12 Gennaio 2021 / / Architettura

Il World Design Rankings ha svelato la classifica aggiornata dei paesi che hanno ricevuto il maggior numero di premi di design. L’Italia è quarta dietro Cina, Stati Uniti e Giappone.

World Design Rankings

Per capire l’importanza di questa classifica, basta pensare che il World Design Rankings è paragonabile alle Olimpiadi per lo sport. La classifica viene stilata annualmente in base al numero di designer che hanno ottenuto il premio A’ Design Award, e quest’anno il trofeo del vincitore spetta alla Cina, con 2272 premi. Seguono gli Stati Uniti d’America con 1038 premi, il Giappone con 431 e l’Italia con 473. I paesi asiatici si dimostrano i più dinamici, con ben 4 nazioni classificate nei primi 10 posti.

Chiavi di lettura del World Design Rankings

Il WDR  ha lo scopo di fornire dati e approfondimenti ad economisti e giornalisti sullo stato dell’arte dell’industria del design. Lungi dall’essere una sterile classifica infatti, il World Design Rankings fornisce molteplici chiavi di lettura, di ordine geografico, culturale, economico e settoriale.

World Design Rankings

In pratica le classifiche mirano a fornire un’istantanea dello stato dell’arte e delle potenzialità del design dei paesi di tutto il mondo, evidenziandone i punti di forza creativi, le debolezze del design e le opportunità disponibili. Consultando la sezione “Insights”, oltre alla lista dei designer premiati, si ottengono dati sui paesi per specifici settori del design e scoprire quale paese è leader in una categoria o in un’altra. Ad esempio, si può capire se l’Italia è migliore nel Fashion Design, nel Furniture Design o nel Graphic Design. La tabella “Opportunità di design” mostra categorie di design latenti che potrebbero essere ulteriormente esplorate dal Paese.

I designer italiani al top

Andiamo allora a scoprire chi sono i designer italiani che si sono posizionati nei primi posti della classifica mondiale grazie a progetti vincitori dell’A’ Design Award:

Florian Seidl, Lavazza Desea Coffee Machine, disegnata per Lavazza, premiata con il Platinum A’ Design Award 2020, categoria Home appliances

World Design Rankings

Emanuele Pangrazi, detentore di ben tre premi, si colloca al 36° posto 

Catino, Platinum A’ Design Award 2013, categoria Bathroom Furniture and Sanitary Ware Design

World Design Rankings

Up Bathroom Collection, Platinum A’ Design Award 2014, categoria Bathroom Furniture and Sanitary Ware Design

So Fifties, Silver A’ Design Award 2016, categoria Bathroom Furniture and Sanitary Ware Design

Fabrizio Crisà,  NikolaTesla Switch Induction Cooktop, Platinum A’ Design Award 2019, categoria Home Appliances Design

World Design Rankings

Stefania Vola, architetto e designer, vanta ben 5 premi, di cui un prestigioso Platinum A’ Design Award nel 2013, per il progetto Ali di Luna.

World Design Rankings

5 premi anche per Fabio Rezzonico, titolare di uno studio che si occupa di disegno industriale, grafica, eventi e interni. Il progetto vincitore del prestigioso Platinum A’ Design Award 2018, categoria Baby, Kids’ and Children’s Products Design, è Activ3 Stroller, passeggino disegnato per la nota azienda Chicco.

Il pluripremiato studio di design MrSmith Studio, con base a Milano, vanta anche due ‘A Design Award, tra i quali un premio platino nella categoria Packaging, ricevuto nel 2018 con il progetto Embossed Nutella Jar Jar for Spreadable Cream per Ferrero.

Alessandro Luciani si è aggiudicato numerosi premi internazionali e nazionali per i suoi progetti di spazi espositivi e punti vendita, tra i quali il prestigioso Platinum A’ Design Award 2012 nella categoria Interior Space and Exhibition Design per lo Shop Concept Pirelli.

Tre A’ Design Award per Roby Cantarutti, tra cui il prestigioso Platinum A’ Design Award 2019 per la sedia da esterni Niwa per l’azienda Fast.

Vanta un premio platino anche Edoardo Colzani, per l’armadio Talento, mentre Laura Ferrario, specializzata in grafica e comunicazione, si è distinta con il progetto Il Mosnel QdE 2012 Sparkling Wine Label and Pack, vincitore del Platinum A’ Design Award 2013 nella categoria Packaging.

L’elenco dei designer italiani comprende 250 nominativi, ed è possibile consultarlo in questa pagina.

Come partecipare all’A’ Design Award & Competition

Se sei un designer, un architetto, uno stilista, un grafico, un web designer, puoi presentare la tua candidatura al concorso.

Importante: la data limite per le iscrizioni è il 28 febbraio 2021!

Al momento dell’iscrizione, avete la possibilità di scegliere fra più di 100 categorie, tra le quali Good Industrial Design Award, Good Architecture Design Award, Good Product Design Award, Good Communication Design Award, Good Service Design Award, Good Fashion Design Award.

Per consultare la lista delle categorie clicca qui: category listing.

Iscriversi è semplice, basta cliccare su questo link:

https://competition.adesignaward.com/registration.php

I risultati saranno resi noti il primo maggio 2021, e comunicati su tutti i media partner, tra i quali questo blog, che è stato selezionato tra i migliori blog per il settore design. 

9 Gennaio 2021 / / Design

Per tinteggiare le pareti di casa, un modo naturale che, pian piano, sta avendo un crescente riscontro soprattutto tra chi predilige un arredamento più naturale sano e sostenibile, è la tinteggiatura a calce.

Alcune domande derivano dall’intervista uscita sulla pagina Tempo Libero Casa del Giornale di Sicilia del 1 dicembre 2019. A cura di Cosima Ticali, esperta di interior design.

Di cosa si tratta la tinteggiatura a calce e in cosa si differenzia rispetto alle altre tinteggiature presenti in commercio?

Mi piace ricordare che la tinteggiatura a calce era quella tradizionale delle case dei nostri nonni, prima che arrivasse l’avvento dei cosiddetti “premiscelati” a base cementizia, che hanno velocizzato le tempistiche dei cantieri compromettendo però la qualità dell’ambiente indoor. Le pitture a calce sono 100% naturali, biodegradabili e atossiche perché realizzate senza additivi chimici. Tra i vantaggi della tinteggiatura a calce ci sono la sua particolare traspirabilità, la proprietà antibatterica della tinteggiatura a calce, e ovviamente la salubrità degli spazi  in quanto prive di composti organici volatili (VOC).

tinteggiatura a calce
La calce può avere infinite texture a seconda dei leganti che si aggiungono. Tinteggiatura con calce e lavanda e calce e paglia.

Come hai conosciuto la tinteggiatura a calce?

Ho conosciuto alcuni materiali naturali quali la calce e il cocciopesto grazie ai corsi organizzati dall’Associazione Rete Solare per l’Autocostruzione di Torino, in particolare nei workshop sull’intonaco e la tinteggiatura a calce e sul cocciopesto. Così ho scoperto che è possibile tinteggiare le nostre case in modo naturale, sano per l’ambiente e soprattutto per chi le abita.

Da quel momento mi si è aperto un mondo, un mondo naturale, che profuma, che accoglie, che ti fa sentire bene, che ti fa sentire a casa!

Intonaco in cocciopesto
Stesura intonaco in cocciopesto su muratura esterna, durante corso organizzato dall’Associazione Rete Solare per l’Autocostruzione di Torino.

Da quel giorno ho trasformato il mio blog “Legaloscegialle” in cui volevo parlare a tutti di architettura, in un blog in cui parlo di architettura naturale e sostenibile. Attraverso il blog “Legaloscegialle, piccoli passi per un abitare naturale”, vorrei far conoscere il più possibile l’esistenza dei materiali naturali per ristrutturare la propria casa, o il proprio luogo di lavoro. Vorrei che nel mondo ci fossero case sempre più sane e libere dai materiali inquinanti (VOC, formaldeide, ecc..) dannosi per le persone e per l’ambiente.

La tinteggiatura a calce è sicuramente il primo passo e anche quello più semplice che possiamo fare per avere una casa più sana e naturale.

Quali colori scegliere in base agli ambienti della casa e alle tendenze che ci accompagneranno nei prossimi mesi?

È importante scegliere un colore in base alla sua destinazione, all’esposizione dell’ambiente e all’illuminazione naturale, infatti, la luce influenza molto la percezione che abbiamo di un colore. La cosa ottimale sarebbe fare le prove colore direttamente in cantiere sulla parete scelta. A me piacciono molto i colori caldi, perché rendono l’ambiente più accogliente e più ampio.

Non mi piace però parlare di tendenza, perché ogni casa è diversa e solo in base alle sue caratteristiche, alla sua esposizione solare, al numero delle aperture e finestre che permettono di far entrare i raggi di sole, e soprattutto in base ai gusti e alle esigenze di chi la abiterà, si potrà scegliere il colore giusto per lei!

pavimento in cocciopesto
Pavimento e rivestimenti in cocciopesto a cura di Opus Naturale.
È possibile preparare la tinteggiatura a calce senza ricorrere all’intervento di un esperto? Se sì, in che modo?

In commercio ci sono molte tinteggiature a base di calce già pronte o comunque di facile utilizzo. Bisogna verificare che tutti gli ingredienti siano veramente naturali, facendosi consigliare magari da un esperto o verificando i componenti attraverso l’etichetta.

Inoltre in Italia stanno aumentando le pratiche in autocostruzione. Ci sono imprese e professionisti che propongono consulenze e organizzano percorsi formativi specifici per ogni cantiere.


Se volete un consiglio pratico potete contattarmi direttamente e sarà per me un piacere consigliarvi l’artigiano o la ditta che produce tinteggiature qualificate che possa fare al caso vostro. O se volete cimentarvi nell’autocostruzione, consigliarvi il professionista o l’impresa più vicina a voi.

Trovate qui i miei contatti!

Potete scrivermi una mail, un messaggio o chiamarmi. Sarà per me un piacere accogliere la vostra domanda e contribuire a costruire case sane e naturali!

Parte delle domande sono tratte dall’intervista uscita sulla pagina Tempo Libero Casa del Giornale di Sicilia del 1 dicembre 2019. A cura di Cosima Ticali, esperta di interior design.

L’articolo Breve intervista sulla tinteggiatura a calce sembra essere il primo su .

8 Gennaio 2021 / / Design

Due degli aspetti su cui dovresti concentrare maggiormente i tuoi sforzi quando ristrutturi sono la luce e il colore.

La maggior parte dei proprietari di casa però non ha idea di come gestire questi aspetti e nemmeno di quanto influiscano non solo sull’estetica ma sul comfort della casa.

In questo articolo vedremo alcuni principi che ti consentiranno di ottenere una casa bella e confortevole grazie all’uso corretto di luce e colore.

mailling list per ristrutturare casa

Non è raro infatti che case appena ristrutturate siano poco accoglienti a causa di un’errata progettazione di questi elementi.

Oppure che risultino claustrofobiche per colori troppo carichi.

O ancora che siano illuminate con luce fredde e stranianti.

Guarda ad esempio la foto qui sotto:

luce e colore: cosa non fare

Si tratta sicuramente di una casa ristrutturata di recente, ma io non ci vivrei mai.

È fredda, asettica…assomiglia ad una discoteca fuori moda degli anni ’90.

E la colpa è dell’uso sbagliato dei colori (del non uso in questo caso…) e delle luci.

Il light e color design sono discipline complesse che fanno parte dell’interior design. Non pretendo di fare qui un trattato (anche perché non ne sarei capace).

Però tu come proprietario di casa (e futuro utilizzatore quotidiano degli spazi) devi avere un minimo di consapevolezza su come ottenere il meglio per casa tua anche grazie a queste discipline.

In fondo la sensazione di benessere in casa si ottiene (anche) attraverso le percezioni visive e, sebbene siano aspetti molto personali, ci sono delle regole da seguire che danno risultati certi.

