Ispirata al friluftsliv scandinavo e al komorebi giapponese, IKEASOLUPPGANG è la collezione in edizione limitata che il colosso svedese lancia nella primavera 2026. Un invito a vivere all’aria aperta con semplicità, stile e un’accessibilità senza precedenti.
C’è un momento preciso in cui la luce del sole filtra tra le foglie e disegna sul terreno un pattern fugace, irripetibile. I giapponesi lo chiamano komorebi, e hanno persino coniato una parola per catturare questa bellezza effimera. È proprio da questa sensibilità poetica — unita alla filosofia nordica del friluftsliv, il vivere quotidiano all’aria aperta — che nasce IKEA SOLUPPGANG, la nuova collezione per esterni destinata a diventare uno dei lanci più attesi della primavera 2026.
Il nome stesso, che in svedese significa “alba”, evoca quella luce radente del mattino, fresca e piena di possibilità. E di possibilità, questa collezione in edizione limitata ne offre davvero molte: dal picnic domenicale al parco alla cena in giardino con gli amici, dalla gita in montagna alla pausa caffè sul balcone di casa.
Un design che parla di essenzialità e durabilità
SOLUPPGANG non è una collezione outdoor nel senso convenzionale del termine. Non si rivolge all’escursionista estremo né all’appassionato di campeggio tecnico. È pensata, invece, per chi vuole semplicemente uscire di casa più spesso, senza il peso di attrezzature complicate o budget elevati.
Il linguaggio stilistico scelto dal team creativo è minimalista, ma mai freddo. Le forme sono pulite, ammorbidite da una sensibilità apertamente umana che evita qualsiasi rigidità. Ogni oggetto sembra dire: portami con te.
Tra i pezzi più iconici della collezione spiccano uno sgabello e un tavolo pieghevoli, entrambi progettati per essere riposti e trasportati con la massima facilità. Le stoviglie in acciaio smaltato — robuste, leggere, belle — richiamano l’estetica delle vecchie cucine di campagna con un twist contemporaneo. Il barbecue compatto in ghisa, volutamente essenziale, è pensato per chi vuole accendere il fuoco senza trasformare una grigliata in un’operazione logistica.
I dettagli che fanno la differenza
È nei particolari che SOLUPPGANG rivela la sua anima più raffinata. I taglieri e le ciotole da portata in bambù coniugano praticità e una bellezza naturale quasi tattile. La borsa termica — uno dei pezzi più interessanti della collezione — abbina materiali naturali a un’intelligenza funzionale che si traduce in un isolamento efficace e un design degno di comparire sulle pagine di un magazine di stile.
La lanterna LED portatile diffonde una luce calda che trasforma qualsiasi angolo di giardino o bosco in uno spazio vissuto. Le coperte e i cuscini, con le loro texture morbide e i riferimenti artigianali alla natura, completano un sistema di oggetti che si parlano con coerenza. La borsa versatile con parte superiore espandibile e base rinforzata chiude il cerchio: è lo zaino-tutto-fare che non sapevi di volere.
Il progettista che conosce la foresta
Ola Wihlborg, designer di molti degli articoli da cucina e da tavola di SOLUPPGANG, ha costruito questo progetto su anni di esperienza concreta all’aria aperta: dalla mountain bike alle lunghe immersioni nei boschi scandinavi. La sua è una conoscenza fisica, non teorica, e si vede.
«Quando ho progettato il coltello, la forchetta-cucchiaio, il barbecue e le stoviglie, volevo che fossero perfetti per l’esterno ma altrettanto naturali in casa», racconta. La durabilità è una priorità dichiarata: ghisa e acciaio smaltato sono materiali che invecchiano bene, che si caricano di storia e di uso. «È meglio avere qualcosa che duri più a lungo e che, con il tempo, diventi più personale», dice Ola. Una filosofia che contrasta apertamente con la cultura dell’usa-e-getta.
Il coltello — oggetto inatteso in una collezione di design domestico — è forse il simbolo più eloquente di questo approccio. «È qualcosa che porto sempre con me. A volte serve per tagliare una corda, a volte per preparare il cibo. È semplicemente pratico.» Poetico e concreto allo stesso tempo, esattamente come tutta la collezione.
Un manifesto per rallentare
Dietro SOLUPPGANG c’è anche una visione culturale precisa. Karin Gustavsson, Creative Leader del progetto, la sintetizza con chiarezza: «La natura non dovrebbe richiedere attrezzature speciali o lunghi viaggi. Vogliamo che le persone escano, anche solo per cinque minuti.»
In un’epoca in cui la vita urbana comprime il tempo e separa le persone dagli spazi aperti, questa collezione per esterni in edizione limitata diventa quasi un atto politico, gentile ma determinato. L’accessibilità economica è parte integrante del progetto: la natura deve essere alla portata di tutti, non solo di chi può permettersi attrezzatura premium.
IKEA SOLUPPGANG sarà disponibile in tutti i punti vendita IKEA a partire da aprile 2026. Una collezione da non perdere — e soprattutto, da portare fuori.
La collezione IKEA SOLUPPGANG è disponibile in edizione limitata da aprile 2026 nei punti vendita IKEA e su Ikea.com.
Hai passato ore e ore a scegliere una o più lampade per la tua casa e, una volta “partorito”, ti accorgi che il “lavoro” non è ancora finito. Cosa manca? Le lampadine! Ed è proprio qui che si commette l’errore più comune: dopo tutta la fatica nella scelta delle lampade, molte persone si dedicano alle lampadine in fretta, senza pensarci troppo. Ma basta una lampadina sbagliata per rovinare tutto. Alcune persone non si pongono nemmeno il dubbio: acquistano le prime che capitano, quelle che costano meno e via. Ma io lo so che tu invece, dato che sei qui, ci tieni alla resa finale della lampada, all’effetto della luce nella stanza e al risultato complessivo nella casa. In questo articolo ti spiego come scegliere le lampadine LED, quali caratteristiche leggere sulla confezione e soprattutto come ottenere quell’effetto accogliente e armonioso che tanto desideri nella tua casa.
Perché è un attimo fare l’errore di scegliere la lampadina sbagliata e rovinare tutto.
Luce troppo fredda? Atmosfera da ambulatorio.
Luce troppo calda? Effetto arancio anni ’90, tipico delle vecchie lampadine a incandescenza.
Potenza sbagliata? O non vedi niente o consumi troppo, per niente.
Hai preso le più economiche? Indice di resa cromatica troppo basso: colori spenti e poco naturali.
Ti racconto una cosa personale.
Nella mia casa precedente, per comodità (e anche un po’ per ignoranza, lo ammetto), avevo acquistato tutte le lampadine da IKEA, quelle da 2700°K.
E quando dico tutte… intendo tutte.
Montate, accese… e all’inizio mi sembrava anche tutto accogliente.
Poi ho iniziato a notare una cosa: la luce era troppo calda.
Ricordo ancora le foto che facevo col cellulare: venivano tutte gialle.
Il bianco sembrava beige, il grigio sembrava marroncino, il legno completamente falsato.
La casa non era brutta, ma la luce la stava “spegnendo”.
La lampade erano giuste.
La temperatura colore no.
E lì ho capito una cosa fondamentale: la lampadina non è un dettaglio tecnico da sottovalutare.
È parte integrante del progetto.
Per fortuna le lampadine non costano un’esagerazione, quindi rimediare è facile. Ma perché sbagliare quando puoi evitarlo?
Immagina la tua casa con la luce giusta
Ora immagina questo.
È sera.
Accendi le luci.
Ogni stanza ha un’illuminazione coerente, calda al punto giusto, funzionale dove serve e morbida dove vuoi atmosfera.
Ti siedi a tavola e la luce valorizza il cibo.
Ti guardi allo specchio e i colori sono naturali.
Leggi a letto senza affaticare gli occhi.
La differenza non la fa solo la lampada e la sua estetica che si combina perfettamente con il tuo progetto di arredo.
La fa la lampadina giusta.
E per sceglierla non devi diventare un’esperta di illuminotecnica.
Ti basta sapere cosa guardare sulla confezione.
I 4 valori che devi davvero guardare per non sbagliare lampadina (anche se non sei un’esperta)
Ci sarebbe davvero tanto da dire sul mondo dell’illuminazione artificiale.
Potremmo parlare delle diverse tipologie di illuminazione (diretta, indiretta e diffusa), delle categorie di lampade (a sospensione, da soffitto, da terra, da tavolo e da parete) e delle situazioni luminose che dovrebbero convivere in una stanza (luce generale, funzionale ed estetica).
Sono tutti aspetti fondamentali per progettare una casa ben illuminata e non lasciata al caso.
Ma oggi voglio concentrarmi su un passaggio ancora più pratico e spesso sottovalutato: la scelta della lampadina giusta.
Ah una precisazione, in questo articolo parlerò esclusivamente di lampadine LED (anche perché in commercio ormai ci sono solo quelle!). Producono la stessa quantità di luce delle vecchie lampadine a incandescenza, ma con un wattaggio molto inferiore, quindi sono molto più efficienti dal punto di vista energetico (tradotto: consumano molto meno!).
Non voglio complicarti la vita spiegandoti nel dettaglio tutto il discorso dei lumen (il flusso luminoso, cioè la quantità totale di luce emessa da una sorgente) e dei lux (l’illuminamento, ovvero quanta luce arriva effettivamente su una superficie).
Sono parametri importanti, soprattutto quando si progetta in modo tecnico e preciso. Ma se tu in questo momento non vuoi diventare un’esperta di illuminotecnica e stai semplicemente cercando un’indicazione di massima, chiara e concreata, per non sbagliare acquisto, allora voglio darti una soluzione pratica, veloce e che funziona.
Quando sei davanti allo scaffale con decine e decine di lampadine LED, ci sono 4 valori davvero fondamentali da guardare.
