6 Ottobre 2019 / / Architettura

L’articolo Women in Lighting power! Il primo meeting Italiano. proviene da Luxemozione.

La primavera scorsa è stato lanciato il progetto internazionale Women in Lighting, una piattaforma digitale ideata dallo studio di lighting design londinese Light Collective, che celebra la figura professionale della donna in tutti i settori dell’illuminazione: design, arte, insegnamento, produzione, ecc.

Immagine in header cortesia Simona Monfrinotti

Il progetto è creato per condividere le passioni, promuovere risultati e obiettivi lavorativi con la finalità di far emergere i profili professionali all’interno della community dei professionisti della luce.

Un’iniziativa di estremo interesse, che sin dal primo giorno in cui l’amica Giorgia Brusemini, ambasciatrice italiana del progetto, me ne ha parlato, ho cercato di supportare, divulgandone le iniziative.

In quel periodo, era poco prima del Salone del Mobile 2019, si è svolto a Milano, così come in altre capitali mondiali, un primo incontro di confronto sul tema. Ricordo molto positivamente quella serata, assieme a colleghe e colleghi italiani e internazionali, a parlare di luce e dei progetti in divenire di Women in Lighting.

Da allora molto è stato fatto, il progetto sta riscontrando notevole successo, tanto che sarà protagonista anche del prossimo Professional Lighting Desing Convention PLDC 2019 di Rotterdam.

Primo meeting di
WIL Italia

Il 24 settembre scorso si è svolta la prima tavola rotonda italiana del progetto internazionale Women in Lighting , organizzata dall’ambasciatrice italiana Giorgia Brusemini, designer e fondatrice del blog “Ogni casa è illuminata”.

Ospitate nella sede italiana dell’azienda formalighting, sostenitrice del progetto dalla sua nascita, si sono sedute attorno allo stesso tavolo dodici professioniste che lavorano all’interno del settore dell’illuminazione: progettazione, insegnamento, giornalismo, produzione, arte e ricerca. Erano presenti al primo meeting italiano di Women in Lighting:

  • Giordana Arcesilai , lighting designer, Bologna
  • Camila Blanco, lighting designer, Milano
  • Giorgia Brusemini, designer e light designer blogger
  • Daria Casciani, dottore di ricerca e lighting specialist, Milano
  • Simona Cosentino, lighting designer, Torino
  • Claudia Giacomobello, lighting designer, Milano
  • Giusy Gallina, lighting designer,Torino
  • Liliana Iadeluca, lighting designer, docente, artista, Genova
  • Marta Naddeo, designer di prodotto per illuminazione decorativa, Mogliano Veneto
  • Tania Rossini, progettista illuminotecnico, Torino
  • Stefania Toro, lighting designer, Genova
  • Sarah Elise Sartore, lighting designer, Milano

Qua di seguito una carrellata di immagini della giornata d’incontro. Foto cortesia Simona Monfrinotti

  • Evento-WIL-Italy
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Giorgia Brusemini ha dichiarato: “ E’ stato un incontro di confronto con una prima parte delle professioniste che in questi mesi, dopo il lancio dell’8 Marzo, si sono avvicinate con interesse al progetto. Dopo mesi di contatti tramite la piattaforma social, mail e telefonate era giunto il momento di incontrarsi ed iniziare a lavorare sui possibili futuri passi concreti volti alla valorizzazione delle professioniste italiane in questo settore. A luglio, per esempio, siamo state invitate dall’Ordine degli Architetti di Massa Carrara per un intervento all’interno della rassegna ”Donne e Architettura“. In quel contesto abbiamo presentato il progetto internazionale e la lighting designer di Torino, Simona Cosentino, ha raccontato agli architetti presenti, come viene sviluppato un progetto di lighting design. ” L’ambasciatrice continua: “Siamo ormai oltre 64 ambasciatrici nel mondo e grazie all’aiuto di Light Collective riusciamo ad aggiornarci e confrontarci sugli sviluppo del progetto nei singoli paesi.

Durante questo primo incontro italiano si sono chiariti gli obiettivi primari che sono:

  1. Dare visibilità alle professioniste italiane del settore, contribuendo e sostenendo la creazione del database internazionale. Poiché circa il 50% dei progettisti di illuminazione sono Lighting Designer donna, l’obbiettivo principale è che ottengano una visibilità del 50% e che ci sia un equilibrio di presenza come speaker a conferenze, comitati e giurie . L’intento è quello di creare modelli da seguire, bilanciare gli equilibri e incoraggiare le donne a scegliere di lavorare nell’illuminazione.
  2. Valorizzare e far conoscere la figura del Lighting Designer, figura professionale riconosciuta in un contesto internazionale ma ancora poco conosciuta in Italia.”

Durante l’incontro, a supporto dell’iniziativa, si sono collegate in diretta Skype la Presidente APIL Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione, Susanna Antico e, direttamente dalla Svezia, la Lighting Designer Chiara Carucci.

Le interviste alle protagoniste Italiane

Tra le attività di divulgazione di questa iniziativa vi è il racconto delle protagoniste della luce attraverso delle interviste. Vi rimando alla pagina di women in lighting international, dove sono state pubblicate.

Tra queste le protagoniste italiane, le cui interviste che sono state pubblicate fin ora inserisco qua di seguito (rigorosamente in ordine alfabetico). Tutte davvero molto appassionate,
prendetevi il tempo per guardarvele tutte.

Chiara Carucci

Cinzia Ferrara

Giorgia Brusemini

Lisa Marchesi

Susanna Antico

Come essere coinvolti
in Women in Lighting

Per maggiori informazioni ed essere coinvolti in questo progetto contatta il team all’indirizzo hello@womeninlighting.com oppure la nostra “ambasciatrice” italiana Giorgia Brusemini giorgia@womeninlighting.com. Altre info sul sito ufficiale dell’evento di Women in Lighitng

L’articolo Women in Lighting power! Il primo meeting Italiano. proviene da Luxemozione.

5 Marzo 2019 / / Architettura

L’articolo La progettazione della luce secondo gli standard LEED e WELL proviene da Luxemozione.

Il design della luce  all’interno della “macchina” della progettazione integrata, sempre più di frequente si pone come obiettivo il raggiungimento di standard di certificazione LEED o WELL, sistemi di valutazione volontari, basati sul consenso e guidati dal mercato e sviluppati per “misurare” la prestazione degli edifici e dei componenti utilizzati. Vi posso assicurare che, progettare la luce, cercando di rispettare i parametri definiti dagli standard LEED e WELL e, al contempo la normativa in materia di illuminazione dei luoghi di lavoro UNI EN 12464 non è per nulla semplice.

Imagine cortesia APIL

Personalmente, quindi, trovo azzeccatissima la conferenza organizzata da APIL – Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione sul tema Progettazione della Luce secondo i parametri LEED e WELL, in programma per il prossimo 14 di Marzo.

Un appuntamento da non perdere per approfondire, comprendere e crescere professionalmente.

Progettare il Progettista
2019: LEED+WELL+LIGHT

L’evento organizzato da APIL, si inserisce in seno al
programma annuale di conferenza Progettare il Progettista, durante il quale
vengono trattati argomenti di rilievo riguardanti la progettazione della luce.

Quest’anno la conferenza,  che si svolgerà il 14 marzo 2019 presso la sede APIL in Foro Buonaparte 65 a Milano, avrà come main topic la progettazione della luce secondo gli standard LEED e WELL.

Iscriversi è semplice, vi rimando alle indicazioni che trovate sul sito APILBlog.it

Più nel dettaglio di
LEED e WELL.

il Certificato LEED è un sistema volontario, nato grazie a U.S.
Green Building Council, e basato sul consenso, per la progettazione,
costruzione e gestione di edifici sostenibili ed aree territoriali ad alte
prestazioni e che si sta sviluppando sempre più a livello internazionale; può
essere utilizzato su ogni tipologia di edificio e promuove un sistema di
progettazione integrata che riguarda l’intero edificio.

WELL è invece il nuovo protocollo internazionale
appositamente studiato, per verificare (e certificare) il livello di salubrità
e di benessere di chi soggiorna e vive negli ambienti costruiti. Questo
protocollo pensato per essere applicabile su qualsiasi edificio a prescindere
che sia certificato LEED, è un sistema basato sulla misurazione, certificazione
e monitoraggio di tutti gli aspetti dell’edificio che possono avere impatto
sulla salute ed il benessere degli occupanti. WELL è amministrato
dall’International WELL Building Institute™ (IWBI).

Il programma
dell’evento

I Parte :
Inquadramento normativo

14.00 Registrazione Partecipanti

14.15 Presentazione e saluti istituzionali Arch. Susanna
Antico, Presidente APIL.

14.30 ing. Mattia Mariani di DEERNS Requisiti per progettare
l’illuminazione secondo i requisiti delle certificazioni LEED e WELL.

