18 Settembre 2018 / / Luxemozione

L’articolo Pomezia light festival, quale strumento di riqualificazione del territorio proviene da Luxemozione.

Qua su Luxemozione già diverse volte si è parlato di luce quale elemento di rigenerazione e riqualificazione urbana. Le modalità sono diverse: partendo da interventi di illuminazione architettonica permanenti, oppure installazioni temporanee, quali ad esempio workshop di illuminazione urbana, interventi di social lighting, oppure opere di light art su scala urbana,  quali ad esempio FFF Multiplicity Shape of Fire, realizzato a Foggia dell’amico Romano Baratta in seno all’evento Libando, viaggiare mangiando.

In questo settembre ricco di eventi sulla luce, vi voglio riportare un evento degno di nota: il Pomezia Light Festival.  Evento organizzato da Opificio in collaborazione con il Comune di Pomezia, che torna per la sua seconda edizione dal 21 al 23 settembre.

Un festival fortemente legato al suo territorio che punta sulla necessità di riappropriarsi della relazione con lo spazio cittadino. Le opere del festival ridisegneranno le strade della città, neutralizzando ogni distanza tra artista e fruitore, entrambi attori protagonisti sul terreno comune dello spazio urbano.

L’obiettivo è produrre arte sul territorio, per il territorio, con la cittadinanza, arrivando a generare un intervento di rigenerazione urbana, ovvero azioni di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio preesistente. L’effimero che diventa permanente.

La città come non l’avete mai vista: giochi di luce che interagiscono con il pubblico, palazzi abbandonati che rivivono con nuovi colori, proiezioni che catapultano lo spettatore in dimensioni diverse spingendolo a guardare quello che lo circonda con occhi nuovi.

Gli organizzatori: chi c’è dietro Pomezia Light Festival

Opificio nasce in una scuola. Forse non in una scuola qualunque ma una scuola, l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini. Tutto è iniziato con un laboratorio sulla creatività dal nome Officina, ancora attivo. La convinzione è stata fin da subito quella di produrre comunicazione al di fuori dei circuiti consueti e con risultati che, già allora, potevano misurarsi col mondo delle professioni.  Opificio è un collettivo che esplora linguaggi, tecniche, teorie, pratiche produttive, con l’avidità di chi vuole conoscere e capire ma con la barra fissa su un punto: non scostarsi mai da un’etica che è condizione indispensabile per la creazione dell’opera d’arte contemporanea. Perché ciò sia possibile due sono le vie: lo studio (Opificio arriva da una scuola) e il lavoro (si va verso il mondo). L’obiettivo è l’indipendenza, artistica, filosofica ed economica.

Gli eventi del Pomezia Light Festival

Sono previsti interventi di 27 artisti di cui 8 internazionali, oltre 15 interventi artistici, 1 chilometro e mezzo di percorso per oltre 1000 metri quadrati di luce, una sezione dedicata agli artisti under 35 finanziata dal bando Siae SILLUMINA, più di 50 universitari e liceali al lavoro: tre giorni in cui Pomezia sarà invasa da opere artistiche multimediali, digitali, luminose, selezionate tra una rosa di artisti che hanno risposto alla Call for Artist indetta lo scorso novembre.

 

Pomezia Light Festival si articola in tre sezioni:

  • AroundTheCity dedicata a interventi sulla città quali digital performance, live media performance, video teatro, video installazioni, installazioni luminose, light art, light design, digital art; 
  • EyesUpTower tesa a raccogliere esclusivamente proposte di video mapping o live mapping sulla Torre Civica, fiore all’occhiello di Pomezia;
  • FunAtBeach, sezione dedicata alle live performance, con un occhio di riguardo per AV performance, live cinema, VJing.

Tra le novità più attese di questa edizione il musicista e compositore Gabriele Marangoni, direttamente da Ars Electronica, il prestigioso festival e laboratorio di sperimentazione permanente su arte, tecnologia e società con sede a Linz, in Austria, che destabilizzerà il pubblico del Pomezia Light Festival con il live-set elettroacustico “RED NOISE”, sul tema del collasso.

