Isolare casa: il primo baluardo contro le bollette energetiche prosciuga-stipendi

Nelle ristrutturazioni, soprattutto di appartamenti all’interno di condomini, non viene quasi mai presa in considerazione l’idea di isolare casa.

Quello che stai per leggere è la prima parte di un approfondimento in due articoli sull’isolamento delle case, su quanto sia importante e su come, anche se abiti in condominio, ci sono sistemi per intervenire sull’isolamento senza ricorrere al cappotto termico.

Solitamente in una ristrutturazione la parte del budget dedicato al miglioramento energetico dell’immobile (sempre che sia stato stanziata una somma a tale scopo…) viene investito nel rifacimento dell’impianto di riscaldamento, nell’installazione di condizionatori e, al massimo, nella sostituzione degli infissi.

Tutti interventi giusti e importanti ma che non riescono ad essere sfruttati al massimo in quanto trascurano completamente un aspetto essenziale per garantire il benessere in casa (e il risparmio in bolletta): l’isolamento degli elementi opachi, cioè di pareti e solai.

Oggi ti parlerò di come isolare casa può aiutarti in modo significativo ad abbattere le bollette e raggiungere un super benessere in casa.

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Ti sei mai fermato a guardare la vetrina di un’agenzia immobiliare? Da qualche anno di fianco ad ogni annuncio trovi la scritta “classe energetica ….” seguita da un numero, che esprime il consumo stimato espresso in Kwh/mq anno, e una lettera, compresa tra A e G. Tale cartello ti permette di capire facilmente se ti trovi di fronte ad un buon immobile o a una macchina mangia-soldi.

Tieni presente che tutti gli immobili realizzati fino agli anni ’80 solitamente sono in classe energetica G, la peggiore tra tutte, il chè significa che consumano tantissimo senza garantirti un reale benessere interno.

Per determinare di quanta energia ha bisogno il tuo immobile vengono considerati essenzialmente due aspetti:

  1. L’efficienza degli impianti installati (riscaldamento/raffrescamento)
  2. La qualità dell’involucro che racchiude tali ambienti

L’involucro di un immobile è composto da questi elementi:

  • gli infissi (finestre, balconi, tapparelle, porte di ingresso),
  • i muri che separano la casa dall’ambiente esterno ma anche dai vicini e dagli spazi comuni (i pianerottoli),
  • i solai che separano la casa sia dai vicini (sopra e sotto), da eventuali spazi non climatizzati (una cantina ad esempio), dall’ambiente esterno (ultimo piano) o dal terreno.

Affichè gli impianti super tecnologici che installerai in casa siano realmente efficienti, un requisito indispensabile è che anche l’involucro sia efficiente. Anzi, è prioritario.

COSA DICE LA LEGGE IN MERITO ALL’ISOLAMENTO DELLA CASA

Quando affronto aspetti tecnici cerco sempre di supportare le mie affermazioni con elementi tangibili. E in questo caso partiamo dai parametri di isolamento stabiliti dalla legge e che devi rispettare in una ristrutturazione se decidi di intervenire sull’isolamento.

La legge di riferimento in Italia è il d.lgs. 192/2005 relativa al “rendimento energetico degli edifici” che detta i principi generali. A questa sono stati afiancati tre decreti attuativi che invece dettano le procedure, e sono stati pubblicati nel giugno del 2015 (almeno le versioni in vigore al momento in cui scrivo questo articolo).

Per quanto riguarda l’isolamento la legge ti dice quanto dovranno isolare le pareti di casa, se decidi di intervenire, e in quali casi sei obbligato a rispettare questi valori, anche se non vorresti.

Provo a spiegare questa seconda affermazione: capita spesso, soprattutto nei condomini, che si rendano necessari degli interventi sulle facciate esterne perchè l’intonaco, dopo tanti anni, si sta staccando. Solitamente l’intervento previsto è il solo rifacimento dell’intonaco. Ma la legge ti dice che, se l’intonaco su cui stai intervenendo supera una determinata percentuale rispetto alla superficie complessiva della parete, non è sufficiente rifare l’intonaco ma devi anche adeguare l’intero immobile ai valori di isolamento previsti per legge. Ecco perchè ti ho parlato di obbligo.

