2 Luglio 2020 / / Design

sacco porta biancheria Isacco

Uno spazio dedicato alla sperimentazione e allo sviluppo di prodotti di Design, progettati all’interno del team creativo o frutto della collaborazione con artisti e designer di Society Limonta.

Una scommessa nata dal desiderio di progettare nuovi oggetti che diventino compagni di vita per le collezioni tessili di Society, una sorta di laboratorio permanente che raccoglie idee e capacità artigianali.

Isacco & Bernardo di Oltre Society – Design Collection

cesto biancheria e servo muto

Risultato della progettazione affidata al designer Dario Antoniali, Isacco – Forma non Forma e Bernardo – Mobile non Immobile, presentati a giugno 2020 nei flagship store di Society Limonta. Tema della ricerca è la rielaborazione di oggetti di uso quotidiano, come il cesto portabiancheria e il servo muto, una sorta di estensione funzionale delle collezioni tessili, che interpretano la visione e l’identità di Society, combinando design, ricerca sul tessuto e funzionalità.

cesto della biancheria in tessuto e struttura in ferro

Isacco – Forma non forma

Il cesto della biancheria Isacco nasce per armonizzare l’ambiente. Forma non Forma è la frase di partenza di questo progetto e si riferisce alla metamorfosi che subisce Isacco nel passaggio da vuoto a pieno in base all’indumento che viene inserito.  Riguarda la forma specifica, snella, pratica e colorata della struttura; mentre il tessuto elastico del sacco stesso si modella ogni volta con una forma diversa.
Il portabiancheria si compone di una struttura in ferro che ha funzione di sostegno e che per prima definisce la conformazione del sacco. Quest’ultimo invece è realizzato in tessuto Melog, un nylon accoppiato, scelto proprio per la sua elasticità e resistenza. All’interno del sacco è inoltre possibile distinguere capi bianchi e colorati, grazie alla pratica suddivisione del contenitore.

servo muto in tessuto con struttura in ferro

Bernardo – Mobile non Immobile

Il servo muto Bernardo nasce come supporto per i nostri capi. Bernardo è composto da una struttura in ferro, ricoperta alle estremità da un tubo in gomma che funge da imbottitura rimovibile, fermata da un tessuto realizzato in Melog che unisce i due schienali. Questo tessuto non solo unisce le due parti, altrimenti scollegate, ma fornisce anche un valido sostegno per riporre dei capi anche nella parte centrale dell’oggetto. Mobile non immobile è la frase che meglio comunica la funzionalità di Bernardo. Esso infatti è un ‘mobile’, inteso come elemento di arredo ed è al tempo stesso ‘non immobile’ poiché la sua conformazione muta a seconda degli oggetti che vi vengono riposti.

servo muto Bernardo

Per maggiori informazioni visita www.societylimonta.com

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30 Giugno 2020 / / Dettagli Home Decor

villa sulla spiaggia

Nasce dall’ idea del celebre Marlon Brando da cui prende il nome il luxury resort The Brando situato sull’atollo privato di Tetiaroa in Polinesia Francese.

Lui voleva infatti creare il primo resort al mondo a zero emissioni di carbonio che si è tradotta in un’opportunità per conoscere sia i luoghi sia la popolazione di queste isole così lontane. E così è stato.

Il Resort, che propone una formula all-inclusive, è composto da 35 residenze dotate di spiaggia e piscina private, oltre ai classici servizi dei resort più lussuosi tra cui ristoranti, bar e spa in questo caso polinesiana.

Un soggiorno esclusivo all’insegna del lusso discreto e green, qui al The Brando, oltre ad essere modello all’avanguardia di tecnologie eco-sostenibili.

piscina sulla spiaggia

Il progetto prevede un ampliamento nei prossimi anni per vivere un’esperienza ancora più esclusiva, con la realizzazione di una nuova soluzione residenziale, complementare al resort, per garantire agli ospiti ancora più privacy. Su un terreno di circa 5000mq, offre una spettacolare vista sulla laguna, un’ampia terrazza e una spiaggia privata seguendo il tipico stile Polinesiano.

