13 Marzo 2019 / / Dettagli Home Decor

La manutenzione di un giardino dove predomina il verde si basa su diversi interventi periodici all’anno ben mirati. Taglio regolare del prato da metà primavera a fine estate; potatura meccanica delle siepi ogni due mesi, a eccezione di quelli invernali; in autunno, raccolta delle foglie che cadono dagli alberi.  In realtà c’è qualcosa da fare in ogni mese dell’anno, ma soprattutto in primavera e autunno è importante prestare maggiore attenzione al giardino.

Per la cura e la manutenzione del giardino non occorre essere un esperto giardiniere ma per ottenere un buon risultato, il consiglio è di affidare questo lavoro alle mani di un professionista.

Sapevi che è possibile assumere i giardinieri per occuparsi del tuo giardino tutto l’anno? Diversi giardinieri propongono infatti un “abbonamento” al fine di programmare in anticipo i lavori necessari per il giardino e risparmiare sul costo totale.

Dalla progettazione alla manutenzione, dalla potatura alla semina, dalla rimozione delle erbacce alla cura delle malattie degli alberi e delle piante, il giardiniere svolge tutti questi compiti sfruttando le sue competenze e con gli attrezzi giusti. Una soluzione indubbiamente vantaggiosa se vuoi mantenere sempre in ordine e ben curato il tuo giardino.

Per godere di spazi verdi belli tutto l’anno, la cura del prato è senza dubbio quella che merita più attenzione, anche se spesso viene sottovalutata. Il prato necessita infatti di una manutenzione costante e un bravo giardiniere saprà prendersene cura al tuo posto o consigliarti delle alternative se necessarie.

Quando il giardino è vissuto anche dai nostri amici a quattro zampe, mantenere sempre bello un prato naturale diventa un’operazione davvero impossibile così, per ovviare al problema, l’alternativa è di scegliere un prato artificiale, perché non solo necessita di poca manutenzione ma è anche resistente allo strappo.  E’ una soluzione adatta anche in presenza di bambini, infatti, test di qualità garantiscono la sua atossicità e la sicurezza in caso di cadute.

Prato sintetico: costi e vantaggi

I prezzi del prato sintetico dipendono dalla dimensione, dai materiali e dalla manodopera necessaria per la posa. Per calcolarli con precisione è necessario chiedere un preventivo agli esperti. In generale, il prezzo va da 55 a 110 € al mq, incluso la posa.

I costi iniziali del prato sintetico sono superiori rispetto a quello tradizionale, ma se viene posato correttamente e si sceglie un materiale di qualità, il prato dura almeno 10 anni.

I vantaggi? Non occorre irrigarlo, concimarlo e riseminarlo in primavera. Inoltre, non si forma il fango quando piove, nessun insetto indesiderato e in estate il manto erboso risulterà più fresco rispetto a quello naturale. Durante l’inverno il prato finto non si danneggia, la neve si scioglie naturalmente e il ghiaccio si rimuove facilmente.

La posa del prato sintetico non è difficile e non richiede un intervento invasivo, ma se ti affidi ad un professionista potrai ottenere prezzi più vantaggiosi e un risultato più duraturo, con una maggiore resa estetica.

Inoltre, per risparmiare ulteriormente, da quest’anno il prato sintetico può essere incluso nel Bonus verde!

Bonus Verde: cos’è e chi sono gli aventi diritto

Prorogato per tutto il 2019, è una detrazione fiscale al 36% nel limite massimo di 5.000 euro, delle spese sostenute per gli interventi di sistemazione di giardini, balconi e terrazzi di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze e recinzioni, nonché la realizzazione di impianti di irrigazione e pozzi. Sono inoltre comprese le spese per la realizzazione di coperture verdi e giardini pensili.

Il bonus Verde spetta a privati e condomini che a partire dal 1 gennaio 2019 ed entro il 31 dicembre 2019, sostengono spese per la sistemazione del verde, il recupero del verde di giardini di interesse storico, la fornitura di piante o arbusti, la riqualificazione di prati, le grandi potature, la sostituzione di una siepe e il rifacimento di impianti di irrigazione.

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13 Marzo 2019 / / Design

Designer, architetti e realizzatori
sono sempre alla ricerca di ispirazioni per dar vita a nuovi e originali
complementi d’arredo da introdurre in progettazioni uniche e particolari.

Oggi vi voglio presentare in anteprima, un oggetto speciale che entra in una galleria d’arte, portando con sé l’estro di un architetto, Daniela Cuatto, plasmato dall’amore per la natura e dal bello dell’architettura monumentale torinese e la visionarietà di un minusiere contemporaneo, Roberto Bianchi.

