Controllo dell’abbagliamento: UGR Unified Glare Rating

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Il controllo del fenomento dell’abbagliamento negli spazi di lavoro  implica la conoscenza di diversi aspetti, non solamente legati al fattore illuminotecnico in sè, ma anche ai modi in cui l’ambiente di lavoro è definito nelle sue parti e finiture. Proprio vista la complessità della trattazione quest’articolo è frutto di successivi aggiornamenti, l’ultimo in ordine cronologico è stato possibile grazie ad un approfondimento dato dalla lettura del capitolo sull’argomento nel libro da poco pubblicato: Manuale del Lighting Designer – Teoria e Pratica della Professione, edito da Tecniche Nuove, autore P.Palladino , a cui rimando per maggiori dettagli.

Rimando inoltre ad un approfondimento sull’illuminazione dei luoghi di lavoro a quest’articolo:

illuminazione nei luoghi di lavoro.

Nello specifico  quest’articolo è approfondito sul tema dell’ UGR -Unified Glare Rating.

Spesso si sente dire che l’UGR deve essere inferiore a 19, ancora più spesso riferendolo esclusivamente a caratteristiche specifiche di un corpo illuminante.

Da notare che dal punto di vista fotometrico va posta particolare attenzione al valore di superficie emittente inserito in fotometria, poichè da questa dipende il valore di luminanza e quindi il risultato dell’UGR, strettamente legato alla luminanza del corpo illuminante osservato in ambiente. Molto spesso capita che aziende d’illuminazione (non sempre in buona fede) mettano in circolazione fotometrie con parametri modificati manualmente o non realistici della superificie emittente.

Questo porta ad un risultato sensibilmente scostato dalla realtà, che può rendere “office compliant” apparecchi d’illuminazione che invece non lo sono assolutamente e che potrebbero generare forte sensazione d’abbagliamento. Quindi fate molto attenzione a questo dato e verificate che la fotometria sia correttamente costruita.

Come dicevo, nella realtà L’UGR Unified Glare Rating, è un fattore di verifica della condizione di abbagliamento debilitante all’interno dell’ambiente analizzato e dipendente da numerose variabili ambientali e quindi non solamente dalle caratteristiche fotometriche e costruttive di un corpo illuminante. Vediamo più nel dettaglio.

Cos’è l’UGR

L’UGR  Unified Glare Rating è un fattore unificato in campo internazionale, sviluppato dalla CIE (Commission International de l’Eclairage) per la valutazione dell’abbagliamento diretto molesto. La formula dell’UGR è derivata dalla semplificazione di un indice denominato CGI – CIE GLARE INDEX del 1983, nato con l’obbiettivo di coniugare diversi sistemi di valutazione dell’abbagliamento molesto. L’ UGR ne è una derivazione.

Un aspetto che spesso viene trascurato e che forse rappresenta il limite principale della formula UGR è che, quesa, è stata concepita  per verificare il confort visivo negli uffici con posizionamento degli apparecchi in maglie regolari, con un osservatore ad 1.2m da terra (situazione tipica di osservazione da seduto), che osserva l’ambiente con angolo di visione ortogonale a sè. Per questo motivo non ci si può attendere previsioni corrette, in situazioni in cui ci si distacca fortemente dalle condizioni sulle quali il parametro è stato sviluppato.

Il panorama normativo

Esiste una normativa specifica che definisce le caratteristiche e limiti dell’ UGR:

CIE 117 del 1995- Discomfort Glare in Interior Lighting

Poi successivamente ripresa da una normativa italiana UNI:

UNI 11165 del settembre 2005, Valutazione dell’abbagliamento molesto con il metodo UGR attualmente ancora in vigore.

UGR è un  indice valuta la presenza in un ambiente di abbagliamento di tipo molesto (discomfort glare):

Glare which causes discomfort without necessarily impairing the vision of objects (CIE 17.4-1987 international lighting vocabulary)

 A tutti gli effetti è errato considerare UGR in situazioni in cui sono presenti condizioni di abbagliamento debilitante (disability glare).

Disability glare measurably impairs vision by reducing the contrast of the retinal image by the presence of a very bright light source in the field of view (CIE 1995).

Applicazione dell’UGR nei luoghi di lavoro

l’UGR, definito dal CIE è stato introdotto nella norma per l’illuminazione degli interni  UNI EN 12464-1 del 2004 (poi aggiornata ulteriormente nel 2011), primo aggiornamento importante della storica UNI10380 della fine degli anni ’90(che ancora spesso viene citata in testi o lezioni universitarie).

Per maggiori info sull’illuminazione nei luoghi di lavoro rimando all’articolo:

In sostanza è stata sostituita la  classe di qualità G presente nella vecchia norma UNI 10380, ormai superata, che impiegava le curve limite di luminanza  di Söllner.

Curva di Sollner
Curva di Soellner di un tipico corpo illuminante a luce riflessa tipo “luce morbida”

A partire Il valore di UGR  Unified Glare Rating dipende dalla disposizione degli apparecchi illuminanti, delle caratteristiche dell’ambiente (dimensioni, indici di riflessione) e del punto di osservazione degli operatori e oscilla tra valori da 10 (nessun abbagliamento) a 30 (abbagliamento  considerevole) secondo una scala di 3 unità (10, 13, 16, 19, 22, 25 e 28): più basso è il valore, minore è l’abbagliamento.
Tipicamente ogni apparecchio di illuminazione in un locale può esser disposto secondo due punti di vista che sono ortogonali ai due piani principali C0°-180° e C90°-270° (sono i piani che si prendono come riferimento anche per individuare la distribuzione fotometrica).

I’UGR tiene conto della luminanza di sfondo (soffitto, pareti) e della somma dell’apporto di ciascun apparecchio collocato nel locale rispetto ad una posizione standard dell’osservatore. Si calcola con la seguente formula:

  • Lb è la luminanza di sfondo (cd/m2) calcolata come Eind/π, dove Eind è l’illuminamento verticale indiretto al livello dell’occhio dell’osservatore;
  • L è la luminanza (cd/m2) delle parti luminose di ogni singolo apparecchio di illuminazione nella direzione dell’occhio dell’osservatore;
  • ω è l’angolo solido (sr – steradianti) delle parti luminose di ogni singolo apparecchio di illuminazione nella direzione dell’occhio dell’osservatore;
  • p è l’indice di posizione di Guth di ogni singolo apparecchio;
  • Σ indica la sommatoria di tutti gli apparecchi di illuminazione;

Dunque il valore di UGR tiene conto:
–    della posizione dell’osservatore rispetto all’impianto,
–    della luminanza del singolo apparecchio,
–    della dimensione dell’installazione e dell’ambiente,
–    dello sfondo in cui sono collocati i corpi luminosi.

Qua una tabella in cui sono messi a confronto diversi parametri di valutazione dell’abbagliamento, tra cui UGR

glare indexes

I LED e limiti di Applicazione dell’UGR

Con l’introduzione della tecnologia LED nell’illuminazione dei luoghi di lavoro sono sorte delle problematiche di applicazione della normativa oggi in vigore. Problematiche che risiedono nella definizione dell’indice e relativi limiti, molto chiaramente enunciati nelle:

Entro cui si legge che:

“L’applicazione dell’indice unificato di abbagliamento UGR è limitata a sorgenti di luce che
determinano, nelle condizioni supposte, un angolo solido compreso tra:

0,1 sr e 0,0003 sr.

Un angolo solido di 0, 1 sr è determinato da un apparecchio di forma quadrata con lato di
1 m visto da una distanza di circa 3 m.

L’abbagliamenlo molesto, per sorgenti molto piccole, è determinalo dall’intensità luminosa più che dalla luminanza, perciò l’UGR non è applicabile per sorgenti con angolo solido minore di 0,0003 sr. “

Si rimanda in merito all’articolo di approfondimento:

La verifica dell’abbagliamento tramite UGR, ideata per corpi illuminanti con sorgenti estese+riflettore, completamente differenti da moderni apparecchi LED, che spesso privi di schermo di chiusura, consentono la visione diretta dell’array di LED, rendendo di fatto inefficace qualsiasi verifica eseguita con sistema UGR: è di fatto errato considerare la luminanza media data dalla sommatoria delle sorgenti discrete che costituiscono un sistema LED, quale valore da utilizzare nel calcolo dell’UGR.

