13 Febbraio 2020 / / Architettura

I post di Quid divinum:

Ho visitato la mostra Metropoli, fotografie di Gabriele Basilico, e non posso fare a meno di dire la mia.

GABRIELE BASILICO | METROPOLI 25 gennaio > 13 aprile 2020 a cura di Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia   Mostra promossa da  Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale Azienda Speciale Palaexpo Realizzata in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico.

4 cose da imparare dalle foto di Gabriele Basilico

È fondamentale (soprattutto per un architetto) vedere questa mostra per imparare che:

  1. L’immagine urbana è una realtà che va molto oltre la rappresentazione che l’architetto si crea nella mente, che l’urbanista tenta di pianificare, che entrambi raffigurano nei loro disegni, o che cercano di evocare in modo sempre più realistico nei rendering in 3 o 4d. 
  2. Molte città lontanissime tra loro si assomigliano assai, specialmente le metropoli, quando popolazioni diverse perseguono le stesse aspirazioni di stile di vita. Non siamo mai soddisfatti della forma della città, forse sempre per gli stessi motivi, in tutte le metropoli del mondo.
  3. La fotografia di una realtà complessa e non di rado spaventosa come una metropoli, può essere arte, può essere ammirata, osservata a lungo senza stancarsi, anche se in essa è difficile trovare qualcosa che definiresti bello
  4. Lo scopo dell’opera d’arte visiva oggi, in particolare della fotografia, non è contemplare, produrre  o mostrare la bellezza ma produrre un’esperienza estetica che conduce ad una crescita della conoscenza.  L’esperienza estetica è una forma di conoscenza straordinaria, che coinvolge molte facoltà mentali simultaneamente.

Non aggiungo notizie o dati biografici su Basilico.  Abbiamo molte fonti autorevoli a cui attingere.  Un articolo molto esauriente sulla mostra è su Art Tribune. Ma se andiamo alla fonte, sul sito dell’Archivio Gabriele Basilico è anche meglio.  

La prima sala della mostra di Gabriele Basilico al PalaExpo di Roma

La mostra l’ho visitata in compagnia di un gruppo di soci di Officine fotografiche, sapientemente sguidata da Silvia Giancola.

La fotografia lenta: il banco ottico di Gabriele Basilico

La fotografia di città, la street photography tanto amata oggi, la fotografia da smartphone, da postare velocemente su Instagram, ci hanno abituato ad una percezione dello spazio frammentaria, frettolosa, superficiale. Lo spazio visibile dall’occhio del pedone, o del turista che ammira il panorama  dal belvedere non può entrare tutta intera in uno scatto di cellulare. La fotografia lenta, meditata, incisa con la luce sulla lastra del banco ottico del maestro, restituisce invece una visione immersiva, analitica e sintetica allo stesso tempo, dell’ambiente urbano e ce ne offre una  conoscenza profonda.

Il paesaggio italiano: l’edilizia redenta dalla fotografia.

Un’altra nota riguarda il paesaggio italiano.  Intendo quella serie di foto che appartengono alla mostra e al libro Viaggio in Italia che raccolgono i lavori di 20 autori (tra i quali Gabriele Basilico) sulle trasformazioni del territorio italiano, esposte nella prima sala della mostra del PalaExpo (qui un video). Al di là della qualità perfetta delle immagini e della coerenza del progetto fotografico, il paesaggio che questo rappresenta non ci piace.  Il paesaggio italiano è quello attraversato dalle autostrade, dominato dal cemento armato, che si forma nelle periferie, da Milano a Reggio Calabria, e non ci piace. La fotografia ce ne dà una visione ragionata, fredda, (oggettiva?), senza sentimentalismi. 

Proprio per i motivi di cui sopra (vedi punto 4), l’obiettivo del fotografo ricompone la realtà, ottenendo un’immagine che è il vero capolavoro, che quasi ha la funzione di perdonare tutti gli errori del mondo dell’edilizia, o quanto meno di sublimarne gli effetti nella sua ricerca formale.  L’Italia del cemento armato, delle opere non finite, degli spazi tra gli edifici non pensati, non curati, non realizzati, è uno scenario noto, su cui lo sguardo non ama posarsi, anche se costretto.

Di fatto, l’ostinata ricerca del fotografo di uno scenario privo di presenza umana, sembra accusare, non perdonare. “Sembra dire: qui non si può vivere.  Si può solo fotografare.”

Sulle fotografie invece l’occhio non solo si posa, ma indugia, in cerca di rapporti armonici, equilibri di pieni e di vuoti, luci e ombre.

La limpidezza della composizione

Uno dei primi progetti di Basilico, esposto nella prima sala, Ritratti di fabbriche, realizzato a Milano tra l’81 e l’83, è ancora una fase romantica, quasi nostalgica di una dimensione industriale tramontata. Gli edifici sono ritratti deserti, isolandone degli elementi, generando composizioni autosufficienti per equilibrio. La vista d’insieme è di una limpidezza classica.

