7 Maggio 2022 / / Francesca Grua

Si chiama Torino-Venezia, è una lampada da tavolo nata da un semplice schizzo su carta, un’idea abbozzata, presentata a Nicolò di Irregolare e modellata step by step nel loro laboratorio.

Torino-Venezia racconta la storia di un’idea che parte nella mia testa, un giorno d’autunno a Torino e arriva da Irregolare a Venezia per diventare realtà.

Due città unite da un filo invisibile, un percorso sferico che unisce due mondi, quello di chi si occupa di case e quello di uno studio di design, specializzato in Product e Lighting Design.

La forma rotonda di questa lampada non è un caso, ma racconta proprio questa storia.

Irregolare è una realtà giovane con un occhio attento ad un aspetto super interessante per noi professionisti e non solo.

La personalizzazione, il poter realizzare quella che inizialmente è solo un’idea, avvalendosi della professionalità di chi si intende di design del prodotto, di lampade e di produzione.

Ho scelto loro per il servizio di progettazione ‘on-demand’, rivolto non solo a designer e professionisti del settore, ma a chiunque desideri realizzare il proprio progetto custom, anche a partire da uno sketch, un disegno, o semplicemente un’idea.

Io e Nicolò di Irregolare ci siamo conosciuti tramite il canale di Instagram, abbiamo chiacchierato spesso e in uno di questi scambi, abbiamo deciso di dare vita ad un progetto, una lampada.

Da tempo sognavo di progettare una lampada da tavolo. Torino-Venezia è proprio il frutto di questo desiderio.

Dall’idea iniziale al primo confronto

Insieme allo studio Irregolare, abbiamo discusso e valutato l’idea iniziale, definendo alcune linee guida relative a materiali, dimensioni e altre caratteristiche di massima.

E così dal concept e da un disegno a mano libera, è iniziato il lavoro di progettazione vero e proprio.

Il mio desiderio era quello di progettare una lampada da tavolo che fosse anche un elemento d’arredo. L’ho immaginata fin da subito di dimensioni considerevoli. Perfetta su una madia o in grande ingresso.

Una lampada che fosse anche qualcos’altro, un piccolo piano d’appoggio o uno svuotatasche.

Elegante, ma allo stesso tempo giocosa.

Nella mia testa i due materiali che dovevano impreziosire la lampada, erano fin da subito il marmo e il ferro.

Ho scelto il verde, ma già me la immagino anche di marmo rosso con il corpo bordeaux/terracotta, oppure marmo nero con la parte metallica bianca, o ancora con il corpo color panna accostato al marmo di Carrara.

Le possibilità sono infinite, puoi decidere tu quali sono i colori e i materiali di Torino-Venezia perfetti per la tua casa.

La parola è passata a Irregolare

Irregolare ha avviato uno studio di fattibilità, valutando i punti di forza e le criticità da risolvere. Ecco perchè, ad esempio, da due punti luce siamo passati ad uno unico.

In questa fase è stato prezioso avere il supporto di chi di lampade ne capisce e realizza quotidianamente. La parte più importante è stata proprio l’esperienza dello studio messa a disposizione della mia idea iniziale.

3D e render della lampada

Per quanto riguarda la fruibilità della lampada, lo studio ha lavorato sull’elemento vassoio, rifinito e bordato in modo che divenisse un piano d’appoggio stabile.

L’idea geniale, l’elemento giocoso che cercavo, è arrivato proprio da Nicolò e dallo studio. Mi hanno parlato della possibilità di utilizzare un elemento magnetico che permettesse alle persone di spostare e posizionare la fonte luminosa a proprio piacimento, lungo il profilo metallico.

Dopo alcuni test, abbiamo scelto un profilo a sezione quadrata per aumentare la superficie di contatto col magnete e garantire maggiore stabilità alla fonte luminosa

Ci sono stati diversi confronti dopodiché Irregolare è passato ai disegni tecnici, ai modelli 3D e ai rendering, in modo da valutare virtualmente la resa del prodotto e testare diverse opzioni prima dello step di prototipazione della lampada da tavolo.

Dai disegni al prototipo

Lo studio di Irregolare ha poi iniziato a realizzare il prodotto, in modo interamente artigianale, all’interno della propria officina.

Primo prototipo

E dopo alcune modifiche è stato realizzato un nuovo prototipo. A prova del grande lavoro artigianale ci sono le immagini che raccontano il percorso fatto insieme, direttamente nel laboratorio di Irregolare.

La lampada è stata completata nell’arco di 30 giorni, dopo i quali è stata fotografata e spedita.

Adoro queste cose e sono entusiasta d raccontarvi la storia di me e Irregolare, ovvero della lampada Torino-Venezia .

Avere un oggetto unico in casa, magari semplicemente solo immaginato e pensato e poi fisicamente esposto nel proprio ambiente domestico, visibile e palpabile nel quotidiano.

Tutto questo è meraviglioso, non credi?

Secondo prototipo

E così, magicamente, la lampada che avevo solo pensato è stata realizzata ed è arrivata a casa mia. Un oggetto reale, funzionante, palpabile.

L’ho messa esattamente dove l’avevo immaginata, in salotto, in bella mostra.

Tutto questo lavoro di pensiero e di manodopera merita però di essere condiviso, di entrare nelle vostre case in nuove forme.

La lampada Torino-Venezia è in vendita. Potrai personalizzarla nei colori e nelle finiture che desideri, dopo un confronto con i ragazzi dello studio.

Se te ne sei innamorato, tanto quanto me, puoi acquistarla sul sito a questo link:

SHOP TORINO-VENEZIA

E se invece ti frulla in testa un’idea tutta tua, il servizio di progettazione e realizzazione del prodotto ‘on demand’ di Irregolare può fare al caso tuo. Potrai veder realizzata la tua idea in 30 giorni, attraverso un processo di consulenza e progettazione rapida su misura.

L’articolo TORINO-VENEZIA. STORIA DI UNA LAMPADA CUSTOM proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

5 Aprile 2022 / / Francesca Grua

Quando si parla di piastrelle o materiali da rivestimento, il primo pensiero che ci viene in mente è quello di un pavimento, un rivestimento per la cucina o il bagno.

Ma perché limitarci? Ci sono un sacco di possibilità e usi alternativi dei materiali da rivestimento. Oggi voglio mostrartene alcuni che possano ispirarti.

Passiamo subito al sodo.

SCALE DECORATE CON PIASTRELLE

Qui non parliamo della pedata, che di buona norma viene già piastrellata o realizzata in legno o ferro.

L’idea interessante è invece quella di decorare l’alzata, ovvero la superficie verticale di ogni scalino, con delle piastrelle decorate, facendo diventare la scala il fulcro della casa, quello dove si posa immediatamente l’occhio.

Alzata e Pedata

Può funzionare! La scala è un elemento architettonico e strutturale importantissimo e può diventare l’elemento caratteristico della nostra casa, il fulcro. Ma per fare questo dobbiamo uscire dagli schemi.

Villa La Planchart di Gio Ponti in Venezuela

Prendiamo sempre ispirazione ‘dai grandi’. Gio Ponti lo era e la scala nella foto sopra rende bene l’idea dei concetti espressi finora. La scala Arlecchino ha i gradini di diversi marmi colorati, l’alzata rimane di grande impatto mentre la pedata si mantiene su toni neutri. Da qualsiasi angolazione la si guarda, è spettacolare.

TESTIERA DEL LETTO IN CERAMICA

Scontata per chi mi legge da un po’, ne avevo già parlato qui:

TESTIERA LETTO. STYLING DELLA CAMERA

Un’idea relativamente nuova che va a sostituire la classica testiera del letto. Il retro del letto, la testata, può essere ricreata utilizzando delle piastrelle in ceramica oppure una bella lastra di pietra o di elementi compositi.

Masseria Moroseta, Ostuni

Il bello è che ci si può sbizzarrire anche con la forma: come una classica testata oppure che abbraccia il letto e copre l’intera altezza della parete. Via libera alla fantasia.

Non sarebbe male una testiera realizzata in finitura Palladio Moro di Santamargherita. Che ne dici?

Santamargherita

ISOLA DELLA CUCINA PIASTRELLATA

Se invece del solo top della cucina si rivestisse l’intera isola? Parliamo delle pareti verticali, quelle libere da mobilio, quasi come a ricreare un unico blocco statico e imponente, che svetta al centro della cucina.

Le idee anche in questo caso possono essere svariate, dall’uso delle piastrelle piccolo formato alle lastre in pietra grandi dimensioni.

Layer House di Robson Rak Architects

PIASTRELLE SU PARETI INSOLITE

La convinzione che le pareti da rivestire siano solo quelle di bagno e cucina va sdoganata e possiamo sicuramente guardare oltre. La piastrella può arrivare anche in salotto, dietro a un mobile. Mai porsi limiti.

Oak Tree House di Kennedy Nolan

CAMINO RIVESTITO CON PIASTRELLE

E se anche la parete del camino venisse rivestita? Tutta e non solo nell’intorno dell’apertura.

In questo caso un rivestimento in ceramica, in grès o in pietra può essere la soluzione più idonea per un risultato wow. Dalla piastrella 10×10 cm lucida, alla lastra in grès effetto marmo, si possono creare ambientazioni diverse e originali.

Collezione Soap di kaufmann keramik

Ma se ti servissero altre dritte sull’argomento camino, ho scritto un articolo al riguardo

CAMINO O CAMINETTO. GUIDA ALLA SCELTA

REALIZZA UN ARREDO CON LE PIASTRELLE

Loro sono famosissimi, e i prezzi dei loro prodotti non sono da meno, sto parlando di Fleur Studios

Nessuno ci vieta però di prendere ispirazione e creare degli arredi, partendo da uno scheletro in legno e rivestendolo poi con piastrelle di varie dimensioni, colori e texture.

via pinterest

LA PARETE QUADRO

Parlo e parliamo spesso di gallery wall, di stampe e quadri da scegliere per personalizzare le pareti di casa. E se per una volta il muro di casa fosse decorato con un quadro di piastrelle?

