La cucina nel 2026 diventa area living, spazio studio e perfino home office. In questo scenario si inseriscono ad esempio le soluzioni di Arredo3, pensate per creare continuità tra cucina e soggiorno senza rinunciare a design e sostenibilità.
Cucina e salotto insieme non sono più una semplice tendenza, ma una vera evoluzione dell’abitare contemporaneo. Con il diffondersi degli ambienti open space, cresce l’esigenza di progettare spazi capaci di unire estetica, comfort e funzionalità.
Oggi la cucina diventa area living, spazio studio e perfino home office. In questo scenario si inseriscono ad esempio le soluzioni di Arredo3, pensate per creare continuità tra cucina e soggiorno senza rinunciare a design e sostenibilità.
La cucina nel 2026: open space, molto più di un ambiente unico
Integrare cucina e salotto significa armonizzare funzioni diverse:
Area operativa e conviviale
Spazio relax e intrattenimento
Zona studio o smart working
Le cucine moderne open space devono quindi offrire moduli versatili, scaffalature per libri e documenti, piani d’appoggio per laptop e soluzioni integrate come scrivanie, mobili TV e madie coordinate.
Le proposte Arredo3 rispondono a queste esigenze attraverso:
Piani snack multifunzione
Isole attrezzate
Mobili living coordinati
Materiali ecosostenibili
Piano snack: la soluzione intelligente per cucina e smart working
Il piano snack è uno degli elementi chiave nelle cucine open space moderne. Oggi è diventata una superficie ibrida che può trasformarsi in un tavolo per i pasti veloci, angolo studio per tutti i membri della famiglia e spazio per lavorare da casa.
Modelli Time e Kalì: isola centrale con scrivania integrata
L’unione dei modelli Time e Kalì crea una cucina con ampia isola centrale che collega perfettamente area operativa e soggiorno.
Le basi in laccato bianco opaco si affiancano a colonne e vetrine in rovere fumé, generando un contrasto elegante e contemporaneo. Il piano snack, ampio e materico, può sostituire il tavolo tradizionale e diventare una comoda scrivania domestica integrata nella cucina.
Tuttotondo: design e sostenibilità in cucina
La trasversalità progettuale di Arredo3 combina il modello Alma, realizzato in PET riciclato Pechino, con il modello Kalì in finitura riga noce.
Elemento distintivo è il tavolo Tuttotondo, con top in porcellana ecosostenibile Laminam Noir Desir: una scelta che unisce estetica, resistenza e attenzione all’ambiente.
Il piano rotondo finale rende l’isola più accogliente e perfetta anche come spazio studio o postazione lavoro, confermando come la cucina con tavolo integrato sia una soluzione pratica per gli ambienti unici.
Cucina con angolo studio: soluzioni home office integrate.
In un open space privo di pensili, i modelli Asia e Time definiscono ambienti ariosi e luminosi.
Le colonne in rovere ebano fungono da dispensa e divisorio per ricavare un angolo studio discreto. Le basi in laccato matcha aggiungono personalità, mentre la boiserie LAB con mensole e LED integrati crea una scrivania a muro funzionale e ordinata.
La continuità tra cucina e soggiorno si esprime anche attraverso mobili coordinati. Con elementi del modello Tratto_10 nascono:
Madie su basamento
Mobile porta TV con vetrine
Angolo studio integrato
Le finiture in PET riciclato Suez e rovere canapa uniscono design e sostenibilità, dimostrando come una cucina moderna open space possa estendersi armoniosamente nel living.
Un aspetto distintivo delle cucine Arredo3 è l’attenzione all’ambiente. Il modello Alma in PET riciclato Pechino e i top in porcellana Laminam Noir Desir rappresentano una scelta concreta verso materiali durevoli ed ecosostenibili.
Dal pranzo veloce allo smart working, dalla zona TV all’angolo studio, la cucina open space diventa il vero cuore della casa.
La cucina nel 2026: non più solo cucina. Non solo salotto. Ma uno spazio fluido, funzionale e contemporaneo, pensato per vivere ogni momento della giornata.
La Svizzera attira ogni anno migliaia di italiani che cercano qualità della vita, stabilità economica e un mercato immobiliare solido. Il Canton Ticino, in particolare, rappresenta la porta d’ingresso naturale: si parla italiano, la cultura è familiare e le distanze da Milano o Como si misurano in minuti, non in ore.
Eppure, comprare un immobile in Svizzera non funziona come in Italia. Le regole sono diverse, i requisiti più stringenti e le procedure seguono logiche proprie. Chi si avventura senza conoscerle rischia ritardi, costi imprevisti o, nel peggiore dei casi, di vedersi negare l’acquisto. Ecco cosa serve sapere prima di cercare casa oltreconfine.
Chi può comprare casa in Svizzera? I requisiti per gli stranieri
Il primo ostacolo da affrontare è normativo. La Svizzera regola l’acquisto di immobili da parte di stranieri attraverso la Lex Koller (Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero), che distingue nettamente tra residenti e non residenti.
Residenti con permesso B o C. Chi possiede un permesso di dimora (B) o di domicilio (C) può acquistare liberamente un immobile destinato a residenza principale. Il processo è identico a quello di un cittadino svizzero. Il permesso B limita però all’acquisto di un solo immobile, che deve essere l’abitazione primaria.
Frontalieri con permesso G. I frontalieri che lavorano in Svizzera possono acquistare un immobile nella zona di lavoro, a condizione che diventi la residenza principale. In pratica, questo implica trasferire la residenza in Svizzera e rinunciare allo status di frontaliere — una decisione da ponderare attentamente dal punto di vista fiscale.
Non residenti senza permesso. Per chi non ha alcun legame lavorativo o di residenza, le possibilità sono limitate. La Lex Koller consente l’acquisto di immobili di vacanza solo in zone turistiche designate dai Cantoni, con superfici massime generalmente intorno ai 200 m² e terreno fino a 1.000 m². Il Canton Ticino rientra tra quelli che lo permettono, ma i contingenti annuali sono limitati e i Comuni possono imporre ulteriori restrizioni.
Il processo d’acquisto: come funziona in Svizzera
Una volta chiariti i requisiti, il percorso d’acquisto segue tappe precise che differiscono dalla prassi italiana.
La ricerca dell’immobile. I portali principali sono Homegate, ImmoScout24 e Comparis. Tuttavia, in Ticino una parte significativa delle trattative avviene tramite agenzie locali, che spesso gestiscono immobili non pubblicati online. Affidarsi a un’agenzia immobiliare in Ticino con esperienza nel segmento residenziale permette di accedere a un ventaglio più ampio di proposte e di avere supporto nelle fasi burocratiche, che per un acquirente italiano possono risultare complesse.
L’offerta e la trattativa. In Svizzera non esiste il “compromesso” come in Italia. Una volta trovato l’immobile, si presenta un’offerta scritta. Se accettata, si procede direttamente al rogito notarile. Non c’è una caparra confirmatoria nel senso italiano del termine: fino alla firma dal notaio, entrambe le parti possono tecnicamente ritirarsi, anche se nella pratica si firmano spesso accordi preliminari con penali.