A supporto di ciò, sono numerosi i testi che sottolineano la criticità della questione, ad esempio nel Solid State Lighting Annex – Potential Health Issues of Solid State Lighting Final Report pubblicato nel 2014 si legge:

UGR method cannot be applied to very small light sources, whose solid angular subtense is smaller than 0.0003 sr [CIE 1995]. For instance, at a distance of 1 m, the light source must be larger than 1.5 cm x 1.5 cm. Despite this fundamental limitation given by the CIE, lighting manufacturers and designers usually perform UGR calculations on SSL luminaires consisting of multiple small LED sources but incorrectly considering the average luminance over the whole area of the luminaire. This approach is misleading as the resulting UGR is low and does not reflect the physiological perceived glare. Therefore, the use of UGR should be restricted to SSL products with large diffusers, without any visible point sources.

UGR per sorgenti di piccola dimensione

La Cie ha pubblicato unop standard Collezione Glare CIE 146,147 2002  in cui è affrontato il tema dell’UGR per sorgenti con superficie luminosa dimensione inferiore 0,005m che corrisponde ad un disco di diametro 80mm.

UGR small sources

UGR small sources
Immagine parte della pubblicazione: Calculation of the Unified Glare Rating based on luminance maps for uniform and non-uniform light sources.

E’ interessante osservare come la  formula derivata, che si riferisce a sorgenti piccole con angoli di scostamento (off-line) di almeno 5° e riferite ad applicazioni d’ufficio tipiche, venga fatto riferimento alle intensità della sorgente e non alla luminanza come nella formula standard di UGR. Da sottolineare che i software comunemente utilizzati si riferiscono nella valutazione di UGR alla formula standard, quind in casi in cui i limiti dell’UGR siano disattesi si può incombere in valutazioni errate sul fenomeno d’abbagliamento molesto.

La verifica dell’UGR

Tipicamente un buon programma di calcolo può fornire i valori di UGR in alcune situazioni tipo, che tengono conto delle caratteristiche di riflessione del locale (pavimento, pareti, soffitto) delle dimensioni dell’ambiente espresse in funzione della differenza di altezza tra l’occhio dell’osservatore e le sorgenti luminose (H) e ovviamente della direzione di osservazione.

ugr 01

ugr 2

Una nota importante va aggiunta in riferimento alle verifiche di UGR realizzate con software: aggiornamenti recenti dei diversi software disponibili sul mercato hanno reso disponibile anche una miglioria sulle modalità di rappresentazione dell’UGR.
Se prima era possibile solo verificare una direzione di osservazione alla volta, ora l’otuput è calcolato effettuando una media di valori sui 360° di visione (panoramic view), la rappresentazione è tale per cui è possibile valutare su quali vettori di osservazione si hanno i valori più critici di UGR.

Qua sotto un’immagine di confronto tra otpuput Dialux 4.12 (sopra) e Dialux EVO (sotto): vista la diversa modalità di verifica i risultati di uno non sono confrontabili con l’altro.

UGR dialux evo vs 4.12

Spesso nei cataloghi viene riportato l’indice UGR di un apparecchio, in modo da fornire agli operatori delle indicazioni in merito al comportamento del corpo illuminante nei confronti della problematica dell’abbagliamento molesto. Naturalmente si tratta di un’approssimazione, con ogni probabilità il valore UGR indicato è derivato da tabelle UGR globali.

Spesso come output di calcolo di un qualsiasi software di verifica è possibile avere Le tabelle UGR globali che, anche se piuttosto imprecise rispetto alla formula,  permettono di confrontare piuttosto rapidamente situazioni luminose differenti.

Le tabelle possono essere usate solo in determinate condizioni dell’impianto, quali:

  1. una stanza rettangolare,
  2. apparecchi dello stesso tipo e installati alla stessa altezza,
  3. apparecchi paralleli alle pareti disposti simmetricamente.

ugr tabella

Quindi, ricapitolando UGR19 non significa nulla se non contestualizzato, ovvero esistono delle tabelle interne alla UNI12464 2011 che indicano molto chiaramente quali sono il livelli massimi di UGR consentiti per ogni compito visivo specificato. A volte il massimo è 19 (work station), a volte 25 (stock room), a volte 16 (technical drawing).

Ma soprattutto è difficile valutare davvero i problemi legati all’abbagliamento senza avere almeno un riferimento sul tipo di installazione, sulla tipologia di stanza, sul comptito visivo e naturalmente sull’utente che fruisce lo spazio.

Quindi, la prossima volta mi raccomando, se avete un dubbio, non andate dall’elettricista a chiedere spiegazioni , esistono professionisti preparati che sicuramente potranno risolvere ogni tipo di vostro problema sull’illuminazione: si chiamano Lighting Designer!

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Milano Light Tour, alla scoperta del design della luce.

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Luxemozione è nato con l’intento di condividere esperienze dal mondo del Lighting Design e promuovere la cultura della luce e del progetto d’illuminazione. In generale (quasi) ogni lighting designer cerca di diffondere la cultura della luce quanto più in profondità possibile. Tra di noi ci si dice sempre “uscire dalla cerchia dei Lighting designer e comunicare alla gente comune sarebbe davvero bello”. In molti casi, tuttavia, gli argomenti che riguardano il design della luce vengono trattati con un linguaggio troppo tecnico o specializzato, che li rendono incomprensibili ai non addetti ai lavori.

Semplificare, senza perdere il valore del contenuto non è per nulla semplice, eppure da qualche mese l’amica Giorgia Brusemini, sta lavorando in questa direzione, con l’obiettivo di parlare di design della luce a prova di “sciura Maria”, come si direbbe qua a Milano, ovvero con un linguaggio semplice, ma corretto sotto ogni aspetto, perfetto per i non addetti ai lavori.

Per conoscere un po’ meglio Giorgia vi rimando ad un’intervista che pubblicai qualche tempo fa: Nuovi designer al salone 2013: intervista a Giorgia Brusemini

Giorgia sta lavorando a quest’obiettivo su livelli differenti, il primo è il suo blog che si chiama Ogni Casa Illuminata che, come suggerisce anche il titolo, si occupa di luce per la casa, per i non addetti ai lavori. Poi la rubrica su Casa Facile, sempre dedicata al design della luce, ed infine, sempre sotto il brand “Ogni Casa è Illuminata”, Giorgia organizza il Milano Light Tour, un percorso che permette, a chi è appassionato, di avvicinarsi al mondo della buona illuminazione per la casa e di conoscere da vicino quello che oggi è il meglio della produzione di “lampade” di design. Il Milano Light Tour ha ottenuto il patrocinio di APIL Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione.

Venerdì scorso, 9 novembre, si è svolta la terza edizione del Milano Light Tour, a cui ho avuto il piacere di partecipare e di cui vi racconterò nell’articolo di oggi.

Il Milano light tour

Come vi dicevo, tema di quest’iniziativa, è spiegare dell’importanza del design della luce in ogni ambito dell’architettura. L’obiettivo del tour è chiaro sin dal primo secondo: la luce è un materiale di design importante, al pari altri materiali usati in architettura. In quanto tale non va relegata al solo ruolo di complemento d’arredo, nascondendosi dietro pochi oggetti per illuminare dal design noto. Qua si fa design e, come direbbe Achille Castiglioni: “se non sei curioso, lascia proprio perdere”.

se non sei curioso lascia perdere

Come spiega Giorgia sul tour: È una selezione di luoghi e prodotti, fatta personalmente, con l’intento di mostrare attraverso l’esperienza diretta, e attraverso il racconto di aneddoti, come l’inserimento della giusta illuminazione, può bastare per modificare completamente un ambiente! Questo è il potere della luce. Questo crea una lampada di qualità!”

Il tour è aperto a massimo 6 partecipanti, poiché come si legge su Ogni Casa è Illuminata: durante il tour ci si reca in luoghi speciali, parlando d’illuminazione e di design e dove verranno date risposte specifiche ad ogni partecipante. “Quindi più di 6 persone sarebbe impossibile!”

Il percorso è composto da 4 tappe principali, si comincia in Triennale, per poi passare allo Studio Museo di Achille Castiglioni e la visita presso alcuni show room dei più importanti brand d’illuminazione italiani.