Il progetto che riprende lo stile del luogo prevede tetti in pandanus, legni tropicali, pareti di corallo e all’esterno il  farepoté, costruzione tipica polinesiana: un gazebo ricoperto di foglie.  L’aspetto più importante riguarda però l’ambiente: la pianificazione dell’ampliamento del residence è affidata a un’impresa impegnata nel preservare la biodiversità di Tetiaroa in un’ottica di sostenibilità ambientale e architettonica, con l’obiettivo di eliminare le emissioni di carbonio, motivo per cui questo resort è un modello all’avanguardia di tecnologie eco sostenibili.

Anche per questo motivo si è meritato il prestigioso Forbes Travel Guide Five-Star Hotel award, il rinomato rating di hotel di lusso, ristoranti e centri benessere in tutto il mondo.

Articolo di Silvia Fabris

 

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5 Marzo 2020 / / Dettagli Home Decor

Tubes Radiatori, azienda riconosciuta nel settore del riscaldamento per la sua attenzione a design e tecnologia, è stata scelta dal prestigioso La Réserve Eden au Lac Hotel a Zurigo, l’immaginario yacht club sul lago, creato da Philippe Starck.

Tubes ha saputo garantire quella customizzazione che è stata richiesta da Starck per ottenere i più alti livelli di comfort abitativo, estetica e rispetto dell’ambiente. La risposta a queste esigenze si è rivelata essere il calorifero Soho, prodotto iconico di Tubes disegnato da Ludovica + Roberto Palomba, che riscalda e arreda le camere in versioni realizzate su misura: l’altezza, il numero degli elementi che compongono i caloriferi e la finitura anodizzata personalizzata sono fattori studiati appositamente per questo progetto. Una customizzazione che interessa anche l’installazione, possibile sulle storiche mura grazie ad un particolare sistema di fissaggio che ha permesso di non modificare la parete esistente durante i lavori di restauro.

Anche in termini di tecnologia, Soho risolve le esigenze relative alle performance tecniche: una resa termica elevata, pur mantenendo la temperatura del calorifero intorno ai 37 gradi, con un coefficiente Delta T particolarmente basso. Soho ha un Delta T (differenziale tra la temperatura media dell’acqua all’interno del termosifone e la temperatura dell’aria del locale) di appena 16,5° che riesce a riscaldare in poco tempo l’ambiente con un ridotto fabbisogno di acqua e, di conseguenza, garantisce sia un basso consumo energetico che un’eccellente risposta termica.

Soho si è quindi dimostrato la soluzione ideale per garantire rispetto per l’ambiente e il comfort perfetto ricercati dagli ospiti della prestigiosa La Réserve Eden durante il loro soggiorno a Zurigo.

Per ulteriori informazioni relative a La Réserve Eden au Lac Zurich vai su:
www.lareserve-zurich.com

Immagini : La Réserve Eden au Lac Zurich – Starck Network – Grégoire Gardette

www.tubesradiatori.com

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3 Marzo 2020 / / Dettagli Home Decor

loft con letto sospeso

A Madrid un ex magazzino trasformato nella casa studio con letto sospeso progettata da Pía Mendaro per l’amica e artista Clara Cebrian.

Desiderava uno spazio simile alla casa di Ron Weasley – della saga di Harry Potterin grado di mutare nel tempo per rispondere alle nuove esigenze di vita e lavorative. Il risultato è un appartamento studio progettato su misura per Clara, ricavato all’interno di un ex magazzino di 100 mq con tetto a due falde sorretto da due travi in acciaio, una facciata con due finestre e una porta.

Eravamo sicuri di tre cose: che lo spazio dovesse essere inteso come quello che è, un quadrato 10×10, che dovessimo usare una cucina che Clara aveva acquistato in saldo e che i pluviali fossero impossibili da spostare“, spiega l’architetto Pía Mendaro. “Abbiamo deciso di costruire un muro fittizio, utile a fare dell’angolo cottura il protagonista del progetto e a nascondere le stanze di servizio, soprattutto il bagno”, continua l’architetto.