Il rogito notarile. Il notaio in Svizzera è un pubblico ufficiale cantonale. È lui a redigere l’atto di compravendita, a verificare la conformità urbanistica e a iscrivere la proprietà nel Registro fondiario. A differenza dell’Italia, il notaio è scelto di norma dall’acquirente e i costi notarili variano per Cantone: in Ticino si aggirano tra lo 0,5% e l’1% del prezzo d’acquisto.
Costi reali: cosa mettere in conto oltre al prezzo
Il prezzo dell’immobile è solo una parte dell’investimento. Chi compra dall’Italia deve considerare una serie di costi accessori che, sommati, incidono in modo significativo.
Costi d’acquisto. Le spese principali includono la tassa di mutazione (imposta cantonale sul trasferimento, in Ticino pari all’1% del prezzo), le spese notarili (0,5-1%), le spese per il Registro fondiario (0,2-0,3%) e l’eventuale commissione d’agenzia. In totale, i costi accessori in Ticino si attestano mediamente tra il 3% e il 5% del prezzo — sensibilmente inferiori rispetto all’Italia.
Il finanziamento ipotecario. Le banche svizzere finanziano generalmente fino all’80% del valore dell’immobile. Il restante 20% deve provenire da fondi propri, di cui almeno il 10% in forma liquida (il secondo 10% può arrivare dal pilastro 3a della previdenza). I tassi ipotecari svizzeri sono storicamente tra i più bassi d’Europa.
Un aspetto che sorprende molti italiani: in Svizzera il mutuo non viene quasi mai ammortizzato completamente. Il sistema prevede un ammortamento indiretto, in cui si pagano solo gli interessi e si versa il capitale in un conto previdenziale vincolato. Questo ha vantaggi fiscali importanti, ma va compreso bene prima di impegnarsi.
Costi ricorrenti. Oltre alle rate del mutuo, bisogna calcolare il valore locativo (un reddito figurativo tassato anche se si abita nell’immobile), le spese condominiali, l’assicurazione stabile e la manutenzione ordinaria. In Ticino, il valore locativo si aggira intorno al 3,5-4,5% del valore fiscale dell’immobile ed è una voce che in Italia non esiste — va assolutamente considerata nella pianificazione.
Differenze fiscali tra Italia e Svizzera
La fiscalità immobiliare svizzera ha una logica diversa da quella italiana, e comprenderla è fondamentale per non avere sorprese.
Chi risiede in Italia e possiede un immobile all’estero è soggetto all’IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili all’Estero), pari all’1,06% del valore catastale. Se invece si trasferisce la residenza in Svizzera, l’IVIE non si applica, ma entra in gioco la tassazione svizzera completa.
In Svizzera, gli interessi ipotecari e le spese di manutenzione sono deducibili dal reddito imponibile — un vantaggio importante che rende il possesso immobiliare fiscalmente più efficiente rispetto all’Italia. Tuttavia, il valore locativo compensa parzialmente questo beneficio.
Per chi mantiene residenza fiscale in Italia e acquista in Svizzera come seconda casa, la situazione è doppiamente complessa: si applicano sia l’IVIE italiana sia la tassazione svizzera cantonale. In questi casi, consultare un fiscalista esperto in diritto transfrontaliero non è un lusso ma una necessità.
Cinque consigli pratici per chi compra dall’Italia
Dopo aver seguito numerosi acquirenti italiani nel percorso d’acquisto in Ticino, emergono alcuni errori ricorrenti che si possono evitare.
Definire il proprio status prima di tutto. Il tipo di permesso determina cosa si può comprare e dove: visitare immobili senza aver chiarito questo punto è tempo perso.
Non sottovalutare i tempi. Il processo per comprare casa in Svizzera è generalmente più rapido che in Italia — dal rogito al trasferimento di proprietà possono bastare 4-6 settimane — ma le verifiche preliminari per stranieri soggetti alla Lex Koller richiedono autorizzazioni che possono allungare la tempistica di mesi.
Calcolare il budget reale. Prevedere sempre il 20% di fondi propri più un 5% per i costi accessori. Chi parte con un budget risicato rischia di trovarsi in difficoltà nelle fasi finali.
Farsi accompagnare da professionisti locali. Il notaio, un consulente fiscale transfrontaliero e un’agenzia immobiliare che conosca il territorio non sono costi superflui ma investimenti che prevengono errori ben più costosi.
Visitare di persona e in orari diversi. Il Ticino ha microclimi molto variabili: un appartamento soleggiato a mezzogiorno può essere in ombra alle 15. Le distanze dai servizi, la viabilità nelle ore di punta, il vicinato — sono dettagli che nessun portale online può restituire.
Un passo importante, ma alla portata
Comprare casa in Svizzera dall’Italia è un percorso che richiede preparazione, ma non è un’impresa impossibile. Le regole sono chiare, i professionisti del settore sono abituati a guidare acquirenti stranieri e il mercato ticinese offre opportunità concrete per chi cerca un immobile in un contesto stabile, sicuro e a due passi dall’Italia.
La chiave è informarsi prima di agire, scegliere interlocutori affidabili e non avere fretta. Il mattone svizzero è un investimento solido — a patto di costruirlo su basi altrettanto solide.
Con Puro Residence, lo studio fiorentino Q-BIC firma uno degli interventi più sofisticati della rigenerazione urbana dell’ex area industriale: un dialogo serrato tra stile industriale, innovazione materica e rispetto della storia.
Q-BIC e la Manifattura Tabacchi: un incontro tra rigore e sensibilità
C’è una sottile arte nel saper ascoltare un edificio prima ancora di toccarlo. Lo studio Q-BIC l’ha capita bene, e lo dimostra ogni volta che affronta un progetto di recupero. Multidisciplinare per vocazione, il team porta avanti una ricerca architettonica che si muove sul confine tra rigore formale e sensibilità materica: due qualità apparentemente opposte che, nelle mani giuste, generano spazi dalla forza narrativa rara.
È proprio questa tensione creativa a trovare la sua espressione più compiuta all’interno della Manifattura Tabacchi di Firenze, il grande complesso industriale degli anni Trenta che sta vivendo una straordinaria seconda vita. In un progetto di rigenerazione urbana destinato a ridisegnare un intero quartiere della città, studio Q-BIC ha scelto il fabbricato più antico e simbolicamente più denso dell’intera area: l’edificio 12, oggi ribattezzato Puro Residence.
Puro Residence: il nome come manifesto architettonico
Il nome non è casuale — non lo è mai, in architettura. Puro, in spagnolo, significa sigaro: un riferimento diretto alla storia produttiva dello stabile, originariamente adibito al confezionamento e all’inscatolamento dei prodotti finiti della manifattura del tabacco. Ma il termine evoca anche qualcosa di più sottile: la purezza formale, la sottrazione dell’ornamento, l’essenzialità come scelta estetica e non come rinuncia.
C’è poi la forma stessa dell’edificio — lungo, stretto, composto — che richiama quella di un sigaro. Un gioco di parole tridimensionale che studio Q-BIC ha saputo trasformare in concept architettonico: lo stile industriale qui non è un’estetica di tendenza applicata a posteriori, ma la naturale conseguenza di un ascolto profondo del luogo e della sua identità stratificata.