Itinerario Milano Light Tour

Come vi dicevo si parte all’incirca alle 10 di mattina dalla prima tappa, la Triennale, tempio del design di Milano. Qua ci si incontra e ci si conosce un po’ e poi pronti via, si parte per il Light Tour

triennale

Lo step successivo è nientemeno che lo Studio Museo di Achille Castiglioni. Un luogo che ogni designer dovrebbe visitare almeno una volta nella vita. Qua Giovanna Castiglioni, figlia di Achille, supportata da Giorgia, ci ha raccontato alcuni aneddoti davvero interessanti e simpatici sul design di alcune “lampade” disegnate da Achille e Pier Giacomo Castiglioni. Tra queste, quella che amo di più, la mitica Parentesi (di fatto disegnata da Achille Castiglioni assieme a Pio Manzù). E proprio qua si respira in modo chiaro quel “se non sei curioso lascia perdere” di cui si diceva. Ogni pezzo (non solo d’illuminazione) è frutto di ricerca, e sperimentazione di nuovi (per allora) materiali (ad esempio i polimeri) di nuove sorgenti (ad esempio le fluorescenti lineari o delle sorgenti a tungsteno), nulla è frutto del solo gesto artistico o del caso, anche l’effetto luminoso è progettato e mai fine a sé stesso.

Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni
Fondazione Castiglioni

 

Qua un video con i momenti salienti della visita allo Studio Museo Achille Castiglioni.

Da qua ci siamo spostati (un po’ a malincuore devo dire) alle tappe successive, gli show room di alcuni brand importanti d’illuminazione Italiana. Tra questi quello che mi ha colpito di più (forse perché lo conoscevo meno), è “lo spazio esperienze” di Davide Groppi, dove ci sono stati presentati alcuni pezzi della nuova collezione in cui, oltre l’aspetto formale, è forte la ricerca applicata al controllo della luce e dell’effetto luminoso e all’integrazione delle nuove tecnologie LED nel design del prodotto.

Davide groppi
Davide groppi
davide groppi
Davide groppi
Davide groppi
groppi

Oltre a Davide Groppi, spostandoci nel centro del “distretto della luce”, come sempre interessante è l’approccio innovativo al design del prodotto offerto da Luceplan, per passare poi ad altri show room più “classici” ,tra questi Nemo e Fontana Arte.

fontana arte

luceplan

nemo

Come vi dicevo in ogni tappa si è parlato di design, di soluzioni tecnologiche volte al controllo delle scenografie d’illuminazione e di come il design della luce possa davvero cambiare la percezione di uno spazio, in meglio o in peggio.

Una bella esperienza, davvero consigliata!

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Pomezia light festival, quale strumento di riqualificazione del territorio

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Qua su Luxemozione già diverse volte si è parlato di luce quale elemento di rigenerazione e riqualificazione urbana. Le modalità sono diverse: partendo da interventi di illuminazione architettonica permanenti, oppure installazioni temporanee, quali ad esempio workshop di illuminazione urbana, interventi di social lighting, oppure opere di light art su scala urbana,  quali ad esempio FFF Multiplicity Shape of Fire, realizzato a Foggia dell’amico Romano Baratta in seno all’evento Libando, viaggiare mangiando.

In questo settembre ricco di eventi sulla luce, vi voglio riportare un evento degno di nota: il Pomezia Light Festival.  Evento organizzato da Opificio in collaborazione con il Comune di Pomezia, che torna per la sua seconda edizione dal 21 al 23 settembre.

Un festival fortemente legato al suo territorio che punta sulla necessità di riappropriarsi della relazione con lo spazio cittadino. Le opere del festival ridisegneranno le strade della città, neutralizzando ogni distanza tra artista e fruitore, entrambi attori protagonisti sul terreno comune dello spazio urbano.

L’obiettivo è produrre arte sul territorio, per il territorio, con la cittadinanza, arrivando a generare un intervento di rigenerazione urbana, ovvero azioni di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio preesistente. L’effimero che diventa permanente.

La città come non l’avete mai vista: giochi di luce che interagiscono con il pubblico, palazzi abbandonati che rivivono con nuovi colori, proiezioni che catapultano lo spettatore in dimensioni diverse spingendolo a guardare quello che lo circonda con occhi nuovi.

Gli organizzatori: chi c’è dietro Pomezia Light Festival

Opificio nasce in una scuola. Forse non in una scuola qualunque ma una scuola, l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini. Tutto è iniziato con un laboratorio sulla creatività dal nome Officina, ancora attivo. La convinzione è stata fin da subito quella di produrre comunicazione al di fuori dei circuiti consueti e con risultati che, già allora, potevano misurarsi col mondo delle professioni.  Opificio è un collettivo che esplora linguaggi, tecniche, teorie, pratiche produttive, con l’avidità di chi vuole conoscere e capire ma con la barra fissa su un punto: non scostarsi mai da un’etica che è condizione indispensabile per la creazione dell’opera d’arte contemporanea. Perché ciò sia possibile due sono le vie: lo studio (Opificio arriva da una scuola) e il lavoro (si va verso il mondo). L’obiettivo è l’indipendenza, artistica, filosofica ed economica.

Gli eventi del Pomezia Light Festival

Sono previsti interventi di 27 artisti di cui 8 internazionali, oltre 15 interventi artistici, 1 chilometro e mezzo di percorso per oltre 1000 metri quadrati di luce, una sezione dedicata agli artisti under 35 finanziata dal bando Siae SILLUMINA, più di 50 universitari e liceali al lavoro: tre giorni in cui Pomezia sarà invasa da opere artistiche multimediali, digitali, luminose, selezionate tra una rosa di artisti che hanno risposto alla Call for Artist indetta lo scorso novembre.

 

Pomezia Light Festival si articola in tre sezioni:

  • AroundTheCity dedicata a interventi sulla città quali digital performance, live media performance, video teatro, video installazioni, installazioni luminose, light art, light design, digital art; 
  • EyesUpTower tesa a raccogliere esclusivamente proposte di video mapping o live mapping sulla Torre Civica, fiore all’occhiello di Pomezia;
  • FunAtBeach, sezione dedicata alle live performance, con un occhio di riguardo per AV performance, live cinema, VJing.

Tra le novità più attese di questa edizione il musicista e compositore Gabriele Marangoni, direttamente da Ars Electronica, il prestigioso festival e laboratorio di sperimentazione permanente su arte, tecnologia e società con sede a Linz, in Austria, che destabilizzerà il pubblico del Pomezia Light Festival con il live-set elettroacustico “RED NOISE”, sul tema del collasso.

La performance è arricchita dai visual dell’artista Ai Di Ti (Angela Di Tommaso): nei suoi lavori ama mixare vari elementi tecnologici in una continua ricerca volta all’abbattimento dei limiti estetici nell’opera d’arte digitale. Nelle sue opere troviamo riferimenti a politica ed attualità, in una chiave estetica fatta di distorsioni e manipolazioni estreme del reale, senza rinunciare alla satira e all’esaltazione propria dell’era digitale.

I progetti di punta, e molto altro

Sempre sul tema del collasso, inteso come “possibile cedimento” della città ideale, è il progetto “COLLAPSE” realizzato in collaborazione con Alma Artis Academy, l’Accademia della Belle Arti di Pisa.

Verrà allestito uno spazio e un laboratorio che elabori questo tema, attraverso gli strumenti performativi audiovisivi, nella convinzione della necessità di formare figure professionali non più riconducibili alla categoria tradizionale dell’artista ma specialisti chiamati a interagire con un nuovo universo tecnologico e scientifico, consapevoli delle conseguenze culturali e sociali del loro agire in quanto progettisti multimediali.

“FALLEN CHANDELIER” dell’artista tedesco Tilman Küntzel, un’opera ricca di suoni e immagini che ricreano, tramite un lampadario caduto, un’atmosfera inebriante e molto luminosa. Riprendendo il Kintsugi, usanza giapponese per cui un oggetto rotto viene riparato con l’oro, l’opera è un gioco di luci melodico che, attraverso i suoni, dà vita ad uno spettacolo unico nel suo genere. 

PKK” (Proiezione Kon Kinect), realizzata dall’Associazione HackLab Terni. Grazie all’utilizzo di un doppio sensore a raggi infrarossi, gli spettatori possono partecipare attivamente alla realizzazione di un’opera attraverso i soli movimenti del corpo.

I+I=III” del collettivo Crono (Federico Cecchi e Andrea Daly): un “termometro” che registrando la frequenza delle presenze degli spettatori modifica le luci in base ai partecipanti generando un’esplosione di colori.