16.15
Coffee break

II PARTE : LEED+WELL+LIGHT Case study

16.30 Arch. Jacopo Acciaro – Studio Voltaire Lighting Design
e arch. Paolo Mantero, studio Paolo Mantero Architetto. Presentazione di un
case study in cui la progettazione della luce è parte integrante del processo
progettuale finalizzato all’ottenimento dei certificati LEED e WELL

18.45 Tavola Rotonda

Moderatore dell’evento: Andrea Ciotti

Io sicuramente non mancherò. Ci si vede in APIL giovedì prossimo.

L’articolo La progettazione della luce secondo gli standard LEED e WELL proviene da Luxemozione.

4 Marzo 2019 / / Luxemozione

L’articolo L’8 marzo si celebra Women in Lighting proviene da Luxemozione.

La luce è donna? Io penso di sì. Ho sempre sostenuto che, per
progettare bene la luce, non occorra solo la conoscenza della tecnica, ma una
sensibilità che, è più probabile riscontrare nel femminino.

Personalmente credo che, in uno studio perfetto, non debba
mai mancare una figura di designer donna: parlare di lux è una condizione
necessaria ma non sufficiente ad essere un bravo lighting designer, è
necessario arrivare a soluzioni che coniughino tecnica ed emozione, sempre.

Women in Lighting

Questa premessa per segnalarvi l’evento internazionale intitolato Women in Lighting, una piattaforma digitale che celebra la figura professionale della donna nell’ambito dell’illuminazione. Il progetto è creato per condividere le loro passioni e promuovere risultati e obiettivi lavorativi con la finalità di far emergere i loro profili professionali all’interno della communità dei professionisti della luce.

L’iniziativa lanciata da Light Collective di Londra, sarà presentata 8 Marzo 2019 in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

“When we talk about
women in design, we should not turn it into a minority issue. We need to honour
our heroines because unless they are visible, we will not encourage the next
generation of female designers.”
Ilse Crawford

Il progetto raccoglierà
statistiche nell’ambito della professione illuminotecnica rispondendo alla “call
to action” dell’Interior  Designer
inglese Ilse Crawford: “Come possiamo mettere in risalto le donne di successo
che lavorano in questo settore in maniera da incoraggiare le future
generazioni? Chi è già inserito in questo settore come può dare loro supporto?”

ll sito web www.womeninlighting.com  raccoglierà una serie di interviste a donne di tutto il mondo: partendo dalle professioniste Lighting Designer l’obbiettivo sarà quello di includere tutte le donne che operano nei diversi campi all’interno del settore dell’illuminazione: insegnamento, giornalismo, produzione, arte e ricerca.

Il tema della Giornata
Internazionale della Donna 2019 è Balance
for Better
: un invito ad agire per promuovere l’equilibrio di genere in
tutto il mondo. Questo messaggio è direttamente collegato ad uno dei risultati
a cui mira il progetto Woman in Lighting.

Abbiamo rilevato che le
donne sono sottorappresentate analizzando la loro partecipazione a conferenze,
comitati e giurie. Poiché circa il 50% dei progettisti di illuminazione sono
Lighting Designer donna, l’obbiettivo principale è che ottengano una visibilità
del 50%.

Le ambasciatrici nel mondo

Il progetto è già supportato da donne designer in circa 50 diversi paesi. Queste “ambasciatrici” sono il punto di riferimento per tutte le donne che vogliono saperne di più sul progetto. Il sito sarà lanciato con oltre 30 interviste realizzate da Light Collective e inviterà altre donne a partecipare caricando la propria.

Tra i nomi delle ambasciatrici  nel mondo compaiono anche nomi di amiche e colleghe, tra queste Giorgia Brusemini, designer e fondatrice del blog “Ognicasa è illuminata” che è ambasciatrice per l’italia

Ed Helena Gentili, lighting designer, attualmente di stanza a Bangalore, in India, che rappresenterà il paese di cui è al momento ospite.

Tutti le colleghe o i colleghi italiani interessati a quest’iniziativa  possono contattare  per maggiori informazioni ed essere coinvolti in questo progetto l’organizzazione all’indirizzo hello@womeninlighting.com oppure la nostra “ambasciatrice” italiana Giorgia Brusemini mail@ognicasailluminata.com.

La co-fondatrice del progetto, Sharon Stammers di Light Collective, ha dichiarato: “Essendo state coinvolte fin dall’inizio nel lighting design, le donne hanno avuto un ruolo maggiore nel plasmare la professione del lighting designer sia in architettura che in ingegneria. Il settore del lighting design con le sue numerose applicazioni, apre a diverse opportunità lavorative in altrettanti diversi scenari. È un settore in grado di condividere informazioni tra i membri della sua comunità e può quindi offrire supporto ad altre donne che potrebbero averne bisogno. Vogliamo creare modelli da seguire, bilanciare gli equilibri e incoraggiare le donne a scegliere di lavorare nell’illuminazione o in altri posti di lavoro correlati “.

Woman in Lighting non parla di disuguaglianza di genere ma di inclusività e i vantaggi che questo porta all’intera professione.

Il lancio di Woman in Lighting è supportato da Formalighting, produttore di illuminazione a conduzione familiare con oltre 50 anni e 2 generazioni dedicate all’illuminazione architettonica. Light Collective ha scelto di accostare formalighting a questo progetto poiché l’azienda ha un’alta percentuale di donne che ricoprono ruoli chiave

Bell’iniziativa, non è vero?

L’articolo L’8 marzo si celebra Women in Lighting proviene da Luxemozione.

10 Febbraio 2019 / / Architettura

L’articolo Controllo dell’abbagliamento: UGR Unified Glare Rating proviene da Luxemozione.

Il controllo del fenomento dell’abbagliamento negli spazi di lavoro  implica la conoscenza di diversi aspetti, non solamente legati al fattore illuminotecnico in sè, ma anche ai modi in cui l’ambiente di lavoro è definito nelle sue parti e finiture. Proprio vista la complessità della trattazione quest’articolo è frutto di successivi aggiornamenti, l’ultimo in ordine cronologico è stato possibile grazie ad un approfondimento dato dalla lettura del capitolo sull’argomento nel libro da poco pubblicato: Manuale del Lighting Designer – Teoria e Pratica della Professione, edito da Tecniche Nuove, autore P.Palladino , a cui rimando per maggiori dettagli.

Rimando inoltre ad un approfondimento sull’illuminazione dei luoghi di lavoro a quest’articolo:

illuminazione nei luoghi di lavoro.

Nello specifico  quest’articolo è approfondito sul tema dell’ UGR -Unified Glare Rating.

Spesso si sente dire che l’UGR deve essere inferiore a 19, ancora più spesso riferendolo esclusivamente a caratteristiche specifiche di un corpo illuminante.

Da notare che dal punto di vista fotometrico va posta particolare attenzione al valore di superficie emittente inserito in fotometria, poichè da questa dipende il valore di luminanza e quindi il risultato dell’UGR, strettamente legato alla luminanza del corpo illuminante osservato in ambiente. Molto spesso capita che aziende d’illuminazione (non sempre in buona fede) mettano in circolazione fotometrie con parametri modificati manualmente o non realistici della superificie emittente.

Questo porta ad un risultato sensibilmente scostato dalla realtà, che può rendere “office compliant” apparecchi d’illuminazione che invece non lo sono assolutamente e che potrebbero generare forte sensazione d’abbagliamento. Quindi fate molto attenzione a questo dato e verificate che la fotometria sia correttamente costruita.

Come dicevo, nella realtà L’UGR Unified Glare Rating, è un fattore di verifica della condizione di abbagliamento debilitante all’interno dell’ambiente analizzato e dipendente da numerose variabili ambientali e quindi non solamente dalle caratteristiche fotometriche e costruttive di un corpo illuminante. Vediamo più nel dettaglio.

Cos’è l’UGR

L’UGR  Unified Glare Rating è un fattore unificato in campo internazionale, sviluppato dalla CIE (Commission International de l’Eclairage) per la valutazione dell’abbagliamento diretto molesto. La formula dell’UGR è derivata dalla semplificazione di un indice denominato CGI – CIE GLARE INDEX del 1983, nato con l’obbiettivo di coniugare diversi sistemi di valutazione dell’abbagliamento molesto. L’ UGR ne è una derivazione.

Un aspetto che spesso viene trascurato e che forse rappresenta il limite principale della formula UGR è che, quesa, è stata concepita  per verificare il confort visivo negli uffici con posizionamento degli apparecchi in maglie regolari, con un osservatore ad 1.2m da terra (situazione tipica di osservazione da seduto), che osserva l’ambiente con angolo di visione ortogonale a sè. Per questo motivo non ci si può attendere previsioni corrette, in situazioni in cui ci si distacca fortemente dalle condizioni sulle quali il parametro è stato sviluppato.

Il panorama normativo

Esiste una normativa specifica che definisce le caratteristiche e limiti dell’ UGR:

CIE 117 del 1995- Discomfort Glare in Interior Lighting

Poi successivamente ripresa da una normativa italiana UNI:

UNI 11165 del settembre 2005, Valutazione dell’abbagliamento molesto con il metodo UGR attualmente ancora in vigore.

