9 Dicembre 2019 / / Charme and More

Decorazioni natalizie in nostalgico stile vintage.

Le decorazioni e gli addobbi natalizi accendono in casa la magia del Natale.  Un’atmosfera di felicità che rievoca negli adulti sentimenti, ricordi legati all’infanzia.

Ph Photo by Jonathan Borba on Unsplash
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Il profumo di cannella e pan di zenzero dei biscotti appena sfornati, le tradizioni familiari, il calore della casa dei nonni vestita a festa, la gioia dell’attesa.

Ph Photo by Annie Spratt on Unsplash
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Photo by Annie Spratt on Unsplash
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Emozioni senza tempo così come senza tempo sono gli addobbi natalizi in stile vintage.

Palle di vetro colorate, uccellini, trenini dall’anima retrò,  luci colorate, giostrine e vecchie scatole di latta… oggetti che conservano il fascino d’altri tempi.

Un tuffo nel passato per riassaporare il vero significato del Natale in un clima di festa, di gioia e di piacevole compagnia in attesa della nascita di Gesù Bambino.

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Photo by Chris Gonzalez from Pexels
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Photo by Annie Spratt on Unsplash
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𝐿𝑒𝓉’𝓈 𝓀𝑒𝑒𝓅 𝒾𝓃 𝓉𝑜𝓊𝒸𝒽! 

 

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9 Dicembre 2019 / / Design

Globetrotting: viaggiare per ritrovarsi in cucina, questa la nuova visione Doimo Cucine per la nuova edizione di EuroCucina 2020

Il viaggio è un’esperienza unica per l’intensità delle emozioni, delle scoperte e delle suggestioni che portiamo dentro di noi e che condividiamo con chi amiamo. Possiamo essere globetrotter, cittadini del mondo, ma c’è sempre un ritorno, un luogo che ci aspetta e in cui ritroviamo le nostre radici: la casa e – in particolar modo – la cucina. Qui interagiscono ritmi atavici, profondi, immutabili al trascorrere del tempo: acqua, fuoco, calore, condivisione. La cucina è un luogo di relax, il cuore della casa, della tradizione e della memoria. Ma è anche un ambiente profondamente sociale in cui, da una parte si soddisfano esigenze umane fondamentali, dall’altra si interagisce con la famiglia e la società: si parla, si legge e si lavora.

È questo uno dei tratti che definirà la nuova visione Doimo Cucine alla prossima EuroCucina: la cucina non è un modello, ma libertà di interpretazione consentendo ampia selezione tra le molteplici combinazioni degli elementi, modulabili secondo le proprie esigenze, grazie alla alta artigianalità e al saper fare 100% Made in Italy del brand. L’anta è il filo conduttore di una soluzione che può diventare infinita abbinando sistemi di apertura, materiali, finiture e ripartizione degli spazi.

Il globetrotting ci fa scoprire mondi incontaminati, nature selvagge, paesaggi che donano serenità e queste sensazioni sono riportate all’interno degli ambienti cucina, con accostamenti che richiamano la natura nordica e i suoi colori. Un design lineare, pulito, “silenzioso”, sinonimo di eleganza e funzionalità.

Legni, pietre e superfici in vetro trasparente bronzato compongono gli ambienti Doimo Cucine, richiamando cieli plumbei, ghiacci e nebbie con le loro colorazioni grafite, malto e bianco. Rocce e foreste si animano nelle superfici scabre del gres nero, della graniglia basalto e del rovere. La luce si diffonde attraverso schienali luminosi accessoriati con elementi calamitati da posizionare liberamente.

Sono poi i dettagli a catturare l’attenzione.

L’anta rientrante nasconde gli elettrodomestici nei momenti di relax o di relazione, non legati alla cottura del cibo. Il cestone con accessorio porta posate in noce canaletto prosegue il leitmotiv della natura anche all’interno degli spazi, mentre la maniglia Rail simula gole orizzontali e verticali, creando giochi di linee e profondità. Le colonne con anta vetro sono impreziosite dalla schiena Synchroface rovere dogato Pepe. Gli elementi isola concentrano e suddividono gli spazi per funzioni e forniscono piani di appoggio alternativi. L’ergonomia è studiata ai massimi livelli e la flessibilità è tale che la cucina sfuma lentamente nel soggiorno, con continuità di forme e materiali.

Un viaggio per ritrovare nella propria casa il ricordo di un paesaggio. Una cucina che parla per suggestioni e non per modelli, perché la personalizzazione è unicità!

Composizione 1

Un open space con un’organizzazione degli spazi orientata alla funzionalità: il lavello è posizionato di fronte alla zona cottura, così da concetrare in una zona ristretta le parti operative.

Lo snack fornisce un ulteriore piano di appoggio, anche per pasti veloci e colazioni.

Anta rientrante

L’anta rientrante nasconde gli elettrodomestici, con un vantaggio sia funzionale che di pulizia delle forme. Le colonne con anta vetro sono impreziosite dalla schiena Synchroface effetto legno.

Cestone accessoriato

Ordine e praticità grazie a cassetti e cestoni con divisori per piatti, pentole e portaposate in Noce Canaletto. La gola che prosegue nel fianco e il blocco lavello in gres costruito danno carattere scultoreo ai volumi.

Composizione 2

Una cucina dalla struttura scomposta, articolata in blocco colonne, blocco parete con piano cottura e blocco isola con lavello. Lo snack di collegamento è funzionale sia comme piano di lavoro che come appoggio per cibi e bevande.

Il gioco dei pensili a doppia altezza crea un particolare dinamismo nelle forme.

Maniglia Rail

La maniglia su anta che simula una gola crea un gioco di linee verticali e orizzontali dal grande impatto estetico. Funzionalmente, si ha recupero di spazio unito a comodità di presa.

Modular a isola

Gli elementi Modula in metallo nero permettono di riporre gli oggetti nelle fasi di preparazione. Le ante a terra con apertura push pull danno vita a un effetto monoblocco, riscaldato dalla mano tattile del legno.