Nel dettaglio, si traducono in 4 caratteristiche pratiche che fanno davvero la differenza:
Attacco della lampadina (E27, E14, GU10…)
Colore della luce (°K)
Watt (W)
Indice di resa cromatica (CRI)
Vediamole insieme.
CARATTERISTICA 1 • Attacco della lampadina
Prima di acquistare qualsiasi lampadina devi sapere esattamente dove andrà inserita.
Questo significa che, prima ancora di andare in negozio, devi conoscere il tipo di attacco della tua lampada.
Non si va “a intuito”.
Trovi questa informazione sempre nella confezione, nelle istruzioni o nella scheda tecnica della lampada.
Se hai già la lampada montata, puoi semplicemente controllare la vecchia lampadina.
È il primo passo, ed è fondamentale: senza l’attacco giusto, tutto il resto non conta.
Immagine generata con l’AI
Gli attacchi più diffusi sono:
E14 → attacco a vite piccolo (tipico di abat-jour e lampade piccole)
E27 → attacco a vite grande (il più comune, per sospensioni e plafoniere)
GU10 → attacco a innesto, tipico dei faretti (ex alogeni)
Nota: attacco piccolo = generalmente lampada piccola = meno necessità di grande potenza.
CARATTERISTICA 2 • Il colore della luce
Cosa si intende esattamente per colore della luce?
Non è il colore della lampadina quando è spenta, ma la tonalità della luce che emette quando è accesa.
Può essere più calda, più neutra o più fredda.
Il colore della luce si misura in gradi Kelvin (°K):
Più il numero è basso → Più la luce è calda (tendente al giallo-arancio)
Più il numero è alto → Più la luce è fredda (tendente all’azzurro)
Immagine generata con l’AI
Sul colore della luce ti basta sapere due cose fondamentali:
Cerca il più possibile di avere per tutta la casa lampadine dello stesso colore, per evitare l’effetto “patchwork luminoso”. Altrimenti l’effetto potrebbe essere questo! E noi non lo vogliamo vero?!
No alla luce fredda (la lasciamo agli edifici pubblici). No alla luce troppo calda (non siamo in un forno). Sì alla luce neutro-calda. Il valore che ti consiglio vivamente è: 3000°K.
È il compromesso perfetto tra accoglienza e naturalezza, valorizza i colori e rende l’ambiente armonioso senza falsarli.
Cerca, tra le decine di confezioni sullo scaffale, quella su cui è scritto 3000°K. È quel numerino che fa davvero la differenza.
Sono un’amante di IKEA, lo sai. Ma sulle lampadine devo essere sincera: molte di quelle che si trovano lì sono 4000°K (troppo fredde) oppure 2700°K (molto calde).
E sì, l’errore l’ho fatto anch’io. Le ho comprate per comodità, convinta che “una lampadina vale l’altra”. Non lo farò più.
Perché quando inizi a notare la differenza, non torni indietro. E quei 3000°K diventano il tuo nuovo standard.
CARATTERISTICA 3 • I Watt
I watt indicano la potenza elettrica consumata.
Con il LED possiamo stare molto più tranquille rispetto al passato:
una lampadina LED da 8W corrisponde circa a una vecchia a incandescenza da 60W.
Una bella differenza, vero?
I valori sono riferiti alle lampadine Philips (le mie preferite)
La scelta dei watt della tua lampadina dipende da:
Grandezza della stanza
Funzione della luce
Tipo di lampada (schermo opalino? aperta?)
Quantità di punti luce presenti nella stanza
Io in casa voglio vederci bene (e credo anche tu). Se devo lavorare al computer, cucinare o truccarmi allo specchio, la luce deve essere adeguata alla funzione: chiara, sufficiente, senza zone d’ombra fastidiose.
Ma quando voglio atmosfera è un’altra storia. In quel caso preferisco creare più punti luce distribuiti, magari meno potenti singolarmente, ma capaci insieme di costruire un ambiente morbido, accogliente e stratificato.
È proprio questo il segreto: la luce non è solo quantità, è intenzione.
Ora, le indicazioni che trovi qui sotto sui watt sono valori indicativi, una linea guida di partenza. Non sono numeri rigidi o universali.
Non conoscendo la tua casa (le dimensioni delle stanze, il tipo di lampada che hai scelto, la quantità di punti luce…) non posso dirti con precisione matematica quale sia il watt perfetto per te.
Prendili come un riferimento per non sbagliare in modo grossolano e per orientarti quando sei davanti allo scaffale.
E ti do anche un consiglio molto pratico: puoi acquistare una lampadina, provarla a casa e, se non ti convince, riportarla indietro e cambiarla.
Sì, l’ho fatto anch’io, quando ho scelto le lampadine per casa nuova!
Perché la luce va vista nel suo contesto reale.
Solo così capisci davvero se è quella giusta per te.
Immagine generata con l’AI
Ecco i valori indicativi dei watt delle lampadine suddivisi per “obiettivi”:
La consulenza “botta e risposta” a portata di smartphone. Una consulente personale a tua disposizione (io), pronta a rispondere alle tue domande di styling e a offrirti consigli su come migliorare ogni angolo della tua casa.
Questo è il valore che quasi nessuno guarda. E invece è fondamentale.
Si chiama Color Rendering Index (CRI) o Indice di Resa Cromatica (IRC o Ra).
L’indice di resa cromatica indica quanto i colori degli oggetti appaiono veri e naturali sotto quella luce.
Immagine generata con l’AI
In pratica, più il CRI è alto, più i colori sembrano come li vedresti alla luce del sole.
Se il CRI è basso, i colori possono apparire spenti, falsati o innaturali, anche se la stanza è ben illuminata.
Deve essere ≥ 80.
Se vuoi un effetto davvero bello e naturale, non scendere sotto questo valore.
Diffida delle lampadine economiche, senza indicazione chiara del CRI o con un valore basso.
Se ti importa del risultato finale, questo parametro fa la differenza.
Esempi di lampadine consigliate
Per renderti più semplice la scelta, ecco alcuni esempi di lampadine LED con valori ideali per casa: tutte con colore 3000°K (luce neutro-calda) e CRI ≥ 80, così i colori appaiono reali e naturali.
La consulenza “botta e risposta” a portata di smartphone. Una consulente personale a tua disposizione (io), pronta a rispondere alle tue domande di styling e a offrirti consigli su come migliorare ogni angolo della tua casa.
Impara a definire le aree in una stanza senza pareti utilizzando la disposizione degli arredi, l’illuminazione e i tappeti kilim per creare spazi abitativi funzionali e organizzati.
Gli spazi abitativi a pianta aperta sono diventati sempre più popolari, offrendo flessibilità e una sensazione di spaziosità. Tuttavia, senza confini ben definiti, gli ambienti possono talvolta risultare disordinati o difficili da organizzare. Quando diverse funzioni, come il relax, la sala da pranzo e il lavoro, condividono lo stesso spazio, diventa importante creare una separazione visiva.
La buona notizia è che non servono pareti per ottenere questo risultato. Con le giuste scelte di layout ed elementi di design, è possibile definire le aree di una stanza mantenendo al contempo un’atmosfera aperta e confortevole.
Perché è importante definire le aree in una stanza?
Definire le aree all’interno di una stanza contribuisce a migliorarne sia la funzionalità che il comfort. Quando gli spazi sono chiaramente organizzati, diventa più facile capire come ogni parte della stanza debba essere utilizzata.
Una disposizione ben strutturata migliora anche la circolazione e la fluidità degli spazi. Invece di apparire caotica, la stanza risulta armoniosa ed equilibrata. Questo è particolarmente importante nelle case open space, dove diverse attività si svolgono in un unico ambiente condiviso.
Inoltre, definire aree specifiche può rendere una stanza più gradevole alla vista. Creando confini discreti, si aggiunge struttura senza compromettere la sensazione di apertura.
Come si possono definire gli spazi in una stanza senza usare le pareti?
Esistono diversi modi efficaci per creare separazione in una stanza senza costruire barriere fisiche.
Utilizzo della disposizione dei mobili: disporre divani, sedie e tavoli in modo strategico può dividere naturalmente uno spazio. Ad esempio, posizionare un divano con lo schienale rivolto verso un’altra area può creare un confine netto.
Applicare diverse zone di illuminazione: l’utilizzo di lampade da terra, lampade a sospensione o lampade da tavolo aiuta a distinguere le aree. L’illuminazione crea un segnale visivo che separa una funzione dall’altra.
Introduci variazioni di colore: sottili differenze nei colori delle pareti, negli elementi decorativi o negli accessori possono contribuire a definire zone separate, mantenendo al contempo l’armonia in tutto lo spazio.
Utilizzo del contrasto nella pavimentazione: materiali o texture diversi sul pavimento possono segnalare un cambiamento di funzione, anche all’interno della stessa stanza.
Utilizzare i tappeti Kilim per suddividere gli spazi: i tappeti Kilim sono uno dei modi più semplici per definire le aree senza chiudere lo spazio. I loro motivi e le loro texture aiutano a dare stabilità ai mobili e a creare zone visive ben definite.
I proprietari di casa che desiderano migliorare la disposizione e la struttura degli spazi spesso utilizzano elementi semplici come i tappeti kilim per definire gli ambienti, e qui puoi esplorare altre opzioni per trovare idee adatte a diverse tipologie di arredamento.
È possibile dividere una stanza con un tappeto Kilim?
Sì, un tappeto kilim può dividere efficacemente una stanza senza bisogno di pareti o divisori. Funziona raggruppando visivamente i mobili e definendo zone specifiche all’interno di uno spazio più ampio.
Negli ambienti open space, posizionare un tappeto kilim sotto una zona salotto può delimitare chiaramente l’area giorno. Allo stesso modo, un tappeto sotto un tavolo da pranzo può separare la zona pranzo dal resto della stanza.