Beirut distrutta e Beirut ricostruita

Poi c’è il doppio progetto su Beirut. Di grande interesse documentario, illustra la città distrutta da 25 anni di guerra, ritratta nel 1991, poi visitata di nuovo vent’anni dopo. Con gli amici di Officine ci siamo scambiati pareri sulle due diverse visuali. Perché le vie deserte e le case diroccate, le cui aperture sono vuote orbite nere, dove la vita è scomparsa ci affascinano tanto? Perché la città ricostruita (che Basilico ritrae a colori), così viva, attuale, ci lascia freddi? Non ci siamo dati una risposta.

Tu che risposta daresti?

L'articolo La mostra di foto Gabriele Basilico al PalaExpo sembra essere il primo su MARA CELANI.

16 Gennaio 2020 / / Quid Divinum

I post di Quid divinum:

Che differenza c’è tra la fotografia commerciale e la fotografia artistica? 

Nel mondo anglosassone si parla di foto commerciale e di foto fine-art per intendere la fotografia d’arte stampata con tecniche avanzate che ne prolunghino la durata e che ne consolidino il valore.

La differenza tra le due forme è sostanzialmente quella che riporto, traducendola, dalla spiegazione che un’artista americana, fotografa fine-art, appunto così definisce:

“La fotografia Fine-art è basata sulla comunicazione di un’idea, di un sentimento o di un’emozione. L’estetica viene dopo il concetto. Questo messaggio tende ad emergere in modi che richiedono all’osservatore di interagire criticamente e impegnarsi nell’interpretare l’immagine.

Per la fotografia commerciale invece vendere viene prima, l’estetica viene dopo. Lo scopo è vendere il prodotto o l’idea che ne è il soggetto. Per questo i fotografi commerciali normalmente hanno un approccio più realistico e letterale alla creazione delle immagini. “  

Dal blog di Dana Montlack

Fotografia d’arte che vale davvero

Istallazione di Dana Monlack, foto fine art per l'arredamento

Cito volentieri Dana Montlack perché è un’artista per la quale il supporto fisico e la scala a cui stampa non sono fattori secondari.  Alcune sue installazioni sono in realtà opere site-specific ma anche pezzi di arredamento, appositamente studiati per gli ambienti in cui vengono ambientati.

Chi le commissiona quei lavori (penso al ristorante sul mare che ha decorato con grandi pannelli) si è aggiudicato un valore notevole.  Infatti non è possibile riprodurre arbitrariamente le sue immagini senza snaturarle. Quindi il suo committente ha ottenuto un valore che crescerà nel tempo, oltre ad aver ben completato l’arredo del suo locale.


Vorrei aggiungere che nell’intersezione tra i due insiemi Foto commerciale e Foto fine art, si genera una categoria ibrida che è quella che offre stampe in serie, più o meno limitate, per l’uso nell’arredamento.  E’ il caso, ad esempio dei grandi produttori di elementi d’arredo (Ikea primo fra tutti, o Leroy Merlin) ma anche di fotografi commerciali già molto affermati che vendono online foto stampate e anche incorniciate, in tirature limitate a grandi numeri. 

In ogni caso sono convinta che il contenuto dell’immagine abbia un ruolo importante quando questa entra nello spazio abitato come elemento decorativo o narrativo.  Un prodotto di serie funziona benissimo quando ha una funzione di servizio, pratica, materiale. Infatti le aziende di cui sopra assolvono alla grande a quelle funzioni, tanto che non c’è casa che non ricorra ai loro prodotti.  Ma un elemento che ha la funzione di ispirare, descrivere, raccontare lo specifico del luogo e delle persone che lo abitano non può essere un oggetto ripetuto in serie. <mi appassiona questo argomento e ho scritto su altri post su come inserire la fotografia artistica nell’arredamento e sul valore dell’immagine fotografica d’arte.

Piuttosto, meglio attaccare al muro i fogli di calendario incorniciati dalla nonna.  Possono dire di noi molto di più della Audrey Hepburn moltiplicata enne volte nei bed and breakfast o nei parrucchieri di mezzo mondo. Adoro Audrey, e proprio e proprio per  questo vederla ridotta a icona pop mi dà ai nervi, che ci posso fare.

Oppure meglio scegliere opere d’arte. Arte “affordable”, cioè di prezzo contenuto, ma realizzata con cura, passione e attenzione alla destinazione finale. E se si tratta di arte fotografica, allora che sia stampata con tecniche fine-art, per prolungarne la durata e consolidarne il valore nel tempo. Approfondiremo in nuovi post questo argomento.