UGR è un  indice valuta la presenza in un ambiente di abbagliamento di tipo molesto (discomfort glare):

Glare which causes discomfort without necessarily impairing the vision of objects (CIE 17.4-1987 international lighting vocabulary)

 A tutti gli effetti è errato considerare UGR in situazioni in cui sono presenti condizioni di abbagliamento debilitante (disability glare).

Disability glare measurably impairs vision by reducing the contrast of the retinal image by the presence of a very bright light source in the field of view (CIE 1995).

Applicazione dell’UGR nei luoghi di lavoro

l’UGR, definito dal CIE è stato introdotto nella norma per l’illuminazione degli interni  UNI EN 12464-1 del 2004 (poi aggiornata ulteriormente nel 2011), primo aggiornamento importante della storica UNI10380 della fine degli anni ’90(che ancora spesso viene citata in testi o lezioni universitarie).

Per maggiori info sull’illuminazione nei luoghi di lavoro rimando all’articolo:

In sostanza è stata sostituita la  classe di qualità G presente nella vecchia norma UNI 10380, ormai superata, che impiegava le curve limite di luminanza  di Söllner.

Curva di Sollner
Curva di Soellner di un tipico corpo illuminante a luce riflessa tipo “luce morbida”

A partire Il valore di UGR  Unified Glare Rating dipende dalla disposizione degli apparecchi illuminanti, delle caratteristiche dell’ambiente (dimensioni, indici di riflessione) e del punto di osservazione degli operatori e oscilla tra valori da 10 (nessun abbagliamento) a 30 (abbagliamento  considerevole) secondo una scala di 3 unità (10, 13, 16, 19, 22, 25 e 28): più basso è il valore, minore è l’abbagliamento.
Tipicamente ogni apparecchio di illuminazione in un locale può esser disposto secondo due punti di vista che sono ortogonali ai due piani principali C0°-180° e C90°-270° (sono i piani che si prendono come riferimento anche per individuare la distribuzione fotometrica).

I’UGR tiene conto della luminanza di sfondo (soffitto, pareti) e della somma dell’apporto di ciascun apparecchio collocato nel locale rispetto ad una posizione standard dell’osservatore. Si calcola con la seguente formula:

  • Lb è la luminanza di sfondo (cd/m2) calcolata come Eind/π, dove Eind è l’illuminamento verticale indiretto al livello dell’occhio dell’osservatore;
  • L è la luminanza (cd/m2) delle parti luminose di ogni singolo apparecchio di illuminazione nella direzione dell’occhio dell’osservatore;
  • ω è l’angolo solido (sr – steradianti) delle parti luminose di ogni singolo apparecchio di illuminazione nella direzione dell’occhio dell’osservatore;
  • p è l’indice di posizione di Guth di ogni singolo apparecchio;
  • Σ indica la sommatoria di tutti gli apparecchi di illuminazione;

Dunque il valore di UGR tiene conto:
–    della posizione dell’osservatore rispetto all’impianto,
–    della luminanza del singolo apparecchio,
–    della dimensione dell’installazione e dell’ambiente,
–    dello sfondo in cui sono collocati i corpi luminosi.

Qua una tabella in cui sono messi a confronto diversi parametri di valutazione dell’abbagliamento, tra cui UGR

glare indexes

I LED e limiti di Applicazione dell’UGR

Con l’introduzione della tecnologia LED nell’illuminazione dei luoghi di lavoro sono sorte delle problematiche di applicazione della normativa oggi in vigore. Problematiche che risiedono nella definizione dell’indice e relativi limiti, molto chiaramente enunciati nelle:

Entro cui si legge che:

“L’applicazione dell’indice unificato di abbagliamento UGR è limitata a sorgenti di luce che
determinano, nelle condizioni supposte, un angolo solido compreso tra:

0,1 sr e 0,0003 sr.

Un angolo solido di 0, 1 sr è determinato da un apparecchio di forma quadrata con lato di
1 m visto da una distanza di circa 3 m.

L’abbagliamenlo molesto, per sorgenti molto piccole, è determinalo dall’intensità luminosa più che dalla luminanza, perciò l’UGR non è applicabile per sorgenti con angolo solido minore di 0,0003 sr. “

Si rimanda in merito all’articolo di approfondimento:

La verifica dell’abbagliamento tramite UGR, ideata per corpi illuminanti con sorgenti estese+riflettore, completamente differenti da moderni apparecchi LED, che spesso privi di schermo di chiusura, consentono la visione diretta dell’array di LED, rendendo di fatto inefficace qualsiasi verifica eseguita con sistema UGR: è di fatto errato considerare la luminanza media data dalla sommatoria delle sorgenti discrete che costituiscono un sistema LED, quale valore da utilizzare nel calcolo dell’UGR.

A supporto di ciò, sono numerosi i testi che sottolineano la criticità della questione, ad esempio nel Solid State Lighting Annex – Potential Health Issues of Solid State Lighting Final Report pubblicato nel 2014 si legge:

UGR method cannot be applied to very small light sources, whose solid angular subtense is smaller than 0.0003 sr [CIE 1995]. For instance, at a distance of 1 m, the light source must be larger than 1.5 cm x 1.5 cm. Despite this fundamental limitation given by the CIE, lighting manufacturers and designers usually perform UGR calculations on SSL luminaires consisting of multiple small LED sources but incorrectly considering the average luminance over the whole area of the luminaire. This approach is misleading as the resulting UGR is low and does not reflect the physiological perceived glare. Therefore, the use of UGR should be restricted to SSL products with large diffusers, without any visible point sources.

UGR per sorgenti di piccola dimensione

La Cie ha pubblicato unop standard Collezione Glare CIE 146,147 2002  in cui è affrontato il tema dell’UGR per sorgenti con superficie luminosa dimensione inferiore 0,005m che corrisponde ad un disco di diametro 80mm.

UGR small sources

UGR small sources
Immagine parte della pubblicazione: Calculation of the Unified Glare Rating based on luminance maps for uniform and non-uniform light sources.

E’ interessante osservare come la  formula derivata, che si riferisce a sorgenti piccole con angoli di scostamento (off-line) di almeno 5° e riferite ad applicazioni d’ufficio tipiche, venga fatto riferimento alle intensità della sorgente e non alla luminanza come nella formula standard di UGR. Da sottolineare che i software comunemente utilizzati si riferiscono nella valutazione di UGR alla formula standard, quind in casi in cui i limiti dell’UGR siano disattesi si può incombere in valutazioni errate sul fenomeno d’abbagliamento molesto.

La verifica dell’UGR

Tipicamente un buon programma di calcolo può fornire i valori di UGR in alcune situazioni tipo, che tengono conto delle caratteristiche di riflessione del locale (pavimento, pareti, soffitto) delle dimensioni dell’ambiente espresse in funzione della differenza di altezza tra l’occhio dell’osservatore e le sorgenti luminose (H) e ovviamente della direzione di osservazione.

ugr 01

ugr 2

Una nota importante va aggiunta in riferimento alle verifiche di UGR realizzate con software: aggiornamenti recenti dei diversi software disponibili sul mercato hanno reso disponibile anche una miglioria sulle modalità di rappresentazione dell’UGR.
Se prima era possibile solo verificare una direzione di osservazione alla volta, ora l’otuput è calcolato effettuando una media di valori sui 360° di visione (panoramic view), la rappresentazione è tale per cui è possibile valutare su quali vettori di osservazione si hanno i valori più critici di UGR.

Qua sotto un’immagine di confronto tra otpuput Dialux 4.12 (sopra) e Dialux EVO (sotto): vista la diversa modalità di verifica i risultati di uno non sono confrontabili con l’altro.

UGR dialux evo vs 4.12

Spesso nei cataloghi viene riportato l’indice UGR di un apparecchio, in modo da fornire agli operatori delle indicazioni in merito al comportamento del corpo illuminante nei confronti della problematica dell’abbagliamento molesto. Naturalmente si tratta di un’approssimazione, con ogni probabilità il valore UGR indicato è derivato da tabelle UGR globali.

Spesso come output di calcolo di un qualsiasi software di verifica è possibile avere Le tabelle UGR globali che, anche se piuttosto imprecise rispetto alla formula,  permettono di confrontare piuttosto rapidamente situazioni luminose differenti.

Le tabelle possono essere usate solo in determinate condizioni dell’impianto, quali:

  1. una stanza rettangolare,
  2. apparecchi dello stesso tipo e installati alla stessa altezza,
  3. apparecchi paralleli alle pareti disposti simmetricamente.

ugr tabella

Quindi, ricapitolando UGR19 non significa nulla se non contestualizzato, ovvero esistono delle tabelle interne alla UNI12464 2011 che indicano molto chiaramente quali sono il livelli massimi di UGR consentiti per ogni compito visivo specificato. A volte il massimo è 19 (work station), a volte 25 (stock room), a volte 16 (technical drawing).