Cosa sto dicendo? Te lo mostro qui sotto:

CREARE UN TAPPETO DI PIASTRELLE

Molto grafico, per un pavimento in cui si crea del movimento. Giocoso e divertente. L’idea mi è arrivata scoprendo la collezione Carpet di Ceramica Francesco de Maio e estendendo poi il concetto a versioni meno “tappeto disegnato”.

Carpet di Ceramica Francesco de Maio

Così come possiamo creare un quadro a parete con le piastrelle, possiamo creare dei giochi a pavimento, disegnando delle aree specifiche di uno spazio, un tappeto di piastrelle insomma.

Tangle di Ornamenta

Siamo arrivati alla fine.

Ti vengono in mente altri usi alternativi delle piastrelle, solitamente utilizzate per pavimenti e rivestimenti di bagni e cucine?

L’articolo PIASTRELLE SOLO IN BAGNO E CUCINA? ANCHE NO proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

2 Marzo 2022 / / Francesca Grua

Obiettivo di oggi: progettare una cabina armadio Ikea su misura, con un budget contenuto e in totale autonomia.

Può richiedere molto tempo e fatica diciamocelo, a partire semplicemente dalla ricerca del sistema di armadiatura migliore per te. Ma sfruttando al meglio i sistemi Ikea e con una serie di attenti ritocchi finali, potrai avere una cabina armadio da sogno.

Per semplificarti le cose, oggi ti aiuto a progettarne una partendo da zero.

Immagino che se sei arrivato fin qui, hai già progettato la tua camera da letto, seguendo i miei consigli, vero?

PROGETTO CAMERA DA LETTO

Pianifica lo spazio

Prima cosa da fare è decidere in che punto della camera andrà il tuo armadio e quindi le sue dimensioni di massima. Trattandosi di una cabina armadio, ricorda di lasciare i giusti spazi liberi per muoverti al suo interno, per aprire un cassetto ecc.

Ricorda: le misure minime di una camera da letto comprensiva di cabina armadio sono di 3,2 m di larghezza e 4 m di lunghezza.

Misure minime camera da letto con cabina armadio

A questo proposito, ecco alcuni layout e misure di cabine armadio che potrebbero tornarti utili:

Layout tipo e misure di una cabina armadio

Una volta che la tua cabina armadio avrà la struttura che desideri, prenditi un momento per misurarla. Avrai bisogno di misure precise quando andrai ad acquistare il tuo sistema di armadi da Ikea.

Progetto di una cabina armadio in camera da letto

Ora progetta il tuo sistema armadio Ikea

Quando si tratta di Ikea, lo shopping non è sempre un compito facile: ci sono tonnellate di prodotti. Quello che ti consiglio è di iniziare ad individuare un sistema di armadi prima di andare nello specifico a scegliere esattamente gli elementi che desideri.

Potrebbe volerci tempo per esaminare tutte le opzioni, ma se stai cercando un punto di partenza, dai un’occhiata al sistema Boaxel o Elvarli.

Sistema Boaxel

Uscendo dal classico sistema di cabina armadio aperto, un’altra soluzione a struttura semiaperta è quella composta dalla struttura PAX, quella degli armadi classici Ikea, ma lasciata senza ante.

Combinazione Pax/Tyssedal

L’aspetto interessante è che, una volta che hai installato una struttura Ikea in una cabina armadio, puoi facilmente regolarla con aste, mensole, cassetti, ecc. E se cambi casa o stanza, puoi riadattare la struttura al nuovo ambiente, integrandola con nuovi elementi.

Conosci il planner Ikea?

Dopo aver scelto un sistema di guardaroba, puoi sfruttare gli strumenti di pianificazione di Ikea. Ti basterà inserire, nella barra di ricerca sul sito, la dicitura “planner Elvarli” ad esempio.

Le cose che devi sapere per iniziare a progettare sono:

Modularità e misure Sistemi Ikea

Con Elvarli devi iniziare a inserire i montanti verticali. Puoi scegliere un interasse tra questi di 80 cm o 40 cm. Attento però che lo spazio montante-interasse-montante è di 91,6 cm nel primo caso e di 51,6 cm nel secondo. Puoi anche scegliere la profondità dell’armadio, 36 cm oppure 51 cm. I montanti sono regolabili anche in altezza, da un minimo di 222 ad un massimo di 350 cm

Facciamo un’esempio. Hai una parete lunga 180 cm.

Montante A (5,8 cm)+spazio (80 cm)+montante B (5,8 cm)+spazio (40 cm)+montante C (5,8 cm)+ spazio (40 cm)+montante D (5,8 cm)= 178,4 cm necessari e da li non si scappa.

Con Boaxel devi inizia a inserire le guide verticali da parete. Puoi scegliere un interasse di 80 cm o 60 cm (le guide sono larghe solo 2 cm). Sono lunghe 1 m o 2 m e possono essere installate all’altezza che desideri. Non dimenticare il binario di montaggio, ovvero un’asta orizzontale che servirà per montare le guide verticali alla stessa altezza e alla giusta distanza.

Facciamo un’esempio. Hai una parete lunga 230 cm.

Guida A (2 cm)+spazio (80 cm)+guida B (2 cm)+spazio (80 cm)+guida C (2 cm)+ spazio (60 cm)+guida D (2 cm)= 228 cm necessari e da li non si scappa.

Con Pax hai delle strutture fisse. Le uniche scelte da fare sono la profondità del mobile (35 cm o 58 cm), l’altezza (201 cm o 236 cm) e la larghezza (50 cm, 75 cm, 100 cm o il modulo angolare).

Inizia inserendo le misure esatte della cabina armadio

Con il planner Ikea puoi ricreare la tua cabina armadio attuale e successivamente iniziare a trascinare e rilasciare i componenti base della struttura Ikea finché il tuo armadio non ti sembrerà completo.

planner Ikea

Sebbene i planner Ikea ti danno accesso solo a un sistema di armadi alla volta, ricorda che in realtà puoi combinare ed abbinare diverse opzioni: potrebbe solo richiedere del lavoro in più.

Ci vorranno sicuramente alcune ore per pianificare completamente la tua cabina armadio e può essere utile fare un salto in un negozio fisico per dare un’occhiata ai prodotti prima di acquistarli.

Ti servirà per vederli dal vivo e per scoprire tutti gli elementi che potresti aggiungere. E’ molto importante per essere sicuro di aver visto tutte le opzioni disponibili prima dell’acquisto.

Scegli tutti gli accessori

Super importante la scelta di tutti gli accessori: bastone per appendere i vestiti, ripiani, cassetti, porta pantaloni, scarpiera…

Sai cosa potrebbe aiutarti a capire cosa e quanti di questi accessori ti servono?

Facendoti delle domande: hai più abiti appesi o più abiti piegati? Ti piace avere pile di maglie piegate una sull’altra o più ripiani con meno maglie ripiegate per ripiano? Cassetti fuori o dentro la cabina armadio? Quante cose metti nei cassetti e quanti te ne servono? Fai proprio la lista, ad esempio un cassetto per biancheria, uno per cappelli ecc..

Ora acquista e monta il tuo mobile

Una volta che hai in mano i tuoi prodotti, è il momento di montare il tuo armadio. Ricorda, gli armadi Ikea sono personalizzabili, ma non significa che siano sempre perfettamente adattabili al tuo spazio. Potrebbe essere necessario qualche accorgimento extra per assicurarti che tutto sia perfettamente allineato.

Ad esempio, potrebbero servire degli spessori di legno per rialzare alcuni elementi ed avere tutto a livello. Non vorrai mica avere un cassetto che non si apre fino in fondo o che tocca un elemento vicino?!

Inoltre, assicurati di seguire le indicazioni. Se hai già assemblato qualche mobile Ikea, allora conosci le loro istruzioni, ovvero prive di parole e solo illustrate, da seguire passo passo. Non sempre tutti i passaggi sono di immediata comprensione.

So che sarai tentato a metterti subito al lavoro, ma se vuoi un consiglio, fermarti un momento e leggi attentamente le istruzioni, dall’inizio alla fine, perché se metti la vite nel foro sbagliato, ricorda, l’intero pezzo è da buttare.

Non dimenticare le luci

Illuminazione flessibile MYRVARV Ikea

L’ illuminazione è un must in qualsiasi guardaroba, è proprio l’elemento che differenzia una buona cabina armadio da una assemblata alla bene e meglio.  Puoi integrare l’illuminazione principale con quella ad incasso lungo tutto l’ armadio.

via pinterest

Avere un’illuminazione aggiuntiva all’interno dei moduli dell’armadiatura permette di vedere tutti i tuoi indumenti. Le luci da incasso aiutano a migliorare esteticamente la cabina armadio e spesso sono utili, specialmente in questo spazio solitamente lungo e poco illuminato.

Aggiungi un tocco personale

Prima di iniziare a riporre i tuoi vestiti nell’armadio, completalo con dei tocchi che personalizzino il sistema Ikea (che sappiamo essere riconoscibilissimo). Ad esempio puoi ridipingere alcuni elementi, ricoprire i frontali dei cassetti con carta da parati e altro ancora.

via Ikea

In alternativa potresti colorare tutta la struttura prima del montaggio o addirittura potresti scegliere una carta da parati come schienale per la tua cabina armadio.

via pinterest

Se ti servissero spunti su come personalizzare un mobile Ikea, guarda questi

IKEA HACKS

Copri le imperfezioni della tua cabina armadio

Chiudi tutti i buchi inutilizzati che trovi nel tuo armadio perché i sistemi IKEA sono progettati per essere flessibili, hanno tanti fori che puoi utilizzare per inserire cassetti, mensole, aste e altro. Sicuramente non li userai tutti, quindi coprili con tappi appositi e acquista dei tappi per coprire le viti in vista.

