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30 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Futura, il colore dell’abitare di q-bic a Manifattura Tabacchi

C’è un momento, nella vita di un quartiere, in cui la rigenerazione smette di somigliare a un cantiere e comincia ad assomigliare a una città. A Manifattura Tabacchi Firenze quel momento è adesso. L’ex fabbrica di sigari, riqualificata all’80% e attesa al traguardo nel 2028, accoglie nuovi residenti, nuove imprese e un nuovo capitolo dell’abitare: Futura. Il progetto residenziale Futura, disegnato da Piuarch e arredato negli interni dallo studio fiorentino q-bic, consegnerà nell’autunno 2027 novantadue appartamenti per chi vuole vivere vicino al centro storico senza rinunciare a spazio, verde e servizi.

Un edificio in dialogo con il razionalismo

Avviato nell’ottobre 2025, Futura si sviluppa su nove piani e nasce per dialogare con l’identità razionalista del complesso, arricchendola di un approccio più umanistico, in cui desideri e benessere delle persone vengono prima di tutto. Lo si legge già nell’immagine esterna: una facciata chiara, scandita da logge profonde che accolgono piante e fioriture, poggia su un basamento in laterizio che richiama il carattere industriale dell’area. Il risultato è un volume netto ma accogliente, che guarda alla memoria del luogo senza farsene prigioniero.

Facciata di Futura, edificio residenziale di Piuarch a Manifattura Tabacchi Firenze, con logge verdi

q-bic e il colore come linguaggio domestico

Se la cornice è rigorosa, gli interni raccontano un’altra storia. Nei render firmati q-bic la casa contemporanea abbandona la neutralità d’ordinanza e si concede il lusso del carattere. Un divano di un blu intenso e un pouf bordato d’arancio illuminano il living, dove poster dai toni primari, un grande arazzo decorativo e un tavolino dalla silhouette scultorea in rosso mattone fanno da contrappunto alle pareti bianche e al parquet naturale. Di sera la scena cambia registro: la cucina, incassata in una nicchia di blu cobalto con luce radente, diventa il fulcro della zona giorno, mentre un divano grigio, un tappeto dalle geometrie terrose e tavolini in terrazzo e vetro verde scandiscono i volumi con eleganza.

Zona giorno serale con cucina blu cobalto negli appartamenti di Manifattura Tabacchi Firenze, progetto q-bic

Per lo studio fiorentino non è una prima volta. q-bic ha già firmato Puro, residenza completata e abitata all’interno dello stesso complesso, e con Futura consolida il proprio contributo alla nuova dimensione abitativa di Manifattura Tabacchi Firenze. L’approccio è coerente: spazi che mettono al centro le esigenze quotidiane di chi li vive, in cui il design contemporaneo è uno strumento di comfort e non una vetrina.

Leggi anche: “Dove la memoria industriale diventa arte: studio Q-BIC trasforma la Manifattura Tabacchi di Firenze”

Manifattura Tabacchi appartamenti: tagli, logge e viste

L’offerta di Futura è ampia e pensata per target diversi. Si parte dallo studio compatto, ideale per giovani coppie e professionisti, si passa ai trilocali e ai quadrilocali per le famiglie e si arriva alle grandi metrature dei piani alti. Ogni unità dispone di una terrazza loggiata privata, per un totale di circa 950 metri quadrati di spazi esterni, con affacci sul centro storico, sul quartiere e sulle colline, oppure sul cuore di Manifattura Tabacchi e sul Parco delle Cascine. Le logge, nei render, sono vere stanze all’aperto: pavimenti caldi, schermature verdi, sedute leggere e il profilo della città sullo sfondo.

Terrazza loggiata di un appartamento di Futura con vista sulle colline e sul centro storico di Firenze

La formula è quella dell’abitare senza pensieri. Gli appartamenti di Manifattura Tabacchi Firenze vengono consegnati chiavi in mano e completamente arredati, con cucine e armadiature personalizzabili grazie alle partnership con Zoo Design e MCD. Chi vuole scegliere le finiture ha tempo fino all’autunno 2026. Gli edifici sono previsti in classe energetica A1 o superiore, e i numeri raccontano un interesse già concreto: il 40% delle unità risulta venduto e il 60% degli acquirenti l’ha scelto come prima casa, segno di un progetto di vita più che di un investimento.

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Servizi pensati per chi abita

Futura mette a disposizione dei residenti circa 470 metri quadrati di aree comuni al piano terra. Ci sono una lobby di 140 metri quadrati con portineria e deposito pacchi, un deposito passeggini, una pet room, un parcheggio per biciclette e bici elettriche con bike lab attrezzato per la manutenzione, e un’area fitness di 90 metri quadrati con attrezzature di ultima generazione, riconoscibile dall’insegna turchese che porta il nome dell’edificio. Un collegamento diretto con il parcheggio sotterraneo rende semplice il rientro a casa.

Area fitness di Futura riservata ai residenti, tra i servizi del progetto residenziale a Manifattura Tabacchi Firenze

Un quartiere che si apre alla città

Fuori dalla porta, il contesto fa parte dell’offerta. Il quartiere è accessibile solo a pedoni e ciclisti, senza muri di cinta, ed è attraversato dal progetto paesaggistico di Antonio Perazzi, con oltre mille alberi e più di cento specie vegetali. L’energia geotermica e una gestione attenta dell’acqua completano una filosofia eco-friendly che guida l’intero masterplan da 110.000 metri quadrati. Nel 2027 è atteso anche l’arrivo della linea T4 della tramvia, che collegherà direttamente il complesso al centro.

Futura si affianca ad Anilla, firmato da Patricia Urquiola, a Puro e a Zenit, il monumentale edificio di Studio Dragò già in fase di consegna, e si inserisce in una comunità che comprende studenti, professionisti e viaggiatori: dal Manifattura Campus di Polimoda, che avrà presto una nuova biblioteca della moda, ai nuovi uffici di EY. È qui che Firenze sperimenta un modo diverso di abitare, vicino al centro ma con il respiro di un parco.

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30 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Soffitti tesi: una soluzione moderna ed elegante per rinnovare gli ambienti

Quando si arreda casa non si considera mai il soffitto, eppure è un elemento che può cambiare profondamente la percezione di una stanza. I soffitti tesi offrono nuove possibilità decorative, combinando finiture contemporanee, illuminazione e soluzioni adatte a diversi stili abitativi.

Che cosa sono i soffitti tesi e perché sceglierli

Il soffitto teso è un rivestimento composto da un telo flessibile, fissato a profili installati lungo il perimetro della stanza. La tensione del materiale crea una superficie uniforme, capace di coprire le irregolarità del soffitto esistente senza ricorrere necessariamente a opere di ristrutturazione. Questa caratteristica rende la soluzione interessante sia negli edifici di nuova costruzione sia negli interventi di recupero. In un appartamento datato, per esempio, un soffitto teso può contribuire a rinnovare l’aspetto di una stanza con crepe superficiali o finiture poco omogenee. In un’abitazione moderna, invece, permette di ottenere un risultato coordinato con gli altri elementi dell’arredo. Uno dei principali vantaggi riguarda la rapidità di installazione: rispetto a lavorazioni che richiedono rasatura, levigatura e successive tinteggiature, la posa del telo è rapida e può limitare polvere e residui. Tuttavia, quando si sceglie un soffitto teso è utile considerare non soltanto l’aspetto estetico, ma anche la destinazione della stanza, l’altezza disponibile e le esigenze di illuminazione.

Finiture e colori: come valorizzare ogni ambiente

La scelta della finitura determina una grossissima percentuale dell’effetto visivo del soffitto. Per questo motivo è importante valutare il rivestimento prendendo come riferimento le dimensioni della stanza, la luce naturale e i colori già presenti.

Superfici opache per un’eleganza discreta

Le finiture opache sono adatte agli ambienti in cui si desidera ottenere un risultato sobrio e armonioso. La loro superficie non riflette la luce in modo marcato e si integra facilmente con pareti dai colori neutri, pavimenti in legno e arredi dalle linee pulite. Tonalità come il bianco caldo, l’avorio e il grigio chiaro sono versatili, particolarmente indicate per soggiorni, camere da letto e corridoi. Si possono valutare diverse soluzioni disponibili sul portale SWAL

Soffitti tesi: camera da letto elegante con soffitto teso opaco in tonalità chiare, arredi neutri e pavimento in legno

Finiture lucide per amplificare la stanza

Le superfici lucide o laccate sono indubbiamente più scenografica. Riflettendo parte della luce e degli elementi circostanti possono contribuire a rendere visivamente più dinamico un ambiente. Questa soluzione richiede però un’attenta progettazione: in una stanza ricca di decorazioni, riflessi e contrasti, un soffitto molto brillante potrebbe risultare eccessivo e dar vita ad una accozzaglia visiva. Al contrario, in un interno essenziale, può diventare un elemento fondamentale.

Soffitti tesi: soggiorno moderno con soffitto teso lucido bianco che riflette il lampadario a bolle di vetro, tra pareti grigie e parete scura

Illuminazione integrata: il soffitto diventa protagonista

Un soffitto teso può dare diversi spunti per progettare i punti luce. La superficie uniforme consente infatti di studiare soluzioni integrate che accompagnano l’architettura e contribuiscono a definire l’atmosfera degli spazi. Una delle possibilità è la retroilluminazione: una sorgente luminosa viene collocata dietro un telo traslucido, creando una diffusione omogenea della luce. L’effetto può ricordare un grande pannello luminoso, particolarmente interessante in ambienti contemporanei e spazi aperti. In alternativa, si possono integrare faretti o predisporre punti luce in corrispondenza delle diverse zone funzionali.