Il progetto è il risultato di un
lavoro durato circa tre anni, tempo dedicato a studiare e a sovvertire il
principio di equilibrio statico, calcolando un nuovo baricentro per questo
albero che senza radici, si innalza libero come farebbe in natura nel bosco.

La straordinarietà di ARBOR risiede proprio nel fatto di possedere fisicamente un’area circoscritta e, al contempo, un perimetro infinito.

Il prodotto finale risulta essere
un elemento versatile che costituisce già in solitudine un prodotto di design
“bello” da osservare nella propria dimora ma ancor più valorizzato se
utilizzato in svariate modalità a seconda dello spazio in cui viene inserito.

Inoltre l’albero è l’icona perfetta della sintesi tra il passato (le radici) il presente (il tronco) e il futuro (lachioma) in totale accordo con le comuni linee filosofiche e concettuali della Artgallery e del Collettivo 37, che hanno creduto fin da subito nella validità del progetto, che sarà presentato e sostenuto anche dall’autorevolezza e competenza dell’ Architetto e Designer Carlo Leonardo Rosa nel vernissage di domani, venerdì 15 marzo a Torino, dove intratterrà una stimolante conversazione con gli autori del progetto.

Ulteriore stimolante interesse desta la presenza dell’artista Anne Cécile Breuer che sabato 16 marzo offrirà al pubblico una live performance – Il Bosco liquido – dove l’albero immaginario si materializzerà in un’opera d’arte pittorica.

Insomma, un elemento d’arredo che si esprime come una vera e propria forma d’arte a 360°, dove idea, geometria e materia, si fondono per dar vita ad un pezzo unico che diventerà sicuramente un’icona di design multifunzionale dall’apparente precario equilibrio che crea nell’osservatore dapprima incredulità e stupore e in seguito ammirazione e volontà di scoperta.

13 Marzo 2019 / / Design

La lampada da tavolo è sicuramente uno tra i complementi di arredo soggetto a più rivisitazioni, dalle più iconiche alle più contemporanee, spaziando tra le diverse forme geometriche. Negli ultimi anni si è puntato alla realizzazione lampade da tavolo sempre più versatili e multiuso, trasportabili e trasformabili, adattabili ai nuovi ritmi del vivere contemporaneo. Caratteristica fondamentale è la sua versatilità che gli permette di inserirla in una molteplicità di ambienti, anche grazie alle sue dimensioni compatte. La più classica delle lampade da tavolo è sicuramente l’abat-jour, con base fissa e paralume in tessuto, tradizionalmente utilizzata in camera da letto per creare una luce soffusa. Non mancano, però, elementi originali che utilizzano materiali innovativi come policarbonato, carta e materiali con finiture cromate.
Ecco alcune delle nostre preferite…
TEO | CAP
design by Yuno Design

Cap è una lampada da tavolo costituita da una copertura superiore in metallo che consente di riflettere la luce e di diffonderla attraverso il vetro che ne costituisce la parte inferiore.‎ E’ ideale da usare come lampada da comodino e come luce notturna nella camera dei bambini.‎
FABBIAN | ARMILLA
design by Lorenzo Truant

Armilla, disegnata da Lorenzo Truant, prende ispirazione dalle prime rappresentazioni rinascimentali del moto delle stelle e dei pianeti.‎ In quel tempo, l’uomo usava costruire delle macchine gioiello delimitate da anelli, chiamati armillari, con al centro, inizialmente la terra, poi col passare del tempo e con l’arrivo delle teorie copernicane, il sole, fonte illimitata di luce e nuovo centro dell’universo.‎ I cerchi di Armilla richiamano questa consuetudine, sostengono la sfera ed esaltano la grande massa di vetro opale che diffonde la luce della sorgente luminosa posta al centro della composizione, proprio come le sfere armillari immaginate dai cosmografi copernicani di fede eliocentrica.‎ Nel dettaglio, i tre preziosi anelli di metallo, opportunamente fissati tra loro, contengono il diffusore, che, grazie ad un anellino fissato all’equatore, si aggancia al cavo di sostegno anch’esso in metallo.‎
VIBIA | PALMA
design by Antoni Arola

Questa collezione, creata dal designer di lampade Antoni Arola per Vibia, incarna i valori tradizionali e l’eredità del passato, trasformandosi magistralmente per acquisire una grande leggerezza e naturalità.‎ La collezione PALMA presenta delicate lampade che emanano una luce calda che invade gli spazi interni con una luminosità avvolgente e riconfortante.‎ Le sfere di luce si compongono con audacia, flottando nell’aria e crescendo nelle pareti circostanti.‎ L’elemento naturale invade lo spazio.‎ L’atmosfera interna acquisisce vita propria, offrendo la possibilità di integrare le piante nelle composizioni.‎ Le lampade consistono di due mezze sfere in vetro soffiato traslucido, unite da un cerchio e da strutture in alluminio.‎ L’illuminazione è LED, ad intensità regolabile.‎ L’installazione di questa collezione può essere individuale o multipla e permette la creazione di diverse composizioni a sospensione, parete e terra.
BONALDO | BARDOT
design by Laura Cazzaniga e Ilaria Limonta

