31 Ottobre 2017 / / VDR Home Design

Qualche mese fa vi ho parlato dell’azienda Sukhi e dei suoi tappeti artigianali. Oggi vi parlo delle nuove collezioni, dal sapore hygge.

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Qualche mese fa vi ho raccontato di questa impresa sociale che avevo scoperto, con mia grande gioia. Produttrice di tappeti rigorosamente fatti a mano e dallo spirito equo e solidale, Sukhi vende capolavori personalizzabili.

“Sukhi” è un termine nepalese che significa “felice” ed è proprio uno degli obiettivi dell’azienda. Rendere le persone felici: dagli artigiani che producono i tappeti ai clienti che li comprano.

Tutti gli artigiani con cui Sukhi collabora ricevono formazione professionale, un salario equo e la possibilità di lavorare da casa, tramandando le conoscenze millenarie dell’intreccio dei tappeti.

Ogni tappeto quindi è unico perché fatto a mano direttamente dall’artigiano ed è un’opera d’arte.

Alle già numerose collezioni, se ne sono aggiunte 3, una più bella dell’altra. Le vediamo insieme?

IL CALORE DELL’HYGGE E L’UNICITA’ DEL DESIGN

C’è una parola danese bellissima, ma intraducibile: Hygge. Se dovessimo provare a spiegarla, sarebbe il creare un’atmosfera accogliente, piacevole, intima mentre si assaporano i piaceri della vita circondati dall’affetto delle persone care. Il calore di una candela, il piacere di mangiare e bere in compagnia, la famiglia, sono tutti hygge.

Ma anche il calore di un tappeto di lana è hygge. Ed è proprio da questo trend che sono state ispirate le tre nuovi collezioni di tappeti indiani in feltro intrecciato, lana intrecciata e dai tessuti piatti.

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Artigiane al lavoro | Image credits: Sukhi

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Tappeto di lana intrecciata | Image credits: Sukhi

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Tappeto di lana intrecciata | Image credits: Sukhi

Non vi ricordano un caldo maglione di lana, di quelli che venivano fatti ai ferri dalle nonne? Sono sicura che un pensiero del genere crea in chiunque un’immediata sensazione di benessere.

Se però preferite qualcosa di più originale e audace, allora date un occhio a questi tappeti indiani esclusivi, dai colori e dai disegni unici. Li potete far realizzare in qualsiasi dimensione, con i colori disponibili sul sito. Qualsiasi colore o design scegliate, il vostro tappeto sarà sempre fatto a mano, con amore.

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Image credits: Sukhi

E se volete avere qualche informazione in più riguardo a come sono fatti i tappeti di lana e feltro, guardate questo video:

 

L’articolo Un po’ di hygge per tutti, con le nuove collezioni di Sukhi sembra essere il primo su VHD.

31 Ottobre 2017 / / ArchitettaMI

Buongiorno amici di ArchitettaMi, oggi voglio parlarvi di un tema, che mi sta particolarmente a cuore: l’ecosostenibilità. Io nel mio piccolo, mi informo e cerco di attuare piccoli accorgimenti nella vita di tutti i giorni, in modo da trasmettere anche alle mie bimbe il rispetto per l’ambiente.
Inoltre in questo periodo di “cerco casa disperatamente” sto vagliando la possibilità di costruire una casa in legno, per vivere meglio, per risparmiare sui consumi, per creare una casa integrata con la natura.
Con gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione e con il grado di consapevolezza a cui siamo arrivati, essere green è molto più semplice e sta diventando una scelta naturale.

via Pinterest

L’ecosostenibilità e l’attenzione all’ambiente sono diventate tematiche sempre più sensibili. Siamo più attenti a quello che mangiamo, a come ci spostiamo, a quali prodotti utilizziamo per la pulizia e per il make-up. Soprattutto i più giovani, i Millennials, nati tra i primi anni Ottanta e i Duemila, sono consumatori critici, informati e attenti alla sostenibilità, al risparmio energetico, all’attenzione all’ambiente e all’etica delle imprese.
Ognuno di noi può contribuire, attraverso le proprie scelte, alla salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo.