Nel soggiorno, per esempio, un’illuminazione generale può essere abbinata a luci dedicate alla lettura o alla zona pranzo. In cucina, invece, è importante combinare una luce ambientale con un’illuminazione adeguata per i piani di lavoro.

Soffitti tesi: cucina open space con soffitto teso retroilluminato, faretti incassati e luce sotto i pensili sul piano di lavoro

Soluzioni decorative per personalizzare gli spazi

I soffitti tesi possono diventare a tutti gli effetti parte integrante del progetto decorativo. La disponibilità di materiali, colori e trattamenti differenti consente di sviluppare soluzioni adatte a contesti stilistici diversi. Un’opzione è il telo stampato, che permette di introdurre motivi grafici, immagini o decorazioni personalizzate. Si tratta però di una scelta da utilizzare con attenzione e parsimonia, soprattutto quando parliamo di stanze di piccole dimensioni. Un disegno molto elaborato, infatti, può attirare eccessivamente l’attenzione e competere con gli altri elementi dell’arredamento, rischiando di diventare una sorta di “pugno nell’occhio” visivo.

Un’altra possibilità riguarda i soffitti tesi acustici. Alcuni sistemi sono progettati per contribuire alla riduzione del riverbero, grazie a teli specifici e a una configurazione studiata per assorbire parte delle emissioni acustiche. Si tratta di una caratteristica utile in stanze grandi, nelle soluzioni open space o in locali in cui le superfici dure possono rendere più difficile la conversazione.

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29 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Baita Bessen: il recupero di una baita di montagna tra architettura alpina e design contemporaneo

A pochi chilometri da Sestriere, nel borgo di Bessen Basso, Studio Fabio Fantolino restituisce vita a una baita di montagna di 170 mq senza cancellarne la memoria.

Ci sono luoghi in cui il progetto più riuscito è quello che si nota meno. A Sauze di Cesana, nell’Alta Val di Susa, Baita Bessen è una baita di montagna che mostra come l’architettura alpina possa aggiornarsi senza tradire se stessa: dall’esterno sembra non essere cambiato quasi nulla, dentro è una casa contemporanea, calda e sorprendentemente efficiente.

Una baita di montagna da salvare, una casa da vivere

Il borgo di Bessen Basso è al centro di un più ampio processo di riqualificazione, e la baita, distribuita su tre livelli, ne è uno dei tasselli. Il punto di partenza era una scommessa a due facce. Da un lato c’era l’identità di una baita in legno e pietra, con la sua estetica vernacolare tipica della valle, da proteggere. Dall’altro c’erano le esigenze di chi oggi vuole abitare in quota: comfort, prestazioni energetiche, spazi distribuiti con intelligenza.

Ingresso in legno e facciata intonacata della baita Bessen, involucro esterno conservato nei materiali originari

Fabio Fantolino ha risolto la questione con un principio di conservazione selettiva. L’involucro esterno è rimasto il più possibile intatto, nella struttura come nei materiali, mentre le trasformazioni si sono concentrate nei punti strategici: le aperture e i nuovi balconi.

Facciata in pietra e legno con nuovi balconi in tronchi, esempio di architettura alpina di recupero

Dalla stalla al sottotetto: tre livelli, una sola storia

La distribuzione interna segue la stratificazione originaria dell’edificio. Al piano inferiore, dove un tempo c’era la stalla, oggi si trova la zona giorno della baita di montagna. Il pavimento in pietra di Luserna ne conserva il carattere, mentre un’ampia apertura panoramica porta dentro la valle. Il camino e un sistema di arredi morbidi completano un ambiente raccolto: il divano Bold e il pouf Squash, disegnati dallo stesso Fantolino per Nube Italia, con i loro volumi pieni, dialogano con la lampada da terra Dorica di Santa & Cole e con un’opera di Joel Andrianomearisoa dalla Primo Marella Gallery. La zona dining, collegata senza interruzioni, sceglie invece un registro più alpino: panche, tavolo e sedute in legno grezzo, sotto una lampada in tessuto disegnata su misura.

Zona giorno nell’ex stalla della baita di montagna con pavimento in pietra di Luserna, travi a vista, divano Bold e pouf Squash

Salendo si entra nella zona notte. Il piano intermedio ospita due camere con arredi in larice recuperato, unite da un balcone continuo che abbraccia la facciata. Nel sottotetto, la camera padronale si apre su una grande finestratura sul timpano e su un balcone privato. È forse il gesto più contemporaneo dell’intero progetto, perché il bosco di larici e le pareti innevate diventano il quadro della stanza. Un bagno per piano chiude lo schema.

Camera padronale nel sottotetto con grande vetrata sul timpano e armadiature in legni di recupero

Il legno che ritorna: materiali di recupero e pietra del territorio

Se c’è una parola che guida le scelte di capitolato, è riuso. Le travi portanti sono state smontate, riadattate e riposizionate secondo la nuova configurazione, così da conservare la memoria strutturale dell’edificio e la patina di un legno antico, che nessun materiale nuovo saprebbe imitare. I pavimenti originali in larice non sono stati scartati ma reimpiegati per rivestimenti e arredi su misura, con il doppio vantaggio di una forte coerenza cromatica e di meno scarti in cantiere.

Armadio su misura in legno di recupero con ferramenta originale reintegrata

Lo stesso rigore si ritrova nei dettagli. Le porte interne, tutte di recupero, sono state ridimensionate per le nuove aperture, mantenendo e reintegrando la ferramenta originale: è quel metallo scuro e consumato a rendere credibile il riuso. I legni integrativi sono stati cercati nelle baite storiche della zona, con la collaborazione di Falegnameria Arlaud, specializzata nel riuso di legni antichi, e questo garantisce omogeneità di tono e radici locali.

Lavabo monolitico in pietra scavata appoggiato su piano in legno massiccio in un bagno della baita di montagna

La pietra completa la tavolozza di questa baita di montagna: oltre al pavimento della zona giorno, nei tre bagni ci sono lavabi monolitici in pietra scavata, appoggiati su piani in legno massiccio, che rafforzano il legame con il contesto. A smorzare tanta matericità ci pensano i tendaggi in cotone e lana grezza della tappezzeria torinese Pelassa, mentre altrove entrano la sedia Audo di Afteroom, la poltrona Buddy di Pedrali e la lampada da tavolo Mattina Moderna, a introdurre linee più morbide ed essenziali.

Tendaggi in cotone e lana grezza davanti alla finestra con vista sui monti innevati

Cuci-scuci, isolamento e luce: la regia invisibile

Il cuore del progetto firmato Studio Fabio Fantolino sta nell’intervento sull’involucro. Il cantiere ha adottato la tecnica del cuci-scuci, con sostituzioni e integrazioni puntuali della muratura. Il consolidamento è avvenuto dall’interno, insieme all’inserimento di nuovi strati isolanti: una strategia che migliora sensibilmente le prestazioni senza alterare l’aspetto originario delle facciate, vincolo tipico del recupero in ambito alpino.

Anche la scelta impiantistica va nella stessa direzione. L’edificio è interamente alimentato da energia elettrica, sostenuta da pannelli solari e da una pompa di calore. Il camino a legna resta come presenza domestica, più che come fonte di calore principale: definisce l’atmosfera della zona giorno e ne è il fulcro.

Zona dining con tavolo e panche in legno grezzo e lampada a sospensione in tessuto su disegno

La luce lavora per punti, non per superfici. Le fonti sono basse e circoscritte, spesso su disegno: la lampada in tessuto sopra il tavolo, le lampade a soffitto e le applique della camera padronale, le lampade a parete dei bagni. Lasciano emergere le venature del larice e la grana degli intonaci, e costruiscono quell’intimità che ci si aspetta da una casa di montagna.

Bagno con due lavabi in pietra e lampade a parete disegnate su misura per la baita di montagna

Una baita di montagna che guarda avanti

Baita Bessen non prova a sembrare antica né a mostrarsi moderna: tiene insieme le due cose. Per chi cerca ispirazione è un racconto di materiali, luce e paesaggio. Per chi progetta è un metodo riconoscibile: involucro quasi intatto, consolidamento e isolamento senza alterare i prospetti, riuso sistematico di legni e ferramenta, arredi disegnati su misura, impianti elettrici ad alta efficienza. Una baita di montagna che guarda al futuro senza dimenticare da dove viene.

La baita di montagna nel borgo di Bessen Basso, circondata dal bosco di larici e dalle montagne

Progetto: Studio Fabio Fantolino – Fotografo: Alberto Strada

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29 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Tappeto moderno: quando la superficie tessile diventa architettura

Per anni è stato l’ultimo pezzo da scegliere, quasi un dettaglio. Oggi il tappeto moderno è spesso il primo: definisce una zona, accorda i colori, dà un ritmo alla stanza prima ancora dei mobili. Le novità autunnali di Warli e di G.T.DESIGN, due indirizzi italiani di riferimento, mostrano come i tappeti moderni siano diventati un progetto a pieno titolo.

Che cosa significa oggi tappeto moderno

Un tappeto moderno non si riconosce dallo stile, ma da un approccio. Non è più un rettangolo decorato da posare sotto il divano: è una superficie tessile pensata come presenza architettonica. Warli lo dice chiaramente, parlando di un elemento “non più di completamento, ma capace di contribuire alla costruzione dell’ambiente”.

Tre idee ricorrono nelle collezioni più recenti. La prima è la materia come linguaggio: filati diversi, tecniche miste, trame in rilievo. La seconda è la forma libera, con bordi irregolari, frange trasformate in disegno e contorni che escono dalla geometria tradizionale. La terza è la lavorazione artigianale: telai manuali, nodi, tufting a mano, ripresi con tecnologie e fibre contemporanee.