Tappo Variera Ikea e tipologie di coprivite

Ultimo passo

Ora, tutto ciò che resta da fare è riempire la tua cabina armadio di cose: vestiti, scarpe e accessori, ma in questo caso meglio utilizzare alcuni elementi essenziali per la suddivisione dell’abbigliamento. Ti aiuteranno a mantenere lo spazio curato e ordinato. Puoi inserire nei cassetti delle fodere o dei contenitori estraibili, utilizzare delle ceste per contenere borse e sciarpe..

A proposito di organizzazione della cabina armadio, guarda qui i consigli che aveva dato una Professional Organizer

ANGOLI DI CASA. LA CAMERA DA LETTO

E poi arreda la tua cabina armadio come faresti con la camera da letto, inserisci un tappeto e appendi delle stampe alle pareti.

Serve tempo, qualsiasi lavoro fai-da-te ne richiede molto, soprattutto quando stai personalizzando elementi Ikea.

Progettare una cabina armadio con diversi elementi Ikea può essere impegnativo, ma è assolutamente fattibile. Buon lavoro!

L’articolo Progettare una cabina armadio Ikea. La guida proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

16 Febbraio 2022 / / Francesca Grua

Lo so, stai pensando “ma cosa significa SEPARARE SENZA MURI? Com’è possibile?” e invece… Oggi ti racconto esattamente come dividere un ambiente di casa senza per forza costruire pareti vere e proprie.

L’80% delle persone desiderano un open space, una zona giorno senza divisioni, amano l’atmosfera luminosa e spaziosa di un layout a pianta aperta. Spesso però scoprono che la vita in una casa fatta di spazi unici con diverse funzioni, a volte nasconde dei punti deboli: ad esempio può sembrare disordinata e distrarre, in particolare quando ci sono più persone che vivono in casa. E degli odori della cucina, vogliamo parlarne?

La soluzione ovvia è costruire muri, dividere le stanze nel modo più tradizionale conosciuto. Ma cosa succede se stai affittando o semplicemente non vuoi far diventare lo spazio meno luminoso?

Ascolta bene cosa ti dico ora: può esserci un compromesso, ma questo significa essere aperto a soluzioni diverse e non sempre totalmente risolutive.

Diamo quindi un’occhiata ad alcuni modi più interessanti per dividere un ambiente senza ergere pareti in muratura o cartongesso.

Dividere una stanza con una vetrata

Una vera separazione fisica ma non visiva. Un elemento d’arredo che impreziosisce lo spazio di casa, caratterizzandolo.

Immaginati una parete vetrata tra cucina e salotto.

via Garofoli

Pannelli in legno effetto brise-soleil

Io adoro questa soluzione che permette di separare una stanza lasciando comunque filtrare la luce.

via Paolo Fusco

Separare senza muri ma con una serra di piante

Semplice da realizzare, una parete viva che porta con forza la natura in casa.

via Pinterest

Con una libreria

L’importante è che sia un mobile ben rifinito da entrambi i lati.

Pontile di Novamobili

Un mobile doppio affaccio

Invece di avere una parete in muratura, immagina un sistema di armadiatura doppia, ad esempio da una parte mobile corridoio, dall’altra colonne cucina.

via pinterest

Una tenda o una porta tessile

Separare con una tenda è un ottimo modo per dividere visivamente un unico spazio senza grandi spese e con minimi lavori.

Il passo successivo è la scelta di una porte tessile, ovvero un elemento di separazione che ha la rigidezza di una parete di separazione, il meccanismo di chiusura di una porta, ma la texture di una tenda in tessuto.

via GRX arquitectos
via dooor

Separare senza muri ma con un Separè

Dividere un ambiente con un separè è sicuramente un’opzione molto dinamica e smart, una divisione parziale di una stanza attraverso un elemento decorativo davvero affascinante.

Feng di Gebrüder Thonet Vienna by Testa Tonda

Di Separè ne ho parlato qui

IL SEPARE’. OGGETTO D’ARREDO

Dividere una stanza con grandi porte

Una soluzione di nicchia sicuramente.

Bilico di Barausse

Pannelli in ferro microforati o in lamiera stirata

E’ un progetto del nostro studio, un Birreria a Collegno. Abbiamo utilizzato delle pareti in lamiera stirata per creare delle quinte e dividere lo spazio.

Una possibilità interessante anche per dividere un unico ambiente di casa.

progetto di unprogetto, studio bulbus e bottega botanica

Separare senza muri, ma con un camino doppio affaccio

il camino, consigli e informazioni per averne uno in casa
via freshouz

E a proposito di camino, se ti servisse qualche informazione in più ecco cosa ho scritto tempo fa

CAMINO. GUIDA ALLA SCELTA

Ti vengono in mente altre soluzioni? Condividile nei commenti qui sotto.

L’articolo SEPARARE UNA STANZA SENZA MURI proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

27 Gennaio 2022 / / Francesca Grua

Non sembra cosa facile, ma essendo io molto pratica, posso dirti come individuare lo stile giusto per la tua casa, seguendo delle regolette.

Quando parlo di stile non intendo i già super conosciuti industriale, moderno, minimal, eclettico ecc, bensì parlo di atmosfera, di sensazioni e di ricerca di qualcosa che ti rappresenti e ti faccia stare bene tra le mura di casa.

Non sempre si hanno le idee chiare o ci si immagina la futura dimora.

Come fai ad individuare l’atmosfera e le sensazioni perfette per il tuo spazio privato?

Come fai a capire come la vorresti e cosa ti farebbe sentire a casa?

Apri bene le orecchie e leggi con attenzione quello che ti svelo ora. I passi da seguire sono:

  1. Trova le parole chiave che descrivono le sensazioni che vuoi ritrovare in casa
  2. Cerca immagini che ti trasmettono queste sensazioni
  3. Individua gli elementi comuni in queste immagini e riproducili nel tuo spazio
  4. Torna indietro sui tuoi passi, più e più volte

Ma non ti posso lasciare così, non hai abbastanza informazioni per andare avanti e trovare lo stile perfetto per la tua casetta. Quindi ora vediamo insieme i diversi punti.

1. Trova le parole chiave dello stile per la tua casa

Per trovare le parole chiave chiediti:

Che sensazione voglio provare quando varco la porta di casa? Voglio che sia intima e accogliente? Voglio che sia vissuta o ordinatissima? Come voglio sentirmi? Cosa voglio che pensino le persone quando entrano in casa?

Facciamo un esempio.

Devo progettare il mio studio in casa, mi pongo delle domande e arrivo a definire queste parole chiave:

accogliente, luminoso, pieno, fresco/vivo e riposante, design

2. Individua le immagini

Io uso Pinterest e un po’ di google search. Le possibilità sono infinite, l’importante è che ti crei una cartella sul pc o una bacheca su Pinterest e salvi le immagini di ispirazione che rispondono alle parole che hai individuato.

Fai ricerche casuali e quando vedi una foto che ti fa provare proprio la sensazione di una o più delle tue parole chiave, allora salvala.

Trovare spazi che ti ispirino è davvero importante! Può essere difficile trovare un look completamente originale per il tuo ambiente casalingo, mentre è più semplice trovare ispirazione dagli altri e quindi aggiungere elementi che lo rendano unico.

Ecco le ispirazioni di stile che ho trovato per il mio home office

Questo ambiente sembra super luminoso, semplice, ma ricercato. Il neutro delle pareti bianche incontra morbidi sprazzi di colore in alcuni arredi e complementi. Un ambiente che sa di vissuto, ma ordinato ed accogliente. Adoro il marmo del tavolo!

via eyeswoon

Quest’altro spazio mi piace perché è pensato, perché adoro la scrivania che permette di guardare fuori dalla finestra. Bello anche il contrasto tra l’armadiatura su misura, pratica e funzionale, e la sedia giocosa.

via Pinterest

Questo ambiente è super neutro, ma riesce a non essere noioso. Ha quella sensazione riposante, ariosa ed accogliente. Inoltre, mi ci vedo già seduta sulla panca sottofinestra a guardare fuori per prendere riposo dai pensieri e ispirazione per gli occhi.

via Pinterest

E qui?! Vogliamo parlare di quella scrivania così di design?! Un elemento di colore che ruba la scena. L’ambiente è luminoso, mi piacciono le stampe che spezzano la monotonia di una parete bianca e personalizzano lo spazio. Quella sedia poi, amore a prima vista.

via architectural digest

3. Trova gli elementi in comune

OK! Ora che hai creato una tavola delle “sensazioni” per la tua casa, è tempo di esaminare i punti in comune tra le immagini di ispirazione salvate.

So che non è semplice, ma prova a guardare ciascuna immagine e crea un elenco di elementi che ti hanno affascinato (un colore o un mobile specifico, o un accessorio ecc.). Cosa ti attira verso quell’immagine specifica?

Fallo per ciascuna e poi incrocia gli appunti, ne hai trovati in comune?

Partendo da questi aspetti che si ripetono in ogni fotografia, troverai lo stile per la tua casa. Ne sono certa.

Vedi che le immagini che ho selezionato per il mio studio a volte sono diverse tra loro e sembra non comunichino, invece da un’analisi più approfondita….

Questi sono gli elementi comuni che ho trovato:

1- muri bianchi,
2- grandi finestre,
3- sedie simil poltrone dal design moderno e particolare,
4- linee pulite,
5- scrivanie che non sono scrivanie, ma più tavoli,
6- piante o composizioni di fiori secchi,
7- stampe colorate e pop,
8- mobili contenitore
9- lampada di design

Torna indietro alla tua style board

Lo step successivo sarà sicuramente la scelta reale di tutto ciò che riguarda il tuo spazio che prende forma, come i colori delle pareti, i pavimenti, i mobili e molto altro ancora. Dovrai fare riferimento alle tue immagini e alla tua tavola di stile e sensazioni, ogni volta che prenderai decisioni. Questo ti aiuterà a non perderti lungo il percorso e credimi capiterà!