SCATOLA DEL VENTO” realizzato dal duo FanniDada (Fanni Iseppon e Davide Giaccone): un viaggio a tappe in cui le immagini si modificano grazie a una bicicletta autoalimentata con batterie e pannelli solari.

SPACE DISLOCATION” di Nerd Team, duo estone composto da Jari Matsi e Judith Parts. Insieme ridanno vita a edifici scolastici inanimati e spogli, riempiendo di colore e luce il grigio delle pareti e il vuoto delle finestre, aggiudicandosi il titolo di “Frankenstein del Pomezia Light Festival”.

Vita diversa anche per la Torre civica della città, trasformata dall’abilità di Vj Alis, alias Alice Felloni: suoni sperimentali e colori futuristici si fondono in un viaggio attraverso il tempo, la mente e la prospettiva di “PROSPECTIVA MENTIS”.

Per riflettere sulla percezione del tempo e la continua ricerca di equilibrio, ecco “SHISHI ODOSHI” di MEDIAMASH STUDIO (Luca Mauceri e Jacopo Rachlik); “#intervalli@plf.mov” di Francesco Elelino e Rakele Tombini esplora attraverso videoproiezioni il mondo del linguaggio televisivo.

NEUTRO” di Simone Sims Longo affronta il concetto di non appartenenza. Attraverso geometrie che si evolvono nel tempo e nello spazio, l’artista traduce questa la classica riflessione shakespeariana (“Essere o non essere”?) in immagini e suoni utilizzando diverse tecniche video.

Già ospite della prima edizione, Tommaso Rinaldi aka High Files presenta “FLANEUR”, ovvero un uomo alla ricerca delle bellezze della sua città. Con uno sguardo al futuro, come un eroe decadente dei romanzi del D’Annunzio, Rinaldi si lancia all’incessante ricerca del bello, di strutture e spazi che suscitino emozioni positive.

Ritornano per questa nuova edizione anche Marco Di Napoli con “ART&NEON”, grazie all’ausilio della stampa digitale e di tubi neon sagomati riproduce quadri luminosi e il duo formato da Andrea Mammucari e Biancamaria Centaroli“LUMEN-CODE: BIANCO”, ispirati dal tema della Smart City realizzano un’istallazione e uno spazio con lampade led a basso consumo.

L’artista Faber Sorrentino per la sua opera s’ispira idealmente al ritratto di Tiziano concependo.

“TRITTICO”: tre rilievi che raffigurano un vecchio, un uomo adulto e un ragazzo che rappresentano rispettivamente il passato, il presente e il futuro. 

“L’EVOCAZIONE” dell’artista Carlo Flenghi richiama immagini oniriche non solo per il titolo ma anche per il suo allestimento: tentacoli illuminati, luci mobili, pendenti, spilli da cucito bianchi che creano l’illusione di tante piccole lucciole.  L’opera, è ispirata ai capolavori dello scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft e pone l’attenzione sul problema critico dell’inquinamento marittimo.

Non solo arte digitale ma anche pittura tradizionale con il progetto artistico Controllo Remoto. Le opere che verranno presentate sono realizzate con colori e spray acrilici mediante l’uso di stencil e proiezioni e sono il risultato di una fase progettuale in cui le immagini vengono elaborate con programmi informatici. Infine il progetto fotografico “SEVEN MILLIONS” di Fabio Mignogna e l’opera “ALVEUS NC” di Vito Marco Morgese, alias Seed, in cui si alternano giochi di ombre e light show glitch.

Oltre alla light art…

Un festival che vive di notte ma che non rinuncia alle ore diurne, dedicando ampio spazio a incontri, workshop e masterclass suddivisi in modo da coprire tutte le fasce d’età, con il coinvolgimento di esperti, studiosi e artisti. Fulcro delle attività lo smart village, la struttura che ospita gli incontri e allo stesso tempo una piazza in cui scambiare conoscenze ed esperienze.

I relatori degli incontri sono: Stefano Lentini, affermato musicista impegnato in colonne sonore per cinema e televisione, l’unico compositore italiano insieme ad Ennio Morricone ad essere rappresentato negli Usa da “The Gorfaine/Schwartz Agency”;  Anna Maria Monteverdi,  una delle più grandi esperte di digital performance e video teatro in Italia;  Carlo Infante, changemaker, docente freelance di Performing Media, progettista culturale, fondatore di Urban Experience e scenarista per la resilienza futura; Daniela De Angelis, docente presso il Liceo Artistico Roma 2, svolge attività di ricerca e studio nel settore dell’arte contemporanea, ambito nel quale ha pubblicato scritti e cataloghi, in particolare sul Novecento; Roberto Renna docente presso l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione, ha lavorato in Rai occupandosi di repertorio di spettacolo leggero ed è stato è stato redattore della rivista Poliscritture. Ha fondato con altri Opificio.

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Sorgenti incandescenza ad alogeni addio per sempre

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Il primo settembre 2018, oltre a decretare la chiusura ufficiale di queste vacanze d’estate, sarà da ricordare poiché, proprio in questa data, verrà dato il via all’ultimo step (il sesto) del processo di fuoriuscita (phase-out) dal mercato delle sorgenti ad incandescenza.

Ultimo passaggio di un processo iniziato il primo di settembre del 2009 ad opera della normativa europea in tema di Ecodesign o direttiva EUP (Energy Using Products) 2005/32/EC, la quale definisce i parametri per una progettazione ecocompatibile di prodotti che consumano energia;  a cui va aggiunto il REGOLAMENTO (CE) N. 244/2009 DELLA COMMISSIONE Europea: misura di implementazione per le lampade non direzionali di uso domestico (Domestic Lighting Part 1) che definisce, inoltre, i criteri da utilizzare in questo processo di phase-out delle sorgenti incandescenza tradizionali e ad alogeni.

Qua sotto un’immagine che riassume i 6 step previsti all’interno del regolamento CE.

fasi-ecodesign lampadine

In questi ultimi 9 anni se ne sono viste di tutti i colori. Già prima dell’inizio del processo di fuoriuscita dal mercato, io ed altri colleghi ci si guardava increduli e si diceva: ma figurati se riusciranno mai ad eliminare la tanto amata incandescenza dal mercato. Ed invece così è stato ed infatti sta accadendo.

Ad esempio nell’articolo, lampade ad Incandescenza addio? , pubblicato nel luglio del 2007 (era uno dei primi post di luxemozione), riportavo con un po’ di incredulità i primi rumors su quest’argomento:È notizia di questi giorni (era il 2007) che tra i provvedimenti “salva clima”  volti alla riduzione delle emissioni e dei consumi  vi sia la seria volontà di mandare in pensione la vecchia “lampadina” ad incandescenza entro il 2012, sarà vero?

Cosa succede dal primo di settembre 2018

Vediamo dunque nel dettaglio cosa succede dal primo di settembre. Più nel dettaglio, lo step 6 coinvolge le sorgenti ad alogeni non direzionali (senza riflettore incorporato) di classe energetica inferiore a C, che presentano le seguenti caratteristiche:

Halogen phase out
Fonte LEDVance.it

SORGENTI PHASE OUT 6

Le lampade ad alogeni lineari con attacco R7s e Miniaturizzate con attacco G9 sono escluse dalla direttiva solo se di classe non inferiore a C.

SORGENTI not included PHASE OUT 6Sono escluse inoltre le sorgenti per uso speciale come quelle utilizzate nei forni, che non possono essere sostituite adeguatamente con tecnologie alternative.

Da ricordare che in quest’ultimo step era previsto nel regolamento originale per il settembre 2016, tuttavia a febbraio 2015, a seguito di valutazioni congiunte tra Commissione Europea e Associazioni di Categoria dell’illuminazione internazionali, volte a comprendere lo stato di evoluzione tecnologica delle sorgenti LED, si decise di spostare questo step al settembre 2018.

Qua il regolamento della Commissione Europea 2015/1428 pubblicato nell’agosto del 2015, che aggiorna il regolamento (CE) n. 245/2009 e che abroga la direttiva 2000/55/CE e regolamento (UE) n. 1194/2012.

La decisione di procrastinare, fu conseguenza della necessità di consentire alla tecnologia LED più tempo per essere in grado di sostituire in maniera esaustiva la tecnologia alogena classe D

Qua maggiori informazioni: Messa al bando delle lampade ad alogeni , è necessario uno slittamento?