Innovazione materica: quando il dettaglio diventa racconto
Quello che colpisce, entrando in Puro Residence, è la qualità della materia. Studio Q-BIC lavora con il cemento come pochi altri sanno fare: non come materiale di risulta o scelta economica, ma come elemento espressivo raffinato, capace di dialogare con la pietra serena, il legno invecchiato, il ferro delle capriate originali. L’innovazione materica che caratterizza la loro ricerca non nega il passato — lo sublima.
Gli infissi originali in legno sono stati conservati e valorizzati, trasformati in elementi narrativi che raccontano decenni di storia produttiva. Gli intonaci materici — ruvidi, irregolari, volutamente imperfetti — diventano una texture visiva e tattile che nessun rivestimento contemporaneo potrebbe imitare con la stessa autenticità. Le capriate in ferro, protagoniste silenziose degli spazi comuni, mantengono tutta la loro potenza strutturale, ora rivelata invece che occultata.
Il verde come memoria: la natura riprende il suo posto
C’è un dettaglio che rivela meglio di ogni altro la sensibilità progettuale di studio Q-BIC: il verde. Sulle terrazze e lungo i ballatoi di Puro Residence, la vegetazione non è un orpello decorativo né una concessione alle mode del biophilic design. È, invece, una citazione precisa: per decenni, dopo la dismissione dell’impianto produttivo, la natura aveva riconquistato questi spazi con la sua vegetazione spontanea.
Reintrodurre il verde nelle terrazze e nei percorsi condivisi significa preservare questa memoria biologica del luogo, dare continuità a un processo che la storia aveva interrotto. È architettura come atto di umiltà: non imporre, ma ascoltare; non cancellare, ma interpretare.
Studio Q-BIC: una visione architettonica per il futuro della città storica
Il progetto Puro alla Manifattura Tabacchi non è un episodio isolato nella traiettoria di studio Q-BIC, ma la manifestazione più eloquente di un metodo consolidato. La capacità di valorizzare la storia dei luoghi attraverso interventi misurati e coerenti è la cifra stilistica che distingue il loro lavoro nel panorama dell’architettura contemporanea italiana: mai invasivi, sempre presenti.
In un momento storico in cui la rigenerazione urbana è al centro del dibattito architettonico e culturale — a Firenze come in tutte le grandi città europee — il contributo di studio Q-BIC alla Manifattura Tabacchi rappresenta un modello di riferimento: dimostra che è possibile abitare il passato senza museificarlo, e costruire il futuro senza tradirlo.
Caratteristiche e proprietà dell’intonaco acustico
L’intonaco acustico è una delle soluzioni più innovative per ridurre il rumore che proviene dai locali accanto o dall’esterno. È un rivestimento capace di agire sulla fisica del suono, evitando la propagazione senza alterare l’estetica.
È un materiale dalla struttura porosa che garantisce un’elevata traspirabilità. L’applicazione può essere eseguita tramite spazzolatura o spruzzatura. Il risultato è una superficie continua e bella da vedere. È la scelta ideale per uffici open space, sale conferenze, teatri e ristoranti. Migliora la chiarezza del parlato e l’ascolto della musica. Saint-Gobain risponde alle necessità dei suoi clienti con intonaci acustici dedicati a spazi esigenti. Assorbono il suono per migliorare il benessere nei contesti dove questo aspetto è fondamentale, senza interventi invasivi.
I tanti vantaggi dell’intonaco acustico
Scegliere intonaci isolanti acustici offre una serie di ulteriori vantaggi oltre a quelli già citati. Consentono di trattare soffitti e pareti ottenendo superfici eleganti, lisce e prive di giunture, con colori personalizzabili. L’intonaco acustico è versatile: può essere applicato su calcestruzzo, cartongesso e muratura. Dura a lungo nel tempo mantenendo le proprietà originali. La sua natura lo rende resistente al fuoco, quindi è adatto a soddisfare le norme antincendio.
Innovazione applicativa: cos’è l’intonaco acustico a spruzzo
L’intonaco acustico a spruzzo è la frontiera più avanzata in termini di performance fonoassorbenti ed estetica. È particolarmente apprezzato nei progetti di interior design più lussuosi e sofisticati. Si possono rivestire con estrema precisione geometrie complesse e interni di pregio senza rinunciare al comfort sonoro. Tra il ventaglio di soluzioni che Saint-Gobain mette in campo per l’efficientamento degli edifici e il benessere indoor troviamo Ecophon Fade™ ONE Smooth. Si tratta di un intonaco isolante acustico brevettato che rappresenta l’eccellenza sul mercato. Viene applicato con la modalità a spruzzo. Veste le pareti e i soffitti con una texture che richiama morbidezza visiva, in bianco oppure nella tinta che preferisci. Le prestazioni di assorbimento acustico sono di elevatissimo livello, raggiungendo la classe A. L’installazione è semplice e riduce sensibilmente i tempi di cantiere.
SuperNova, SuperCity, SuperPlayground: il futuro del design parla italiano
C’è una data che ogni appassionato di design dovrebbe segnare sul calendario: aprile 2026, quando Superstudio tornerà a trasformare Milano in uno dei laboratori creativi più elettrizzanti del pianeta. Ma questa volta qualcosa è cambiato — e in modo profondo. Dopo venticinque anni di presenza ininterrotta alla Milano Design Week, il progetto fa un salto evolutivo che ridisegna non solo gli spazi, bensì l’intera visione di ciò che una design week dovrebbe essere.
Trentamila metri quadrati distribuiti su tre quartieri della città — Tortona, Barona e Bovisa — per un ecosistema che non si accontenta di ospitare contenuti, ma aspira a costruire un nuovo modello culturale. Tre venue, tre identità, tre curatori di eccezione: Superstudio Più, Superstudio Maxi e il nuovo Superstudio Village sono i protagonisti di questa rivoluzione silenziosa ma determinata.
Superstudio Più e SuperNova: quando Moooi torna alle origini
Il cuore pulsante di Superstudio Più, nel celebre Tortona Design District, batte sotto il segno di SuperNova — un’esplosione di energia creativa che porta in scena le grandi firme del design internazionale. E tra tutte le novità di questa edizione, ce n’è una che merita una menzione speciale: il ritorno di Moooi.
Venticinque anni dopo il suo debutto milanese proprio negli spazi di Superstudio Più, il marchio olandese torna alle origini con un’installazione site specific firmata da Marcel Wanders. Quasi mille metri quadrati nello spazio Central Point, interamente ripensati per raccontare un quarto di secolo di immaginazione e sperimentazione. La scenografia si preannuncia luminosa, essenziale, dai toni brillanti: pezzi iconici reinterpretati, forme rivisitate, e quella tensione creativa tra memoria e futuro che da sempre caratterizza il DNA del brand.
Non si tratta soltanto di una retrospettiva o di una celebrazione fine a se stessa. È, piuttosto, un manifesto: il design autentico non si cristallizza nel tempo, ma continua a evolvere con ambizione e immaginazione. Accanto a Moooi, numerosi altri brand internazionali occuperanno i padiglioni e gli spazi interni ed esterni della venue con progetti custom che ampliano lo sguardo sul design contemporaneo.