La performance è arricchita dai visual dell’artista Ai Di Ti (Angela Di Tommaso): nei suoi lavori ama mixare vari elementi tecnologici in una continua ricerca volta all’abbattimento dei limiti estetici nell’opera d’arte digitale. Nelle sue opere troviamo riferimenti a politica ed attualità, in una chiave estetica fatta di distorsioni e manipolazioni estreme del reale, senza rinunciare alla satira e all’esaltazione propria dell’era digitale.

I progetti di punta, e molto altro

Sempre sul tema del collasso, inteso come “possibile cedimento” della città ideale, è il progetto “COLLAPSE” realizzato in collaborazione con Alma Artis Academy, l’Accademia della Belle Arti di Pisa.

Verrà allestito uno spazio e un laboratorio che elabori questo tema, attraverso gli strumenti performativi audiovisivi, nella convinzione della necessità di formare figure professionali non più riconducibili alla categoria tradizionale dell’artista ma specialisti chiamati a interagire con un nuovo universo tecnologico e scientifico, consapevoli delle conseguenze culturali e sociali del loro agire in quanto progettisti multimediali.

“FALLEN CHANDELIER” dell’artista tedesco Tilman Küntzel, un’opera ricca di suoni e immagini che ricreano, tramite un lampadario caduto, un’atmosfera inebriante e molto luminosa. Riprendendo il Kintsugi, usanza giapponese per cui un oggetto rotto viene riparato con l’oro, l’opera è un gioco di luci melodico che, attraverso i suoni, dà vita ad uno spettacolo unico nel suo genere. 

PKK” (Proiezione Kon Kinect), realizzata dall’Associazione HackLab Terni. Grazie all’utilizzo di un doppio sensore a raggi infrarossi, gli spettatori possono partecipare attivamente alla realizzazione di un’opera attraverso i soli movimenti del corpo.

I+I=III” del collettivo Crono (Federico Cecchi e Andrea Daly): un “termometro” che registrando la frequenza delle presenze degli spettatori modifica le luci in base ai partecipanti generando un’esplosione di colori.

SCATOLA DEL VENTO” realizzato dal duo FanniDada (Fanni Iseppon e Davide Giaccone): un viaggio a tappe in cui le immagini si modificano grazie a una bicicletta autoalimentata con batterie e pannelli solari.

SPACE DISLOCATION” di Nerd Team, duo estone composto da Jari Matsi e Judith Parts. Insieme ridanno vita a edifici scolastici inanimati e spogli, riempiendo di colore e luce il grigio delle pareti e il vuoto delle finestre, aggiudicandosi il titolo di “Frankenstein del Pomezia Light Festival”.

Vita diversa anche per la Torre civica della città, trasformata dall’abilità di Vj Alis, alias Alice Felloni: suoni sperimentali e colori futuristici si fondono in un viaggio attraverso il tempo, la mente e la prospettiva di “PROSPECTIVA MENTIS”.

Per riflettere sulla percezione del tempo e la continua ricerca di equilibrio, ecco “SHISHI ODOSHI” di MEDIAMASH STUDIO (Luca Mauceri e Jacopo Rachlik); “#intervalli@plf.mov” di Francesco Elelino e Rakele Tombini esplora attraverso videoproiezioni il mondo del linguaggio televisivo.

NEUTRO” di Simone Sims Longo affronta il concetto di non appartenenza. Attraverso geometrie che si evolvono nel tempo e nello spazio, l’artista traduce questa la classica riflessione shakespeariana (“Essere o non essere”?) in immagini e suoni utilizzando diverse tecniche video.

Già ospite della prima edizione, Tommaso Rinaldi aka High Files presenta “FLANEUR”, ovvero un uomo alla ricerca delle bellezze della sua città. Con uno sguardo al futuro, come un eroe decadente dei romanzi del D’Annunzio, Rinaldi si lancia all’incessante ricerca del bello, di strutture e spazi che suscitino emozioni positive.

Ritornano per questa nuova edizione anche Marco Di Napoli con “ART&NEON”, grazie all’ausilio della stampa digitale e di tubi neon sagomati riproduce quadri luminosi e il duo formato da Andrea Mammucari e Biancamaria Centaroli“LUMEN-CODE: BIANCO”, ispirati dal tema della Smart City realizzano un’istallazione e uno spazio con lampade led a basso consumo.