Cerchiamo di capirne di più.

Interventi che richiedono il rispetto dei requisiti di isolamento

La legge individua tre tipologie di ristrutturazione a cui associa degli obblighi di rispetto di determinati parametri.

  1. Ristrutturazione importante di tipo 1: in caso di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) e intervento su oltre il 50% dell’involucro di casa;
  2. Ristrutturazione importante di tipo 2: in caso di intervento su oltre il 25% dell’involucro di casa e di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) (NB: questa seconda condizione non è obbligatoria per rientrare in questo caso);
  3. Riqualificazione energetica: in caso di intervento su meno del 25% dell’involucro di casa e/o di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) (NB: vale anche se non si verificano entrambe le condizioni).

Facciamo tre esempi per chiarire:

1.Se cambi totalmente o parzialmente l’impianto di riscaldamento/raffrescamento e contemporaneamente decidi di isolare una porzione importante dell’involucro di casa tua (ad esempio isolando le pareti esterne e cambiando gli infissi) ricadi nel primo caso.

2.Se decidi di isolare una parte dell’involucro (ad esempio solo i prospetti a nord) che supera il 25% dell’involucro complessivo (compensivo dei solai eh!) ricadi nel secondo caso. Anche se non tocchi gli impianti.

3.Se cambi totalmente o parzialmente l’impianto di riscaldamento/raffrescamento ricadi nel terzo caso. Se isoli solo una parte dell’involucro, per meno del 25%, ricadi nel terzo caso.

In tutti gli altri casi non hai obblighi. Quindi se decidi di non toccare impianti o involucro non devi fare niente (ma in una ristrutturazione seria è una cosa plausibile?).

A queste tre tipologie di ristrutturazione individuate dalla legge sono legati dei precisi obblighi.

La legge da molto risalto agli aspetti impiantistici, diversificando in modo sostanziale i requisiti prestazionali da raggiungere nelle le tre casistiche individuate, però anche per l’involucro fornisce delle indicazioni importanti. Vediamole rapidamente concentrandoci solo sugli aspetti legati all’involucro “opaco” (muri e solai).

Se invece vuoi sapere qualcosa di più in merito agli infissi puoi leggere questo primo articolo sulla sostituzione degli infissi (fa parte di una guida in cinque parti che ho pubblicato poco tempo fa).

I requisiti che l’involucro deve rispettare (se isoli casa)

Tutte tre le tipologie di ristrutturazione individuate dalla legge richiedono che gli interventi che deciderai di fare sull’involucro rispettino due requisiti principali:

  1. Dentro la muratura o sul solaio non si deve formare condensa: spesso la causa di macchie di umidità o di rovina di pitture e intonaci (e quindi di clima poco salubre negli ambienti) è proprio la presenza di acqua nelle pareti che non sono state correttamente progettate (pensa che fino oltre gli anni ’80 questo aspetto non veniva minimamente preso in condierazione);
  2. Le murature e i solai devono rispettare dei valori di isolamento ben precisi che sono tabellati.

Tali valori di isolamento sono individuati con un dato fisico: la trasmittanza.

La trasmittanza, dicendola alla buona, è quanto calore passa da una parte all’altra di un elemento edilizio. Meno calore un muro o un solaio fanno passare, migliore è l’isolamento che garantiscono; quindi valori più bassi significano maggiori prestazioni.

I valori di trasmittanza sono tabellati, vediamoli rapidamente.

Isolamento, trasmittanza, zone climatiche

L’Italia è una nazione con un clima molto vario: tra la Valle d’Aosta e Lampedusa c’è un abisso. Quindi la legge ha individuato delle zone climatiche, con condizioni più o meno omogenee, a cui applicare gli stessi requisiti. Sarebbe assurdo isolare una casa di Palermo come una casa di Aosta.