Superstudio Maxi e SuperCity: Giulio Cappellini immagina la città del futuro
Una mappa urbana dove design, arte e architettura si incontrano
A pochi chilometri di distanza, nel quartiere Barona, Superstudio Maxi si trasforma nella sede di SuperCity: un grande progetto collettivo che intende dissolvere i confini tra discipline per dar vita a qualcosa di inedito. L’idea è ambiziosa quanto affascinante — immaginare la mappa di una città ideale del futuro, dove ogni angolo rivela una visione diversa dello spazio abitabile.
Al centro di questo paesaggio corale, Giulio Cappellini firma un’installazione di straordinaria potenza scenografica. Sogno e materia, immaginazione e progetto: il linguaggio è quasi cinematografico, pensato per coinvolgere il visitatore in un’esperienza totalizzante. Numerosi brand del design contribuiranno a caratterizzare le diverse aree tematiche, costruendo insieme un racconto plurale che supera la logica del semplice showroom.
Ricerca e accademie internazionali: il sapere che costruisce il domani
All’interno di SuperCity trova spazio anche una sezione dedicata alle migliori accademie e università di design del mondo, con un focus sui temi più urgenti del panorama contemporaneo. Continua inoltre la collaborazione con l’ICFF – International Contemporary Furniture Fair di New York, che porta a Superstudio Milano il tema dell’educazione come motore di innovazione.
Superstudio Village e SuperPlayground: il futuro appartiene ai nuovi talenti
La grande novità della Milano Design Week 2026 apre nel quartiere di Bovisa
Se c’è un luogo che incarna lo spirito autentico e sperimentale del Fuorisalone delle origini, è il nuovo Superstudio Village. Collocato nel quartiere di Bovisa, questo spazio completamente inedito nasce con una missione precisa: dare voce e visibilità a giovani designer, studi emergenti e collettivi creativi attraverso il programma SuperPlayground.
Attraverso una Open Call internazionale, i talenti selezionati avranno accesso a spazi espositivi flessibili, in un ambiente pensato per l’esplorazione e il rischio creativo. Un gesto concreto di fiducia nelle nuove generazioni, che spesso faticano a entrare nei circuiti principali della Milano Design Week.
Con questa edizione, Superstudio non si limita a crescere in termini di superfici o di presenze. Compie una scelta strategica e culturale: moltiplicare le direzioni di ricerca, tenere insieme la visione dei grandi protagonisti internazionali e l’energia di chi si affaccia per la prima volta sulla scena del design.
Per agevolare i visitatori, Superstudio sta inoltre lavorando a un sistema di registrazione con QR code unico per l’accesso a tutte e tre le venue, e valuta l’introduzione di un servizio transfer dedicato tra i tre quartieri.
Superstudio Milano si conferma così molto più di un evento: è un ecosistema in crescita, un investimento culturale che nasce da Milano e per Milano, pensato per rafforzarne il ruolo nel panorama mondiale del design.
Milano Design Week 2026: segnatela. Superstudio ha già deciso che sarà indimenticabile. Per maggiori informazioni: design.superstudioevents.com/
Quali sono le principali fonti di contaminazione negli ambienti domestici
Nella società moderna si è sempre più inclini a passare gran parte della giornata in spazi chiusi. Questo succede ancora di più quando viviamo in una grande città e le occasioni per stare all’aria aperta si riducono a poche ore nel fine settimana.
L’aria che proviene dall’ambiente esterno è spesso contaminata da polveri sottili e smog, sostanze che si disperdono creando un vero inquinamento dentro casa. A questa problematica si aggiungono i materiali e le vernici utilizzati per gli arredi, che possono rilasciare una sostanza nociva per la salute: la formaldeide.
Anche le pareti e i pavimenti in parquet in alcuni casi emettono piccole quantità di sostanze non certo salutari. A tutto ciò si aggiungono le sostanze chimiche sprigionate dai prodotti per la pulizia. Se i muri presentano tracce di umidità saranno soggetti alla formazione di muffe, potenzialmente pericolose per la salute di persone di ogni età. È proprio per l’insieme di tutti questi fattori che dovremmo fermarci a riflettere, e trovare delle risposte efficaci per migliorare la qualità dell’aria interna. Le soluzioni per vivere meglio gli spazi abitativi oggi ci sono, e rispettano la nostra salute creando un indoor più sano.
Le strategie da seguire per migliorare la qualità dell’aria in casa
Per mantenere un’aria interna più salubre e limitare l’accumulo di sostanze tossiche è fondamentale adottare delle buone abitudini.
Apri tutte le finestre con regolarità, creando corrente tra locali opposti quando possibile. Aerare adeguatamente la cucina e il bagno dopo aver fatto la doccia aiuta ad abbassare il tasso di umidità.
Riduci l’uso di prodotti industriali aggressivi per le pulizie e spray profumati. Mentre pulisci tieni le finestre aperte per disperdere le sostanze irritanti e inalarne il meno possibile.
Togli almeno due volte alla settimana la polvere che si accumula sui mobili, soprammobili e pavimenti. Aspira i divani in tessuto e il tappeto con un aspirapolvere dotato di filtro ad alta efficienza.Questi accorgimenti sono utili per chi soffre di problemi respiratori ed evitano il peggioramento dei sintomi nei soggetti allergici.
Se possiedi il condizionatore pulisci e sostituisci i filtri secondo le indicazioni del produttore prima di metterlo in funzione.
Saint-Gobain è il protagonista globale dell’edilizia sostenibile. Progetta soluzioni che assicurano il massimo comfort abitativo e migliorano il benessere dentro casa. Il noto brand è pronto ad accettare le sfide di oggi e di domani per avere in futuro delle abitazioni sane e belle da vivere.
Le soluzioni concrete per vivere meglio la casa
Saint-Gobain è un leader del mercato sempre più attento alla qualità dell’aria che respiriamo in casa. Quello dell’azienda è un costante lavoro di ricerca e sviluppo che si esprime al meglio nella tecnologia Gyproc Activ’Air®. Si tratta di un sistema brevettato a livello internazionale, che risponde in modo concreto alle necessità abitative. È una soluzione integrata in lastre in cartongesso, controsoffitti e intonaci, che intercetta la formaldeide presente nell’aria neutralizzando l’80% del suo valore. Queste speciali lastre possono essere utilizzate per realizzare contropareti, tramezzi e controsoffitti. I benefici sono stati validati da test condotti da due laboratori di spicco nel campo ambientale e il risultato è stato giudicato affidabile e performante.
La lastra in gesso rivestito Gyproc Habito Activ’Air® è naturalmente bianca e si può dipingere con un’idropittura specifica: webpaint gypsum. È una pittura certificata e sicura per gli ambienti interni, che rispetta gli standard più severi in materia di emissioni di sostanze nocive per la salute. È studiata per il cartongesso, non interferisce diminuendo le performance della tecnologia Activ’Air® e l’applicazione non necessita di un fissativo.
Saint-Gobain, insieme al suo marchio Weber, ha messo a punto un’idropittura antimuffa purificante: weberdeko pure. Questa formulazione a base d’acqua è in grado di abbattere un’alta percentuale di formaldeide presente nei locali con un’efficacia che perdura a lungo nel tempo, oltre 8 anni.