Composizione 3

Una cucina a golfo, con la zona dedicata alla preparazione strutturata per rendere funzionali gli spostamenti. Pensili e colonne a tutta altezza permettono di sfruttare l’intero spazio, aumentando la parte contenitiva.

Il retro isola aperto si può utilizzare come snack, mentre le colonne sfociano in un living con elemento a giorno illuminato.

Schienale luminoso

Attivato da telecomando o interruttore, lo schienale luminoso è completato da accessori calamita (contenitori, porta-rotolo, vaschette, porta-mestoli…) da posizionare liberamente.

Domino

Il sistema modulare Domino permette di creare un piano cottura personalizzato. Le colonne tecniche alloggiano una fonri extra large, mentre l’altra è attrezzata con tre cestoni interni.

www.doimocucine.it

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9 Dicembre 2019 / / Architettura

Il segreto del comfort in un ambiente di lavoro è legato innanzitutto a una corretta illuminazione.

Passare il tempo all’interno degli spazi professionali deve risultare piacevole e desiderabile dal punto di vista di clienti e utenti, oltre a non dover essere spossante per gli operatori: in questo senso le luci giocano un ruolo di primo piano.

La scelta sempre più spesso si orienta verso i Led (acronimo di ‘Light emitting diode’) che, rispetto all’illuminazione di tipo ‘tradizionale’, presentano molti vantaggi anche da un punto di vista architettonico e di ridotto impatto ambientale.

Sui portali online degli specialisti è possibile sfogliare una gamma infinita di possibilità, ideali da adattare anche a salotti, giardini, verande e perché no imbarcazioni.

Già, perché questo tipo di illuminazione permette di realizzare giochi e artifici scenici nel nome di una diffusione della luce che si può personalizzare al massimo: la fase della progettazione risulterà sempre cruciale.

Viaggio tra i
benefici per tre attività popolari

Palestre

Andiamo a esaminare alcune realtà professionali con le quali entriamo spesso in contatto nella vita di tutti i giorni, per capire come i Led vadano a influire positivamente sull’ambiente e quali benefici apportino, anche a chi ci lavora.

La palestra rappresenta un ambiente all’interno del quale la luce viene spesso sottovalutata e invece il suo compito è essenziale, poiché non deve affaticare la vista con il rischio di generare emicranie: no alle luci bianche o blu, troppo artificiali.

Non dovranno essere presenti nemmeno eccessivi punti di illuminazione diretta, che possono infastidire e deconcentrare.

La luce Led giusta qui è indiretta, uniforme e calda (potrà provenire dal soffitto o meglio ancora dalle pareti).

Nel caso in cui la palestra si componga di un ambiente unico, allora sarà perfetto installare delle plafoniere Led in modo da proiettare al meglio la luce in basso verso il pavimento.

Centri estetici

Capita spesso anche di entrare in un centro estetico: qui ci si focalizza il più delle volte sulle luci all’interno dell’ambiente professionale. Invece bisogna partire dall’insegna: una luce Led dalle tonalità neutre, anziché calde o fredde, risulterà preferibile e potrà attirare gli sguardi dei passanti suggerendo di sbirciare tra gli espositori dei prodotti.

Nel centro estetico, poi, l’illuminazione rappresenta l’Abc del successo: deve offrire una sensazione di relax fin dall’ingresso, che conduce all’area reception, per un primo impatto complessivo sull’attività. Infine il fiore all’occhiello: la zona spa e massaggi, dove l’ideale sarà scegliere luci a Led soffuse e di una colorazione calda, per completare l’atmosfera rigenerante.

Aree industriali

Per quanto riguarda l’illuminazione industriale – magazzini, capannoni, fabbriche e molti altri luoghi di lavoro – il riferimento è ad ambienti decisamente grandi dove serve un sistema di illuminazione super efficiente. In quest’ambito la tecnologia Led è sbarcata intorno agli anni 2000: oggi è identificata come la migliore anche in relazione al basso impatto ambientale ed è possibile affermare che i prodotti maggiormente impiegati sono le campane a Led.

Un successo, per questo tipo di illuminazione, legato a doppio filo alle sue prestazioni e all’elevato rendimento complessivo: la dispersione di calore non è paragonabile a quella delle ‘vecchie’ lampade alogene e anche i costi – che sono maggiori – possono essere ammortizzati viste le lunghissime durate che le lampade Led assicurano: circa 50mila ore.

L’articolo Led, le luci che rivoluzionano l’ambiente professionale proviene da Architettura e design a Roma.

9 Dicembre 2019 / / Nell'Essenziale

9 Dicembre 2019 / / Colori

Si chiama Classic Blue ed è il colore che l’Istituto Pantone ha scelto per il 2020. Declinato in 5 palette di abbinamento con altri colori di tendenza, segna un ritorno al classico dopo i colori vivaci degli ultimi anni.

Classic Blue Pantone
credits Top Drawer

Non mi aspettavo che il blu tornasse ad essere la vedette, e a dire il vero colori come il verde e il rosa, che imperversano ormai da molti anni, continuano ad essere apprezzati dal pubblico. 

Personalmente, sono felice di questa scelta. Due anni fa ho riservato un posto importante al blu nella palette della mia casa, dipingendo tutto l’ingresso e la parete di fondo della cucina con questo colore. 

Ecco come Pantone introduce Classic Blue:

Viviamo in un tempo che richiede fiducia e fede. Pantone 19-4052 Classic Blue esprime stabilità, è una tinta blu solida e affidabile su cui possiamo sempre contare. Imbevuto di una profonda risonanza, Classic Blue è come una una base di ancoraggio. Un blu sconfinato che evoca il vasto e infinito cielo di sera, che ci incoraggia a guardare oltre l’ovvio per ampliare il nostro pensiero; sfidandoci a pensare più profondamente, ad accrescere la nostra visione e ad aprire il canale della comunicazione. 