L’artista Faber Sorrentino per la sua opera s’ispira idealmente al ritratto di Tiziano concependo.

“TRITTICO”: tre rilievi che raffigurano un vecchio, un uomo adulto e un ragazzo che rappresentano rispettivamente il passato, il presente e il futuro. 

“L’EVOCAZIONE” dell’artista Carlo Flenghi richiama immagini oniriche non solo per il titolo ma anche per il suo allestimento: tentacoli illuminati, luci mobili, pendenti, spilli da cucito bianchi che creano l’illusione di tante piccole lucciole.  L’opera, è ispirata ai capolavori dello scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft e pone l’attenzione sul problema critico dell’inquinamento marittimo.

Non solo arte digitale ma anche pittura tradizionale con il progetto artistico Controllo Remoto. Le opere che verranno presentate sono realizzate con colori e spray acrilici mediante l’uso di stencil e proiezioni e sono il risultato di una fase progettuale in cui le immagini vengono elaborate con programmi informatici. Infine il progetto fotografico “SEVEN MILLIONS” di Fabio Mignogna e l’opera “ALVEUS NC” di Vito Marco Morgese, alias Seed, in cui si alternano giochi di ombre e light show glitch.

Oltre alla light art…

Un festival che vive di notte ma che non rinuncia alle ore diurne, dedicando ampio spazio a incontri, workshop e masterclass suddivisi in modo da coprire tutte le fasce d’età, con il coinvolgimento di esperti, studiosi e artisti. Fulcro delle attività lo smart village, la struttura che ospita gli incontri e allo stesso tempo una piazza in cui scambiare conoscenze ed esperienze.

I relatori degli incontri sono: Stefano Lentini, affermato musicista impegnato in colonne sonore per cinema e televisione, l’unico compositore italiano insieme ad Ennio Morricone ad essere rappresentato negli Usa da “The Gorfaine/Schwartz Agency”;  Anna Maria Monteverdi,  una delle più grandi esperte di digital performance e video teatro in Italia;  Carlo Infante, changemaker, docente freelance di Performing Media, progettista culturale, fondatore di Urban Experience e scenarista per la resilienza futura; Daniela De Angelis, docente presso il Liceo Artistico Roma 2, svolge attività di ricerca e studio nel settore dell’arte contemporanea, ambito nel quale ha pubblicato scritti e cataloghi, in particolare sul Novecento; Roberto Renna docente presso l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione, ha lavorato in Rai occupandosi di repertorio di spettacolo leggero ed è stato è stato redattore della rivista Poliscritture. Ha fondato con altri Opificio.

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18 Settembre 2018 / / Dettagli Home Decor

lavabo bagno collezione NUDE di Ceramica Flaminia

Tra pochi giorni avrà inizio a Bologna la 36° edizione di Cersaie, l’appuntamento internazionale con il design delle superfici e dell’arredobagno. Anche quest’anno sarà presente Ceramica Flaminia con tante novità.

Dal 24 al 28 settembre, a Cesaie, le aziende presenteranno in anteprima le nuove tendenze per superfici ceramiche, carte da parati, parquet, marmo, sanitari e tutto ciò che fa tendenza nel mondo dell’arredo bagno.  Si tratta della più importante vetrina internazionale del Settore Ceramico e Arredobagno che ogni anno richiama a Bologna più di 100 mila visitatori provenienti da tutto il mondo.

Ceramica Flaminia a Cersaie 2018 presenterà interessanti novità che confermano la sua grande passione per la ricerca storica e culturale sempre rivolta al futuro.

Partiamo con i nuovi colori 2018che ampliano la palette cromatica proposta da Flaminia: Argilla, Petrolio e Rosso Rubens, tre tonalità calibrate ma di carattere che prendono ispirazione dagli affreschi fiamminghi.