Questo non significa che non potrai mai cambiare idea, è probabile che la tua style board evolva durante le diverse fasi della progettazione.

La chiave è avere ben chiara una cosa e una soltanto: lo spazio deve sembrare coeso e amalgamato.

Quando aggiungi qualcosa alla tua tavola chiediti: questo elemento va a completare lo spazio?

E a proposito invece di colore, lo sai che è utilissimo avere anche una palette per la casa, da cui partire per tutte le scelte di progettazione?

Se non sai come crearla, ecco fatto, leggi qui:

PALETTE COLORI PER LA CASA. COME REALIZZARLA

L’articolo TI SVELO COME TROVARE LO STILE PER LA TUA CASA proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

12 Gennaio 2022 / / Francesca Grua

Me lo avete chiesto in tanti: come scegliere le tende giuste per la vostra casa. E siccome realizzare una guida, in questo caso, non è cosa semplice, ho sempre rimandato.

Ma oggi ci siamo, partiamo da zero. Qui troverai un piccolo manuale, una sorta di libretto di istruzioni per aiutarti a fare le scelte giuste per te e la tua casa.

Dove, quando e perché installare una tenda

A cosa servono le tende da interni e come decidere se montarle o no in una particolare stanza di casa? Questo è il punto da cui partire per scegliere le tende per la tua casa, senza intoppi o pentimenti.

Partiamo quindi dalle funzioni di una tenda, queste le principali:

Funzione 1. Estremamente pratica. Filtrare, o meglio schermare, la luce naturale esterna.

Immagina di essere sul divano, nel tuo bel salotto esposto a sud, proprio nelle ore centrali della giornata. La luce che passa dalle finestre è quasi accecante, sarebbe molto utile poter tirare una tenda per filtrare maggiormente la luce. Questo è solo un esempio pratico, ma non è detto che la luce accecante sia proprio quello che desideri invece.

Questo per dire che la scelta della tenda è legata fortemente alle nostre abitudini ed esigenze personali.

Se d’abitudine si dovrebbero scegliere le tende per la camera da letto, non è detto che questo valga anche per te!

via amoflex e via La Redoute

Funzione 2. Isolamento termico ed acustico. Le tende aiutano a contenere la fuoriuscita di calore verso l’esterno, in inverno. D’estate schermano il calore dei raggi solari, evitando un aumento eccessivo della temperatura interna.

Non tutti lo sanno, ma il tessuto delle tende è anche un’ottima soluzione se hai bisogno di rendere una stanza meno rumorosa.

Stanza molto rumorosa o rumore esterno poco filtrato dai serramenti, scegli una tenda di un tessuto pesante, tipo il velluto. Stanza silenziosa, puoi optare anche per tessuti leggeri tipo il lino.

Funzione 3. La privacy, soprattutto se le finestre di casa sono in bella vista, lato strada o molto vicine ad altre abitazioni.

Il mio consiglio:

scegli le tende solo dopo aver vissuto un po’ di tempo nella nuova casa per capire meglio le tue necessità e i fattori esterni che incidono. Prova a fare caso a come è la stanza di giorno e di sera, con la luce e con il buio, ma non solo, osserva anche come si presenta nelle varie stagioni. e poi fai le tue scelte.

Funzione 4. Estetica (sì è una funzione). Arredare e completare una stanza. La tenda va scelta anche tenendo conto dello stile e dell’atmosfera che hai creato attraverso gli arredi scelti, gli altri tessili presenti, gli accessori, le finiture, le lampade ecc.

via elitis

Elementi base per scegliere le tende

Prima di arrivare al dunque ed elencare le tipologie di tende esistenti, devo raccontarti di alcuni altri elementi indispensabili, da considerare nella scelta ed acquisto di un tendaggio. Parliamo di lunghezza, tipologia di ancoraggio e scorrimento, infine tipologia di tessuto.

Altezza della tenda

L’altezza della tenda va valutata in rapporto con l’infisso e il pavimento ed essenzialmente puoi scegliere le tende di 3 misure.

A. Tutta altezza, ovvero farla ricadere sul pavimento lasciando anche un piccolo accumulo alla base. Darà subito una sensazione di morbidezza, di qualcosa che fluttua e abbraccia l’intera stanza.

B. Fino al davanzale della finestra. Il tessuto scende da soffitto o parete e lascia libera la parte sottostante la finestra. Consigliato nel caso in cui hai necessità di utilizzare la zona del sottofinestra, ad esempio per un mobiletto, un tavolo o delle piante (sconsigliata se il sotto davanzale viene lasciato libero).

In questo caso le opzioni sono due: far terminare la tenda prima del davanzale, a circa 1,5 cm da esso (coprendo così la sola finestra) oppure dopo il davanzale a circa 15 cm sotto di esso o comunque a circa 3 cm sopra il radiatore, se presente.

C. La tenda termina qualche centimetro sopra il pavimento (raccomandati circa 1,5 cm da terra). Niente accumulo di tessuto e sbuffi sul pavimento, ma una tenda che cade dritta e lineare.

Scelta dei supporti

Principalmente parliamo di bastoni e binari, ancorati a parete o a soffitto o alla cornice della finestra stessa. Con scorrimento sul supporto tramite anelli o rivetti passanti nel binario.

La scelta non è solo estetica, ma dipende dalla tipologia di tenda e dalle caratteristiche architettoniche della stanza in prossimità dell’apertura

via Mottura e via web

Personalmente, quando possibile, prediligo supporti quasi invisibili, in modo da mettere in risalto la tenda stessa e il suo tessuto. Si prestano molto bene i binari piatti a soffitto, molto sottili, scompaiono praticamente sotto la tenda stessa.

Altri tipi di supporto meno conosciuti, ma molto interessanti sono i cavi tesi da lato a lato della finestra, mai visti? Super minimali, unica accortezza è tendere molto bene il cavo e verificare il peso massimo supportato.

Sistema READY MADE CURTAIN di kvadrat

Oppure se ti piace avere molto volume e una sovrapposizione di teli di diverso peso, esistono in commercio dei supporti a doppio se non triplo bastone o binario.

via Ikea

Non sempre si ha la possibilità di scegliere qualsiasi supporto, spesso ci si trova davanti a dei limiti architettonici che impediscono l’uso di un sistema di ancoraggio rispetto ad un altro.

Ad esempio con una finestra a tutta altezza non è possibile scegliere un bastone ancorato a parete, ma servirà un binario ancorato a soffitto.

Scelta del gancio della tenda

Intendo come viene agganciata la tenda al supporto. Ne esistono diversi, soprattutto nel caso tu abbia optato per il bastone.

Le tende con occhielli presentano degli anelli di metallo inseriti all’interno del tessuto della tenda, e distanziati tra loro ad intervalli regolari. Scelta azzeccata se desideri l’effetto drappeggio (la piega richiede una larghezza del tessuto più ampia rispetto a quella del bastone e della finestra). Molto comoda da smontare e rimontare.

Tende per interni Tab Top. Gli anelli sono di tessuto di circa 3 cm di larghezza e 10 cm di altezza.

Le tende con pieghe a matita presentano, di solito, una striscia sul retro del tessuto al cui interno vanno inseriti i ganci per appenderle ai bastoni. La distanza tra una piega e l’altra è molto sottile, a differenza della tenda ad occhiello. Ricorda che per questo tipo di lavorazione il rapporto tra lunghezza e tessuto è di 1:2, ovvero per 1 metro di tende servono 2 metri di stoffa e 2 metri di nastro. Utilizzato spesso anche per le tende a binario.

Le tende con aggancio Slot Top prevedono la presenza di una sacca al cui interno far scivolare il bastone, senza occhielli o ganci.

Scelta del tessuto

Non apro la parentesi sulle tipologie di tessuto (mai nella vita). Non ce n’è uno preferibile ad un altro, ma è solo questione di stile, gusti, necessità e possibilità. Sicuramente nel negozio in cui andrai, troverai un professionista in grado di guidarti tra le infinite loro proposte.

Quando parlo di necessità intendo: vuoi che sia una tenda oscurante, oppure vuoi che sia semplicemente decorativa? In base a questo deciderai il peso del tessuto, a partire da un lino leggerissimo fino ad arrivare ad un tendone in velluto.

Puoi lavorare anche sulla sovrapposizione di diversi tessuti. Esistono siatemi a doppio se non triplo bastone o binario che ti permettono di avere una tenda molto leggera abbinata ad un tendaggio più pesante, ciascuno in grado di scorrere su un livello diverso. (personalmente adoro questa combinazione soprattutto in camera da letto e salotto)

via ourhouseofmodesty

Quanto tessuto sarà necessario? Dipende dal tipo di tenda, dalle misure dell’apertura e dall’altezza che vuoi coprire (ultimamente si prediligono le tende a tutta altezza, da soffitto e pavimento).

Sicuramente una tenda a pacchetto o a pannello necessita di una quantità nettamente inferiore di una tenda a teli, soprattutto se punti ad un effetto arricciato e vuoi che sia voluminosa.

Tipi di tende

Qui si apre un mondo, ma noi oggi ci limiteremo a trattare le tipologie di tende per interni più comuni.

Tende a teli, tende a pannello, tende a rullo, tende a pacchetto e tende a vetro.

Tende a teli

La classica tenda, morbida e drappeggiata, solitamente la più utilizzata in salotto e camere da letto, ma anche quella che necessita di maggiore manutenzione.

Serve parecchio tessuto e ti consiglio di farla arrivare fino a terra, che tradotto in termini pratici significa che si impolvererà maggiormente e quindi dovrà essere lavata più frequentemente di una tenda a pannelli, per esempio.

Scegliere le tende giuste significa anche questo, partire dalle tue priorità e dagli “imprescindibili” per te!

Tende a pannello

via Living corriere

Composta da teli ben tirati, che cadono perfettamente dritti, senza arricciature o morbidezze. Solitamente si fanno scorrere su binari e al fondo hanno un peso, una piastra metallica che permette di tenerle in tensione.