Per mostratele ti faccio vedere un’immagine che ho già utilizzato in uno degli articoli della serie dedicata alla sostituzione degli infissi che ho pubblicato qualche tempo fa:

Isolamento delle pareti: zone climatiche

Come vedi il territorio italiano è per la maggior parte in zona D e in zona E. Le zone più calde hanno le lettere A e B e le più fredde la lettera F.

Sulla base di questa suddivisione sono stati dettati dei limiti di trasmittanza per le varie zone: cioè devi valori sopra i quali gli elementi dell’involucro, se decidi di isolare, non devono salire. Naturalmente dove fa più freddo è richiesto un isolamento maggiore e di conseguenza i valori limite di trasmittanza sono più bassi.

Oltre a dividere l’Italia in zone climatiche la legge fornisce dei valori di trasmittanza limite differenti a seconda della funzione del singolo elemento, dividendo tra:

  • Trasmittanza di pareti verticali verso l’esterno e verso ambienti non riscaldati
  • Trasmittanza di solai superiori verso l’esterno o verso ambienti interni non riscaldati
  • Trasmittanza di solai inferiori (pavimenti) verso l’esterno e verso ambienti non riscaldati
  • Tramisttanza di muri e solai verso ambienti riscaldati

Ecco i valori:

Trasmittanza di pareti verticali verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
Isolamento delle pareti per muri verso l'esterno
Solai superiori (succielo) verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
isolamento solai verso l'esterno
Solai inferiori (pavimenti) verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
Isolamento pavimento
Muri e solai verso verso ambienti interni riscaldati (altri appartamenti)
isolamento verso locali riscaldati

Come vedi, e come è normale che sia, le prime tre tabelle riportano valori più bassi rispetto all’ultima, perchè si tratta di condizioni più sfavorevoli (ambienti non riscaldati): l’ultimo caso solitamente è soddisfatto senza alcun isolamento.

La seconda osservazione da fare è la notevole differenza di trasmittanza da rispettare tra le varie zone climatiche: più la zona è fredda minore è la trasmittanza limite, che nella sostanza significa uno spessore dell’isolante maggiore.

Ma tutto quello che abbiao detto finora credo che, agli occhi di un non addetto ai lavori, possono essere solo numeri senza grande valore…a cosa corrisponde una trasmittanza di 0,26 w/mqk? Quanto isolamento serve?

Facciamo qualche esempio per capire meglio.

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ESEMPI DI ISOLAMENTO E PRESTAZIONI RAGGIUNGIBILI

Prima di mostrarti gli esempi voglio farti una premessa: i sistemi di isolamento possibili sono infiniti così come le loro applicazioni. E questo vale a maggior ragione nel caso di ristrutturazioni, dove è necessario ingegnarsi per rispondere a situazioni di volta in volta differenti e spesso non prevedibili.

Quindi prendi tutto ciò che stai per leggere come un tentativo di aiutarti a comprendere quanto isolamento ti serve per riuscire a rispettare le prescrizioni di legge (e di conseguenza anche a stare bene in casa).

Isolamento delle pareti verticali

Come hai potuto vedere nelle tabelle che ti ho inserito poco sopra, l’isolamento di una parete deve essere uguale sia verso l’ambiente esterno che verso altri ambienti non riscaldati.

Per ambienti non riscaldati si intendono quelli dove solitamente non è previsto l’impianto di riscaldamento: vani scale, locali tecnici, etc. Se l’appartamento affianco al tuo non è abitato o al tuo vicino piace vivere al freddo e al gelo e non accende mai il riscaldamento, non hai l’obbligo di rispettare i valori prescritti (a meno che non sia tu a volerlo naturalmente…)

Prenderemo come ipotesi di partenza una tipologia di parete non isolata molto diffusa fino agli anni settanta, realizzata con la tecnica detta a “cassa vuolta”: cioè composta da una fila di laterizi esterni di spessore solitamente variabile tra 12 e 25 cm, una camera d’aria, anche questa di valore variabile, e una fila di laterizi interni dello spessore di 8cm.

Partedo da questa parete vedremo quanto isolante serve per raggiungere le prestazioni di isolamento minime richieste dalla legge.