È la stessa filosofia di Deanna Comellini, fondatrice e direttrice creativa di G.T.DESIGN, che da oltre quarant’anni parla di “imperfect design”: cercare e valorizzare le imperfezioni per celebrare l’autenticità. Un tappeto moderno di design è quindi un oggetto che porta con sé il segno della mano, non un prodotto uniforme.

Luce e riflessi: il tappeto moderno che cambia aspetto

La tendenza più evidente riguarda la luce. I tappeti moderni più interessanti non hanno un colore fisso: cambiano con l’ora del giorno e con il punto di vista.

Il caso storico è Kama di G.T.DESIGN. Presentato nel 2001 e indicato dall’azienda come il primo tappeto in viscosa luminosa, ha un vello tagliato in modo irregolare che restituisce effetti dinamici a seconda dell’angolazione. La palette va dai neutri ai toni intensi, per living, camere da letto e boutique hotel.

Tappeto moderno di design Kama di G.T.DESIGN visto dall’alto, con effetti di luce e vasi con erbe di pampa
Kama di G.T.DESIGN

Lo stesso principio guida Waters, progettato da Bartoli Design per Warli. Il disegno nasce da una serie di acquerelli e riproduce l’acqua che scorre sulla sabbia bianca, sulla terra ocra e sull’erba. La lana della Nuova Zelanda, opaca e uniforme, incontra al centro la viscosa cangiante: il risultato ricorda la luce del sole sulla superficie dell’acqua. Per metterlo a punto sono serviti più di quattro anni di prove. Il tappeto è tuftato a mano, in giallo, azzurro e verde tenui, ed è disponibile in forma circolare, ovale e rettangolare.

Tappeto moderno rotondo Waters di Bartoli Design per Warli con sfumatura ocra e sedia sospesa
Waters di Warli – ph. Sara Magni

Le novità 2026 di Paolo Zani per Warli lavorano sullo stesso terreno. Ubik, tuftato a mano, usa tecniche e filati diversi per far comportare in modo diverso un solo colore, il verde. Reverso, tessuto a mano in nylon, costruisce una trama melange tono su tono che evoca profondità e movimento. In entrambi, la superficie cambia nella percezione a seconda della luce e di dove ci si trova.

Bordi irregolari e forme libere

L’altra grande novità riguarda il contorno. Il tappeto rettangolare e simmetrico resta un classico, ma nei tappeti moderni di design il perimetro diventa parte del disegno.

Tappeto Ubik di Warli in verde con bordo irregolare e filati diversi nello stesso colore
Ubik di Warli – ph. Sara Magni

Ubik ha un bordo irregolare che segue le variazioni di filato e tuftatura. Reverso porta il tema oltre: due lati con frange compongono una decorazione “quasi architettonica”, che definisce i confini dello spazio domestico con equilibrio e carattere. Nel tappeto di Zani la frangia non è più un dettaglio finale, ma un elemento grafico.

Tappeto moderno Reverso di Paolo Zani per Warli con bordo irregolare e frange grigie
Reverso di Warli – ph. Sara Magni

Anche Limes, altra novità Warli 2026, lavora sul confine, ma in senso grafico. Il nome latino significa “limite” e il progetto nasce dall’idea di una soglia: una linea che separa e insieme collega. Da due soli colori nascono tre pattern in cui il ritmo alterna ordine e variazione. È tessuto a mano su telaio tradizionale con tecnica panja, che usa un pettine metallico a denti larghi per compattare la trama, e si declina in giallo senape, verde foresta, bordeaux e marrone, blu e bordeaux, menta e rosa.

dettaglio trama e colori tappeti moderni Limes di Warli
tappeti moderni Limes di Warli – ph. Sara Magni

Sul versante opposto, Paglietta Cotta di G.T.DESIGN gioca con riccioli irregolari che ricordano una cotta di maglia metallica. Juta e filato tecnico lucido creano una superficie da toccare oltre che da guardare. Le forme libere, in sostanza, non sono un capriccio: servono a rendere il tappeto una presenza visiva autonoma.

Fibre naturali e materiali riciclati

La seconda direzione è la sostenibilità concreta, fatta di scelte di materiale più che di slogan. Qui il tappeto moderno si divide in due famiglie. La prima è quella delle fibre naturali. Sahil di G.T.DESIGN è in 100% juta, materiale rinnovabile, biodegradabile e molto resistente, tessuto su antichi telai jacquard con motivi geometrici in tonalità naturali che evocano il deserto.

Tappeto moderno in juta Sahil di G.T.DESIGN con motivi geometrici in tonalità naturali e sedia di design
Sahil di G.T.DESIGN

Himalayan Skin, disegnato da Deanna Comellini, è annodato a mano con la tecnica Sumak e si declina in ortica, una pianta spontanea dell’Himalaya che lo rende un tappeto vegano, o in juta di alta qualità. Himalayan Skin può essere realizzato su misura, fino a 5 metri di larghezza e 8 di lunghezza.

Tappeto Himalayan Skin di G.T.DESIGN in fibre naturali sotto un tavolo in noce con sedie in legno
Himalayan Skin di G.T.DESIGN

La seconda famiglia è quella dei materiali performanti e riciclati. O Sole Mio Corteccia nasce da un blend in PET riciclato, resistente a usura, scolorimento, agenti atmosferici e contaminazione batterica. Le scanalature ricordano la corteccia degli alberi e lo rendono adatto a patii, bordi piscina, bagni e aree benessere.

Tappeto O Sole Mio Corteccia in PET riciclato marrone con texture a scanalature su parquet
O Sole Mio Corteccia G.T. Design

Frizzantino è in nylon ignifugo certificato, con tre varianti di colore (argento perlato, bruno intenso e una rigata) e pensato per hotel, spazi corporate e sale conferenze.

tappeto moderno Frizzantino di G.T.Design
Frizzantino di G.T.Design

Il confine tra interni ed esterni si fa così sottile. Anche Paglietta Cotta, in juta e filato tecnico, è adatto agli spazi interni e a quelli esterni riparati. Un tappeto moderno di oggi deve quindi essere bello e, insieme, durare.

Come scegliere i tappeti moderni, stanza per stanza

Per orientarsi tra tanti tappeti moderni, conviene partire dall’uso e non dal colore.

  • Soggiorno: un tappeto di grandi dimensioni ancora gli arredi. Kama, Waters (anche tondo o ovale) e Sahil si adattano a interni minimal; molti modelli, come Himalayan Skin, si fanno su misura.
  • Camera da letto: meglio superfici morbide o setose, ai piedi del letto, come Kama o Paglietta Cotta.
  • Sala da pranzo e cucina: una fibra robusta sotto tavolo o isola, come Paglietta Cotta.
  • Bagno, patio e area benessere: materiali tecnici, come O Sole Mio Corteccia in PET riciclato.
  • Hotel e uffici: certificazione ignifuga e resistenza al traffico, come Frizzantino.
Tappeto moderno Paglietta Cotta di G.T.DESIGN in camera da letto con luce naturale
Paglietta Cotta – G.T. Design

Un secondo criterio è il rapporto con l’arredo. Un tappeto moderno di design con bordi irregolari o colori intensi, come Limes, funziona meglio in ambienti sobri. Texture naturali come quelle di Sahil, invece, creano un contrasto interessante con superfici lisce.

Infine, la personalizzazione. Warli e G.T.DESIGN offrono misure e colori su richiesta: per progetti importanti, è la strada più sicura per ottenere un tappeto davvero adatto allo spazio.

In sintesi

Il tappeto moderno del 2026 è materia, luce e forma insieme. Che sia un tappeto di design in viscosa, in juta o in PET riciclato, la scelta migliore parte dallo spazio da vivere e dal carattere che si vuole dare alla stanza.

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28 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Casa Lea, l’appartamento storico di Milano che si veste di colore e materia

Rispettare la storia di un edificio senza lasciarsi imprigionare da essa: è il filo conduttore di Casa Lea, appartamento storico completato nel 2025 da LC Atelier, studio guidato dall’architetto Lucrezia Calvi. Il progetto nasce attorno a chi lo abita, una giovane donna dinamica che vive con lo spirito di chi ascolta i ritmi della terra. Alla casa restituisce un’identità coerente con la sua personalità: sofisticata, ma fresca e libera.

Un ingresso che dichiara le intenzioni

Il tono si capisce già sulla soglia. Il neon di Joseph Kosuth accoglie gli ospiti su Didgeridoo Wall di Dedar, carta da parati color alga nori che avvolge l’ingresso in una tonalità profonda e vegetale. A terra, listelli di cotto posati a spina di pesce all’italiana, con bindellatura, raccontano l’anima classica dell’edificio. Il pavimento attraversa le stanze come un filo continuo, e le alte porte-finestre affacciate sul verde e i radiatori in ghisa ne rafforzano il carattere d’epoca.

Neon di Joseph Kosuth all’ingresso di Casa Lea, su carta da parati Dedar color alga nori

Il soggiorno, tra icone e nuovi talenti

Nel living le pareti dai toni sabbia fanno da fondale a un dialogo sapiente tra passato e presente. Protagonista è il divano Maralunga di Vico Magistretti per Cassina, icona del design italiano, qui in un velluto bordeaux che accende la stanza. Ai suoi piedi si stende il tappeto di Tapistelar, giovane brand che lo intreccia con fili di agave e metallo, mentre pouf dalle geometrie colorate e dalle frange morbide introducono una nota giocosa.

Soggiorno di Casa Lea con tappeto Tapistelar in agave e metallo, tavolino in legno e pouf colorati

Di fronte, una madia in travertino a poro aperto, disegnata dallo studio, ne bilancia la presenza con la sua matericità chiara e rigorosa.