Il più delle volte ciascun pannello è largo 60 cm e ti consiglio di utilizzare questa tipologia di tenda con un binario doppio in modo da potere sovrapporre i teli e farli scorrere uno sull’altro. Per una finestra larga 140 cm meglio optare per almeno 3 teli.

Tra le tende da interni questa è quella che meglio si inserisce in ambienti moderni, minimal e nettamente geometrici.

Tende a rullo

Sistema Naked di TAO design

Simili alle tende a pannello, ma invece di scorrere su binari da destra a sinistra, hanno un rullo attorno cui il telo si arrotola o srotola, a seconda delle necessità. Il rullo può essere fissato a soffitto o sul serramento stesso, motorizzato o azionato manualmente con una cordicella.

Scegliere delle tende a rullo significa optare per un design molto basico, netto, lineare, quasi tecnico. Più avanti ti dirò per quali ambienti di casa si presta maggiormente (magari lo hai già intuito).

Tende a pacchetto

via luxaflex

Il meccanismo è simile alle tende a rullo, ovvero la tenda viene raccolta verso l’alto attraverso delle leve che fanno scorrere verticalmente il tessuto. Sono perfette se hai necessità di una tenda che occupi poco spazio.

Attenzione alla tipologia che sceglierai. Per una finestra ad unica anta puoi fissare la tenda (un unico telo) all’infisso stesso o a parete/soffitto. Se la finestra è a doppia anta, meglio due teli, quindi due tende a pacchetto, una per ciascuna anta. Vanno fissate al serramento (anche se questa opzione non mi entusiasma e mi ricorda un po’ la casa della nonna).

Tende a vetro

Il telo copre soltanto la parte vetrata della finestra, solitamente con un bastone a molla interna a spinta. Oppure può essere una tenda a rullo o a pacchetto, ciò che cambia è la posizione di fissaggio del supporto, che in questo caso è direttamente sull’infisso stesso.

Comoda perché l’aperura e chiusura del serramento non incontra nessunissimo ostacolo. Svolge la stessa funzione di un oscurante per il vetro insomma.

Ora ti insegno a scegliere le tende in funzione del tipo di finestra

Parlo di finestra, ma intendo implicitamente anche porte-finestra. Per ogni tipologia di apertura dell’infisso ci sono diverse tipologie di tende da utilizzare e diversi supporti.

Qui di seguito ho realizzato una tabellina con i miei consigli su quali tende scegliere, in funzione del tipo di apertura della finestra.

Scegliere le tende per cucina e bagno

Questi due ambienti hanno esigenze particolari. L’ho detto spesso, sono ambienti dove regnano vapori e schizzi vari. Meglio scegliere tende facili da pulire!

Le più indicate per praticità (in cucina e bagno si aprono spesso le finestre e si ha sovente la necessità di alzare o abbassare le tende) sono le tipologie a pacchetto, quelle a rullo e quelle a vetro. Anche se per lavarle occorre smontare e poi rimontare il meccanismo.

Esistono però i tessuti screen che permettono di pulire la tenda comodamente con una spugna, senza dover smontarla ogni volta.

Tessuto screen

Altro modello molto pratico per la pulizia, ma che non adoro se non in poche e specifiche ambientazioni, sono le tende alla veneziana, ma solo se in legno o bambù (assolutamente “vietate” quelle in alluminio o, ancor peggio, in materiale plastico).

Facilissime da pulire perché non in tessuto, composte da lamelle orizzontali che si impacchettano una sull’altra e possono essere orientate per filtrare più o meno la luce.

via Dunelm

Come prendere le misure per le tende

Passo dopo passo ti insegno cosa appuntare e non dimenticare per acquistare le tende per la tua casa. Non vorrai avere una tenda troppo stretta o troppo corta?!

Prendi le misure, ovvio

Fase super importante, in cui è necessaria un po’ di precisione. Prendere tutte le misure della finestra: larghezza, altezza, distanza dal soffitto e dal pavimento, senza dimenticare lo spessore del davanzale e l’eventuale cassone contenente la tapparella.

Scegli il bastone e prendi le misure

Prendi un metro e misura la lunghezza del bastone/binario, senza considerare i finali presenti alle estremità, che hanno solo una funzione estetica e che, quindi, non andranno coperti. Considera solo lo spazio da supporto a supporto ovvero dalla staffa che sostiene il bastone.

Solitamente, il bastone deve sbordare di circa 15-20 cm da entrambi i lati della finestra, in modo da garantire la sua completa copertura.

Per il binario con scorrevoli la misura minima che abbiamo calcolato (circa 15 cm) va bene anche come misura finita del binario che, non avendo l’ostacolo dei supporti, come il bastone, permetterà alla tenda di scorrere per tutta la sua larghezza.

Ora, segna a parete o soffitto il punto in cui andare ad appendere il bastone o il binario. Questo elemento influisce in modo diretto sulle misure del tendaggio, perché se la tenda viene appesa tramite l’utilizzo di ganci, risulterà più bassa rispetto ad altre soluzioni, come la tenda con asole o il binario a soffitto.

Montaggio del bastone/binario

Segnate sulla parete con una matita i fori per fare i buchi per i supporti che sorreggeranno il bastone.

Se il bastone è a parete, i supporti vanno posizionati a circa 5-7 cm dalla fine del bastone, sia a destra che a sinistra.

Se il bastone è a soffitto, i supporti vanno posizionati a circa 5-7 cm dalla fine del bastone, sia a destra che a sinistra e la distanza tra bastone e parete (o cassonetto) deve essere di circa 7-15 cm.

Scegli la superficie di copertura della tenda

Altezza. Ne abbiamo parlato sopra. Le opzioni sono: tenda ad altezza davanzale, tenda sotto il davanzale, tenda a pavimento, tenda con sbuffo a pavimento.

L’altezza dipende anche dal tipo di supporto scelto:

A. a soffitto: Posizionare il metro dal soffitto fino al pavimento (A) e misurare a sinistra, a destra e al centro della finestra, per essere sicuro che l’altezza sia la stessa e che non ci siano difformità. Calcola l’altezza del tessuto togliendo dall’altezza soffitto-pavimento, la dimensione del sistema di supporto e dei ganci (qualunque esso sia) (B) e circa 1,5 cm che sarà lo spazio tra la tenda ed il pavimento (C), per una tenda a filo pavimento.

B. a parete: in genere il bastone si posiziona a metà tra la finestra e il soffitto (non è una regola rigida, io ad esempio preferisco posizionare il supporto più alto possibile, a circa 10 cm dal soffitto). Misurare la distanza tra bastone e pavimento (A) e sottrai la dimensione del sistema (qualunque esso sia) (B) e circa 1,5 cm, che sarà lo spazio tra la tenda e il pavimento (C).

Se invece ti piace avere una tenda cascante morbidamente sul pavimento, con un accumulo di tessuto sul fondo, alla misura di partenza (A) dovrai aggiungere circa 10/20 cm di tessuto (D).

Non avere paura di sbagliare, ci sono dei trucchetti salvavita, ovvero per essere certi che la lunghezza della tenda sia perfetta, puoi montare la tenda sul bastone, sollevarlo e segnare sul muro l’altezza a cui posizionarlo. Inoltre, le tende spesso vengono confezionate con una fettuccia arricciatenda multitasca in cui si possono inserire i paperini (gancetti) a varie altezze che consentono di giocare con la lunghezza della tenda di circa 5-6 cm.

Larghezza. La tenda deve sbordare dalla finestra di almeno 10 cm a destra e a sinistra (a me piace stare più larga, circa 20 cm per parte, se non ci sono impedimenti e vi è spazio libero a parete). Se è presente una cornice dell’infisso oppure il cassonetto è necessario che i centimetri vengano calcolati prendendo questi ultimi come riferimento.

Solitamente, se si tratta di tende a teli, il calcolo veloce che faccio per avere un misura indicativa della larghezza del tessuto della tenda necessario è:

Larghezza finestra per 1,5

Montaggio operativo della tenda

Una chicca, ovvero alcune regolette per potere montare perfettamente la tenda (ad anelli su bastone), agevolandoti nell’apertura e chiusura del telo.

Tenda doppia con apertura centrale. Il primo anello a destra va messo tra il terminale decorativo del bastone e il suo supporto. E così anche per la tenda a sinistra, mentre tutti gli altri anelli vanno posti tra un supporto e l’altro.

Tenda singola con apertura da destra a sinistra. Il primo anello a sinistra va messo tra il terminale decorativo del bastone e il suo supporto. Tutti gli altri anelli vanno invece tra supporto e supporto.

Tenda singola con apertura da sinistra a destra. Il primo anello a destra va messo tra il terminale decorativo del bastone e il suo supporto. Tutti gli altri anelli vanno invece tra supporto e supporto.

Ecco, credo di averti dato un sacco di informazioni e se sei arrivato in fondo all’articolo (lo so è davvero un’impresa), hai capito il perché ho rimandato spesso questo tema sul blog. Volevo creare una guida che ti aiutasse realmente a scegliere le tende per la tua casa e che ti guidasse passo passo.

Il mondo dei tendaggi è davvero immenso e credo che necessiti professionalità ed esperienza. Quindi il mio consiglio spassionato è sempre quello di andare in un negozio, farti guidare e consigliare.

Altro tema scottante trattato sul blog è come scegliere il tappeto. Leggi qui:

IL TAPPETO COME LO METTO

L’articolo AIUTO! CHE TENDE METTO? proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

1 Settembre 2021 / / Francesca Grua

In camera da letto e anche in tutta la casa, l’ultima luce che accendiamo nella giornata è sicuramente la lampada da comodino. O meglio quella che illumina la zona letto, quella puntuale e d’atmosfera che ci coccola negli ultimi momenti prima di cadere nel sonno.

