21 Ottobre 2019 / / Charme and More

Il fascino irresistibile di Parigi in autunno si tinge di giallo, di marrone, di rosso, dei colori caldi del foliage e del rosa che colora il cielo al tramonto.

La Ville Lumière si accende di riflessi dorati che esaltano la sua allure retro’.

Che ne dite di una passeggiata con Charme and More per godere dell’atmosfera romantica e serena dell’autunno parigino?

Un tardo pomeriggio d'autunno presso il giardino delle Tuileries. Photo di FallinfOffBicycles
Un tardo pomeriggio d’autunno presso il giardino delle Tuileries.
Photo di FallingOffBicycles
Photo di FallinfOffBicycles
Photo di FallingOffBicycles
Bistrot parigino Ph di DeepLightPhotography
Bistrot parigino
Ph di DeepLightPhotography
Parc Monceau  Photo di  Rebecca Plotnick
Parc Monceau
Photo di Rebecca Plotnick
Un giro su una giostra d'altri tempi. Photo di DeepLightPhotography
Un giro su una giostra d’altri tempi.
Photo di DeepLightPhotography
Vista sui tetti di Parigi Photo di Rebecca Plotnick
Vista sui tetti di Parigi
Photo di Rebecca Plotnick

Foto racconti, sogni e emozioni.

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L’articolo Il fascino di Parigi in autunno. proviene da Charme and More.

21 Ottobre 2019 / / Architettura

Questa lussuosa casa container, Villa Paris, si trova a Hepburn Springs, in Australia ed ha vinto il premio annuale Stayz Holiday Home of the Year dopo aver ricevuto il prestigioso premio People’s Choice. Il design che la contraddistingue è davvero affascinante, con due particolarità da riportare: un pavimento in vetro molto interessante e una bellissima vasca da bagno in legno nero proveniente dalla Tasmania. 

A luxury home in a container

This luxurious container house, Villa Paris, is located in Hepburn Springs, Australia and won the annual Stayz Holiday Home of the Year award after receiving the prestigious People’s Choice Award. The design that distinguishes it is truly fascinating, with two particularities to report: a very interesting glass floor and a beautiful black wood bathtub from Tasmania.

 

 

 

Via

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CAFElab | studio di architettura

21 Ottobre 2019 / / Chiara Fedele

Barbara Esposito, blogger di Balizroom.com, è oggi ospite su questo blog per parlarci di architettura e, più in  particolare, di come Dubai sia a tutti gli effetti la principale Sustainable City del mondo.

Dubai – Business Plaza

Una città sostenibile nel bel mezzo del deserto: non è un film di fantascienza, bensì un’attualissima
novità. È con la Sustainable City di Dubai che gli Emirati Arabi, infatti, fanno la loro mossa nel
panorama mondiale della pianificazione urbana sostenibile. Costruita a 25 chilometri
dall’ultramoderna metropoli, questo nuovo insediamento ricopre una superficie di 46 ettari,
all’interno dei quali un sistema di abitazioni, servizi e spazi verdi accoglie circa 2700 residenti da
tutto il mondo.

L’EFFICIENZA ENERGETICA DELLA SUSTAINABLE CITY

Data la posizione geografica favorevole, che registra una percentuale quasi nulla di precipitazioni
nel corso dell’anno, la scelta dell’energia solare come fonte rinnovabile è stata automatica. Per
sfruttare al massimo l’irraggiamento del sole, infatti, su tutte le ville, i parcheggi e gli edifici pubblici
sono installati pannelli solari di ultima generazione, che permettono di soddisfare il 50% del
fabbisogno energetico della città.

Anche la progettazione delle abitazioni è stato un tassello importante per ridurre i consumi. Tutte le
ville sono fatte di muri in calcestruzzo prefabbricato, con finestre lungo le facciate a nord, lontano
dall’intensa luce solare, e aperture sul fronte nord-est per un raffrescamento passivo. Questi
accorgimenti, insieme a elettrodomestici ad alta efficienza energetica, abbassano i consumi a un
terzo rispetto ad una tipica casa degli Emirati.