Ma soprattutto è difficile valutare davvero i problemi legati all’abbagliamento senza avere almeno un riferimento sul tipo di installazione, sulla tipologia di stanza, sul comptito visivo e naturalmente sull’utente che fruisce lo spazio.

Quindi, la prossima volta mi raccomando, se avete un dubbio, non andate dall’elettricista a chiedere spiegazioni , esistono professionisti preparati che sicuramente potranno risolvere ogni tipo di vostro problema sull’illuminazione: si chiamano Lighting Designer!

L’articolo Controllo dell’abbagliamento: UGR Unified Glare Rating proviene da Luxemozione.

11 Novembre 2018 / / Architettura

L’articolo Milano Light Tour, alla scoperta del design della luce. proviene da Luxemozione.

Luxemozione è nato con l’intento di condividere esperienze dal mondo del Lighting Design e promuovere la cultura della luce e del progetto d’illuminazione. In generale (quasi) ogni lighting designer cerca di diffondere la cultura della luce quanto più in profondità possibile. Tra di noi ci si dice sempre “uscire dalla cerchia dei Lighting designer e comunicare alla gente comune sarebbe davvero bello”. In molti casi, tuttavia, gli argomenti che riguardano il design della luce vengono trattati con un linguaggio troppo tecnico o specializzato, che li rendono incomprensibili ai non addetti ai lavori.

Semplificare, senza perdere il valore del contenuto non è per nulla semplice, eppure da qualche mese l’amica Giorgia Brusemini, sta lavorando in questa direzione, con l’obiettivo di parlare di design della luce a prova di “sciura Maria”, come si direbbe qua a Milano, ovvero con un linguaggio semplice, ma corretto sotto ogni aspetto, perfetto per i non addetti ai lavori.

Per conoscere un po’ meglio Giorgia vi rimando ad un’intervista che pubblicai qualche tempo fa: Nuovi designer al salone 2013: intervista a Giorgia Brusemini

Giorgia sta lavorando a quest’obiettivo su livelli differenti, il primo è il suo blog che si chiama Ogni Casa Illuminata che, come suggerisce anche il titolo, si occupa di luce per la casa, per i non addetti ai lavori. Poi la rubrica su Casa Facile, sempre dedicata al design della luce, ed infine, sempre sotto il brand “Ogni Casa è Illuminata”, Giorgia organizza il Milano Light Tour, un percorso che permette, a chi è appassionato, di avvicinarsi al mondo della buona illuminazione per la casa e di conoscere da vicino quello che oggi è il meglio della produzione di “lampade” di design. Il Milano Light Tour ha ottenuto il patrocinio di APIL Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione.

Venerdì scorso, 9 novembre, si è svolta la terza edizione del Milano Light Tour, a cui ho avuto il piacere di partecipare e di cui vi racconterò nell’articolo di oggi.

Il Milano light tour

Come vi dicevo, tema di quest’iniziativa, è spiegare dell’importanza del design della luce in ogni ambito dell’architettura. L’obiettivo del tour è chiaro sin dal primo secondo: la luce è un materiale di design importante, al pari altri materiali usati in architettura. In quanto tale non va relegata al solo ruolo di complemento d’arredo, nascondendosi dietro pochi oggetti per illuminare dal design noto. Qua si fa design e, come direbbe Achille Castiglioni: “se non sei curioso, lascia proprio perdere”.

se non sei curioso lascia perdere

Come spiega Giorgia sul tour: È una selezione di luoghi e prodotti, fatta personalmente, con l’intento di mostrare attraverso l’esperienza diretta, e attraverso il racconto di aneddoti, come l’inserimento della giusta illuminazione, può bastare per modificare completamente un ambiente! Questo è il potere della luce. Questo crea una lampada di qualità!”

Il tour è aperto a massimo 6 partecipanti, poiché come si legge su Ogni Casa è Illuminata: durante il tour ci si reca in luoghi speciali, parlando d’illuminazione e di design e dove verranno date risposte specifiche ad ogni partecipante. “Quindi più di 6 persone sarebbe impossibile!”

Il percorso è composto da 4 tappe principali, si comincia in Triennale, per poi passare allo Studio Museo di Achille Castiglioni e la visita presso alcuni show room dei più importanti brand d’illuminazione italiani.

Itinerario Milano Light Tour

Come vi dicevo si parte all’incirca alle 10 di mattina dalla prima tappa, la Triennale, tempio del design di Milano. Qua ci si incontra e ci si conosce un po’ e poi pronti via, si parte per il Light Tour

triennale

Lo step successivo è nientemeno che lo Studio Museo di Achille Castiglioni. Un luogo che ogni designer dovrebbe visitare almeno una volta nella vita. Qua Giovanna Castiglioni, figlia di Achille, supportata da Giorgia, ci ha raccontato alcuni aneddoti davvero interessanti e simpatici sul design di alcune “lampade” disegnate da Achille e Pier Giacomo Castiglioni. Tra queste, quella che amo di più, la mitica Parentesi (di fatto disegnata da Achille Castiglioni assieme a Pio Manzù). E proprio qua si respira in modo chiaro quel “se non sei curioso lascia perdere” di cui si diceva. Ogni pezzo (non solo d’illuminazione) è frutto di ricerca, e sperimentazione di nuovi (per allora) materiali (ad esempio i polimeri) di nuove sorgenti (ad esempio le fluorescenti lineari o delle sorgenti a tungsteno), nulla è frutto del solo gesto artistico o del caso, anche l’effetto luminoso è progettato e mai fine a sé stesso.

Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni

 

Qua un video con i momenti salienti della visita allo Studio Museo Achille Castiglioni.

Da qua ci siamo spostati (un po’ a malincuore devo dire) alle tappe successive, gli show room di alcuni brand importanti d’illuminazione Italiana. Tra questi quello che mi ha colpito di più (forse perché lo conoscevo meno), è “lo spazio esperienze” di Davide Groppi, dove ci sono stati presentati alcuni pezzi della nuova collezione in cui, oltre l’aspetto formale, è forte la ricerca applicata al controllo della luce e dell’effetto luminoso e all’integrazione delle nuove tecnologie LED nel design del prodotto.

Davide groppi
Davide groppi
davide groppi
Davide groppi
Davide groppi
groppi

Oltre a Davide Groppi, spostandoci nel centro del “distretto della luce”, come sempre interessante è l’approccio innovativo al design del prodotto offerto da Luceplan, per passare poi ad altri show room più “classici” ,tra questi Nemo e Fontana Arte.

fontana arte

luceplan

nemo

Come vi dicevo in ogni tappa si è parlato di design, di soluzioni tecnologiche volte al controllo delle scenografie d’illuminazione e di come il design della luce possa davvero cambiare la percezione di uno spazio, in meglio o in peggio.

Una bella esperienza, davvero consigliata!

L’articolo Milano Light Tour, alla scoperta del design della luce. proviene da Luxemozione.

10 Ottobre 2018 / / Luxemozione

L’articolo PLDC 2019 a Rotterdam, è aperto il Call for Papers proviene da Luxemozione.

Siete pronti per  PLDC Professional Lighting Desing Convention 2018, che tra poche settimane si svolgerà a Singapore? Vi ricordo infatti che l’organizzazione dell’evento, subito dopo la chiusura dell’edizione 2017 , svoltasi a Parigi il novembre scorso, ha deciso di esportare l’evento anche fuori Europa, trasformandolo a tutti gli effetti in appuntamento globale di riferimento per il settore della progettazione della luce.

PLDC2018 in singapore

Giusto per ricordare, PLDC Professional Lighting Design Convention è un evento annuale (in passato si svolgeva con cadenza biennale) di riferimento per il settore lighting, mirato sia alla categoria dei progettisti indipendenti, che alle aziende produttrici ed  altri  attori connessi al campo dell’architectural lighting design. Tuttavia, mentre si aspettano gli eventi del prossimo 25 ottobre, l’organizzazione ha già cominciato il conto alla rovescia per l’appuntamento di PLDC 2019, che si terrà a Rotterdam  dal 23 al 26 di ottobre 2019, sono infatti aperti i Call for Paper per sottoscrivere i documenti da proporre quale traccia per la prossima conference.

PLDC

Call For Papers PLDC 2019 a Rotterdam

Il call for paper è rivolto a professionisti della luce indipendenti senza limiti d’età o meriti, oltre che a ricercatori, docenti e in generale a coloro che lavorano nei settori della luce, in cui sono coinvolti lighting designers professionisti.

L’invio della documentazione è consentito solo fino al 16 di novembre 2018, l’esito della selezione dei papers sarà comunicata a febbraio 2019.

Il materiale dovrà essere inviato attraverso il sito dell’evento, al seguente link.

Maggiori informazioni sul call for papers le potete trovare all’interno del pdf completo della call.

PLDC, vi ricordo,  è un evento che nasce con l’intento di incoraggiare la condivisione di competenze dove anche i “ maestri “possono apprendere dai nuovi arrivati.