Va inoltre ricordato che nel 2009, quando venne emanata la direttiva ecodesign 244/2009, la Commissione Europea prevedeva che la tecnologia CFL-Compact Fluorescent Lamp (comunemente conosciuta come lampada a risparmio energetico) avrebbe rimpiazzato la tecnologia incandescente chiara uscente dal mercato. Così non fu a causa di diversi fattori, tra cui la qualità della luce emessa, problemi tecnici legati al funzionamento, oltre naturalmente al problema legato allo smaltimento delle sorgenti a risparmio energetico fluorescenti compatte, che di fatto contengono mercurio ed altre sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente e sono quindi da smaltire in modo differenziato.

Sui problemi legati allo smaltimento delle lampade a risparmio energetico vi consiglio la lettura di quest’articolo di qualche anno fa: Lampade per risparmiare, davvero verdi?

Per maggiori info sullo smaltimento delle sorgenti a risparmio energetico CFL vi rimando al sito di ECOLAMP.

Nell’aprile 2015, la Commissione Europea ha dunque promulgato lo slittamento del phase-out delle lampade ad alogeni al 2018, posticipando di 2 anni la fase 6 inizialmente prevista per il primo di settembre del 2016. È stata la prima volta in cui è stato modificato il “calendario” del phase-out deciso dalla pubblicazione della normativa in materia di ecodesign.

Tuttavia, adesso ci siamo, il primo settembre 2018 è tra pochi giorni. Non so quale sia il vostro pensiero, ma personalmente ho sempre ritenuto questo processo una forzatura dettata da interessi commerciali più che da un reale vantaggio in termini di risparmio energetico. Soprattutto in applicazioni domestiche, dove il reale risparmio dato dalla sostituzione delle incandescenze è irrisorio se inserito nel bilancio energetico generale di un’abitazione, dove sono in funzione elettrodomestici o sistemi di raffrescamento-riscaldamento, spesso mal utilizzati, che possono invece fare la differenza dal punto di vista dei consumi energetici.

Concludendo, per la prima volta nella storia hanno cancellato una tecnologia dal mercato, per fare spazio ad un’altra. Personalmente, continuerò ad usare sorgenti ad incandescenza nella mia abitazione finché non esaurirò le scorte, poiché la trovo ineguagliabile per qualità e bellezza della luce rispetto a qualsiasi sorgente user consumer (quindi applicazioni non professionali) a risparmio energetico LED o CFL, presente nei supermercati oggi.

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V-Ray Next e le evoluzioni della simulazione della luce

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Nel precedente articolo dedicato alla simulazione della luce, avevo scelto di prendere in considerazione ed analizzare il noto motore di Render V-Ray di Chaosgroup abbinato ad Autodesk 3dsMax, per due motivi fondamentali: il primo legato alla necessità di individuare un possibile sostituto dell’ormai defunto Mental Ray  ed in secondo luogo in modo da poter contare su un motore di render in grado di  garantire  continuità in termini di sviluppo sia qualitativo che  tecnico, legato agli strumenti di analisi luminosa all’interno di un motore di render.

Vray Next A 01

La Scelta di analizzare V-Ray era motivata innanzitutto dalla consapevolezza che questo Motore di Rendering permette ormai da diverse versioni di poter utilizzare uno strumento di analisi come il VRayLightMeter (molto simile al LightMeter utilizzato da Mental Ray) che permette di rilevare valori di illuminamento e Fattore di Luce Diurna su una griglia di punti. Altra motivazione è  data dalla speranza di sviluppo continuo da parte del team di sviluppo, come l’Element VRayIlluminance che permetteva di poter ottenere immagini in falsi colori con valori di illuminamento, ma senza la possibilità di poter inserire una scala graduata nell’immagine,  di poter utilizzare una scala logaritmica, di poter analizzare oltre che l’illuminamento la luminanza e di poter contare su un’immagine  con i valori di illuminamento e luminanza impressi nel render.

Sostanzialmente l’auspicio era che, in tempi ragionevolmente brevi, Chaosgruop sviluppasse i propri strumenti in modo tale da poter almeno eguagliare ciò che in passato aveva offerto Mental Ray, abbinato a 3dsMax, consci che i tempi erano maturi per lo sviluppo di una nuova versione, che puntualmente è arrivata, prima in versione Beta test nei mesi scorsi e rilasciata ufficialmente in versione definitiva nel mese di maggio, durante la manifestazione Total Chaos organizzata da Chaosgroup stessa a Sofia, in Bulgaria.

V-Ray Next

Parliamo dunque di V-Ray Next, nuova versione del blasonato motore di render, ad oggi disponibile solo per 3dsMax, dove sono state introdotte numerose novità rivolte al miglioramento delle prestazioni, sia in termini qualitativi che di riduzione dei tempi di calcolo, sul fronte del CPU e GPU computing , ma soprattutto per quanto riguarda il nostro tema, ha ufficializzato l’introduzione del proprio sistema di analisi luminosa , ovvero dello sviluppo degli strumenti già esistenti come il VRayLightMeter e l’introduzione del VrayLightingAnalysis.

Rimando ai seguenti Link per visualizzare le specifiche del nuovo strumento direttamente dalla documentazione in linea, dove è presente anche un comparativo con il precedente sistema offerto da Mental Ray:

Il nuovo Lighting Analysis di Vray, è costituito dal solito LightMeter, che consente di poter rilevare valori di illuminamento e Fattore di Luce Diurna su griglia di punti, ma soprattutto dal VrayLightingAnalisis Element, ovvero una immagine ottenuta e calcolata simultaneamente al Render dove è possibile ottenere immagine in falsi colori con valori di illuminamento/ luminanza su scala lineare/ logaritmica, o immagini overlay con valori di illuminamento/luminanza impressi nel render, con la possibilità di specificare il numero di segmenti per lato che andranno a comporre la griglia.

E’ inoltre possibile inserire o meno una scala graduata in falsi colori per poter permettere una adeguata lettura dell’immagine.

Qua di seguito un esempio realizzato esclusivamente con il fine di illustrare le potenzialità dei nuovi tools di analisi messi a disposizione de Vray Next.

Verifica dell’illuminamento

Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi qualitativa : Render Foto-realistico
Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi quantitativa : Immagine in falsi colori, valori di Illuminamento
Vray Next A LA_Illuminamento
Analisi quantitativa : Griglia di punti con valori di Illuminamento

Verifica della luminanza

Analisi Quantitativa : Immagine in falsi colori , valori di Luminanza
Analisi quantitativa : Griglia di punti con valori di Luminanza

Interactive Production Rendering

Questo sistema di analisi all’apparenza molto simile al sistema precedentemente adottato da Mental Ray-3dsMax , in realtà offre una notevole flessibilità essendo tecnicamente  un  “Element di render”, non più legato ad un sistema di esposizione (con Mental Ray era necessario dover utilizzare il “Pseudo exposure control” ) e configurabile in modo molto rapido potendo contare sull’IPR di V-Ray (Interactive Production Rendering), ovvero il Rendering interattivo ed avere una risposta in tempo reale, al seguente link tutte le specifiche di tale strumento: Interactive Production Rendering

A proposito di IPR, è stato introdotto un “Interactive AI Denoiser” basato su tecnologia AI-accelerated di nVidia che permette di ottimizzare il risultato del rendering interattivo, migliorando prestazioni e qualità del risultato in tempo reale.

Cosa manca ancora da implementare…

Per ora manca all’appello solo la possibilità di poter imprimere nell’immagine overlay i valori rilevati sul piano dalla griglia di punti del Vray LightMeter, ma è in programma lo sviluppo di uno strumento simile all’assistente “Lighting Analysis Assistant”,  precedentemente utilizzato con Mental Ray. Per ora è possibile ottenere tale risultato solo attraverso una procedura illustrata al seguente Link :VRayLightMeter Helper

Sul fronte dell’analisi Daylighting segnaliamo ancora la mancata integrazione del Perez All-Weather sky model , e la conferma della presenza del modello CIE Sky Overecast e Clear.

…ma con novità importanti.

Un notevole lavoro di sviluppo ed ottimizzazione è stato fatto sugli strumenti di gestione delle immagini HDRI , utilizzate come metodo di illuminazione Daylighting in alternativa ai vari Sky model , ovvero  l’Adaptive Dome Light che promette di poter ridurre notevolmente i tempi di calcolo (fino a 7 volte più rapida in alcune circostanze)  salvaguardando l’accuratezza e la qualità della componente luminosa , rendendo soprattutto inutile l’utilizzo di artifici poco consoni ad un workflow fisicamente corretto come l’utilizzo di Vray Light poste a ridosso delle aperture (porte e finestre di un ambiente interno)  in configurazione Sky Portal.