LA STRUTTURA DELLA CITTA’

L’impianto di questa nuova città si sviluppa lungo una “spina dorsale” verde, un grande parco
lineare all’interno del quale sono state costruite undici bio-serre. Insieme funzionano come una
vera e propria fattoria urbana diffusa, all’interno delle quali vengono coltivate frutta e verdura
fresche distribuite ai cittadini gratuitamente ogni mese.

Sustainable city

Ai due lati del parco si trovano le aree delle abitazioni, 500 villette in tutto, suddivise in cinque grandi
cluster. All’interno di ogni cluster, infatti, si trova un’area playground verde a disposizione degli
abitanti, con annessa una torre del vento, tipica della tradizione araba. Il nome di queste strutture
è “barjeel” e la loro funzione è quella di raccogliere l’aria calda dalla loro parte più alta per farla
uscire rinfrescata dalla parte più bassa, nonostante le alte temperature tipiche di questa regione.

Sustainable city
Dubai – Barjeel

All’interno della Sustainable City ci sono anche una scuola e un ospedale, edifici che obbediscono
a principi di alta efficienza energetica senza mettere in secondo piano la funzionalità.

A chiusura dei confini della città, una cortina di alberi alti 10 metri per purificare l’aria e agire come
barriera contro l’inquinamento proveniente dalla città.

Con il suo successo, questo progetto nel cuore del deserto può essere considerato un caso virtuoso
da cui prendere esempio. La combinazione perfetta tra scelte sostenibili, spazi pubblici user-friendly
e convenienza economica, infatti, rendono la Sustainable City di Dubai un modello da esportare
per dare vita a molte altre città sostenibili nel mondo.

Sustainable city
Dubai – Giardini
Sustainable city
Dubai – Playground

Barbara Esposito, blogger di Balizroom.wordpress.com

RINGRAZIAMENTI E APPROFONDIMENTI

Ringrazio Barbara per aver scritto per noi un articolo davvero molto interessante, condividendo le sue conoscenze e la sua esperienza in qualità di architetto specializzato in architettura sostenibile. Le sue competenze non derivano soltanto da una formazione di tipo accademico, ma (e qui sta la marcia in più di questa donna!) dalla sua esperienza professionale pregressa lavorando in Qatar per un’azienda che si occupa della progettazione di interni di lusso.

Quando due mie più grandi passioni, quali l’architettura e il rispetto per l’ambiente, si fondono insieme dimostrando di poter convivere in maniera eccezionale, non posso trattenere il mio entusiasmo.

Anche io però ho scritto un articolo per Barbara che uscirà presto su Baliz Room…

Se vuoi approfondire il tema sulla sostenibilità, potresti trovare interessanti alcuni articoli che ho già pubblicato e che puoi trovare qui:

Coesione tra natura e abitare

Architettura sostenibile

Come arredare casa con un occhio di riguardo all’ambiente

Non dimenticare di commentare, magari scrivendomi se sei già stato a Dubai, o se ti piacerebbe visitarla. Hai già avuto modo di conoscere altri esempi di Sustainable City? Ti piacerebbe vivere in una città progettata in questo modo? Risponderò al tuo commento, grazie!

L’articolo SUSTAINABLE CITY: DUBAI proviene da Chiara Fedele Interior Design.

21 Ottobre 2019 / / Decor

Stampare i ricordi più belli è un must per chi è nostalgica e vuole conservare i momenti più felici. Stampare le foto vuol dire poter rivivere tutti quei momenti ogni volta che lo si desidera.

Quante volte è capitato di scattare delle foto in vari occasioni e i viaggi, per poi lasciarli nello smartphone oppure in un hard disk? Un pò di anni fa ho perso tantissime foto perché il mio hard disk si era rotto e da li ho avuto la fissa per stampare i ricordi più belli.

Ecco perché sono stata felicissima di poter collaborare con Snapbook. Ottimo servizio per stampare le foto online, tramite il sito oppure la comoda app, per poi ricevere i vostri ricordi più belli direttamente a casa.

Io ho scelto di stampare un fotolibro, alcune foto in stile vintage e un cover con la foto di mio figlio. Ma la scelta per le stampe è varia e potete pensare di stampare un fotoquadro per decorare una parete oppure un cuscino con la vostra foto preferita. In altre parole, c’è spazio per la vostra creatività e fantasia!

