27 Giugno 2018 / / Idee

La cosa di cui sono più profondamente grata alla Natura è sicuramente l’avermi regalato una nuova visione delle cose. Io che di discorsi filosofici non ne ho mai abbastanza, grazie a lei ho scoperto un modo per filosofeggiare facendo, creando.
Il Giardinaggio custodisce infatti, dentro di sè, questa grande magia. Se non ti sporchi le mani, nulla di incredibile e magico ti verrà rilevato. E questa è l’unica terapia, a volte, alla noia o al sentirsi sempre insoddisfatti senza capirne il perchè.
Vogliamo poi parlare della virtù della Pazienza, esercizio di attesa per nulla facile da mettere in pratica? Non esiste campo migliore di un Giardino per imparare cosa sia, e spesso basta solo un vasetto con dei semini appena innaffiati ad insegnartela, vero?

Quando si comincia ad interagire con la Natura, qualcosa cambia per sempre.
Io personalmente ho imparato e fatto mie queste bellissime Verità:

Quello che vuoi non arriva quando lo decidi tu. O quando credi sia meglio per te. Arriva con i suoi (quasi sempre giustissimi) tempi se ti sei impegnato, se hai messo in secondo piano il tuo ego, se hai ascoltato davvero i segnali intorno a te, invece che chiedere e basta.
Tutto fiorisce quando è giunto il momento.

Non serve a nulla accanirsi contro le cose che non vanno secondo i nostri piani. Forse stiamo sbagliando qualcosa. Quindi di nuovo, torniamo a sederci per osservare meglio. Con occhi più rilassati e concentrati troveremo presto il passaggio che stavamo saltando.

–  Il Tempo ha un valore inestimabile. Tutte le volte che ti ritrovi a pensare a quanto “sembra che non passi mai”, è proprio allora che fugge veloce e lontano. La fretta rende impossibile la concentrazione. E senza di lei non può esserci cura, attenzione, vera presenza o intimità. La Natura ama con calma e ha una stagione dedicata ad ogni cosa.

Tutto in Natura è costante ispirazione. Se amate la creatività, le associazioni di colore, la ricerca di forme o textures. Basta osservare una semplice (si fa per dire!) foglia e infinite idee cominceranno a frullarvi per la testa, ve lo posso assicurare.

Per avvicinarci al benessere e agli infiniti vantagggi che il Giardinaggio porta con sè, basta davvero pochissimo. Possiamo cominciare scegliendo la pianta dai colori che più amiamo, o magari farci incantare da qualche fogliame particolare. Possiamo chiedere in regalo, alla prossima occasione, una pianta o cominciare acquistando una bustina di semi. L’importante è aver fiducia, che qualcosa di bello nasce sempre quando l’ obbiettivo è diventare amici della Natura.

Anche questa volta,  il mio grazie va a SOULGREEN, una stupenda realtà tutta italiana, che crede nella diffusione di una cultura Verde che parte dai piccoli gesti, compiuti dalle persone normali, nella vita incredibilmente ordinaria di cui tutti siamo protagonisti.
La loro passione nel cercare di cambiare, poco alla volta, le nostre abitudini, lasciandoci innamorare della bellezza delle nostre nuove amiche, è incredibile e davvero degna di stima (e qui lo dico da professionista del settore!!!).
Vi ricordo anche che, nella sezione SPECIALE SELEZIONE del loro sito, trovate le schede di approfondimento su tantissime piante mediterranee e ornamentali. Tutte bellissime e ognuna di loro pronta a svelarvi curiosità e consigli tecnici su come diventare giardinieri perfetti.
Ora ditemi, a voi cosa trasmette la Natura? E le vostre piante preferite invece quali sono, vi va di cominciare a parlarne?

Post scritto in collaborazione con SOULGREEN.


27 Giugno 2018 / / Things I Like Today

Benjamin Shine sculture di tulle - Art

Benjamin Shine è un originale artista inglese che crea bellissimi ritratti femminili utilizzando solo del tulle e… un ferro da stiro!

L’artista inglese Benjamin Shine si è sempre stato interessato alle relazioni fra tra arte, design e moda e ha studiato per diventare Fashion Designer. Nel 2003 ha fondato il suo atelier creativo per sperimentare le sue idee utilizzando materiali e tecniche innovative. Il suo desiderio era quello di dipingere con i tessuti e fin da subito ha pensato di concentrarsi sui ritratti. Negli anni ha sperimentato diverse tecniche finchè nel 2008 è nata per caso l’idea di utilizzare il tulle.