Sul fronte dei VrayLightSelect (argomento al quale dedicheremo il prossimo articolo) segnaliamo la possibilità di poter abbinare ad ogni Element Pass un “Denoiser” dedicato, ovvero un ulteriore Element Pass che ha lo scopo specifico di eliminare una determinata quantità di artefatti e “noise” dell’immagine, su ogni singolo LightElement.

Nella precedente versione di V-Ray , il Denoiser agiva unicamente sull’immagine finale, ovvero il Render totale, e non su ogni singolo LightSelect.

Concludendo

In conclusione grazie a V-Ray Next possiamo ora contare su una serie di strumenti che  eguagliano e per certi versi migliorano ciò che in passato ha offerto il sistema di analisi di Mental Ray. Inoltre vi è la concreta possibilità di un ulteriore sviluppo di tali strumenti, la chiara sensazione è che Chaosgroup ha voluto porre delle solide basi sul tema dell’analisi luminosa, quindi è lecito potersi aspettare ulteriori sviluppi e miglioramenti, ribadendo ancora una volta che tali strumenti devono essere abbinati ad un workflow accurato, così come indicato da Chasogroup nella documentazione ufficiale.

Arrivederci al prossimo appuntamento.

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Video Contest Riprenditi la Città, Riprendi la Luce: ecco i vincitori 2018

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La scorsa settimana sono stato a Roma per partecipare al Congresso Nazionale AIDI (Associazione di Illuminazione), che si è svolto il 17 e 18 Maggio presso il MAXXI, il museo delle arti del XXI secolo.

La sera del 17 si è svolta la premiazione degli otto vincitori della quinta edizione del concorso video internazionale Riprenditi la città, Riprendi la luce, rassegna di cortometraggi organizzata e promossa da AIDI. 

Una bella serata, durante i quali sono stati dunque mostrati i video dei finalisti e premiati i vincitori.

Bravi davvero tutti, è stato bello vedere così tanto coinvolgimento, emozione, passione per questo elemento: la luce, raccontata in video in soli 60 secondi. Complimenti anche ai presentatori, i bravi Mariella Di Rao e Moko.

Vediamo più nel dettaglio cosa è successo e chi sono i vincitori. 

In header il video il primo classificato nella categoria LUCE E ARTE: “Corpo di luce” di Paola Ortolani, che personalmente ho trovato molto bello.

Il Video Concorso

Il concorso, giunto alla sua V edizione, ha chiesto ai giovani di rappresentare la luce nella sua quotidianità di spazio/tempo attraverso il loro sguardo attento e la loro sensibilità, con l’intento di divulgare la “cultura della luce” partendo proprio dai giovani, per stimolare in loro la consapevolezza dell’importanza che questo elemento riveste nella vita quotidiana e per conoscere e capire come, attraverso la luce, interagiscono con la città dove vivono, studiano o lavorano. 

In questa edizione 2018 hanno partecipato due categorie di giovani, gli under 18 e gli under 30, che hanno raccontato la luce nell’ambito di tre diverse sezioni tematiche:

LUCE E ARTE, LUCE E LUOGHI, LUCE E PAROLE.

Inoltre, tra i premi speciali è stato inserito quello LUCE E FOTOGRAFIA, al fine di far emergere l’importanza della luce nella fotografia e nelle immagini. 

Tra i presenti alla cerimonia, oltre alla Presidente di AIDI Margherita Suss, esponenti del mondo della luce e rappresentanti delle Istituzioni come Antonella Ranaldi, Soprintendente dei Beni Artistici e Monumentali di Milano. Presenti anche rappresentanti del mondo della formazione, della cultura e dello spettacolo come Marco Filibeck, direttore delle luci del Teatro alla Scala, Alessandro Calosci, produttore cinematografico, lo scenografo Sebastiano Romano e il direttore della rivista LUCE Silvano Oldani. 

I vincitori della V edizione di Riprenditi la Città, riprendi la Luce.

Otto sono i giovani,  che sono stati premiati tra i 28 video finalisti, selezionati tra gli oltre 120 video inviati in occasione di questa quinta edizione: è stato assegnato un vincitore per ogni sezione tematica di ciascuna delle due categorie e un vincitore per ciascuno dei due premi speciali.

Per la prima categoria, under 18, i tre vincitori hanno ricevuto un buono da 500 euro da spendere in libreria e un iPad. Per la seconda categoria, under 30, i tre primi classificati sono stati premiati con 2.000 euro e l’accesso gratuito per un anno alla piattaforma di visual storytelling offerta da Playtrip. Inoltre, ai due vincitori dei premi speciali “Premio speciale della giuria” e “Luce e Fotografia” sono stati consegnati premi di 1.000 euro ciascuno. 

Questi i nomi dei vincitori della V edizione del concorso video

Categoria “Under 18”

    • Primo classificato LUCE E ARTE: “Dancing light” di Fabio Facchini

    • Primo classificato LUCE E LUOGHI: “La lomoj de la urbo” di Giorgia Nguyen

    • Primo classificato LUCE E PAROLE: “Pure Light” di Vlada Maria Gaina

Categoria “Under 30”

    • Primo classificato LUCE E ARTE: “Corpo di luce” di Paola Ortolani

    • Primo classificato LUCE E LUOGHI: “Deus ex fabrica” di Giulia Grotto

    • Primo classificato LUCE E PAROLE: “Le parole sono luce” di Gabriele Scarcelli

Premi speciali

    • Premio “Luce e Fotografia”: “Sorrisi a Led” di Giorgio Ghiotto

    • Premio speciale della giuria: “Disegno di luce – φωτογραφία” di Diego Valanzise e Massimo De Laurentiis

I filmati sono stati valutati da una giuria formata da esponenti del mondo del lighting e della cultura, un panel di eccezione che rappresenta le diverse tematiche del concorso: Margherita Suss, Presidente di AIDI; Antonella Ranaldi, Soprintendente dei Beni Architettonici e Monumentali di Milano; Aldo Solbiati, direttore della fotografia; Alessandro Calosci, produttore cinematografico; Marco Filibeck, lighting designer del Teatro alla Scala; Marinella Patetta, lighting designer; Nicoletta Gozo, responsabile per ENEA del Progetto Lumière & PELL; Francesca Migliorato, architetto e consigliere AIDI; Silvano Oldani, direttore della rivista LUCE; Sebastiano Romano, scenografo e regista teatrale.

Tutti i video sono pubblicati sul sito www.riprenditilacitta.it e sono visibili sul canale YouTube dedicato all’iniziativa.

Sponsor e contributi

L’iniziativa è stata organizzata grazie al contributo economico di Enel X e Gewiss come “Sponsor Gold”; A2A Illuminazione Pubblica, Acea, Arianna, Neri, Osram, Philips Lighting, Reverberi Enetec come “Meeting Supporter”; Cariboni Group, iGuzzini Illuminazione, Iren, Performance in Lighting, UL come “Sponsor Silver”; Posytron come “Sponsor tecnico”.

Riprenditi la Città, riprendi la Luce è stato realizzato con il patrocinio di CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori), ENEA, ASSIL (Associazione Nazionale dei Produttori Illuminazione), APIL (Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione), Comune di Milano, Comune di Roma, Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Accademia delle Belle Arti di Brera, le Università Sapienza, Roma 3 e Federico II di Napoli, l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia, l’Ordine degli Ingeneri della Provincia di Roma. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con ForumLED Europe, Lanterne Magiche della Fondazione Sistema Toscana, l’Unione Nazionale Consumatori e Playtrip, una piattaforma di visual storytelling che permette di dare vita ai contenuti multimediali creati dai giovani che partecipano. Media partner dell’iniziativa sono le riviste LUCE, Elle Decor, Casabella, IoArch, Radio Subasio, i portali Luxemozione, Agenda Tecnica e il gruppo Energiamedia.

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Workshop Luci in Riviera 2018, come celebrare l’importanza della luce.