Le aziende, anche per quanto riguarda il design, si sono adeguate a questo cambio di sensibilità, concentrandosi su prodotti che siano accattivanti, ma anche bio. Questo non significa solamente utilizzare materie prime naturali, ma riguarda tutto il ciclo produttivo.
A questo si riferiscono le direttive del life cycle assessment, un metodo che valuta l’insieme di interazioni che un prodotto instaura con l’ambiente durante i processi di pre-produzione, produzione, distribuzione, uso e riciclaggio. I principi vengono definiti a livello internazionale nelle norme ISO 14040 e 14044, che definiscono gli obiettivi e le direttive in relazione al life cycle assessment.

Come far entrare l’ecosostenibilità in casa nostra?

In primo luogo è necessario partire dalla progettazione della casa, cercando di sfruttare al massimo le risorse naturali e in particolare il sole. In questo modo avremo la possibilità di produrre energia pulita a costo 0. Questo obiettivo può essere raggiunto in diversi modi, partendo dalla progettazione degli spazi, organizzati in modo da sfruttare al massimo l’illuminazione e la ventilazione naturale. Saper scegliere l’orientamento degli interni in maniera ragionata permette di sfruttare al massimo la luce, il calore e prevede la disposizione delle finestre e dei balconi nelle zone maggiormente esposte al sole.
In linea di massima le zone giorno, che sono le più vissute, andrebbero collocate a sud, in particolare la cucina a sud-est e il soggiorno a sud-ovest, mentre le zone notte nella parte est, in modo che il sole arrivi al momento dell’alba.

via Pinterest

Inoltre, installando apparecchiature che ci permettono il controllo energetico e di utilizzare le energie rinnovabili. Un esempio potrebbe essere quello di inserire un impianto fotovoltaico, che soddisfa in parte o completamente il fabbisogno energetico dell’abitazione.
Per ottenere il massimo da questo intervento, affidatevi ad esperti del settore, progettisti e professionisti nella gestione dei pannelli solari.
Anche i materiali che scegliete per la vostra casa dovranno essere scelti con attenzione, come il legno che dovrebbe provenire da foreste certificate.
Uno dei progetti più interessanti di casa, a livello internazionale è Y Container China House, un modello presentato dagli studenti dell’Università Tongji di Shanghai in occasione del Solar Decathlon del 2011, che utilizza vecchi container con un tetto piatto in cui sono stati installati pannelli solari utilizzati soprattutto per il riscaldamento a pavimento. Ogni corridoio della casa è un tunnel naturale di ventilazione, che crea una circolazione continua di aria in maniera naturale.
Da evitare, invece, l’utilizzo di vernici tossiche o materiali difficili da smaltire, come la plastica.

via Inhabitat

Per quanto riguarda l’arredamento, durante il Salone del Mobile di Milano di quest’anno, i giovani designer hanno intercettato maggiormente questo cambiamento verso la sostenibilità.
Un valido esempio possono essere i mobili della Mabeo Furniture, azienda africana, che utilizza legno massello proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile, in prevalenza quercia e panga panga, tipico del Sudest dell’Africa. Centrale nella produzione dei loro mobili, anche lo sviluppo della cultura e della comunità locale di provenienza, che è coinvolta attivamente. Alcuni pezzi sono stati decorati con ricami che riprendono un’antica tradizione di tessitura ancora viva in alcune comunità locali.
I mobili presentati a Milano vedono anche la presenza di metalli di scarto rivestiti con uno strato di zinco.
Interessante anche la Natural Collection progettata dalla Chimento Design, che utilizza le briccole, i pali che nella Laguna di Venezia impediscono alle barche di arenarsi. Una collezione che vuole dimostrare che il riciclo non è sinonimo di arte povera, ma crea pezzi unici Made in Italy: piccoli capolavori di stile.