Ho sviluppato la tecnica del tulle dopo aver notato un vecchio resto di tulle accartocciato sul pavimento del mio studio. La bellezza dei toni creati dalle pieghe del tessuto mi ha incuriosito e mi chiedevo se quelle pieghe potevano essere manipolate per formare un’immagine riconoscibile. Alla fine, ho trovato un modo premendo e piegando una lunghezza del materiale in una forma con un ferro. Ci sono voluti un paio d’anni per affinare le mie capacità, soprattutto per abituarmi a “dipingere” con un ferro da casa, ma ora è una seconda natura (anche se stranamente, non riesco ancora a stirare una maglietta correttamente).
Best Self Magazine

Le sculture di tulle di Benjamin Shine sono realizzate utilizzando un solo lungo pezzo di tessuto che viene piegato e modellato per formare visi e figure, con l’aiuto di un normalissimo ferro da stiro, ago e filo! Usando il ferro, Benjamin Shine piega, modella, dà forma al velo che grazie alla sua trasparenza, livello dopo livello, permette di creare sfumature tonali e ombre, creando i contorni e dando profondità alle figure.

L’artista ha scelto di utilizzare il tulle, un materiale leggero, trasparente e delicato, per esprimere l’idea di energia e transitorietà. In queste opere il tulle rivela un ritratto in una forma effimera, come se catturasse un momento fugace nel tempo. Secondo l’artista, queste sculture lievi ed eteree, dovrebbero spingerci a guardare oltre la natura fisica delle cose, verso un mondo più spirituale fatto di energia, di pensieri ed emozioni, suscitando una riflessione sul senso dell’essere.

Dance, un’installazione di tulle colorato

• LEGGI ANCHE: Sculture tessili organiche di Serena Garcia Dalla Venezia

Per anni Benjamin Shine ha continuato a realizzare opere composte da un’unica striscia di tulle monocromatico, finchè la commissione di un’installazione pubblica da parte del Camberra Center nel 2015, ha dato una nuova spinta alla sua creatività. E’ nata così “Dance” un’opera in cui per la prima volta l’artista utilizza strisce di tulle di colore diverso (oltre 2.000 metri!) che creano nuovi giochi cromatici e di profondità.

Benjamin Shine ha inoltre collaborato con John Galliano per Maison Margiela e ha creato “Seeing Through The Material” una serie di cinque ritratti femminili in tulle, appositamente realizzati per le vetrine di Bergdorf Goodman sulla 5th Avenue a New York.

Benjamin Shine per John Galliano - Maison Margiela

Benjamin Shine per John Galliano – Maison Margiela

Benjamin Shine - Sculture di tulle per Bergdorf Goodman 5th Avenue, New York

Sculture di tulle per Bergdorf Goodman 5th Avenue, New York

Benjamin Shine - Sculture di tulle per Bergdorf Goodman 5th Avenue, New York

Sculture di tulle per Bergdorf Goodman 5th Avenue, New York

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27 Giugno 2018 / / Blogger Ospiti

È opinione diffusa che installare una finestra in pvc è la migliore scelta per ristrutturare casa grazie all’eccellente rapporto qualità prezzo di questi infissi. Principalmente per questo motivo negli ultimi anni abbiamo visto una crescente vendita di finestre e porte finestre in pvc sia per la sostituzione di vecchie finestre durante una ristrutturazione che nuove installazioni per le costruzioni da zero di edifici o anche in case prefabbricate.

Costo infisso in pvc al mq

 

Il motivo di tale successo risiede nelle ottime proprietà tecniche del pvc e dal suo costo relativamente basso. Ad esempio se parliamo di costi e prezzi al mq degli infissi, notiamo subiro che una finestra in pvc in media costa da 150€ ai 350€ al mq rispetto ad una finestra in legno o in alluminio a taglio termico che possono costare anche 300€ o 400€ al mq.