Prima di proseguire se vuoi puoi leggere un paio di articoli in cui ho già affrontato l’argomento, sebbene da punti di vista diversi:

Invece questo articolo sarà diviso in due parti: la prima dedicata alla luce naturale ed artificiale, e la seconda dedicata al colore.

Siccome è un argomento realmente vasto, alla fine dell’articolo troverai alcuni testi di riferimento per approfondire.

PARTE 1: LUCE NATURALE E LUCE ARTIFICIALE

Luce naturale e luce artificiale

La luce naturale è uno degli aspetti principali che deve affrontare ogni architetto quando progetta una nuova casa.

La luce naturale fa parte dell’architettura stessa.

Purtroppo, per motivi di copyright, non posso farti vedere foto di come alcuni architetti importanti hanno letteralmente costruito gli ambienti grazie all’uso della luce naturale.

Qui sotto però ti metto alcune foto gratuite reperite in rete di progetti meno importanti, ma sperando che siano comunque sufficienti a farti capire l’importanza della luce naturale in un ambiente.

Detto ciò…tu devi ristrutturare casa, che probabilmente si trova all’interno di un condominio, e quindi non hai molto potere sulla luce naturale.

Le finestre non puoi spostarle…

Però puoi fare il passaggio contrario…cioè costruire la tua ristrutturazione (anche) sulla luce naturale che entra dalle finestre.

Al contrario sulla luce artificiale hai tutto il controllo possibile. E su questo non devi commettere errori (almeno non eclatanti)…

Sia chiaro: io parlo a te che sei il proprietario di casa…ma mi auguro e spero che ti farai affiancare da un professionista in grado di progettare anche questi aspetti.

Luce naturale e ristrutturazione

In questo paragrafo faremo qualche riflessione principalmente sull’orientamento degli ambienti rispetto ai punti cardinali.

Fermo restando che in una ristrutturazione non puoi avere il pieno controllo di questo aspetto.

(tra l’altro la luce naturale non può essere l’unica guida nella progettazione della distribuzione interna degli ambienti.)

Punti cardinali e posizione degli ambienti

Quando si progetta con la luce naturale l’orientamento dei vari ambienti è fondamentale. Così come essere consapevoli che la luce di gennaio non è la stessa di giugno…

Partiamo dall’orientamento.

Il sole sorge a est, fa un arco verso sud e tramonta a ovest.

Quindi:

  • Le pareti a est hanno molta luce al mattino
  • Le pareti a sud hanno molta luce nella parte centrale della giornata (quasi per tutta la giornata…)
  • Le pareti ad ovest hanno molta luce al pomeriggio
  • Le pareti a nord sono sempre in ombra

Sulla base di queste osservazioni alcuni ambienti hanno delle collocazioni preferenziali.

Ad est si cerca di mettere le camere da letto, perché il sole del mattino ha effetti psicologici benefici, perché in inverno sono le prime a scaldarsi (e in estate il sole di prima mattina non è ancora così caldo da rendere l’ambiente soffocante).

A nord si cerca di mettere gli ambienti di servizio: bagni, lavanderie, ripostigli e cucine (anche se ormai la cucina non possiamo più considerarlo un ambiente di servizio…). Perché sono gli ambienti in cui passiamo meno tempo e quindi la luce naturale non rappresenta un elemento fondamentale.

Tra l’altro la luce proveniente da finestre a nord, poiché non è diretta, è di tipo diffusa e uniforme. Ottima per le funzioni più tecniche (niente abbagliamento ad esempio).

Lo sai che i pittori preferiscono questo tipo di luce per lavorare?

A sud e ad ovest vanno solitamente gli ambienti della zona giorno: sale da pranzo, soggiorni, open space, salotti…

Sono gli spazi più luminosi e dove si passa la maggior parte del tempo, quindi quelli dove gli effetti benefici della luce naturale sono massimizzati.

Se tu stessi costruendo una nuova casa dovresti tenere conto di queste regole (anche se con un buon uso degli elementi architettonici possono essere sovvertite). Ma anche in una ristrutturazione dovrebbero essere rispettate nei limiti del possibile.

Non devono diventare dei dogmi irrinunciabili.

Mi è capitato ad esempio di mettere le camere da letto tra sud ed ovest perché godevano di una vista mare stupenda e i clienti volevano svegliarsi vedendo il mare… (in quel caso anche il soggiorno aveva la stessa vista…).

Luce naturale durante l’anno

Prima di passare a qualche riflessione sulla luce artificiale spendiamo due parole su come cambia la luce durante l’anno.

Infatti tra gennaio e giugno non cambia solo la durata delle giornate, ma anche l’altezza del sole nel cielo.

A gennaio anche nelle ore centrali della giornata il sole è abbastanza basso rispetto all’orizzonte.

Invece a giugno nelle stesse ore il sole è quasi perpendicolare, quindi molto in alto.

Questo significa che in un ambiente rivolto a sud, l’orientamento che abbiamo detto avere la maggiore illuminazione, la luce del sole entrerà molto dentro le stanze durante l’inverno. Quindi contribuendo in modo importante a riscaldarle.

In estate invece non entrerà molto, aiutando a non surriscaldarle.

Per questo uno degli accorgimenti di progettazione efficiente è installare schermature solari aggettanti nelle pareti verso sud. Per intenderci pensiline o tende a sbraccio.

Infatti in inverno consentono alla luce di entrare lo stesso (perché è bassa all’orizzonte), in estate creano una zona d’ombra che mitiga il caldo del sole.

mailling list per ristrutturare casa

Luce naturale e legge

Fatte queste riflessioni qualitative, devi tenere conto che la legge impone dei dati quantitativi.

Cioè ti dice che, a seconda dell’ambiente, c’è una superficie minima di luce naturale che deve illuminare l’ambiente.

In sostanza ti da le dimensioni minime delle finestre…

In realtà la legge è interessata non solo alla luce ma anche all’aerazione: infatti deve essere garantita anche l’aerazione degli ambienti. Solitamente la superficie delle finestre sono completamente apribili (con le ante), quindi ad una superficie finestrata che garantisce l’illuminazione naturale corrisponde anche una pari superficie finestrata che garantisce l’aerazione.

(NB: questa cosa non vale ad esempio per gli infissi scorrevoli dove ad una data superficie finestrata corrisponde metà superficie di aerazione)

La legge nazionale è il decreto sanità del 1975. Ma ogni regolamento edilizio comunale ha normato in tal senso.

Attenzione però: le leggi nazionali sono sovra-ordinate. Cioè forniscono dei limiti inderogabili. Questo significa che i regolamenti edilizi comunali possono fare previsioni più restrittive, non il contrario.

Naturalmente a meno che non ci siano specifiche leggi per il territorio in questione che introducano delle deroghe.

Ad esempio per le aree montane sono spesso introdotte dei limiti più permissivi.

Detto ciò vediamo i due parametri che detta il decreto sanità:

  • Superficie aeroilluminante
  • Fattore di luce diurna

La superficie aeroilluminante è la superficie della finestra rispetto alla superficie del pavimento della stanza.

Il numero che ti devi ricordare è 1/8.

Cioè la superficie finestrata deve essere maggiore o uguale ad 1/8 della superficie del pavimento.

Quindi: in una camera di 20mq la superficie minima della finestra deve essere di 2,5mq (20/8=2,5). Che corrisponde, ad esempio, ad una finestra di 1,6mx1,6m.

Se vai sotto queste superfici non rispetti la legge e quindi casa tua non è a norma e non può avere l’agibilità.

Ma a prescindere da questo devi considerare il valore di 1/8 come un valore minimo per avere un’illuminazione e aerazione congrue.

Questo rapporto cambia in determinate tipologie di ambienti (bagni e ripostigli ad esempio) dove può essere minore.

Il fattore medio di luce diurna è un po’ più complesso. Te lo spiego rapidamente ma, in linea di principio, se rispetti il rapporto aeroilluminante rispetti anche il fattore di luce diurna (prendila per quella che è: una generalizzazione. Non vale sempre eh!)

Questo fattore è molto importante perché è riferito proprio alla luce naturale in un ambiente.

Si tratta di un valore calcolato in percentuale (%) e confronta la quantità di luce naturale all’interno di uno specifico ambiente (quindi con le finestre reali, i pavimenti reali, i soffitti reali, le pareti reali) rispetto alla quantità di luce naturale presente all’esterno.

Un esempio per capirci.

Pensa di trovarti in un prato in campagna, senza nulla attorno. Nel punto dove ti trovi ci sarà una determinata quantità di luce naturale (si può calcolare, anche se esistono apparecchi che la misurano, e l’unità di misura è il lux).

Ora pensa che all’improvviso ti sorga una casa attorno esattamente nel punto in cui ti trovi. Ora sei al centro di una stanza illuminata da una finestra, con un pavimento, un tetto e delle pareti. L’illuminazione naturale dentro la stanza ora sarà diversa da prima (sicuramente minore).

Il fattore medio di luce diurna dentro la stanza è il rapporto tra la quantità di luce al suo interno rispetto a quella della situazione iniziale, in cui eri in mezzo al prato.

Per legge questo fattore dovrebbe essere maggiore del 2%.

Se vuoi calcolartela questa è la formula:

Io non l’ho mai fatto senza programmi…

Luce artificiale: la salvezza delle case scure

lighting design

Ma, fatte tutte le riflessioni sulla luce naturale, la realtà è che la maggior parte delle case in condominio hanno esposizioni pessime e sono poco luminose.

(Soprattutto) In questo caso bisogna progettare una illuminazione artificiale corretta.

Ti rimando nuovamente all’articolo che ho già scritto su come illuminare casa per approfondire meglio l’argomento. Lo trovi qui.

Però ti voglio comunque dare alcune indicazioni di base.

Nella progettazione dell’illuminazione artificiale devi porti due obiettivi:

  1. Raggiungere un livello di illuminazione adeguato alle funzioni che devono essere svolte nei vari ambienti della casa
  2. Ottenere l’atmosfera che ti piace in ogni ambiente

Il primo punto è tanto più importante per una casa con poca luce naturale….

Ti viene in aiuto la normativa tecnica. Infatti sono definiti dei livelli di illuminazione minimi a seconda degli ambienti. Non sono obbligatori, ma sono calibrati sulle funzioni da compiere.

L’unità di misura è quella che abbiamo già detto prima, il lux.

Ecco i valori:

  • Zone di passaggio (corridoi)                      100
  • Zone di lettura (salotti ad esempio)        300
  • Zone dei pasti (tavolo)                                150
  • Cucina (area preparazione pasti)             300
  • Bagno (generale)                                          100
  • Bagno (specchio)                                          300
  • Camere (generale)                                       100
  • Camere (armadi)                                          300
  • Camere (area lettura dei letti)                  300
  • Studi (aree scrittura)                                   500

Come calcolarli? Nell’articolo che ti ho linkato trovi alcuni principi base. Il consiglio è affidarti ad un progettista per le verifiche del caso.

In ogni caso il principio è: dove sei di passaggio non hai bisogno di tanta luce, dove ti rilassi non hai bisogno di tanta luce, dove devi svolgere dei compiti hai bisogno di tanta luce.

Ma questo non basta.

Infatti molte case, a causa della luce sbagliata, sembrano più fredde di un ghiacciaio siberiano.

E, a parte improbabili effetti led colorati degni di una discoteca, la causa di questi problemi sono le luci bianche.

Infatti la tonalità della luce bianca può variare. Da una luce bianca tendente al giallo ad una luce bianca tendente al blu.

le lampade e la temepratura colore

Quando scegli le lampadine di casa tua devi fare molta attenzione a quale tonalità scegli per le lampadine.

Quelle blu sono fredde, quelle gialle sono calde.

In casa luce fredda=cacca pupù, luce calda=ok.

Guarda le foto qui sotto: una scrivania illuminata con due lampadine della stessa potenza. Una con luce calda e una con luce fredda.

Si nota la differenza?