Poiché i tappeti kilim sono tessuti in piano e leggeri, forniscono struttura senza appesantire o chiudere lo spazio.
Come utilizzare un tappeto Kilim per definire uno spazio?
Utilizzare un tappeto kilim in modo corretto può migliorare significativamente l’organizzazione e la percezione di una stanza.
Posizionamento sotto le zone salotto: Posiziona il tappeto kilim sotto divani e poltrone per creare uno spazio abitativo libero all’interno della stanza.
Definire le zone pranzo: un tappeto kilim sotto il tavolo da pranzo aiuta a delimitare la zona pranzo, soprattutto negli ambienti open space.
Crea una zona di lavoro: negli ambienti multifunzionali, un tappeto kilim può separare una piccola area di lavoro dal resto dello spazio.
Valorizzate gli angoli relax: aggiungere un tappeto kilim a un angolo lettura o a una zona relax rende lo spazio più curato e confortevole.
Come scegliere il tappeto Kilim giusto per i diversi ambienti?
La scelta del tappeto kilim giusto è importante sia per l’equilibrio visivo che per la funzionalità. La selezione corretta contribuisce a definire gli spazi in modo efficace, mantenendo al contempo l’armonia nella stanza.
Scegli la dimensione giusta per lo spazio: un tappeto kilim dovrebbe essere abbastanza grande da ancorare i mobili all’interno di un’area specifica. In soggiorno, è meglio che almeno le gambe anteriori di divani e poltrone poggino sul tappeto.
Abbina il tappeto alla disposizione della stanza: la forma e la posizione del tappeto kilim dovrebbero seguire la disposizione dello spazio. I tappeti rettangolari sono adatti alle zone salotto, mentre i tappeti più piccoli possono definire aree più compatte.
Considera la funzione dell’area: pensa a come verrà utilizzato lo spazio. Le zone ad alto traffico come soggiorni o corridoi richiedono tappeti kilim resistenti, in grado di sopportare un uso frequente.
Bilanciare i colori con la palette degli interni: i tappeti Kilim presentano spesso tonalità terrose e motivi geometrici. Scegliere colori che si abbinino ai mobili e alle pareti aiuta a mantenere un aspetto armonioso.
Utilizzare i motivi decorativi per definire le zone: i motivi decorativi possono separare visivamente diverse aree all’interno della stessa stanza. Un disegno distintivo di un kilim aiuta a segnalare un passaggio funzionale tra gli spazi.
Incartare
Definire le zone in una stanza senza pareti è fondamentale per creare uno spazio abitativo funzionale e ben organizzato. Con scelte di design oculate, come la disposizione dei mobili, l’illuminazione e la pavimentazione, è possibile creare zone ben definite pur mantenendo un layout aperto.
I tappeti Kilim offrono una soluzione semplice ed efficace per raggiungere questo equilibrio. La loro capacità di ancorare i mobili e definire gli spazi li rende un prezioso complemento d’arredo per gli interni moderni, contribuendo a trasformare ambienti aperti in spazi strutturati e confortevoli.
È proprio in questo scenario che entrano in gioco le soluzioni Tubes: radiatori compatti, capaci di coniugare prestazioni, design e flessibilità d’uso, anche quando lo spazio è limitato. Quattro progetti, firmati da designer italiani, raccontano bene questo approccio.
Radiatori Tubes e l’abitare contemporaneo.
Il contesto attuale è sempre più segnato da una forte orizzontalità, in contrapposizione alla tradizionale verticalità degli spazi. Nelle case così come nei progetti hospitality, le pareti si alleggeriscono, lasciano spazio a grandi vetrate, sistemi contenitivi ed elementi d’arredo, riducendo le superfici disponibili per i classici impianti di riscaldamento.
È proprio in questo scenario che entrano in gioco le soluzioni Tubes: radiatori compatti, capaci di coniugare prestazioni, design e flessibilità d’uso, anche quando lo spazio è limitato. Quattro progetti, firmati da designer italiani, raccontano bene questo approccio.
Si parte da Milano/Horizontal di Antonia Astori e Nicola De Ponti
Milano/Horizontal è un radiatore sviluppato in lunghezza, ideale per essere collocato come sottofinestra davanti a vetrate o lungo pareti basse, dove i tradizionali radiatori verticali non trovano collocazione.
Un lungo marshmallow disponibile in 2 lunghezze (175 e 202 cm) e in oltre 140 colori della palette Tubes, oltre che in acciaio verniciato trasparente, mantiene intatta la forza espressiva e il carattere scultoreo del progetto originale, diventando un elemento architettonico distintivo, anche nei contesti più compatti.
Di Ludovica Serafini e Roberto Palomba è invece il design T.B.T.
Si tratta di un tubo scaldasalviette (ideale dunque per l’ambiente del bagno) di soli 7 cm di diametro, se ne possono installare più di uno o singolarmente, orientati in verticale o in orizzontale a seconda delle preferenze ed esigenze.
Ideale anche per corridoi e spazi di passaggio, anche qui troviamo due lunghezze (120 e 200 cm) e 140 proposte di colore tra cui le finiture galvaniche cromo lucido, nichel nero lucido, stagno lucido, ottone opaco, rame spazzolato opaco e oro 14k lucido.
T.B.T.SOHO
Soho, il mini radiatore
Gli stessi designer firmano anche SOHO, un radiatore pensato per sfruttare al meglio porzioni di parete contenute, in particolare in verticale.
Parliamo di un ingombro davvero contenuto larghezza minima di 17,6 cm e una sporgenza dalla parete di 13 cm. Ideale per spazi ridotti, corridoi, pareti strette o zone di passaggio, SOHO dimostra come un ingombro minimo possa comunque garantire un’elevata resa termica, grazie a due caratteristiche progettuali fondamentali: la scelta dell’alluminio e il basso contenuto d’acqua. L’alluminio è un materiale ad alta conducibilità che, unito alla poca acqua necessaria da riscaldare, rende questo radiatore particolarmente performante.
Per l’ambiente bagno, SOHO è disponibile anche nella Bathroom Version, completa di portasalviette integrato e con un ingombro contenuto di soli 31,2 cm di larghezza, una soluzione funzionale pensata appositamente per spazi piccoli, senza rinunciare alle prestazioni.
Dalla presenza discreta e perfettamente integrata nell’architettura contemporanea, SOHO è disponibile in tutti i 140 colori della gamma Tubes e nelle finiture speciali alluminio anodizzato argento, titanio, bronzo e nero.
La versione per il bagno di RIFT
Completiamo il cerchio con RIFT BATHROOM VERSION, di Ludovica Serafini e Roberto Palomba in collaborazione con Matteo Fiorini.
RIFT Bathroom Version è progettato per il bagno contemporaneo, dove gli spazi sono ridotti ma il comfort rimane un elemento fondamentale. Si compone di un unico elemento largo solo 24 cm — circa la metà rispetto ai tradizionali scalda salviette da 40 cm — riducendo al minimo l’ingombro.
Nonostante le dimensioni compatte, è in grado di sviluppare una potenza fino a 660 W, sufficiente per riscaldare in modo efficace un bagno ben isolato di circa 3 × 2 metri.
Realizzato in alluminio, un materiale leggero, riciclabile e altamente reattivo, assicura una risposta rapida e un comfort immediato. La disponibilità di accessori dedicati, come appendini e portasalviette, ne amplia la funzionalità, offrendo soluzioni pratiche e coordinate dal punto di vista estetico.
Proposto in oltre 140 colori della gamma Tubes e in finiture galvaniche, RIFT Bathroom Version si inserisce con naturalezza sia in ambienti residenziali sia nei progetti di hospitality.
RIFTSTEP BY STEP
Ad Alberto Meda invece si può attribuire la paternità di Step By Step.
Con una sporgenza dalla parete di appena 7,8 cm e una larghezza che parte da 31,7 cm, Step-by-Step assicura un ingombro minimo, ottimizzando lo spazio anche in profondità.
La sua struttura modulare consente di adattarlo con facilità a diverse configurazioni, senza rinunciare a un’elevata qualità estetica. Rispetto a Milano/horizontal che è esclusivamente elettrico, qui invece troviamo più versioni: idraulica, elettrica e mista e può essere arricchito con accessori come portasalviette e appendini, risultando ideale anche per l’ambiente bagno.
Proposto nelle finiture raggrinzate e nei colori opachi della gamma Tubes, si integra armoniosamente in contesti contemporanei.
Questi progetti ci dimostrano come anche in spazi ridotti sia possibile coniugare funzionalità e ricerca estetica: il comfort non è una questione di spazi, ma di progettazione intelligente. Ed è da quest’ultima che possiamo ottenere il comfort che cerchiamo.
Segna in agenda: il Salone Internazionale del Bagno 2026 torna protagonista al Salone del Mobile.Milano, dal 21 al 26 aprile, come la più grande vetrina internazionale del settore, con 163 espositori da 14 Paesi — oltre il 28% dall’estero. Un’edizione che si preannuncia ricca di visioni, tecnologie e materiali capaci di ridefinire uno degli ambienti domestici più importanti: il bagno, non più semplice spazio funzionale, ma luogo di benessere, cura e progetto consapevole.
La nuova spa domestica: il bagno diventa rifugio sensoriale
La tendenza più forte che emerge dal Salone Internazionale del Bagno 2026 è quella della spa domestica: ambienti fluidi e avvolgenti, docce walk-in scenografiche, nicchie attrezzate, specchi contenitivi e una luce stratificata che scolpisce l’atmosfera piuttosto che illuminarla semplicemente. Il minimalismo si scalda e si fa tattile, abbandonando la freddezza degli anni passati per abbracciare finiture opache, metalli spazzolati, cromie minerali e terrose. Le superfici continue in grandi lastre, le ceramiche evolute e i compositi che riducono giunti e manutenzione raccontano un’estetica sofisticata, dove la bellezza coincide con la praticità.