Lampada da tavolo in metallo verniciato ottone opaco.‎ Eleganza e fascino: la lampada da tavolo Bardot, disegnata da Laura Cazzaniga e Ilaria Limonta, è un oggetto di design ricercato e di gran classe.‎ Grazie alle sue linee essenziali e intramontabili, Bardot è l’elemento adatto in qualsiasi occasione in cui si voglia dare un tocco di nuova luce agli arredi.‎ E’ possibile personalizzare lo stelo scegliendo fra sei diverse colorazioni: bianco, grigio antracite, racing green, bordeaux, azzurro artico, mattone.‎
13 Marzo 2019 / / Architettura

In un mondo dove tutto deve essere al top della tecnologia, dove si utilizzano escamotage per “nascondere” tutto ciò che deve stare dietro le quinte per avere le comodità premendo dei semplici bottoni, noi amanti delle tradizioni e di soluzioni vintage ma che lasciano un pezzo di storia e rendono uniche le nostre scelte, proponiamo il più tipico mezzo di riscaldamento che da secoli viene utilizzato nelle nostre case: i meravigliosi radiatori in ghisa.

Non credo si possa rimanere indifferenti alla bellezza di questi oggetti d’arredo che oltre che ad avere la propria funzione diventano un vero e proprio elemento di design che tocca l’ambiente in cui sono inseriti rendendoli meno anonimi e fortemente particolari.

Per molti lo spazio che occupano o la qualità della mansione che devono svolgere non è ritenuta considerevole e come in ogni scelta da compiere ci sono i pro e i contro.

Per alcuni una tipologia di riscaldamento classica non è accettabile per gli standard odierni dove si preferiscono soluzioni all’avanguardia. E’ vero che con un termosifone tradizionale è d’ obbligo avere un sistema di riscaldamento che preveda la possibilità di effettuare una programmazione e che di notte venga spento, a differenza delle moderne tipologie a pavimento che mantengono una temperatura costante e sono sempre in funzione.

Gli aspetti energetici da valutare e considerare sono molteplici e ogni situazione deve essere pensata e ragionata, anche con degli esperti del settore.

Ma ciò che in realtà preme far emergere oggi, è l’idea di non conformarsi alla massa e di ponderare bene le proprie scelte, poiché essere legati alla storia e al passato non significa optare per soluzioni obsolete , ma cercare di utilizzare degli elementi esclusivi e incomparabili che danno quel pizzico di originalità e personalità che molte tecniche contemporanee tendono oggi a tralasciare.

13 Marzo 2019 / / Easy Relooking

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La coprilettiera che vedi in queste immagini l’ho disegnata e fatta fare da un amico falegname.

Perché l’ho fatta fare su misura?

Te lo spiego qui sotto!

Il prezzo

Dopo ricerche su ricerche, non trovavo nessuna coprilettiera che mi piacesse. O quelle che mi piacevano avevano dei prezzi folli!  ma letteralmente folli. 250,00 €  o più per una coprilettiera mi sembra eccessivo.

Non volevo le classiche coprilettiere di plastica: volevo infatti metterla a vista, nella zona giorno che abbiamo al piano di sopra. Quindi volevo un mobiletto che potesse adattarsi bene all’arredamento.

 

©EasyRelooking

 

La funzionalità

Anche le più belle, mancavano in funzionalità. In particolare mi serviva un posto dove poter nascondere anche la paletta per pulire la sabbietta. Altrimenti nascondo la lettiera, ma gli strumenti per pulire la sabbietta dove li metto?

Il ripiano che vedete in foto quindi ha la funzione di:

  • creare una zona separata dalla lettiera dove riporre la paletta o altri piccoli accessori
  • dare un appoggio al gatto per non balzare direttamente dentro la lettiera
  • è rimovibile per facilitare la pulizia della lettiera quando si deve cambiare tutta la sabbietta

Le dimensioni

Doveva adattarsi alle dimensioni della lettiera esistente che non è piccolissima, visto che Gastone (il gatto) è abituato a una lettiera di queste dimensioni. E molte avevano un ingresso molto piccolo! non ero sicura che Gastone ci sarebbe entrato volentieri con un ingresso troppo piccolo. Dalle foto vedete che sono stata anche abbastanza abbondante con le dimensioni dell’ingresso!

Questi i motivi per cui ho deciso che alla fine facevo prima a disegnarne una tutta mia! e grazie al nostro amico falegname che ce l’ha realizzata, al giusto prezzo.

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