L'articolo Foto commerciale vs fotografia d’arte sembra essere il primo su MARA CELANI.

5 Dicembre 2019 / / Design

I post di Quid divinum:

Marta Ugolini è una designer scultrice, che ha scelto il metallo come mezzo espressivo.  

La parola “fabbra” nel vocabolario italiano forse neanche esiste. Casi come il suo sono effettivamente rari.

Qui pubblico un piccolo reportage su di lei che ho realizzato qualche tempo fa. Fotografare gli artisti è un mio pallino. Gli artisti sono tra le poche persone che mi piace fotografare, forse perché il loro rapporto con la materia è quasi carnale, materno.

Marta lavora in un piccolo locale sperduto nella campagna a Nord di Roma.  Usa quegli strumenti rumorosi e pericolosi che siamo abituati a vedere impugnati da mani maschili e si diverte a mascherarsi come un droide combattente.  Costruisce oggetti semplici e forti, come lei, che si possono inserire in arredamenti di tutti i tipi, tanto sono caratteristici e unici ma essenziali. Nel suo sito Marta Ugolini spiega bene quello che fa. Ho trovato materia bella da fotografare, la sua arte che procede direttamente dal suo temperamento. La sua femminilità che non viene minimamente sminuita dalla durezza del suo lavoro.

L'articolo Marta Ugolini, artista del metallo sembra essere il primo su MARA CELANI.

23 Novembre 2019 / / Quid Divinum

I post di Quid divinum:

Ostia Lido in inverno: ho già pubblicato queste foto qui ma mi mancava la loro versione cartacea. Ora ho stampato questa collezione di fotografie su carta lucida, in formato 20×30. Volevo proprio vedere il progetto in una composizione unitaria.

La patina del tempo si somma al clima invernale, senza sole e senza ombre. L’atmosfera è un po’ malinconica. Linee e colori si richiamano da una immagine e l’altra e danno continuità narrativa all’insieme.

La lunga passerella si protende ancora nel mare corrosa dalla salsedine di questi ottanta e più anni. La ruggine frammenta le linee degli elementi metallici e gl’intonaci macchiati dando a queste forme, contro il cielo bianco, il sapore di un disegno a mano libera. Le linee pulite ed essenziali dell’architettura razionalista richiamano uno stile déco condiviso da altre realizzazioni dello stesso periodo.

Lo stabilimento Plinius

Lo stabilimento Plinius di Ostia negli anni 40

L’atmosfera è quella di una giornata invernale sulla spiaggia deserta. Aleggia l’eco di un’epoca tramontata, in cui il lido di Ostia aveva il fascino di una località balneare elegante e sobria. Negli anni trenta lo stabilimento Plinius, opera dell’Architetto Leopoldo Botti, costruito nel 1932 in cemento armato, offriva al pubblico che veniva al mare da Roma, il godimento dell’ampio arenile di levante.

Molte interessanti informazioni si trovano sul sito Visit Ostia che indica varie opere di architettura moderna da visitare. Saranno certamente prossime mete fotografiche, specie in questa stagione grigia, che per me è la migliore per catturare atmosfere metafisiche.

Il litorale romano è la meta marina più prossima in uscita da Roma ed è tuttora una risorsa a portata di mano di tutto il quadrante sud ovest della città. Infatti la sua prossimità fa sì che anche fuori dalla stagione balneare sia meta di brevi gite, di passeggiate per respirare aria di mare, anche per una mezz’ora durante la pausa pranzo. È la fortuna di abitare all’EUR.


L'articolo Ostia lido collection sembra essere il primo su MARA CELANI.

8 Novembre 2019 / / Quid Divinum

I post di Quid divinum:

L’intervista per “Non ditelo all’architetto”

Di recente Francesca Matera, interior designer e blogger mi ha chiesto di rispondere ad alcune domande su cosa significa arredare con le immagini fotografiche. Pubblicato sul suo blog “Non ditelo all’Architetto”

F.M.

Cosa significa per te arredare con le immagini?

La decorazione con immagini

M.C. : Penso che nell’arredamento la decorazione attraverso immagini (penso a qualunque immagine, sia pittorica che fotografica, o la decorazione delle pareti) sia un’esigenza umana.  Anche se abbiamo imparato ad amare le forme pure e le superfici libere dell’architettura moderna e tuttora le amiamo, il nostro occhio cerca il dettaglio su cui posarsi. Ci si possono permettere pareti e spazi privi di decorazione solo dove le finestre inquadrano paesaggi mozzafiato, cosa che non è per tutti.   Forse le vedute possono essere “sostituite” dalle immagini pittoriche o fotografiche, ma credo anche che in ogni tipo d’immagine che si usa in un arredamento ci voglia Arte.   Voglio vedere immagini in cui ci sia attenzione alle proporzioni, ai colori, ai rapporti di forme tra i vari elementi presenti  nell’ambiente. Nulla deve essere lasciato al caso. La fotografia inoltre,  è un’arte che ha un rapporto speciale con l’architettura e l’arredamento contemporanei.