A rendere unico lo spazio all’interno del loft è la collocazione del letto. “Abbiamo pensato di creare un letto con ruote, una cabina, una scatola con finestre … finché non abbiamo deciso di staccarci da terra“, continua l’architetto. Una struttura molto leggera, sospesa tra il pavimento e il tetto, ospita così un grande materasso, a cui si accede tramite una scala mobile che, nell’ottica di un progetto in continua evoluzione, può essere anche nascosta. La piattaforma, che può ospitare al massimo cinque persone, funge anche da collegamento con esterno: tre scalini consentono di raggiungere il balcone sul tetto.

Progetto: arch. Pía Mendaro www.piamendaro.com

Fotografía: Manuel Ocaña

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3 Marzo 2020 / / Blogger Ospiti

Il Nobu Restaurant di Doha è una vera e propria perla del design, con dettagli preziosi al suo interno e un’architettura studiata per stupire. Progettato dal designer David Rockwell del Rockwell Group, (ormai gruppo di fiducia dello chef Nobu Matsuhisa che gli ha affidato la progettazione di tutti i suoi ristoranti sparsi per il mondo), il Nobu si adagia sul litorale del Four Seasons Hotel, conquistando una vista privilegiata sul porto e sullo strabiliante skyline di Westbay.balizroom-interiorblog-nobu-restaurant-doha-view.jpgL’esperienza al Nobu comincia già dal percorso che porta al ristorante: un flessuoso ponte si snoda nell’acqua, facendone intravedere in lontananza l’architettura. Fatta di nastri di pietra ellittici, da cui fanno capolino le sfumature bronzate della copertura, l’immagine che balena alla mente è quella di una sinuosa conchiglia, che al suo interno richiamerà reminiscenze del mondo marino.balizroom-interiorblog-nobu-restaurant-westbay-doha.jpgAttraversato il ponte, l’ingresso a questo piccolo gioiello è sormontato da uno sbalzo impressionante, che accentua in maniera ancora più drammatica la circolarità della struttura, mentre una lenta cascata lungo una lastra di pietra contribuisce a innescare il mood giapponese.

Varcata la soglia, ad accompagnare il visitatore verso la scala di ingresso ai piani, c’è la poetica installazione del designer canadese Ken Gangbar progettata in esclusiva per il Nobu.balizroom-interiorblog-restaurant-nobu-doha-ken-gangbar.jpg

balizroom-interiorblog-restaurant-nobu-doha-ken-gangbar-porcelain.PNGComposta da centinaia di pezzi di porcellana iridescente, è la prima suggestione legata al mare, con la sua somiglianza a un banco di luminosi e brillanti pesci bianchi.

Al primo piano si raggiunge la sala principale a doppia altezza. Qui le influenze orientali si adocchiano subito dai pannelli che avvolgono lo spazio, personalizzati per il ristorante dal designer Kenneth Cobonpue, che utilizza la fibra di abaca, tipica delle Filippine, per produrre questi scenografici pannelli intrecciati.balizroom-interiorblog-nobu-restaurant-sushi-doha.jpgbalizroom-interiorblog-restaurant-nobu-doha-lighting-detail.PNGIl soffitto della sala è costellato da una serie di splendide luci a soffitto, create appositamente per il ristorante: una pioggia di sfere di vetro di diverse dimensioni e colori che incantano di giorno, ma ancora di più di sera, conferendo una piacevole illuminazione soffusa all’ambiente.

Allo stesso piano gli ospiti possono godersi un drink al White Pearl Bar. La sua elegante struttura in alabastro, impreziosito da inserti in bronzo, ben contrasta con il pavimento in granito e i divanetti a zigzag. Il risultato è un ambiente casual ma sofisticato.balizroom-interiorblog-nobu-restaurant-doha-white pearl- bar-02.jpgIl compito di concludere il percorso esperenziale al Nobu è affidato alla magnifica lounge esterna, il cui spazio è stato progettato su vari livelli per poter godere di una vista a 360° su Westbay, sul porto e sulla Corniche. Nell’arredo ritornano echi dello stile orientale, con coperture scultoree in resina che contribuiscono a creare intimità tra le varie aree di seduta della lounge.balizroom-interiorblog-nobu-restaurant-westbay-doha-lounge-roof.jpgbalizroom-interiorblog-nobu-restaurant-doha.jpgIl Nobu Restaurant si afferma a Doha come un importante riferimento nell’ambito del restaurant design, con un’architettura iconica impreziosita da elementi custom e spazi studiati nei minimi dettagli, tutto con lo sfondo di una vista che non ci si stanca mai di contemplare, a qualsiasi ora del giorno.

