21 Agosto 2018 / / La Gatta Sul Tetto

genova 5 tappe irrinunciabili boccadasse

Ecco la seconda parte dell’articolo dedicato a Genova con le altre tappe irrinunciabili:

Via Garibaldi e i Palazzi dei Rolli

Dopo il centro storico e il Porto Vecchio, la terza tappa irrinunciabile è via Garibaldi, la più elegante, la più sontuosa, la meravigliosa strada dell’aristocrazia iscritta nel patrimonio UNESCO con i suoi palazzi. Qui Genova non nasconde le proprie grazie, tutt’altro: lungo l’ampio tracciato rettilineo, aperto nel 1550, si schierano le residenze prestigiose delle nobili famiglie genovesi. Un esempio di architettura sublime e di prodezza urbanistica, tanto che Pietro Paolo Rubens disegnò i palazzi della via perché diventassero un modello per i costruttori di Anversa. Sono i celebri “Palazzi dei Rolli”, un nome bizzarro che delinea, nella sua vicenda, il carattere particolare dei genovesi.

genova 5 tappe irrinunciabili via Garibaldi

Nel 1576  il Senato della Repubblica obbligò i proprietari delle dimore aristocratiche a ospitare i personaggi di alto rango in visita alla città: il nome di ciascun palazzo veniva inserito in un “rollo”, un rotolo di carta da estrarre a sorte per designare il restio proprietario cui spettava aprire le porte all’illustre ospite. Un compito che nessun genovese assolveva con particolare trasporto…Eppure Genova deve molto alla generosità dei Duchi di Galliera, che donarono alla città due dei gioielli di via Garibaldi per trasformarli in musei: palazzo Rosso e palazzo Bianco che, assieme a palazzo Doria-Tursi, si possono visitare con un unico biglietto.

genova 5 tappe irrinunciabili via Garibaldi

Cominciate con Palazzo Bianco, il museo della città, secondo le ultime volontà della duchessa di Galliera: percorrete le sale tra le opere di Caravaggio, Memling, Rubens, van Dyck, Filippino Lippi, Murillo, Veronese, nell’allestimento pulito e razionalista curato negli anni ’50 da Franco Albini. Gettate di tanto in tanto lo sguardo all’esterno, per ammirare i bellissimi giardini pensili all’italiana che collegano palazzo Bianco a Palazzo Doria-Tursi, l’edificio più maestoso della via, sede del municipio e parte del polo museale: vale la pena di spingersi fino alla “Sala Paganiniana” per ammirare il celebre “cannone”, ovvero il violino che il maestro volle donare alla sua città.

genova 5 tappe irrinunciabili giardini palazzo bianco

genova 5 tappe irrinunciabili giardini pensili palazzo bianco

Completate il percorso con il Palazzo Rosso, proprio di fronte: abitato dai proprietari fino alla fine dell’Ottocento, è una casa-museo in cui si susseguono le sale con gli arredi e le decorazioni di stili diversi, dallo squisito rococò fino all’appartamento privato progettato per Caterina Marcenaro da Franco Albini negli anni ’60. Il primo piano ospita la ricca quadreria in cui spiccano i nomi di Guido Reni, Carracci, Van Dyck.

genova 5 tappe irrinunciabili camera rococo

Al secondo piano nobile si sviluppa un ciclo decorativo parietale che è tra le più alte espressioni dell’arte pittorica genovese del XVII secolo: lasciatevi conquistare dai soffitti che si aprono su cieli blu attorniati da putti, dai trompe-l’oeil che invitano a varcare la soglia, dallo splendore degli stucchi dorati e degli arredi.

genova 5 tappe irrinunciabili palazzo rosso

Il Comune di Genova organizza da qualche anno i “Rolli days”, giornate di apertura straordinaria al pubblico delle dimore iscritte nell’albo d’oro dell’UNESCO. Un appuntamento da non perdere! 

Boccadasse

Prendete corso Italia, il lungomare di Genova, e incamminatevi verso levante. Da un lato splendidi palazzi e ville da togliere il fiato, dall’altro il mare, vi accompagnano lungo i due km di passeggiata. Arrivate a una chiesetta gialla che si affaccia sul mare e imboccate lo stretto viottolo lastricato di mattoni, la tipica “creuza”: ecco che appare Boccadasse, un borgo che sembra uscito dal pennello di un pittore, l’oasi dei genovesi. Boccadasse è una stretta insenatura abbracciata da alti palazzi colorati, dove il blu del mare si contrappone ai rosa, ai ciliegia, all’ocra dei muri che si appoggiano agli scogli.