Adesso che abbiamo spiegato il concetto la domanda che devi farti è: Come fai a riconoscere se una lampadina mi dà luce calda o fredda?

La risposta è dalla temperatura colore, espressa in k (kelvin).

Per le lampadine generalmente varia da 2000k (luce molto calda) ai 6000k (luce molto fredda).

Evitando gli estremi, che possono essere disturbanti, ti devi mantenere nella fascia centrale, quella che va da 2700k a 4000k.

Ora ti faccio una mia riflessione personale.

Le luci a 4000k sono definite “naturali”. Cioè dovrebbero replicare in modo fedele la luce del sole. E ormai sono quelle più diffuse nelle case…

Per me, in ambito domestico, sono ancora luci fredde.

Nella foto di sopra la lampadina fredda era a 4000k. Io in una casa illuminata con quella luce non mi sentirei a mio agio…

Tenere una tonalità leggermente più calda aiuta a creare un ambiente domestico e intimo. Ed è più rilassante.

Ti consiglio di usare luci a 3000k.

Ci sarebbero tanti altri aspetti importanti da considerare nella progettazione dell’illuminazione artificiale. Ma per lo scopo di questo articolo abbiamo visto le due cose fondamentali:

  1. Come illuminare adeguatamente tutta la casa
  2. Come evitare l’effetto “casa fredda”

Naturalmente se a te piacciono le ambientazioni asettiche nessuno ti vieta di mettere luci fredde…Un solo consiglio: non mischiare, almeno per gli apparecchi illuminanti fissi, luci calde e luci fredde.

Detto della luce passiamo adesso all’altro punto fondamentale per ottenere una casa accogliente: il colore.

PARTE 2: IL COLORE NELLA RISTRUTTURAZIONE E COME DOMINARLO

Il colore nella decorazione della casa

Il colore non si riferisce solo alla pittura che dai alle pareti…ma riguarda anche pavimenti, porte, infissi, arredi…

Tutto è importante e va studiato.

Il progetto della tua ristrutturazione deve sviluppare il tema del colore e deve farlo prima di arrivare al cantiere.

Non basta dire “vabbè facciamo tutto bianco e poi si vede”. Si tratta di una ricetta per un disastro estetico.

Anche se puoi cambiare idea durante i lavori devi arrivare al loro inizio con un’immagine ben chiara da raggiungere. E questo è possibile solo con una progettazione completa.

Questo è un punto su cui insisto molto nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”, in cui una specifica fase della progettazione (da fare col tecnico) è proprio dedicata alla scelta delle finiture. Colori compresi…

In questo paragrafo voglio darti alcuni principi di base sul colore che ti possono aiutare a progettare l’estetica senza ottenere l’effetto “grande magazzino” tipico di molte case.

Quindi vedremo:

  • Come usare il colore per cambiare dimensione agli ambienti
  • Quali principi usare nella scelta dei colori

Ridimensiona gli ambienti con il colore

Capita spesso che alcune stanze abbiano forme non ottimali: lunghe e strette oppure basse o irregolari.

O ancora che l’arredo sia obbligato ma esalti proprio le caratteristiche che non ti piacciono.

Con una scelta corretta del colore è possibile correggere visivamente questi ambienti.

In questo caso per scelta corretta del colore intendiamo della contrapposizione tra colori chiari (bianchi essenzialmente) e colori forti.

Qui sotto ti metto un’immagine che non è difficile trovare in rete ma che è molto chiara. Questa è stata presa dal sito archdaily (ho solo cambiato i colori delle pareti…).

Come vedi sono 9 combinazioni differenti in cui l’utilizzo di un colore modifica la percezione dimensionale degli ambienti.

Combinazione 1 – pareti bianche

Se lasci tutte le pareti bianche (o comunque molto chiare) l’effetto che ottieni è un generale allargamento dell’ambiente.

Se hai stanze piccole e regolari questa è una buona soluzione.

Combinazione 2 – pareti colorate

Colorare tutte le pareti (con colori forti naturalmente) ottiene l’effetto opposto: ambienti più piccoli.

Quando usarlo?

Voler restringere volontariamente uno spazio non è comune, però all’interno di una progettazione globale potrebbe essere un espediente utilizzato per far percepire altri ambienti come più grandi.

Mi spiego: se hai un soggiorno non molto grande potresti tinteggiarlo di bianco per ampliarlo. E per dare l’impressione di entrare in un ambiente ancora più grande potresti tinteggiare con colori forti un disimpegno o corridoio di accesso. La contrapposizione tra i due ti farà sembrare il soggiorno più grande.

Combinazione 3- soffitto colorato

In questo modo l’ambiente ti sembrerà più intimo perché avrai l’impressione che sia più basso.

Lo so che spesso le case moderne sono basse (negli ultimi 30 anni si costruiscono case alte 2,7m all’interno…il minimo consentito da legge).

Però in uno studiolo, in un salotto o in una camera, creare un ambiente più intimo può essere un effetto voluto.

Combinazione 4 – pareti colorate

In questo caso l’effetto è opposto: alzare le pareti. Che nelle case moderne potrebbe essere un effetto da ricercare.

Si potrebbe anche pensare, per enfatizzare l’effetto, di pitturare con fasce verticali di colori diversi.

Combinazione 5 – soffitto e parete di fondo colorate

Questa combinazione allarga gli spazi. (Naturalmente le pareti laterali devono essere chiare o meglio bianche).

Dove puoi usarlo? In un corridoio ad esempio…

Ma spesso capita di ritrovarsi con stanze lunghe e strette (molte camere da letto singole o bagni ad esempio) e questo espediente può essere utile.

Combinazione 6 –pareti laterali colorate

Questa combinazione stringe gli spazi.

Ancora: serve per dare l’impressione che gli spazi siano più bilanciati.

Combinazione 7 – Soffitto e pareti colorati tranne una

In questo caso dai importanza alla parete non colorata. La evidenzi.

Ti consiglio di usare con attenzione questa tipologia perché allontana anche la parete non colorata (soprattutto se è in fondo come nell’immagine).

Combinazione 8 – Parete colorata

Non solo evidenzia la parete, ma la avvicina.

Quindi ha un duplice effetto e quindi è utile in ambienti stretti e lunghi in cui la parete di fondo è importante.

Combinazione 9 – parte inferiore delle pareti colorata

L’effetto di questa decorazione è accorciare le pareti senza far sembrare il soffitto basso.

Lo so che fa molto effetto scuola o ospedale…però se trattata bene può dare effetti interessanti.

Ad esempio adesso che sono di nuovo di moda le decorazioni tipo boiserie potrebbe essere un modo per sfruttarle al meglio.

mailling list per ristrutturare casa

Lo sapevi che solo grazie al colore puoi trasformare le dimensioni degli ambienti?

Spero di averti dato un’informazione utile.

Però non basta: ora che sai come sfruttare il colore per cambiare la percezione degli spazi, devi anche saper usare i colori giusti.

Alcuni principi per la scelta dei colori da usare in casa tua

Approfondire il tema del colore nella casa non è cosa che si può risolvere in un articolo di blog, è qualcosa di troppo vasto.

In compenso ci sono alcuni principi che potresti trovare utile seguire.

Principio 1: scegli (almeno) 3 colori

In casa deve esserci un colore principale, un colore secondario e un colore di accento.

A cui solitamente si aggiunge il colore del pavimento…

Il colore principale è quello che dovrebbe caratterizzare tutta la casa. Non ti nego che nei miei progetti il colore principale è quasi sempre un non colore, cioè il bianco.

Il mio consiglio generale è di utilizzare colori neutri e tenui come principali.

Il colore secondario è quello che dà il carattere alla casa. Se il colore principale è il fondo uniforme che quasi scompare, il colore secondario è quello che spicca.

Il colore di accento è quello che rompe le regole. Solitamente in contrasto con il secondario.

Ma come bilanciare tra di loro questi colori per evitare effetti improbabili?

Principio 2: usa la regola del 60 – 30 – 10

Questa è una semplice regola utile per disporre i colori in una casa:

Il 60% dello spazio deve essere del colore principale

Il 30% deve essere del colore secondario

Il 10% del colore di accento

Tendenzialmente su questa regola troverai scritto che il colore principale è quello delle pareti, il colore secondario è quello di tende/tappeti/arredi e il colore di accento è quello di cuscini e oggettistica.

Data questa regola di base io non concordo completamente.

Se il mio colore base è ad esempio il bianco (cosa che consiglio quasi sempre per le pareti), il colore secondario non deve essere limitato solo a tende, tappeti e arredi.

Invece dovrebbe essere esteso anche alle pareti. Sempre facendo attenzione a rispettare le proporzioni 60-30-10.

Altro accorgimento da utilizzare è declinare i colori secondo una palette (che vedremo al prossimo punto).

Cioè se il tuo colore secondario è blu, puoi pensare di declinarlo in varie tonalità.

Principio 3: costruisci una (o più) palette colori

Una palette colori è un insieme di colori armonizzati tra di loro da declinare all’interno della casa, sia su elementi edilizi (muri, pavimenti, soffitti, etc.) sia negli arredi.

A me piace lavorare con una palette colori di base da applicare all’intera casa, a cui fare delle variazioni in ambienti specifici.

Ad esempio nelle camere da letto, in particolare quelle dei bambini, non si può utilizzare le stesse tonalità utilizzate nel resto della casa. In questi casi tendo a portare un colore comune a tutta la casa (spesso anche solo quello del pavimento) e poi declinare nuovi colori in questi ambienti.

In fondo all’articolo ti metto il link ad un libro dove puoi trovare oltre sessanta palette colori.

Principio 4: abbinare i colori

Non è che i due o tre colori che caratterizzeranno casa tua possono essere scelti a caso.

Ci sono delle regole da seguire per armonizzarli.

La teoria del colore è complessa. Non la possiamo riassumere in poche righe. Però qualche dritta la possiamo sfruttare.

Un primo consiglio te l’ho già dato in relazione al colore principale: tendenzialmente utilizza il bianco o un colore neutro.

Questo non perché sia un male utilizzare un colore forte dominante in tutta la casa, ma perché queste scelte tendono a stancare velocemente.

Soprattutto quando in una ristrutturazione c’è una progettazione integrata che lavora sia sugli elementi edilizi (le pareti) che sugli arredi, ottenere un risultato che non stancherà dopo poco tempo è fondamentale.

(a meno che tu non voglia riarredare casa ogni pochi anni…)

Detto ciò la scelta dei colori deve essere fatta in relazione al colore secondario e a quello di accento.

Qui sotto ti metto due immagini: il cerchio di Itten e il cerchio cromatico.

il cerchio di Itten e il cerchio cromatico

Sono due delle principali rappresentazioni dei colori.

Il cerchio di Itten è diviso in tre aree concentriche: in mezzo ci sono i tre colori primari (nel triangolo), questi sono circondati dai tre secondari (cioè ottenuti mescolando i primiari), ed infine esternamente ci sono i terziari (somma di primari, secondari e loro combinazioni).

Il cerchio cromatico riporta gli stessi colori (anche se in realtà sono il doppio), ma procedendo dall’esterno verso il centro vi è una variazione di luminosità (quantità di bianco presente nel colore) mantenendo il medesimo colore.

Come vedi si tratta di colori molto accesi e che difficilmente (almeno mi auguro) troveranno spazio in casa tua.

Però utilizzerai tonalità differenti di questi colori e sulla base del cerchio cromatico è possibile dare delle regole di abbinamento.

Consideriamo di lavorare con due o tre colori in casa.

Per abbinarli puoi usare le seguenti regole:

  • Usi colori adiacenti (cioè scegli un colore e quello che si trova di fianco)
  • Usi colori adiacenti estesi (cioè scegli un colore e non quello che si trova di fianco ma ti sposti di due colori)
  • Usi colori complementari, o opposti (cioè scegli il colore e quello esattamente all’opposto nel cerchio)
  • Usi colori complementari divergenti, cioè scegli un colore, prendi il complementare e ti sposti di lato di uno o due colori (in questo secondo caso usi uno schema chiamato “triadico”)

In questo modo molti colori sono automaticamente esclusi dagli abbinamenti: il giallo ad esempio non dovrebbe stare con l’azzurro o con l’arancione (o almeno con determinate tonalità di azzurro e arancione).