Leatrice Eiseman

Direttore esecutivo dell’Istituto Pantone Color

Una descrizione bellissima per un colore intenso! Parole d’ordine per il 2020, dunque, fiducia, solidità, profondità, e comunicazione. Vediamo ora gli accostamenti e come integrare Classic Blue nell’arredo, anche solo con piccoli tocchi.

Come integrare Classic Blue nell’arredamento

Ci sono diversi modi per integrare Classic Blue nell’arredamento, naturalmente se questo colore è nelle vostre corde.

Classic Blue Pantone
Classic Blue Entrance Ambience
Covet House

Se avete intenzione di ristrutturare casa nei prossimi mesi, un’idea potrebbe essere quella di utilizzarlo sulle pareti. Trattandosi di un colore piuttosto scuro, va usato con attenzione: leggete questo post per farvi qualche idea in proposito.

Di seguito vi propongo una mood board con arredi e complementi che ho selezionato per voi:

Classic Blue Pantone
Vintage Indigo Throw – PETALS by  Lola & Mawu / Karlsson Mr Blue Steel Rim Wall Clock by The Design Gift Shop / Once Upon Our Time wallpaper by Mineheart / Nilson Lounge Armchair by Verzelloni / Ferm Living Plant Box by einrichten-design.de / Pluto Rug by Covet House / Set of 4 Fiskardo Coasters In Blue by Garden Trading / Grandma Blue Velvet Tassel Stool by Beaumonde / Cuscino Bizantina Kissen by H.O.C.K. / Haines Cut Out Dining Chair by Cult Furniture / Cuscino T-BIG CRYSTALSS by  TOM TAILOR / Cuscino T-RINGS by TOM TAILOR / Watson Carver Chair by MY Furniture / Outdoor Bean Bag Chair by The Design Hunter Pty Ltd / Small Pegboard by Block Design / Elona Sideboard by MADE.COM / Letto e panca Nordic BOX XL by TOM TAILOR / Julia Brendel Tribes Fabric Collection by  Julia Brendel Lee
Classic Blue Pantone
The Versailles Sacré Bleu Velvet Sofa by The French Bedroom Co
  • INCA armchair by Covet House
  • Heritage cabinet by Covet House
Classic Blue Pantone
Norsu Interiors Collection – Pastel Living room (May 15)
Quadri: Vee Speers, By Garmi, Hanna Konola, Divano: Voyager George sofa, Cuscini: ferm LIVING & Eadie Lifestyle & SIT-KA, Tavolini HUSET, Tappeto Halcyon Lake, Lampada Gubi Grashoppa.
Styled by Jacqui Moore e Julia Green si Greenhouse Interiors / photo by Lisa Cohen photography.
Classic Blue Pantone
MuralsWallpaper celebra il colore dell’anno con la Carta da parati a Effetto Cielo con Pennellate di Vernice in Classic Blue. Un effetto scenografico e materico per interni di carattere.

Gli accostamenti vincenti

Come tutti gli anni, Pantone propone una gamma di colori che si armonizzano perfettamente al colore principale, suddivisi in palette tematiche.

La prima palette è PONDER, una tavolozza di blu freddi, tra cui il Baby Blue che in questo post avevo indicato come colore di tendenza nel 2020, e Provence, magnifico. Poi ci sono il grigio Monument e le tonalità calde e rilassanti Stucco, Peach Quartz e Cornhusk, esaltano la profondità di Classic Blue. Una palette super classica, adatta anche allo stile scandinavo.

SNORKEL è una palette decisamente squillante. Accanto ai neutri e al bianco e nero, si impongono, quasi come antagonisti, Coralessence, Lime Punch e Jasmine Green. 

DESERT TWILIGHT evoca il cielo del vespro, quando lo sconfinato Classic Blue si stempera ad oriente nel nero di Night Sky, e a ponente si imbeve delle tinte luminose e scintillanti di Glitteratti, Silver-plated, Penny e Pixie. Stano accostamento con tinte metalliche e luccicanti, che forse verrà molto utilizzato nella moda.

EXOTIC TASTES ha il gusto anni ’70, con l’arancione, il verde scuro, il senape, e l’onnipresente proposta metallica glitterata. Onestamente non mi fa impazzire.

UNTRADITIONAL anche questa palette non mi entusiasma, con i colori glitterati che ancora non riesco a collocare visivamente accanto a questo blu così classico e sofisticato. Vedremo nei prossimi mesi quali saranno le tendenze per questi accostamenti inusuali.

9 Dicembre 2019 / / Architettura

Nella tua ristrutturazione con ogni probabilità dovrai rifare l’impianto elettrico. Però non è sufficiente affidarsi ad un elettricista in gamba, delegargli tutto e dormire sonni tranquilli. Ci sono degli aspetti che devi decidere insieme a lui e uno di questi è il livello dell’impianto. Si tratta infatti di una precisa imposizione di legge da rispettare, e se non lo fai il tuo impianto non potrà essere certificato (e quindi non potrà essere a norma).

ristrutturazione pratica - i 7 errori

Il fatto che in una ristrutturazione gli impianti elettrici sono sempre da rifare è un’affermazione che faccio per esperienza diretta. Però anche le statistiche mi danno ragione: un’indagine di Demoskopea per Prosiel (associazione per la promozione della sicurezza elettrica) ha fatto emergere che gli impianti domestici non a norma in Italia sono 12.000.000 (dodici milioni) e ogni anno sono causa di 45.000 (quarantacinquemila) incidenti domestici, anche mortali.

Per molte persone, messe di fronte all’inadeguatezza e non sicurezza del loro impianto elettrico, la risposta a tale problema è prevederne la messa a norma e non il rifacimento, con la speranza di risparmiare un po’ di soldi e di avere meno caos in casa.