31 Ottobre 2017 / / Coffee Break

1. Ex Manicomio Pediatrico di Aguscello 

L’ ex Manicomio Pediatrico di Aguscello, in provincia di Ferrara, che secondo leggende e tradizioni descrivono sarebbe dei luoghi più infestati d’Italia, probabilmente dalle anime dei piccolo innocenti qui rinchiusi e “curati” con torture fisiche e mentali.
Tra i resti dell’ex manicomio gli arredi dell’epoca, sedie, lettini, strane apparecchiature mediche come la macchina per l’elettroshock ed un contorno inquietante di scritte blasfeme e sataniche.
Chiuso nel 1970, il manicomio venne quindi abbandonato e ancora oggi è incerto il destino dei bambini qui rinchiusi; si racconta che vi scoppiò un incendio e molti bimbi, rinchiusi all’ultimo piano dalle suore, trovarono la morte, lasciando sui pavimenti impronte indelebili dei loro piedini…

2. Castello della Rotta di Moncalieri

Si racconta che tanti sono i fantasmi che infestano questo castello nei pressi di Torino, con apparizioni e manifestazioni sovrannaturali; si va dalla romantica storia di una giovane, sposa del signore del castello, che lo tradì con un cavaliere templare e fu uccisa dal marito tradito, ad un frate accusato di omicidio e peccati carnali e sepolto vivo in un muro, al fantasma di un infante che appare con quello della sua nutrice, morto poichè travolto da una carrozza. Insomma, il luogo ideale per gli amanti dell’occulto!

3. Villa de Vecchi detta la Casa Rossa a Cortenova, Lecco

La villa, costruita nell’800 dal conte De Vecchi, deve il suo nome all’arenaria rossa con cui è costruita. Ma la leggenda narra che, in realtà, viene chiamata Casa Rossa poichè nel primo dopoguerra era stata abitata da Aleister Crowley, uno fra i maggiori satanisti ed occultisti dell’epoca; Crwley amava organizzare riti orgiastici all’interno delle stanze della casa nel segno del rosso, tr muri di quetso colore e donne dai capelli rossi. Si narra inoltre che i seguaci di Crowley, alla sua morte, continuarono ad invocare il diavolo ed una sera, durante questi riti, uno di loro, forse posseduto, fece strage a mani nude di numerosi suoi accoliti… la polizia trovò lo scempio il mattino seguente ed il responsabile non fu mai identificato…

4. Il Castello di Landriano, Pavia

Il Castello di Landriano è un castello di origine medioevale situato su un isolotto vicino Pavia; la tradizione orale locale racconta che sia infestato dal fantasma di Lady Janet, bruciata sul rogo nella piazza antistante il castello, che appare ai malcapitati, parla loro dicendo il suo nome e facendogli rivivere le sofferenze che ha patito durante la sua uccisione. In realtà, la leggenda ha alcune varianti, poichè par strano che una nobildonna inglese si trovasse a  Pavia: c’è chi sostiene che Lady Janet sia in realtà Giannetta Landriani, nobildonna locale, uccisa con l’accusa di stregoneria nel XVI secolo, oppure una semplice herbaria, Giannetta, in dialetto Giànét, cioè una sorta di erborista, accusata naturalmente di stregoneria.

5. Ex Manicomio di Mombello, Limbiate, Milano

L’ex Manicomio Mombello, ex Casa di Cura Antonini, si trova all’interno di Villa Pusterla-Crivelli, un’enorme complesso di oltre un milione di metri quadri di padiglioni e giardini, la cui origine risale addirittura al XVI secolo. Nel 1863 il Comune di Milano decise di utilizzare la Villa di Mombello come manicomio, per trasferirvi i pazienti della Senavra, il manicomio cittadino. La Villa ben presto acquisì una fama sinistra, con la sofferenza e tristezza che trasudava dai suoi muri, a causa dei terribili trattamenti psichiatrici che vi si effettuavano. Oggi il luogo è abbandonato ed è meta di writers, tossici e cacciatori dell’occulto; da visitare! 