La conferenza si svolge 3 giorni, durante i quali si susseguono conferenze o altre attività correlate, tra cui workshop, eventi culturali, ecc. Le sessioni di dibattito, che si terranno in lingua inglese, comprenderanno 6 Keynote Speakers, oltre a circa 80 presentazioni, i cui argomenti saranno selezionati durante lo scrutinio (blind selection) dei documenti inviati in fase di Call for Papers.

Gli argomenti che verranno trattati durante la 3 giorni di conferenza, saranno suddivisi i 4 track principali:

  1. ricerca,
  2. lighting Application e casi studio,
  3. pratiche professionali e problemi correlati allo svolgimento della professione e,
  4. hot topic dell’edizione di Rotterdam sarà Office&Retail.

Ricordatevi quindi in fase di invio della documentazione di selezionare adeguatamente la categoria.

La durata di ogni intervento sarà di 45 minuti, incluse domande e risposte finali.

Oltre al call for papers per le conferenze è aperta la sessione di invio per le Experience Rooms, aree dove i visitatori potranno vivere l’esperienza della luce (o dell’ombra) attraverso diversi ergomenti d’interesse che verranno proposti.

Tutte le info aggiuntive le potete trovare sul sito di PLDC 2019 a Rotterdam

Quindi, mi raccomando, inviate il materiale. Non mi resta che augurarvi in bocca al lupo!

 

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18 Settembre 2018 / / Luxemozione

L’articolo Pomezia light festival, quale strumento di riqualificazione del territorio proviene da Luxemozione.

Qua su Luxemozione già diverse volte si è parlato di luce quale elemento di rigenerazione e riqualificazione urbana. Le modalità sono diverse: partendo da interventi di illuminazione architettonica permanenti, oppure installazioni temporanee, quali ad esempio workshop di illuminazione urbana, interventi di social lighting, oppure opere di light art su scala urbana,  quali ad esempio FFF Multiplicity Shape of Fire, realizzato a Foggia dell’amico Romano Baratta in seno all’evento Libando, viaggiare mangiando.

In questo settembre ricco di eventi sulla luce, vi voglio riportare un evento degno di nota: il Pomezia Light Festival.  Evento organizzato da Opificio in collaborazione con il Comune di Pomezia, che torna per la sua seconda edizione dal 21 al 23 settembre.

Un festival fortemente legato al suo territorio che punta sulla necessità di riappropriarsi della relazione con lo spazio cittadino. Le opere del festival ridisegneranno le strade della città, neutralizzando ogni distanza tra artista e fruitore, entrambi attori protagonisti sul terreno comune dello spazio urbano.

L’obiettivo è produrre arte sul territorio, per il territorio, con la cittadinanza, arrivando a generare un intervento di rigenerazione urbana, ovvero azioni di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio preesistente. L’effimero che diventa permanente.

La città come non l’avete mai vista: giochi di luce che interagiscono con il pubblico, palazzi abbandonati che rivivono con nuovi colori, proiezioni che catapultano lo spettatore in dimensioni diverse spingendolo a guardare quello che lo circonda con occhi nuovi.

Gli organizzatori: chi c’è dietro Pomezia Light Festival

Opificio nasce in una scuola. Forse non in una scuola qualunque ma una scuola, l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini. Tutto è iniziato con un laboratorio sulla creatività dal nome Officina, ancora attivo. La convinzione è stata fin da subito quella di produrre comunicazione al di fuori dei circuiti consueti e con risultati che, già allora, potevano misurarsi col mondo delle professioni.  Opificio è un collettivo che esplora linguaggi, tecniche, teorie, pratiche produttive, con l’avidità di chi vuole conoscere e capire ma con la barra fissa su un punto: non scostarsi mai da un’etica che è condizione indispensabile per la creazione dell’opera d’arte contemporanea. Perché ciò sia possibile due sono le vie: lo studio (Opificio arriva da una scuola) e il lavoro (si va verso il mondo). L’obiettivo è l’indipendenza, artistica, filosofica ed economica.

Gli eventi del Pomezia Light Festival

Sono previsti interventi di 27 artisti di cui 8 internazionali, oltre 15 interventi artistici, 1 chilometro e mezzo di percorso per oltre 1000 metri quadrati di luce, una sezione dedicata agli artisti under 35 finanziata dal bando Siae SILLUMINA, più di 50 universitari e liceali al lavoro: tre giorni in cui Pomezia sarà invasa da opere artistiche multimediali, digitali, luminose, selezionate tra una rosa di artisti che hanno risposto alla Call for Artist indetta lo scorso novembre.

 

Pomezia Light Festival si articola in tre sezioni:

  • AroundTheCity dedicata a interventi sulla città quali digital performance, live media performance, video teatro, video installazioni, installazioni luminose, light art, light design, digital art; 
  • EyesUpTower tesa a raccogliere esclusivamente proposte di video mapping o live mapping sulla Torre Civica, fiore all’occhiello di Pomezia;
  • FunAtBeach, sezione dedicata alle live performance, con un occhio di riguardo per AV performance, live cinema, VJing.

Tra le novità più attese di questa edizione il musicista e compositore Gabriele Marangoni, direttamente da Ars Electronica, il prestigioso festival e laboratorio di sperimentazione permanente su arte, tecnologia e società con sede a Linz, in Austria, che destabilizzerà il pubblico del Pomezia Light Festival con il live-set elettroacustico “RED NOISE”, sul tema del collasso.

La performance è arricchita dai visual dell’artista Ai Di Ti (Angela Di Tommaso): nei suoi lavori ama mixare vari elementi tecnologici in una continua ricerca volta all’abbattimento dei limiti estetici nell’opera d’arte digitale. Nelle sue opere troviamo riferimenti a politica ed attualità, in una chiave estetica fatta di distorsioni e manipolazioni estreme del reale, senza rinunciare alla satira e all’esaltazione propria dell’era digitale.

I progetti di punta, e molto altro

Sempre sul tema del collasso, inteso come “possibile cedimento” della città ideale, è il progetto “COLLAPSE” realizzato in collaborazione con Alma Artis Academy, l’Accademia della Belle Arti di Pisa.

Verrà allestito uno spazio e un laboratorio che elabori questo tema, attraverso gli strumenti performativi audiovisivi, nella convinzione della necessità di formare figure professionali non più riconducibili alla categoria tradizionale dell’artista ma specialisti chiamati a interagire con un nuovo universo tecnologico e scientifico, consapevoli delle conseguenze culturali e sociali del loro agire in quanto progettisti multimediali.

“FALLEN CHANDELIER” dell’artista tedesco Tilman Küntzel, un’opera ricca di suoni e immagini che ricreano, tramite un lampadario caduto, un’atmosfera inebriante e molto luminosa. Riprendendo il Kintsugi, usanza giapponese per cui un oggetto rotto viene riparato con l’oro, l’opera è un gioco di luci melodico che, attraverso i suoni, dà vita ad uno spettacolo unico nel suo genere. 

PKK” (Proiezione Kon Kinect), realizzata dall’Associazione HackLab Terni. Grazie all’utilizzo di un doppio sensore a raggi infrarossi, gli spettatori possono partecipare attivamente alla realizzazione di un’opera attraverso i soli movimenti del corpo.

I+I=III” del collettivo Crono (Federico Cecchi e Andrea Daly): un “termometro” che registrando la frequenza delle presenze degli spettatori modifica le luci in base ai partecipanti generando un’esplosione di colori.

SCATOLA DEL VENTO” realizzato dal duo FanniDada (Fanni Iseppon e Davide Giaccone): un viaggio a tappe in cui le immagini si modificano grazie a una bicicletta autoalimentata con batterie e pannelli solari.

SPACE DISLOCATION” di Nerd Team, duo estone composto da Jari Matsi e Judith Parts. Insieme ridanno vita a edifici scolastici inanimati e spogli, riempiendo di colore e luce il grigio delle pareti e il vuoto delle finestre, aggiudicandosi il titolo di “Frankenstein del Pomezia Light Festival”.

Vita diversa anche per la Torre civica della città, trasformata dall’abilità di Vj Alis, alias Alice Felloni: suoni sperimentali e colori futuristici si fondono in un viaggio attraverso il tempo, la mente e la prospettiva di “PROSPECTIVA MENTIS”.

Per riflettere sulla percezione del tempo e la continua ricerca di equilibrio, ecco “SHISHI ODOSHI” di MEDIAMASH STUDIO (Luca Mauceri e Jacopo Rachlik); “#intervalli@plf.mov” di Francesco Elelino e Rakele Tombini esplora attraverso videoproiezioni il mondo del linguaggio televisivo.

NEUTRO” di Simone Sims Longo affronta il concetto di non appartenenza. Attraverso geometrie che si evolvono nel tempo e nello spazio, l’artista traduce questa la classica riflessione shakespeariana (“Essere o non essere”?) in immagini e suoni utilizzando diverse tecniche video.