Per la mia camera da letto ho scelto una lampada da tavolo, ma non volevo assolutamente la classica abatjour. Volevo qualcosa di più divertente e fuori dalle righe, senza rinunciare però alla comodità di una tecnologia dimmer e scegliendo una lampada led a batteria, da poter portare in giro per la casa.

Lampada dimmerabile significa semplicemente che puoi regolare e scegliere l’intensità del flusso luminoso. Ovvero stessa lampada, ma decidi tu se deve fare più o meno luce.

Lampada da comodino

Prima tra tutte e la più utilizzata nelle nostre case è la lampada da tavolo appoggiata al comodino. Super funzionale, comoda ed in linea con le nostre abitudini.

Come ti dicevo è stata la mia scelta per la camera da letto. Avevo delle necessità pratiche (senza filo, dimmerabile e a led) e ovviamente estetiche (una lampada divertente e scenografica) che hanno trovato risposta nel modello Lafleur di SLAMP, trovata sul sito di Lampade.it (ti lascio qui il link diretto per acquistarla)

Un fiore aperto verso l’alto, realizzato e modellato a mano con un polimero trasparente, sorretto da uno stelo di fili di rame. L’ho scelta perché arreda da spenta e da accesa crea un effetto wow. A questo si aggiunge l’essere una lampada a batteria, da portare dove voglio.

Me ne sono innamorata.

Puoi prendere spunto da me, optare per una lampada da tavolo che faccia luce quando sei nel letto. Il mio consiglio è di sceglierla con cura, in stile con l’ambiente ed in linea con i tuoi gusti. La lampada da comodino non deve solo illuminare, ma può assolutamente arredare la camera da letto o addirittura essere il pezzo forte dell’intera stanza.

Applique come lampada da comodino

Un’idea alternativa è quella di predisporre due applique ai lati del letto (oppure una sola se si tratta di cameretta con letto singolo). In questo caso le opzioni sono due:

  • far arrivare la corrente a parete, alla giusta altezza e ad una precisa distanza dal letto.
  • scegliere delle applique a presa, in modo da poterle fissare a parete, sfruttando però le prese in prossimità del comodino (che ci sono sempre)

E’ una soluzione che propongo spesso perché trovo che dia carattere al muro dietro al letto, creando un interessante punto di accento nella stanza. In questo caso ho optato per due applique diverse, ma equilibrate per rendere l’atmosfera giocosa e scanzonata.

Lampada a soffitto

Probabilmente l’avrai già vista in qualche foto, ultimamente sta spopolando su Pinterest (a proposito mi segui già su Pinterest? No?! Allora corriamo ai ripari, mi trovi qui).

Cosa servirà? Una lampada da soffitto di dimensioni contenute (da evitare i lampadari da centro stanza), un arrivo di corrente a soffitto, al lato del letto, esattamente sul centro del comodino e un cavo elettrico abbastanza lungo da poter far arrivare la luce a circa 60/100 cm dal comodino.

Testiera letto retroilluminata

Questa è un’ottima soluzione se hai optato per una testata letto a boiserie, in legno o cartongesso o di piastrelle, meglio se abbinata ad un letto sommier (senza testiera).

Basterà prevedere un arrivo di corrente dietro la testata e predisporre un profilo led (incassato o a filo) sulla superficie orizzontale terminale di questa pannellatura. Più difficile a dirsi che a farsi, non preoccuparti!

Nicchia illuminata sopra al letto

Qui servono dei lavori di muratura, bisogna creare una nicchia nel muro, sulla parete del letto, alla giusta altezza da terra in modo che sia pratica per appoggiarci cose e sostituire eventualmente il comodino.

Meglio se in cartongesso in modo da poter incassare la luce lungo tutta la nicchia evitando si veda troppo il profilo in cui viene predisposta la luce led, soprattutto a luce spenta.

Lampada da terra come lampada da comodino

Si esattamente, forse meno vista, ma ugualmente interessante. Ad illuminare la zona letto e comodino ci può anche essere una lampada da terra.

Uniche attenzioni da avere se vuoi scegliere questa opzione sono:

  • avere il giusto spazio a fianco del letto, in modo da poter far stare un comodino e vicino la lampada
  • per evitare fili penzolanti e acrobazie per accendere la lampada, prevedere un interruttore a parete che accenda e spenga direttamente la presa a cui è collegata la lampada stessa.

Allora hai già deciso quale opzione scegliere per illuminare letto e comodino della tua camera da letto? Sono curiosissima, perché non me lo scrivi nei commenti qui sotto e se ti serve qualche dritta sono pronta ad aiutarti.

Ah dimenticavo, parlando di camera da letto, tempo fa ho raccolto anche una serie di idee ed ispirazioni per la testiera del letto che potrebbero aiutarti.

TESTIERA LETTO. STYLING DELLA CAMERA

L’articolo 6 MODI PER ILLUMINARE LETTO E COMODINO proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

16 Luglio 2021 / / Francesca Grua

Sapere come nasce una piastrella ti aiuta davvero a fare la giusta scelta per la tua nuova casa? Se ti dicessi che capire come viene prodotta una piastrella e chi c’è dietro alla sua realizzazione ti permette di comprendere la qualità del prodotto e quindi il prezzo, o meglio, il valore, mi crederesti?

Conoscere la storia di un prodotto è l’elemento chiave per fare scelte consapevoli per i tuoi acquisti quando ristrutturi casa e non solo.

In realtà, secondo me, è il punto da cui partire per qualsiasi tipo di acquisto facciamo nella vita se ci pensi.

In foto collezione Le Leghe, color stagno di Tuscania

Soprattutto oggi che il mercato ci fornisce un’infinità di soluzioni tra cui scegliere, prendere decisioni in una ristrutturazione, scegliere un prodotto piuttosto che un altro, diventa davvero complicato.

La scelta non può e non deve basarsi solo sull’estetica o sul prezzo, ad oggi quello che, a parere mio, differenzia una piastrella da un’altra (e non solo) è la qualità e l’attenzione dell’azienda che la produce.

Perché devi sapere come viene prodotta una piastrella?

Alla luce di queste riflessioni, ecco perché oggi ti racconto da dove nasce una piastrella. E con il “da dove nasce” intendo come e chi la produce. Sì, perché anche il chi è un aspetto importante che non può essere più trascurato, soprattutto in questo particolare momento storico.

Tutto è nato per caso, quando sono andata a visitare l’azienda Tuscania, piccolo gioiello industriale incastonato tra le verdissime colline modenesi. L’accoglienza famigliare abbinata alla serietà ed all’alta tecnologia del reparto produttivo dell’azienda mi hanno inizialmente sorpresa e mi hanno fatto riflettere:

quanto è importante ciò che sta dietro ad un prodotto? In questo mercato così competitivo e a tratti anche saturo, non possono solo contare le caratteristiche estetiche, economiche e tecniche di un prodotto come una piastrella. Serve molto di più, serve serietà, professionalità, ricerca, cura e fiducia, tutte qualità che solo un’azienda può garantire. Se poi l’azienda è di famiglia, ancorata al territorio e al valore del prodotto, allora abbiamo fatto bingo.

Tuscania per me è questo ed ho potuto apprezzarne le qualità solo dopo aver conosciuto i membri dell’azienda, aver chiacchierato con loro, ascoltato la loro storia e aver visto come vengono prodotte le loro piastrelle in grès.

Ecco perché voglio raccontartelo oggi, per darti un parametro in più per scegliere un prodotto rispetto ad un altro.

Come nasce una piastrella in grès porcellanato.

Il grès porcellanato è una tipologia di ceramica, un materiale a pasta compatta, dura e non porosa. E’ fatto semplicemente di argilla, feldspati, caolini e sabbia macinate e acqua. Il tutto viene atomizzato per diventare una polvere adatta alla pressatura.

Ma vediamo meglio le diverse fasi produttive di una piastrella in grès.

Fase 1 . Le materie prime

Arrivo in questo grande magazzino dove alte pareti ricreano tanti spazi suddivisi con montagne di polveri e sabbia. Ciascuno riporta una grande etichetta e leggo Argilla, Feld ecc. E’ il magazzino delle materie prime, l’inizio di tutto e in fondo, sulla destra, una serie di bilance giganti che preparano il mix di polveri nelle percentuali desiderate: tra sabbia, argilla e scarti di piastrelle sia crude sia cotte.

Fase 2. La barbottina

Il mix di materie prime viene mescolato all’acqua nel mulino (un mulino moderno e super tecnologico, immaginati una specie di betoniera gigante) e quello che ne viene fuori è fango, chiamato in gergo barbottina. In Tuscania l’acqua arriva direttamente dal laghetto artificiale dove sguazzano tranquille le paperelle (non scherzo). Lì confluiscono, tramite un sistema sotterraneo di tubature, le acque piovane e le acque di recupero dello stabilimento.

Fase 3. Atomizzatore

Un grande, immenso imbuto che fa capolino sul tetto dell’azienda e quando dico grande intendo gigante. Un motore di una nave da crociera mette in moto la macchina e la barbottina viene privata dell’acqua grazie all’ aria soffiata fino a circa 500 gradi nell’atomizzatore. Da esso esce una polvere granulosa che al tatto si sgretola e si presenta umidiccia.

Una parte del calore necessario per far evaporare l’acqua è prodotta dal cogeneratore che, oltre al contributo termico, produce corrente per tutto lo stabilimento.

Fase 4. La pressatura ed essicazione

La polvere granulosa viene pressata già della forma e della dimensione della piastrella scelta. Poi la piastrella cruda passa nell’essicatoio dove viene eliminata tutta l’umidità. Una piastrella in grès deve avere un’umidità inferiore allo 0,5%.

Fase 5. Prima smaltatura

Viene applicato un primo smalto superficiale, le piastrelle passano su dei rulli e il fluido viene applicato mediante aerografo a spruzzo. Questa prima smaltatura serve ad eliminare eventuali difetti superficiali e a creare una base omogenea.

Fase 6. La stampa

La piastrella passa nella stampante digitale, immaginati una classica stampante in formato gigante, una sorta di scatola chiusa con 4 barre munite di migliaia di testine che distribuiscono il colore in base alla grafica progettata.