Non devi confondere le due tipologie di intervento perché si tratta di modalità molto differenti di affrontare (e risolvere) il problema, che coincidono solo nello scopo di consegnarti un impianto in regola con le leggi, ma quasi mai nell’effettivo risultato.

Ti ho parlato di messa a norma dell’impianto elettrico e di come vada fatta in questo articolo, ma voglio essere sincero: non sono assolutamente convinto che sia un’opzione conveniente.

Infatti tale tipo di intervento prevede di continuare ad utilizzare vecchie parti dell’impianto elettrico su cui inserire nuovi elementi. E’ un po’ come pretendere di ringiovanire una persona con una trasfusione di sangue e una plastica facciale: il corpo rimane quello e di sicuro non aumenta l’aspettativa di vita.

Lo stesso stesso vale per un impianto elettrico di cui viene fatta solo la messa a norma, aggiungendo il fatto che tale intervento impone una forte limitazione alla possibilità di avere un impianto realmente completo e funzionale per quelle che sono le nuove esigenze (che sono diverse da quelle di quaranta o cinquanta anni fa).

C’è infine un dato di fatto, che è la cosa più concertante e che troppo spesso viene taciuto dagli installatori che si occupano di mettere a norma gli impianti elettrici esistenti: tutte le dichiarazioni di conformità che fanno, alla luce dei fatti, non sono valide. Sia perché i componenti che non vengono sostituiti nella messa a norma non rispettano le leggi attuali sulle caratteristiche dei materiali (pensa alle tubazioni annegate nella muratura), sia perché non è possibile rispettare appieno quelle che dovrebbero essere le prescrizioni in merito alle dotazioni minime obbligatorie di un impianto certificato.

Se i controlli in Italia non latitassero, fioccherebbero multe per dichiarazioni di conformità fasulle.

Che poi il problema non è la dichiarazione falsa ma il fatto che la tua casa, con un impianto messo a norma, continua a non essere realmente sicura (naturalmente dal punto di vista dell’impianto elettrico).

Quindi, tra messa a norma e rifacimento dell’impianto, è sempre conveniente prevedere questo secondo tipo di intervento, anche se è più costoso ed invasivo. Aspetti che tra l’altro, nell’ottica di una ristrutturazione globale di un appartamento, sono meno rilevanti.

Però, prima di chiamare un elettricista e affidargli il tuo nuovo impianto elettrico, ci sono delle cose che devi sapere. Molte le abbiamo affrontate in questo articolo dedicato al rifacimento dell’impianto elettrico.

Ce ne sono altre però di cui non ti ho parlato. Si tratta di informazioni che (per legge) dovrebbe fornirti l’installatore (o il progettista dell’impianto elettrico), ma che nessuno fa mai.

Ti sto parlando dei livelli dell’impianto elettrico, individuati in modo preciso dalla legge, e tra cui tu devi necessariamente compiere una scelta consapevole prima di rifare il tuo.

Immagino che questa cosa dei livelli dell’impianto ti suoni nuova, eppure è un obbligo dal 2012, introdotto proprio per dare una riposta efficace ai dati statistici che hai letto poco fa, oltre che per creare, in modo chiaro e semplice, maggiore consapevolezza nell’utenza finale.

ristrutturazione pratica - i 7 errori

COSA SONO I LIVELLI DELL’IMPIANTO ELETTRICO

Per parlare di questo concetto è necessario fare alcuni riferimenti normativi. Infatti i livelli dell’impianto elettrico sono riportati all’interno della norma CEI 64-8, quella che in sostanza regola l’impiantistica elettrica residenziale.

Il CEI è il comitato elettrotecnico italiano, un’associazione senza scopo di lucro creata nel 1909 con lo scopo di normazione in campo elettrico. In sostanza recepisce le norme tecniche europee e le armonizza al mercato italiano.

Che le norme rilasciate dal CEI costituiscano riferimenti obbligatori da applicare affichè gli impianti siano considerati a norma (cioè possano avere la dichiarazione di conformità) è sancito da varie leggi in vigore, tra cui ad esempio il decreto del ministero dello sviluppo economico n. 37/2008, che è il riferimento di legge più importante in vigore in materia di installazione di impianti.

La norma CEI 64-8 è nata proprio in seguito alla pubblicazione del d.m. 37/2008 e ha subito nel corso degli anni numerosi aggiornamenti. L’ultimo in ordine di tempo, nel momento in cui scrivo questo articolo, risale al 2019.

Quello che interessa a noi però è del 2012, si tratta della settima edizione della norma, in cui vengono per l’appunto introdotti i livelli dell’impianto elettrico.

In sostanza sono stati individuati tre livelli crescenti di impianti elettrici, in cui il più basso determina le condizioni minime per cui un impianto possa essere considerato sicuro ed efficiente. E naturalmente possa ricevere la dichiarazione di conformità.

I tre livelli degli impianti elettrici

I tre livelli individuati dalla norma sono:

  • Livello 1: Base
  • Livello 2: Standard
  • Livello 3: Domotico

Come abbiamo già detto il livello base definisce gli standard minimi relativi agli impianti elettrici. Sotto non si può scendere.

Attenzione ad un aspetto: far realizzare un impianto che non rispetti il livello base significa automaticamente non poter ottenere la dichiarazione di conformità, cosa che comporta alcune problematiche.

Primo problema: l’impianto è “fuorilegge”. Infatti tutti gli impianti realizzati (o sostituiti) dal 2008 in poi devono obbligatoriamente essere provvisti di dichiarazione di conformità.

Secondo problema: la casa perde l’agibilità. Infatti l’agibilità sancisce (anche) la sicurezza dell’immobile (compresa quella impiantistica): l’unico modo per dire che un impianto è sicuro è avere la dichiarazione di conformità.

In caso di compravendita le dichiarazioni di conformità sono documenti richiesti, almeno per gli impianti rifatti dopo il 2008. Anche l’agibilità è un documento necessario. Non esistono leggi che vietano di vendere la casa senza tale documentazione, però i compratori potrebbero chiederti notevoli sconti o arrivare addirittura a richiedere lo scioglimento del contratto in caso di loro assenza.