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Oggi  16 maggio 2018 è la  prima edizione dell’ International Day of Light 2018 (IDL2018), evento annuale organizzato da Unesco a celebrazione della luce non solo quale fenomeno della fisica, ma anche quale elemento fondamentale  dei settori del design, dell’arte e della cultura. L’evento nasce sull’onda del successo del più noto evento International Year of Light 2015 di cui si è parlato lungamente qua su Luxemozione. Durante la giornata della luce si svolgono attività volte a manifestare l’importante della luce nei diversi settori. Qua il programma degli eventi della prima edizione 2018

Per spiegare meglio lo spirito su cui si basano questi eventi internazionali, ricordo ad esempio questo pensiero di, Joseph Niemela, Senior Research Scientist presso l’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics e coordinatore del Segretariato Globale dell’International Year of Light 2015, che affermava:

“L’Anno internazionale della luce è stato proclamato dall’UNESCO anche per suggerire delle soluzioni migliorative per il benessere di tutti. L’approccio Human Centric Lighting e la progettazione della luce in generale possono migliorare la qualità degli ambienti in cui viviamo. La luce può dare un contributo importante per rendere le nostre città più vivibili e migliorare la qualità della vita delle persone. La scienza non è sufficiente per affrontare le sfide globali di quest’epoca, è necessario un coinvolgimento e una collaborazione tra ricercatori, designer e industria per trovare insieme delle soluzioni efficaci. Bisogna continuare a lavorare in questa direzione, ampliare il raggio della ricerca e creare un sistema di collaborazione fra i protagonisti del settore. L’innovazione è la capacità di far dialogare la parte tecnologica con quella creativa.”

Workshop in lighting design Luci in riviera

E proprio oggi, a celebrare quest’evento vi voglio segnalare il lancio ufficiale della nuova edizione 2018 del workshop di lighting design Luci in Riviera, che è un evento a cui sono particolarmente legato, poiché l’anno passato ho avuto il piacere di partecipare come workshop head, assieme ad altri colleghi internazionali.

Per maggiori info sull’evento del 2017  vi rimando al mio articolo di report che trovate qua:

Cos’è successo al Workshop di Lighting Design Luci in Riviera

Luci In Riviera è  l’unico evento in Italia, volto a raccontare attraverso la luce il patrimonio culturale della Riviera del Brenta.  È organizzato dall’ associazione di Promozione Sociale “Luci in Riviera”  e si basa sul modello del lighting workshop educativo, ispirato a format già diffusi all’estero  e rappresenta ancor oggi una novità nel nostro Paese.

L’evento è dedicato principalmente a studenti e giovani progettisti, italiani e stranieri, diventa per loro occasione per acquisire conoscenze teoriche e pratiche nella progettazione con la luce.

I workshop heads

I workshop head 2018 selezionati provengono da Italia, Svezia, Israele e Russia e sono lighting designer di grande esperienza professionale ed accademica.

Qua sotto, in ordine di apparizione:

Jan Ehjed (Svezia) professore emerito, Lighting Designer

Dorit Malin (Israele) Lighting Designer

Natalia Markevich (Russia) Lighting Designer

Helena Gentili (Italia) Lighting Designer

Il main topic dell’evento

Il tema scelto per quest’anno è “Un mondo di luce“, una semplice filosofia che permetterà di scoprire la città e condividerne la bellezza in modo diverso dal solito, grazie a luoghi illuminati con giochi di luce non convenzionali.

La cerimonia ufficiale di inaugurazione si terrà il 22 settembre 2018.

Le installazioni luminose , che saranno realizzate dai partecipanti al lighting workshop, coordinati dai workshop heads, verranno accese il 22 settembre e resteranno visitabili gratuitamente fino all’8 ottobre 2018. I lavori saranno progettati e realizzati tenendo in considerazione la percezione umana, ovvero il principio che illuminare bene non significa illuminare troppo, né abbagliare le persone.  Le nuove scenografie saranno luogo di eventi collaterali dedicati a temi educativi e sociali.

Evento collaterale Luci In Riviera per International Day of Light

Luci in Riviera IDL2018 02

Luci in Riviera, in occasione della Giornata Internazionale della Luce dell’UNESCO invita ad inviare una cartolina dalla vostra città  all’indirizzo Luci in Riviera # IDL2018   c/o Biblioteca Comunale  Via Comunetto, 5   30031 Dolo (Venezia).  Tutte le cartoline ricevute saranno raccolte ed esposte durante il workshop di Luci in Riviera e gli eventi collaterali.

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Conto alla rovescia all’apertura del Congresso Nazionale AIDI.

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Manca poco al  Congresso Nazionale AIDI che si svolgerà a Roma Il 17 e 18 maggio 2018, presso l’Auditorium del MAXXI. Un evento che, dopo anni di assenza, si presenta con una veste rinnovata ed un programma interessante.

Titolo del Congresso dell’Associazione Italiana d’Illuminazione, è “Luce e luoghi: cultura e qualità” e sarà un’occasione per approfondire le tematiche più importanti che afferiscono al mondo della luce. In particolare si parlerà di innovazione sia tecnologica che di progetto e delle nuove applicazioni dell’illuminazione. Saranno affrontati anche tutti gli aspetti legati all’illuminazione artistica e museale e quella dei luoghi pubblici e della rivoluzione culturale e tecnologica che è in atto con i modelli di Smart City.

Sul sito del Congresso AIDI maggiori info

Le tematiche che verranno trattate durante la conferenza seguiranno 3 percorsi principali:

  1. Illuminazione beni artistici e architettonici (luce e arte)
  2. L’illuminazione nelle smart city
  3. Nuove frontiere e applicazioni dell’illuminazione: innovazione tecnologica e di approccio al progetto

 

Il programma del Congresso AIDI

Questo il programma dell’evento, clicca nell’immagine per ingrandire.

Programma Congresso aidi 2018

 Enti e Istituzioni patrocinanti

Inoltre, per l’evento hanno concesso patrocinio importanti enti e istituzioni che ci aiuteranno in particolare nella comunicazione e promozione delle iniziative come il Ministero dello Sviluppo Economico, il Consiglio Nazionale degli Architetti, l’EneaApil, L’Unione Nazionale Consumatori, il Politecnico di Milano e quello di Torino, l’Università La Sapienza e Roma 3, l’Università di Firenze, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia delle Belle Arti di Brera e l’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri di Roma, solo per citarne alcuni. Tra i partner ci sarà anche ForumLED Europe 2017 che comunicherà l’iniziativa durante la loro manifestazione che si svolgerà il prossimo 13 e 14 dicembre a Lione.

supporter CONGRESSO AIDI

Ci vediamo dunque a Roma il 17 e 18 di maggio! A presto

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Il workshop di lighting quale strumento per imparare a progettare la luce.

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articolo scritto da: Giacomo

L’autunno del 2017 è stato un periodo ricco di eventi dedicati all’illuminazione, in particolare si sono svolti workshop di lighting design (più o meno noti), tutti volti a spiegare l’importanza della progettazione della luce, intesa come complesso processo di ideazione, volto ad identificare una soluzione d’illuminazione specifica, unica, perfetta per il contesto in cui s’inserisce.

La progettazione della luce e il workshop

La luce (sia naturale, che artificiale), come ci ricordano anche  i Maestri che studiamo all’università, è materiale fondamentale nel design degli spazi d’architettura e, come tale, deve essere progettata in modo preciso e rigoroso, e non relegata alla mera funzione di complemento d’arredo. Chi si limita a scegliere un lampadario o un faretto a catalogo e spacciare questo per lighting design, a mio parere, non ha compreso molto bene ciò che, ad esempio, Le Corbusier intendeva quando affermava “L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce”.

Questa premessa a sottolineare, ancora una volta, il ruolo centrale che la luce, e la progettazione di questa, gioca nel processo di design dell’architettura.

L’ iter di progetto della luce segue (o dovrebbe seguire) i normali step di ideazione di un progetto così come avviene in un qualsiasi ambito creativo.

Processo di progeto munari
Immagini tratte dal libro Da Cosa Nasce Cosa di Bruno Munari

“Il metodo progettuale non è altro che una serie di operazioni necessarie, disposte in ordine logico dettato dall’esperienza. Obiettivo è quello di giungere al massimo risultato col minimo sforzo” B.Munari Da cosa Nasce Cosa.

Il progetto della luce parte dunque dal concept, passando attraverso il complesso processo di genesi, che risponde alle canoniche domande Who, What, When, Where, Why, How. seguendo poi fasi successive di approfondimento ed infine i test e la  realizzazione finale.