 

 

Images source: Credits to Four Seasons Hotel, Architizer, Rockwell Group, Ken Gangbar

24 Febbraio 2020 / / +deco

Quando Clara Cebrian ha chiesto alla sua amica architetto Pia Mendaro di aiutarla a sistemare la sua nuova casa, le indicazioni erano semplici ma non facili: che fosse ‘quasi niente’ come ‘quasi nulla’.

La casa e’ un ex-magazzino di 100 metri quadrati a Madrid, uno spazio di 10 metri per 10 metri con dei pluviali, un tetto a timpano supportato da travi in acciaio e una facciata con una porta e due finestre. Pia Mendaro spiega: “Eravamo sicuri di 3 cose: che lo spazio dovesse essere percepito come e’- un quadrato-, che dovevamo usare la cucina che Clara aveva comprato in saldi, e che i pluviali rimanessero dov’erano perche’ inamovibili.

Abbiamo deciso di creare un muro ‘copertura’; sul cui fronte potessimo appoggiare la cucina (tutti vogliono sempre stare in cucina). La cucina cosi’ diventa la protagonista dello spazio, e dietro ad essa, nascosti il bagno e i servizi. Il muro passa sotto le travature, permettendo a questa struttura individuale di essere compresa per quello che e’, e fa si’ che le porte non si aprano direttamente sulla grande sala (soprattutto il bagno).

Durante il processo di posizionamento del letto di Clara, abbiamo pensato di fare un letto con ruote, una cabina, una scatola con finestre…fino a quando abbiamo deciso di staccarci dal suolo. Abbiamo cosi’ procurato un orizzonte nell’ ex-magazzino; una connessione con lo spazio esterno che riteniamo necessaria per la salute mentale. E’ diventato il punto focale del processo: una piattaforma leggera, semi sospesa, che a sua volta sostiene una piccola elevazione del tetto. Abbiamo disegnato questa struttura con Manuel Ocaña; tondini di acciaio da 20mm che lavorano alla compressione e sospensione, e funi da 8mm di corrugato in tensione. La piattaforma sostiene 5 persone, per cui abbiamo creato una vera e propria scala con ruote.”

Il risultato e’ uno spazio arioso e in cui ti senti libero; un posto versatile , divertente e per niente pretenzioso, pronto per essere riempito di gente, arte o semplicemente luce.

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Photographs Manuel Ocana, courtesy of Pia Mendaro.

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9 Febbraio 2020 / / +deco

Palermo e’ una delle mie citta’ preferite al mondo. E’ intrigante, affascinante, esotica, elegante ed un posto dove la vita sembra possa essere dolce, un posto che ti attrae come una sirena in un mare omerico. Ogni volta che vado a Palermo, scopro qualcosa di nuovo e parto con un nuovo bagaglio pieno d’ispirazione. Non sorprede che il mio amore per questa citta’ aumenti di volta in volta.

Una delle mie recenti scoperte e’ Palazzo Contefederico, a pochi passi dal vivace mercato di Ballaro‘. Questo palazzo seicentesco e’ ancora abitato dal Conte Alessandro Federico e dalla sua famiglia; uno dei figli del conte mi ha guidato per le meravigliose stanze del Palazzo Contefederico. Il fatto che le visite siano tenute da un membro della famiglia e il fatto che e’ ancora la loro casa rende l’esperienza unica.

E’ una visita molto interessante anche per gli appassionati di interior design visto i coloratissimi pavimenti originali , i quadri, le foto e le cornici, i preziosi tessuti e parati, i colori, i numerosi bellissimi scorci. Potete farvi un’idea dalle mie foto qui sotto.

A Palermo da non perdere e’ anche la collezione privata di maioliche a Le Stanze al Genio, di cui ho scritto qualche tempo fa.

Purtroppo invece il negozio vintage Mercurio & C che sono andata a fotografare l’anno scorso (vedi il post) ha chiuso e ha lasciato posto ad un’anonima gioielleria (originariamente era una gioielleria ma non anonima).