Tornando ai livelli dell’impianto elettrico: i livelli 2 e 3 non sono obbligatori, e rappresentano evoluzioni rispetto all’impianto base.

Ma quali sono i parametri che determinano le differenze tra i tre livelli dell’impianto? E quali sono effettivamente queste differenze?

Per fare una scelta consapevole devi conoscere questi aspetti.

Ti tranquillizzo subito: non si tratta di complesse nozioni tecniche, ma di semplici aspetti relativi ad elementi dell’impianto che giù usi quotidianamente e con cui hai dimestichezza. Quindi non devi diventare un esperto elettricista per fare una scelta consapevole.

I PARAMETRI SU CUI VENGONO VALUTATI I LIVELLI DELL’IMPIANTO ELETTRICO

Iniziamo con una premessa: la norma indica, come elementi di base e imprescindibili per impianti elettrici di qualsiasi livello, sia la tipologia che le caratteristiche di sicurezza dei componenti con cui devono essere realizzati.

Mi spiego meglio: i cavi del tuo impianto elettrico devono avere delle caratteristiche costruttive inderogabili; gli interruttori presenti nel quadro elettrico devono avere delle caratteristiche costruttive inderogabili; le prese e gli interruttori sparsi per casa, devono avere delle caratteristiche costruttive inderogabili; e questo vale per tutti i componenti.

Per poter essere installati tutti questi componenti devono possedere obbligatoriamente il marchio CE, quindi non possono essere acquistati dal cinese sotto casa.

Quindi, al fine di ottenere un impianto almeno di livello 1, cioè certificabile (ti ricordo che la certificazione è obbligatoria per legge negli impianti nuovi o rifatti), è essenziale utilizzare componenti elettrici di qualità.

Ho ritenuto importante fare questa premessa in quanto, quando parla di livelli degli impianti, la norma CEI 64-8 non fa minimamente riferimento a queste caratteristiche tecniche, che sono oggetto di trattazione all’interno di altri capitoli della medesima norma e all’interno di altre norme specifiche.

Naturalmente non sta a te essere preparato su tali aspetti, che sono molto tecnici, ma queste informazioni ti serviranno per drizzare le antenne di fronte a elettricisti che ti fanno prezzi stracciati: potrebbero usare componenti non certificati e quindi pericolosi.

Fatta questa premessa, torniamo a parlare dei livelli dell’impianto elettrico. Per determinare se un impianto sarà di uno o un altro livello, la norma definisce le caratteristiche che devono avere le seguenti parti dello stesso:

  • Quadro elettrico e circuiti (numero dei circuiti, numero degli interruttori differenziali, protezione dalle sovratensioni);
  • Numero di lampade di emergenza;
  • Numero di prese e punti illuminazione (divise per tipologia di ambiente e dimensione dello stesso);
  • Numero di prese telefoniche e/o dati;
  • Tipologia di apparecchi ausiliari installati (citofono/videocitofono, allarme, controllo carichi, etc.).

Inoltre, siccome un appartamento di 50mq ha esigenze impiantistiche molto diverse da uno di 150mq, per ogni livello dell’impianto elettrico vengono indicate le dotazioni minime a seconda della superficie della casa.

Ad esempio una caratteristica che sta a monte di quelle che ti ho elencato qui sopra, e che è comune a tutti i livelli di impianto, è proprio legata alla superficie dell’immobile:

sto parlando della potenza per cui deve essere dimensionato l’impianto.

La potenza dell’impianto

In sostanza stiamo parlando di quali carichi elettrici deve poter sopportare senza problemi il tuo nuovo impianto elettrico.

Sicuramente sai benissimo che, quando stipuli un contratto di fornitura elettrica, puoi scegliere tra quelle che sono definite “taglie” di potenza. Quelle classiche sono: 3kW, 4,5kw, 6kW, anche se in realtà ormai si può scegliere la taglia che si vuole con scatti di 0,5kW.

Questa è la potenza fornita e l’impianto deve essere in grado di supportare apparecchi che complessivamente richiedono tale potenza. Ecco cosa dice la norma:

  • Appartamenti fino a 75mq → impianto dimensionato almeno per potenze di 3kW;
  • Appartamenti oltre i 75mq → impianto dimensionato almeno per potenze di 6kW.

Questi sono valori minimi. C’è da evidenziare però che la presenza di apparecchi elettrici all’interno delle case sta diventando sempre più importante.

Sicuramente l’efficienza di tali apparecchi è molto superiore rispetto a solo pochi anni fa (e quindi i consumi sono minori), però le potenze richieste stanno comunque aumentando.

Ad esempio, molte funzioni prima demandate ad altri impianti vengono ora spesso affidate all’impianto elettrico: pensa alle piastre ad induzione che vengono installate al posto dei fornelli a gas (una piastra ad induzione può assorbire da sola fino a 3kW); oppure ai sistemi di riscaldamento/raffrescamento totalmente elettrici (pompe di calore).

Quindi, anche in immobili di piccole dimensioni, è probabilmente conveniente prevedere un dimensionamento maggiore.

Pensa che in un grosso appartamento che ho ristrutturato, è stato necessario dimensionare l’impianto per ben 15 kW.

Se la potenza minima su cui dimensionare l’impianto abbiamo detto essere una caratteristica trasversale e comune a tutti i livelli di impianto, tutte le altre caratteristiche che abbiamo elencato prima variano al variare del livello. La norma CEI 64-8 le racchiude tutte nella tabella A.

Vediamo sinteticamente quali sono le prestazioni che devono garantire i singoli livelli per ognuno dei punti che ti ho elencato.

LIVELLO 1: BASE

livelli impianto elettrico: livello 1 - base

Abbiamo detto che il livello 1 è l’unico obbligatorio per avere un impianto a norma. Quelle che vedremo nelle prossime righe quindi sono le prestazioni minime di legge che deve avere il tuo nuovo impianto elettrico.

