gli impianti fotovoltaici sono il futuro dell'edilizia intelligente

Negli ultimi anni l’espressione architettura sostenibilesta prendendo sempre più piede nel mondo dell’edilizia. Pur essendo entrata di diritto nell’agenda di imprese e professionisti del settore, stenta a trovare soluzioni nel concreto. Più che di un ramo dell’architettura si tratta di un approccio derivato che spinge il progettista a tenere conto di determinati fattori al fine di ridurre al massimo l’impatto delle costruzioni. Come? Attraverso l’impiego limitato di risorse non rinnovabili e di materiali dannosi per salvaguardare il rapporto uomo-edificio-ambiente. L’obiettivo più ambizioso è riuscire a riciclare per intero o quasi mediante la previsione di veri e propri edifici scomponibili capaci di adattarsi a usi sempre nuovi. Andrebbero perciò pianificati immobili dotati di elementi e materiali che possano essere recuperati, riutilizzati o ancora smaltiti in modo integrale e senza causare inquinamento.

Gli impianti fotovoltaici sono il futuro dell'edilizia intelligente
Tra le principali finalità progettuali che si muovono in questa direzione vi è sicuramente l’efficienza energetica. In effetti si parla sempre più spesso dell’importanza degli impianti fotovoltaici integrati, un connubio perfetto tra estetica e funzionalità. Esemplare in tal senso è l’installazione delle tegole fotovoltaiche sul tetto dell’edificio in alternativa ai più tradizionali pannelli non solo per azzerare l’impatto visivo ma per conferire un design di particolare pregio. Basti pensare che la loro funzione non termina con il “solo” sfruttamento dell’energia solare visto che, oltre a rendere impermeabile la struttura, garantiscono un buon isolamento termico/acustico. Il fotovoltaico è diventato un affascinante banco di prova e sta riuscendo a cambiare le regole del gioco dell’architettura.


Gli impianti fotovoltaici sono il futuro dell'edilizia intelligente

La stessa Comunità Europea sta producendo il massimo sforzo per elaborare dei piani di sostenibilità ambientale affinché la tecnologia fotovoltaica possa integrarsi in maniera totale. Non è un caso che l’interesse per la materia sia cresciuto al punto tale da inglobare il più ampio discorso sullo smaltimento. Regolato dal Decreto Legislativo 49/2014, questo prevede infatti che i pannelli vengano trattati come RAEE, ovvero Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Quelli con le celle in silicio, per esempio, sono composti da materiali quasi completamente riciclabili che si integrano alla perfezione nei meccanismi di trattamento dei rifiuti. Il GSE ha inoltre previsto che produttori e importatori garantiscano un recupero ambientale compatibile.

Gli impianti fotovoltaici sono il futuro dell'edilizia intelligente
Ecco perché rivolgersi a ditte specializzate ed esperti del settore come Kennew risulta la mossa più giusta da fare. Gli impianti fotovoltaici sono il futuro dell’edilizia intelligente. Grazie ai passi compiuti dalla ricerca oggi è possibile produrre energia pulita risparmiando e soprattutto rispettando l’ambiente. Quello che serve è una rivalutazione dei principi dell’architettura per rispondere ai problemi ambientali ormai impossibili da ignorare. Purtroppo non esistono risposte immediate per via della complessità dei processi per un’architettura priva di effetti collaterali per il pianeta. L’aspetto vincente di un progetto però non sta solo nelle scelte che lo rendono ecologico, ma anche in tutto ciò che lo circonda, in quello che definisce i comportamenti da seguire per vivere riducendo al minimo gli sprechi e i consumi energetici. Quello che serve è riuscire a coniugare le esigenze abitative con il rispetto del contesto paesaggistico.



25 Settembre 2017 / / Coffee Break

Selezionare ogni giorno notizie di cui parlare sul blog ci fa scoprire realizzazioni in realtà lontane da noi.
Oggi andiamo fino in Uruguay, a Colonia del Sacramento, per presentarvi il lavoro fatto dall’architetto Amelio-Ortiz che ha recuperato un vecchio edificio del secolo scorso con una elegante soluzione architettonica che si articola intorno al cortile interno affascinante nella sua semplicità e nel richiamo alla tradizione

The old mansion and the courtyard

The effort to select daily news for the blog makes us discover realities really far from us.
Today we go up in Uruguay, Colonia del Sacramento, to present the work done by the architect Amelio-Ortiz, who has recovered an old mansion of the last century with an elegant architectural solution that articulates around the inner courtyard.

images: Glicinas Courtyard / Amelio-Ortiz

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CAFElab | studio di architettura

25 Settembre 2017 / / Dettagli Home Decor

Monolocale minimalista declinato al maschile

Un progetto di interior design scandito da scelte audaci che hanno dato vita a uno spazio minimalista declinato al maschile

Il progetto, realizzato da Line Architects, riguarda un appartamento monolocale composto da 4 zone connesse, ognuna caratterizzata da un preciso stato d’animo e atmosfera.

L’illuminazione che penetra dall’esterno, combinata alla luce morbida delle lampade disposte all’interno, regalano un raffinato contrasto alle finiture scelte: il pavimento in parquet traiangolare oaktree, i soffitti in calcestruzzo, il vetro, la pelle, i tessili, il metallo e, naturalmente, i toni scuri che rivestono le pareti.