Longevity: il bagno che resiste al tempo e ai gesti che cambiano
Tra i temi che stanno riscrivendo le priorità progettuali del settore, uno emerge con particolare forza: la longevity. Il bagno, più di ogni altro ambiente domestico, deve reggere il tempo che passa e i gesti che cambiano, senza perdere estetica né comfort. Crescono così le soluzioni eleganti ma inclusive: accessi a filo pavimento, superfici antiscivolo dall’aspetto materico, sedute integrate e appoggi discreti che sembrano dettagli di design, maniglie ergonomiche e altezze ripensate per un uso meno faticoso nel tempo.
Anche l’illuminazione risponde a questa logica, con luci diffuse anti-abbagliamento e punti mirati per sicurezza e precisione. L’architettura degli arredi si fa modulare e riparabile: componenti sostituibili, finiture resistenti e ricambi programmati, perché la sostenibilità passa anche dalla vita lunga del prodotto. Efficienza idrica, igiene e durabilità non sono più optional, ma coordinate progettuali imprescindibili.
Tecnologia invisibile: il bagno connesso del futuro
Sul fronte tech, le novità bagno del Salone Internazionale del Bagno 2026 raccontano un ambiente che si connette senza fare rumore. Docce digitali con profili personalizzati, sanitari smart e bidet che alzano lo standard igienico, rubinetti con sensori e misurazione dei consumi, valvole intelligenti che prevengono perdite e danni: la tecnologia entra nel bagno con discrezione, integrandosi nell’estetica degli spazi senza imporsi visivamente.
L’orizzonte a medio-lungo termine è quello dei servizi: manutenzione predittiva, assistenza da remoto, upgrade software e integrazione con domotica e intelligenza artificiale per creare scenari su misura — luce, vapore, suono, microclima — capaci di adattarsi alle abitudini e ai desideri di chi abita lo spazio. Il bagno impara, si adatta, evolve: non è più solo un ambiente, ma un ecosistema digitale al servizio del benessere quotidiano.
Anticipazioni novità al Salone Internazionale del Bagno 2026
Nelle settimane che precedono l’apertura del Salone Internazionale del Bagno 2026, le aziende iniziano a svelare le loro anticipazioni. Dai nuovi sistemi d’arredo alle collezioni di ceramica, dalle tecnologie smart alle finiture più ricercate: ecco alcune delle novità prodotto in anteprima, che aggiorneremo fino all’apertura della manifestazione.
Globo: Gisele, quando il cannettato degli anni Trenta diventa linguaggio contemporaneo
Tra le anticipazioni più raffinate del Salone Internazionale del Bagno 2026, spicca Gisele, la nuova collezione di Globo firmata dal duo Angeletti Ruzza. Un progetto che combina ceramica e materiali differenti per costruire un linguaggio progettuale equilibrato e riconoscibile, dove rigore formale e libertà compositiva convivono in un’architettura d’interni dal carattere distintivo. Pensata per interpretare il bagno come spazio da vivere, Gisele sviluppa un’atmosfera intima e raffinata attraverso volumi misurati, superfici leggere e un’attenta ricerca sulle proporzioni.
Il cuore del progetto è la reinterpretazione del cannettato anni Trenta e Quaranta: lontano da ogni nostalgia, il motivo decorativo viene integrato nell’architettura del progetto come elemento strutturale del linguaggio compositivo. La ricerca sugli smalti ha avuto un ruolo centrale in questa trasformazione: la finitura lucida esclusiva “Riflessi di Luce” esalta i volumi del cannettato attraverso una palette che spazia da tonalità intense e materiche a nuance più morbide, modulando riflessi e ombre in un rapporto diretto tra materia, luce e percezione.
I mobili a terra della collezione — disponibili nelle misure 85×50 cm e 70×50 cm — sono proposti con lavabo integrato o piano in ceramica coordinato. Completano il sistema due specchiere, un appendino in MDF laccato e due modelli di mensole in ceramica che riprendono proporzioni e pulizia formale dei mobili, rafforzando la coerenza estetica dell’insieme.
Zazzeri al Salone Internazionale del Bagno 2026: Tubex, la rubinetteria che trova la propria identità nella materia
Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Zazzeri presenta Tubex, la nuova collezione di rubinetti in acciaio AISI 316L firmata dal designer Massimiliano Settimelli. Un progetto dal linguaggio contemporaneo e minimale che trasforma le qualità intrinseche del materiale — solidità, leggerezza, resistenza e brillantezza naturale — in cifra progettuale distintiva. La scelta dell’AISI 316L, particolarmente resistente alla corrosione, garantisce elevate performance tecniche per ambienti bagno e cucina di alta gamma.
Il cuore del progetto è un elemento primario: la forma del tubo. Bocca di erogazione e manetta richiamano un profilato tondo in acciaio inox, dando vita a un’estetica lineare e priva di sovrastrutture decorative. Un dettaglio progettuale significativo è l’eliminazione del classico taglio obliquo posteriore delle manette, soluzione che conferisce maggiore pulizia e continuità formale all’insieme.
Tubex è disponibile nelle finiture acciaio spazzolato e acciaio lucido, entrambe declinabili nelle sei varianti PVD: Carbon, Antracite, Bronzorame, Rame, Cognac e Orobianco. La collezione si presenta come un sistema completo — miscelatori da piano e a parete, miscelatore bidet e comandi doccia con due nuovi modelli di soffione — per garantire coerenza formale in tutto l’ambiente bagno.
Pad. 10, Stand C02
Scarabeo: Yugo, il lavabo che nasce dalla fusione tra quadrato e cerchio
Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Scarabeo presenta Yugo, un lavabo firmato da Studio Adolini che traduce in materia l’armonia tra opposti, unendo design italiano e suggestioni filosofiche orientali. Il progetto nasce dalla fusione di due geometrie primarie — il quadrato e il cerchio, simboli rispettivamente di stabilità e apertura — la cui transizione fluida genera un oggetto scultoreo ed essenziale capace di trasmettere continuità e serenità.
L’ispirazione alla cultura giapponese — dove semplicità, spiritualità e rispetto della materia convivono — rafforza l’impatto emozionale del prodotto, interpretando il bagno contemporaneo come spazio di benessere e cura interiore. La forma ibrida risponde però anche a precise esigenze funzionali: la base quadrata assicura stabilità e semplicità di installazione, mentre la parte superiore circolare ottimizza spazio e capacità contenitiva. Le curvature interne favoriscono il corretto deflusso dell’acqua, la profondità calibrata riduce gli spruzzi e i bordi sottili e continui facilitano la pulizia quotidiana.
Realizzato in ceramica naturale, durevole e completamente riciclabile, Yugo nasce da un processo produttivo ottimizzato per ridurre sprechi ed energia. Una sostenibilità che è anche culturale: un oggetto pensato per accompagnare il tempo, disponibile in molteplici colorazioni, che trasforma un gesto quotidiano in un momento di autentica armonia.
Pad. 6, Stand B25 C22
Antoniolupi al Salone Internazionale del Bagno presenta Skyline
Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Antoniolupi presenta Skyline, lavabo freestanding in marmo firmato da Antonio Iraci che nasce da una concezione puramente architettonica dell’oggetto. Il riferimento è quello dello skyline metropolitano: un’architettura di piani sfalsati, superfici parallele e ortogonali, pieni e pause, luce e ombra. Il risultato è un volume tridimensionale scultoreo definito esclusivamente da linee rette — un origami di pietra che emerge dalla parete esprimendo tutta la potenza materica del marmo naturale.
Il progetto gioca con la percezione e la scoperta: frontalmente, la sovrapposizione di due piani cela il bacino senza rivelarne immediatamente la funzione. Solo superato il primo piano visivo il lavabo si svela nella sua interezza, con la vasca sospesa tra due superfici parallele come un ponte contemporaneo. L’interno levigato e altamente riflettente moltiplica le immagini, amplifica la percezione dello spazio e trasforma ogni gesto quotidiano in un’esperienza sensoriale.
Ogni pezzo è irripetibile: venature, variazioni cromatiche e intrusioni minerali attestano l’autenticità della pietra naturale. Skyline è disponibile in tredici marmi e pietre, tra cui Carrara, Nero Marquinia, Calacatta Viola, Port Laurent e Statuario, per inserirsi con eguale forza in ambienti dal minimal contemporaneo al luxury décor.
Glass Design: Madison Marmoral, il vetro che si finge marmo
Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Glass Design amplia la propria collezione di lavabi d’appoggio con Madison Marmoral, un nuovo modello in vetro a base circolare che sorprende lo sguardo e sfida la percezione dei materiali. Le profonde venature chiare su fondo nero e la finitura lucida restituiscono con straordinaria fedeltà l’eleganza senza tempo del marmo Black Marquina — ma è solo osservandolo più attentamente che si svela la sua vera natura: non marmo, bensì vetro lavorato dai mastri vetrai con l’esclusiva tecnica Glass Design.
La differenza non è solo estetica ma progettuale: la scanalatura esterna che caratterizza il corpo del lavabo — elemento distintivo e altamente scenografico — sarebbe quasi impossibile da realizzare su un blocco di pietra naturale. Nel vetro diventa invece un segno di design preciso, regolare e sofisticato, raggiungibile solo grazie alla versatilità e alla perfezione formale di questo materiale.
Madison Marmoral è pensato per ambienti bagno eleganti e raffinati, residenziali o contract, e rappresenta la sintesi ideale tra tradizione artigianale e innovazione tecnologica. Un lavabo che conferma la capacità di Glass Design di trasformare il vetro in materia emozionale, ridefinendo i confini del design contemporaneo per il bagno.