Quadro elettrico e circuiti

Nel quadro elettrico convergono tutti gli interruttori che comandano le varie linee in cui è diviso l’impianto elettrico, quindi le caratteristiche relative al quadro elettrico descrivono tutto l’impianto.

Il numero di linee in cui dividere l’impianto è correlato alla dimensione della casa.

Prima di vederle nel dettaglio però elenchiamo altre caratteristiche che deve rispettare il quadro elettrico e che sono indipendenti dalla superficie della casa:

  • Presenza di un interruttore generale (interruttore magnetotermico);
  • Presenza di due interruttori differenziali su cui suddividere le linee;
  • Presenza di una protezione contro le sovratensioni (se necessario).

Giusto per tua conoscenza, gli interruttori magnetotermici servono per proteggere l’impianto dalle sovracorrenti e dai cortocircuiti, mentre gli interruttori differenziali servono per proteggere l’utilizzatore dai contatti diretti (il caso più banale è tu che tocchi un cavo scoperto in cui passa corrente).

Veniamo ora alla divisione in circuiti:

Le linee elettriche di un impianto di livello 1

La divisione in circuiti avviene tramite interruttori magnetotermici, che nel quadro elettrico sono collegati direttamente agli interruttori differenziali (ogni differenziale è collegato a più magnetotermici).

Abbiamo detto che gli impianti devono essere divisi in un determinato numero di linee a seconda della superficie della casa.

C’è da fare una precisazione che vale per tutti i livelli di impianto: nel contare le linee minime, non bisogna tener conto di quelle dedicate a scaldacqua, condizionatori, caldaie, box auto, cantine (che devono stare a parte).

Quindi, in sostanza, si tratta di linee che comandano prese (o forniture di energia in genere) e luci:

  • Casa fino a 50mq → 2 linee (solitamente luce e prese);
  • Casa tra 50mq e 75mq → 3 linee;
  • Casa tra 75mq e 125mq → 4 linee;
  • Casa oltre 125mq → 5 linee.

Con questo abbiamo definito le dotazioni di base del quadro elettrico di un impianto di livello 1. Vediamo le altre caratteristiche.

Illuminazione di emergenza

Naturalmente stiamo parlando delle lampade di emergenza. La legge fa una distinzione in base alla superficie della casa:

  • Fino 100mq → basta 1 lampada di emergenza;
  • Oltre i 100mq → sono necessarie 2 lampade di emergenza.

Dotazione di prese e di illuminazione per singolo ambiente

Qui la situazione si fa più complicata. Infatti tale dotazione minima viene indicata per ogni singola stanza che compone la casa, in relazione alla superficie e alla funzione.

La norma affronta tutti gli ambienti possibili, noi vediamo i principali, cioè quelli che sono sempre presenti in tutte le case. E lo facciamo partendo da quelli la cui dotazione è indipendente dalla superficie:

  • Ingresso → 1 presa e 1 punto luce;
  • Cucina → 5 prese (di cui 2 sul piano di lavoro), 1 punto luce e 1 punto TV;
  • Bagno con lavatrice → 2 prese, 2 punti luce.

Vediamo ora gli ambienti per cui sono indicate dotazioni diverse a seconda della superficie, cominciando dalle:

Camere da letto

  • Superficie tra 8mq e 12mq → 3 prese, 1 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie tra 12mq e 20mq → 4 prese, 1 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie oltre i 20mq → 5 prese, 2 punti luce e 1 punto TV.

Altri ambienti

Per altri ambienti si intendono tutti quelli non presenti nell’elenco che abbiamo fatto finora, quindi in sostanza soggiorni, sale da pranzo, salotti, studioli, etc.

  • Superficie tra 8mq e 12mq → 4 prese, 1 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie tra 12mq e 20mq → 5 prese, 1 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie oltre i 20mq → 6 prese, 2 punti luce e 1 punto TV.

Oltre a prese e luci ci sono una serie di altri servizi che sono indispensabili all’interno delle abitazioni e che concorrono a determinare il livello dell’impianto elettrico.

Prese telefono e/o dati

Queste vengono normate in relazione alla superficie della casa:

  • Casa fino a 50mq → 1 presa;
  • Casa tra 50mq e 100mq → 2 prese;
  • Casa oltre 100mq → 3 prese.

Apparecchi ausiliari

Gli apparecchi ausiliari sono varie dotazioni che non sono indispensabili per dare un impianto elettrico funzionante. Quindi sono sostanzialmente degli optional.

Infatti la norma, per il livello 1, ne prevede obbligatoriamente solo due: campanello e citofono.

A partire dal prossimo paragrafo vedrai come, nei livelli successivi, diventano obbligatori molti più apparecchi ausiliari.

LIVELLO 2: STANDARD

livelli impianto elettrico: livello 2 - standard

Non devi farti ingannare dal fatto che questo livello sia classificato come “standard”: nessuno dei vecchi impianti elettrici raggiunge le prestazioni di tale livello e anche i nuovi impianti raramente lo fanno.

Rispetto al livello base si tratta semplicemente di aumentare le dotazioni. Vediamo come, riproponendo gli stessi punti del paragrafo precedente.

Quadro elettrico

Il quadro elettrico di un impianto di livello 2 rispecchia la maggiore completezza e sofisticazione dell’intero impianto: anche visivamente è differente in quanto il maggior numero di interruttori installati comporta la necessità di un centralino di dimensioni maggiori.

Queste sono le caratteristiche di un quadro elettrico di livello 2 indipendenti dalla superficie:

  • Presenza di un interruttore generale (interruttore magnetotermico);
  • Presenza di due interruttori differenziali su cui suddividere le linee;
  • Presenza di una protezione contro le sovratensioni se necessario.