Principio 5: colori caldi o colori freddi? È una questione psicologica…

Non ho una risposta da darti.

Nel senso che, come per le luci, in casa io userei prevalentemente colori caldi perché ritengo importante creare un ambiente in cui sentirsi protetti.

Ma la tonalità dei colori è una questione di percezioni psicologiche.

I colori caldi hanno generalmente l’effetto di eccitare la mente. Quelli freddi di calmarla.

Però va anche considerato di quali colori si parla…

Perché se non c’è dubbio che un rosso e un giallo siano colori che possono eccitare, il marrone (con tutte le sue declinazioni) pur essendo caldo è calmante.

Allo stesso modo il blu o il rosa pallido sono colori calmanti…ma se il blu diventa elettrico e il rosa diventa fucsia hanno l’effetto opposto.

Principio 6: un colore condiziona tutto l’ambiente

Con questa affermazione non intendo che se dai un colore ad una parete questa spiccherà sulle altre.

Ma che potrebbe letteralmente colorare l’atmosfera.

Il motivo è che tutte le superfici sono riflettenti. Anche quelle opache.

Cioè riflettono parzialmente i colori che li circondano.

Questo è particolarmente vero soprattutto per i colori molto chiari o per il bianco.

Così se fai una parete rossa in mezzo a tante pareti bianche, aspettati che queste ultime, in prossimità della parete colorata, restituiranno un po’di quel colore. Dando una tonalità a tutta la stanza.

Solitamente più è carico un colore più influenza l’ambiente.

Per questo le stanze colorate con tonalità forti spesso danno una sensazione di disagio.

Riepiloghiamo le regole-base

Posto che non abbiamo fatto un trattato completo sulla scelta dei colori in casa, e che non dobbiamo essere rigidi su quanto detto, riassumiamo in poche righe le regole che abbiamo dettato:

  1. Scegli tre colori, principale, secondario e accento, e declinali secondo la regola del 60/30/10
  2. Scegli colori adiacenti o contrapposti sul cerchio cromatico
  3. Sulla base dei colori scelti costruisci una o più palette con varie tonalità

Se segui queste regole otterrai una casa con colori equilibrati e gradevoli.

LE RISORSE PER UNA CASA CHE ADORERAI

i libri consigliati per approfondire la luce e il colore

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto alcune regole pratiche per ottenere una buona illuminazione e degli abbinamenti di colori corretti in casa.

Non prenderli come dogmi su cui essere intransigenti ma come spunti per creare l’atmosfera che ti rappresenta al meglio. Fermo restando che il supporto di un professionista è fondamentale.

Per chiudere questo articolo voglio condividere con te alcuni libri che potrebbero interessarti

Libri sull’illuminazione

I libri sull’illuminazione sono molto tecnici…sono dedicati ai professionisti e ti consiglio di prenderli solo se vuoi approfondire molto l’argomento.

Te ne riporto tre…

Interior Lighting

è un libro tecnico (come tutti quelli sull’illuminazione) che tratta anche le ultime novità nel settore dell’illuminotecnica.

Illuminazione degli interni

Questo libro è il meno complesso dei tre e ha un capitolo molto interessante con degli esempi pratici.

Lezioni di illuminotecnica

Probabilmente è il testo più complesso. Però affronta argomenti interessanti come l’ottica (anche il funzionamento dell’occhio umano) e la teoria del colore.

Libri sul colore

In merito al colore ti consiglio alcuni libri più leggeri.

Progettare con la luce e il colore

Questo è l’unico libro che tratta entrambi gli argomenti (luce e colore). Si tratta di un testo abbastanza semplice anche se non da nozioni pratiche.

Il colore nell’arredamento

Questo è il libro in cui ci sono le tavolozze dei colori di cui ti parlavo. L’autore è il presentatore di un noto programma inlgese sulla ristrutturazione.

NB: scopro che questo libro mentre scrivo l’articolo non è più disponibile…spero lo sia presto perché lo ritengo un utile riferimento.

Abitare consapevole

Questo è un libro in cui il colore rappresenta solo una parte.

In realtà è un libro sul feng shui, disciplina orientale dedicata alla casa, in cui il colore rappresenta un aspetto fondamentale.

Rappresenta un prezioso manuale per chi vuole avvicinarsi a questo mondo.

Cromorama

Cromorama è un libro fantastico. Non è strettamente legato al design di interni ma tratta del colore a 360°.

Si tratta di uno dei pochi libri che mi ha entusiasmato e che bisognerebbe leggere a prescindere dai propri interessi.

Buona lettura!

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Come usare luce e colore per ottenere una casa bella e confortevole nella tua ristrutturazione sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.

7 Gennaio 2021 / / Design

Credenza , madia e dispensa, si tratta di tre elementi indispensabili in casa,

a volte la dispensa è una credenza o una madia,

altre volte invece si tratta semplicemente di una colonna o una nicchia ricavata in qualche spazio della casa,

insomma,

indipendentemente dal loro nome,

che le chiamiate credenza, madia o dispensa, i loro ruoli sono gli stessi:

  • abbellire
  • contenere
  • riempire

ma come le inseriamo in casa? in quale ambiente? con quale stile e colore?

Credenza , madia o dispensa in soggiorno

La madia contemporanea è una tipologia di credenza diversa rispetto a quelle a degli anni ’50 ’60,

una volta la credenza era il buffet,

un mobile con 4 ,5 antine, lungo e non troppo profondo,

tipo quello qui sotto in foto

Oggi invece la madia è un elemento di design,

un complemento d’arredo che si inserisce perfettamente in ogni spazio,

alta, bassa, lunga. stretta,

insomma ce ne per tutti i gusti,

non occorre che sia dello stesso colore o dello stesso stile del tavolo e delle sedie o del soggiorno,

spesso creare un mix and match tra contemporaneo e classico, da un risultato poco banale.

Si tratta di elementi irrinunciabili nella zona pranzo,

che spesso con le loro forme, i loro abbinamenti di colori e materiali creano ambienti inediti,

se finite anche sul retro possono essere posizionate anche in centro stanza come divisorio,

oppure a parete per appoggiarci la tv,

mentre dietro il divano separano il living dalla zona relax.

Credenza o dispensa in cucina?

Dire credenza in cucina per qualcuno è sinonimo di cucina classica

niente di più sbagliato,

esistono credenze per cucine moderne e per cucina classiche,

nel primo caso basta reinventarne l’aspetto,

come accade nel soggiorno con le madie,

insomma,

se non volete chiamarla credenza perché il nome non vi piace, postete chiamarla dispensa.

In effetti,

nelle cucine moderne, la dispensa assume vari aspetti,

può inserirsi con elementi alti tra la zona operativa

oppure può integrarsi con il resto della cucina utilizzando elementi con diverse altezze e profondità

Se sviluppata in altezza con colonne, la dispensa è il modo migliore per ottimizzare lo spazio,

oppure nel caso di una cucina dallo industrial , con basi ed elementi a giorno , oltre a ricavarne tanta capienza e piano su cui lavorare, si può ottenere un elemento dallo stile inconfondibile

e negli altri ambienti della casa?

Esiste sempre un modo per inserire una credenza o una madia o un mobile contenitivo che faccia da dispensa in casa,

in ingresso

in camera

nella stanza da bagno

L’articolo Credenza Madia Dispensa proviene da Laura Home Planner.

5 Gennaio 2021 / / Design

Affacciato sulle sponde del Lago Maggiore con vista sulle Isole Borromee, il Grand Hotel Dino di Baveno è il luogo perfetto per godersi le bellezze di una località turistica di pregio fuori dalle solite rotte mainstream, ricchissima di mete culturali e naturalistiche.

Foto di Gérard Jaworski

Il Grand Hotel Dino appartiene al prestigioso gruppo Zacchera Hotels, i cui proprietari sono attivi nel settore hotellerie dal 1873.
Come tutte le storie imprenditoriali di successo, quella della famiglia Zacchera ha inizio “in piccolo” con l’apertura dell’Osteria Milanese in riva al Lago Maggiore. Nei decenni successivi gli eredi del capostipite Francesco hanno saputo espandersi rilevando 5 tra i più begli hotel della zona, situati tra Stresa e Baveno.
Questi prestigiosi edifici storici, come l’Hotel Simplon, lo Splendid e lo stesso Grand Hotel Dino, sono immersi in parchi secolari, circondati da giardini lussureggianti che si specchiano nelle acque del lago. Si tratta di strutture alberghiere di altissimo livello che si rivolgono in particolare al turismo congressuale, ma anche di leisure familiare e culturale.

Il Dino offre deliziose camere vista lago, giardini, piscine e spa, oltre che uno dei più grandi centri congressi in Italia.
Venue per eventi business tra i più rilevanti in Europa, il Congress Centre ha una capienza totale fino a 1200 persone, con 36 sale modulabili e dotate di luce naturale, con soffitti alti oltre 6 metri.

Sala congressi Marte
Sala congressi Giove
Sala Conferenze

Il progetto: ristrutturazione del Centro Congressi

Grazie alla collaborazione con l’Architetto Claudio Maria Fimiani De Riseis D’Aragona abbiamo imparato a conoscere bene il Grand Hotel Dino, in particolare la sezione meeting e congressi.

L’Architetto Fimiani si è occupato della ristrutturazione delle zone congressuali dedicate al relax, affidandosi a noi per gli arredi di alcune parti. Nel dettaglio, l’intera operazione di riqualificazione è stata finalizzata a modernizzare le sale conferenza, i salotti e il bar esterni alle conference hall.

Le Sale del Centro Congressi principale, estese su una superficie di oltre 1600 metri quadrati, hanno subito un totale restyling improntato alla resa di un’immagine contemporanea fondata sull’idea di tridimensionalità, leggerezza e mutevolezza. Concetti che ci portano immediatamente ad una cultura del vivere e dell’abitare, quella zen di origine giapponese, che l’Architetto ha voluto trasmettere attraverso soffitti d’oro e pareti mobili ispirate ai pannelli fusuma. All’interno delle sale meeting queste paretine sono caratterizzate da un pattern ad intreccio, mentre nelle parti comuni troviamo una fantasia a origami. Ispirato ai templi del lontano Oriente – in particolare al tempio Chusonji di Hiraizumi, nella prefettura di Iwate – il progetto fa un uso prettamente “anticlassico” della scomposizione quadridimensionale, del colore e della luce.

L’importanza delle aree comuni

Le aree comuni sono fondamentali per garantire un’esperienza ottimale ai clienti business.
Ci sono tre aspetti da considerare: la viabilità, la comunicazione e la convivialità. Qui ci si riunisce prima, dopo e durante gli eventi, si raccolgono informazioni, ci si sposta da una sala all’altra, si scambiano chiacchiere, si approfondiscono conoscenze o semplicemente ci si gode un drink o un caffè nei break tra gli interventi. Differenziare lo stile di questo ambiente da quello delle sale conferenza è importante per dare ai partecipanti la sensazione di pausa e permettere loro di staccare.

Per questo motivo gli spazi comuni vanno attentamente progettati e arredati, per favorire il networking mantenendo però un’estetica degna di un ambiente prettamente destinato ad uso professionale.

L’area relax: divani trapuntati moderni

Una serie di divani chesterfield trapuntati su misura moderni, liberamente ispirati ai celebri divanetti Bauhaus Kubus disegnati da Josef Hoffmann, arredano la zona destinata al relax e alla conversazione. In ecopelle ignifuga in colori vivaci, delineano uno spazio conviviale ma formale, grazie ad un’estetica impeccabile e sempre attuale. Il rosso, il giallo e l’arancione sono tinte energizzanti perfette per un’area che, seppur di riposo, rimane strettamente legata all’operatività di grandi meeting di lavoro.
Un altro grande vantaggio del divano trapuntato è che non è mai in disordine. Niente cuscini da riordinare o sprimacciare, struttura e linee sempre “in forma”.