Se desideri una soluzione innovativa e decorativa c’è lo specchio ecologico Mineralite® Revolution di Saint-Gobain Glass. È un complemento d’arredo senza piombo né rame che concorre alla riduzione di emissioni di composti organici volatili (VOC) e arreda con un tocco di design.
Nei contesti lavorativi contemporanei la progettazione degli uffici predilige spazi aperti e flessibili. Se da un lato questo layout facilita il lavoro di squadra, dall’altro crea una problematica rilevante: la convivenza di più persone che svolgono attività diverse nello stesso ambiente. Si incrociano telefonate, le ormai onnipresenti call e gli scambi di opinioni, trascurando di fatto l’esigenza primaria di ogni lavoratore: mantenere la giusta concentrazione. L’insieme di questi fattori a lungo andare genera calo dell’attenzione e irritabilità, quindi una minore produttività. Inoltre, in un ambiente non performante a livello acustico i dipendenti tendono istintivamente ad alzare il volume della voce per farsi sentire, innescando un effetto che moltiplica esponenzialmente il caos complessivo. Da tutto ciò ne deriva che il rumore in ufficio non deve essere considerato un problema trascurabile. È un vero e proprio inquinamento ambientale che incide direttamente sul benessere dei lavoratori e a lungo andare diventa causa di stress. Migliorare l’acusticanegli uffici restituisce ad ogni dipendente una sensazione di controllo sul proprio operato e migliora in generale il comfort nella quotidianità. È un investimento necessario, soprattutto se pensiamo che trascorriamo lavorando molte più ore rispetto a quelle che viviamo tra le mura domestiche. restituisce ad ogni dipendente una sensazione di controllo sul proprio operato e migliora in generale il comfort nella quotidianità. È un investimento necessario, soprattutto se pensiamo che trascorriamo lavorando molte più ore rispetto a quelle che viviamo tra le mura domestiche. L’obiettivo del datore di lavoro lungimirante si traduce quindi nel rispetto di livelli accettabili di rumorosità, realizzando uno spazio che non renda difficile la comprensione del parlato, migliori la qualità del lavoro individuale e tuteli la salute psico-fisica di ogni collaboratore.
Strategie di intervento e tecnologie per migliorare l’acustica in ufficio
Per bonificare acusticamente gli uffici è possibile intervenire in modi diversi. Il primo passo per migliorare la qualità sonora è individuare le aree più affollate e rumorose, e capire quali sono le zone che richiedono un livello acustico che supporti al meglio la concentrazione. In questo modo si potrà effettuare una progettazione corretta e migliorare la comunicazione dove serve davvero.
Per quanto riguarda i mobili, il mercato offre arredi per ufficio di alta qualità, progettati con superfici capaci di limitare la propagazione dei rumori. Ci sono anche pannelli autoportanti realizzati con materiali che minimizzano la dispersione del suono. Posizionati tra le scrivanie creano delle micro-zone dove le conversazioni rimangono confinate e non disturbano i colleghi più vicini.
L’intervento più efficace in questo senso prevede l’installazione di pannelli fonoassorbenti ad alte prestazioni. I controsoffitti acustici per uffici e i pannelli sospesi assicurano un ambiente più silenzioso senza sacrificare il design. Si può agire anche sulle superfici verticali con un sistema a parete che riduce l’eco e migliora l’intelligibilità della parola.
Le soluzioni Saint-Gobain per migliorare l’inquinamento acustico
Saint-Gobain è un’azienda leadernel panorama delle soluzioni all’avanguardia per migliorare l’acustica negli uffici. Propone prodotti performanti che si adattano ad ogni esigenza architettonica e sono utili a gestire il comfort acustico nei contesti lavorativi open space.
Ecophon Focus™ è una soluzione completa e versatile, pensata per chi cerca un equilibrio perfetto tra controllo del rumore e resa estetica. L’insieme dei pannelli in classe di assorbimento A per controsoffitto crea una superficie otticamente opaca grazie alla finitura speciale Akutex™ FT.
Nelle sale riunioni o negli uffici direzionali che richiedono standard di silenzio elevati entra in gioco Ecophon Master™. È un pannello in classe A di fonoassorbimento, con finitura Akutex™ FT e l’aggiunta di uno strato di vetro nella parte non visibile.
Ecophon Akusto™ è un pannello progettato per essere installato sulle superfici verticali, risolvendo il problema dei suoni che rimbalzano tra pareti parallele. È ampia la possibilità di personalizzazione con finiture diverse che ne valorizzano l’estetica.
Ecophon Solo™ è la scelta ideale quando non si vuole coprire l’intera superficie del soffitto. È un pannello sospeso con elevate performance acustiche. Possono essere utilizzati più elementi disposti ad hoc per creare delle piccole isole di comfort che riducono la percezione dei rumori, con un look di grande impatto nell’insieme.
La sinergia tra comfort acustico e qualità dell’aria in ufficio
Il benessere lavorativo si ottiene quando al controllo del rumore si aggiunge la qualità dell’aria che si respira negli uffici. Esiste un legame profondo tra questi due aspetti fondamentali, che si possono sommare per progettare ambienti sempre più attenti alla salute dei lavoratori e piacevoli da vivere. Infatti, un contesto silenzioso ma saturo di sostanze inquinanti rimane un luogo insalubre.
I sistemi Saint-Gobain Ecophon trasformano il controsoffitto in un elemento attivo che si occupa della filtrazione e del ricircolo dell’aria nell’ufficio. Infatti, all’interno del plenum, può essere installato un impianto di ventilazione silenzioso che diffonde una brezza leggera e omogenea nel locale attraverso appositi punti di emissione dell’aria. Poiché l’aria scende verso il basso a una velocità estremamente ridotta si riduce il sollevamento di polveri e allergeni e scompare quella fastidiosa sensazione di freddo addosso.
È un plus che cambia radicalmente la qualità della vita di chi abita lo spazio ogni giorno. Consente all’architettura dell’ufficio di esprimersi con la massima pulizia visiva e offre un comfort ambientale di alto livello.
Isolamento sottotetto con cellulosa, una soluzione sempre più diffusa per aumentare le prestazioni di ultimi piani poco performanti.
Se vivi in una casa indipendente o singola, o sei all’ultimo piano, sai già che un tetto non ben isolato significa un tetto non performante.
Quindi tanta dispersione termica, costi che aumentano e una generale sensazione di disagio o insoddisfazione.
Negli ultimi anni si sente parlare dell’isolamento del sottotetto con la cellulosa, anche se può trattarsi di un intervento ancora poco conosciuto e che quindi può generare dubbi e domande.
Con questo post cerco di rispondere alla domande più frequenti, per farti conoscere un’opzione valida e di cui tenere conto.
Cos’è l’isolamento del sottotetto e perché è così importante
Il sottotetto è uno dei punti più critici della casa dal punto di vista energetico. Il calore tende naturalmente a salire e, se non trova una barriera isolante efficace, a disperdersi verso l’esterno. In inverno questo si traduce in ambienti difficili da riscaldare; in estate, al contrario, il tetto diventa una superficie rovente che irradia calore verso gli ambienti sottostanti.
Molte abitazioni, soprattutto quelle costruite prima delle normative più recenti sul risparmio energetico, presentano sottotetti completamente privi di isolamento o con materiali ormai inefficaci. Il risultato è una casa che consuma più energia, ha un comfort termico instabile e richiede continui aggiustamenti di temperatura.