Sempre in tema di costi da non sottovalutare che il costo finale di una finestra, dipende ovviamente dalla sua dimensione in mq, ma anche dai seguenti parametri che lo possono far variare anche del 50%:

  • Apertura: numero ante, a ribalta, a vasistas, a bilico, …
  • Finiture: serrature, tapparelle, motorizzazione, …
  • Colore: finto legno, semplice, colorata, …
  • Vetro: doppio, triplo, antisfondamento, …

 

A chiusura, considerate che nel prezzo di sostituzione ed installazione di nuovi fineste dovete anche considerare quanto costa la posa in opera di una finestra. Questo valore si calcola per singola finestra o porta finestra da installare e in media vale 100€ se non si devono fare particolari lavori di muratura per posizionare il telaio.

Ricordatevi che sostituire gli infissi in pvc vi permette di usufruire anche delle detrazioni fiscale del 65% per il risparmio energetico.

Vantaggi finestre in pvc

Torniamo alla domanda iniziale, perché le finestre in PVC sono le più vendute? Il PVC è un materiale plastico che permette di ottenere dei prodotti con ottime caratteristiche di isolamento e resistenza ad un costo non elevato. Grazie alle sue proprietà diversi sono i vantaggi delle finestre in pvc.

Un infisso in PVC gode di una bassa conducibilità termica garantendo al calore interno di casa di non disperdersi esternamente con un notevole risparmio energetico. Oltre ad un isolamento termico possiamo ottenere un ottimo livello di isolamento acustico dai rumori di strada. Il PVC è un materiale leggero, resistente al fuoco e durevole nel tempo.

26 Giugno 2018 / / Design

Loish Digital Art

Uno stile personale e l’uso di colori originali e armoniosi caratterizzano le illustrazioni digitali di Loish, completamente realizzate in Photoshop

La giovane digital artist Lois van Baarle – Loish – è sempre stata appassionata di disegno e a soli 16 anni ha iniziato a sperimentare con l’arte digitale. Ha imparato a disegnare e a creare illustrazioni digitali in Photoshop come autodidatta ma dopo il diploma ha studiato animazione ed ora lavora ad Utrecht come illustratrice e animatrice freelance. Lois van Baarle è attivissima sui vari social dove è conosciuta come Loish, il suo nickname in rete, e ha migliaia di follower su DeviantArt, Facebook, Instagram e Kickstarter.

Le sue illustrazioni si caratterizzano per i bellissimi colori e l’uso di palette vibranti esaltate da linee sottili che danno profondità e personalità ai suoi personaggi riuscendo a trasmettere emozioni attraverso la luce. Gli abbinamenti di colore sono sempre molto originali e il trattamento finale spesso arricchito da texture e trame, dà corpo alle sue illustrazioni digitali.

Ispirandosi inizialmente ai disegni manga, all’art nouveau di Alphonse Mucha e ad altri artisti digitali come Bara-Chan e Yi Lee, Loish è riuscita presto a sviluppare un suo stile personale, continuando ad esercitarsi ogni giorno per migliorare la sua tecnica. Oggi ammira molto il lavoro di Bao Pham il cui uso dei colori è fonte di ispirazione e una motivazione per continuare ad allenare il suo talento.

Penso che sia importante trarre ispirazione dagli stili che più ti ispirano e trarre ispirazione da una varietà di fonti piuttosto che da una o due. Penso che lavorare in modo intuitivo sia anche molto importante: disegnare ciò che ti fa stare bene, invece di fare troppe riflessioni sulla tecnica o sul processo di disegno. Questo rende più facile sviluppare un approccio personale al disegno.
Art Sketch

Ispirazione e tecnica

Lavorando sempre in Photoshop, Lois van Baarle parte da una base di colore neutro più o meno scuro e comincia ad aggiungere i colori utilizzando tinte vivaci che risaltino fra loro in modo armonico e facciano “parlare” il disegno. Poi lavora sui i colori modificando la tinta, la saturazione i contrasti, aggiungendo le texture finchè non è soddisfatta del risultato. Infine aggiunge altri dettagli per completare l’opera.

Loish è molto generosa con i suoi fan. Realizza tantissimi tutorial, condivide le sue tecniche e dispensa consigli a tutti coloro che vogliono approcciarsi a Photoshop per realizzare le loro illustrazioni digitali.