Già ospite della prima edizione, Tommaso Rinaldi aka High Files presenta “FLANEUR”, ovvero un uomo alla ricerca delle bellezze della sua città. Con uno sguardo al futuro, come un eroe decadente dei romanzi del D’Annunzio, Rinaldi si lancia all’incessante ricerca del bello, di strutture e spazi che suscitino emozioni positive.

Ritornano per questa nuova edizione anche Marco Di Napoli con “ART&NEON”, grazie all’ausilio della stampa digitale e di tubi neon sagomati riproduce quadri luminosi e il duo formato da Andrea Mammucari e Biancamaria Centaroli“LUMEN-CODE: BIANCO”, ispirati dal tema della Smart City realizzano un’istallazione e uno spazio con lampade led a basso consumo.

L’artista Faber Sorrentino per la sua opera s’ispira idealmente al ritratto di Tiziano concependo.

“TRITTICO”: tre rilievi che raffigurano un vecchio, un uomo adulto e un ragazzo che rappresentano rispettivamente il passato, il presente e il futuro. 

“L’EVOCAZIONE” dell’artista Carlo Flenghi richiama immagini oniriche non solo per il titolo ma anche per il suo allestimento: tentacoli illuminati, luci mobili, pendenti, spilli da cucito bianchi che creano l’illusione di tante piccole lucciole.  L’opera, è ispirata ai capolavori dello scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft e pone l’attenzione sul problema critico dell’inquinamento marittimo.

Non solo arte digitale ma anche pittura tradizionale con il progetto artistico Controllo Remoto. Le opere che verranno presentate sono realizzate con colori e spray acrilici mediante l’uso di stencil e proiezioni e sono il risultato di una fase progettuale in cui le immagini vengono elaborate con programmi informatici. Infine il progetto fotografico “SEVEN MILLIONS” di Fabio Mignogna e l’opera “ALVEUS NC” di Vito Marco Morgese, alias Seed, in cui si alternano giochi di ombre e light show glitch.

Oltre alla light art…

Un festival che vive di notte ma che non rinuncia alle ore diurne, dedicando ampio spazio a incontri, workshop e masterclass suddivisi in modo da coprire tutte le fasce d’età, con il coinvolgimento di esperti, studiosi e artisti. Fulcro delle attività lo smart village, la struttura che ospita gli incontri e allo stesso tempo una piazza in cui scambiare conoscenze ed esperienze.

I relatori degli incontri sono: Stefano Lentini, affermato musicista impegnato in colonne sonore per cinema e televisione, l’unico compositore italiano insieme ad Ennio Morricone ad essere rappresentato negli Usa da “The Gorfaine/Schwartz Agency”;  Anna Maria Monteverdi,  una delle più grandi esperte di digital performance e video teatro in Italia;  Carlo Infante, changemaker, docente freelance di Performing Media, progettista culturale, fondatore di Urban Experience e scenarista per la resilienza futura; Daniela De Angelis, docente presso il Liceo Artistico Roma 2, svolge attività di ricerca e studio nel settore dell’arte contemporanea, ambito nel quale ha pubblicato scritti e cataloghi, in particolare sul Novecento; Roberto Renna docente presso l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione, ha lavorato in Rai occupandosi di repertorio di spettacolo leggero ed è stato è stato redattore della rivista Poliscritture. Ha fondato con altri Opificio.

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2 Settembre 2018 / / Design

L’articolo Percezione, Luce e Visione. Intervista all’artista Raffaella Romano proviene da Luxemozione.

Quando ci si accinge a parlare di luce ci si addentra in un complesso sistema, un organismo mi verrebbe da dire, in cui si intrecciano molteplici argomentazioni, che partono prima di tutto dalla consapevolezza che il mondo, così come lo osserviamo, è possibile solo grazie alla luce, che viene raccolta attraverso il nostro sistema di visione: l’occhio. Ogni informazione raccolta viene processata dal nostro cervello e poi, parafrasando un amico e collega: “iniziano i problemi”. Questo accade perché, ogni fenomeno legato alla luce, è strettamente connesso al sistema di percezione, composto in modo duale da occhio e cervello. Ciò che si osserva è sempre pesato in modo soggettivo attraverso la nostra esperienza, in estrema sintesi, noi osserviamo quello che il nostro cervello vuol farci vedere. Quest’ultimo risulta essere un “problema noto” anche a chi si occupa di fisica della luce: la fotometria, ovvero la scienza che misura la luce, è infatti  costruita partendo da questo presupposto.

Questa premessa è per sottolineare ulteriormente l’importanza dello studio della percezione della luce e del colore. Oggi vorrei presentarvi l’opera di una giovane artista Italiana, Raffaella Romano, che ho avuto il piacere di conoscere e che ha fatto della percezione e dei fenomeni legati alla luce e visione l’elemento centrale della propria opera. Ecco una breve intervista, vediamo cosa mi ha raccontato.

Raffaella Romano

GR: Ciao Raffaella, raccontami della tua formazione. Quali sono state le scelte fondamentali che ti hanno condotto a ciò che fai oggi: il tuo percorso di studi, i tuoi incontri, le esperienze più importanti per il tuo percorso.

RR: Ho iniziato studiando pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, il mio primo approccio è stato dal principio orientato verso la percezione visiva, verso i meccanismi che determinano la formazione di immagini mentali nella mente dell’osservatore. Subito dopo mi sono specializzata in fotografia, in quegli anni ho avuto modo di sperimentare tanto, passando dalla camera oscura alla video- installazione. Tanti gli stimoli e i confronti, gli incontri fortunati, tra cui quello col duo artistico Moio&Sivelli, dapprima docenti e cari amici oggi, mi hanno insegnato molto e sostenuto anche nelle opere che sembravano irrealizzabili.

Tra le esperienze più significative metto sicuramente la mia partecipazione alla Residenza Artistica Bocs-Art a cura di Alberto Dambruoso, lì ho avuto la possibilità di incontrare fantastici artisti che si sono prestati ai miei esperimenti visivi, ho prodotto un “Laboratorio di visioni primarie” dove l’osservatore è invitato a guardare, le cellule superficiali del proprio occhio attraverso lo scintillio in una goccia d’acqua.

Raffaella Romano La Visione dell'osservatore
Raffaella Romano La Visione dell’osservatore : disegni del curatore Alberto Dambruoso e artista Guerrilla Spam
LABORATORIO VISIONI PRIMARIE, vetri colorati, luce, acqua.Sul retro PANNELLO SOLARE

In tal caso è proprio questo bagliore, o minuscolo scintillio  che, permette la visione, che si palesa all’interno un disco luminoso. Inoltre sempre lì ho realizzato “La visione dell’osservatore”, l’opera che traduce questo laboratorio in un “dispositivo” mediante specchi, lenti e riflessioni luminose e che probabilmente rappresenta al meglio la mia ricerca attuale.

Raffaella Romano Osservatore in laboratorio
Raffaella Romano Osservatore in laboratorio
Raffaella Romano La Visione dell'osservatore
Raffaella Romano La Visione dell’Osservatore
Raffaella Romano La Visione dell'osservatore
Raffaella Romano La Visione dell’osservatore
Raffaella Romano Riflesso gocce
Raffaella Romano Riflesso gocce

GR: Mi piacerebbe capire quali sono per te le ispirazioni, i contenuti e i modi che intervengono nel processo di creazione. Come nasce un’opera d’arte? Cosa pensi del rapporto tra osservatore ed opera osservata?

RR: Diciamo che il processo creativo stesso, il suo studio, è quello che mi ha condotto alle recenti opere ed è tuttora un campo d’ interesse  .

L’ho indagato tanto, arrivando ad analizzare me stessa, giungendo alla conclusione che volendo rappresentare il processo creativo attraverso l’arte, non facevo altro che produrne uno ulteriore per rappresentarlo. Per me la superficie non trasmetteva completamente all’osservatore tutto quello che c’era dietro, volevo far vivere l’emozione della creazione, la sensazione di vedere un’immagine per la prima volta ma, allo stesso tempo sentirla intima, proporre un’esperienza visiva e sensitiva simile alla mia ma, con tutte le variabili di questo scambio. Quindi ho iniziato cercando di stimolare la mente e l’occhio dell’osservatore affinchè producesse, un’immagine, un processo del tutto soggettivo e, la percezione, si palesasse viva nella sua mente. Il modo è venuto naturalmente, osservando ciò che mi sta intorno. Sono stata attirata da sempre da quello che appare sfuggente ed effimero, e da ciò che spesso il sistema occhio-cervello bypassa come disturbo visivo. Mi succede spesso con la luce, quando percepisco “un’anomalia” nel campo visivo, per me è il momento di iniziare la ricerca, di capire dapprima cosa sto vedendo e poi come trasformare questa percezione in un’opera che sia uno stimolo visivo per il fruitore.

C’è da dire comunque che in ogni lavoro dal primo all’ultimo tutto è passato sempre dalla visione, l’attenzione istintiva verso un dettaglio si è sempre collegata automaticamente alle mie riflessioni.