Stampare i ricordi

Ho pensato di appendere le foto stampate in stile vintage ad un filo di lucine comprato su Amazon, e trovo un idea molto carino per le decorazioni Natalizie. Infatti, potrebbe essere anche un regalo originale per il Natale. Lo so è ancora un pochino presto per pensare ai regali di natale, ma io inizio a proporvi le idee.

Stampare i ricordi

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Vi lascio il codice per un sconto di 10% designurlife10 e il link del sito Snapbook.


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21 Ottobre 2019 / / Design

5 giochi per i bambini e la loro fantasia

Con quest’articolo inauguro una rubrica interamente dedicata ai bambini e al “giocare naturale”, che per me significa non solo usare materiali naturali, riciclabili e prodotti con attenzione per l’ambiente, ma soprattutto che stimolino la loro fantasia e creatività!

Il mondo del gioco non è poi così lontano da quello dell’abitare e del progettare. Architetti e designer si sono spessi cimentati con il mondo dei bambini e dei loro giochi, e si sono trovati a progettare per i bambini. Primi tra tutti i designer Bruno Munari, di cui vi ho già parlato qui, ed Enzo Mari.

Giocare sinonimo di ?

Mi sto chiedendo da un po’ di tempo quali siano i giochi con cui i miei figli si divertono di più, con cui “giocare” diventa sinonimo di “sperimentare”, “immaginare” e “inventare”.

Ad esempio a casa dai nonni i miei figli passano tantissimo tempo con un gioco tutto di legno che avevo quando ero piccola: una casetta al cui interno si trovano alcuni protagonisti del circo, dall’elefante all’equilibrista, dalla foca al pagliaccio, tutti incastrati tra loro e con cui, una volta tirati fuori, puoi immaginare un’infinità di situazioni.

Questo mi ha fatto riflettere. Quante volte invece quando compriamo dei giochi per i nostri figli, essi diventano spettatori e non più attori del loro gioco?

Così mi sono ricordata di una scatola in legno al cui interno si trovano 16 animali, Gioco dei 16 animali, progettato dal designer Enzo Mari nel 1957 per l’azienda Danese. In quel periodo Danese avvia una serie di sperimentazioni nella produzioni di giochi per bambini. E la sperimentazione inizia proprio con questo gioco “puzzle”.

Enzo Mari e Bruno Munari hanno in quegli anni progettato una serie di giochi all’avanguardia per quel periodo storico, in cui i giocattoli tradizionali erano monofunzionali e i bambini venivano visti come “soggetti consumatori” (ancora oggi non ci siamo molto liberati da questa idea purtroppo!). I giochi progettati dai due designer avevano invece la caratteristica comune di lasciare al bambino il ruolo di protagonista, con la possibilità di dare infinite interpretazioni, immaginare e inventare.

Ve ne propongo 5 scelti tra i tanti progettati da questi due designer, che possono essere caratterizzati sotto la categoria del “giocare naturale“, ovvero sperimentare, immaginare e giocare con materiali naturali.

1) Gioco dei 16 animali

Progettato da Enzo Mari e prodotto dall’azienda Danese nel 1957.

Materiale: legno di rovere.

E’ il mio preferito in assoluto. E’ un gioco “puzzle”. Sono 16 animali che “abitano” insieme in una scatola di legno. A partire da pochi elementi puoi creare un mondo di nuove avventure sempre diverse. Purtroppo non economico, più che un gioco è diventato un elemento di design (infatti ne vengono prodotti 200 esemplari all’anno!)

Enzo Mari lo descrive in modo semplice così: “La scatola che li contiene è di circa 30 x 40 cm, lo spessore degli animali 3 cm, così possono stare in piedi, essere disposti in modi divertenti e inaspettati, e diventare gli attori di una commedia dell’arte, il cui regista è il bambino.”[1]

E’ interessante come tipologia di gioco dove viene lasciato libero spazio alla fantasia e all’immaginazione. Oltre a stimolare la creatività del bambino non solo durante il suo impiego, ma anche nel mettere in ordine gli animali, riposizionandoli all’interno della scatola e trovando il giusto posto a incastro!

2) Trasformazioni

Progettato da Bruno Munari insieme a Giovanni Belgrano nel 1975, e prodotto da Corraini Edizioni.