Un consiglio utile è quello di evitare l’uso di ombre o luci che sono semplicemente versioni più chiare o più scure del colore di base. Prova a utilizzare un colore diverso per le ombre o le luci per dare più dimensione e vita alla tua foto. Un altro metodo che uso è quello di aggiungere trame all’inizio del processo, che può aggiungere colori, profondità ed effetti interessanti allo schizzo colorato.
Art Sketch

Loish illustrazioni digitali in Photoshop

Loish illustrazione digitale in Photoshop

Loish crea illustrazioni digitali in Photoshop

Lois van Baarle - Illustrazioni digitali in Photoshop

Lois van Baarle - Loish - illustrazioni digitali

Lois van Baarle - Loish - illustrazioni digitali in Photoshop

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26 Giugno 2018 / / Dettagli Home Decor

balcone boho

 

Avere un piccolo balcone non significa che non puoi godertelo e adattarlo allo stile che preferisci. Se sei un fan dello stile bohémien, segui i consigli dei nostri esperti di habitissimo. Otto idee geniali (e a basso costo) per il tuo balcone boho.

 

Pallet, tessuti e ghirlande

La lista della spesa: un paio di pallet, cuscini, amache e ghirlande. Questi sono i complementi d’arredo boho essenziali per ogni balcone. Se non sai quali colori combinare, ricordati che il bianco e il nero funzionano sempre, in qualsiasi spazio.

 

 
arredamento fai da te balcone boho
 

Boho in bianco

Lo stile bohemien di solito include i colori bianchi nella sua composizione. Se hai un pavimento in terracotta e non sai come trasformare il tuo balcone in qualcosa di più bohémien, puoi sempre optare per i complementi color bianco. Un mobile in legno bianco per esempio, o dai toni chiari rende l’ambiente morbido e l’atmosfera rilassante. 

 

 
balcone boho bianco
 

Ombrellone e ghirlanda

Un mini balcone spesso ha bisogno di privacy e protezione solare per la stagione più calda. Se scegli di posizionare un ombrellone (preferibilmente tonalità chiare), otterrai più privacy per la tua area esterna e potrai posizionare piccole ghirlande come elemento di decoro. Con una buona illuminazione potrai godere del tuo balcone anche la sera.

 

 
ombrellone balcone boho
 

Tappeti per terra

In commercio puoi trovare molti tipi di tappeti, fabbricati appositamente per l’esterno, in vinile per esempio, e perfetti su qualsiasi balcone. È anche di moda combinare diversi piccoli tappeti e sistemarli in modo casuale.

 

 
tappeti balcone boho
 

Cuscini e pouf

Investire in un paio di pouf o cuscini in stile bohémien può essere sufficiente per aggiungere quel tocco che stai cercando senza spendere troppo.

 

 
cuscini e pouf balcone boho
 

Sedute sospese a dondolo

Se ti piace e possiedi un posto adatto, appendi una seduta a dondolo sul balcone o sulla terrazza. È un elemento così speciale che combinato con un cuscino o una coperta trasformerà il resto dello spazio in uno stile bohemien in un batter d’occhio!

 

 
sedute sospese balcone boho
 

Camping nel balcone

Allestire il balcone come se si stesse facendo un campeggio a terra, è molto bohémien. Prendi cuscini, coperte e tappeti.  Tutti ameranno rilassarsi in quell’angolo accogliente del tuo balcone.

 

 
tende balcone boho
 
Privacy
 

Se vuoi  privacy sul  tuo balcone, puoi provare a coprire la parte superiore con una staccionata di legno, o con un telo traforato. La scelta dipende dal budget a disposizione e dalle regole di condominio in materia.

 

 
tenda rete ombreggiante
 

 

 Autore 

 

26 Giugno 2018 / / Design

il ritorno della paglia di Vienna tavolo cassina

Lo avrete certamente notato: da un paio d’anni a questa parte la paglia di Vienna è tornata di moda nell’arredamento, complici le tendenze che la vedono perfettamente inserita nei gettonatissimi stili scandinavo e tropical (o coloniale).

Eppure, questa particolare lavorazione della paglia, una fibra vegetale ricavata dalla canna d’India, ha origini che si perdono nella notte dei tempi, come testimoniano alcuni mobili risalenti all’epoca Egizia. Nei tempi moderni, la paglia di Vienna ebbe una prima fiammata di notorietà ai tempi d’oro della reggia di Versailles, andando a rivestire poltrone, letti, sofà.