L'iter del Progetto della Luce
L’iter del Progetto della Luce. Immagine cortesia APIL Associazione dei Professionisti dell’Illuminazione

Per un approfondimento sull’iter di progetto della luce rimando nello specifico alla normativa UNI11630 2016 Criteri di Stesura del Progetto illuminotecnico.

Quelli elencati sopra sono i valori che vengono trasmessi in modo forte durante i Workshop in lighting design, quali ad esempio il noto Lights in Alingsås , che si svolge in Svezia da oltre 10 anni, o il workshop Luci in Riviera, a cui ho avuto il piacere di partecipare come workshop head lo scorso settembre, o ancora il workshop Essentials of Light: moments che si è svolto in Messico nell’autunno 2017 e che approfondirò di seguito nell’articolo.

Essentials of Light: moments

Essentials of Light: moments è un workshop organizzato dal Brandi Institute for Lighting Design, che si è svolto dal 6 al 9 Ottobre 2017 presso la Ex-hacienda San Gabriel Ixtla, Valle de Bravo in Messico.

Essentials of Light moments 11

In questa edizione il workshop è stato condotto dai lighting designer Luca Salas (Messico), Romano Baratta (Italia) e Christine Brandi (Germania), che hanno guidato il gruppo di partecipanti provenienti da tutto il mondo.

Workshop heads
Nella Foto C.Brandi, R.Baratta e L.Salas

Obiettivo della tre giorni messicana è stata la realizzazione di installazioni  di luce temporanee in grado di funzionare sia con luce naturale , che artificiale.

Nel video sotto alcuni momenti salienti del workshop.

Durante il workshop si sono svolte lezioni teoriche di approfondimento, affiancate dalla parte pratica e conoscenza dei mezzi a disposizione e del luogo. Coniugando dunque la comprensione teorica degli aspetti tecnici ed artistici della luce ad una parte pratica di realizzazione.

Il workshop, strumento per diffondere la cultura della luce

Ho chiesto all’amico Romano Baratta, parte del team dei workshop heads di raccontarmi brevemente ciò che per lui è stata l’esperienza messicana.
Romano mi scrive: “È stata una bella esperienza professionale e di vita. Una totale immersione nei colori, nei paesaggi, nella natura e nei sapori forti del Messico. Il workshop con residenza è totalizzante perché si può lavorare meglio e più profondamente, entrando in sintonia anche umanamente. Si condividono le ricerche, le storie, le lingue ma soprattutto tanti momenti assieme. Mi sono divertito ma soprattutto ho potuto apprezzare l’importanza di lavorare assieme a professionisti con un’altra cultura e background. E’ stato eccezionale conoscere meglio Luca Salas e Christine Brandi, due persone di grande valore. Questo workshop è stato secondo me l’esempio ideale di come dovrebbe essere strutturato uno studio di progettazione della luce. Sviluppare un progetto partendo tutti assieme dal concept mediante brainstorming per poi procedere alle varie fasi fino alla realizzazione organizzando gruppi di lavoro. Un lavoro corale per ottenere un progetto che genera Sensazioni, Emozioni, Esperienza e Significato. Il workshop verteva sul tema a me molto caro: la coesistenza della luce artificiale durante le ore diurne con quella naturale in luoghi aperti. Non si pensa mai alla luce elettrica come elemento per alterare il paesaggio visivo diurno, per alterare, per esempio, la visione di un monumento. È vero che non serve funzionalmente per vedere, ma può essere utile per narrare qualcosa che solo la luce naturale non può fare. Luce come pura forma di comunicazione. Come modificazione ambientale per nuove esperienze del vivere.”

Quindi, per finire, un’esortazione a tutte le scuole di design che insegnano la progettazione della luce o associazioni di categoria: in futuro è fondamentale riporre risorse in questo tipo di eventi. Quale modo migliore per diffondere la cultura della progettazione della luce?

Puoi ripubblicare i contenuti di questo articolo solo in parte e fornendo un link all’articolo originale.
Link al post originale: Il workshop di lighting quale strumento per imparare a progettare la luce. pubblicato su Luxemozione Luxemozione – News dal mondo della luce

Copyright © Giacomo Rossi.

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Al via l’edizione 2018 del concorso Riprenditi la Città Riprendi la Luce

Pubblicato da blog ospite in Interiors, Luxemozione

Link all’articolo originale: Al via l’edizione 2018 del concorso Riprenditi la Città Riprendi la Luce
articolo scritto da: Giacomo

La scorsa settimana, in qualità di Media Partner, ho partecipato alla giornata di lancio dell’edizione 2018 del video concorso Riprenditi la Città Riprendi la Luce. Come di consueto l’evento si è svolto alla Triennale di Milano, luogo di riferimento del design, dell’architettura e dell’arte.

Riprenditi la Città Riprendi la Luce è una rassegna di cortometraggi, organizzata e promossa dall’associazione culturale no profit AIDI (Associazione Italiana di Illuminazione) in collaborazione con la Fondazione Triennale.  Il concorso chiede ai giovani di rappresentare la luce nella sua quotidianità di spazio/tempo attraverso il loro sguardo attento e la loro sensibilità.

Qua sotto i video vincitori della IV edizione, la cui giornata di premiazione si è svolta nel 2017 presso Palazzo Vecchio a Firenze.

Anche quest’anno i protagonisti sono la luce, i giovani e le città, il video è lo strumento attraverso il quale raccontare la luce. Un breve filmato di 60 secondi realizzato con qualsiasi strumento (video camere, smartphone, tablet, …).

La partecipazione al concorso video è gratuita e avviene inviando i video al sito dedicato al concorso Riprenditi la Città Riprendi la Luce fino alla scadenza prevista per il 30 aprile 2018.

Il Concorso in questa nuova edizione, che  parte da Milano, si concluderà il 17 maggio a Roma presso il MAXXI, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo all’interno dei lavori del prossimo Congresso Nazionale di AIDI.

Qua un video che ricapitola i temi e lo spirito del concorso.

Categorie e premi

In questa nuova edizione possono partecipare due categorie di giovani: gli under 18 e gli under 30, che potranno raccontare la luce nell’ambito di tre diverse sezioni tematiche:

LUCE E ARTE, LUCE E LUOGHI, LUCE E PAROLE. Tra i premi speciali ci sarà anche la nuova sezione LUCE E FOTOGRAFIA al fine di far emergere l’importanza della luce nella fotografia e nelle immagini.

Luce e luoghi e parole Riprenditi la città

Per ciascuna categoria saranno riconosciuti tre vincitori, uno per ogni sezione tematica.

  • I tre vincitori della categoria dei “giovani under 18” riceveranno ciascuno rispettivamente un buono di 500 euro da spendere in libreria e un iPad
  • I tre vincitori della categoria dei “giovani under 30” riceveranno un premio di 2.000 euro ciascuno.
  • Inoltre sono previsti due premi speciali (“Luce e Fotografia” e “Premio speciale della giuria”) di 1.000 euro ciascuno.

La giuria

I filmati saranno valutati da una giuria formata da esponenti del mondo della luce e della cultura: un panel di eccezione che rappresenta le diverse tematiche del concorso:

Margherita Suss, Presidente di AIDI, Antonella Ranaldi Soprintendente dei beni architettonici e monumentali di Milano, Aldo Solbiati, direttore della fotografia, Alessandro Calosci, produttore cinematografico, Marco Filibeck, lighting designer del Teatro alla Scala, Marinella Patetta, lighting designer, Nicoletta Gozo, responsabile per ENEA del Progetto Lumière, Francesca Migliorato architetto e consigliere AIDI, Domenico Nicolamarino, docente all’Accademia delle Belle Arti di Brera, Silvano Oldani, direttore della rivista LUCE, Maurizio Melis, giornalista di Radio 24 e Sebastiano Romano, scenografo e regista teatrale.

Sponsor, patrocini e media partner

L’iniziativa è organizzata grazie al contributo economico di aziende leader che operano nel settore dell’illuminazione e, visto il valore del messaggio e delle tematiche coinvolte, anche questa nuova edizione del concorso ha il patrocinio e l’appoggio di importanti istituzioni e media partner. Qua sotto un’immagine che li riassume tutti.

Sponsor patrocini e media

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Link al post originale: Al via l’edizione 2018 del concorso Riprenditi la Città Riprendi la Luce pubblicato su Luxemozione Luxemozione – News dal mondo della luce

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