Mamoli: la rubinetteria futuribile di Joe Colombo entra in bagno
Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Mamoli — azienda italiana di rubinetteria con oltre 90 anni di storia — arricchisce la serie Maestri con un nuovo protagonista d’eccezione: Joe Colombo, visionario del design italiano che ha immaginato l’abitare del futuro attraverso una progettualità scultorea e modulare. Dopo Gio Ponti, Alessandro Mendini e Achille Castiglioni, il percorso di valorizzazione della cultura del progetto all’interno dell’ambiente bagno si amplia con uno dei nomi più radicali del design del Novecento.
Il rubinetto capostipite della collezione — un tre fori a bocca alta — nasce dalle linee morbide e continue tipiche di Colombo, esprimendo una perfetta fluidità formale che richiama l’unità abitativa per cui fu originariamente concepito nel 1969, lo stesso anno del leggendario Visiona 1 realizzato per Bayer. Le superfici lucide e riflettenti enfatizzano un linguaggio futuristico per l’epoca, trasformandolo in strumento concreto per l’abitare contemporaneo. Il colore, saturo e vibrante, attraversa la collezione come firma distintiva, valorizzando dettagli e geometrie.
Con questa nuova collezione, il futuro immaginato da Joe Colombo diventa attualità, confermando Mamoli come interprete unico nel panorama della rubinetteria italiana, dove il progetto d’autore diventa motore di innovazione contemporanea.
Frattini al Salone Internazionale del Bagno presenta Don Chisciotte
Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Frattini presenta Don Chisciotte, una nuova collezione di rubinetteria che nasce dalla riscoperta dell’eredità formale della tradizione per reinterpretarla con uno sguardo pienamente contemporaneo. Il progetto parte da una rilettura consapevole dei codici estetici del passato — proporzioni equilibrate, dettagli decorativi, presenza scenica — traducendoli in un linguaggio più essenziale, attuale e trasversale.
Il carattere della collezione si esprime attraverso volumi essenziali, bocche minimali e slanciate e una maniglia distintiva ispirata alle pale dei mulini a vento, omaggio diretto al celebre protagonista cervantino da cui la collezione prende il nome. Un dettaglio iconico che diventa firma visiva riconoscibile, capace di equilibrare la pulizia formale del progetto con una nota narrativa e poetica.
Don Chisciotte è una collezione completa di rubinetteria, disponibile sia con comando tradizionale che con miscelazione monocomando, declinata in 11 varianti colore per adattarsi con versatilità a contesti progettuali differenti, dal bagno classico al più rigoroso minimalismo contemporaneo.
Monitillo: Tecton di Félix Millory, quando il marmo diventa architettura scultorea
Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Monitillo — azienda italiana specializzata nella lavorazione di marmi, graniti e pietre naturali — presenta l’ampliamento della collezione Tecton, nata dalla collaborazione con l’architetto e designer francese Félix Millory. Un progetto che va oltre la superficie decorativa per fare del marmo una presenza strutturale e scultorea: scolpita, equilibrata e composta con una silenziosa monumentalità.
Al centro della collezione brilla il Calacatta viola, selezionato da Monitillo da un punto di cava poco conosciuto, dove intense venature violacee attraversano la pietra come pennellate generate dalla natura. Ogni lastra racconta una storia geologica irripetibile. La vasca si presenta come un monolite puro e archetipico, il cui volume è sottilmente separato per creare una tensione visiva che suggerisce l’impressione che la pietra si sia aperta dall’interno. I lavabi seguono la stessa filosofia: forme scavate nella materia in cui profondità e continuità delle venature diventano protagoniste assolute.
Pad. 13, Stand D41
Salone Internazionale del Bagno 2026: un racconto in continua evoluzione
Questo articolo verrà aggiornato con tutte le anticipazioni, i progetti e le novità che i brand sveleranno nelle settimane precedenti alla manifestazione. Continua a seguirci per non perdere nessuna novità dal Salone Internazionale del Bagno 2026.
C’è un nuovo indirizzo nel cuore di Firenze che vale la pena segnare in agenda. Si chiama Motel, e già dal nome racconta qualcosa di sé: un luogo di passaggio, di incontro, di storie che si intrecciano senza preavviso. Inaugurato il 18 marzo scorso al piano terra del B3, l’edificio centrale dell’ex Manifattura Tabacchi, questo nuovo spazio eventi si candida a diventare uno dei luoghi più interessanti e versatili del panorama culturale fiorentino.
Non una galleria, non un semplice contenitore polifunzionale: Motel è qualcosa di più difficile da etichettare, e forse è proprio in questa sfida definitoria che risiede il suo fascino maggiore.
Un’identità ibrida, come i motel americani
Il riferimento ai motor hotel nati lungo le autostrade americane non è casuale. Evoca un immaginario preciso: luoghi di frontiera, spazi di transito dove le vite si sfiorano, le direzioni si incrociano e ogni sosta può trasformarsi in qualcosa di inaspettato. Motel a Manifattura Tabacchi Firenze funziona esattamente così: accoglie per due anni chi varca la soglia del complesso in trasformazione, offrendo un’esperienza della fabbrica nella sua interezza, prima che la rigenerazione si concluda entro il 2027.
È uno spazio temporaneo nel senso più nobile del termine: non provvisorio, ma volutamente aperto al cambiamento, pensato per mutare forma a seconda di chi lo abita.
I numeri di Motel: 3.000 mq di possibilità
fotografo Alessandro Fibbi
Dal punto di vista pratico, Motel mette a disposizione per l’affitto oltre 3.000 mq nel cuore di Firenze, con una distribuzione degli spazi pensata per rispondere alle esigenze più diverse. Più di 1.500 mq sono destinati ad aree eventi configurabili, 500 mq tra giardino urbano e terrazza coperta offrono ambientazioni en plein air di grande impatto, mentre gli oltre 900 mq del Caveau rappresentano probabilmente la gemma più preziosa dell’intero complesso.
Il Caveau è l’archivio storico e materico dell’ex fabbrica: macchinari, serramenti, oggetti e materiali della vecchia Manifattura Tabacchi, accuratamente catalogati ed esposti, creano una scenografia unica che nessun allestimento temporaneo potrebbe replicare. Visitabile con visite guidate gratuite su appuntamento, può ospitare anche eventi privati di assoluta originalità.
Sfilate, shooting fotografici, convention, produzioni cinematografiche o televisive: lo stile industrial dell’edificio, con la sua architettura originale preservata, fa di Motel una location tailor-made per chi cerca contesti fuori dal comune.
L’allestimento di q-bic: industrial con anima
fotografo Alessandro Fibbi
Il progetto degli interni porta la firma dello studio fiorentinoq-bic, già autore della Factory e dei loft residenziali Puro all’interno del distretto. L’approccio scelto è quello del tocco leggero e reversibile: interventi che esaltano, senza sovrapporsi, la natura industriale dell’edificio, traendo ispirazione dall’iconografia dei motel americani per creare ambienti che si succedono come capitoli di uno stesso racconto.
Gli spazi di q-bic sono concepiti come autonomi ma parte di un sistema unitario: corner che definiscono percorsi non lineari, favorendo una fruizione libera e informale dello spazio. Il movimento stesso diventa elemento progettuale centrale, in perfetta coerenza con la metafora del motel come luogo di transito.
L’allestimento si inserisce nel più ampio processo di trasformazione urbana di Manifattura Tabacchi, collegando fisicamente il polo creativo e il workplace del complesso, come proseguimento naturale della passeggiata dopo la Factory.
Hercules di Patrick Tuttofuoco: l’arte che accoglie
fotografo Alessandro Fibbi
Chi entra in Motel viene accolto da un’opera che difficilmente dimentica: Hercules di Patrick Tuttofuoco, un trittico luminoso che raffigura due occhi osservanti e un’orchidea in equilibrio tra natura maschile e femminile. Una soglia simbolica, potente, che anticipa il tono dell’intero spazio.
La poetica di Tuttofuoco — nato a Milano nel 1974 — ruota attorno al rapporto tra individuo e ambiente, alla capacità umana di trasformare lo spazio circostante. Hercules, acquisita da Manifattura Tabacchi, troverà successivamente una collocazione definitiva all’interno del complesso, ma per ora presidia l’ingresso di Motel con la sua presenza “eroica”.
Il programma culturale: dalla botanica urbana a Gianni Pettena
fotografo Alessandro Fibbi
Motel non è solo una location da affittare: è anche il motore dell’offerta culturale di Manifattura Tabacchi. Il calendario di eventi si apre con Botanica Urbana, una mostra-mercato di piante e fiori realizzata in collaborazione con la Società Toscana di Orticultura, con oltre venti espositori da tutta Italia, workshop di artigianato botanico e proiezioni dedicate al verde urbano.
Da giugno, invece, sarà la volta di Paper/Northern Lights, installazione di Gianni Pettena — architetto-artista fiorentino — curata da Davide Giannella, con display del collettivo Specific. L’opera, originariamente realizzata nel 1971 al Minneapolis College of Art and Design, è composta da lunghe strisce di carta appese al soffitto che i visitatori sono invitati a tagliare con le forbici, costruendo architetture temporanee e spontanee. Un’esperienza partecipativa che trasforma il pubblico in co-autore dello spazio.
Motel: un progetto in divenire
Quello che rende Motel davvero rilevante nel panorama del design e della cultura contemporanea è la sua coerenza concettuale: ogni scelta — dall’allestimento di q-bic all’opera di Tuttofuoco, dalla flessibilità degli spazi al Caveau della memoria — racconta la stessa storia. Una storia di stratificazione temporale, di dialogo tra passato industriale e futuro creativo, di spazio vissuto come esperienza collettiva.
Nel 2027, l’edificio B3 diventerà un hotel. Nel frattempo, Motel occupa quella soglia con intelligenza e generosità, offrendo a Firenze — e a chiunque voglia portarci il proprio progetto — uno dei contesti più stimolanti che la città contemporanea sappia offrire.