Materiale: carta.

Questo gioco parte dalla natura e dal mondo che ci circonda. Semplici carte in formato quadrato, con elementi come albero, foglie, animali, con le quali si possono creare diverse storie e immagini.

Con queste carte il bambino ancora una volta sperimenta, accresce la propria fantasia e impara giocando.

3) Più e meno

Progettato sempre da Bruno Munari nel 1970, e prodotto da Corraini Edizioni.

Materiale: carta trasparente.

In questo gioco le immagini sono stampate su carta trasparente, così da poter ottenere l’immagine completa sovrapponendo le diverse carte. Sovrapponibili e componibili a piacere, aggiungendo o togliendo le carte. Ancora una volta a partire dal gioco si possono raccontare storie, dove l’immaginazione è la protagonista fondamentale senza la quale non si può giocare!

4) Il gioco delle favole

Progettato da Enzo Mari tra il 1957 e il 1965 e prodotto da Corraini Edizioni.

Materiale: carta rigida.

Si tratta di una serie di lastre alte 20 cm e lunghe 50 cm. Su queste lastre vi sono stampati, su entrambi i lati, dei disegni di animali, alberi, piante, a simulare lo scenario di una favola, e hanno due incisioni laterali che consentono di incastrarle tra loro, come delle “quinte tridimensionali”. Grazie a queste incisioni il bambino è libero di creare infinite combinazioni e infinite favole. Le favole sono tante quante sono le possibili combinazioni tra le tavole, e soprattuto quanto è grande l’immaginazione del bambino.

5) Il posto dei giochi

Progettato da Enzo Mari tra il 1961 e il 1967, prodotto da Corraini Edizioni.

Materiale:  foglio di cartone ondulato.

Più che un gioco è un’attrezzatura per bambini, composta da un unico foglio in cartone cannettato, materiale leggero e atossico piegabile a fisarmonica, un semplice paravento che può diventare ogni genere possibile e immaginabile di spazio racchiuso e abitabile.

Il bambino, attraverso la propria fantasia, è libero di organizzare il proprio habitat.

Molti di questi giochi ci danno anche spunti per poter organizzare giochi a partire da materiali semplici come il cartone. Per gli adulti più fantasiosi si potrebbero anche proporre alcuni scenari con grandi scatole di cartone che insieme ai bambini possiamo far diventare una barca o un castello!

Che cos’è “giocare” per Bruno Munari e Enzo Mari

Mi piace concludere questo articolo con due citazioni, una di Bruno Munari e una di Enzo Mari, per ricordarci cosa sia lo spirito dell’infanzia e il gioco.

“ È una faccenda molto seria: il gioco non gli serve a passare il tempo, ma a capire il mondo.” Enzo Mari [1]

“Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita, vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare.” Bruno Munari

Se volete approfondire la figura di Bruno Munari, uno dei massimi protagonisti dell’arte e del design del ‘900, che ha dedicato la propria attività alla ricerca e creatività, in particolare anche al mondo del bambino e dei giochi, potete visitare la pagina di MUNART, dedicata interamente a lui, il sito l’Associazione Bruno Munari fondata dal figlio che si occupa di diffondere le sue opere e il Metodo Bruno Munari®. Infine potete leggere il mio articolo A merenda con Bruno Munari, in cui vi ho parlato di Munari come progettista.


[1] ENZO MARI, 25 modi per piantare in chiodo, ediz. Mondadori, Milano, marzo 2011, 1° ediz., pag. 36.

Bibliografia:

CASCIANI STEFANO, Arte industriale, Gioco oggetto pensiero, Danese e la sua produzione, Arcadia edizioni, 1988, Lissone, pagg. 112-133
MUNARI BRUNO, Codice ovvio, Einaudi Letteratura, Torino, 1981, pagg. 14 – 15, 66- 69.
MENEGUZZO MARCO, Bruno Munari, Editori Laterza, 1993, Bari, pagg. 44 – 45, 80 – 81

Link:

https://www.corraini.com/it/autori/scheda/125/Bruno-Munari

http://www.brunomunari.it/index2.htm

http://www.munart.org/

https://www.unirc.it/documentazione/materiale_didattico/597_2012_322_15374.pdf

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