Tendenze: il ritorno della paglia di Vienna mobili Versailles

Caduta in oblio dopo la Rivoluzione, tornò alla ribalta grazie a un certo Michael Thonet, l’inventore dei celebri mobili di legno incurvato. Nel 1842, l’abile ebanista venne chiamato alla corte di Vienna per occuparsi dell’arredo, ma furono i suoi figli, che ereditarono la fabbrica, a inventare la Sedia N°14, con la seduta in paglia di Vienna. Da allora questa lavorazione assunse il nome dell’omonima città, dalla quale partì alla conquista del mondo intero, anche grazie all’industrializzazione della produzione.

il ritorno della paglia di Vienna 4 sedie thonet

Sedie Thonet

Seguirono di nuovo anni di oblio, fino a quando la nostra paglia non ricomparve in un’altra icona del design: siamo nel 1928 e il materiale del momento è il tubolare d’acciaio. Marcel Breuer decide di dare un tono più caldo alla sua sedia B 32, detta anche Cesca, grazie appunto al rivestimento in paglia di Vienna.

il ritorno della paglia di Vienna sedie breuer

Sedie Breuer via almostmakesperfect.com

Tornando ai giorni nostri, dopo un revival dei mobili francesi di epoca settecentesca nello stile Shabby Chic, la paglia di Vienna torna a essere uno dei materiali privilegiati da designer e architetti, che lo stanno riproponendo in innumerevoli versioni. Ecco le proposte che mi affascinano di più:

il ritorno della paglia di Vienna armadio Herve

Armadio Hervé, Atelier Aurélie Rimbert

il ritorno della paglia di Vienna armadio

Armadio della Cane Collection by Atelier 2+

il ritorno della paglia di Vienna panca

Panca Bernades by Andreu Carulla

il ritorno della paglia di Vienna ivar ikea

Il mobile Ivar di Ikea trasformato da septemberedit.com

il ritorno della paglia di Vienna buffet

Buffet STRAW by Isabelle Gilles et Yann Poncelet

il ritorno della paglia di Vienna radio

Radio Hybrid by Mathieu Lehanneur per Lexon

Immagine di copertina: Tavolino 529 Rio by Charlotte Perriand (Cassina).

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25 Giugno 2018 / / Coffee Break

Questa casa a Ibiza, realizzata dai due architetti Alfons Tost e Damián Sánchez dello studio Alfons & Damián, rappresenta l’archetipo del buen retiro al mare che sicuramente molti di noi hanno in mente: una casa moderna ma semplice, con una piscina non grandissima ma integrata nella natura, vicina al mare, circondata dai pini, fresca nella brezza delle sere d’estate… Oltre ai due piani della casa, i portici ne prolungano gli spazi anche all’esterno, per godere appieno della magia dell’estate!

A good retreat to Ibiza

This house in Ibiza, built by the two architects Alfons Tost and Damián Sánchez of Alfons & Damián, represents the archetype of the retreat to the sea that surely many of us have in mind: a modern but simple house with a not very big pool but integrated into the nature, close to the sea, surrounded by pine trees, cool in the breeze of summer evenings … In addition to the two floors of the house, the arcades extend the space even outside, to fully enjoy the magic of summer!

Via

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CAFElab | studio di architettura

25 Giugno 2018 / / Design

Ray K Metzker fotografia astratta in bianco e nero

Attraverso la ricerca del momento perfetto e sperimentando continuamente in camera oscura, Ray K. Metzker ha spostato i limiti della fotografia in bianco e nero per oltre 50 anni

Ray K. Metzker è stato uno dei grandi fotografi americani, conosciuto principalmente per le sue originali sperimentazioni con la fotografia in bianco e nero. Le sue immagini giocano su forti contrasti di luci ed ombre tanto da risultare spesso quasi astratte.

Nato nel 1931, la madre gli regala la sua prima macchina fotografica a 12 anni e lui inizia a sviluppare foto nella sua cameretta. Metzker fu profondamente influenzato dai suoi studi al Chicago Institute of Design, il “New Bauhaus” americano fondato nel 1937 da Moholy-Nagy, e ciò si rivela particolarmente nello stile prettamente grafico delle sue immagini.
Per oltre 50 anni ha continuato a innovare spesso lavorando in camera oscura, seguendo solo il suo instancabile desiderio di novità. Nel corso degli anni le sue fotografie in bianco e nero hanno subito ogni tipo di trattamento: montaggi, giustapposizioni, doppie esposizioni o esposizioni multiple, senza limiti alla sua creatività.