Argilla è un colore neutro e caldo, perfetto per esaltare la forte matericità del materiale ceramico e che ben si sposa sia con le diverse forme di lavabi vasi e bidet. Una tonalità facile da inserire in qualsiasi contesto, anche abbinato a sanitari di altri colori della paletta Flaminia. Petrolio, previsto per i lavabi e i piatti doccia, è un colore profondo ed intenso, capace da solo di aggiungere carattere e stile alla stanza da bagno. Rosso Rubens, previsto anche lui solo per i lavabi, è rubato alla paletta di colori di questo grande pittore del passato. Colore immancabile nei suoi dipinti, è una tonalità di forte energia smorzata dall’ombreggiatura bruna che lo rende estremamente contemporaneo.


Per chi predilige un design classico rivisitato in chiave contemporanea, Ceramica Flaminia presenta Madre, design Studio Angeletti-Ruzza, la collezione ispirata al lavoro degli architetti razionalisti italiani. L’obiettivo è quello di progettare una stanza da bagno con un’anima classica che non imita gli stilemi del passato ma, al contrario, ne interpreta il senso e li trasporta nella contemporaneità con proporzioni completamente rinnovate con una continuità di linee ed andamenti che la rendono propriamente attuale. Un design fuori dal tempo che crea un’atmosfera calda ed avvolgente.


lavabo collezione Madre di Ceramica Flaminia

Novità anche per la collezione di lavabi NUDA, disegnati da Ludovica+Roberto Palomba, che si arricchisce della versione da appoggio proposto in due 2 misure, cm 60 e 75, dove il lavabo è posizionabile a centropiano.


Dopo il suo esordio nel mondo dell’illuminazione con il nuovo progetto Flaminia Lighting, Cersaie 2018 sarà l’occasione per presentare LUX, design di Patrick Norguet. Con le sue linee Lux riporta alla memoria quelle lampade dell’inizio del XX secolo, che è possibile vedere tutt’ora qua e là, ad esempio in alcune fabbriche o ambienti industriali.


lampada da parete collezione LUX di Ceramica Flaminia

A parete o in sospensione, Lux è ideale per illuminare svariati tipi di ambienti: bagni, corridoi di hotel, una stanza da letto, ristoranti. É adatta sia per i luoghi pubblici che per gli spazi privati.

Lux racchiude in sé la bellezza della ceramica, il fascino della luce e il know-how di un’azienda.


Ceramica Flaminia a Cersaie 2018 vi aspetta al Padiglione 30, stand B4-D3 dal 24 al 28 settembre.

18 Settembre 2018 / / Architettura

Come si arreda una cameretta in mansarda? Vi faccio vedere il progetto che abbiamo pensato per la nostra, a budget contenuto.

……….

Come ormai saprete bene, abbiamo cambiato casa ed avuto un bimbo. Un sacco di novità insomma, per essere solo a settembre di questo 2018. E in questi cambiamenti ci sono due variabili abbastanza complicate, che oltretutto si presentano insieme. Arredare una mansarda e arredare una cameretta. Mettete insieme le due cose e il livello di difficoltà diventa incalcolabile.

Che mobili scelgo per sfruttare al meglio l’altezza della mansarda? Quanti armadi mi serviranno per il neonato che poi diventerà adolescente? Dove li trovo dei mobili che si trasformino nel tempo?

Dopo aver spremuto le meningi per mesi su queste e altre duemila domande, siamo arrivati ad una soluzione pratica ed economica che ci permettesse di realizzare una cameretta che resistesse alla crescita del nostro piccolo.

LA NOSTRA SOLUZIONE PER ARREDARE LA CAMERETTA IN MANSARDA

Cominciamo da un punto che può sembrare scontato ma non lo è. Le dimensioni (larghezza e altezza) della cameretta che avete in mansarda. Molto spesso le mansarde hanno altezze quasi ridicole, nel senso che sono troppo basse per rendere davvero vivibile (e arredabile) la stanza. Tenete conto che in Lombardia una mansarda per essere abitabile deve avere altezza minima di 1,5 mt e altezza media di 2,4 mt.

Ma anche l’altezza massima è un dato importante, perché sarà proprio sulle pareti più alte che troveranno posto la gran parte degli armadi e degli arredi in generale. I metri quadri minimi per una cameretta sono 9, per cui attenzione anche a questo dato.