Il bar: la libreria portabottiglie componibile

Dove gli altri vedono una libreria in acciaio dallo stile industriale, l’Architetto vede uno scaffale portabottiglie componibile per un bar dallo stile essenziale.

Basta progettare i ripiani alla giusta altezza e aggiungere dei contenitori con ante in metacrilato trasparente per ottenere un mobile bar decisamente moderno e funzionale.

Modernità e storia si incontrano e si fondono in un progetto orientato alla creazione di un’armonia non sempre facile da trovare: quella tra antico e contemporaneo. Lo stile neo classico che permeava le sale del Centro Congressi doveva essere rivoluzionato per ritrovare il giusto dialogo con il mondo moderno, trasformandosi per riflettere l’impostazione dinamica del cliente business di oggi. Spezzare nettamente lo stile degli ambienti leisure da quelli di lavoro concilia da una parte la concentrazione, dall’altra la leggerezza necessaria a staccare e riposare la mente dopo ore di lavoro.

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31 Dicembre 2020 / / Design

La casa giapponese è per me una fonte infinita di ispirazione. La filosofia orientale e in particolare l’architettura giapponese tradizionale, è molto vicina alla mia idea di abitare naturale. Oggi vi propongo quindi un “tour” nella casa tradizionale giapponese, tra tatami, stanze del tè e pannelli divisori scorrevoli.

Caratteristiche della casa tradizionale giapponese

Nella casa giapponese tradizionale il telaio ligneo portante poggia a terra a mezzo di brevi palafitte, le pareti esterne e i pannelli divisori interni non sono portanti. Da questa breve descrizione deduciamo la caratteristica di temporaneità che ha la casa giapponese: «oggetto lievemente e temporaneamente appoggiato sul terreno, ma facilmente smontabile e trasportabile altrove»[1].

Già questa temporaneità, così opposta alla visione occidentale, può aiutarci a capire come per gli orientali “abitare” sia un qualcosa di transitorio, e le loro costruzioni siano per questo motivo più leggere, flessibili e trasformabili.

Per usare le parole di Francesca Chiorino, le case giapponesi sono case “fragili, transitorie e intensamente umane”!

L’ingresso

Se esaminiamo la pianta di una casa tradizionale borghese dell’800, possiamo dedurre alcune caratteristiche importanti sul modo dell’abitare e del vivere uno spazio della cultura giapponese.

Foto di shell_ghostcage da Pixabay.

L’ingresso avviene quasi sempre mediante un cancello esterno e poi, attraversato il giardino, ci si trova davanti alla porta di casa. Se invece il giardino è più ristretto o manca del tutto, la porta di casa può dare direttamente sulla strada. All’interno della casa, un primo ambiente (genkan), si trova a livello della strada al quale ci si accede con le scarpe. Questo spazio rappresenta il passaggio dal mondo esterno (pericoloso, impuro, sporco) a quello interno (dominio della sicurezza, pulizia e purità rituale). Passaggio enfatizzato dalla differenza altimetrica tra quest’ultimo e lo spazio dell’abitazione vera e propria, corrispondente all’altezza dei pilastrini su cui poggia la casa, e dal passaggio da materiali del mondo esterno (pietra, laterizio o cemento del genkan) a quelli nobili della casa (legno, tatami).

«L’atto di “salire” in casa è così significativo che uno dei primi saluti rivolti all’ospite non è “prego entrate”, bensì “prego salite” (o-agari-nasai): molti elementi fanno pensare che in tempi remoti questo “salite” fosse davvero impegnativo e si riferisse al superamento di un metro e più di dislivello»[2].

A questo proposito potete leggere qui, un articolo che ho scritto sulla stanza del tè, in particolare le case del tè di Teronobu Fujimori, e il loro essere sospese!

Semplicità e percezione dello spazio

«Quando si entra in una casa, la prima cosa che colpisce sono le dimensioni minuscole delle stanze. […] Inoltre sono visibili dappertutto elementi strutturali scoperti: pilastri, sostegni, traverse e così via in legno massiccio»[3].

Una delle caratteristiche principali di una casa giapponese è la totale semplicità, «l’assenza quasi assoluta di mobili, la precarietà dei pannelli divisori tra stanza e stanza, le differenze tra le varie superfici sulle quali ci si muove»[4].

Foto di shell_ghostcage da Pixabay.

L’architettura di una casa giapponese e la sua semplicità nelle forme ma anche nell’arredo, si basa su una diversa concezione che gli orientali hanno del vuoto, inteso non come mancanza o aspetto negativo ma come un’altra parte del pieno. In particolare un aspetto a mio avviso fondamentale è proprio il loro considerare il vuoto né una parte del pieno, né qualcosa di separato dal pieno, ma una sua “funzione costitutiva”. Se volete approfondire il tema del vuoto vi consiglio la lettura di questo articolo di Ilaria Vasdeki che ritrovate qui.

Oltre alla semplicità, l’intera estetica della casa giapponese è fondata sul fatto che il punto di vista privilegiato non si trova all’altezza dell’uomo, bensì a circa un metro da terra, altezza degli occhi di una persona seduta. Questo aspetto pone in risalto l’importanza dello stare seduti, del percepire lo spazio da terra. Infatti se analizziamo la terminologia giapponese per indicare l’atto di sedersi, si hanno diversi termini: agura wo kaku (sedersi a gambe incrociate comodamente), suwaru (sedersi a gambe raccolte, più formalmente), za-suru (più formale ancora), zazen (atto di sedersi con le gambe strettamente incrociate, per la meditazione).

E questo influisce molto l’aspetto architettonico della casa giapponese, dove l’esterno, la natura, è sempre presente all’interno delle case attraverso visuali che sono possibili grazie ai pannelli scorrevoli o aperture che collegano visivamente la casa con la natura che la circonda.

Flessibilità

Proprio le caratteristiche strutturali della casa giapponese fanno sì che la sua caratteristica principale sia la flessibilità. Infatti «l’interno della casa giapponese ha partizioni assai meno rigide di quelle che ci sono abituali; e questo perché le pareti non sono portanti. Portante è solo il telaio di legno dell’edificio»[5].

Inoltre nella casa giapponese con la sua quasi totale assenza di mobili e arredi, lo spazio, le attività e le relazioni diventano gli elementi più importanti. Tutto questo riporta di conseguenza al tema della flessibilità e totale adattabilità delle stanze giapponesi: «nella casa tradizionale giapponese non si vedono letti in quanto qualsiasi stanza a tatami della casa può servire come stanza da letto – come può servire per mangiare. In teoria le stanze sono a destinazione neutra, sono “uno spazio” che di volta in volta viene adattato all’uso più opportuno»[6].

Gerarchicità

Interessante infine l’uso di pavimenti diversi, che invece definisce una certa gerarchicità nella casa giapponese. Ovvero la differenziazione della pavimentazione a seconda della funzione e dell’uso di scarpe, pantofole, calzari specifici per i bagni, i geta per il giardino, calzini (o meglio scalzi) per i tatami.

Un esempio dalla tradizione giapponese

La villa imperiale di Katsura_La zona della cerimonia del tè del Gepparo.

La villa imperiale di Katsura, Giappone. Foto di Hidden Architecture.

I cambiamenti della natura, il passaggio del tempo, il riconoscere un valore maggiore alle qualità effimere piuttosto che a quelle legate alla permanenza, che viene riassunto nel termine utsuroi, “momento in cui la natura si trasforma”, viene spesso tradotto nello spazio architettonico, dove ritroviamo la leggerezza mediante l’uso di superfici scorrevoli e opache degli shoji.

La villa imperiale di Katsura possiamo dire che sia uno dei massimi esempi di questo concetto, oltre ad essere uno dei modelli principali dell’architettura tradizionale giapponese. Vi riporto qui due stanze. La prima caratterizzata da pannelli scorrevoli e i tatami e dove si vede il collegamento diretto tra interno ed esterno, tra la casa e la natura.

La villa imperiale di Katsura_La stanza del tè dello Shokintei.

Nel secondo esempio, la stanza del tè, possiamo esprimere un secondo concetto: quello della bellezza e dell’asimmetria.

L’asimmetria deriva dalla filosofia Zen, secondo cui la perfezione della bellezza risiede nella sua imperfezione. La natura, la quale non è simmetrica, viene presa inoltre come modello e canone di bellezza.

Villa Katsura. Foto di Marie-Louise Høstbo.

Conclusioni

In questo breve viaggio attraverso la casa giapponese e alcune sue principali caratteristiche, spero abbiate trovate degli spunti interessanti per riguardare alla vostra casa con occhi diversi.

Se volete modificare alcuni angoli della vostra casa, e ri-abitarla in maniera più consapevole, o volete chiedermi qualche consiglio trovate i mie contatti qui.


Note:

[1] Fosco Moraini, Introduzione all’architettura giapponese in AA.VV. Architettura islamica e orientali, Alinea editrice, Firenze, 1986. p.154

[2] Ivi p.156

[3] Edward S. Morse, La casa giapponese, Introduzione e traduzione di Giovanna Baccini, Bur, Milano, 1994. p. 116.

[4] Fosco Moraini, Introduzione all’architettura giapponese in AA.VV. Architettura islamica e orientali, Alinea editrice, Firenze, 1986. p.156

[5] Ibidem

[6] Ibidem

Articolo tratto dalla Tesi di Laurea in Scienze dell’Architettura, PASSI IN EQUILIBRIO SUL ROJI. UN PERCORSO NELL’ARCHITETTURA GIAPPONESE CONTEMPORANEA, Chiara Baravalle, 2010.

Bibliografia:

Katsura. La villa Imperiale, Mondadori Electa, 2015

Case in Giappone, Francesca Chiorino, Mondadori Electa, 2017. Di cui possibile scaricare un estratto qui.

Immagine di copertina foto di FranckinJapan da Pixabay.


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L’articolo Abitare naturale: la casa tradizionale giapponese sembra essere il primo su .

30 Dicembre 2020 / / Design

Da quando a maggio 2020 il superbonus ha promesso di ristrutturare casa gratis solo migliorando di due classi energetiche il proprio immobile, tutti sono diventati esperti di efficienza energetica.

Dai progettisti che dall’oggi al domani si sono re-inventati termotecnici senza averne reali competenze, fino ai privati cittadini che ormai disquisiscono di impianti, isolamenti e involucro con la stessa facilità con cui commentano le partite della domenica.

In realtà l’efficientamento energetico è qualcosa di molto complesso, sia a livello normativo che pratico.

Siccome di articoli su come efficientare casa ne puoi trovare a migliaia, in questo ti parlerò di una cosa differente.

Cioè cercheremo di capire come ragiona la legge sull’efficienza energetica e perché applicarla alla lettera non è sempre la soluzione migliore per il tuo benessere (e il tuo portafoglio…).

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È giusto che ti faccia una premessa: io sono un architetto, non mi occupo direttamente di termotecnica e non ho particolari specializzazioni nell’ambito dell’efficienza energetica.

E non sono uno dei progettisti che si sono re-inventati termotecnici da quando c’è il superbonus…

Già perché ti ribadisco che non sono cose banali, e quando si pensa all’efficientamento di un edificio o di un immobile è importante rivolgersi alle persone con le giuste competenze.

Perché ti parlo di efficienza energetica allora?

Perché l’efficientamento energetico è una parte del progetto di ristrutturazione, ed è assolutamente importante. Ogni tecnico che possa definirsi tale deve avere almeno le basi per non sbagliare completamente progetto.

In tutti i miei interventi l’efficienza è una parte che imposto sempre io. Decido cosa fare e conosco quali sono i risultati che posso ottenere.

Ma una volta impostato il progetto, nel mio team di lavoro c’è un ingegnere specializzato a cui passo il mio progetto per le verifiche di legge e con cui mi confronto per apportare le modifiche necessarie (o stravolgerlo se necessario…).