Madia in travertino a poro aperto disegnata da LC Atelier per un appartamento storico, con fotografia in bianco e nero e pouf azzurro

Accanto alla tela azzurra, quattro appliques Circle, anch’esse disegnate da LC Atelier per Matlight, scandiscono la parete in verticale. Sono dischi di alabastro retroilluminato ancorati a un perno centrale in ottone brunito, a metà tra scultura e luce.

Appliques Circle in alabastro retroilluminato accanto alla tela azzurra, sopra il divano Maralunga di Magistretti

Sul lato opposto, mensole in acciaio ospitano libri e oggetti, mentre una seduta in metallo piegato aggiunge un tocco scultoreo vicino alla finestra.

Cucina e scala, la forza dei materiali

Passaggio dal soggiorno alla zona pranzo di Casa Lea, con pavimento a spina di pesce

La cucina, su disegno dello studio, mette in scena un contrasto raffinato: esterni in acciaio satinato e interni in noce. Le ante dei pensili sono rivestite con una carta da parati di Misha e protette da una lastra di vetro bordata in acciaio, soluzione che trasforma le superfici in un fondale delicato e luminoso. Sul tavolo laccato in una vibrante tonalità viola, le sedute in velluto ribadiscono la palette cromatica dell’intero appartamento.

Cucina su disegno LC Atelier in acciaio satinato, con pensili rivestiti in carta da parati Misha

Lo stesso linguaggio guida la scala, ancora firmata LC Atelier, in ottone brunito. Collega la zona giorno alla zona notte al piano superiore con volumi netti e geometrici, dalla patina scura e vissuta. Al centro, nella doppia altezza, la lampada Akari di Isamu Noguchi diffonde una luce morbida e sembra sospesa a mezz’aria, come una luna di carta.

Scala in ottone brunito disegnata da LC Atelier, che collega la zona giorno alla zona notte

La zona notte nel sottotetto

Ricavata da un sottotetto, la zona notte punta su un’atmosfera raccolta e accogliente. Le travi originali sono state riportate alla luce e dialogano con superfici tattili: la paglia che riveste gli armadi, il velluto che veste i letti nei toni del verde e del bordeaux. Ne nasce uno spazio intimo, dove il calore dei materiali naturali stempera la precisione delle linee architettoniche.

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Gradini in ottone brunito verso la zona notte nel sottotetto di un appartamento storico, con vista su piante e camera

Camera da letto con testiera in velluto verde, armadi rivestiti in paglia e travi originali a vista

Camera da letto di Casa Lea con copriletto bordeaux, testiera chiara e armadio rivestito in paglia

Come ripensare un appartamento storico oggi

Casa Lea dimostra come l’architettura d’interni contemporanea possa dialogare con un appartamento storico senza imitarlo né sovrastarlo. Cotto, travertino, alabastro, ottone e acciaio si alternano a pezzi di design e a incursioni di colore, componendo un racconto coerente. È il riflesso di una personalità sofisticata, ma giovane e libera.

Terrazzo di un appartamento storico milanese, Casa Lea, con poltrona in rattan, pouf intrecciati e piante davanti alle persiane bianche

Crediti
Studio di architettura: LC Atelier (www.lcatelier.it)
Architetto responsabile: Lucrezia Calvi
Altri partecipanti: Martina Malvasio
Fotografia: De Pasquale Maffini (www.depasqualemaffini.com)

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27 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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AENARA, l’habitat marziano del 2075 in mostra al Powerhouse Parramatta di Sydney

Immaginate di tagliare a metà una parete e scoprire, in un colpo solo, tutto ciò che serve per restare in vita a milioni di chilometri da casa. È quello che propone AENARA con Off-World Habitat Wall Section, la sezione di muro di un habitat marziano commissionata per Task Eternal, la più grande mostra aerospaziale del mondo, che aprirà il 7 novembre 2026 al nuovo museo Powerhouse Parramatta, nella zona ovest di Sydney.

Un muro che si lascia leggere

L’installazione è una vera e propria radiografia architettonica. Attraverso aperture ricavate nella parete, il visitatore osserva come dialogano tra loro la struttura protettiva e i sistemi di supporto vitale: gusci strutturali stampati in 3D, una membrana gonfiabile, l’isolamento termico e le reti che portano energia, dati, acqua e aria. Nulla è nascosto, e proprio questa trasparenza costituisce il cuore del progetto. È un modo di rendere visibile ciò che di solito resta dietro i pannelli: cavi, condotti e strati isolanti diventano il vero racconto dell’architettura. Una scelta didattica, oltre che estetica, che permette di capire quanto ogni centimetro di parete sia ingegneria.

Off-World Habitat Wall Section di AENARA, la sezione di muro dell’habitat marziano esposta a Task Eternal
Concetto di stampa 3D per l’habitat marziano proposto da AENARA per il 2075

«Ritengo fondamentale progettare ambienti di habitat di superficie il più possibile simili alla Terra, pur essendo trasparenti sui rischi intrinseci del vivere in un ambiente spaziale fondamentalmente ostile», spiega Melodie Yashar, architetto spaziale e fondatrice di AENARA.

Dettaglio della parete stampata in 3D con strati rossi, materiale dell’habitat marziano di AENARA
Sezione del muro dell’habitat extraterrestre di AENARA, dettaglio

Marte nel 2075: da studio NASA a concept

Il modello nasce da uno studio di fattibilità approvato dalla NASA, durato un anno e sviluppato da AENARA insieme a collaboratori dell’agenzia, aziende e università. La domanda di partenza era tanto semplice quanto radicale: come costruire in autonomia habitat e infrastrutture civili su Marte usando soltanto materiali locali?

Costruzione robotizzata dell’habitat marziano di AENARA con bracci meccanici e materiali locali su Marte
Costruzione stampata in 3D, Habitat su Marte

La risposta è un piano operativo che copre l’atterraggio, il dispiegamento e l’impiego di tecnologie in situ per produrre ossigeno, acqua e calcestruzzo di zolfo. Le immagini del progetto mostrano il risultato: cupole dal colore rosso ruggine, modellate da robot e rivestite da una trama continua di strati sovrapposti, che sembrano emergere dalla stessa regolite su cui poggiano. Più che un insediamento calato dall’alto, un paesaggio costruito con ciò che il pianeta offre.

Esterno di una cupola rossa dell’habitat marziano di AENARA con due astronauti e un rover
Habitat marziano costruito roboticamente

Abitare, non solo sopravvivere

Se la sicurezza e le prestazioni tecniche restano prioritarie, il progetto sviluppato guarda anche al benessere di chi vivrà nell’habitat marziano durante missioni lunghe. Luce naturale, ampie finestre e interni familiari, il più possibile simili a quelli terrestri, diventano strumenti di progetto al pari dell’ingegneria. Gli interni raccontano questa idea: boccaporti circolari che inquadrano il paesaggio, superfici in tonalità calde, pareti verdi coltivate accanto alla cucina e angoli di lavoro raccolti, con una cura per la materia e per la luce che ricorda più una casa che un laboratorio.

Interni dell’habitat marziano di AENARA con cucina, pareti verdi coltivate e astronauti al lavoro
Interno dell’habitat

Si tratta, in fondo, di una domanda di design prima ancora che tecnologica: come rendere accogliente un luogo che per natura non lo è?

Cabina dell’equipaggio nell’habitat marziano di AENARA, con oblò circolare, letto e scrivania
Alloggi per l’equipaggio dell’habitat marziano

Costruire oltre la Terra, e sulla Terra

Mentre la NASA avvia la pianificazione e gli appalti per una futura base lunare entro questo decennio, progetti come questo misurano la distanza che ancora ci separa dalle visioni più audaci. Il lavoro dello studio di progettazione porta alla luce anche le pressioni sociali, etiche e geopolitiche legate alla realizzazione responsabile di infrastrutture extraterrestri.

Gli habitat del futuro dovranno infatti essere edificati con manodopera e infrastrutture ridotte, rendendo indispensabili le risorse locali e la costruzione robotizzata. Le stesse tecnologie, sottolinea lo studio, potrebbero aprire nuovi modi di costruire anche sul nostro pianeta, con minore impatto e maggiore autonomia.

Interno dell’habitat marziano di AENARA con pareti stampate in 3D, portello stagno e astronauti
Habitat Annulus

Lo studio dietro il progetto 

AENARA è uno studio di progettazione, ingegneria e ricerca fondato da Melodie Yashar. Opera sulla Terra e nello spazio, sviluppando tecnologie per la costruzione autonoma e per il supporto degli equipaggi in ambienti indipendenti dalla Terra. Nel suo lavoro convergono design, robotica, scienza dei materiali, interazione uomo-robot e ingegneria civile e strutturale.

Con Wall Section, i progettisti trasformano un’ipotesi di ricerca in un oggetto che si può guardare da vicino, e rende tangibile un’idea: la vita su Marte comincia da un muro ben progettato. Per approfondire: aenara.space.

Per ulteriori informazioni aenara.space/ – Crediti fotografici: JW Pictures

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24 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Madia moderna: come scegliere il modello giusto per il soggiorno

La madia moderna è uno di quei mobili capaci di cambiare il carattere di un soggiorno senza richiedere interventi radicali. Pratica e decorativa, offre spazio per organizzare gli oggetti di uso quotidiano e, allo stesso tempo, contribuisce a definire lo stile dell’ambiente. Le nuove interpretazioni di questo arredo puntano su volumi essenziali, finiture ricercate e dettagli che trasformano un mobile contenitore in un elemento protagonista dell’interior design.