C’è un appartamento in zona Cenisio, a Milano, che racconta due storie in una sola pianta. Una storia parla di condomini del dopoguerra, di pavimenti in terrazzo, di parquet in rovere e di quell’estetica rigorosa e borghese che ha fatto la fortuna dell’architettura residenziale meneghina. L’altra arriva da lontano — dall’India, dal subcontinente asiatico, da quei mercati di spezie e tessuti che lasciano un segno indelebile in chi li visita. Casa Safran Cenisio, progettata dallo studio Icona Architetti Associati, è il punto di incontro tra questi due mondi.
Un progetto su misura, nato da una passione
La committente è una giovane donna milanese con una passione viscerale per i viaggi in Oriente e un’abitudine consolidata: invitare spesso gli amici a cena. Due elementi, apparentemente semplici, che hanno indirizzato ogni scelta progettuale. La richiesta era chiara — integrare nella nuova casa la sua copiosa collezione di souvenir e memorabilia provenienti soprattutto dall’India — ma con un vincolo preciso: niente casa “etnica”. L’obiettivo era far coesistere, in un ecosistema coerente, la tradizione milanese degli anni ’60 e il fascino orientale, senza che l’uno sopraffacesse l’altro.
Il risultato è un appartamento di soli 90 metri quadri completamente ripensato nella distribuzione: una zona giorno articolata in living, sala da pranzo e cucina separata, una camera principale con bagno en-suite, un bagno ospiti e uno studio convertibile in camera matrimoniale. Tutto ottimizzato con una precisione quasi chirurgica.
Il living: il cuore pulsante di Casa Safran Cenisio
La pièce principale di Casa Safran Cenisio è senza dubbio il soggiorno. Vi si accede dall’ingresso aggirando un’imponente armadiatura ad L a tutt’altezza, laccata color latte e miele, con stondature agli angoli progettate come nicchie per esporre i pezzi da collezione della proprietaria. Un dettaglio che sintetizza perfettamente l’approccio del progetto: ogni elemento funzionale diventa anche scenografico.
Al centro della stanza, un divano a sagoma curva orienta lo spazio e dialoga con un angolo lettura freestanding. Il parquet in rovere naturale a listelli stretti riprende le tonalità calde del pavimento originale — impossibile da recuperare — mantenendo viva la memoria materica dell’appartamento anni ’60. Di fronte al divano, una libreria-mobile TV in rovere disegnata su misura funge da filtro visivo tra living e sala da pranzo, senza mai interrompere il flusso dello spazio.
Terrazzo veneziano e zafferano: la sala da pranzo che guarda al passato
La sala da pranzo custodisce il gioiello più prezioso dell’appartamento: il pavimento originale in terrazzo a semina grossa, tipico del secondo dopoguerra milanese. Levigato e lucidato fino a ritrovare il suo antico splendore, dialoga con un grande tavolo circolare in stile modernista dal piano in vetro trasparente. Sopra, un lampadario in ottone e vetro opaco impone la sua presenza, mentre un sideboard color terracotta introduce la prima, decisa nota orientale.
La camera e i bagni di Casa Safran Cenisio: dove l’Oriente prende forma
La camera principale è progettata come una grotta accogliente: un grande sistema di armadiature a tutt’altezza integra in un unico oggetto di design testiera, letto e comodini. La laccatura blu indaco crea un contrappunto raffinato al calore del parquet e della testiera. Nel bagno en-suite la contaminazione culturale si fa più esplicita: cementine che richiamano la texture del terrazzo, piastrelle indaco e ottone, terracotta e colori saturi che alla proprietaria evocano immediatamente l’Oriente. Il bagno ospiti riprende lo stesso registro con variazioni più contenute, aggiungendo una piastrella quadrata beige con decori in rilievo ispirati ai ricami dei pattern decorativi indiani.
Un nuovo lessico architettonico firmato Icona Architetti Associati
Ciò che rende Casa Safran Cenisio un progetto davvero riuscito è la sua capacità di non scegliere. In alcuni spazi prevale il rigore meneghino, in altri i colori saturi prendono il sopravvento — terracotta, blu indaco, zafferano, menta — ma tutto è sempre in dialogo. Icona Architetti Associati ha costruito un remix di valori estetici che si sostengono a vicenda, generando un lessico architettonico originale che vale più della somma delle sue parti. Non una casa etnica, non una casa milanese: una casa, semplicemente, unica.
Il rapporto tra conservazione del patrimonio architettonico e innovazione tecnologica è oggi uno dei temi centrali nel restauro delle architetture del Novecento. Un caso emblematico è l’intervento di recupero della pensilina di via Valfonda presso la Stazione di Santa Maria Novella a Firenze, avviato dopo il crollo di alcune parti della struttura nel luglio 2019.
I lavori, curati da Grandi Stazioni Rail (società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) sono stati autorizzati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e hanno rappresentato un’importante occasione di ricerca sul tema della riproducibilità tecnica del mosaico architettonico moderno.
Il contesto: il modernismo italiano tra industria e tradizione
Gli anni compresi tra le due guerre mondiali hanno lasciato in Italia un patrimonio architettonico di straordinario valore. In questo periodo si affermò una nuova concezione degli edifici, dove innovazione formale, tecniche costruttive industriali e tradizione artigianale convivevano.
La Stazione di Santa Maria Novella rappresenta uno dei simboli più significativi di questa stagione culturale. Le architetture del modernismo toscano combinarono infatti:
tecniche costruttive tradizionali
processi produttivi industriali
componenti edilizi pensati per essere seriali e riproducibili
Questo aspetto introduce una riflessione fondamentale per il restauro contemporaneo: quando un elemento architettonico nasce industriale, la sua riproduzione può diventare parte integrante della conservazione.
Il caso della pensilina di via Valfonda
L’intervento si è concentrato sul rivestimento in mosaico della pensilina, in particolare sulle parti verticali soggette a degrado e distacco delle tessere.
Le operazioni principali hanno previsto:
sostituzione delle tessere deteriorate
ricostruzione delle superfici mosaicate dove presenti soluzioni incongrue
ripristino della continuità estetica del rivestimento
conservazione e catalogazione delle tessere originali recuperabili
Le tessere originali provenienti dalle parti verticali della pensilina, laddove facilmente distaccabili, sono state conservate per futuri reintegri o riutilizzi in loco, contribuendo alla salvaguardia della materia storica.
Riproducibilità tecnica del mosaico: un approccio contemporaneo
Uno dei punti centrali del progetto è stato il concetto di riproduzione fedele ma non imitativa.
La ricostruzione del mosaico non è stata concepita come una semplice replica “com’era e dov’era”, ma come:
una reinterpretazione coerente con la logica industriale originaria dell’opera
un processo di ricerca sulla cromia e sulle tecniche di posa storiche
un confronto con la produzione industriale contemporanea
L’obiettivo era ottenere tessere nuove perfettamente analoghe alle originali, pur utilizzando tecnologie moderne capaci di garantire maggiore durata e resistenza agli agenti atmosferici.
Ricerca e sviluppo del mosaico originale
Il progetto ha quindi assunto una dimensione di ricerca applicata, volta a ricostruire le caratteristiche del mosaico originario:
dimensioni delle tessere
cromie e materiali
tecniche di posa
assenza di fuga tra gli elementi
Sono state realizzate diverse campionature fino a individuare una soluzione in cui tessere analoghe alle originali venissero posate senza fuga, riproducendo la continuità visiva del mosaico storico.
In alcune prove sono state inserite tessere originali recuperate, accostate ai nuovi elementi per verificare l’effettiva coerenza cromatica e materica.
Il rivestimento intradossale delle pensiline
Per quanto riguarda il rivestimento del soffitto delle pensiline, numerosi test hanno portato alla selezione di una soluzione precisa.
Gli architetti del cosiddetto Gruppo Toscano individuarono come più coerente con l’architettura della stazione il rivestimento in ceramica con tessere da 2×2 cm, ritenuto l’unico capace di garantire:
continuità estetica con il progetto originario
uniformità del disegno superficiale
integrazione armonica con le altre finiture architettoniche
Conservare il senso dell’architettura
L’intervento sulla pensilina di via Valfonda dimostra come il restauro delle architetture moderne richieda un approccio diverso rispetto agli edifici storici tradizionali.
Quando la “pelle architettonica” nasce come prodotto industriale, la sua riproduzione può rappresentare non una perdita di autenticità, ma uno strumento per preservare il senso originario dell’opera.
Il progetto ha quindi perseguito un obiettivo chiaro: ricostruire la superficie mosaicata mantenendo fedeltà materica, coerenza cromatica e qualità percettiva, restituendo alla stazione l’unità visiva progressivamente compromessa da interventi manutentivi poco sensibili nel corso dei decenni.
Teamwork Italy nasce nel 1999 con l’obiettivo di prendere le distanze dalla standardizzazione industriale, scegliendo fin da subito un modello produttivo altamente flessibile. Questo approccio ci consente di progettare e realizzare piastrelle in ceramica completamente su misura: superfici sartoriali ed esclusive, pensate per interpretare e valorizzare l’identità di ogni progetto architettonico.
Con la fine dell’inverno e l’allungarsi delle giornate, il giardino torna lentamente a essere uno spazio vivo, pronto a rinnovarsi. Ma dopo mesi di freddo, pioggia e gelo, piante e terreno hanno bisogno di cure attente per affrontare al meglio la nuova stagione.
In questa guida analizziamo come sistemare il giardino passo dopo passo: dai lavori di giardinaggio primaverili alla scelta dell’attrezzatura giusta, fino alle idee per renderlo più bello, sostenibile e facile da gestire. Gli interventi eseguiti nel momento giusto influenzeranno in modo decisivo la salute e la bellezza degli spazi verdi per tutto l’anno.
Da dove iniziare: osservazione e pulizia del giardino
Il primo passo per sistemare il giardino è l’osservazione. Prima di intervenire, è importante valutare lo stato generale: rami secchi, piante danneggiate dal gelo, foglie accumulate e zone di prato ingiallite sono segnali normali dopo l’inverno, ma vanno affrontati con metodo.