Te lo dico perché ci tengo a sottolineare che ogni tecnico ha le proprie competenze.

Quando ti ritrovi di fronte ad uno del tipo “so tutto io”, scappa a gambe levate.

Tornando a noi, le mie minime competenze nell’ambito dell’efficienza energetica le ho acquisite studiando tanto, seguendo dei corsi, progettando e confrontandomi con colleghi specializzati.

E ho capito una cosa: alla classificazione energetica non interessa il tuo benessere in casa ma ha altri obiettivi.

Il benessere è un accidente che spesso accade…ma che potrebbe anche non accadere.

Provo a spiegarti perché….

EFFICIENZA ENERGETICA: COME RAGIONA LA LEGGE

Efficienza energetica: la legge

Tutto il sistema dell’efficienza energetica è legato alle classi energetiche.

Non serve certo questo mio articolo per dirti cosa sono. Puoi trovarne a centinaia in rete che lo fanno bene.

Se ti serve un buon riassunto vai su questo articolo di Pedago sulle classi energetiche, è scritto bene e in modo sintetico.

Le classi energetiche individuate dalla legge sono 10 e vanno dalla G alla A4, dove A4 è la migliore e G è la peggiore.

Probabilmente se pensi a quale classe energetica possa avere casa tua la prima cosa che pensi è:

“pago delle bollette per il riscaldamento quanto il PIL di San Marino e comunque batto i denti dal freddo in inverno…per forza ho una classe energetica scarsa”

Ma la classe energetica non si calcola sulla base delle bollette che paghi.

Per assurdo potresti comunque pagare bollette molto alte e avere una casa con un’ottima classe energetica.

Mentre scrivo (dicembre 2020) sto affrontando la ristrutturazione di una villetta a schiera che attualmente è in classe C. Quindi una buona classe energetica…(diciamo sufficiente…)

Eppure il proprietario si lamenta di avere zone della casa molto fredde e di pagare bollette salate.

Per capire come funziona la classificazione energetica devi conoscere un concetto che per la legge è fondamentale: cioè il consumo di risorse energetiche non rinnovabili.

La classificazione energetica di una casa è tanto più alta quanto meno risorse energetiche non rinnovabili consuma.

Un bel casino eh?

Per questo dobbiamo approfondire due concetti:

  1. Come funziona una casa
  2. Cosa sono le risorse energetiche rinnovabili e non rinnovabili

Come funziona una casa

Efficienza energetica: come funziona una casa?

Casa tua è un posto che ti deve proteggere dalle intemperie, ti deve tenere caldo in inverno e fresco in estate.

Per fare tutto ciò è formata da un “guscio” che ti protegge dall’esterno, che viene comunemente chiamato involucro edilizio.

L’involucro in sostanza sono le pareti, le finestre, i tetti, i solai…tutto quello che ti divide dall’esterno.

Questo involucro ti protegge dalle intemperie ma anche dal freddo in inverno e dal caldo in estate.

Almeno in parte.

Perché sai meglio di me che le sottili pareti delle case costruite negli anni sessanta o settanta, oppure gli infissi con un solo vetro, proteggono ben poco.

Per questo ci sono gli impianti che riscaldano la casa in inverno e, se presenti, la raffrescano in estate.

Quindi in una casa, dal punto di vista energetico, abbiamo due macro-elementi:

  • L’involucro
  • Gli impianti

Chiaramente gli impianti hanno bisogno di energia per funzionare. Non è che producono calore dal nulla con la sola imposizione delle mani.

Devono utilizzare delle risorse energetiche…risorse che possiamo prendere dall’unico posto possibile: l’ambiente esterno.

Ecco che arriviamo al secondo punto, cioè:

Cosa sono le risorse energetiche rinnovabili e quelle non rinnovabili

Fonti energetiche

Più che di “risorse” si parla di fonti energetiche.

Partiamo da quelle non rinnovabili:

  • Petrolio
  • Carbone
  • Gas (metano)
  • Uranio
  • Combustibile da rifiuti

Col petrolio ci facciamo la benzina, col carbone produciamo altra energia (p.e. elettrica), col gas ci scaldiamo le case, con l’uranio ci facciamo le centrali nucleari e con il combustibile da rifiuti funzionano i termovalorizzatori.

Perché sono considerate non rinnovabili?

In realtà sono rinnovabili…ma per rinnovarle (cioè produrne di nuove) ci vogliono ere geologiche. Tempi che né io né tu possiamo nemmeno immaginare.

Quindi non sono infinite: non è che possiamo scavare pozzi sperando di trovare petrolio all’infinito. Sono risorse che si vanno esaurendo (ancora qualche decennio e saranno finite) e costeranno sempre di più.

Inoltre inquinano: sono tutte fonti che per fare il loro lavoro (cioè produrre l’energia che ci serve) devono bruciare (ad eccezione dell’Uranio che ha altri problemi).

Bruciando producono (anche) anidride carbonica che crea l’effetto serra e il riscaldamento globale…

Non approfondisco ulteriormente perché non credo di avere i titoli per fare una lezione su queste cose.

Riassumendo: quando bruciamo le fonti non rinnovabili consumiamo risorse del pianeta e inquiniamo. E la legge (giustamente) ci dice che non è cosa buona e giusta.

Le energie rinnovabili invece sono quelle che potremmo consumare in quantità illimitata senza problemi.

Sono state definite da leggi e direttive europee. E sono:

  • Sole
  • Vento
  • Energia idraulica
  • Geotermia
  • Maree
  • Moto ondoso
  • Rifiuti organici
  • Energia aerotermica (aria)
  • Energia idrotermica (acqua)
  • Energia geotermica (terreno)

Tra poco vedremo che le ultime tre sono particolarmente importanti per l’efficienza energetica.

Queste energie, oltre ad essere disponibili in modo illimitato (in particolare quella del sole), per funzionare non richiedono di bruciare nulla, e quindi non producono inquinamento.

Pertanto sono illimitate e pulite. E il loro utilizzo è premiato dalle leggi sull’efficienza energetica.

Sì, ma come?

Come la legge premia le fonti rinnovabili

Fonti energetiche rinnovabili premiate

Ci stiamo addentrando in un contesto abbastanza complesso. E non è mio scopo complicare le cose.

Quindi faremo alcune semplificazioni necessarie.

Comunque ti sto per dire cose che la maggior parte dei professionisti là fuori ancora non ha capito (ad eccezione dei termotecnici sia chiaro…)

Stranamente la legge premia le fonti rinnovabili…escludendole dalla classificazione energetica!

Cioè ci dice:

“casa tua ha una classe energetica tanto più alta quanto meno consuma di fonti non rinnovabili per garantirti le condizioni minime di benessere”

In sostanza: meno combustibili fossili consumi meglio è.

(e hai solo due modi per non utilizzare fonti non rinnovabili: o non utilizzare nulla o utilizzare fonti rinnovabili)

Siccome il combustibile fossile per eccellenza usato nelle case è il metano delle classiche caldaie a gas, è chiaro che l’obiettivo è diminuirne l’utilizzo.

(non è l’unico…ma stiamo semplificando eh!)

Ma come si fa?

La legge ci dà due alternative (che possono anche coesistere):

  • Intervenendo sull’involucro
  • Intervenendo sull’impianto

Intervenire sull’involucro significa isolarlo maggiormente.

Una casa più isolata richiede meno energia per essere riscaldata, quindi meno utilizzo di combustibile fossile.

Intervenire sull’impianto significa, in prima istanza, passare a caldaie che usano fonti energetiche rinnovabili e in seconda istanza utilizzare caldaie a gas più efficienti.

Quindi l’intervento più premiante a livello di classificazione energetica è isolare bene la casa e scaldarla con un impianto che usa solo fonti rinnovabili.

Tanto per capirci:

isolamento di pareti e tetti + infissi nuovi + riscaldamento a pompa di calore + fotovoltaico = intervento perfetto.

Già, perché la pompa di calore utilizza (in gran parte) una fonte rinnovabile per riscaldare. E non è l’energia elettrica…

Perché le pompe di calore sono considerati impianti ecologici?

Cosa sia una pompa di calore non servo certo io a spiegartelo: hai un climatizzatore che in inverno fa anche caldo?

Ecco: hai una pompa di calore. (Per i sapientini: ricordatevi che stiamo semplificando…)

Le pompe di calore sono principalmente elettriche (esistono anche quelle a gas…ma non ci interessano e rappresentano una frazione minuscola del mercato).

La cosa positiva di tutti gli apparecchi che funzionano ad elettricità è che non producono fumi di scarico come le caldaie.

Quindi niente riscaldamento globale dovuto alla produzione di anidride carbonica.

Ma l’elettricità non è una fonte energetica rinnovabile.

Per capirlo bisogna capire anche come viene prodotta l’energia elettrica…

Come si produce l’energia elettrica

Penso sia chiaro che l’elettricità non si trova in natura…va prodotta (a differenza di petrolio, gas, carbone…).
E le statistiche ci dicono che per produrre elettricità ci sono vari metodi:
– Centrali nucleari (non rinnovabili -> sfrutta fonti che si vanno esaurendo)
– Bruciare carbone/petrolio/gas (non rinnovabile -> sfrutta fonti che si vanno esaurendo)
– Idroelettrico (rinnovabile -> sfrutta l’acqua per creare elettricità)
– Eolico (rinnovabile -> sfrutta il vento per creare elettricità)
– Fotovoltaico (rinnovabile -> sfrutta il sole per creare elettricità)

Le statistiche del 2019 ci dicono che:
– Il 37% dell’energia elettrica mondiale è prodotta bruciando carbone (non rinnovabile)
– Il 24% dell’energia elettrica mondiale è prodotta bruciando gas (non rinnovabile)
– Il 3% dell’energia elettrica mondiale è prodotta bruciando petrolio (non rinnovabile)
– Il 10% dell’energia elettrica mondiale è prodotta col nucleare (non rinnovabile)

Quindi il 74% dell’energia elettrica mondiale non è prodotta da fonti rinnovabili.

E di questa il 64% è prodotta immettendo nell’aria anidride carbonica.

Tutto questo te lo dico non per affermare che l’energia elettrica sia il male. Anzi è il futuro e uno degli obiettivi mondiali è diminuire (e annullare) nel tempo la produzione di energia elettrica da fonti non rinnovabili.

Ma ti ho riportato questi dati per dimostrarti che al momento l’elettricità non è una fonte energetica totalmente rinnovabile, ma solo parzialmente.

E che la legge sulla classificazione energetica degli edifici italiana di questa cosa ne tiene conto.

Infatti se installi una pompa di calore ti dice comunque che stai consumando fonti non rinnovabili.

mailling list per ristrutturare casa

Ma se l’elettricità con cui funziona una pompa di calore non è una fonte energetica rinnovabile…perché una pompa di calore viene considerata un sistema di riscaldamento e raffrescamento più ecologico rispetto a una caldaia a condensazione?

Perché la fonte energetica rinnovabile che sfrutta non è l’elettricità.

La fonte energetica rinnovabile utilizzata dalle pompe di calore

A seconda della tipologia, le fonti rinnovabili utilizzate da una pompa di calore sono:

  • L’aria
  • L’acqua
  • Il terreno

(ti ricordi l’elenco che abbiamo fatto poco fa sulle fonti rinnovabili?)

Per la precisione: il calore contenuto nell’aria, il calore contenuto nell’acqua, il calore contenuto nel terreno.

Siccome la maggior parte delle pompe di calore domestiche in commercio sfruttano l’aria come fonte energetica rinnovabile, ci concentriamo su questa tipologia.

Capisco che capire come faccia una pompa di calore a sfruttare l’aria esterna per scaldare un ambiente, soprattutto quando in inverno l’aria esterna è la causa del freddo, non sia immediato.

In realtà anche io per anni non l’ho capito (ammetto che al corso di fisica tecnica dell’università non ero molto attento…).

Ma anche sotto zero l’aria ha sempre una parte di calore da sfruttare…lo so sembra assurdo ma è così.