La parete esterna a cassa vuota

 

isolare casa: il muro non isolato

 

muro esterno non isolato

A sinistra trovi uno schizzo del muro di cui stiamo parlando, mentre a destra vedi quali sono le prestazioni di questa parete, calcolate con un software professionale. Non fare caso a tutti i numeri ma solo a quello che ho cerchiato in rosso:

Trasmittanza = 0,826 W/mqK

Decisamente sopra i valori minimi previsti per legge per una parete perimetrale verso l’esterno, anche per le zone climatiche più calde che richiedono prestazioni minori.

Vediamo ora quanto isolante ci vuole per far rientrare questa parete nelle previsioni di legge.

La parete esterna isolata per le zone D ed E e quella per la zona C

Ho provato a simulare due casi: uno per le zone D ed E ed un altro per la zona C (che è quella dove opero io…).

isolare casa: il muro isolato

L’isolante che ho ipotizzato è uno dei più utilizzati (anche se probabilmente, per vari aspetti, non il migliore): il polistirene espanso. Per farti capire possiamo assimilarlo al polistirolo.

isolamento zona C
Parete isolata nella zona C
isolamento zona D e E
Parete isolata nelle zone D ed E

Come vedi ho posizionato l’isolante all’esterno, come se fosse un cappotto termico: questa è sicuramente la miglior soluzione tecnica perchè consente di risolvere facilmente i ponti termici.

Però se abiti in condominio non è sempre perseguibile, soprattutto se gli altri condomini non hanno la minima intenzione di spendere soldi per l’isolamento. In ogni caso non credere che tu non possa lo stesso isolare lo stesso la tua casa in modo efficace. Nella seconda parte di questa guida ti mostrerò un caso pratico in cui ho affrontato proprio un problema come questo.

Tornando a noi, come puoi leggere, per rientrare nei limiti di legge, gli spessori non sono certo limitati:

  • Se la casa fosse in zona D ed in zona E, per raggiungere i valori minimi di legge avresti bisogno di almeno 10cm di isolamento
  • Se la casa fosse in zona C, per raggiungere i valori minimi di legge avresti bisogno di almeno 7cm di isolamento

Isolamento dei solai

Per quanto riguarda i solai abbiamo già detto che la legge prevede tre casi distinti:

  • Solai che dividono appartamenti riscaldati (uguale ai muri che dividono appartamenti riscaldati) -> solitamente sono tutti i solai dal primo al penultimo piano dell’edificio;
  • Solai di copertura che dividono dall’esterno o da ambienti non riscaldati -> i solai dell’ultimo piano ma anche quelli che dividono da un sottotetto o da un terrazzo superiore;
  • Solai di calpestio che dividono dall’esterno, da locali non riscaldati, dal terreno -> i solai al piano terra, i solai su loggiati.

In questo articolo approfondiamo solo il caso del solaio di copertura. Comunque le riflessioni che faremo sullo spessore dell’isolamento valgono anche per i pavimenti verso locali non climatizzati

Solaio-base di copertura

solaio copertura non isolato

copertura non isolata

I solai di copertura, così come quelli intermedi, dal secondo dopoguerra in poi sono stati realizzati quasi sempre con la tecnologia del latero-cemento (ancora la più diffusa): cioè dei travetti in cemento intervallati da mattoni forati di alleggerimento il tutto ricoperto da una soletta in calcestruzzo di pochi centimetri.

Nel caso di coperture piane sopra questo solaio spesso veniva messo solo un massetto, detto di pendenza, per far defluire le acque e una guaina a protezione. Che è il caso che vedi qui sopra.

Nel caso di tetti a falde il massetto non c’era ma spesso si usavano le tegole sopra la guaina.

Comunque solitamente non era previsto nessun isolamento e, come puoi vedere, siamo ben lontani dai valori richiesti per legge, infatti la trasmittanzza risulta essere:

tramittanza = 0,862 w/mqK

Vediamo un’ipotesi di isolamento.