Nel nostro caso, l’altezza massima che abbiamo è di 3,8 mt per un totale di quasi 13,5 mq. Per cui non abbiamo molti vincoli, a parte il tetto inclinato in legno.

cameretta in mansarda

Abbiamo valutato la possibilità di far fare armadiature su misura ma il budget non lo permetteva. Abbiamo perso un po’ di mesi alla ricerca di armadi più alti di 2,4 mt che non costassero una fortuna, ma non abbiamo trovato molto. Finché qualche mese fa ci siamo imbattuti in una novità di Ikea: il sistema Platsa. Si tratta di un sistema modulare componibile, con strutture disponibili in quattro altezze: 40 cm, 60 cm, 120 cm, 180 cm. Le strutture sono sovrapponibili ed attrezzabili con ante e cassetti, oppure si possono lasciare aperte come scaffali.

Potete capire quanto sia flessibile questo sistema e quanto sia perfetto per noi e per chi come noi abita in mansarda. Combinando un modulo da 180 cm, con uno da 60 cm e uno da 40 cm riusciamo ad arrivare a ben 2,8 mt di altezza! Che per un armadio è davvero notevole.

I tre moduli che vedete (due larghi 80 cm e uno largo 60 cm) sono attrezzati con tubi appendiabiti ma soprattutto cassetti ed hanno un prezzo che si aggira intorno agli € 800. Ovviamente noi per gli armadi abbiamo scelto la parete più alta, mentre su quella opposta (che ha altezza sotto trave di 1,1 mt) abbiamo pensato ad una serie di cassetti e scaffali (sempre serie Platsa). Si tratta di moduli da 40 cm di altezza sovrapposti, in cui inseriremo alcuni cassetti.

Il letto è il modello Flekke sempre di Ikea che ha due cassetti sotto e un doppio materasso, in quanto all’occorrenza può diventare letto matrimoniale. Di giorno invece funziona come comodo divano.

In tutto la spesa per una cameretta del genere è intorno ai € 1200, ma si tratta di un arredo che non necessita di essere cambiato man mano che il bimbo cresce. Al massimo si possono sostituire gli accessori interni degli armadi, ma direi che si tratterebbe di una spesa assolutamente accessibile.

 

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18 Settembre 2018 / / Things I Like Today

L’immaginario di Blade Runner diventa reale nella serie “Tokyo Nights”, fotografie notturne di Tokyo scattate dall’art director Liam Wong

Un mondo immerso nel buio, la pioggia che batte ininterrotta, insegne, cartelloni pubblicitari , luci al neon che lampeggiano e illuminano il paesaggio di colori fluorescenti. La bellezza di un set cinematografico nella realtà quotidiana di una grande metropoli. E’ quella catturata dalle fotografie della serie Tokyo Nights (TO:KY:OO) che ci mostrano scorci urbani surreali, pullulanti di vita e di colori.

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

L’autore,  Liam Wong è un art director scozzese di origini cinesi che si è trasferito a Montreal per lavorare alla Ubisoft, una delle più grandi agenzie di sviluppo di videogame. Liam non è un fotografo professionista ma il suo progetto Tokyo Nights è diventato comunque virale grazie a Instagram. “Amo catturare momenti reali e trasformarli in qualcosa di surreale” scrive come motto sul sito web e, a proposito della sua serie Tokyo Nights (TO:KY:OO),  racconta:

“Nel 2015 ho comprato la mia prima reflex in occasione di un viaggio a Tokyo. Arrivato in Giappone, ho fotografato varie parti di Tokyo raramente avventurandomi lontano dai luoghi turistici. Poi una notte pioveva, la città ha preso vita e io sono rimasto catturato dalla bellezza di Tokyo di notte.”

L’associazione estetica di questi scatti con il film Blade Runner è immediata, per l’ambientazione metropolitana e notturna, per il tipo di composizione, i colori e i contrasti. Liam Wong ha trasferito in questi scatti il suo amore per i videogame, il cinema, la fantascienza e il cyberpunk.
Come attrezzatura da fotografo, Liam utilizza una Canon 5D Mark III con filtri e gel colorati e in postproduzione lavora con Adobe Lightroom e Photoshop per ottenere questi bellissimi effetti surreali.