RAY METZKER Double Exposure, NYC 1966

Double Exposure, NYC 1966

Contrasti netti e sperimentazioni in camera oscura

Grazie a un talento particolare nell’osservare la vita di strada e di cogliere con lo sguardo le situazioni più interessanti, Ray K. Metzker era in grado di catturare giochi di luci ed ombre nel momento in cui linee e piani contrapposti creavano un equilibrio effimero di positivo e negativo. Contrasti netti di bianco e nero.

Ray K. Metzker usava luci ed ombre come i suoi personali pennelli per dipingere la sua realtà con la macchina fotografica, concentrandosi su pochi elementi: pedoni solitari, ridotti a semplici silhouettes, e spazi urbani trasformati dal sole e dalle ombre, sintetizzando l’immagine per lasciare solo l’essenziale, la forma della luce.

“Prima guardo bene, con attenzione e poi uso la macchina fotografica per inquadrare, seguire e mettere a fuoco quello che si muove, il flusso delle persone che appaiono, scompaiono, vibrano.”

Una visione artistica che interpretava la realtà della vita moderna attraverso l’espressività del mezzo fotografico. Un lavoro di ricerca e sperimentazione che il fotografo portava avanti soprattutto nella camera oscura, con invenzioni formali come il ritaglio, la sovrapposizione di più negativi o le immagini multiple composte con la giustapposizione di diversi fotogrammi.
Il risultato sono immagini astratte che spesso risultano misteriose e incomprensibili a un primo sguardo portandoci a chiederci cosa stiamo realmente guardando. Ma altrettanto affascinanti e ipnotiche.

Per Metzker la fotografia era un modo di essere, un stile di vita. Non si dedicò mai alla fotografia commerciale, voleva solo la libertà di sperimentare. A partire dagli anni ’60 le sue fotografie sono state esposte in gallerie d’arte in tutto il mondo e in oltre 50 mostre personali retrospettive e pubblicate su inumerevoli libri fotografici. E’ morto nel 2014.

• LEGGI ANCHE: André Kertész: fotografia contemporanea fra luci ed ombre

Ray K. Metzker - Chicago, 1957

Ray K. Metzker – Chicago, 1957

Ray K. Metzker - Early Philadelphia, 1963

Ray K. Metzker – Early Philadelphia, 1963

Ray K. Metzker - Atlantic City, 1966

Atlantic City, 1966

Ray K. Metzker - Pictus Interruptus: Mykonos, Greece, 1979

Pictus Interruptus: Mykonos, Greece, 1979

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24 Giugno 2018 / / ArtigianaMente

Lontana dal classico itinerario che dalla Ferrovia porta a Piazza San Marco, rispetto alla quale resta a sud, la Venezia del Cannaregio appare una città tranquilla meno turistica e affollata del solito. Cannaregio è un sestiere, l’equivalente del “quartiere” di qualsiasi altra città italiana. Venezia è straordinaria anche nella toponomastica.

I nomi dei luoghi sono diversi da quelli comuni.

Di piazza ce n’é una sola, Piazza San Marco, tutte le altre si chiamano campi perché un tempo erano ricoperte da prati; le vie prendono il nome calle {di origine spagnola} per indicare le lunghe strettoie tra una casa e l’altra.

I sestieri sono i quartieri. A Venezia se ne contano sei: tre a destra del Canal Grande – che i veneziani chiamano anche Canalazzo perché è il più grande della città – e tre a sinistra.

Il Cannaregio è il quartiere che ho visitato con la mia famiglia una domenica di aprile. La sorella di mio marito ci ha regalato e organizzato questa splendida giornata per alleggerire mente e cuore. Un pensiero che mai potrò dimenticare.

Del Cannaregio il primo luogo visitato è stato il Ghetto. Il più antico della storia, brutta storia. Il Ghetto è stato una di piazza chiusa, con due porte che venivano chiuse la sera. Questo dal 1516 fino all’avvento di Napoleone.

Credo sia stato drammatico viverci.

Qui troviamo i palazzi più alti di Venezia. Non potendo abitare in nessun altro luogo, man man che le famiglie ebree crescevano si andò costruendo un piano sopra l’altro.