La pulizia iniziale è fondamentale: eliminare foglie morte, residui vegetali e rami spezzati permette al terreno di respirare e riduce il rischio di malattie fungine. Una pulizia approfondita riguarda anche pavimentazioni, vialetti e superfici esterne, che dopo la stagione fredda necessitano di un intervento deciso. Per queste operazioni, soprattutto in caso di ampie superfici, può rivelarsi molto utile il noleggio di un’idropulitrice: apparecchi disponibili in vari modelli, accomunati da estrema efficacia nel rimuovere lo sporco in poco tempo e senza fatica.
La potatura: un intervento delicato ma essenziale
Uno degli interventi più importanti — e più delicati — nei lavori di giardinaggio primaverili è la potatura. Si interviene soprattutto su arbusti ornamentali, rose e siepi, rimuovendo rami secchi o malati e dando forma alla pianta.
È fondamentale rispettare i tempi giusti: alcune specie vanno potate prima della ripresa vegetativa, altre solo dopo la fioritura. Una potatura corretta favorisce una crescita equilibrata e una fioritura più abbondante; una errata, invece, indebolisce la pianta e la rende più vulnerabile a malattie e parassiti.
Attenzione agli errori comuni: evita di potare troppo presto, quando le temperature non si sono ancora stabilizzate, e di tagliare in modo eccessivo. Ogni specie ha esigenze specifiche: informarsi o affidarsi a un esperto può fare una grande differenza.
Il prato: ripristino e cura dopo l’inverno
Grande attenzione va riservata al prato, spesso messo a dura prova dal freddo. Dopo aver valutato le condizioni generali — freddo, siccità e gelo lasciano il segno — si procede con:
Eliminazione di muschio e feltro, per permettere al terreno di respirare
Concimazione primaverile leggera, ricca di azoto, per stimolare la ripresa vegetativa
Risemina delle zone diradate, prestando attenzione che il terreno resti umido
Primo taglio, solo quando l’erba ha raggiunto un’altezza adeguata
Se il giardino è ampio e il terreno necessita di lavorazioni radicali, può essere utile valutare il noleggio di una motozappa, soluzione comoda e conveniente che permette di scegliere l’attrezzatura più adatta e utilizzarla solo per il tempo necessario, senza affrontare spese impegnative.
Per mantenere il prato sempre in salute, un impianto di irrigazione garantisce un livello di umidità costante anche nelle giornate più assolate. L’aggiunta di un sensore pioggia completa il sistema, evitando sprechi d’acqua all’insegna della sostenibilità.
Attrezzatura per il giardinaggio: cosa serve davvero
Avere la giusta attrezzatura per il giardinaggio fa la differenza tra un lavoro faticoso e uno efficiente. Per i lavori primaverili più comuni, l’essenziale comprende:
Forbici da potatura e troncarami per arbusti e rami
Rastrello e soffiatore per la raccolta di foglie e residui
Vanga e forca per la lavorazione del terreno
Irrigatore o impianto di irrigazione automatico
Tosaerba o robot tagliaerba per la cura del prato
Proprio il robot tagliaerba merita una menzione speciale: la tecnologia moderna offre uno strumento che non solo fa risparmiare tempo, ma migliora anche le condizioni del tappeto erboso, fertilizzandolo con il rilascio dell’erba tagliata. Un’operazione più ecologica e sostenibile rispetto ad altre soluzioni, come il prato sintetico, che riduce la superficie drenante e comporta costi di realizzazione e manutenzione spesso sottovalutati.
Aiuole, orti e nuove piante: la primavera è il momento giusto
La primavera è il periodo ideale per preparare aiuole e orti. Il terreno va lavorato, arricchito con compost o concime organico e livellato prima di procedere con le semine e la messa a dimora di nuove piante, approfittando di temperature più miti e di una maggiore disponibilità d’acqua naturale.
Scegliere fiori e piante per il giardino
La scelta di fiori e piante è una delle fasi più piacevoli del giardinaggio. Per le siepi sono indicati oleandri e camelie; per le aiuole si può optare per ciclamini e primule. Di sicuro effetto è la bouganville, pianta rampicante adatta soprattutto ai climi miti. I rampicanti, in generale, sono una scelta interessante anche in ottica di risparmio di spazio: usati al posto della siepe, offrono copertura verticale limitando le potature.
Un orto domestico è un valore aggiunto sia per giardini spaziosi che per spazi più contenuti. Pomodori, zucchine, insalata e fragole sono tra le colture più gratificanti da gestire in autonomia. Affinché l’orto dia i suoi frutti, è importante prestare attenzione alle tempistiche di semina e alla gestione delle piantine nelle prime settimane di crescita.
Il giardino in estate: come mantenerlo in salute nei mesi più caldi
Se la primavera è il momento della ripartenza, l’estate è la stagione della manutenzione costante. Le alte temperature, la siccità e l’esposizione prolungata al sole mettono a dura prova piante, prato e terreno. Intervenire nel modo giusto significa preservare il lavoro fatto in primavera e arrivare all’autunno con un giardino ancora in forma.
Irrigazione: la priorità assoluta
In estate, l’irrigazione diventa l’attività più critica di tutto il giardinaggio. La regola d’oro è innaffiare nelle ore più fresche, preferibilmente la mattina presto o dopo il tramonto, per ridurre l’evaporazione e lo stress idrico delle piante. Un impianto di irrigazione automatico con sensore pioggia è la soluzione più efficiente: garantisce costanza senza sprechi, anche durante le ondate di calore.
Le piante in vaso soffrono più di quelle in piena terra e possono richiedere innaffiature quotidiane. Controllare sempre il terreno prima di irrigare: meglio irrigare meno spesso ma in profondità, piuttosto che bagnare superficialmente ogni giorno.
Taglio del prato e cura del manto erboso
In piena estate il prato va gestito con attenzione. Alzare la lama del tosaerba rispetto alle impostazioni primaverili è fondamentale: un’erba più alta protegge le radici dal calore e trattiene meglio l’umidità. Evitare di tagliare nei momenti di siccità estrema o di forte stress idrico: l’erba indebolita taglia male e fatica a riprendersi.
Il robot tagliaerba si conferma alleato prezioso anche in estate, garantendo tagli frequenti e leggeri che favoriscono la salute del prato senza traumatizzarlo.
Controllo di parassiti e malattie
Il caldo favorisce la proliferazione di afidi, ragnetti rossi e altri parassiti, oltre a malattie fungine che si sviluppano in condizioni di umidità e calore combinati. È importante monitorare regolarmente le piante, soprattutto le più vulnerabili come rose e ortaggi, e intervenire tempestivamente con prodotti a basso impatto ambientale.
Orto estivo: raccolta e nuove semine
L’estate è la stagione più produttiva per l’orto di casa. Pomodori, zucchine, melanzane, fagiolini e basilico sono al loro apice. La raccolta regolare — anche degli ortaggi ancora acerbi — stimola la produzione e prolunga la stagione di raccolta. Tra fine luglio e agosto è già possibile fare semine scalari di insalata, ravanelli e spinaci per l’autunno.
Cosa rimandare all’autunno
Alcune operazioni vanno deliberatamente evitate in estate: potature importanti, trapianti di arbusti e piante perenni, e la messa a dimora di nuovi alberi. Queste attività stressano le piante proprio nel momento in cui hanno meno risorse per reagire. Pianificale per settembre, quando le temperature scendono e il terreno è ancora caldo.
Prodotti per il giardinaggio: concimi, terricci e molto altro
Tra i prodotti per il giardinaggio da tenere sempre a disposizione, i più utili per la stagione primaverile sono:
Concimi organici per aiuole, prato e orto (attenzione: più concime non significa più crescita — un eccesso brucia le radici e altera l’equilibrio del terreno)
Terriccio universale o specifico per rinvasare piante o arricchire le aiuole
Prodotti antiparassitari a basso impatto ambientale per la prevenzione
Pacciamatura per mantenere l’umidità e limitare le erbacce
La prevenzione è spesso trascurata, ma è uno degli aspetti più importanti: controllare la presenza di parassiti, verificare lo stato degli impianti di irrigazione e programmare gli interventi futuri consente di evitare problemi nei mesi più caldi.
Idee giardino: sostenibilità e resilienza al cambiamento climatico
Sistemare il giardino oggi significa anche ripensarlo in chiave più sostenibile e resiliente. Il cambiamento climatico impone scelte nuove, che permettano di ridurre i costi di gestione e aumentare la resistenza delle piante a siccità e sbalzi termici.
Alcune idee pratiche:
Prato alternativo: esistono miscele di specie a basso fabbisogno idrico che richiedono poca acqua e pochissimi tagli — alcune varietà, di lento sviluppo, possono essere tagliate solo due volte l’anno
Arbusti resistenti al caldo: scegliere specie in base alle esigenze di spazio e alla capacità di tollerare le alte temperature
Alberi giusti: valutare resistenza al caldo, dimensioni e portamento prima di piantare
Razionalizzare gli spazi: liberare il prato da vegetazione fuori contesto e collocare le piante meritevoli sul perimetro del terreno
Ridurre i lavori non necessari: potature estetiche fini a sé stesse, concimazioni eccessive e irrigazioni non calibrate sono sprechi da eliminare
Per chi vuole affidarsi a professionisti, il consiglio è di scegliere esperti certificati ETT – European Tree Technical, in grado di indicare le soluzioni migliori per valorizzare il giardino al minor costo possibile.
Giardino con ghiaia: un’alternativa funzionale ed estetica
Una soluzione sempre più apprezzata per ridurre la manutenzione e valorizzare gli spazi è il giardino con ghiaia. La ghiaia si adatta a molti stili — dal moderno al mediterraneo — e offre vantaggi concreti: riduce la crescita delle erbacce, favorisce il drenaggio e richiede interventi minimi nel tempo.