(Fotografie di Elena Giavarini)

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29 Gennaio 2020 / / +deco

Ho voglia di andare a New York e starci per qualche settimana, se non per qualche mese. Vorrei starci abbastanza per vivere la citta’, infilarmi nelle sue pieghe, avere il tempo di scoprirla.

Da circa due anni, leggo principalmente autobiografie e biografie. Trovo estremamente affascinante leggere degli sviluppi di una persona che ha creato o fatto qualcosa di memorabile, che sia un albergatore, un musicista o uno stilista.

Il libro di Patty Smith “Just Kids” mi ha catapultato nella New York negli anni Settanta e Ottanta, nelle stanze del Chelsea Hotel, nei bar pre-Aids della Grande Mela.

Un altro tassello che ha cementato la mia fascinazione per una citta’ che racchiude il mondo ma che pur rimane un universo a parte.

Allora, tanto per farvi venire voglia, vi faccio vedere le foto di un hotel in cui sarebbe bello soggiornare, l’Ace Hotel , un albergo di tendenza in un palazzo del 1904. Provare per credere.

Immagini cortesia dell’Ace Hotel

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27 Gennaio 2020 / / Dettagli Home Decor

ristorante Mobeus a Milano

Lo studio Q-bic ristruttura un ex magazzino tessile dal fascino industriale trasformandolo in un locale contemporaneo e inusuale.

Il recente progetto Moebius, realizzato dallo Studio Q-bic a Milano, non è solo un ristorante. Può cambiare aspetto, a seconda dell’orario e del punto di vista da cui viene visto diventando Osteria Gastronomica, Tapa Bistrot, cocktail bar, negozio di vinili e spazio per la musica dal vivo. Ma anche luogo dove sostare e ritrovarsi per leggere, studiare e ascoltare musica. Insomma il concept alla base del progetto è quello di uno spazio poliedrico, di circa 700 mq, in cui architettura, design e cucina si fondono perfettamente.

Lo spazio del Moebius, che prende il nome dal fumettista francese Jean Giraud, era un ex magazzino tessile rinato grazie ad un interessante ristrutturazione che ne ha conservato la sua anima industriale.

Abbiamo cercato di conservare il fascino del posto, la sfida principale – dichiarano Luca e Marco Baldini, fondatori dello studio di architettura Q-bic stava nel riempire in modo equilibrato uno spazio così grande e vuoto, creando spazi intimi e riservati. Inoltre abbiamo cercato di creare un ambiente contemporaneo, architettonicamente pulito e rigoroso che dialogasse con un arredamento più caldo e romantico, un’atmosfera che facesse sentire il cliente a proprio agio, invitandolo a restare in qualsiasi momento del giorno”.

E’ stato immaginato un locale dentro il locale: un cubo di vetro e acciaio di 60 mq sospeso per più di 4 metri d’altezza accoglie al suo interno l’Osteria Gastronomica, in grado di accogliere 30 coperti, in cui poter sperimentare una cucina d’avanguardia. “E’ stato l’elemento architettonico sicuramente più impegnativo da realizzare. Appare come un acquario.” spiegano i progettisti.

Scendendo al piano inferiore, lo sguardo è catturato da uno splendido ulivo andaluso di 700 anni, posto a simbolo di un legame molto forte con il passato. Qui, al piano terra, troviamo il Tapa Bistrot e Cocktail bar che riesce ad ospitare 120 coperti. E’ uno spazio riservato a cene veloci e informali, con un offerta culinaria originale e ispirata a terre spagnole, francesi e americane. Su di un lato della sala, all’interno di una galleria di metallo, è stato posizionato, poi, il palco per i concerti che affaccia sia sull’ambiente interno che su una veranda esterna in cui è stata creata un’atmosfera più intima.

Alla guida nelle cucine, lo chef riminese 37 enne Enrico Croatti, che forte delle sue molteplici esperienze in Italia e all’estero e con 2 stelle Michelin sulle spalle, propone un percorso degustato davvero unico e intrigante.