GR: Vedo che tu hai a cuore temi che riguardano la percezione e i fenomeni legati alla luce. Come interviene e quale ruolo ha la luce naturale nel tuo lavoro?

RR: L’osservazione del cielo diurno mi ha dato stimoli intensi ed inaspettati, in più ha rivolto la mia attenzione verso i fenomeni endottici, le visualizzazioni soggettive che avvengono all’interno dell’occhio. Ho scoperto che la luce intensa del cielo e nello spettro cromatico del blu, attiva molte di queste visualizzazioni in cui l’occhio guarda se stesso ed è davvero possibile vedersi dentro. Mi ha sempre attirato la luce perché c’è tanto da scoprire e tanto da sperimentare, ed è collegata al tempo, alla dualità a tutto ciò che ci circonda. Ad esempio penso che esista una stretta correlazione tra i fenomeni ondulatori, che lega gli stati delle onde cerebrali, alle onde sonore e all’onda luminosa. Trovo interessante anche il fenomeno della persistenza retinica e penso che attivi in maniera positiva la mente attraverso le visualizzazioni interne di luce.  Che ci possano essere questi effetti, osservando un’opera d’arte mi affascina molto.

Nelle foto qua sotto “Visioni Endottiche”

Raffaella Romano Visioni endottiche
Raffaella Romano Visioni endottiche
Raffaella Romano Visioni endottiche
Raffaella Romano Visioni endottiche

 

GR: Cosa è per te la visione? Quale pensi sia il rapporto tra la percezione e la visione dell’opera?

RR: Per me la visione è un evento percettivo-soggettivo  e in quanto tale andrebbe vissuto in maniera partecipativa da parte dell’osservatore. Penso che nel mio caso la percezione e la visione dell’opera siano separati da una linea sottile e spero in futuro di riuscire ad assottigliarla sempre di più.

GR: Raccontami della tua prima opera, dell’evoluzione del tuo lavoro negli anni e di come si stia concretizzando ultimamente. Su cosa stai lavorando, quali sono le tue ricerche recenti?

RR: La mia prima opera è stata un’installazione pittorica intitolata Nullificazione, Dilatazione, Moltiplicazione, consisteva in un dipinto di grandi dimensioni vicino alla pittura informale, difronte ad esso una sedia a dondolo e delle cuffie isolanti dai suoni. Mostravo similmente al test di Rorschach degli stimoli informi però sui toni più indefiniti del bianco, il movimento della sedia voleva offrire punti di vista e percezioni differenti. L’opera si proponeva come stimolo visivo-sensitivo.

Raffaella Romano Nullificazione, Dilatazione, Moltiplicazione
Raffaella Romano Nullificazione, Dilatazione, Moltiplicazione

La percezione visiva è rimasta una costante nel mio lavoro affiancandosi nel tempo alle ricerche sul processo creativo, a quelle sulla superficie dell’opera fino al rapporto con l’osservatore, i mezzi sono stati davvero vari a seconda di quello che volevo rappresentare.

Comunque sia adesso mi accorgo che l’intento della mia prima opera corrisponde a quello attuale,  ora cambia solo il medium e grazie alla luce ho nuove strade aperte.

Al momento sto lavorando sempre sui fenomeni endottici, su quello che chiamerò “Blue field” e si lega alla luce naturale, indago più precisamente quel vivo e disordinato scintillio nel cielo diurno. Sto studiando  anche la deprivazione visiva, sia al buio e, sia in presenza di luce ma, comunque in assenza di input visivi. Queste deprivazioni paradossalmente attivano percezioni luminose che non si riferiscono alla realtà esterna ma a quello che avviene all’interno del nostro corpo e possono essere visualizzate solo mentalmente. Un esempio di questo sono i fosfeni, fenomeno a cui sono legatissima e che è ancora in fase di analisi e maturazione.

GR: Ci sono desideri o progetti futuri che vorresti vedere realizzati?

RR: So di aver mosso solo un piccolo passo nell’indagine della percezione e della luce e che la strada è davvero tutta in salita, ma se mi parli di desideri vorrei sicuramente trovare nel mio futuro una stanza piena di luce solare e un’opera ad occhi chiusi.

L’articolo Percezione, Luce e Visione. Intervista all’artista Raffaella Romano proviene da Luxemozione.

30 Agosto 2018 / / Design

L’articolo Sorgenti incandescenza ad alogeni addio per sempre proviene da Luxemozione.

Il primo settembre 2018, oltre a decretare la chiusura ufficiale di queste vacanze d’estate, sarà da ricordare poiché, proprio in questa data, verrà dato il via all’ultimo step (il sesto) del processo di fuoriuscita (phase-out) dal mercato delle sorgenti ad incandescenza.

Ultimo passaggio di un processo iniziato il primo di settembre del 2009 ad opera della normativa europea in tema di Ecodesign o direttiva EUP (Energy Using Products) 2005/32/EC, la quale definisce i parametri per una progettazione ecocompatibile di prodotti che consumano energia;  a cui va aggiunto il REGOLAMENTO (CE) N. 244/2009 DELLA COMMISSIONE Europea: misura di implementazione per le lampade non direzionali di uso domestico (Domestic Lighting Part 1) che definisce, inoltre, i criteri da utilizzare in questo processo di phase-out delle sorgenti incandescenza tradizionali e ad alogeni.

Qua sotto un’immagine che riassume i 6 step previsti all’interno del regolamento CE.

fasi-ecodesign lampadine

In questi ultimi 9 anni se ne sono viste di tutti i colori. Già prima dell’inizio del processo di fuoriuscita dal mercato, io ed altri colleghi ci si guardava increduli e si diceva: ma figurati se riusciranno mai ad eliminare la tanto amata incandescenza dal mercato. Ed invece così è stato ed infatti sta accadendo.

Ad esempio nell’articolo, lampade ad Incandescenza addio? , pubblicato nel luglio del 2007 (era uno dei primi post di luxemozione), riportavo con un po’ di incredulità i primi rumors su quest’argomento:È notizia di questi giorni (era il 2007) che tra i provvedimenti “salva clima”  volti alla riduzione delle emissioni e dei consumi  vi sia la seria volontà di mandare in pensione la vecchia “lampadina” ad incandescenza entro il 2012, sarà vero?

Cosa succede dal primo di settembre 2018

Vediamo dunque nel dettaglio cosa succede dal primo di settembre. Più nel dettaglio, lo step 6 coinvolge le sorgenti ad alogeni non direzionali (senza riflettore incorporato) di classe energetica inferiore a C, che presentano le seguenti caratteristiche:

Halogen phase out
Fonte LEDVance.it

SORGENTI PHASE OUT 6

Le lampade ad alogeni lineari con attacco R7s e Miniaturizzate con attacco G9 sono escluse dalla direttiva solo se di classe non inferiore a C.

SORGENTI not included PHASE OUT 6Sono escluse inoltre le sorgenti per uso speciale come quelle utilizzate nei forni, che non possono essere sostituite adeguatamente con tecnologie alternative.

Da ricordare che in quest’ultimo step era previsto nel regolamento originale per il settembre 2016, tuttavia a febbraio 2015, a seguito di valutazioni congiunte tra Commissione Europea e Associazioni di Categoria dell’illuminazione internazionali, volte a comprendere lo stato di evoluzione tecnologica delle sorgenti LED, si decise di spostare questo step al settembre 2018.

Qua il regolamento della Commissione Europea 2015/1428 pubblicato nell’agosto del 2015, che aggiorna il regolamento (CE) n. 245/2009 e che abroga la direttiva 2000/55/CE e regolamento (UE) n. 1194/2012.

La decisione di procrastinare, fu conseguenza della necessità di consentire alla tecnologia LED più tempo per essere in grado di sostituire in maniera esaustiva la tecnologia alogena classe D

Qua maggiori informazioni: Messa al bando delle lampade ad alogeni , è necessario uno slittamento?

Va inoltre ricordato che nel 2009, quando venne emanata la direttiva ecodesign 244/2009, la Commissione Europea prevedeva che la tecnologia CFL-Compact Fluorescent Lamp (comunemente conosciuta come lampada a risparmio energetico) avrebbe rimpiazzato la tecnologia incandescente chiara uscente dal mercato. Così non fu a causa di diversi fattori, tra cui la qualità della luce emessa, problemi tecnici legati al funzionamento, oltre naturalmente al problema legato allo smaltimento delle sorgenti a risparmio energetico fluorescenti compatte, che di fatto contengono mercurio ed altre sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente e sono quindi da smaltire in modo differenziato.

Sui problemi legati allo smaltimento delle lampade a risparmio energetico vi consiglio la lettura di quest’articolo di qualche anno fa: Lampade per risparmiare, davvero verdi?

Per maggiori info sullo smaltimento delle sorgenti a risparmio energetico CFL vi rimando al sito di ECOLAMP.

Nell’aprile 2015, la Commissione Europea ha dunque promulgato lo slittamento del phase-out delle lampade ad alogeni al 2018, posticipando di 2 anni la fase 6 inizialmente prevista per il primo di settembre del 2016. È stata la prima volta in cui è stato modificato il “calendario” del phase-out deciso dalla pubblicazione della normativa in materia di ecodesign.