Scegliere il modello giusto significa trovare un equilibrio tra proporzioni, materiali, colori e necessità di contenimento. Una madia dalle linee pulite può completare un soggiorno contemporaneo, mentre una versione dalle forme arrotondate o dalle superfici materiche introduce una nota più decorativa. Anche la posizione ha la sua importanza: dietro al tavolo da pranzo, lungo una parete del living oppure sotto un’opera d’arte, questo mobile può assumere funzioni differenti, adattandosi alla disposizione della casa.

Come scegliere una madia moderna per soggiorno

Prima di valutare finiture e design, è utile considerare lo spazio disponibile e la funzione che la madia dovrà svolgere. In un soggiorno ampio può diventare il punto focale di una parete, mentre in un ambiente di dimensioni contenute è preferibile scegliere un modello dalle proporzioni equilibrate, capace di offrire contenimento senza appesantire la composizione.

La larghezza deve essere rapportata agli altri arredi: una madia molto lunga può valorizzare una parete libera, ma rischia di risultare sproporzionata se collocata accanto a un divano compatto o a un tavolo di piccole dimensioni. Anche la profondità merita attenzione, soprattutto nei passaggi e nelle zone di collegamento tra soggiorno e cucina. Prima dell’acquisto, conviene quindi misurare la parete e verificare lo spazio necessario per aprire comodamente ante e cassetti.

La scelta dipende anche da ciò che si desidera riporre. Piatti, bicchieri e tovaglie richiedono vani differenti rispetto a libri, documenti, dispositivi elettronici o piccoli accessori. Un modello con ante chiuse aiuta a mantenere l’ambiente visivamente ordinato; eventuali cassetti, invece, permettono di organizzare gli oggetti più piccoli. Se la madia deve accogliere anche elementi decorativi, la superficie superiore diventa un ulteriore spazio da progettare.

Madia ZUMI aperta con vani interni per organizzare stoviglie e accessori

Forme e finiture: il carattere della madia contemporanea

Nel design contemporaneo, la madia non è più soltanto un mobile funzionale. Le sue proporzioni e le sue finiture contribuiscono a costruire l’identità del soggiorno, creando continuità con gli altri arredi oppure introducendo un contrasto studiato.

Effetto legno e tonalità naturali

Le finiture ispirate al legno sono una scelta versatile per chi desidera un ambiente caldo e accogliente. Le tonalità chiare si inseriscono facilmente negli interni nordici e minimalisti, mentre le essenze più scure possono dare maggiore profondità a un soggiorno contemporaneo. Per un risultato armonioso, si possono riprendere alcuni dettagli già presenti nella stanza, come il pavimento, il tavolino o la struttura del tavolo da pranzo, senza necessariamente scegliere finiture identiche.

Madie colorate e superfici materiche

Chi preferisce un arredo più caratterizzante può orientarsi verso colori intensi, contrasti cromatici o superfici dall’aspetto materico. Una madia scura, per esempio, può emergere su una parete chiara, mentre un modello in una tonalità morbida può dialogare con tessili, tappeti e complementi. L’importante è valutare l’insieme: il mobile deve avere una presenza riconoscibile, ma non entrare in competizione con tutti gli altri elementi della stanza.

Linee arrotondate e dettagli di design

Le forme curve e gli spigoli addolciti sono un’alternativa interessante alle geometrie più rigorose. Una madia con angoli arrotondati può alleggerire una composizione fatta di mobili dalle linee rette e introdurre un segno scultoreo, particolarmente efficace in un soggiorno essenziale. Anche le gambe, i piedini, le maniglie e il disegno delle ante contribuiscono al risultato finale: sono dettagli che possono rendere particolare anche un mobile dalla struttura semplice.

Dettaglio della madia SOLEY con profilo arrotondato e gamba dal design essenziale

Dove posizionare la madia nel soggiorno

La posizione ideale dipende dalla distribuzione degli spazi e dal modo in cui viene vissuto il living. Una delle soluzioni più classiche consiste nel collocare la madia lungo una parete libera, dove può diventare il fulcro di una composizione decorativa. Sopra il mobile si può appendere uno specchio, un quadro o una fotografia di grande formato, oppure creare una piccola scenografia con una lampada da tavolo, vasi e oggetti scelti con cura.

In un soggiorno open space, la madia può essere utilizzata anche per accompagnare il passaggio tra la zona pranzo e quella dedicata al relax. In questo caso è utile che il mobile dialoghi con entrambi gli ambienti, riprendendo materiali o colori già presenti. Se viene posizionata dietro al tavolo da pranzo, può diventare un pratico supporto per piatti e accessori durante i pasti.

Un’altra possibilità è inserirla nella parete del living, accanto alla libreria o in prossimità del divano. Prima di scegliere questa disposizione, è bene verificare che il mobile non ostacoli i passaggi e che rimanga spazio sufficiente per utilizzare comodamente gli altri arredi.

Leggi anche: “Come scegliere il divano: guida completa per un acquisto perfetto”

Come decorare il piano della madia

Il piano superiore offre l’occasione per personalizzare il soggiorno senza aggiungere altri mobili. Per evitare un effetto disordinato, è preferibile alternare pochi elementi di dimensioni differenti, lasciando una parte della superficie libera.

Una lampada da tavolo può creare un punto luminoso nelle ore serali; un vaso scultoreo o una composizione floreale aggiungono invece una nota naturale. Quadri e specchi aiutano a completare la parete, mentre libri e piccoli oggetti raccontano gli interessi di chi abita la casa.

Il segreto è lavorare sulle proporzioni e sui contrasti. Accostare un oggetto alto a elementi più bassi crea movimento, mentre materiali differenti — ceramica, vetro, legno e metallo — rendono la composizione più interessante. Per un risultato contemporaneo, meglio evitare di riempire ogni centimetro: anche lo spazio vuoto contribuisce all’equilibrio visivo.

Madie moderne di design: cinque collezioni da scoprire

La scelta di una madia moderna passa anche attraverso la ricerca di dettagli capaci di dare personalità al soggiorno. Frontali scanalati, strutture metalliche, legni dalle tonalità intense e piani in pietra sono alcune delle soluzioni che permettono di interpretare questo mobile in modi diversi. Le collezioni Westwing offrono spunti interessanti per confrontare estetiche e funzionalità, dai richiami al design di metà Novecento alle interpretazioni più essenziali del mobile contenitore.

CALARY: il carattere del legno scanalato

Madia moderna CALARY in legno con ante scorrevoli scanalate, Westwing Collection
Scopri la collezione CALARY su Westwing

La collezione CALARY interpreta la madia contemporanea attraverso il calore del legno e il ritmo decorativo dei frontali scanalati. Le ante scorrevoli conferiscono al mobile un aspetto riconoscibile, mantenendo al tempo stesso una composizione essenziale, adatta a diversi stili d’arredo.

La serie comprende mobili realizzati con legno proveniente da fonti responsabili ed è proposta in finitura rovere chiaro, rovere scuro e nero opaco. La madia con due ante scorrevoli offre due scomparti interni e un passacavi sul pannello posteriore, un dettaglio utile quando il mobile viene utilizzato anche per dispositivi elettronici. La disponibilità di diverse dimensioni permette di valutare la soluzione più adatta allo spazio da arredare.

ROBYN: un accento industriale dal gusto rétro

Madia moderna soggiorno ROBYN con struttura e corpo in metallo cromato, Westwing Collection
Clicca sull’immagine e scopri la collezione ROBYN su Westwing

Per chi desidera introdurre un elemento distintivo nel living, ROBYN combina una struttura e un corpo in metallo cromato con linee pulite e un’estetica che richiama il design industriale. Il risultato è una madia dal carattere deciso, capace di dialogare con interni contemporanei e ambienti in cui i dettagli metallici diventano parte integrante del progetto d’arredo.

Le varianti cromatiche beige chiaro, blu e ruggine consentono di scegliere tra un effetto più discreto e una presenza visiva più marcata. Le diverse dimensioni disponibili permettono di adattare la collezione a contesti differenti, trasformando la madia in un punto di interesse senza rinunciare alla coerenza con il resto dell’arredamento.

PAUL: il fascino senza tempo del design anni Cinquanta

Madia PAUL in legno scuro con gambe affusolate, Westwing Collection
Clicca sull’immagine e scopri la collezione PAUL su Westwing

Linee semplici, legno scuro e gambe sottili e affusolate definiscono l’estetica di PAUL, una collezione che riprende il linguaggio del design mid-century e lo reinterpreta per gli interni contemporanei. Il suo stile si presta particolarmente agli ambienti in cui si desidera introdurre un richiamo rétro, da accostare a lampade scultoree, sedute dalle forme morbide o opere grafiche.

La versione descritta da Westwing dispone di due scomparti, ripiani regolabili in altezza e ante con chiusura Soft Close, pensate per un utilizzo quotidiano più confortevole. La collezione comprende diverse tipologie di mobili, dalle credenze alte e basse ai comodini e alle scrivanie, offrendo la possibilità di riprendere lo stesso linguaggio estetico in più ambienti della casa.

SOLEY: essenzialità e dettagli discreti

Madia SOLEY in legno scuro con ante senza maniglie visibili, Westwing Collection
Clicca sull’immagine e scopri la collezione SOLEY su Westwing

La collezione SOLEY punta su un’estetica minimalista, valorizzata dalla finitura in legno scuro e da soluzioni funzionali integrate nel design. La versione descritta dispone di quattro scomparti e ante con apertura Push to Open, che permette di rinunciare alle maniglie visibili, oltre al meccanismo Soft Close per una chiusura silenziosa.

È una soluzione da prendere in considerazione quando si cerca una madia dall’aspetto essenziale, in cui la pulizia delle superfici contribuisce a mantenere ordinata la composizione del soggiorno. Westwing precisa che le caratteristiche dei materiali naturali possono comportare differenze rispetto alle immagini: una particolarità che rende ogni esemplare leggermente diverso.