Articolo di Eleonora Bosco

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25 Gennaio 2020 / / Case e Interni

Ebanisteria Gambella – quando Il design incontra l'artigianato

Chiunque apprezzi il design senza tempo di alta qualità e funzionalità è nel posto giusto. Oggi dedichiamo un articolo ad un’impresa italiana che, nel nostro Paese, si distingue per la qualità e l’eccellenza del lavoro artigianale: l’Ebanisteria Gambella da generazioni realizza arredi di pregio fatti a mano, rinnovandosi costantemente nella contemporaneità con mobili di design richiesti in tutto il mondo.

Come architetti e interior designer, ci interessano sempre le belle storie di aziende di arredamento che hanno saputo rinnovarsi, senza rinunciare alla qualità tipica della produzione artigianale italiana.

Fondata nel 1915, l’Ebanisteria Gambella propone al pubblico prodotti di alta qualità estetica e funzionale. Arrivati alla terza generazione di proprietà della famiglia, i mobili vengono realizzati sempre in modo artigianale e sempre con un’irrefrenabile passione per il proprio lavoro, investendo nella continua ricerca della bellezza, sempre coniugata con la funzionalità. Nel corso degli anni, l’impresa familiare ha ampliato il suo potenziale innovativo e creativo, senza voltare le spalle alla propria identità. Ognuno dei mobili è realizzato a mano con materiali pregiati, consentendo di garantire una qualità elevata e rendere ogni pezzo unico.

La designer Erika Gambella ha un forte senso dello stile e lavora come free lance con clienti in America, Canada ed Australia. Grazie al suo orientamento internazionale, per l’impresa di famiglia, Erika ha ideato prodotti vari e diversificati. Credenze, mobili buffet, cassettiere e tavoli prendono vita grazie ai sistemi di lavorazione artigianale di alta qualità, che evidenziano i curati dettagli, studiati dalla giovane designer.

Ebanisteria Gambella – quando Il design incontra l'artigianato

Con queste competenze, l’azienda tradizionale, grazie al sito web, raggiunge una vasta gamma di clienti, anche oltreoceano. Oggi il 90% degli arredi prodotti dall’Ebanisteria Gambella viene esportato all’estero, dove il Design Made in Italy artigianale di qualità viene sempre molto apprezzato. I mobili usciti dal laboratorio dell’Ebanisteria Gambella sono stati spediti in tutti i paesi dell’unione europea inclusa la Svezia, la patria dello stile scandinavo, tanto amato in questi ultimi anni.

Erika lavora in sinergia insieme al padre e ai suoi due fratelli maggiori Roberto e Michele, che trasferiscono nell’attività di famiglia, le conoscenze acquisite in diversi studi e settori, formando così un team perfettamente affiatato.

Ebanisteria Gambella – quando Il design incontra l'artigianato

Roberto Gambella ci conferma che “Tutti i nostri mobili sono realizzati a mano, utilizzando esclusivamente vero legno massello delle essenze più pregiate. Le lavorazioni sono eseguite con tecniche costruttive di alta ebanisteria.” Lavorando direttamente con il cliente finale, senza intermediari, il prezzo che l’Ebanisteria Gambella propone è in linea con l’elevata qualità delle lavorazioni offerte. “Il vero motore della nostra ebanisteria” continua Roberto Gambella “è mio papà, che all’età di 80 anni, continua ad eseguire in prima persona la maggior parte dei manufatti. E’ un lavoratore instancabile, che continua a fare con passione quello che ha sempre fatto fin da bambino: costruire mobili”. Ecco una foto di Eugenio Gambella, con il mobile da lui costruito per un cliente di New York.

Ebanisteria Gambella – quando Il design incontra l'artigianato

In un mondo frenetico e in continuo movimento, è bello scoprire la presenza di realtà storiche, che hanno saputo rinnovarsi e continuano a farlo, pur mantenendosi legati alla tradizione artigianale italiana. L’Ebanisteria Gambella è una azienda storica a tutti gli effetti ed è in attesa del riconoscimento ufficiale e dell’iscrizione nell’albo delle imprese storiche italiane. Questo è ciò che ci ha spinto a dedicare un post a questa azienda a conduzione familiare, che ci ha affascinato con i suoi pezzi unici di design di alta qualità in legno massello.

Anna e Marco – CASE E INTERNI