Tuttavia, adesso ci siamo, il primo settembre 2018 è tra pochi giorni. Non so quale sia il vostro pensiero, ma personalmente ho sempre ritenuto questo processo una forzatura dettata da interessi commerciali più che da un reale vantaggio in termini di risparmio energetico. Soprattutto in applicazioni domestiche, dove il reale risparmio dato dalla sostituzione delle incandescenze è irrisorio se inserito nel bilancio energetico generale di un’abitazione, dove sono in funzione elettrodomestici o sistemi di raffrescamento-riscaldamento, spesso mal utilizzati, che possono invece fare la differenza dal punto di vista dei consumi energetici.

Concludendo, per la prima volta nella storia hanno cancellato una tecnologia dal mercato, per fare spazio ad un’altra. Personalmente, continuerò ad usare sorgenti ad incandescenza nella mia abitazione finché non esaurirò le scorte, poiché la trovo ineguagliabile per qualità e bellezza della luce rispetto a qualsiasi sorgente user consumer (quindi applicazioni non professionali) a risparmio energetico LED o CFL, presente nei supermercati oggi.

L’articolo Sorgenti incandescenza ad alogeni addio per sempre proviene da Luxemozione.

26 Luglio 2018 / / Luxemozione

L’articolo V-Ray Next e le evoluzioni della simulazione della luce proviene da Luxemozione.

Nel precedente articolo dedicato alla simulazione della luce, avevo scelto di prendere in considerazione ed analizzare il noto motore di Render V-Ray di Chaosgroup abbinato ad Autodesk 3dsMax, per due motivi fondamentali: il primo legato alla necessità di individuare un possibile sostituto dell’ormai defunto Mental Ray  ed in secondo luogo in modo da poter contare su un motore di render in grado di  garantire  continuità in termini di sviluppo sia qualitativo che  tecnico, legato agli strumenti di analisi luminosa all’interno di un motore di render.

Vray Next A 01

La Scelta di analizzare V-Ray era motivata innanzitutto dalla consapevolezza che questo Motore di Rendering permette ormai da diverse versioni di poter utilizzare uno strumento di analisi come il VRayLightMeter (molto simile al LightMeter utilizzato da Mental Ray) che permette di rilevare valori di illuminamento e Fattore di Luce Diurna su una griglia di punti. Altra motivazione è  data dalla speranza di sviluppo continuo da parte del team di sviluppo, come l’Element VRayIlluminance che permetteva di poter ottenere immagini in falsi colori con valori di illuminamento, ma senza la possibilità di poter inserire una scala graduata nell’immagine,  di poter utilizzare una scala logaritmica, di poter analizzare oltre che l’illuminamento la luminanza e di poter contare su un’immagine  con i valori di illuminamento e luminanza impressi nel render.

Sostanzialmente l’auspicio era che, in tempi ragionevolmente brevi, Chaosgruop sviluppasse i propri strumenti in modo tale da poter almeno eguagliare ciò che in passato aveva offerto Mental Ray, abbinato a 3dsMax, consci che i tempi erano maturi per lo sviluppo di una nuova versione, che puntualmente è arrivata, prima in versione Beta test nei mesi scorsi e rilasciata ufficialmente in versione definitiva nel mese di maggio, durante la manifestazione Total Chaos organizzata da Chaosgroup stessa a Sofia, in Bulgaria.

V-Ray Next

Parliamo dunque di V-Ray Next, nuova versione del blasonato motore di render, ad oggi disponibile solo per 3dsMax, dove sono state introdotte numerose novità rivolte al miglioramento delle prestazioni, sia in termini qualitativi che di riduzione dei tempi di calcolo, sul fronte del CPU e GPU computing , ma soprattutto per quanto riguarda il nostro tema, ha ufficializzato l’introduzione del proprio sistema di analisi luminosa , ovvero dello sviluppo degli strumenti già esistenti come il VRayLightMeter e l’introduzione del VrayLightingAnalysis.

Rimando ai seguenti Link per visualizzare le specifiche del nuovo strumento direttamente dalla documentazione in linea, dove è presente anche un comparativo con il precedente sistema offerto da Mental Ray:

Il nuovo Lighting Analysis di Vray, è costituito dal solito LightMeter, che consente di poter rilevare valori di illuminamento e Fattore di Luce Diurna su griglia di punti, ma soprattutto dal VrayLightingAnalisis Element, ovvero una immagine ottenuta e calcolata simultaneamente al Render dove è possibile ottenere immagine in falsi colori con valori di illuminamento/ luminanza su scala lineare/ logaritmica, o immagini overlay con valori di illuminamento/luminanza impressi nel render, con la possibilità di specificare il numero di segmenti per lato che andranno a comporre la griglia.

E’ inoltre possibile inserire o meno una scala graduata in falsi colori per poter permettere una adeguata lettura dell’immagine.

Qua di seguito un esempio realizzato esclusivamente con il fine di illustrare le potenzialità dei nuovi tools di analisi messi a disposizione de Vray Next.

Verifica dell’illuminamento

Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi qualitativa : Render Foto-realistico
Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi quantitativa : Immagine in falsi colori, valori di Illuminamento
Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi quantitativa : Griglia di punti con valori di Illuminamento

Verifica della luminanza

Analisi Quantitativa : Immagine in falsi colori , valori di Luminanza
Analisi quantitativa : Griglia di punti con valori di Luminanza

Interactive Production Rendering

Questo sistema di analisi all’apparenza molto simile al sistema precedentemente adottato da Mental Ray-3dsMax , in realtà offre una notevole flessibilità essendo tecnicamente  un  “Element di render”, non più legato ad un sistema di esposizione (con Mental Ray era necessario dover utilizzare il “Pseudo exposure control” ) e configurabile in modo molto rapido potendo contare sull’IPR di V-Ray (Interactive Production Rendering), ovvero il Rendering interattivo ed avere una risposta in tempo reale, al seguente link tutte le specifiche di tale strumento: Interactive Production Rendering

A proposito di IPR, è stato introdotto un “Interactive AI Denoiser” basato su tecnologia AI-accelerated di nVidia che permette di ottimizzare il risultato del rendering interattivo, migliorando prestazioni e qualità del risultato in tempo reale.

Cosa manca ancora da implementare…

Per ora manca all’appello solo la possibilità di poter imprimere nell’immagine overlay i valori rilevati sul piano dalla griglia di punti del Vray LightMeter, ma è in programma lo sviluppo di uno strumento simile all’assistente “Lighting Analysis Assistant”,  precedentemente utilizzato con Mental Ray. Per ora è possibile ottenere tale risultato solo attraverso una procedura illustrata al seguente Link :VRayLightMeter Helper

Sul fronte dell’analisi Daylighting segnaliamo ancora la mancata integrazione del Perez All-Weather sky model , e la conferma della presenza del modello CIE Sky Overecast e Clear.

…ma con novità importanti.

Un notevole lavoro di sviluppo ed ottimizzazione è stato fatto sugli strumenti di gestione delle immagini HDRI , utilizzate come metodo di illuminazione Daylighting in alternativa ai vari Sky model , ovvero  l’Adaptive Dome Light che promette di poter ridurre notevolmente i tempi di calcolo (fino a 7 volte più rapida in alcune circostanze)  salvaguardando l’accuratezza e la qualità della componente luminosa , rendendo soprattutto inutile l’utilizzo di artifici poco consoni ad un workflow fisicamente corretto come l’utilizzo di Vray Light poste a ridosso delle aperture (porte e finestre di un ambiente interno)  in configurazione Sky Portal.

Sul fronte dei VrayLightSelect (argomento al quale dedicheremo il prossimo articolo) segnaliamo la possibilità di poter abbinare ad ogni Element Pass un “Denoiser” dedicato, ovvero un ulteriore Element Pass che ha lo scopo specifico di eliminare una determinata quantità di artefatti e “noise” dell’immagine, su ogni singolo LightElement.

Nella precedente versione di V-Ray , il Denoiser agiva unicamente sull’immagine finale, ovvero il Render totale, e non su ogni singolo LightSelect.

Concludendo

In conclusione grazie a V-Ray Next possiamo ora contare su una serie di strumenti che  eguagliano e per certi versi migliorano ciò che in passato ha offerto il sistema di analisi di Mental Ray. Inoltre vi è la concreta possibilità di un ulteriore sviluppo di tali strumenti, la chiara sensazione è che Chaosgroup ha voluto porre delle solide basi sul tema dell’analisi luminosa, quindi è lecito potersi aspettare ulteriori sviluppi e miglioramenti, ribadendo ancora una volta che tali strumenti devono essere abbinati ad un workflow accurato, così come indicato da Chasogroup nella documentazione ufficiale.

Arrivederci al prossimo appuntamento.

L’articolo V-Ray Next e le evoluzioni della simulazione della luce proviene da Luxemozione.