Può essere utilizzata per vialetti, zone di passaggio, aree decorative intorno ad arbusti e piante grasse, oppure come alternativa parziale al prato nelle zone meno frequentate del giardino.
Come sistemare il giardino fai da te: è davvero possibile?
Sistemare il giardino fai da te è un obiettivo raggiungibile per chi ha voglia di dedicarci tempo e impegno. La chiave è procedere con metodo: valutare le condizioni attuali, intervenire con strumenti adeguati, scegliere le piante giuste e non trascurare la prevenzione.
Gli errori più comuni da evitare:
Anticipare troppo le semine e le potature, prima che le temperature si stabilizzino
Concimare in eccesso, pensando che “di più è meglio”
Trascurare il terreno: un suolo compatto o povero non permette alle piante di svilupparsi correttamente
Potare senza motivo, stravolgendo la forma naturale degli arbusti
Con pochi gesti mirati e una manutenzione costante, anche chi non ha un pollice verde può ottenere risultati soddisfacenti e godersi il proprio giardino durante tutta la bella stagione.
Checklist operativa: cosa fare in giardino in primavera e in estate
Una pianificazione chiara è il modo migliore per non dimenticare nulla e distribuire i lavori di giardinaggio nel corso dell’anno senza sovraccaricarsi. Usa questa checklist come riferimento pratico.
Primavera (marzo – maggio)
Valutare lo stato generale del giardino dopo l’inverno
Rimuovere foglie secche, rami spezzati e residui vegetali
Pulire pavimentazioni e superfici esterne (idropulitrice)
Potare arbusti ornamentali, rose e siepi
Arieggiare e concimare il prato con fertilizzante azotato
Riseminare le zone di prato diradate
Lavorare il terreno delle aiuole e dell’orto
Aggiungere compost o concime organico al terreno
Eseguire le prime semine e mettere a dimora nuove piante
Verificare e ripristinare l’impianto di irrigazione
Controllare la presenza di parassiti svernanti
Estate (giugno – agosto)
Regolare l’irrigazione nelle ore fresche (mattina presto o sera)
Alzare la lama del tosaerba per proteggere le radici
Monitorare piante e ortaggi per parassiti e malattie
Raccogliere regolarmente gli ortaggi per stimolare la produzione
Pacciamere le aiuole per ridurre l’evaporazione
Eliminare le erbacce prima che producano semi
Evitare potature importanti e trapianti nelle giornate più calde
Pianificare le semine scalari di fine estate (insalata, spinaci)
Domande frequenti sul giardinaggio (FAQ)
Quando è il momento giusto per iniziare i lavori di giardinaggio in primavera?
Il momento ideale per riprendere i lavori di giardinaggio è quando le temperature minime notturne si stabilizzano stabilmente sopra i 5°C, generalmente tra fine febbraio e marzo a seconda della zona climatica. Anticipare troppo — soprattutto per semine e potature — espone le piante al rischio di gelate tardive che possono compromettere gemme e germinazione.
Come sistemare il giardino fai da te senza spendere troppo?
Il modo più efficiente per sistemare il giardino in autonomia è procedere per priorità: prima la pulizia, poi il prato, poi aiuole e piante. Per i lavori più pesanti che richiedono macchinari specifici — come la lavorazione del terreno o la pulizia delle superfici — il noleggio di attrezzature da giardinaggio è la soluzione più conveniente rispetto all’acquisto, soprattutto se si tratta di operazioni occasionali.
Quanto spesso va tagliato il prato in estate?
In estate il prato cresce più lentamente a causa del caldo e dello stress idrico. In condizioni normali è sufficiente un taglio ogni 10-14 giorni, mantenendo una lunghezza dell’erba maggiore rispetto alla primavera (almeno 5-6 cm). In periodi di siccità estrema è preferibile evitare il taglio del tutto fino al ritorno delle piogge.
Quali piante sono più adatte a un giardino con poco spazio?
Per giardini piccoli le scelte migliori sono piante rampicanti come bouganville e falso gelsomino, che sviluppano la vegetazione in verticale senza occupare spazio a terra; arbusti compatti come lavanda e pittosporo; e piante perenni che garantiscono fioritura senza richiedere rinnovo annuale. Anche un piccolo orto in cassoni rialzati è una soluzione pratica ed estetica per spazi ridotti.
È meglio il prato naturale o il prato sintetico?
Il prato naturale è preferibile sotto quasi tutti i punti di vista: migliora il drenaggio dell’acqua piovana, contribuisce alla biodiversità, regola la temperatura del suolo e ha un impatto ambientale molto inferiore. Il prato sintetico, al contrario, riduce la superficie drenante, si surriscalda in estate e richiede comunque manutenzione periodica, con costi di installazione spesso superiori a quelli del prato naturale. Esistono inoltre miscele di erbe a basso fabbisogno idrico che rappresentano una valida alternativa per chi vuole ridurre la manutenzione.
Quando conviene noleggiare l’attrezzatura per il giardinaggio invece di acquistarla?
Il noleggio conviene ogni volta che si tratta di un’operazione stagionale o occasionale: motozappe per la lavorazione del terreno in primavera, idropulitrici per la pulizia delle superfici, biotrituratori per smaltire i residui di potatura. Acquistare questi macchinari ha senso solo se vengono utilizzati con frequenza regolare durante tutto l’anno. In tutti gli altri casi, il noleggio permette di accedere ad attrezzature professionali pagando solo per il tempo necessario.
Conclusione
Sistemare il giardino non è un’attività da fare una volta sola, ma un percorso continuo che segue il ritmo delle stagioni. Ogni periodo dell’anno porta con sé interventi specifici: la primavera è il momento della ripartenza e della semina, l’estate richiede attenzione costante all’irrigazione e alla salute delle piante, l’autunno prepara il giardino al riposo invernale.
La chiave per ottenere risultati soddisfacenti — anche senza essere esperti — è pianificare in anticipo, usare gli strumenti giusti e rispettare i tempi della natura. Che tu abbia un grande giardino da riprogettare o un piccolo spazio verde da valorizzare, ogni scelta fatta con consapevolezza si traduce in un ambiente più bello, più sostenibile e più facile da gestire nel tempo.
Con questa guida hai tutti gli elementi per iniziare: non resta che mettere le mani in terra.
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Il soggiorno è la stanza della casa che più incarna il significato delle parole accoglienza e funzionalità. È infatti il luogo che più di tutti appare deputato al relax, ed è per questo che è importante che coniughi praticità e soluzioni in grado di creare un’atmosfera che invogli a distendere il corpo e la mente.
Qualcosa che vale ancora di più se si sceglie uno stile come quello moderno, il quale vede al centro un equilibrio tra razionalità, proporzioni, innovazione dei materiali e delle soluzioni illuminotecniche. Questo nell’intento di ricreare un ritmo nella composizione armonico e in cui è facile rispecchiarsi. Parliamo infatti di un mood che ben incarna le esigenze della contemporaneità.
In questo contesto, i mobili per la zona giorno rappresentano uno degli aspetti a cui dedicare maggiore attenzione. L’ideale è optare per un mix di complementi d’arredo in legno, alluminio e vetro, dalle forme e linee essenziali e nel segno della luminosità. Tutti tratti tipici di un arredamento moderno del soggiorno.
Il soggiorno inteso come luogo di relazione e scambio
Il soggiorno moderno è da intendere come un luogo di scambio e di relazione: elementi che si inseriscono nella sua accezione primaria, ovvero quella che lo vede come un luogo deputato al relax.
È nel soggiorno che ci si distende sul divano, si accolgono gli amici, si legge un libro, ci si confronta con i familiari. È in questo senso che è, appunto, un luogo di scambio, persino per chi abita da solo.
Quali sono le idee di arredo per il soggiorno che più rispecchiano questi aspetti? Ce ne sono diverse, ma la cosa davvero importante, quando si opta per lo stile moderno, è puntare sull’apertura, l’ariosità e l’ampiezza delle superfici. Ciò si ottiene inserendo pochi mobili, semplici e funzionali, nonché valorizzando la luce naturale presente nella stanza.
La palette cromatica per l’arredamento moderno del soggiorno
Quali sono i colori da preferire per arredare un soggiorno in stile moderno? Ecco tre palette perfette per un insieme raffinato e armonico:
– nero antracite + blu scuro + grigio scuro + ottone/bronzo: una palette che può sembrare molto scura, ma che in realtà è davvero luminosa. Al centro c’è infatti un mix tra le sfumature degli elementi in metallo e quelle del legno e dei dettagli più scuri, come cornici e mobili;
– bianco panna oppure Cloud Dancer (il colore Pantone 2026) + grigio perla + nero antracite + sabbia: una palette che permette di creare un gioco tra elementi pieni e vuoti, senza mai eccedere. Il risultato è elegante e contemporaneo, a fronte di un mix altamente personalizzabile;
– ruggine + tortora + legno chiaro + verde salvia: questa palette in stile moderno rappresenta l’ideale per creare un mix accogliente e green, dando modo di mantenere un equilibrio armonioso e soft. Il risultato è un insieme delicato, mai sopra le righe.
I mobili che non possono mancare
Qualsiasi mobile moderno per il soggiorno si distingue per il design minimale e funzionale: è questo connubio a generare la sensazione di accoglienza e funzionalità.
Ciò può essere applicato tanto al tavolino da caffè quanto al divano, alle poltrone, ma anche alla libreria – perfetta nella versione sospesa – e persino ai tappeti.
Sono pochi e semplici mobili, come si può vedere, a cui occorre aggiungere accessori quali quadri, stampe, specchi e pannelli decorativi. Elementi che permettono di personalizzare il living, rendendolo più intimo e versatile: possono infatti essere cambiati nel tempo, senza stravolgere l’insieme.