10 Novembre 2016 / / Design

Sculture iperrealistiche in scala gigante Frida Khalo

Le sculture iperrealistiche di Kazuhiro Tsuji non solo sono perfettamente somiglianti, ma danno l’illusione che vita, pensieri ed emozioni si nascondano dietro gli strati di silicone

Kazuhiro Tsuji è un artista del make up che si è fatto le ossa per anni lavorando agli effetti speciali nei film. Sfruttando la sua grandissima esperienza in campo cinematografico, ha iniziato a cimentarsi con enormi sculture iperrealistiche che rappresentano celebrità in scala gigante.
Nato a Kyoto, in Giappone, Kazuhiro Tsuji ha iniziato da autodidatta a sperimentare con diversi tipi di materiali per modellare l’illusione della vita. Da adolescente, sfogliando una rivista americana, trovò un articolo su Dick Smith, il pioniere del trucco prostetico, e ne rimase così colpito da decidere di diventare un makeup artist. Dopo aver contattato il suo nuovo idolo, Kazuhiro iniziò a lavorare negli Stati Uniti con colui che sarebbe diventato il suo maestro e mentore.

Kazuhiro Tsuji ha lavorato per ben 25 anni come makeup artist ad Hollywood per moltissimi film di successo, realizzando le incredibili trasformazioni che abbiamo ammirato in Man in Black, Looper, Il Pianeta delle Scimmie e tantissimi altri film. Dal 2012 però ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla sua attività di artista e alla sua passione per la scultura iperrealistica supportata dalla sua enorme esperienza con il trucco prostetico.

“Fondamentalmente il nostro lavoro consiste nel ricreare la natura e la nostra arte è il realismo. Ciò che la natura riesce a fare è semplicemente stupefacente. E’ impossibile creare qualcosa meglio di quanto possa fare la natura. Così, noi siamo più come interpreti o traduttori. Un buon artista conosce le sfumature e il linguaggio della natura. “

sculture iperrealiste frida kahlo kazuhiro tsuji

Scultura iperrealistica di Frida Kahlo: l’artista messicana ha un’espressione assolutamente viva!

Kazuhiro Tsuji crea sculture che sono ritratti tridimensionali perfettamente realistici, otto volte più grandi in volume rispetto alla dimensione reale. Il busto di Frida Kahlo è la sua ultima fatica ma fra le sculture iperrealiste di Kazuhiro troviamo anche gli artisti Salvador Dalì e Andy Warhol, il presidente Abraham Lincoln e ovviamente il suo amico Dick Smith.

Come Ron Muek il più famoso scultore iperrealista al mondo, anche Kazuhiro Tsuji utilizza resine, silicone e molti altri materiali per realizzare i suoi ritratti tridimensionali. La lunga esperienza nel campo degli effetti speciali nei film è stata un po’ un laboratorio per sviluppare una tecnica che mescola pittura, fotorealismo e scultura e che raggiunge livelli estremi di perfezione per dare alle sue sculture l’impressione di vita, pensieri ed emozioni!

“Il mio obiettivo è quello di scolpire ritratti che vanno oltre l’acquisizione della somiglianza. Io creo queste teste dall’interno verso l’esterno, rendendo viva l’impressione di pensieri ed emozioni dietro gli strati di silicone. L’empatia è la guida principale del mio processo. Mi sforzo di creare un certo mistero, un’ambiguità che tiene sveglia la vostra curiosità per farvi chiedere quali pensieri si nascondono dietro quegli occhi. Quando un’espressione neutra viene ritoccata nel modo giusto, può generare l’illusione che il volto sia sul punto di assumere diversi stati d’animo.”

Attualmente Kazuhiro Tsuji si dedica a tempo pieno alle sue sculture iperrealistiche che hanno riscosso un grandissimo successo di pubblico e critica e sono state esposte in fiere d’arte e gallerie.

scultura iperrealistica abraham lincoln

Kazuhiro Tsuji – Scultura iperrealistica di Abraham Lincoln, il primo presidente repubblicano degli Stati Uniti

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sculture iperrealiste kazuhiro tsuji

sculture iperrealistiche giganti kazuhiro tsuji

Kazuhiro Tsuji – Sculture iperrealistiche di Salvador Dalì e Andy Warhol

sculture iperrealistiche kazuhiro tsuji

22 Settembre 2016 / / Design

sculture di javier marin a locarno, svizzera

Le sculture di Javier Marin, celebre artista messicano, arrivano per la prima volta in Svizzera e saranno in mostra fino all’8 gennaio 2017 alla Pinacoteca Comunale Casa Rusca di Locarno (Ticino, Svizzera).