ZUMI: l’incontro tra legno e pietra

Madia ZUMI con struttura in legno e piano in pietra di Westwing Collection
Clicca sull’immagine e scopri la collezione ZUMI su Westwing

Con ZUMI, il progetto della madia si distingue per l’accostamento tra un corpo in legno e un piano in pietra, una combinazione che mette in dialogo materiali naturali e design contemporaneo. Il richiamo rétro della collezione viene reinterpretato attraverso contrasti materici, adatti a un soggiorno in cui il mobile assume un ruolo decorativo oltre che funzionale.

La credenza dispone di otto scomparti e di ante con chiusura Soft Close. Le varianti comprendono combinazioni in rovere chiaro o noce scuro, anche con piani in marmo marrone o travertino. Poiché vengono impiegati materiali naturali, le venature e le caratteristiche delle superfici possono variare da un esemplare all’altro, rendendo ogni mobile unico.

Leggi anche: “Come arredare il soggiorno vuoto: guida completa per iniziare da zero”

Una madia moderna per dare personalità al living

La madia moderna è un arredo capace di coniugare ordine e ricerca estetica, valorizzando anche una parete che altrimenti resterebbe anonima. Il modello giusto non è necessariamente quello più appariscente, ma quello che risponde alle esigenze quotidiane e si integra con naturalezza nell’architettura della stanza.

Che si preferiscano frontali scanalati, strutture metalliche, legni scuri o accostamenti materici, la scelta dovrebbe partire sempre dalle proporzioni e dalla funzione del mobile. Dimensioni, capacità contenitiva e finiture sono elementi da valutare insieme, considerando anche il rapporto con gli altri arredi.

Una volta individuata la soluzione più adatta, bastano pochi accessori ben selezionati per trasformare il piano della madia in un piccolo scenario domestico, coerente con lo stile del soggiorno e con la personalità di chi lo abita.

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23 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

JYSK Natale 2026: l’hygge scandinavo entra in casa con Nordic Mood

Il Natale sembra lontano, ma il design si muove in anticipo. Con JYSK Natale 2026 il brand danese presenta una proposta decorativa che unisce l’estetica nordica, fatta di toni terrosi, materiali tattili e luce soffusa, a un’idea di festa intima e discreta. Il centro della stagione è la collezione Nordic Mood, pensata per chi preferisce atmosfere raccolte agli eccessi luccicanti.

Natale scandinavo: un inverno fatto di dettagli

Alla base della collezione c’è l’inverno del Nord, tradotto in oggetti che uniscono il calore dell’accoglienza al rigore del minimalismo. Il Natale scandinavo di JYSK si costruisce per sottrazione: poche figure, materiali naturali, una palette che va dal verde bosco al beige, fino ai marroni caldi.

Tra le novità spiccano le decorazioni MUSIKK, una renna e un albero di Natale in alluminio dal disegno astratto, quasi scultoreo. Sono pezzi da mensola o da console, dove le linee essenziali dialogano con candele e piccole luci.

Albero di Natale decorativo in alluminio MUSIKK su mensola con candela e luci, stile Natale scandinavo

Tornano anche i personaggi che hanno reso riconoscibile la linea: il topolino EKLOGIT, con il suo abito verde, quest’anno ha un compagno con il papillon. Il duo aggiunge una nota di ironia gentile a uno stile altrimenti sobrio.

Topolino natalizio EKLOGIT con abito verde accanto all’albero con luci LED e al cuscino con fiocco di neve

Alberi e luci: la palette sempreverde della collezione Nordic Mood

La Nordic Mood Natale 2026 dedica un capitolo agli alberi artificiali, scelti per ricreare l’effetto del vero senza il problema degli aghi che cadono. Il modello GRENDAL ha un fogliame folto e realistico, di un verde scuro, ed è illuminato da luci LED scintillanti. Il vaso robusto lo rende stabile su un tavolino o su un davanzale, e per questo funziona anche negli spazi più piccoli, dove un albero tradizionale non troverebbe posto.

Albero artificiale GRENDAL con luci LED in vaso sul tavolino, accanto a un divano con plaid marrone

Il suo carattere leggero e un po’ selvatico lo fa convivere bene con l’idea di un Natale diffuso nella casa: un tavolino davanti al divano, una mensola, un angolo vicino alla finestra.

Tessili: il cuore dell’hygge

Nella collezione il tessuto è il vero protagonista. Il cuscino SANDSTEN ricama un fiocco di neve su un bouclé che richiama la morbidezza della neve fresca. ELDE è invece in cotone verde scuro, con alberi di Natale ricamati e un bordo oxford che dà un tocco elegante a divani e poltrone. Il plaid in pile SELENIT, dai motivi decorativi, si aggiunge alla gamma con una nuova versione beige accanto all’avorio.

Cuscino ELDE in cotone verde scuro, con alberi di Natale ricamati su divano beige, Nordic Mood Natale 2026

I contrasti caldi arrivano dai toni più profondi. Il plaid trapuntato SKOGSTRY, oltre al sabbia scuro, ha una nuova sfumatura melanzana che si abbina bene a rivestimenti chiari, come un divano in velluto a coste color panna. La stagione include poi cuscini e plaid in toni terrosi: TUSENFRYD, in marrone, blu o beige con lunghe frange, e i cuscini KRIMLIND e TOPPKLOKKE, in varie dimensioni e colori.

L’effetto pelliccia sintetica

Per chi cerca il massimo comfort, la pelliccia sintetica ha un ruolo importante. La coperta KORNVALMUE è ora disponibile con il cuscino coordinato, quadrato o cilindrico. Completano la proposta i cuscini eco frisé KRONVIKKE (quadrato) e KORSNAP (rotondo), entrambi color sabbia, mentre i rotondi TAKS, in beige o marrone chiaro, sono pensati per sedie e sgabelli. La coperta LOKI, in pelliccia sintetica marrone con un cervo ricamato, si abbina al cuscino con il medesimo decoro.

coperta LOKI, in pelliccia sintetica marrone, della nuova collezione JYSK Natale 2026

Come comporre l’atmosfera

L’effetto Nordic Mood si ottiene soprattutto con la regia dei dettagli. Un divano chiaro, pareti in un verde salvia polveroso e tende in lino dorato fanno da sfondo ideale a un albero con le luci calde, a un plaid scuro lasciato morbidamente sul bracciolo e a cuscini di texture diverse. Sulla mensola bastano pacchetti incartati con carta kraft, qualche libro impilato, una candela e un filo di luci per raccontare un Natale discreto e domestico.

Pacchetti regalo in carta kraft con nastri di velluto in una ciotola nera con pigne, idea di Natale scandinavo

La regola è mescolare invece di accumulare: boucle, cotone, pile e finta pelliccia, in tonalità vicine tra loro, creano profondità senza appesantire. È un modo di decorare che funziona a dicembre ma resta elegante anche dopo le feste.

Mensola natalizia con candela in portacandele bordeaux, pacchetti regalo e filo di luci calde

Dove e quando trovare la collezione JYSK Natale 2026

La nuova collezione Nordic Mood è già disponibile, in parte, da fine settembre. Il resto dell’assortimento natalizio di JYSK arriva nei 118 negozi italiani e online nel corso di ottobre, a ridosso di una stagione che il brand ha scelto di anticipare per lasciare il tempo di progettare la casa delle feste con calma.

Leggi anche: “JYSK Nordic Mood: l’autunno scandinavo si tinge di verde, giallo e viola”

 

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23 Ottobre 2026 / / Case e Interni

Ingresso e soggiorno: 12 idee per separarli (o farli dialogare) senza chiudere gli spazi

Arredare un ingresso che si affaccia direttamente sul soggiorno significa trovare il modo di segnare il confine tra le due zone, con soluzioni che funzionino nell’uso quotidiano e che lascino passare la luce.

Entri in casa e sei già in mezzo al soggiorno, con la borsa in mano e nessun posto dove appoggiare le chiavi? Oppure hai un angolino vicino alla porta che resta vuoto perché non sai come sfruttarlo?

Ce lo chiedete spesso, in studio e nei messaggi, ed è comprensibile. Nelle case di oggi, tra metrature contenute e desiderio di ambienti aperti, la porta si affaccia quasi sempre direttamente sul living e l’ingresso come stanza a sé non c’è più. 

Noi siamo Anna e Marco, un architetto e un geometra/interior designer e con DM Studio progettiamo interni ogni giorno.

In ogni casa che seguiamo cerchiamo di risolvere con la progettazione il problema ingresso. Questa lista nasce da quello che abbiamo visto funzionare davvero e anche da quello che, secondo noi da professionisti, funziona meno.

Separare o differenziare?

Prima di andare avanti, conviene chiarire una cosa. Ci sono due strategie, che spesso si combinano.

Separare significa creare un filtro fisico: una quinta, un vetro, un arredo, un muro. Differenziare significa distinguere le zone senza costruire nulla, usando colore, pavimento e luce.

Non esiste la soluzione giusta in assoluto. Dipende da quanto spazio hai, da quanto sei disposta a spendere e da quanto vuoi intervenire.

Una nota prima di iniziare: per funzionare, un ingresso ha bisogno di poche cose. Almeno 90 cm di passaggio libero, un punto dove sedersi, un appoggio per le chiavi e un posto per giacche e scarpe. Tienile a mente mentre leggi questo articolo.

 

Quando in casa non c'è un ingresso

credit photo: Nestor

 

1. L’effetto scatola

Hai una rientranza vicino alla porta d’ingresso? Dipingi pareti laterali, fondo e soffitto dello stesso colore.