Intervenire sul sottotetto significa agire su una delle principali cause di dispersione energetica, migliorando il comfort abitativo in modo percepibile fin da subito. Non è un intervento estetico e non si vede nelle foto patinate, ma è uno di quelli che cambia davvero il modo in cui si vive la casa.
Perché scegliere la cellulosa per l’isolamento del sottotetto
Negli ultimi anni la cellulosa è diventata una delle soluzioni più apprezzate per l’isolamento del sottotetto. Non si tratta di una moda passeggera, ma della risposta concreta a esigenze di comfort, sostenibilità e prestazioni energetiche.
Prestazioni termiche in inverno e in estate
Uno dei grandi punti di forza della cellulosa è la sua capacità di garantire isolamento termico efficace durante tutto l’anno. In inverno riduce la dispersione del calore verso l’esterno, contribuendo a mantenere gli ambienti interni più caldi e stabili. In estate, grazie alla sua densità e capacità di accumulo termico, rallenta l’ingresso del calore proveniente dal tetto.
Questo fenomeno, noto come sfasamento termico, è fondamentale nelle zone con estati calde. Significa che il picco di calore esterno arriva all’interno molte ore dopo, quando le temperature sono già scese e l’ambiente può raffrescarsi naturalmente.
Il risultato è un comfort abitativo più costante e un minore utilizzo di climatizzatori, con benefici sia economici sia ambientali.
Materiale traspirante e regolazione dell’umidità
La cellulosa ha una naturale capacità di assorbire e rilasciare umidità senza perdere le proprie proprietà isolanti. Questa caratteristica la rende particolarmente adatta ai sottotetti, dove gli sbalzi termici possono favorire la formazione di condensa.
Un materiale traspirante contribuisce a mantenere un microclima interno più sano, riducendo il rischio di muffe e deterioramento delle strutture lignee. In altre parole, non si limita a isolare: aiuta la casa a respirare.
Una scelta sostenibile e responsabile
La cellulosa è prodotta principalmente da carta riciclata trattata con sali minerali naturali che la rendono resistente al fuoco, agli insetti e alle muffe. Questo processo consente di dare nuova vita a materiali di scarto, riducendo l’impatto ambientale complessivo.
Scegliere la cellulosa significa optare per un isolamento efficace senza ricorrere a materiali ad alto impatto ambientale. Non è solo una scelta tecnica, ma anche etica, sempre più in linea con le esigenze dell’edilizia contemporanea.
Tecniche di posa: come si applica la cellulosa nel sottotetto
Uno dei motivi per cui la cellulosa è così diffusa è la sua versatilità di applicazione. Può essere utilizzata in diverse tipologie di sottotetto e si adatta facilmente anche a spazi irregolari o difficili da raggiungere.
Insufflaggio: il metodo più rapido ed efficace
L’insufflaggio è la tecnica più comune per l’isolamento del sottotetto con cellulosa. Il materiale, sotto forma di fiocchi, viene soffiato all’interno del sottotetto tramite macchinari specifici che garantiscono una distribuzione uniforme.
Questo metodo consente di riempire ogni cavità, eliminando i ponti termici e creando uno strato isolante continuo. È particolarmente indicato per sottotetti non abitabili, dove non è necessario intervenire sulla struttura.
Tra i principali vantaggi dell’insufflaggio ci sono la rapidità di esecuzione e la minima invasività. L’intervento può essere completato in poche ore, senza demolizioni o lavori strutturali complessi.
Applicazione in sottotetti abitabili e coperture ventilate
La cellulosa può essere utilizzata anche in sottotetti abitabili o in coperture ventilate. In questi casi viene inserita tra le travi o all’interno delle intercapedini, contribuendo a migliorare l’isolamento senza alterare la struttura esistente.
La sua capacità di adattarsi alle forme irregolari la rende particolarmente efficace in edifici storici o tetti con geometrie complesse, dove altri materiali risulterebbero difficili da installare in modo uniforme.
Tempi di intervento e impatto sulla vita quotidiana
Uno degli aspetti più apprezzati di questo tipo di intervento è la sua rapidità. A seconda della superficie, l’isolamento di un sottotetto può essere completato in una giornata.
Questo significa:
disagi minimi per chi abita la casa
nessuna invasione prolungata del cantiere
risultati immediatamente percepibili
Un raro caso in cui l’efficienza energetica non richiede settimane di convivenza con polvere, rumori e decisioni di vita discutibili.
Costi dell’isolamento con cellulosa e risparmio energetico
Quando si parla di interventi edilizi, il costo è sempre una variabile decisiva. L’isolamento del sottotetto con cellulosa si colloca in una fascia di prezzo accessibile, soprattutto se rapportata ai benefici nel medio-lungo periodo.
Quanto costa isolare un sottotetto con cellulosa
Il prezzo varia in base a diversi fattori: superficie, spessore dell’isolante, accessibilità del sottotetto e complessità dell’intervento. Indicativamente, il costo può oscillare tra i 20 e i 40 euro al metro quadrato.
Questa forbice rende la cellulosa una soluzione competitiva rispetto ad altri materiali isolanti, soprattutto considerando la rapidità di posa e l’efficacia complessiva.
Risparmio in bolletta e aumento del valore dell’immobile
Un sottotetto non isolato può causare dispersioni termiche fino al 30%. Intervenire significa ridurre in modo significativo i consumi energetici per riscaldamento e raffrescamento.
Nel tempo, questo si traduce in:
bollette più contenute
maggiore efficienza energetica
incremento del valore dell’immobile
Una casa ben isolata è più confortevole, più sostenibile e più appetibile sul mercato. Non male per un intervento che nessuno noterà nelle foto, ma tutti percepiranno vivendo gli spazi.
Incentivi fiscali e detrazioni
Gli interventi di isolamento termico rientrano spesso nelle detrazioni fiscali previste per il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. Le percentuali e le condizioni possono variare nel tempo, ma rappresentano un’opportunità concreta per ridurre l’investimento iniziale.
Affidarsi a professionisti qualificati è fondamentale per ottenere la documentazione necessaria e accedere alle agevolazioni disponibili.
Tra i professionisti più affidabili in questo campo, c’è ProTetto. Sul loro sito troverai tantissime informazioni, facili da reperire per farsi un’idea ed eventualmente decidere di contattarli anche per un sopralluogo iniziale.
Confronto con altri materiali isolanti: perché la cellulosa si distingue
Quando si valuta un intervento di isolamento, è naturale confrontare diverse soluzioni. Lana di vetro, lana di roccia, polistirene e poliuretano sono tra i materiali più utilizzati, ma la cellulosa offre una combinazione di caratteristiche difficilmente replicabile.
A differenza dei materiali sintetici, la cellulosa garantisce traspirabilità e regolazione dell’umidità. Rispetto ad alcuni isolanti minerali, offre uno sfasamento termico superiore, particolarmente utile nei climi caldi.
Non si tratta di stabilire un vincitore assoluto, ma di scegliere il materiale più adatto al contesto. In edifici residenziali, soprattutto con sottotetti non abitabili, la cellulosa rappresenta spesso una soluzione equilibrata tra prestazioni, sostenibilità e costo.