La camera da letto dispone di una fantastica vasca freestanding, mentre il bagno separato si cela dietro una parete vetrata che lo separa dalla zona living e cuicna.


Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile
Monolocale minimalista declinato al maschile

Fotografie di Oleg Bajura


25 Settembre 2017 / / Baliz Room

Buongiorno gente!

Dopo la pillola sulla lampada ARCO e quella sulla caffettiera LA CONICA, si prosegue con un altro indimenticabile oggetto di design: la EGG CHAIR di Arne Jacobsen!

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Dal design italiano, passiamo a quello scandinavo per raccontare la storia di una poltrona con un ruolo davvero importante nel campo del product design.  La Egg Chair, infatti, ha rappresentato un punto fondamentale nella ricerca sui materiali e sulle forme portata avanti da Arne Jacobsen…ma scopriamo nel dettaglio come 😉

Nel 1958 al caro Jacobsen viene affidata la progettazione del Radisson SAS Hotel di Copenaghen, incarico che ha previsto anche il disegno dell’arredo della lobby e della reception dell’albergo. É stata proprio questa l’occasione per mettere in pratica i suoi studi e le sue teorie.

La Egg Chair, infatti, ha una struttura in fibra di vetro fuso e un’imbottitura in schiuma poliuretanica, entrambi materiali molto innovativi per l’epoca e che non avevano ancora trovato molte applicazioni nel campo del design.

Accanto ad una tecnica nuova, Arne Jacobsen sperimenta anche sulla forma di questa nuova poltrona. Il nome stesso, infatti, richiama alla forma di un uovo, una forma organica e basata su linee curve. Il risultato è una seduta versatile, che avvolge la persona e assicura la privacy anche in un luogo affollato come la hall di un albergo.

Dal Radisson Hotel al successo mondiale il passo è stato breve. Come ogni capolavoro di design,  la Egg Chair è ancora oggi un must have che si adatta ad ogni stile di arredamento. Continua, infatti, ad essere uno dei pezzi più importanti della produzione della compagnia danese Fritz Hansen, nonché un tassello fondamentale nella storia del design danese.

Godetevi la gallery che ho preparato per voi! In quale colore la preferireste? Rivestimento in pelle o in tessuto? Scelte difficili lo so 🙂

 

 

Vi aspetto alla prossima pillola!

Baci,

Baliz

25 Settembre 2017 / / Easy Relooking

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Tappeto Beni Ourain – Sukhi

Oggi voglio farti conoscere una realtà aziendale che mi ha piacevolmente colpita!

Quando Sukhi mi ha contattato per propormi di recensire uno dei loro tappeti, sono rimasta contenta che potessero esistere ancora realtà del genere.

Cos’è Sukhi

Sukhi rivende tappeti tessuti a mano da veri e propri artigiani, comprandoli direttamente dal luogo di produzione. Si interfaccia direttamente con le persone che creano il tappeto e con questo ottengono due risultati fondamentali:

  • prezzi più bassi per il cliente finale
  • eccellenti condizioni di lavori per chi crea il tappeto

Stiamo parlando di tappeti, e quindi di persone, che arrivano dalla Turchia, Nepal, India e Marocco.

Ogni tappeto è creato ad hoc per il cliente dal suo personale artigiano!

I tappeti sono tutti fatti a mano. Il cliente che riceve il suo tappeto sa che è stato creato appositamente per lui!

Dopo essermi informata ho quindi accettato con piacere di recensire uno dei loro tappeti.

La mia scelta: il tappeto marocchino Beni Ourain

Chi mi segue sà quanto mi piacciano le linee e le geometrie.

Avevo già intravisto questo bellissimo tappeto in un film e su diverse riviste e l’ho amato dal primo momento!

Beni Ourain – all rights reserved

Quando ho visto che si poteva richiedere come campione da testare, non ho esitato!

La mia scelta è ricaduta sul tappeto Beni Ourain, tessuto in Marocco!

Ovviamente volevo quello con le righe sottili a creare dei rombi, su sfondo beige chiaro. E ovviamente era quello con i tempi di produzione più lunghi. Ma potevo attendere ben 12 settimane!

E finalmente è arrivato! Adorabile.

In questo articolo trovate le mie foto, scattate in casa!

Il materiale del tappeto Beni Ourain

Il Beni Ourain è creato interamente con la lana delle pecore Marocchine e non viene tinto!

Si tratta di un prodotto 100% naturale

Le pecore, con la lana adatta a produrre questo capolavoro, vengono allevate sulla catena montuosa chiamata Atlante, in Marocco. Producono questa lana speciale, morbidissima al tatto e di un colore formidabile!

Beni Ourain – all rights reserved

 

Beni Ourain – all rights reserved

Pensate che anche le linee geometriche e i disegni in color marrone scuro sono sempre di lana di pecora! La lana per questi disegni viene presa dalla testa della pecora, mentre la lana del corpo viene utilizzata per il resto.

E’ un tappeto che adoro per la sua morbidezza ma anche per la capacità di collegare la lunga storia delle tribù berbere nomadi con gli interni moderni.

Se vuoi sapere di più su come è prodotto il tappeto Beni Ourain, guarda questo bel video sul sito di Sukhi!

L’articolo Tappeti Sukhi: tessuti a mano con amore proviene da easyrelooking.