L’effetto è quello di una “scatola” che avvolge lo spazio e lo fa percepire come un ambiente a sé e ti prepara ad entrare nel locale principale, cioè il soggiorno. Funziona benissimo con colori profondi. Funziona anche se dipingi l’evenuale armadio a muro o scaffale dello stesso colore delle pareti.

Il consiglio in più: in un vano piccolo il colore scuro funziona molto bene, ma richiede una luce artificiale ben pensata. Senza, rischi di ottenere un buco buio.

Ingresso differenziato con il colore: effetto scatola

2. La nicchia attrezzata

Se la rientranza è abbastanza larga, trasformala in un vero angolo ingresso. Una panca, una boiserie a mezza altezza con i ganci, uno specchio e una mensola per le chiavi. Lo stile lo decidi tu, in base al resto della casa.

La panca ha bisogno di circa 35-40 cm di profondità. Se ne hai meno, crea comunque un piano d’appoggio e aggiungi una scarpiera slim a fianco.

Ingresso aperto sul soggiorno idea

credit photo: Alvhem

3. L’armadio o il ripostiglio a filo muro

Se riesci a ricavare una nicchia più profonda, puoi chiuderla con ante a tutta altezza tinteggiate dello stesso colore della parete. Le ante “spariscono” e ottieni un armadio che fa anche da filtro verso il soggiorno. Qui l’ordine diventa protagonista.

Per appendere i cappotti servono almeno 60 cm di profondità. Con ripiani e scarpiera bastano 35 o 40 cm. Se invece vuoi ricavare uno spazio più ampio da usare anche come ripostiglio 80-100 di profondità sono il minimo indispensabile.

Attenzione però: va progettato bene, perché un armadio troppo invadente toglie respiro al passaggio.

4. La quinta 

La quinta in in cartongesso

È una delle soluzioni che proponiamo più spesso, perché aiuta a filtrare l’ingresso ed è la più personalizzabile. Una parete parziale, anche con nicchia, mensola e luce integrata, che crea un setto senza chiudere del tutto. A seconda della conformazione può essere necessario creare un setto a L o sfruttare la quinta per la creazione di un piccolo ripostiglio.

Ha uno spessore di circa 10 cm e si realizza in pochi giorni, senza troppa polvere. La puoi dimensionare come vuoi.

Come personalizzarla:
  • Colore pieno, anche diverso sui due lati (uno verso l’ingresso, uno verso il soggiorno)
  • Carta da parati, solo sul lato ingresso
  • Boiserie o profili decorativi applicati sul cartongesso
  • Finiture materiche come calce o satinate
  • Specchio, mensola o nicchia con luce integrata

In questa soluzione versatile puoi inserire una panca o mensola su misura, un piccolo pouf con a lato una colonna contenitore per scarpe e borse. Oppure se lo spazio è risicato, creare un appoggio per svuotatasche e una lampada.

Quinta per un ingresso che si apre sul soggiorno

La quinta in listelli di legno

È la versione più leggera. I listelli verticali, distanziati tra loro, separano l’ingresso dal soggiorno, ma lasciano passare luce e sguardo, quindi l’open space non perde ariosità. Più i listelli sono ravvicinati, più privacy ottieni, mentre con distanze maggiori l’effetto è più trasparente e grafico.

Si fissa a pavimento e soffitto, oppure si appoggia a un mobile contenitore o a una panca che fa da base. Il legno scalda l’ambiente e puoi sceglierlo naturale (rovere, noce) oppure verniciato in tinta con le pareti, per un effetto più discreto.

Il consiglio in più: sui listelli si deposita la polvere, quindi scegli una finitura opaca e resistente, facile da passare con un panno, non usare legno grezzo per intenderci. Inoltre, prima di ordinare, fai verificare dove e come ancorare la struttura al soffitto, perché la tenuta dipende dal tipo di solaio o di controsoffitto.

Listelli per un ingresso che si apre sul soggiorno

La soluzione mista

Puoi anche unire le due strade: una base in cartongesso o in mobile, con panca e contenitore e sopra i listelli di legno fino al soffitto. Hai la parte chiusa che nasconde scarpe e borse e la parte aperta che lascia respirare lo spazio, come nella foto di apertura.

 

5. Il ribassamento del soffitto (controsoffitto)

Se hai un vano ingresso senza porta, oppure una zona che va da muro a muro, per esempio dalla porta d’ingresso alla porta del disimpegno, il ribassamento è uno dei modi più eleganti per darle un’identità.

Il soffitto scende di pochi centimetri solo in quell’area e lo sguardo capisce subito che quella è una zona a sé. Non serve costruire nulla a terra e il pavimento dell’ingresso resta libero. Spesso noi in cantiere lo usiamo come espediente per far passare gli impianti ed evitare troppe tracce a terra.

Parliamo però di un ribassamento fatto con criterio. Niente onde, niente scalette e niente giochi di forme come si vedevano negli anni 80-90! Per noi vale una regola sola: linee dritte, squadrate e pulite, che seguono la geometria della stanza.

Come farlo bene:
  • Un unico rettangolo che segue i muri, con un ribasso contenuto (spesso bastano 15 cm)
  • Una luce integrata: faretti incassati, oppure un taglio di luce lungo un lato
  • Lo stesso colore del soffitto per un effetto discreto, oppure un colore diverso per un effetto più deciso, magari in continuità con il colore delle pareti (come nell’effetto scatola)

Un’ulteriore comodità: nello spazio che si crea puoi nascondere cavi, tubazioni e impianti e non di rado anche una trave che altrimenti risulterebbe antiestetica.

Il consiglio in più: prima di ribassare controlla l’altezza finale. I regolamenti edilizi locali possono variare, quindi meglio verificarlo con il tecnico che segue la pratica.  

Ingresso nel soggiorno senza separazioni

6. La libreria bifacciale aperta

Una libreria aperta su entrambi i lati separa senza chiudere. La luce passa, lo sguardo attraversa e lo spazio resta arioso.

Funziona bene se la riempi con criterio: libri, qualche oggetto, piante. Il disordine qui è bandito, perché è il biglietto da visita della casa. Non è una soluzione per tutti, perché richiede un po’ di cura nel tenerla organizzata. Per mantenere l’ordine, puoi abbinarla con delle ante chiuse nella parte bassa, come nella nostra soluzione qui sotto.

libreria bifacciale aperta tra ingresso e soggiorno

7. La consolle o la libreria bassa dietro il divano

È la soluzione che non richiede lavori. Posiziona il divano con lo schienale verso la porta d’ingresso e dietro appoggia una consolle o una libreria bassa, della stessa lunghezza del divano o poco meno.

Il divano separa, il mobile crea l’ingresso: chi entra trova subito un piano per chiavi, posta e borsa e il soggiorno resta alle sue spalle.

Per completare l’angolo bastano pochi oggetti: un vassoio per le chiavi, un vaso o una pianta, in basso un cesto per nascondere il disordine. Se vicino c’è una parete libera, puoi appendere uno specchio.Anche qui, come nella soluzione 6, l’organizzazione è fondamentale.

Il consiglio in più: lascia almeno 100 cm liberi tra la consolle e la porta (o la parete di fronte), altrimenti il passaggio diventa scomodo. Meglio ancora se la consolle è poco profonda, tra i 30 e i 35 cm.

La consolle o la libreria bassa dietro il divano

8. Il divisorio in vetro

Stile atelier, molto luminoso, perfetto se vuoi un filtro che non tolga nulla alla luce. Il vetro isola un po’ dai rumori e dalle correnti d’aria, e lascia la vista libera.

I profili neri in metallo danno carattere e si abbinano bene a case moderne o industriali, ma nessuno vieta di fare i profili bianchi o colorati. Il vetro va scelto di sicurezza (temperato o stratificato), se non vuoi che sia trasparente ci sono diverse soluzione esteticamente valide, in ogni caso occorre affidarsi a un artigiano per la posa.

Un suggerimento: è una soluzione più impegnativa come budget e il vetro va pulito spesso, ma ne vale la pena, perchè crea un ingresso elegante e scenografico.

divisorio in vetro tra ingresso e living

 

9. Il paravento

Un pannello alto circa 180 o 200 cm, appoggiato a terra su un basamento, che disegna l’ingresso nel punto in cui lo vuoi, senza toccare muri o soffitto. Non servono lavori e puoi spostarlo o toglierlo quando cambi idea.

È la soluzione più indicata per chi ha un open space piccolo, chi vive in affitto o chi vuole provare prima di fare interventi importanti.

Le soluzioni paravento tra cui scegliere sono davvero tante: legno, con listelli o pannelli pieni, per un effetto caldo e naturale; rattan o canna intrecciata, leggero e luminoso; metallo verniciato, pieno oppure microforato, per uno stile più contemporaneo; vetro con telaio sottile, se vuoi che la luce passi quasi tutta; stoffa tesa su telaio in legno, in lino o cotone, per un effetto morbido e raffinato; carta di riso su telaio in legno, in stile giapponese (shoji), che filtra la luce in modo delicato.

Il consiglio in più: la stabilità conta quanto l’estetica. Un paravento stretto e leggero sembra un oggetto dimenticato lì in mezzo, mentre uno largo almeno 150 o 200 cm, magari ad angolo o con tre ante, ha una presenza vera. Scegli un basamento ben pesante o a forma di L, e abbinalo a una poltroncina o una consolle accanto, così l’ingresso risulta pensato e non improvvisato.

divisorio tra ingresso e soggiorno

10. Il cambio di pavimento o un tappeto grande

Se vuoi segnare la zona senza costruire niente, usa il pavimento. Se sei ancora in fase di ristrutturazione, un’area di piastrelle davanti alla porta (esagonali, effetto cemento, a motivo geometrico, cementine) distingue subito l’ingresso dal living e offre un materiale meno soggetto all’usura in uno spazio molto trafficato.