Javier Marìn, considerato il più importante scultore messicano vivente è nato nel 1962 a Uruapan, Michoacán.
La sua formazione artistica avvenne presso l’Accademia di San Carlos e all’Università nazionale autonoma del Messico. In 30 anni di carriera artistica, gli sono state organizzate 270 mostre in Canada, Messico, Stati Uniti e alcuni dei paesi del Sud America. La maggior parte delle sue mostre si tennero a Città del Messico in alcuni musei come il Museo d’arte moderna e Museo Nazionale della stampa. Anche alcuni musei negli Stati Uniti gli organizzarono sue personali, come il Museum of Fine Arts di Boston e il Santa Barbara Museum of Art. Nel 2008 gli assegnarono un importante riconoscimento in occasione della terza Biennale internazionale di Pechino, Cina.

mostra delle sculture di javier marin

L’arte di Javier Marìn è considerata “barocca, movimento nato nella Roma del seicento e diffusosi nel resto dell’Europa grazie alle conquiste spagnole. Le opere tipiche del barocco sono caratterizzate da una teatrale esuberanza e ricerca, a volte esasperata, di un coinvolgimento emotivo dell’osservatore. Nessun interessamento all’armonia e all’ordine della natura, come lo stile rinascimentale, ma piuttosto all’anomalia, all’eccezione e al difetto. Javier Marìn, è noto per la sua capacità di contaminare il vecchio con il nuovo, reinterpretando lo stile barocco, plasmando, modellando e fondendo con lo sguardo alla contemporaneità. Durante un intervista, Javier Marìn dichiarò che nel suo immaginario variegato, l’interesse per le sculture, emerse sicuramente da alcuni libri che il padre custodiva in casa, in particolare La Divina Commedia illustrata da Gustav Doré. Cominciò quindi a riprodurre alcune immagini calcandole con la china su carta cipolla.

“Mi ricordo la sensazione di ambiguità che mi hanno provocato quei dettagli, quei nudi. Mi ha invaso una curiosità ossessiva: volevo e non volevo vederli. Erano corpi pieni di erotismo, ma alcuni mutilati, orribili, con espressioni di sofferenza. Chiusi il libro per poi riaprirlo. Così è stato tutto il tempo, uno strano miscuglio di piacere e dolore.”

Sua madre devota, cercava di trasmettergli l’ideologia religiosa. Quando però Javier Marìn iniziò a crescere, mise in discussione tutto.

“La Chiesa condanna il nudo – disse – e allo stesso tempo presenta Santi torturati in posizioni sensuali. Mi sembrava strano, un po’ perverso, confusione, sensualità, con il martirio. Lo stesso corpo di Cristo è sofferenza e sacrificio.”

sculture di javier marin in mostra a locarno

I corpi modellati da Javier Marìn si ergono saltellando quasi sui trampoli lunghi e sottili aggiunti al resto del corpo come avessero bisogno delle membra prolungate, per alleggerire parte delle zavorre che si portano dentro o addosso. Sono fatti di sofferenze e incisioni i corpi deturpati dalle torture. Forse si tratta di sottili trampoli che ne sublimano con leggerezza l’insistente tensione dei corpi. Forse un modo per attenuare e riversare altrove o nelle braccia come nella testa, le petulanti grida mutilate o l’amarezza per le cose non dette. Mentre gli umori si trasferiscono nell’aria librando con gioia, seguendo una scia di volo liberatorio.

E non si cerchi la perfezione nei corpi plasmati da Javier Marìn, perché sono lì a reinterpretare la vita circondati dall’aria “barocca” e perciò contaminati da materiali come le resine, il tabacco da fiuto, carne secca e filo di ferro intorno alle mani come legacci da contenzione. Sono strumenti contemporanei, perché è dalle viscere dei corpi che scaturisce il bisogno estremo di rileggerne i suoni e i lamenti, come nenie, riproposti. Senza per questo deturpare in qualche modo i loro corpi comunque palpitanti e sensuali.

mostra locarno sculture di javier marin

Queste figure policrome, Javier Marìn le disperde nell’aria per farle riapparire trasformate prepotentemente in corpi gioiosi, rivelati in tutta la loro carnosa vitalità.