Qui il mare si respira, è nell’aria, nei volti dei pescatori, sui muri scrostati dalla salsedine. E’ un mare generoso questo, ricco di pesci, molluschi, crostacei: le barche tirate in secca non devono ingannare, qui ci vivono i pescatori e alle nove del mattino sono già rientrati dopo una notte passata a tirare le reti. I gabbiani gridano e volteggiano al centro della cala, contendendosi gli scarti della pesca.

genova 5 tappe irrinunciabili boccadasse

Fermatevi e assaporate l’atmosfera fuori dal tempo di questo luogo unico, magari gustando il cappuccino con la “fugassa” o sgranocchiando il pesce fritto nel cartoccio, lo sguardo perso verso il mare. Prima di ripartire arrampicatevi fino a Capo Santa Chiara: sotto al “castello” c’è una panchina che vi aspetta, la salita è ripida e bisogna riprendere il fiato prima di godersi il panorama. Sotto ci sono i Bagni Santa Chiara, una palafitta poggiata sugli scogli, dove di giorno si prende il sole e la sera si sorseggia l’aperitivo. Poi lo sguardo incontra la spiaggia di Vernazzola, una lunga striscia di ciottoli ad anfiteatro con le case colorate a far da quinta come in un teatro, prima di scivolare lontano, verso Camogli, con le Cinque Terre sullo sfondo.

Viaggio nel gusto

Il cibo a Genova è una cosa seria, che si tratti del ristorante quotato o della minuscola friggitoria; tanto seria che il pesto al mortaio sta concorrendo per ottenere la certificazione di “Patrimonio culturale immateriale dell’umanità”. Pensate che il pesto ha persino il suo Campionato Mondiale, con concorrenti provenienti da tutte le parti del mondo per sfidarsi a colpi di mortaio. I genovesi hanno una serie di riti rigorosi riguardo al cibo. La giornata inizia con un bel pezzo di focaccia (la “fugassa”) inzuppata nel cappuccino o nel latte (da provare!), prosegue con una merenda a base di farinata, e finisce con l’aperitivo accompagnato da pesciolini fritti nel cartoccio.

Una vera perla per gli amanti di dolci e gelato é la pasticceria Profumo Villa, a pochi passi da via Garibaldi. E’ una delle botteghe storiche, aperta nel 1827 sotto la categoria merceologica “droghe e coloniali”. Qui ci accoglie il titolare, Marco Profumo, che ci racconta la passione e la dedizione di intere generazioni di pasticceri, la cura nella ricerca dei migliori ingredienti, dei prodotti freschi di stagione, i metodi di lavorazione per ottenere prodotti di altissima qualità. In un altro angolo della città vecchia ci imbattiamo nella Antica Tripperia Casana, un negozio che vale la visita anche solo per ammirare l’antico banco in marmo e il caratteristico forno con i pentoloni in rame e la cappa fasciata da piastrelle bianche. Qui si cuoce e si vende esclusivamente trippa dal 1890, quando, come ci racconta Franco, il proprietario, i lavoratori del porto passavano per bere il brodo di trippa all’alba per darsi la carica.

genova 5 tappe irrinunciabili tripperia

Per una sosta ristoratrice che coinvolge tutti i sensi fermatevi al Cambi Café, un’elegante sala da tè dove si possono ammirare le volte e le pareti affrescate da Bernardo Strozzi, uno dei maggiori pittori genovesi. Il locale apparteneva al duecentesco palazzo Doria ed era quasi in rovina quando venne rilevato. Nel corso dei lavori apparvero, sotto vecchie tappezzerie, i meravigliosi affreschi che rendono questo luogo unico e irrinunciabile.