Errori da evitare nell’isolamento sottotetto
Un intervento di isolamento efficace non dipende solo dal materiale scelto, ma anche dalla progettazione e dalla posa. Anche la cellulosa, se applicata senza criterio, può non dare i risultati sperati.
Uno degli errori più comuni è sottovalutare lo spessore necessario. Uno strato troppo sottile riduce l’efficacia dell’isolamento e compromette il risparmio energetico. Allo stesso modo, ignorare la ventilazione del tetto può favorire la formazione di umidità e condensa.
Un altro errore frequente è affidarsi a soluzioni fai da te o a operatori non specializzati. L’insufflaggio richiede attrezzature specifiche e competenze tecniche per garantire una distribuzione uniforme del materiale.
Infine, trascurare una valutazione energetica preliminare può portare a interventi non coordinati con il resto dell’edificio. L’isolamento del sottotetto è più efficace quando rientra in una strategia complessiva di miglioramento energetico.
Isolamento sottotetto: quando conviene davvero
So che si tratta di un argomento molto specifico e di cui si parla ancora poco, ma davvero può trattarsi di un intervento pratico e a basso impatto, utilissimo per migliorare le condizioni abitative e prestazionali, soprattutto di case datate.
Si tratta di una soluzione che fa un passo in più verso l’attenzione all’ambiente, anche cercando di ridurre gli sprechi.
E’ anche vero però, che l’isolamento del sottotetto con cellulosa è particolarmente indicato in alcune situazioni (quindi non sempre e comunque). Abitazioni con tetti non isolati, case soggette a forti escursioni termiche o edifici in cui il comfort estivo è insufficiente possono trarre benefici immediati.
È un intervento consigliato anche in caso di ristrutturazioni energetiche, riqualificazioni immobiliari o semplicemente quando si desidera migliorare la qualità della vita domestica senza affrontare lavori invasivi.
Non sempre è necessario intervenire sull’intero edificio per ottenere risultati tangibili. A volte basta partire dal punto più critico, e il sottotetto è spesso proprio quel punto.
Segna in agenda: EuroCucina 2026 con FTK – Technology For the Kitchen torna al Salone del Mobile.Milano con un’edizione che si preannuncia come la più ricca e visionaria degli ultimi anni. Con 106 espositori da 17 Paesi — oltre il 38% dall’estero — e 35 brand presenti per la prima volta o di ritorno, la Biennale si conferma la piattaforma internazionale di riferimento per il design della cucina contemporanea.
Tecnologia, sostenibilità, intelligenza artificiale e benessere abitativo sono le coordinate che guidano questa edizione, tracciando una visione chiara di dove sta andando il progetto cucina a livello globale.
La cucina del futuro a EuroCucina 2026: integrazione, materia e nuovi sensi
La cucina che vedremo a EuroCucina 2026 non è più un ambiente separato: si fonde con il living in spazi open space fluidi e multifunzionali, dove ogni elemento è pensato per scomparire o rivelarsi con un gesto. Piani a induzione invisibili, cappe integrate, colonne attrezzate che si celano nell’architettura degli ambienti: il progetto punta a un minimalismo che non è più freddo e razionale, ma emotivo e naturale, vicino a una nuova idea di benessere domestico.
I materiali raccontano questa trasformazione con grande sensibilità: legni certificati FSC, ceramiche antibatteriche, laminati rigenerati e vetri stratificati riciclati portano in cucina una tattilità nuova, consapevole e green. Il colore torna protagonista, ma in chiave soft, mentre le superfici interattive aprono scenari inediti tra funzione ed estetica.
Domotica e intelligenza artificiale: la cucina che ascolta
Una delle tendenze più rilevanti di EuroCucina 2026 è l’integrazione profonda tra domotica e intelligenza artificiale. I sistemi intelligenti permettono di controllare luci, temperatura, diffusione sonora e perfino scenari olfattivi, trasformando la cucina in un microcosmo su misura, capace di adattarsi alle abitudini e ai desideri di chi la abita. La cucina impara, prevede, ascolta — senza rinunciare alla propria anima.
Un riconoscimento che arriva anche dall’UNESCO, che ha recentemente inserito il cibo italiano tra i Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità, sancendo il valore profondo della cucina come luogo di memoria, identità e convivialità. Le aziende italiane rispondono con ricerca e design consapevole: cucine che raccontano una cultura, ma parlano il linguaggio universale dell’innovazione.
FTK 2026: gli elettrodomestici diventano arredo
Parallelamente all’evoluzione del progetto cucina, FTK – Technology For the Kitchen porta in scena una nuova generazione di grandi elettrodomestici: più silenziosi, integrabili e autonomi che mai. I frigoriferi riconoscono gli alimenti, suggeriscono ricette e organizzano la spesa in cloud; i forni intelligenti regolano la cottura in base alle preferenze dell’utente; le lavastoviglie si auto-dosano, si puliscono da sole e comunicano quando è il momento di intervenire.
L’efficienza energetica, ormai standard obbligato, si combina a un’estetica sofisticata e personalizzabile. Gli elettrodomestici escono dalla loro dimensione puramente funzionale per diventare parte integrante dell’arredo, completati da interazione vocale e interfacce touchless per un’esperienza d’uso sempre più fluida ed elegante.
Le novità dei brand a EuroCucina 2026
La Cornue: CornuFé Special Edition Color Collection
Tra le prime anticipazioni di EuroCucina 2026, spicca la nuova CornuFé Special Edition Color Collection di La Cornue, firmata dai designer Martyn Lawrence Bullard e Matthew Quinn. Quattro nuove tonalità — Brands Hatch Green, Goodwood Blue, Quintessential Orange e Quintessential Teal in finitura gloss — si aggiungono alla prestigiosa palette Château, arricchite da una raffinata finitura Ottone Spazzolato su profili e dettagli.
Disponibile per un periodo limitato nei modelli Dual Fuel e a induzione, nei formati 90 e 110 cm con cappe coordinate, la collezione trasforma ogni cucina in un pezzo unico. Un’edizione che celebra oltre un secolo di savoir-faire artigianale e conferma il colore come firma visiva capace di definire carattere e presenza nello spazio — in perfetta sintonia con il ritorno della cromia come protagonista del progetto cucina contemporaneo.
Elica: Lhov si rinnova e debutta Luna, la lampada che completa la cucina
Tra le novità più attese di EuroCucina 2026, Elica porta in scena due progetti che ridefiniscono il concetto di cucina come ecosistema integrato. Il primo è una nuova versione di Lhov, il sistema All-In-One premiato con il Compasso d’Oro, unico sul mercato a integrare piano cottura, forno e aspirazione in un solo oggetto — con un forno più ampio del 30% e un sistema aspirante che agisce, per la prima volta, anche all’interno del forno stesso. La novità di questa edizione è la raffinata finitura bianco opaco. L’effetto materico è capace di integrarsi con eleganza in cucine dai materiali naturali e dai toni caldi. L’esperienza d’uso si evolve ulteriormente grazie al controllo vocale, che permette di gestire cottura, aspirazione e apertura del forno con un semplice comando.