Sia chiaro: più è fredda l’aria minore è la quantità di calore a disposizione…ma le pompe di calore sono in grado di sfruttare quel calore e di portarlo alla temperatura che ci interessa.

Certo non lavorano a tutte le temperature…in climi molto freddi hanno dei problemi…ma in generale riescono a funzionare anche in zone non particolarmente calde (per esempio la pianura Padana).

Il sistema con cui le pompe di calore riescono ad estrarre il calore dall’aria è un compressore azionato elettricamente (ecco l’utilizzo dell’energia elettrica).

In pratica le unità esterne che vedi un po’ dappertutto (come quelle dei normali condizionatori) sono delle enormi ventole che convogliano l’aria verso uno “scambiatore di calore”, cioè delle lamelle metalliche dentro cui passa del liquido refrigerante.

Questo liquido refrigerante prende il calore dell’aria e il compressore lo comprime scaldandolo (ogni cosa che viene compressa si scalda). Così il calore generato viene ceduto al circuito di riscaldamento.

Abbiamo scoperto che per fare questa cosa non ci vuole poi così tanto “lavoro” (cioè energia elettrica), soprattutto per le moderne pompe di calore ad alta efficienza.

Questo, a grandi linee, è il funzionamento di una pompa di calore. Ed è motivo per cui una pompa di calore è considerata rinnovabile rispetto ad una caldaia a condensazione: utilizza in gran parte il calore contenuto nell’aria.

Considera che se una caldaia a condensazione sfrutta il 100% di fonte energetica non rinnovabile, per una pompa di calore poco efficiente arrivare al 50% non è un grosso problema.

E quindi viene “premiata” nella classificazione energetica.

Vediamo però dove tutto il sistema che sta alla base dell’efficienza energetica pecca e dove quindi devi fare molta attenzione…

CASA EFFICIENTE MA POCO CONFORTEVOLE E CON BOLLETTE SALATE…

Efficienza energetica ma casa fredda

I ragionamenti che faremo in questo paragrafo sono legati alle detrazioni fiscali e a quello che ti raccontano in giro i fornitori e rivenditori di impianti.

Mentre scrivo queste parole siamo nel pieno del superbonus 110%…una misura che ritengo folle (ma te ne ho già parlato in questo articolo) per cui puoi ricevere una montagna di lavori in regalo se migliori di almeno due classi energetiche la tua casa.

In realtà tutto il sistema di detrazioni fiscali legati all’efficientamento energetico è legata al miglioramento della classificazione energetica.

Come abbiamo detto le pompe di calore sono per legge sistemi più efficienti rispetto alle caldaie a condensazione (naturalmente pompe di calore di buona qualità…).

Quindi, in linea di principio, sostituire un impianto a gas con uno a pompa di calore secondo la legge porta ad un miglioramento energetico della casa.

E dal punto di vista del legislatore tutto ciò ha una logica: infatti con la pompa di calore consumi meno fonti non rinnovabili (ricordi? Ci vuole poco lavoro per scaldare l’aria esterna…quindi minor consumo elettrico), e non produci anidride carbonica (niente fumi di scarico dalla pompa di calore)…cosa c’è di meglio?

Probabilmente solo sostituendo il tuo impianto di riscaldamento con uno a pompa di calore potresti anche consumare meno in bolletta (ma non è detto…).

Questo i rivenditori di pompe di calore l’hanno capito bene…infatti col superbonus si stanno sprecando promesse di miglioramento di due classi energetiche semplicemente mettendo una pompa di calore e un fotovoltaico.

(NB: col fotovoltaico copri parte dei consumi elettrici della pompa di calore ecco perché è proposto insieme)

Pensa che, se hai i termosifoni e non vuoi cambiarli, esistono anche i cosiddetti sistemi “ibridi”: cioè che abbinando la pompa di calore ad una caldaia a condensazione e ti consentono di continuare ad usare i vecchi termosifoni.

(I termosifoni lavorano ad almeno 60° mentre le pompe di calore non superano i 55°…la caldaia a condensazione dà la scaldata finale all’acqua che circola nei termosifoni. Tutto ciò consumando molto meno gas)

Tutto ciò effettivamente spesso consente di migliorare di due classi energetiche una casa (come richiesto dal superbonus). E in ogni caso consente di accedere alle detrazioni fiscali per l’efficientamento energetico.

Ma tu ci stai bene dentro quella casa?

Come vedi tutti i ragionamenti fatti nelle ultime righe parlano solo di impianti ma snobbano completamente un aspetto fondamentale: il benessere interno degli ambienti.

Non è questo il tuo obiettivo?

Se la casa prima era fredda nonostante il riscaldamento che andava a palla non è detto che cambiando l’impianto la situazione migliori.

Oppure potrebbe migliorare ma non avresti poi questi grandi miglioramenti a livello di bollette (ci sono persone che si lamentano di pagare bollette più care di prima con un impianto nuovo…).

“Eppure adesso la mia casa è in classe B!”

Sai quante volte leggo di persone che hanno cambiato gli impianti di riscaldamento e dicono di non aver avuto alcun beneficio sui consumi.

Perché?

Il tuo obiettivo deve essere differente da quello della legge!

L’obiettivo della legge lo abbiamo già visto: diminuire il consumo di risorse non rinnovabili e di conseguenza l’inquinamento che produce una casa.

Pertanto nel valutare l’efficientamento energetico controlla principalmente se i tuoi interventi hanno diminuito il consumo di fonti non rinnovabili.

E cambiare un impianto con un altro a pompa di calore è sufficiente a questo scopo.

Ma allo Stato non gliene frega nulla se poi in casa hai comunque freddo…quelli sono fatti tuoi.

Anzi…per gli obiettivi nazionali sarebbe meglio se tu non avessi nessun impianto: non consumi nulla, non inquini…

Tu invece immagino voglia stare bene in casa tua.

Oltre a non spendere in bollette quanto un PIL nazionale.

Quindi devi ragionare in modo differente rispetto alla legge e intervenire secondo le priorità adatte a te.

Se in casa tua c’è freddo nonostante l’impianto di riscaldamento che va a palla, quasi sicuramente il problema è che tutto il calore che produci viene disperso velocemente all’esterno. Attraverso muri, solai e finestre.

Quindi devi pensare come prima cosa ad isolarti:

  • Cappotto termico, isolamento interno, isolamento in intercapedine
  • Infissi

E quando intervieni sull’involucro devi anche capire dove stanno i tuoi maggiori problemi: estate o inverno?

Proteggersi dal freddo è diverso da proteggersi dal caldo…

Solo dopo devi pensare ad ottimizzare l’impianto di riscaldamento.

E per questo va assolutamente bene l’impianto a pompa di calore (io ne sono un grande sostenitore).

Chiaramente l’idea classica di un impianto del genere è il classico split…ma ti assicuro che esistono sistemi più efficienti e raffinati (sia esteticamente che nella gestione del calore).

Ad esempio impianti canalizzati e impianti idronici (utili anche per il riscaldamento a pavimento).

E dopo tutto questo devi pensare anche alla qualità dell’aria.

Infatti un buon isolamento tende a sigillare la casa…così gli spifferi che prima ti davano tanto fastidio ora non ci sono più. Ma quegli spifferi facevano anche circolare l’aria…che ora non circola.

Spesso nelle case fortemente isolate si formano muffe e condense proprio perché l’aria non circola…

Dovresti quindi valutare l’installazione di un impianto di ventilazione meccanica (vmc). Fondamentale per garantirti di avere aria pulita senza dover aprire le finestre quando fuori è sotto zero.

Un approccio integrato

Casa tua, anche se è un mini appartamento, è un ambiente complesso.

Non basta il consiglio di un rivenditore e/o installatore di climatizzatori per ottenere un miglioramento del benessere interno accettabile.

Così come non va bene quello di un’impresa specializzata in cappotti termici. O quello di un rivenditore di infissi.

Non voglio sembrare monotono su un punto che ho ribadito mille volte su ristrutturazione pratica: hai bisogno di un progettista.

Un tecnico che possa fornirti le migliori soluzioni per il benessere dentro casa tua.

A lui non interessa venderti il cappotto o l’impianto.

A lui interessa darti una casa in cui starai bene.

Mentre scrivo questo articolo, come la quasi totalità dei miei colleghi, sto affrontando un progetto legato al superbonus.

Il cliente voleva “mettere una pompa di calore e cambiare gli infissi. E magari il fotovoltaico (nda che fa tanto figo)”. Giusto per sfruttare questo “regalo” dello stato.

E vari rivenditori gli avevano detto che andava bene così.

Ognuno cercava di vendergli il suo sistema.

Io (con il mio termotecnico) gli ho detto no. Abbiamo fatto un’analisi della casa e stiamo progettando un intervento che prevede: cappotto, infissi, pompa di calore, ventilconvettori, fotovoltaico. E se riusciamo anche VMC.

Il progettista è una delle figure principali del sistema per pianificare e gestire la ristrutturazione di cui parlo nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”.

Se vuoi prendere in mano la tua ristrutturazione e non lasciare che siano altri a decidere gli interventi da fare perché sono quelli da cui ci guadagnano di più, vai qui:

Ristruttura la tua casa in 7 passi  

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L’articolo Gli interventi per migliorare la classe energetica di casa tua sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.

29 Dicembre 2020 / / Case e Interni

Come scegliere mobili di design per il bagno

Il concetto di interior design non si applica soltanto alle stanze della casa che restano maggiormente in vista, come soggiorno e cucina. La tendenza attuale punta sempre di più anche all’estetica e alla bellezza del bagno, l’ambiente della casa più funzionale per la famiglia in assoluto.

L’obiettivo è rendere l’ambiente organizzato con stile

Il bagno è il luogo della privacy e del comfort, un piccolo paradiso personale in cui è bello ritirarsi dopo le stressanti giornate di lavoro. Ecco perché non bisogna sottovalutarne l’arredo. Dalla scelta del lavabo, singolo o doppio, a quella di mensole, mobili sospesi o a terra fino agli specchi, l’obiettivo è rendere l’ambiente perfettamente organizzato, ma con stile. Quando si cercano mobili per bagno occorre procedere per gradi, innanzitutto valutando gli spazi a disposizione e stabilendo quali siano le personali necessità ed esigenze da rispettare.

Come scegliere mobili di design per il bagno

Lavabo doppio, mobili contenitori e arredo in verticale

Bisogna mettere in chiaro quale sia il ruolo di questo ambiente nel contesto domestico: si tratta dell’unico bagno, magari caratterizzato da dimensioni ampie o di una stanza di servizio? Questo aspetto influirà molto sulle caratteristiche dei mobili, specie per ciò che concerne dimensioni e capacità contenitive.

Una sala da bagno grande potrà per esempio accogliere un mobile con lavabo doppio, sempre più amato nel mondo del design. Questo potrà essere provvisto di un’ampia cassettiera e mensole o pensili, dove riporre asciugamani e prodotti di bellezza. Se opti per questa scelta, dovrai, però assicurarti di avere almeno 140 cm liberi su una parete, per pensare di collocarlo comodamente nella stanza. Nell’ambiente ampio potranno trovare spazio sia mobili da terra, più classici e voluminosi, che mobili sospesi caratterizzati da forme, colori e materiali diversi.

Come scegliere mobili di design per il bagno

Se è il bagno di servizio quello che stai cercando di rinnovare o comunque si tratta di un bagno più piccolo, ci sono soluzioni di design sospese e più facili da pulire. Senza dimenticare di prevedere un tocco di stile, magari ricorrendo a top in marmo e altre finiture di pregio. Potrai rivolgerti a mobili a colonna – che moltiplicheranno lo spazio contenitivo – o sviluppare l’arredo in verticale, inserendo mensole e pensili.

Dimensione e livello di illuminazione della stanza

Progettare al centimetro gli spazi vuol dire scegliere i complementi d’arredo più adatti dal punto di vista stilistico e definire la giusta tipologia dei mobili di design.