Il centro della piazza del Ghetto, con la fontana e la sinagoga con le caratteristiche cinque finestre ad arco. A Venezia ci sono ben 5 sinagoghe, 3 in funzione.

La parola ghetto è utilizzata a partire dall’inizio del XVI secolo e deriva dal veneziano “ghèto”, che significava fonderia {il luogo dove si “gettava” il metallo}. Infatti il termine in un primo tempo designava il quartiere delle fonderie a Venezia, che era quello dove si erano stabiliti gli ebrei.

Senza camminare eccessivamente siamo andati a visitare la chiesa della Madonna dell’Orto che ospita un bellissimo quadro del Tintoretto {le cui spoglie ora riposano nella cappella absidale della navata sinistra} pieno di simboli, dalla civetta, all’edera. Siamo passati davanti alla casa in cui visse, in Campo dei Mori. Dove nei muri sono incastonate le statue dei Mori.

All’interno della chiesa c’é anche la statua della Madonna, una donnona enorme che incute un po’ di soggezione.  La statua venne scolpita da Giovanni De Santi, su committenza del parroco di Santa Maria Formosa, il quale, non trovandola di suo gradimento, la rifiutò quando era ancora in corso di realizzazione.

Lo scultore sistemò provvisoriamente nell’orto della propria casa la statua di pietra tenera, incompiuta. Di lì a poco la moglie dello scultore si accorse che la statua emanava strani bagliori durante la notte: la notizia si diffuse presto in tutta la città e il luogo divenne meta di pellegrinaggi.

In seguito al verificarsi di alcuni miracoli e al conseguente aumento della venerazione popolare, il vescovo di San Pietro di Castello indusse il De Santi a spostare la statua all’interno della sua casa o di una chiesa per evitare forme improprie di culto. L’artista l’offrì dunque ai frati di San Cristoforo, che all’epoca gestivano la chiesa.

Abbiamo pranzato Da a’ Marisa, trattoria che propone specialità di pesce tipiche di Venezia. Menù fisso – tra baccalà mantecatto, lasagne di pesce e baicoli veneziani per chiudere in bellezza – lungo un canale largo che perde nel mare. Chiacchiere, risate, folklore.

E poi abbiamo vagabondato, come piace a me. A caso, guardando a destra e sinistra, in alto e in basso, per annusare la quotidianità. Con il sole caldo e l’aria fresca tra i capelli, ottima stagione la primavera per visitare le città.

A Venezia gli occhi non hanno tregua: architettura, anse, canali, simboli che solo qui, vita quotidiana tra panni stesi da un muro all’altro e bacari. E’ un città sorprendente, ogni volta.

Bella domenica di aprile, quella passata a Venezia. Da ripetere.

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23 Giugno 2018 / / Dettagli Home Decor

sala da pranzo in stile scandinavo

Grazie alle sue pareti bianche, gli spazi all’aperto e l’utilizzo di materiali naturali, questa casa a Mykonos rappresenta il meglio dell’estetica dell’Egeo. 


Progettata da Block722architects+, la casa è stata pensata per soddisfare i gusti più lussuosi. Con una superficie complessiva di 300 mq, la proprietà offre uno spazio intimo ma grazie all’utilizzo di particolari elementi come il soffitto di paglia e le finestre alte che si estendono per quasi tutta l’altezza del muro, si ha l’impressione che lo spazio sia molto più grande.
Pietra e legno sono i due materiali principali utilizzati in casa, i quali, oltre a mettere in evidenza  la chiara influenza scandinavadel progetto, servono a rinfrescare naturalmente lo spazio abitativo durante i mesi più caldi.

Anche le piattaforme in pietra che si ergono a pochi centimetri dal suolo sono una caratteristica importante nelle zone giorno, utilizzate principalmente per i lettini.
All’esterno, la piscina piastrellata in pietra verde e il piano in pietra adiacente, si combinano per creare un’accogliente area comune completa di una zona ombreggiata per il pranzo e la preparazione del cibo.


cucina in legno stile scandinavo
soggiorno con camino
soggiorno dai toni naturali
soggiorno stile cicladico
camera da letto stile scandinavo
zona pranzo e cucina outdoor
spazio outdoor con piscina
outdoor
piscina in pietra naturale