Se vai a confrontare con il quadro elettrico di livello 1 vedrai che sono esattamente uguali. La differenza di un impianto standard dal precedente infatti è relativa alla divisione dei circuiti:

Le linee elettriche di un impianto di livello 2

Anche in questo caso il numero di linee minime da prevedere non deve tener conto di quelle dedicate a scaldacqua, condizionatori, caldaie, box auto, cantine a cui devono essere dedicate linee separate.

Quindi, divise per superficie, abbiamo:

  • Casa fino a 50mq → 3 linee;
  • Casa tra 50mq e 75mq → 3 linee;
  • Casa tra 75mq e 125mq → 5 linee;
  • Casa oltre 125mq → 6 linee.

Solo per le case tra 50 e 75 mq non cambia la dotazione rispetto al livello 1, per gli altri tagli di superficie è prevista una linea in più.

Illuminazione di emergenza

Per quanto riguarda le lampade di emergenza:

  • Fino 100mq → 2 lampade di emergenza;
  • Oltre i 100mq → 3 lampade di emergenza.

Anche qui aumentiamo di uno rispetto ad un impianto di livello base.

Dotazione di prese e di illuminazione per singolo ambiente

Vediamo, come per abbiamo fatto per gli impianti di livello 1, cosa prevede la norma partendo dagli ambienti per cui la dotazione è indipendente dalla superficie:

  • Ingresso → 1 presa e 1 punto luce;
  • Cucina → 6 prese (di cui 2 sul piano di lavoro), 2 punto luce e 1 punto TV;
  • Bagno con lavatrice: 2 prese, 2 punti luce.

Ci sono poche differenze con gli impianti di livello 1.

Vediamo invece cosa viene previsto per gli ambienti le cui dotazioni sono legate alla superficie.

Camere da letto

  • Superficie tra 8mq e 12mq → 4 prese, 2 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie tra 12mq e 20mq → 6 prese, 2 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie oltre i 20mq → 7 prese, 4 punti luce e 1 punto TV.

Altri ambienti

Ti ricordo che per altri ambienti si intendono tutti quelli non presenti nell’elenco che abbiamo fatto qui sopra, quindi in sostanza soggiorni, sale da pranzo, salotti, studioli, etc.

  • Superficie tra 8mq e 12mq → 5 prese, 2 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie tra 12mq e 20mq → 7 prese, 2 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie oltre i 20mq → 8 prese, 3 punti luce e 1 punto TV.

Tra camere e altri ambienti le dotazioni sono decisamente più importanti rispetto ad un impianto di livello 1.

Prese telefono e/o dati

In questo caso non cambia nulla rispetto ad un impianto di livello 1:

  • Casa fino a 50mq → 1 presa;
  • Casa tra 50mq e 100mq → 2 prese;
  • Casa oltre 100mq → 3 prese.

Apparecchi ausiliari

Abbiamo visto che nel livello 1 gli unici apparecchi ausiliari necessari sono il campanello e il citofono.

Nel livello 2 questi apparecchi sono più numerosi:

  • Campanello;
  • Citofono;
  • Videocitofono;
  • Controllo dei carichi;
  • Allarme Antintrusione.

In merito ai videocitofoni c’è da fare una precisazione: siccome la sua installazione dipende dal circuito dedicato presente nell’immobile in cui si trova casa tua, se abiti in condominio e non c’è la predisposizione per il videocitofono non sei obbligato ad installarlo per avere un impianto classificato di livello 2.

Per quanto riguarda il controllo dei carichi, si tratta di un piccolo elemento con display che viene inserito all’interno del quadro elettrico che ha, in sostanza, lo scopo di monitorare quanto consumi. Ma non fa solo questo: ti segnala con un suono quando sei in sovraccarico ed effettua il distacco dei carichi (cioè delle linee) non necessari per evitare danni.

Come hai potuto leggere gli impianti elettrici di livello 2 sono molto più completi e prevedono un grado di sicurezza decisamente maggiore rispetto a quello base.

Per ottenere l’ultimo step verso un impianto al top delle performances manca solo un passo: la domotica.

Questa è prerogativa degli impianti di livello 3, che però non prevedono solo l’integrazione della domotica ma anche alcune caratteristiche diverse (migliorative) rispetto a quanto abbiamo visto negli due livelli precedenti.

LIVELLO 3: DOMOTICO

livello impianto elettrico: livello 3 - domotico

Come abbiamo detto, negli impianti di livello 3 non si tratta semplicemente di integrare la domotica, ma anche di aumentare ulteriormente le dotazioni impiantistiche standard con lo scopo non tanto di avere più prese o luci, ma quanto di aumentare ulteriormente la sicurezza dell’impianto.

Vediamo come.

Quadro elettrico

Nel quadro elettrico aumentano le linee, dipendenti dalla superficie, ma anche un’altra caratteristica, indipendente dalla superficie:

  • Presenza di un interruttore generale (interruttore magnetotermico);
  • Presenza di due interruttori differenziali su cui suddividere le linee;
  • Presenza di una protezione contro le sovratensioni (se necessario);
  • Presenza di una protezione contro le sovratensioni per gli apparecchi.

In sostanza vi è una protezione aggiuntiva contro le sovratensioni che evita alle apparecchiature di rovinarsi in caso di picchi di tensione imprevisti.

Infatti se la prima protezione serve per evitare che tu ti folgori (in sostanza funziona come il parafulmini…), questa seconda protezione fa in modo che le apparecchiature (soprattutto elettroniche) non subiscano sbalzi di tensione e si rovinino irrimediabilmente.

La logica è che sia indispensabile proteggere le vite umane (quindi la prima protezione dalle sovratensioni è prevista fin dagli impianti di livello base), e che, come prestazione aggiuntiva (del livello 3), si vada a proteggere anche le apparecchiature (cioè si ha una protezione dal danno economico).

Vediamo invece, a livello di linee, cosa prevede la norma per gli impianti di livello 3.