Via

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CAFElab | studio di architettura

31 Ottobre 2017 / / La Gatta Sul Tetto

Buondì cari amici! Oggi per la rubrica Arredare piccoli spazi torniamo in Svezia, in un piccolo appartamento arredato con classe.

Siamo a Stoccolma, al primo piano di un immobile risalente al 1885. L’appartamento è stato ricavato dal frazionamento di una proprietà più grande: in realtà si tratta di un’unica spaziosa stanza, dai soffitti molto alti e illuminata da un’unica enorme finestra. Le finiture sono di pregio: dagli infissi in legno dipinti di bianco e dotati di scuri, alle porte massicce fino al chiarissimo parquet in rovere posato a lisca di pesce. Questi dettagli decorativi si accordano perfettamente con il minimalismo dell’arredo, rendendolo più caldo.

I progettisti hanno puntato tutto sulla luminosità e sui materiali pregiati per esaltare al massimo le qualità del piccolo appartamento: io lo trovo spettacolare, anche se ho un grosso dubbio sulla sicurezza della scaletta che conduce al mezzanino. Vedo spesso questo tipo di soluzione, senz’altro geniale, visto che permette di sfruttare al massimo lo spazio del sottoscala, ma personalmente aggiungerei almeno un corrimano: non conosco le leggi svedesi in materia, ma per quelle italiane questa scala non è a norma, sia per la mancanza di protezione che per la larghezza e l’altezza dei gradini e per l’inclinazione.

Tornando al progetto, come dicevo i progettisti hanno scelto materiali pregiati, come il marmo per il top della cucina e per il vano doccia, e una palette essenziale tono su tono bianco e grigio pallido, ravvivata da tocchi caldi color miele e rame di alcuni elementi come le sedie, il divano, la rubinetteria e le maniglie del mobile della cucina. L’entrata, la cucina passante e i due piccoli vani che ospitano il wc e la doccia si trovano tutti sotto il mezzanino, sul quale è disposto il letto. Il soggiorno gode invece dello spazio a tutta altezza. ed è arredato da un ampio e comodo divano rivestito in tessuto beige, e da un mobile basso bianco per la tv. Una piccola chicca: il vano doccia è dotato di una “finestra” che dà sul soggiorno, una soluzione che contribuisce a far filtrare un po’ di luce nella doccia, che è stata interamente rivestita di marmo mero. Il fondo della cucina è costituito da uno specchio, che in casi come questi è perfetto per aumentare lo spazio percepito.

Visita gli altri piccoli spazi

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31 Ottobre 2017 / / Things I Like Today

Andrew Archer Everything Everything Album Cover

Le illustrazioni di Andrew Archer, sebbene macabre e spaventose, ci attirano in un vortice di colori surreale e lisergico

Andrew Archer è un illustratore originario della Nuova Zelanda che ora vive e lavora a Mebourne in Australia. Ha iniziato a lavorare come freelance nel 2007 e oggi la lista dei suoi clienti è impressionante: Nike, BBC, Samsung, TBWA, Saatchi & Saatchi, Audi, Bloomberg, Tanqueray, Sony Music, Adobe.

Fra le sue tante fonti di ispirazione ci sono le graphic novel, la cultura pop, la moda e il surrealismo. Ha vissuto in oriente per tre anni, a Hong Kong, in Tailandia e in Cambogia ed è fortemente influenzato dalla cultura asiatica. In particolare i suoi riferimenti sono il regista d’animazione Hayao Miyazaki e il pittore giapponese del XVIII secolo Toshusai Sharaku, maestro nella tecnica dello Ukiyo-e.