Infine, concedetevi il lusso di assaggiare i fritti e la farinata della Antica Friggitoria Carega, sotto i portici di Sottoripa: qui tutto viene ancora fritto nella cucina a carbone come una volta e la farinata si cuoce nel forno a legna. Fate il pieno di pesce misto, baccalà fritto, e non mancate di assaggiare i cuculli e i frisceu, piccoli bignè di pasta di pane fritta, con o senza farcitura di verdure. Ora potete sedervi su una panchina e gustare questo fritto sublime, guardando il porto e le sue luci nella sera.

Il pesto genovese: come nasce un capolavoro

Per scoprire tutti i segreti di questa preparazione semplice ma rigorosa nella lavorazione, siamo andati a visitare un’azienda che ha una lunga tradizione nella coltivazione del basilico e che produce un pesto sublime. Ci accoglie uno dei titolari di Serre del Mare, Stefano Bruzzone, che ci accompagna nella visita delle serre: siamo a Prà, sulle alture di Genova, zona di elezione della coltivazione del basilico.

Qui le condizioni micro-climatiche sono ideali per conferire al basilico quel profumo intenso e inebriante che lo caratterizza. La famiglia di Stefano coltiva queste terre a picco sul mare dal 1827, e il suo legame con la tradizione e la passione traspaiono mentre ci spiega il processo di crescita delle piantine dalla semina alla raccolta. Dopo la visita alle serre e al laboratorio, ci aspetta una gradita sorpresa: su un tavolo sono disposti un grosso mortaio di marmo con i manici ai quattro lati, un pestello di legno e alcuni ingredienti. Stiamo per scoprire come nasce il pesto genovese al mortaio e la curiosità ha la meglio sull’appetito, risvegliato dal profumo intenso del basilico.

genova 5 tappe irrinunciabili pesto al mortaio

Per la riuscita della ricetta sono fondamentali la qualità degli ingredienti e l’abilità nel pestarli. Basilico di Prà, naturalmente, che sia fresco e con le foglie di un bel verde brillante. Poi ci vogliono i pinoli, meglio quelli bio con una bassa percentuale di resine. E poi il pecorino, il parmigiano reggiano, l’olio d’oliva extra vergine, aglio freschissimo e un pizzico di sale.

Prima si pestano i pinoli e l’aglio e si mettono da parte. Stefano è un maestro, lo si vede da come tiene il pestello e da come gira il mortaio su se stesso, aiutandosi con i manici. Si continua con una manciata di foglie di basilico, da aggiungere un po’ per volta, e un pizzico di sale grosso. Solo quando anche il basilico è ridotto a una crema, si rimettono i pinoli, l’aglio e poi un cucchiaio di pecorino, due di parmigiano reggiano, e si innaffia il tutto con l’olio d’oliva. Ecco, il pesto è pronto. Un capolavoro da gustare spalmato sulla “fugassa” o con le troffie, tipica pasta genovese.

Per saperne di più: Uffici del Turismo Visitgenoa.it

Leggi la prima parte


Questo articolo è stato scritto da me e pubblicato nella versione francese sulla rivista Couleur Nice. Potete leggere l’intero articolo qui.

21 Agosto 2018 / / ChiccaCasa

Södermalm è un’isola che costitutisce un quartiere di Stoccolma.
Una zona che comprende diverse tipologie di abitazioni: dalla più semplice alla più lussuosa. Il posto perfetto per fare uno spuntino o prendere un caffè.
Un’area sofisticata e dal gusto bohemièn, che vanta di essere una delle più ricercate in ambito immobiliare.

Questo delizioso appartamento sorge proprio qui.
La sua peculiarità è la forte atmosfera di “casa” che emana.
Io, l’ho associata all’abile combinazione di mobili moderni ed arredi classici, in legno massiccio.
Una palette composta da tinte neutre, calza a pennello. Il bianco di fondo illumina gli ambienti ed il grigio ricorrente, smorza i toni caldi dell’abbondante legno.
Questa abitazione è piena di piacevoli contrasti: il candore con il colore, il moderno con l’antico, il minimal con la poesia dei pezzi d’antiquariato.
Una serie di meravigliosi incontri di stili ed epoche differenti che rendono questa casa calda ed accogliente.

L’ho adorata al primo sguardo ed ho desiderato fortemente di stare sdraiata sul divano di tessuto o seduta attorno al tavolo tondo insieme alla mia famiglia.