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

In questi scatti il fotografo riesce a trasmettere l’atmosfera e la bellezza di una metropoli unica nel suo genere, che l’ha affascinato sin dal primo momento:

“Sono cresciuto a Edimburgo, una città relativamente piccola con un castello su una rocca al centro della città. Le metropoli sono così estranee per me che sono sempre affascinato dall’architettura e dalla frenesia. I miei quartieri preferiti di Tokyo sono Shinjuku, Shibuya e Akihabara. Hanno tutti una vibrazione unica e si riempiono di vita la notte.”
Intervista su FreeTypography

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Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

“Minutes to Midnight” © Liam Wong

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

Tokyo Nights fotografia notturna di Liam Wong

“Purple Rain” © Liam Wong

L’articolo Tokyo Nights, notti metropolitane sotto una pioggia di neon proviene da Things I Like Today.

17 Settembre 2018 / / Architettura

Negli edifici di antica costruzione le stanze hanno un’altezza notevole, tanto che a volte si può pensare di sfruttarla costruendo un soppalco. Inoltre il soppalco costituisce un’ importantissima risorsa per moltiplicare lo spazio di un locale ed è certo un elemento di grande attualità, anche per l’utilizzo nel panorama immobiliare di loft, che prevede il recupero e il riutilizzo di edifici di tipo industriale o artigianale.

Non esistono limitazioni nell’ uso dello spazio del soppalco anche se, per caratteristiche progettuali e per ragioni di accessibilità, è preferibile disporre funzioni che non richiedano spostamenti continui. Meglio quindi un angolo lettura che uno spazio cucina, la zona notte rispetto a quella giorno.

Un soppalco abitabile rappresenta quindi un aumento della superficie lorda di pavimento, e non sempre questo è possibile.  Infatti i Regolamenti Edilizi dei comuni impongono delle indicazioni ben precise in merito, che non solo sono differenti da comune e comune, ma spesso, nell’ambito di una stessa città, variano a seconda della zona urbanistica e, a volte, anche da un edificio all’altro. E’ impossibile, pertanto, dare delle indicazioni che siano valide dovunque, ma si può fare solo una panoramica di carattere generale, rimandando poi alla consultazione della normativa locale.

La prima distinzione da fare è se si tratti di un soppalco abitabile o non abitabile.

Nel primo caso, qualora l’ampliamento sia consentito dagli indici urbanistici previsti nel Piano Regolatore, sarà possibile sfruttare questa superficie come una vera e propria stanza in più e per realizzarla bisognerà  permesso di costruire. Tra i parametri da rispettare ci saranno delle altezze minime, sia per la parte superiore che per quella inferiore, che per ambienti abitabili si aggirano, di solito, intorno ai 210 cm.

Quando le altezze sono veramente minime, il soppalco non è abitabile, ma può essere utilizzato ad esempio come ripostiglio e/o luogo dove riporre libri, giochi, scatole ben organizzate e facili da raggiungere. La sua realizzazione si configura in tal caso come un intervento di manutenzione straordinaria e, pertanto, è sufficiente una denuncia di inizio attività per eseguire le opere edili necessarie.

Uno dei vincoli contenuti di solito nei regolamenti riguarda l’ampiezza della superficie soppalcabile: in genere è espressa in percentuale della superficie totale, che non può in ogni essere coperta totalmente.

La realizzazione di un soppalco richiede ovviamente il progetto di una scala e la messa in opera di un parapetto regolamentare. Tra tutti gli elementi architettonici la scala è forse quello più ambivalente perché, certamente unisce un piano all’altro, ma in quanto elemento fisico, nella parte sottostante, essa divide fortemente.

Innumerevoli sono le possibilità costruttive e le varianti formali del soppalco. Per la realizzazione della struttura (solitamente in ferro o in legno) e del suo rivestimento si può scegliere tra diversi materiali, assoluta libertà creativa è lasciata alla ricerca della forma e all’ accostamento dei dettagli costruttivi. Scale e balaustre oltre ad essere ingredienti indispensabili, hanno un importantissimo ruolo nella definizione dell’ immagine estetica affinché sia coerente e di effetto. E’ infatti necessario studiare con attenzione il disegno della scala e della balaustra trovando corretti accostamenti di materiali, forme e colori.