Sono continue illuminazioni, se le sculture si vogliono scrutare fin dentro le loro viscere, e nei tagli sui corpi. Si animano come mappe, dentro didascalie che descrivono in parte la loro storia, perché il resto è la nostra che si specchia. Scrutare dove altri non arrivano per poter essere accompagnati nei percorsi non ancora svelati. Ma si sa, probabilmente non è così che ci si potrà avvicinare un pò di più per ascoltare le loro lamentazioni e le nostre. L’ansimare lieve dei corpi che marciano sulle pareti, è fortemente espressivo e indica quanto i percorsi possono essere altro. Loro, esseri martoriati dentro, che ci parlano con i loro sussurri, e pure i nostri, sono miscelati prepotentemente ed evocano le ferite dentro, spesso invisibili ai nostri occhi. Le vocalità che sprigionano delicatamente dai loro corpi, incensano l’aria delle proprie essenze.

Sculture di Javier Marìn, mostra antologica

Pinacoteca Comunale Casa Rusca
Locarno (Svizzera) dal 18 settembre 2016 all’8 gennaio 2017
orari: martedi – domenica 10.00-12.00 / 14.00-17.00
lunedi chiuso

locarno sculture di javier marin

javier marin mostra locarno

21 Luglio 2016 / / Design

kohei-nawa-scultura-contemporanea-pixcell

Kohei Nawa sperimenta un nuovo approccio alla scultura contemporanea fondendo elementi virtuali e reali nel concetto di PixCell

La tecnologia ormai è così avanzata che è difficile distinguere un oggetto reale dalla sua rappresentazione digitale generata al computer. Reale e virtuale si confondono fra loro diventando indistinguibili. Partendo da queste riflessioni, l’artista giapponese Kohei Nawa ha coniato il neologismo PixCell, una sincrasi fra “Pixel” e “Cell” (cellula), gli elementi base che compongono rispettivamente un’immagine digitale e gli organismi viventi.

L’obiettivo dell’artista è di dare corpo ai pixel nel mondo fisico rappresentandoli come lucide sfere di vetro trasparenti che ricoprono gli oggetti e che, sostituendosi alla materia originaria, diventano le nuove cellule delle sue sculture.

Kohei Nawa elimina così la contrapposizione fra virtuale e reale, fra tecnologia e natura, e fonde insieme i due elementi per sperimentare un nuovo approccio alla scultura contemporanea.

scultura contemporanea nawa kohei

Animali imbalsamati ricoperti di PixCell

Dopo aver trovato su internet l’immagine di un oggetto che lo ispira, Kohei Nawa acquista su Ebay l’oggetto reale e lo trasforma completamente ricoprendolo di sfere trasparenti di dimensioni tutte diverse e brilanti come cristalli.

Lo scopo dell’artista è quello di alterare la percezione della realtà e il modo di interagire dell’osservatore, in un’alternarsi di virtuale – reale – virtuale. Animali imbalsamati a grandezza naturale ma anche giocattoli, pupazzi o statuine della Madonna sono i suoi soggetti preferiti.

A causa delle bolle di vetro, la superficie dell’oggetto non è più visivamente unica ma risulta frammentata in infiniti sprazzi di colore trasformandosi in un insieme di piccoli elementi di immagine.

Vista e tatto, i sensi attraverso i quali normalmente ci rapportiamo con la realtà, in questo modo vengono ingannati. Guardando il corpo dell’animale attraverso queste sfere diventa difficile ricomporre mentalmente l’aspetto originario. Quello che vediamo non è l’oggetto reale ma una visione distorta a causa della rifrazione delle immagini attraverso il vetro, come attraverso le lenti di una fotocamera per cui non guardiamo più l’oggetto reale ma, in un certo senso, osserviamo la sua rappresentazione PixCellata.