Mix e contaminazioni senza regole

Oltre al grande amore verso l’arte giapponese, Andrew Archer è anche un grande appassionato di basket (che gioca lui stesso fin da ragazzino) e ha cercato di fondere questi due temi nei suoi artwork. Nel 2013 ha iniziato a creare la serie Edo Ball le cui illustrazioni uniscono in modo incredibilmente fluido due mondi apparentemente inconciliabili. D’altra parte Andrew crede fermamente nella possibilità di mescolare tradizioni, culture ed epoche diverse.

Sentivo che questi due temi stilisticamente si fondevano benissimo e inoltre sono molto affini alla gioventù e alla cultura moderna. Credo che sia importante mescolare tradizioni vecchie e nuove, e anche fondere le culture sia nell’arte sia nella nostra vita di tutti i giorni.

Per le sue illustrazioni editoriali Andrew Archer utilizza un mix di tecniche digitali e tradizionali come colori acrilici, acquerelli o carboncino e anche il suo stile sembra non avere regole. Tutto è consentito alla sua immaginazione scatenata: situazioni surreali, soggetti macabri e raccapriccianti, colori sgargianti dagli accostamenti psichedelici, contribuiscono tutti a creare uno stile distintivo e surreale che colpisce immediatamente l’attenzione. Le sue immagini sono molto dinamiche ed estremamente dettagliate, affollate di elementi fantastici e assurdi, come se ci si trovasse dentro un sogno… o in un trip allucinogeno!

• LEGGI ANCHE: Nel regno della fantasia: l’arte psichedelica di James Jean

Edo Ball è una serie di illustrazioni ispirate al Basket, all’NBA e alle stampe giapponesi dello Ukiyo-e.

Andrew Archer - Illustrazioni per il libro "A Scanner Darkly" di Philip Dick pubblicato da The Folio Society

Illustrazioni per il libro “A Scanner Darkly” di Philip Dick pubblicato da The Folio Society

Andrew Archer Zeds Dead animated music video

Zeds Dead animated music video

Andrew Archer Zeds Dead animated music video

Zeds Dead animated music video

Andrew Archer "Cosmos", short story illustration

“Cosmos”, short story illustration

30 Ottobre 2017 / / Voglia Casa

I silos di grano non devono necessariamente essere limitati alla tenuta di grano. In effetti, li abbiamo visti convertiti in qualsiasi cosa, dalle pareti di arrampicata agli spazi urbani interattivi. Possono anche essere convertiti in piccole case, come ha fatto questa coppia trasformando un vecchio silo dal 1955 nella loro prima casa.

Situato a Phoenix, in Arizona, questa splendida casa di 366 metri quadrati è stata progettata e costruita dall’architetto Christoph Kaiser e dalla designer Shauna Thibault.

Ci sono voluti oltre 18 mesi per completare il progetto, con gran parte dei mobili e degli arredi che sono stati realizzati su misura, per adattarsi alla forma rotonda del silo. Lo spazio è per lo più aperto, ad eccezione di un bagno posizionato dietro una porta del mobile, quindi un ulteriore soppalco è stato aggiunto per ospitare la camera da letto. Lo spazio si raddoppia come un cinema con altoparlanti nascosti sotto il letto per fornire quel bit extra di teatralità sonica.

C’è una porta scorrevole alta e personalizzata che consente l’accesso al cortile, che aiuta anche a collegare l’interno con l’esterno, dando il senso che la casa è più grande del suo guscio.

C’è una doccia all’aperto e canali d’aria sotterranei che compensano passivamente il rumore dal sistema di climatizzazione, oltre a un lucernario apribile nella parte alta del silo che aiuta a raffreddare l’interno.

Anche se ci sono molti vantaggi nell’abitare in un piccolo spazio, ci sono stati molti compromessi, come arredare con elementi essenziali, nonché imparare molto rapidamente a mantenere le cose armoniose e in ordine.

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