Happy home tour!

pics via historiskahem

http://chiccacasa.blogspot.com/feeds/posts/default?alt=rss
21 Agosto 2018 / / Design

Cosmorami di Hubert Sattler cartoline dal passato

Nell’800 il pittore paesaggista Hubert Sattler ha rappresentato panorami, città e rovine archeologiche, con abbondanza di dettagli e un realismo quasi fotografico, come cartoline da mostrare a chi era rimasto a casa…

Il pittore paesaggista Hubert Sattler (1817-1904) grande appassionato di viaggi, ha realizzato una serie di cosmorami con le vedute dei luoghi più significativi del pianeta, una vera collezione di “cartoline” dal passato, immagini piene di storia e di fascino che ci mostrano come appariva il mondo nell’800.

Un viaggio ideale attraverso panorami dipinti con estrema perizia e realismo che rivelano l’aspetto di paesaggi e città nel XIX secolo facendoci comprendere il significato del viaggio in un’epoca in cui non esisteva ancora il turismo di massa. Allora il concetto di viaggio era ancora riservato alle elitè e, a mercanti, diplomatici e pellegrini, cominciavano ad affiancarsi intellettuali e artisti che sentivano il desiderio di scoprire ed esplorare nuove realtà più o meno esotiche e conoscere nuove culture.

Fra loro Hubert Sattler, pittore salisburghese figlio d’arte, che iniziò a disegnare e dipingere fin da bambino e perfezionò la sua formazione all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Visitò moltissimi paesi spostandosi dall’Europa al Nord Africa, dal vicino Oriente al Nord America e all’America Latina. Dalle sue spedizioni di viaggio, tornava nel suo studio con schizzi dettagliati e fotografie, per riportare su tela i luoghi appena visitati. Nel corso della sua carriera realizzò oltre 300 cosmorami, di cui fece dono al Museo di Salisburgo.

Queste magnifiche viste panoramiche, pensate per soddisfare la curiosità del grande pubblico, rendono perfettamente l’aspetto che avevano allora le città, i paesaggi o le rovine archeologiche ed erano accompagnate da commenti dettagliati. Le sue tele furono esposte in diverse città in Europa e negli Stati Uniti, ed erano qualcosa di completamente diverso dalle tradizionali vedute dipinte: un mix fra una documentazione scientifica, una rappresentazione paesaggistica e uno spot turistico promozionale. Immagini pensate per dare un effetto ottico di ingrandimento e rilievo, grazie alle ampie prospettive e al realismo topografico ed etnografico dei dettagli.

• LEGGI ANCHE: California Dreaming: viaggi e avventure nella pittura di Ryan Jones

Hubert Sattler - Labná in Yukatan, 1866

Labná in Yukatan, 1866

“Il giro del mondo in 8 stanze”, la mostra dedicata a Hubert Sattler

Oggi è possibile ammirare i cosmorami di Hubert Sattler al Castello di San Giorgio a Mantova, dove, fino al 16 settembre 2018, è ospitata la mostra “Il giro del mondo in 8 stanze” a cura di Attilio Brilli. Il titolo della mostra – la prima a presentare in Italia l’opera del pittore austriaco – parafrasa il celebre romanzo di Jules Verne “Il giro del mondo in 80 giorni” perchè è costruita come un vero e proprio itinerario di viaggio. Dalle località italiane più celebri (Taormina, Roma, Venezia) ci si sposta attraverso i quadri nelle capitali europee, i paesaggi del Mediterraneo e del Bosforo, fino a giungere in America, con New York, Boston, il Grand Canyon e le Cascate del Niagara.
Un viaggio affascinante, non solo in paesi diversi ma anche in un passato ormai lontano.

Cosmorami di Hubert Sattler - Venezia

Hubert Sattler – Venezia

Hubert Sattler - New York, 1854 Mostra Mantova

New York, 1854

Hubert Sattler - Alhambra, Granada, 1867

Alhambra, Granada, 1867

Hubert Sattler - Acropoli di Atene, 1855

Acropoli di Atene, 1855

Hubert Sattler - Veduta di Cadiz

Hubert Sattler – Veduta di Cadiz

Hubert Sattler - Il Cairo, 1850

Hubert Sattler – Il Cairo, 1850

L’articolo Cosmorami di Hubert Sattler, affascinanti cartoline dal passato proviene da Things I Like Today.