Le sculture di Kohei Nawa sembrano ricoperte di gocce d’acqua rilucenti al sole, sono davvero ipnotiche e vagamente surreali e incantano per la loro poesia, considerando soprattutto la dimensione di alcune di esse. Per la cronaca, PixCell Red Deer, un gigantesco cervo ricoperto di bolle di vetro, è stato venduto per la bellezza di 450 mila dollari!

nawa kohei scultura contemporanea deer pixcell

Kohei Nawa un artista emergente da tenere d’occhio

Nato a Osaka nel 1975, Kohei Nawa è uno degli artisti emergenti più popolari in Giappone. Si è formato presso la Kyoto City University of Art e nel 1998 si è trasferito a Londra per specializzarsi in scultura al Royal College of Art.

Nel 2009 a Kyoto ha ristrutturato una vecchia fabbrica di panini e ha fondato il suo studio “Sandwich”, sul modello della factory di Andy Warhol e dello “Studio Banana” di Madrid, un luogo d’incontro e sperimentazione per artisti, architetti e designer da tutto il mondo. Pur avendo realizzato le sue opere più originali nella serie PixCell, Kohei Nawa esplora sempre mezzi espressivi e stili diversi che spaziano dalla scultura all’architettura, all’installazione.

scultura contemporanea kohei nawa pixcell

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pixcell scultura contemporanea kohei nawa

21 Marzo 2016 / / Design

abiti scultura di guo pei

Guo Pei è la prima stilista cinese di alta moda, famosa per i suoi abiti scultura eccessivi, opulenti e spettacolari, ispirati all’arte e alla bellezza in tutte le sue forme

C’è poco da fare: ormai se vuoi essere famoso devi diventare virale. E quale modo più facile che sfruttare la notorietà di una stella come Rihanna con 57 milioni di follower su Twitter? E’ così che Guo Pei, la prima stilista di haute couture cinese che da 20 anni lavora con successo nel proprio paese, è diventata famosa a livello planetario con i suoi abiti scultura! Rihanna si è presentata alla serata del Met Ball 2015 a New York con un una splendida cappa di Guo Pei, bordata di pelliccia di volpe con uno strascico di 5 metri e 20 chili di applicazioni e ricami tridimensionali. Peccato che il color giallo uovo della cappa, l’abbia immediatamente trasformata in una omelette nelle parodie su internet!
Comunque sia ora tutti sanno chi è Guo Pei, che è stata invitata a sfilare per la prima volta a Parigi. I suoi abiti eccentrici, opulenti e spettacolari ora incantano le passerelle di tutto il mondo.

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L’estetica di Guo Pei esprime un desiderio di lusso, fasto e opulenza che richiama la grandezza imperiale e si rivolge ai nuovi ricchi che vogliono esprimere il proprio orgoglio di essere cinesi, come alternativa ai brand del lusso occidentali. I suoi abiti scultura nascono nel mondo del sogno e della fantasia e si ispirano alla tradizione cinese ma anche all’arte rinascimentale, alle fiabe gotiche, alle porcellane bianche e blu, con decorazioni fantastiche e fantasiose ricche di filigrane, applicazioni e ricami di perle e pietre preziose. Sono delle vere e proprie architetture dai colori accesi e vibranti spesso arricchite in oro, la cui struttura sembra sfidare la forza di gravità.
Sebbene ancorata alla tradizione, Guo Pei si rivolge al futuro sperimentando sempre nuove idee come forma di espressione e di libertà creativa che riesce a trasformare in pura bellezza e perfezione.

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Gli abiti scultura di Guo Pei sono realizzati interamente a mano con materiali preziosi e lavorazioni artigianali che portano via centinaia, a volte migliaia di ore di lavoro ed hanno un costo elevatissimo. Ecco perchè affianco a questi incredibili abiti scultura, pezzi unici e particolarissimi, la stilista cinese Guo Pei realizza anche collezioni di alta moda più vicine al gusto di una clientela internazionale e soprattutto più facili da indossare, con le quali finanziare i suoi abiti da sogno.
Come la collezione Primavera Estate 2016 presentata a Parigi per esempio, ispirata alla femminilità, ai fiori e ai simboli tradizionali di fortuna e prosperità: la fenice, il drago, le farfalle. Come dichiara lei stessa:

I want to make clothes that sell in order to finance clothes that don’t sell but which speak to my soul.

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