Le linee elettriche di un impianto di livello 3

Come già detto, anche in questo caso il numero di linee minime da prevedere non deve tener conto di quelle dedicate a scaldacqua, condizionatori, caldaie, box auto, cantine a cui devono essere dedicate linee separate.

Quindi, divise per superficie, abbiamo:

  • Casa fino a 50mq → 3 linee;
  • Casa tra 50mq e 75mq → 4 linee;
  • Casa tra 75mq e 125mq → 5 linee;
  • Casa oltre 125mq → 7 linee.

Rispetto al livello 2 aumentano le linee per gli immobili tra 50 e 75 mq (da 3 a 4) e per quelli oltre i 125 mq (da 6 a 7).

Illuminazione di emergenza

Per quanto riguarda le lampade di emergenza non cambia nulla rispetto al livello 2:

  • Fino 100mq → 2 lampade di emergenza;
  • Oltre i 100mq → 3 lampade di emergenza.

Dotazione di prese e di illuminazione per singolo ambiente

Partiamo, come prima, dagli ambienti per cui la dotazione è indipendente dalla superficie:

  • Ingresso → 1 presa e 1 punto luce;
  • Cucina → 7 prese (di cui 2 sul piano di lavoro), 2 punto luce e 1 punto TV;
  • Bagno con lavatrice: 2 prese, 2 punti luce.

Ci sono poche differenze con gli impianti di livello 2, solo la cucina prevede una presa in più.

Attenzione, nell’elenco che puoi leggere qui sopra non ti ho inserito tutti gli ambienti previsti dalla legge, la quale fornisce indicazioni per le dotazioni minime anche di: anglo cottura, lavanderia, vano wc, corridoio, balcone, ripostiglio, cantina/mansarda, box, giardino (alla fine dell’articolo trovi un documento in cui ti riporto tutto).

Vediamo invece, sempre relativamente al livello 3, cosa prevede la norma per gli ambienti le cui dotazioni sono legate alla superficie.

Camere da letto

  • Superficie tra 8mq e 12mq → 4 prese, 3 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie tra 12mq e 20mq → 7 prese, 3 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie oltre i 20mq → 9 prese, 4 punti luce e 1 punto TV.

Altri ambienti

  • Superficie tra 8mq e 12mq → 5 prese, 2 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie tra 12mq e 20mq → 8 prese, 3 punto luce e 1 punto TV;
  • Superficie oltre i 20mq → 10 prese, 4 punti luce e 1 punto TV.

Come puoi leggere, rispetto ai livelli precedenti, c’è un ulteriore incremento di dotazioni.

Prese telefono e/o dati

In questo caso aumentano le dotazioni rispetto ad un impianto di livello 2:

  • Casa fino a 50mq → 1 presa;
  • Casa tra 50mq e 100mq → 3 prese;
  • Casa oltre 100mq → 4 prese.

Apparecchi ausiliari

Nel livello 3, rispetto al precedente, c’è solo una novità:

  • Campanello;
  • Citofono;
  • Videocitofono;
  • Controllo dei carichi (anche integrato nel domotico);
  • Allarme Antintrusione (anche integrato nel domotico);
  • Impianto domotico.

Qualche parola relativamente alla domotica.

Come prima cosa ti rimando all’articolo che ho pubblicato proprio dedicato alla domotica, lo trovi qui: Guida agli impianti domotici per committenti non esperti.

Le principali funzioni domotiche che possono essere presenti in casa sono:

  • Gestione degli scenari (tapparelle, luci, ecc.);
  • Gestione automatica della temperatura (caldo, freddo);
  • Gestione dei carichi elettrici;
  • Allarme antintrusione;
  • Sistema di diffusione sonora;
  • Rilevazione incendio;
  • Sistema rilevazione gas;
  • Controllo da remoto.

Affinché il tuo impianto sia considerato di livello 3 non è necessario integrare tutte le funzioni che ti ho elencato qui sopra, ma la norma dice che l’impianto domotico deve gestirne almeno quattro.

ristrutturazione pratica: i 7 errori

LA NECESSITÀ DI UNA SCELTA CONSAPEVOLE

Nei paragrafi precedenti ti ho nesso nero su bianco tutte le caratteristiche dei tre livelli di impianti previsti dalla norma CEI 64-8.

Quando sono stati introdotti e ne sono state fissate le caratteristiche nel 2012, è stato compiuto un importante sforzo di semplificazione e chiarimento soprattutto a beneficio dell’utenza finale.

Infatti, con queste indicazioni, anche chi non è un esperto può facilmente comprendere quali sono le caratteristiche di un impianto base, sotto le quali non si può scendere, e quali sono le caratteristiche dell’impianto che il proprio installatore sta proponendo.

Ma la norma CEI 64-8 ha contemporaneamente introdotto anche l’obbligo di informare e coinvolgere l’utente finale (cioè tu) nella scelta del livello dell’impianto, e anche di indicare nel certificato di conformità quale sia il livello installato.

Quello che è mancato, e che manca tuttora, è una diffusione di tali informazioni proprio verso le persone a cui sono destinate, cioè gli utenti finali.

Infatti si tratta di nozioni che sono ben chiare a tutti gli installatori, ma che già tra i miei colleghi progettisti sono poco conosciute. Ammetto che io stesso, fino a poco tempo fa, ero ignorante in materia.

Con questo articolo abbiamo concluso un percorso di informazione sugli impianti elettrici, destinato agli utenti finali. Nei paragrafi precedenti ti ho messo i link agli altri articoli che creano il quadro di insieme che abbiamo delineato su questo argomento.

Ma, prima di chiudere questo articolo, ho un regalo per te: se clicchi sul pulsante qui sotto puoi scaricare gratuitamente un file pdf in cui trovi tutte le nozioni racchiuse nella tabella A allegata alla norma CEI 64-8, che riporta tutte le caratteristiche dei tre livelli degli impianti elettrici di cui abbiamo parlato.

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