La copertura isolata per le zone D ed E e quella per la zona C

Anche in questo caso ho provato a simulare due casi: uno per le zone D ed E ed un altro per la zona C (che è quella dove opero io…).

solaio isolato

Come vedi in questo caso abbiamo previsto semplicemente di inserire uno strato isolante sopra al massetto e sotto la guaina. In realtà ci sarebbero molte cose da dire in merito a questa soluzione: nella maggior parte dei casi è necessario inserire altri strati per garantire sia la perfetta ipermeabilità della copertura che la non formazione di macchie di umidità all’interno degli ambienti sottostanti. Però noi concentriamoci solo sullo spessore dell’isolante, che anche in questo caso è polistirene.

Isolante nelle zone D ed E
Solaio isolato nelle zone D ed E
Copertura isolata nella zona C
Solaio isolato nella zona C

I risultati sono questi:

  • Nelle zone C (più calde) “bastano” 8 cm di isolante per rientrare nei parametri previsti per legge. Arriviamo infatti ad una trasmittanza di 0,309 W/mqK a fronte di un valore massimo accettato di 0,33 W/mqK
  • Nelle zone D ed E (più fredde) servono almeno 13 cm di isolante per rientrare nei parametri di legge. Arriviamo ad una trasmittanza di 0,22 W/mqK a fronte di limiti pari a 0,26 (zona D) e 0,22 (zona E)

In questo caso ti ho fatto vedere ancora una volta un isolamento posizionato sopra al solaio, quindi all’esterno. Ma se hai un appartamento all’ultimo piano e i condomini non vogliono isolare il tetto (solitamente la scusa è “tanto a noi non serve”) ci sono comunque altre soluzioni.

ISOLARE E’ VERAMENTE COSI’ IMPORTANTE?

Guardando le notizie che ti propinano tutti i giorni su giornali e telegiornali relativamente all’inquinamento non puoi non pensare che le principali cause non siano le auto (maledetti diesel!) e le industrie.

La realtà è che non è affatto così: la principale fonte di inquinamento ambientale sono le case in cui viviamo tutti noi.

Guarda l’immagine qui sotto che paragona l’inquinamento da PM10 nel 2005 e nel 2015:

Fonti di inquinamento

Questo grafico è preso da un articolo pubblicato sul sole 24 ore e ci dice che se nel 2005 poco più di un quarto dell’inquinamento da PM10 era dovuto alle emissioni residenziali, nel 2015 questa percentuale è salita a oltre la metà. E questo con l’inquinamento complessivo diminuito sensibilmente e di conseguenza quello residenziale aumentato.

I motivi? Certamente impianti che hanno dieci anni di più sulle spalle, in fondo la sostituzione di vecchi impianti di riscaldamento non è stata così importante come si può credere. Ma non solo.

Infatti negli ultimi dieci anni si è diffuso in modo capillare anche l’utilizzo del condizionatore, prima scarsamente diffuso, che ha influito sull’inquinamento complessivo.

La soluzione quindi è installare impianti più efficienti?

Sicuramente è una risposta valida ma pensaci bene: i veri motivi per cui devi tenere acceso un termosifone o un condizionatore per tante ore quali sono? Che fa tanto freddo o tanto caldo? Certo…ma perchè fa tanto freddo o tanto caldo?

Perchè l’isolamento di casa tua non è efficace.

La prima causa dell’inquinamento ambientale è la scarsa qualità edilizia con cui sono state realizzate la maggior parte delle abitazioni costruite negli anni del boom economico italiano, dagli anni quaranta agli anni settanta del secolo scorso. Probabilmente una di quella in cui abiti tu.

Potrebbe anche non fregartene nulla dell’inquinamento ambientale, però pensa che a maggior inquinamento corrispondono maggiori consumi, con il prezzo dell’energia che è in costante aumento. Quindi bollette più care. Molto più care.

E pensa che realizzando un buon isolamento abbinato ad un impianto efficiente la tua casa potrebbe passare da un’energivora classe energetica G ad una virtuosa classe energetica B o anche A nelle migliori delle ipotesi, anche se abiti in condominio.

Risultato?

Consumi a picco, bollette abbattute e comfort in casa ai massimi livelli.

Nella tua ristrutturazione non devi sottovaluare l’isolamento di muri e solai.

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