Casa arredata con immagini footgrafiche di Mara Celani

F.M.

In che modo una foto valorizza uno spazio?

M.C. : Un’immagine o una serie di immagini possono entrare in relazione con gli altri arredi in molti modi. Ad esempio per valori puramente visivi, come colore, luci e ombre, linee. Oppure per concordanza o per contrasto, ma anche il contenuto e il significato di una foto giocano un ruolo importante.  Infatti ciò che le foto rappresentano ha un effetto su chi le guarda. Questo può essere un tema da considerare quando si inseriscono immagini che vengono guardate e riguardate. Penso per esempio alle sale d’attesa, agli uffici, ai luoghi di cura, agli alberghi.  

La fotografia d’arte può offrire infiniti spunti per dare senso agli ambienti abitati.

F.M.

Quali aspetti della fotografia e quali dell’architettura prediligi nel tuo lavoro?

M.C. : Ciò che mi diverte molto è lavorare con foto di grande formato, che creino vedute, che amplino prospettive.  Quando ho la possibilità amo inserire in un ambiente foto (che a volte scatto ad hoc) di proporzioni dilatate, che amplifichino lo spazio, creando una scenografia. Ho sempre in mente l’utente finale, che deve sentirsi a suo agio, e i suoi occhi devono avere qualcosa di interessante su cui posarsi, mentre lavora, attende, soggiorna in un ambiente.

Tutta l’intervista sul blog di Francesca Matera “Non ditelo all’architetto”

L'articolo Cosa significa arredare con le immagini sembra essere il primo su MARA CELANI.

31 Ottobre 2019 / / Quid Divinum

I post di Quid divinum:

Inserire immagini fotografiche in un contesto arredato, perché ci parlino, ci ricordino qualcosa oppure perché parlino di noi, comporta una serie di attente valutazioni. Sono molti i fattori da considerare quando si inserisce un’opera fotografica in un ambiente. La fotografia è un’arte che ha un rapporto speciale con l’architettura e l’arredamento contemporanei.

La fotografia è un’arte che ha un rapporto speciale con l’architettura e l’arredamento contemporanei.

È vero che viviamo immersi in un flusso continuo di immagini digitali.  Ne scattiamo tutti moltissime ogni giorno, con maggiore o minore competenza e ne vediamo molte di più. Quando però una fotografia entra nello spazio arredato deve essere una foto scattata e stampata con un’attenzione speciale, con sensibilità artistica, per aggiungere valore a un arredamento contemporaneo. Per stare bene su una parete, una foto deve essere un’opera d’arte.

Innanzitutto il contenuto. Il contenuto dell’immagine, ciò che essa racconta, raffigura, evoca, è fondamentale. Il contesto potrebbe imporci determinati soggetti ed escluderne altri, a seconda di chi frequenta quell’ambiente. Penso a luoghi di lavoro, per l’accoglienza, per il soggiorno turistico, per l’abitazione, per l’incontro di associazioni. Ogni spazio arredato ha le sue esigenze di comunicazione e di rappresentazione.

(A questo proposito ti consiglio di leggere questo post: Navigare, metafora visiva .)

Un vero e proprio progetto artistico e di architettura degl’interni.

Dobbiamo quindi scegliere la consistenza del supporto, il suo peso, la sua rigidezza, la presenza o meno di una cornice e naturalmente le sue proporzioni rispetto all’ambiente, i suoi colori, il suo rapporto con altre immagini. Anche qui, stiamo parlando di progettazione, di design, anzi, nello specifico di visual design.

Ogni foto è una finestra su un tempo o uno spazio diversi da quelli in cui ci troviamo mentre la guardiamo. 

Quando desideriamo inserire in un ambiente un’opera fotografica potremmo desiderare di perderci in un panorama idillico, oppure mettere l’accento su un colore, suggerire un vuoto, oppure rappresentare un concetto in forma di metafora visiva per illustrare un’attività, una mission.
Comporre tutti questi elementi in coerenza tra loro è un vero lavoro di progettazione. Di più: in questo lavoro sono diverse le arti che dialogano tra loro, per realizzare un’opera totale.

Sfoglia nella pagina delle ambientazioni realizzate con fotografie scelte dal mio repertorio oppure scattate ad hoc per le tue specifiche richieste. 

(A questo proposito ti consiglio di guardare questo progetto .)

Scegli nelle mie collezioni e immagina il nostro nuovo progetto.

L'articolo La fotografia e lo spazio arredato sembra essere il primo su MARA CELANI.