La piastrella entra neutra ed esce graficata, con l’effetto finale che dovrà avere. Il disegno viene così impresso sulla piastrella e la texture stampata direttamente sulla superficie.

Esistono degli studi grafici che si occupano proprio di realizzare e creare i disegni da imprimere sulla piastrella.

Fase 7. La smaltatura

La piastrella viene semplicemente smaltata in superficie con smalto lucido o opaco. Questo smalto finale ha anche lo scopo di proteggere la superficie della piastrella che viene poi stoccata nei box del crudo.

Dalla smalteria ai forni le piastrelle vengono movimentate costantemente e stoccate in attesa della cottura, grazie all’utilizzo di Pegaso, un carrello robotizzato che porta le piastrelle al forno. Un po’ da film futuristico!

Fase 8. Cottura

Un forno di 135 m, con temperature che si aggirano sui 1200 gradi, attende l’arrivo delle piastrelle crude che subiscono una cottura di circa un’ora. Si passa gradualmente dalla temperatura ambiente a quella massima di cottura, per poi “raffredare” a circa 70 gradi.

E’ proprio questo passaggio, ovvero la cattura, che conferisce alla piastrella in grès resistenza, impermeabilità e durezza.

Fase 10. Taglio e Rettifica

La piastrella uscita dal forno viene tagliata con l’aiuto di una preincisione ad acqua e grazie a delle mole avviene la rettifica e la limatura dei bordi.

Una piastrella si dice rettificata quando ha bordi  perfettamente squadrati e angoli perfetti di 90°. Grazie a questo procedimento tutte le piastrelle risulteranno perfettamente identiche sia nella misura che nello spessore, ovvero se le mettiamo l’una accanto all’altra, combaciano perfettamente.

Fase 11. Controllo qualità

Esiste un macchinario apposito per rilevare i difetti di ciascuna piastrella, un dispositivo che misura diagonale e dimensioni, rilevando errori in decimi di mm e suddividendo così il prodotto tra prima e seconda scelta. La piastrella viene controllata anche per la planarità e al calibro.

Fase 11. Imballaggio, stoccaggio, spedizione

Ecco che le piastrelle vengono impilate, imballate e pallettizzate. Ogni pallet viene codificato (codici che individuano corridoio, scaffale ecc) nel magazzino totalmente meccanizzato, pronti per poi essere spediti.

Tuscania e le sue collezioni

Ti ho raccontato come nasce una piastrella attraverso i miei occhi e le mie orecchie, descrivendo il tour fatto presso lo stabilimento produttivo di Tuscania.

Che è un’azienda famigliare l’ho già detto, ma non ho detto che tutte le piastrelle dell’azienda vengono prodotte unicamente nel loro stabilimento (e se lo scrivo è perché non è così scontato, credimi).

Parlando invece delle loro collezioni, l’azienda va fortissimo sulle piastrelle da esterno, fantastica la loro linea decorata, che per l’outdoor è davvero una chicca, sto parlando di Frühling Decoro.

Il mio colpo di fulmine è stato per Ceppo di Grè, piastrella con l’effetto pietra ricco di venature e contrasti, superficie movimentata ed estremamente naturale, accentuata dalla ruvidezza vellutata che Tuscania è riuscita a dare a questa piastrella in grès.

A breve usciranno nuovi decori che si aggiungono alla collezione Universal Decoro, ma acqua in bocca, non posso svelare altro.

Anche se il mio “amore a prima vista” è stato per la collezione Le Leghe, piastrella in grès dall’effetto grezzo e lucido proprio come il metallo. Nel color cobalto dal sottotono blu, platino o stagno per gli amanti del grigio, anche se per me il color bronzo vince. E vince soprattutto nel formato del mosaico asimmetrico, un vero e proprio mosaico super moderno e davvero interessante.

Datemi la casa giusta e il cliente giusto e ho già qualche idea su come utilizzare questa collezione.

Quindi quando ti troverai a scegliere una piastrella rispetto ad un’altra, non limitarti all’estetica o al prezzo, ma fai ricerca, sbircia il sito internet per conoscere l’azienda e capire quali sono i principi di produzione su cui punta.

Diamo valore alla qualità del prodotto e dell’azienda, sempre e comunque, perché sono questi i parametri che alzano l’asticella e che fanno di una piastrella un buon prodotto al 100%.

L’articolo COME NASCE UNA PIASTRELLA proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

23 Giugno 2021 / / Francesca Grua

Un nuovo appuntamento in cui arte e casa si incontrano.

Questa volta incontreremo un giovane artista sardo, Matteo Sanna, classe 1984, che realizza le sue opere con diverse tecniche e sperimenta nei materiali che utilizza la profondità dei significati del nostro tempo: il contemporaneo. 
Ad intervistarlo per noi ci sarà Giuseppe Cotroneo, amico architetto e art-consultant di Roma, che mi affianca spesso con il suo modo coinvolgente di raccontare gli artisti, nella scelta delle opere per i miei progetti.

Chi l’ha detto che un’opera d’arte non possa essere alla portata di tutti? Io e Giuseppe l’abbiamo detto spesso e ne abbiamo fatto…

Una creazione artistica, un quadro, una scultura o un oggetto di design, possono essere inseriti in un appartamento o in un ufficio, impreziosire lo spazio e non per questo costare una fortuna.

THIS PARADISE IS NOT FOR ME 2011
Spazio Thetis, Arsenale Novissimo – 54^ Biennale di Venezia

Puoi trovare una delle collaborazioni con Giuseppe sul blog. Guarda cosa avevamo pensato per la casa di Giacomo.

CASA AD ARTE

I clienti sono sempre piacevolmente sorpresi dall’elevato livello artistico che si può raggiungere entro i limiti dell’accessibilità, come oggi vedremo con Matteo Sanna.

Ma ora entriamo nel vivo con l’intervista a Matteo.

GC: Cosa vuol dire essere un artista oggi?

Rispetto al passato, oggi l’artista è certamente più libero di sperimentare e di promuovere la propria arte attraverso tecnologie e strumenti del nostro tempo. Ma nonostante questa maggiore visibilità, si percepisce profondamente la mancanza delle committenze… soprattutto quella intesa come rapporto intellettuale di crescita reciproca.

GC: Ricerca, sperimentazione, linguaggi. Come nascono le tue opere?

La mia ricerca artistica da sempre si ricollega al mio vissuto, all’esperienza vivente, ad un’esperienza interiore che consente all’individuo di creare.
Come una sorta di diario, di camera delle meraviglie, attraverso le mie opere cerco di rafforzare e collegare la visione della vita umana e della crescita psichica interiore di ciascuno di noi, aprendo le porte ad una riflessione costante che fa da collante all’apprendimento ed alla comprensione della storia dell’essere umano.

CLOSE TO MY SKIN 2010

La scelta del supporto come materia ha una valenza fortissima, per me la ricerca è improntata all’indagine della memoria emotiva e all’esplorazione dell’inconscio.
Nella mia pittura rievoco la bellezza del gesto pittorico come poetica dell’eterno ritorno,” perché l’accezione autentica della pittura è quella del ripetere, emulare, citare persino se stessi, ritornare sul supporto e sulla materia con gesti ora ossessivi, ora placidi. Il mio bisogno primario è quello di poter utilizzare come media qualunque cosa intorno a me che desta stupore, attrazione, ribrezzo o semplicemente rispetto.

NOTHING LASTS
Galerie 95, Biel – Svizzera

GC: Un segno ricorrente nella tua produzione sono i temi legati alle dinamiche relazionali. Come influisce l’arte nella vita di tutti i giorni?

I linguaggi artistici sono i principali stimolatori per i nostri ricettori di emozioni, sensazioni, attraverso i nostri sensi l’arte riesce a parlare al mondo, a fermentare la conoscenza e quindi può aiutarci ad integrarci con il mondo. L’arte mi ha da sempre dato la possibilità di guardare intorno a me in modo trasversale, ritrovandomi spesso ad interessarmi di cose che per altri non destano attenzione.

DISPOSABLE TEEN 2011
Collezione Fondazione Bartoli – Felter

GC: Oggi il mercato dell’arte è in continua evoluzione, soprattutto per le fasce medie. Quanto è importante aprirsi ai giovani collezionisti che cercano delle opere un po’ più accessibili?

I giovani collezionisti devono instaurare un rapporto personale ed intellettuale con gli artisti, il prezzo delle opere d’arte per un artista è uno strumento e non il fine. Il maggior valore vien sempre dallo scambio di conoscenze tra chi fruisce dell’opera e chi la realizza.

Ricollegandomi proprio a questo ultimo concetto, mi intrufolo in questa fantastica intervista per raccontarti di come Matteo, Giuseppe ed io abbiamo collaborato, ricercato e contestualizzato un’opera dell’artista all’interno di un mio progetto d’interni seguito per i clienti Maria Grazia e Valerio.

Sognavano una zona giorno luminosa, spaziosa ed accogliente. Sono due persone che adorano stare in compagnia, organizzare cene con amici e tavolate di parenti. Amano la le cose semplici, a lei piace cucinare e odia il disordine, lui tifosissimo del Toro. Hanno due bimbe e sono due persone attive, ma è rito trascorrere le loro serate tutti insieme sul divano a guardare la TV.

Per loro e per la loro luminosa e colorata zona giorno, è stata scelta l’opera di Matteo Sanna:

Neon “Nothing Lasts”.

A Matteo piace immaginare che questa famiglia cosi dinamica, positiva e amante della vita possa godere a pieno di questo suo lavoro. “Come memento mori, come stimolo a non mollare mai agendo nell’immediato senza rimandare. Il tempo condiviso in famiglia dovrebbe essere magico, pieno di emozioni e illuminante, basi fondamentali per tramandare la nostra esperienza di vita a chi amiamo”.

Ma ora continuiamo con l’intervista.