In una stanza ampia, ma con scarsa illuminazione naturale, sarà importante riuscire a giocare con le superfici riflettenti, dunque via libera a specchi XL con finiture eleganti e fregi contemporanei, ma anche a box doccia in vetro o cristallo con cromoterapia. I mobili sospesi potrebbero a loro volta essere provvisti di superfici riflettenti, come ante lucide o a ante a specchio. Nel caso di un bagno piccolo si può ricorrere a mobili che hanno luci già integrate, così da adattare la luce stessa alle proprie esigenze.

Come scegliere mobili di design per il bagno

Vasca da bagno, box doccia e arredamento diffuso

Una stanza stretta e lunga risulterà più adatta all’inserimento di una vasca da bagno, ad ogni modo la presenza di quest’ultima non esclude quella della doccia, anzi in determinati contesti possono essere presenti entrambe.

L’arredamento cosiddetto ‘diffuso’ è più congeniale a stanze molto grandi, all’interno delle quali i mobili bagno sono distribuiti seguendo un criterio coerente. E i materiali? Il legno è di gran voga tra le soluzioni di design, che consentono di recuperare un rapporto diretto con la natura. Non mancano finiture cromate e mobili decapati, mentre si fa largo lo stile vintage e shabby, assieme a quello industriale.

Come scegliere mobili di design per il bagno

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Anna e Marco DMstudio – CASE E INTERNI

28 Dicembre 2020 / / Blog Arredamento

Quando si entra in nuovo posto, come una casa o un ristorante, la prima cosa da cui si viene colpiti è l’illuminazione. Quest’ultima infatti, è in grado di modificare la percezione degli spazi e l’atmosfera presente, oltre a delineare il grado di accoglienza del luogo in questione.

È per questo che, durante la progettazione di un ambiente, come un’abitazione, un albergo o un ufficio, si presta sempre molta attenzione alla scelta e alla valutazione delle illuminazioni da applicare. Ad esempio, elementi come dei particolari lampadari moderni sono in grado di stravolgere immediatamente lo spazio circostante.

Il posizionamento delle luci è in grado di creare degli effetti ottici, in questo modo si possono utilizzare per rendere l’ambiente più grande. Mentre uno sbagliato posizionamento può rendere visivamente lo spazio più piccolo. Si tratta quindi di una scelta non semplice da prendere se non si valutano degli elementi fondamentali. Sarà di aiuto rivolgersi a rivenditori professionali e specializzati nel settore in modo da avere un’ampia scelta di prodotti come l’e-commerce Mazzola Luce, che ci offre prodotti per ogni gusto e tipologia di arredamento, dai lampadari più classici ed eleganti, fino a soluzioni per l’illuminazione di design e all’avanguardia.

Come scegliere il lampadario per spazi differenti

Prima di procedere con la scelta del lampadario è essenziale valutare l’ambiente in cui verrà posto. Quest’ultimo infatti avrà un aspetto differente in base al luogo dove verrà posizionato, non si può pensare infatti che i lampadari siano gli stessi per tutti gli spazi.

Casa

Quando si sceglie un lampadario moderno per la propria abitazione solitamente si tende a posizionarlo nelle stanze che più sono visibili, come il soggiorno o la cucina. Un grande lampadario al centro della stanza dona immediatamente all’ambiente un’aria più ricercata e sofisticata, soprattutto se accompagnato da complementi d’arredo particolari. Tuttavia, negli ultimi periodi, non è raro trovare un bel lampadario anche in camera da letto o in bagno. L’arredo del bagno è diventato, infatti, negli ultimi anni più ricercato, con la presenza di luci e specchi per impreziosirlo. Mentre posizionato su un lungo corridoio è una scelta evergreen, in grado di illuminare l’intero spazio, che altrimenti potrebbe risultare anonimo.

Ufficio

Un ambiente formale come un ufficio non è caratterizzato dalla presenza di molti elementi, quindi per potergli conferire del carattere la scelta più idonea sarebbe quella di posizionare un grande lampadario che si sviluppa sul piano orizzontale. In questo modo si può dare quel tocco di personalità senza intaccare la professionalità del luogo che rappresenta.

Albergo

Durante l’allestimento di un albergo, l’arredamento e l’illuminazione sono i due aspetti principali per la sua buona riuscita. Solitamente, infatti, è proprio l’aspetto che quest’ultimo ha ad attirare la clientela e renderlo attraente agli occhi dei passanti.
Un albergo bello avrà sicuramente più chance di essere frequentato rispetto ad un altro. Proprio per questo elementi come dei grandi lampadari, che magari si sviluppano in lunghezza, risultano essenziali. Posizionati principalmente nella hall, nei lunghi corridoi e negli spazi comuni. Ma anche nelle camere da letto, naturalmente di dimensioni più ridotte.

Ristorante

I lampadari sono essenziali per gli alberghi tanto quanto per i ristoranti, a tutti sarà capitato di preferire un ristorante a discapito di un altro per via dell’estetica. L’illuminazione si rivela primaria per l’ambiente di uno spazio come un ristorante; un ambiente ampio e luminoso dona una percezione positiva al cliente, che sarà sicuramente più invogliato ad entrare ed assaporare la cucina.

I fattori da valutare per acquistare un lampadario

Dopo aver valutato l’ambiente in cui verrà posizionato, bisogna prendere in considerazione altri aspetti, ecco come effettuare la scelta del lampadario tenendo conto di alcuni fattori essenziali:

Le dimensioni

Dei grandi lampadari moderni sono bellissimi da guardare, ma non sempre la dimensione della stanza ne permette la presenza. Quindi si rivela fondamentale scegliere il proprio lampadario in base alle misure dell’ambiente in cui andrà posizionato, in quanto una dimensione eccessiva andrebbe ad ottenere l’effetto contrario, quindi darebbe l’illusione ottica di uno spazio più piccolo. Mentre un lampadario delle giuste dimensioni andrebbe a valorizzare senza togliere alcuno spazio.

La forma

Naturalmente, in base alle dimensioni della stanza e dell’altezza del soffitto si potrà valutare la forma da poter scegliere. Un ambiente con un ampio soffitto potrà ospitare un bel lampadario che si sviluppa in lunghezza, mentre negli spazi più piccoli caratterizzati da un soffitto basso è preferibile scegliere dei lampadari che si sviluppano sul piano orizzontale. Da Mazzola Luce, ad esempio, è possibile trovare un vasto assortimento di lampadari moderni di qualsiasi dimensione e forma.

I colori

La scelta dei colori rappresenta un fattore molto importante, in quanto dona il carattere del lampadario. Le tendenze degli ultimi anni prediligono dei modelli moderni e ricercati, dalle tonalità neutre come il bianco e il nero, o più lussuosi come l’oro e l’argento.
Anche il colore delle lampadine presenti è in grado di influire sulla percezione visiva. Delle lampadine a luce fredda sono più idonee a degli spazi formali come un ufficio o un albergo, mentre delle lampadine a luce calda rendono l’ambiente più familiare, quindi più adatte alla casa.

28 Dicembre 2020 / / Design

La lampada da parete spesso viene sottovalutata nell’arredamento di casa. Eppure ha un potenziale ampio nella valorizzazione degli spazi.


Una lampada da parete può essere la scelta ideale per rafforzare le luci ambientali, creare una zona lavoro o essere una luce d’accento. Acquistare la luce migliore non è sempre semplice, vista la presenza in commercio di così tanti modelli, ma grazie a questo approfondimento lo si potrà fare senza grossi problemi.

L’aggiunta di una lampada da parete in un corridoio, in una stanza o in un’area esterna all’abitazione può rendere meglio illuminato il passaggio in quell’area.

Le lampade da parete di design Artemide o di altre marche ad esempio, sono note per essere delle vere e proprie opere d’arte moderna. Oltre ad illuminare al meglio l’ambiente, sono anche un oggetto di arredamento che impreziosisce l’ambiente dove è installata.

Vediamo quali sono, passo per passo, le considerazioni da fare prima di acquistare una lampada da parete.

lampada da parete bianca su spazio loft con scala e parapetto vetrato

Pianificazione

La prima cosa da fare, quando si ha la necessità di acquistare una lampada da parete, è pianificare al meglio le proprie necessità.

Lo stile della stanza, la presenza di altre fonti luminose e le azioni che si andranno a compiere in quell’ambiente sono fattori che possono precludere o meno l’acquisto di una lampada.

Partire con il pianificare tutte queste informazioni e necessità, è fondamentale per compiere la scelta più idonea e non pentirsi successivamente dell’acquisto.

applique da parete regolabile in alluminio con sgabello in ferro e legno
Atilla Taskiran – Unsplash

Posizione

Il secondo punto da considerare, che si può dire anche uno dei più importanti, è sicuramente quello della posizione.

Posizionare la luce nel posto più idoneo, deve tenere conto della presenza di mobilia o di altri oggetti di arredamento. Oggetti che potrebbero interrompere la luce e quindi rendere poco utile l’installazione di una luce a parete.

Quando si vuole provare la posizione di una lampada, si può eseguire un collegamento temporaneo della stessa e verificare se la posizione prescelta è idonea oppure meno. Per non andare a creare situazioni pericolose, è sempre bene farsi dare una mano dal proprio elettricista di fiducia.

L’altezza delle lampade da parete, che può variare da abitazione a abitazione, deve essere fatta con criterio e intelligenza. Può risultare molto fastidioso camminare o sostare in un ambiente con una luce all’altezza degli occhi. Solo l’esperienza e il buonsenso possono aiutare in questa decisione.

Scegliere la giusta illuminazione per la casa: la mia guida 

Compito della luce da parete

Le luci che si vanno ad applicare alle pareti possono avere diversi compiti. E proprio questo particolare può far propendere verso un particolare modello di lampada a parete o meno. Vediamo più in dettaglio alcuni degli utilizzi più comuni di lampade da parete.

applique da parete nera su soggiorno industriale
pelayo arbues-unsplash

Luci ambientali

In salotto, in un corridoio o all’interno di un salone le luci da parete possono andare a rafforzare le luci ambientali già presenti. Il loro apporto, che grazie a soluzioni come i dimmer o la domotica può essere contingentato durante le varie ore della giornata, permette di creare giochi di luce e d’ombra che rafforzano l’atmosfera che si vuole ad un ambiente.
infondere

Progettare l'illuminazione di casa: i miei consigli

Luci da lettura

L’utilizzo come luce da lettura per i modelli da parete è quasi esclusivamente delegato alla camera da letto. La loro posizione, sopra al comodino o sopra gli angoli esterni della testiera del letto, possono rendere queste luci parte dell’arredamento della stanza. Al momento dell’acquisto, è sicuramente importante verificare che si inseriscano alla perfezione all’interno del contesto.

Per non risultare di difficile utilizzo, è bene che l’interruttore per accenderle o spegnerle si trovi il più vicino possibile al letto. In questo modo, quando si avrà la necessità di accenderle o spegnerle, non ci si dovrà alzare dal proprio giaciglio.

Luci d’accento

Se dotate di un braccio snodabile o che permettano di puntare la luce in una specifica direzione, le luci da parete possono diventare una luce d’accento multiuso. Ideale sia per evidenziare un quadro o un’opera d’arte presente su una parete, possono abbellire anche una statua o un oggetto artistico nella loro vicinanza.

camera da letto comodino nero e applique a bulbo nudo
Swab Design

L’estro, la fantasia e il buon gusto sono l’unico limite al loro utilizzo

L’installazione di una lampada da parete è una soluzione perfetta per qualsiasi abitazione. Può essere un aggiunta alle luci già presenti in un ambiente o il primo passo per andare a creare un progetto di illuminazione che possa rispecchiare le proprie esigenze.

Prima di procedere all’acquisto della lampada da parete che si è scelto, è bene cercare il maggior numero di informazioni possibili e visionare fotografie e video della lampada in funzione. In questo modo, si potrà farsi un’idea più chiara di come sarà il suo apporto all’ambiente dove andrà installata.

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