Se non puoi intervenire sul pavimento, un tappeto grande fa un lavoro simile. Scegli una misura generosa, perché un tappetino piccolo sembra un’aggiunta poco intenzionale e molto casuale. In questo caso, puoi anche giocare con il colore e le fantasie.

Ingresso è direttamente sul salotto: pavimento diverso

11. Il colore che disegna la zona

In un open space il colore può delimitare l’ingresso, anche se qui non c’è una “scatola” che avvolge. Le varianti possono essere, tante ad esempio: il blocco di colore su una parete, magari quella della porta oppure, come nella nostra idea qui sotto, un angolo.

La parte più delicata è scegliere dove fermare il colore. Meglio farlo su uno spigolo, dove termina un mobile o in corrispondenza di un serramento, per evitare un effetto casuale.

Il consiglio in più: traccia bene il perimetro con il nastro di carta, aiutandoti con una livella, prima di dipingere o rivolgiti a un professionista, perché qui l’errore si nota subito. Prova prima il colore con un campione sulla parete e guardalo in momenti diversi della giornata, perché con la luce naturale o artificiale può cambiare molto.

Ingresso aperto sul soggiorno idea

12. La luce dedicata sull’ingresso

Una sospensione studiata sopra l’ingresso lo distingue dal living senza toccare un muro. Una luce calda e puntuale o una lampada scultorea dice allo sguardo che quella è una zona a sé.

È una delle soluzioni più versatili e se la abbini al colore o al tappeto, l’effetto si moltiplica.

ingresso aperto su soggiorno con lampadario

Da dove cominciare

Prima di scegliere, misura. Controlla il passaggio libero (almeno 90 cm), guarda dove cade la luce e immagina come ti muovi quando entri con borse e chiavi in mano.

Ricorda che separare non vuol dire contrastare del tutto. Per far dialogare ingresso e soggiorno, riprendi in entrata un materiale o un colore della zona giorno: il legno del tavolo, un tono della palette, una finitura metallica.

Le due zone restano distinte, ma l’occhio le legge come un’unica casa. È il dettaglio che fa la differenza tra un ingresso “aggiunto” e un ingresso pensato.

Se questo articolo ti è piaciuto, trovi qui sotto altre idee per la tua casa.

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Soluzioni per un ingresso che dà direttamente in soggiorno

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Anna e Marco – CASE E INTERNI

 

22 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Palermo underground: il superattico di Casa Croci tra acciaio, legno e panorama

Al tredicesimo piano di un edificio che si affaccia su Piazza Croci, nel punto in cui via Libertà si apre verso il mare, Palermo si legge per piani sequenza. È da qui che parte la ristrutturazione firmata da studio didea: un superattico di 420 mq, nato come un’unica grande residenza e oggi frazionato per accogliere i figli e le figlie dei nuovi proprietari. Una delle abitazioni ricavate, di circa 135 mq, è Casa Croci, pensata per un giovane amante dello stile underground. Il progetto raccoglie l’immaginario dei loft newyorkesi e lo traduce in una casa che resta profondamente palermitana.

Un superattico che guarda la città

Dalle finestre e dal terrazzo a ferro di cavallo lo sguardo segue l’asse di via Libertà, scivola tra gli edifici, lascia affiorare Monte Pellegrino e si apre sul porto, con le sue gru, fino a Capo Zafferano. «Questa vista, così ampia e rara per la città, è stata il punto di partenza del progetto. Abbiamo scelto di orientare la casa verso l’esterno, facendo del panorama un elemento attivo nella definizione degli spazi», spiega l’architetto Nicola Andò, CEO e Creative Director di didea.

Living del superattico Casa Croci con divani in velluto verde e terrazzo affacciato sulla città di Palermo

Zona giorno e ambienti privati guardano così verso l’orizzonte, mentre il terrazzo estende lo spazio domestico e accompagna la luce naturale nelle stanze per l’intera giornata. Le funzioni di servizio si ritirano invece sul retro, in dialogo con la corte interna.

Luce e trasparenze: il living come spazio permeabile

Il cuore dell’abitazione è un living aperto e conviviale, dove una cucina in acciaio introduce una nota urbana e rigorosa. Accanto, la zona pranzo può trasformarsi all’occorrenza in studio o in una stanza più raccolta per il relax. La separa dalla cucina una grande porta scorrevole in vetro, disegnata come una griglia sottile che modula l’intimità senza rinunciare alla continuità.

Zona pranzo di Casa Croci con grande finestra e vista sui tetti di Palermo

«Abbiamo lavorato con volumi, trasparenze e soglie mobili per mantenere gli ambienti flessibili e lasciare che luce e vista attraversassero l’intero appartamento», racconta Giuseppe De Lisi, architetto e CFO dello studio. Anche quando gli spazi vengono distinti, la casa resta un insieme attraversato da scorci e riflessi.

Porta scorrevole in vetro con profili neri a griglia tra cucina e zona pranzo di Casa Croci a Palermo

La parete come infrastruttura architettonica del superattico

Il ripensamento della pianta del superattico prende le distanze dalla frammentazione tipica di molti appartamenti del secondo Novecento, con la loro successione di stanze, corridoi e tramezzi, e ragiona per volumi. Alla base c’è una griglia compositiva, utilizzata da didea in tutti i suoi progetti: strumento di controllo dimensionale e matrice che genera pieni e vuoti. I primi accolgono servizi e contenimento, i secondi articolano passaggi, visuali e spazi di vita.

Armadiature su misura a filo muro con maniglie incassate in Casa Croci, ristrutturazione a Palermo

Le pareti non si limitano a separare, ma diventano infrastrutture continue, capaci di integrare aperture, funzioni e stoccaggio. Le armadiature su misura, a filo muro e spesso con sistemi push and pull, nascondono lavanderia, scarpiere, bar, guardaroba e vani di servizio. Hanno il carattere di una boiserie contemporanea, assorbono pilastri e irregolarità strutturali e danno profondità alle superfici.

Vano bar con interno in rovere e ante grigio scuro nella cucina di Casa Croci a Palermo

I corridoi smettono così di essere spazi residuali e diventano soglie abitabili, parte attiva della sequenza domestica. Lo stesso principio vale per l’ingresso: non un disimpegno chiuso, ma un angolo sorprendente che riceve luce da una grande vetrata sulla corte interna e accompagna gradualmente verso la zona giorno. La griglia regola proporzioni, allineamenti e aperture, limitando i fuori misura e rendendo più efficiente la realizzazione.

Passaggio con armadiature in legno e finestra sulla città: i corridoi come soglie abitabili in Casa Croci

Matericità spinta e geometria dichiarata

Il carattere di Casa Croci nasce da un minimalismo essenziale, dalle geometrie dichiarate ma ricco di presenza materica. Il pilastro in cemento lasciato a vista, la cucina in acciaio e i serramenti scuri definiscono un’estetica industriale misurata. Il legno dalle venature evidenti, le tonalità calde di intonaci e finiture e la luce riportano invece lo spazio a una dimensione più domestica e avvolgente.

Isola in acciaio e armadiature a filo muro nella cucina del superattico Casa Croci di studio didea

Le pareti sono trattate con un intonaco dalla texture leggermente irregolare, che evita la piattezza dei bianchi ottici e modula la percezione della luce intensa, restituendo una vibrazione più morbida. Gli stessi toni cambiano materia tra pareti e soffitti, facendo emergere linee, altezze e passaggi senza ricorrere a contrasti cromatici. A tracciare il disegno dello spazio ci pensano i segni netti del nero di infissi, corpi illuminanti e zoccoli rientrati. I tagli diagonali del controsoffitto riprendono e rendono continua la falda inclinata preesistente, trasformando un vincolo dell’edificio in una regola compositiva che attraversa l’intera casa.

Bagno verde con lavabo a colonna bianco e rubinetteria in acciaio in Casa Croci a Palermo

La palette si completa con accenti più intensi di finiture e oggetti, tra verdi tenui e blu petrolio, rossi porpora e gialli, che restituiscono agli ambienti una dimensione più personale. La selezione di arredi e tessuti è stata sviluppata con il coinvolgimento diretto di Roberta Faja, parte della committenza, per bilanciare le diverse sensibilità della nuova proprietà con l’identità progettuale dello studio.

Consolle nera con lampada arancione e poster nel living di Casa Croci: accenti di colore nel superattico

Sostenibilità come qualità tecnica e durata

«Per noi sostenibile è un’architettura di qualità, che sfida il tempo: non segue le mode, ma nasce da un’idea capace di restare. Quando uno spazio non richiede di essere ripensato perché ha perso attualità, può continuare ad accompagnare chi lo abita», sottolinea Giuseppe De Lisi.

Camera da letto di Casa Croci con nicchia in rovere, comodino blu e lampada gialla

Un’idea che unisce prestazioni e progetto. Da un lato gli intonaci a base di calce idraulica, traspiranti e materici, e l’impianto idronico a basse temperature per riscaldamento a pavimento e climatizzazione, pensato per contenere i consumi e aumentare il comfort. Dall’altro una configurazione spaziale capace di accogliere nel tempo usi e necessità differenti: volumi e arredi fissi integrano le funzioni, mentre gli ambienti restano aperti alle trasformazioni di chi li abita.

Con Casa Croci, didea dimostra come un superattico possa essere insieme loft metropolitano e casa mediterranea: qualità tecnica, flessibilità e ricerca formale tenute insieme in un progetto pensato per durare oltre la contingenza.

Progetto studio didea – Fotografo Paolo Riolzi

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