GC: Ci anticiperesti un piccolo spoiler sui tuoi prossimi progetti?

In questo periodo sto lavorando alla realizzazione della nuova produzione per la mia prossima mostra personale. Mi piacerebbe potervi comunicare le date e gli eventi esatti, ma purtroppo in questo tempo incerto troppo spesso i progetti subiscono variazioni e spostamenti a data da destinarsi.  Appena le date saranno confermate sarò felice di condividere con voi i nuovi appuntamenti con la mia arte!

UNBREAKABLE MISUNDERSTANDING
NM> Contemporary – Principato di Monaco

In attesa di scoprire le novità di Matteo, affidiamo a Giuseppe la conclusione di questa intervista super interessante, magari con qualche consiglio sul collezionismo “accessibile”:

“Da questa piccola selezione di immagini che Matteo Sanna ci ha gentilmente concesso, credo che emerga chiaramente quanto le sue opere non abbiano bisogno di spiegazioni articolate, proprio perché arrivano dritte al punto e sono in grado di comunicare messaggi davvero intensi.

Ognuno di noi farà fatica a trovare la sua preferita perché tutte, in un modo o nell’altro, riescono a fare breccia nelle corde dei nostri sentimenti.
In fondo, la magia del collezionismo è proprio questa: regalarsi quella parte di noi stessi che qualcun altro ha realizzato senza saperlo.

Chiudo precisando che il collezionismo accessibile è mosso da curiosità e passione per l’arte proprio perché, come abbiamo visto in questa occasione, ci sono giovani artisti di altissimo profilo che non sono soggetti alle dinamiche commerciali dei grandi nomi… supportiamo i nostri artisti, sempre!”

Io concludo invece ringraziando Giuseppe e Matteo. Se volete andare a sbirciare cosa fanno vi lascio qui sotto tutti i riferimenti:

matteosanna.it

Profilo Instagram di Matteo: matteosanna84_

giuseppecotroneo.com

Profilo Instagram di Giuseppe: giuseppecot

L’articolo CONOSCIAMO MATTEO SANNA proviene da Interior designer | Una designer per tutti.

11 Giugno 2021 / / Francesca Grua

La scelta della corretta illuminazione per il bagno è un aspetto importante sia dal punto di vista del comfort visivo che della sicurezza.

Sì perché in questo ambiente, dove umidità e schizzi d’acqua sono all’ordine del giorno, non basta scegliere la posizione dei punti luce e la lampada che ci piace, ma è necessario individuare il corpo illuminante adeguato per il tuo bagno. Adeguato intendo sotto differenti aspetti, funzionale, estetico e di sicurezza.

Da poco ho deciso di cambiare le lampade del bagno di casa sia per ovviare al problema di un ambiente poco luminoso sia per la voglia di rinnovare a mio gusto le lampade presenti. Ormai si sa, l’illuminazione va considerata anche un elemento d’arredo e può aiutarci a dare il carattere che cerchiamo ad ogni stanza di casa.

Nuova luce al mio bagno

Da un po’ di tempo ero insoddisfatta delle lampade presenti nel mio bagno, non solo a livello estetico. Mi sono detta spesso che avrei voluto un ambiente più luminoso e mi sono chiesta come avrei fatto a posizionare nuovi punti luce in modo più funzionale ed esteticamente gradevole, non dimenticando mai le regole da seguire in materia di sicurezza.

Volevo assolutamente un nuovo punto luce principale d’impatto ed esteticamente interessante, desideravo un bella lampada a sospensione al posto del plafone bruttino presente. Ero anche stufa della lampada sopra allo specchio che invece di illuminare il mio viso, portava luce sulla sua superficie, lasciando il mio viso in ombra.

Ho fatto un po’ di ricerca per trovare soluzioni esistenti che rispondessero alle mie esigenze ed idee e le ho trovate sul sito di Lampade.it

Illuminazione principale per il mio bagno

Cercavo una lampada sospesa bianca dal design leggero e scenografico, stando attenta all’altezza, ovvero a quanto farla scendere dal soffitto, alla sua dimensione e posizione rispetto alla stanza.

Sul sito mi sono innamorata di Libellule S di Forestier, un lampadario leggero e d’impatto. L’ho scelto nel colore bianco e di diametro 56 cm.

Se te ne sei innamorat* anche tu, sul sito Lampade.It il suo codice prodotto è 3567002.

Come illuminare lo specchio del mio bagno

Per quanto riguarda invece l’illuminazione dello specchio del bagno, desideravo una applique a illuminazione frontale, dal design lineare e che si sviluppasse per l’intera lunghezza dello specchio, in modo da poter avere viso e parte alta del corpo ben illuminati, senza antipatiche zone d’ombra.

Mi sono preoccupata di verificare il grado IP della lampada, perché molto vicina al lavandino quindi a schizzi d’acqua ed umidità. Ti spiegherò più tardi che cos’è il grado IP e quanto è importante per scegliere l’illuminazione per il bagno corretta.

Devo dire che ho cercato a lungo, ma sempre grazie a Lampade.it ho trovato la soluzione perfetta.

L’illuminazione LED a specchio Sanbi di Lindby. Un tubolare di 90 cm ad illuminazione uniforme, anti abbagliamento grazie al diffusore satinato.

Se Sanbi è la soluzione perfetta anche per lo specchio del tuo bagno, sul sito Lampade.it ti basterà inserire il codice 9624978.

Ho voluto raccontarti cosa ho fatto nel mio bagno, ma voglio anche spiegarti come scegliere l’illuminazione giusta per il tuo ambiente. Come sempre ci sono suggerimenti e regole utili per aiutarti nella scelta, li troverai qui sotto.

Quale luce per il bagno

In questo spazio, seppur piccolo, ma molto tecnico e funzionale, serve un’illuminazione principale e diffusa che solitamente è rappresentata da un punto luce a centro soffitto ed un’illuminazione puntuale vicino allo specchio.

Se le dimensioni del bagno lo permettono, molto utile, ma anche scenografico, è l’utilizzo di un altro corpo illuminante puntuale nelle vicinanze di vasca o doccia (in questo caso attenzione alla sua altezza di posizionamento, non deve essere troppo vicino a fonti di acqua e umidità).

Illuminazione del bagno principale

La prima lampada che accendiamo entrando in bagno. Molto importante soprattutto per illuminare un bagno buio o cieco.

Deve illuminare uniformemente la stanza, senza creare troppe ombre, deve essere abbastanza intensa, ma senza abbagliarci. Meglio preferire una luce morbida e bianca, molto simile a quella naturale.

Ora mi dirai, bene Francesca, ma come tipologia di lampade per il bagno cosa scelgo? Per una luce diffusa puoi optare per una plafoniera se i soffitti non sono troppo alti, faretti o profili led lineari se la pianta del bagno è irregolare, infine anche un bel lampadario centrale se in una posizione e ad un’altezza sicure, ovvero lontane da umidità e schizzi d’acqua.

Nel mio caso infatti avevo un plafone con tre faretti, molto tecnico e freddo, che ho voluto invece sostituire con una lampadario d’arredo.

Oltretutto se sei alla ricerca di lampade in sconto sempre su Lampade.it c’è una sezione SCONTI con tante offerte sempre nuove:

Ecco gli sconti qui

Illuminazione specchio

Qui la luce deve essere puntuale e funzionale. Lo specchio infatti serve per guardarsi, truccarsi, farsi la barba ecc. Va da sé che l’illuminazione qui deve essere orientata verso il nostro viso e provenire da più direzioni per evitare si creino ombre su di esso.

Il mio consiglio è di scegliere uno specchio ad illuminazione integrata frontale, oppure delle applique poste ai lati dello specchio (se da entrambi i lati meglio) e non sopra per evitare quei fastidiosi punti in ombra.

Quasi sempre si trovano in commercio applique sopra lo specchio che illuminano questo oggetto, ma non il viso della persona. Era proprio il mio caso. Ho scelto infatti di eliminare l’applique che mi avevano venduto con lo specchio e di inserire una lampada tubolare a fianco ad esso.

Parola d’ordine: sicurezza

La prima cosa a cui ho pensato nella scelta dei nuovi corpi illuminanti del bagno è stata quella di fare scelte esteticamente di mio gusto ma soprattutto “in regola”. Quando parliamo di sicurezza dobbiamo parlare di ZONE del bagno e GRADO IP delle lampade.

Le tre zone tipiche e il grado IP

Immagina che il bagno venga suddiviso in tre zone, che però non coincidono con i tre elementi d’arredo ovvero lavandino, vasca o doccia e sanitari.

La zona 0 rappresenta quella con il maggiore pericolo elettrico, come ad esempio l’interno della vasca da bagno, fino ad arrivare alla zona 3, quella a basso rischio, come una parete lontana dall’acqua.

In zona 0 non si devono inserire corpi illuminanti di alcun tipo, mentre nelle altre tre zone puoi scegliere di inserire una lampada, ma solo con un determinato grado IP.

Il grado IP indica il grado di protezione di un apparecchio illuminante nei confronti di corpi solidi estranei e di liquidi, ovvero ci dice quanto è in grado di resistere a questi agenti senza subire danni.

Trovi questo dato sulla confezione o sul libretto d’istruzioni. Se non è indicato? Diffida dall’acquisto di quella lampada.

Se vuoi inserire una lampada nella zona 1 del tuo bagno, quella molto vicina a schizzi e umidità, allora assicurati che abbia una grado IP minimo di 45 (deve essere anti-nebulazione).

In zona 2 invece l’apparecchio illuminante deve essere anti-spruzzo ed avere un grado IP fino a 44. Nel mio bagno, l’applique a fianco allo specchio ha infatti un IP44.

Infine in zona 3, la più sicura, può bastare un IP20.

Se invece vuoi conoscere tutto di regole e misure utili per progettare un bagno ecco un articolo che potrebbe tornarti utile.

PROGETTO BAGNO. GUIDA A REGOLE E MISURE

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