Il secondo protagonista è Luna, lampada sospesa che Crisà definisce “l’anello mancante” dell’ecosistema Elica: una total lighting experience che unisce luce ambiente e illuminazione diretta sulla zona cottura, con funzioni Dim Light e Tune White per modulare intensità e tonalità cromatica. Zero contatti: Luna dialoga autonomamente con il piano cottura, ma può essere gestita anche tramite gesture control, app o assistente vocale. Design lineare in alluminio con doppia finitura, minimalismo funzionale e tecnologia invisibile — un oggetto che non illumina soltanto, ma trasforma la cucina in un’esperienza sensoriale completa.
BORA: More than cooking, una nuova idea di cucina
Con il claim “More than cooking”, BORA arriva a EuroCucina 2026 con una visione che ridefinisce la cucina come luogo di libertà, benessere e relazione. Fu proprio BORA a introdurre per prima i sistemi di aspirazione integrati nel piano cottura come alternativa alla cappa tradizionale, liberando lo spazio visivo e trasformando l’esperienza culinaria in qualcosa di più silenzioso e intuitivo.
Al centro delle novità 2026 c’è il restyling della famiglia BORA Pure: nuova superficie opaca, interfaccia più intuitiva e connettività avanzata, pensati per integrarsi anche negli spazi più compatti. La stessa finitura caratterizza BORA Professional 3.0, il sistema modulare per chi vive la cucina con approccio professionale. Tra le novità spicca anche BORA QVac Move, il sistema per il sottovuoto ora in versione freestanding, che estende la filosofia del brand alla conservazione degli alimenti.
L’attenzione alla qualità dell’aria resta il cuore dell’esperienza BORA: i nuovi filtri anti-odori ad alte prestazioni creano ambienti più salubri e confortevoli. Con una gamma che spazia dai sistemi di aspirazione al forno a vapore professionale BORA X BO, dalla refrigerazione all’illuminazione, il brand propone una cucina come sistema organico completo.
Abimis: la nuova finitura ramata trasforma l’acciaio in materia viva
A EuroCucina 2026, Abimis presenta una novità che amplia ulteriormente il vocabolario estetico della cucina professionale: la nuova finitura ramata, ottenuta attraverso un processo galvanico di deposito metallico che combina le calde sfumature del bronzo e del rame, trasformando l’acciaio inox in una superficie sofisticata e dal forte carattere materico.
La micro-spazzolatura orientata genera sottili linee parallele che arricchiscono l’esperienza tattile e visiva, introducendo calore e profondità senza compromettere la resistenza e la praticità dei materiali professionali. Presentata in una configurazione a parete su misura della linea Atelier, la finitura enfatizza le linee pulite ed essenziali che da sempre contraddistinguono il brand, aggiungendo una nuova dimensione sensoriale al progetto cucina.
La novità si inserisce nella filosofia sartoriale di Abimis, che da sempre propone una personalizzazione totale: dall’acciaio orbitato a mano alla finitura lucida a specchio, fino alle superfici verniciate in qualsiasi colore RAL. La lavorazione galvanica amplia ulteriormente queste possibilità, rendendo l’acciaio disponibile in diverse tonalità e interpretazioni materiche. La finitura ramata è disponibile su tutte le linee di cucina Abimis.
EuroCucina 2026: un racconto in continua evoluzione
Questo articolo verrà aggiornato con tutte le anticipazioni, i progetti e le novità che le aziende sveleranno nelle settimane precedenti alla manifestazione. Continua a seguirci per non perdere nessuna novità da EuroCucina 2026.
In un’area rurale dell’Australia meridionale, sulle alture delle Southern
Highlands di New South Wales, Paloma’s House si presenta come un esempio
contemporaneo di architettura che non solo risponde al paesaggio, ma ne
diventa parte integrante. Firmata dallo studio Fearon Hay, questa residenza è
pensata come un sistema di volumi che dialogano con la natura, più che come un
semplice edificio inserito nel territorio
Un volume basso e orizzontale, che si ancora al terreno
Il progetto si caratterizza per un volume basso, lineare e fortemente connesso
alla topografia del sito. L’edificio si sviluppa con un tetto fortemente
sporgente e un profilo orizzontale che richiama la lezione del modernismo del
XX secolo, sottolineando la vicinanza al terreno e stabilendo un legame visivo
e percettivo con le dolci colline circostanti.
La residenza comprende non solo il padiglione principale, ma anche uno studio,
una casa per gli ospiti, una piscina e le stalle, disposti come una sequenza
di spazi coherenti. Cortili e giardini sono elementi strategici che, insieme
ai volumi costruiti, generano spazi intermedi, luoghi di transizione che
amplificano il rapporto tra interno ed esterno.
Materiali e paesaggio: un contrasto e una coesione
La scelta materica sottolinea sia la presenza dell’architettura sia la sua
graduale integrazione nel sito. Acciaio patinato, cemento sabbiato e grandi
vetrate creano una superficie esterna austera ma elegante, che nel tempo si
trasforma e patina insieme alla natura circostante. Questo processo di
invecchiamento attivo permette all’architettura di diventare parte del
paesaggio, armonizzandosi con le tonalità e le trame naturali.
Le ampie vetrate non sono soltanto elementi di trasparenza: sono cornici che
inquadrano scorci del paesaggio, rendendo il verde esterno protagonista della
scenografia domestica.
Interni: atmosfera tattile e verde protagonista
Gli interni, curati in collaborazione con l’interior designer italiana Michela
Curetti, adottano una palette tattile e calda; al contrario della facciata
austera, qui emerge una ricchezza materica che si equilibra con la calma dei
paesaggi esterni, richiamando i colori e le texture naturali.
Gli arredi, selezionati con attenzione e disposti con misura, esaltano il
verde all’esterno, consentendo al paesaggio di permeare ogni ambiente. Grazie
a questa strategia compositiva, lo sguardo non si arresta sui confini
dell’edificio, ma viene invitato a proseguire oltre, verso i giardini, le
colline e i pascoli che circondano la casa.
Architettura attenta al luogo
Ciò che rende Paloma’s House un caso di studio significativo è la sensibilità
con cui l’architettura ascolta il luogo: ogni scelta formale e materica deriva
da un’attenta lettura del contesto – non tanto per mimetizzarsi, ma per creare
un equilibrio duraturo tra costruito e naturale.
Non si tratta dunque di un’abitazione astratta o isolata, ma di una
piattaforma progettuale capace di consolidare il legame tra vita domestica e
paesaggio: il risultato è una casa che, pur nella sua forma rigorosa, celebra
la natura come protagonista incontrastata.
A House Rooted in the Landscape
In a rural area of southern Australia, in the Southern Highlands of New South
Wales, Paloma’s House stands as a contemporary example of architecture that
not only responds to the landscape but becomes an integral part of it.
Designed by Fearon Hay, this residence is conceived as a system of volumes in
dialogue with nature, rather than a simple building placed within the
territory.
A Low, Horizontal Volume Anchored to the Ground
The project is defined by a low, linear volume strongly connected to the
site’s topography. The building unfolds beneath a deeply projecting roof and a
horizontal profile that recalls the legacy of 20th-century modernism,
emphasizing its closeness to the ground and establishing a visual and
perceptual bond with the surrounding rolling hills.
The residence includes not only the main pavilion, but also a studio, a guest
house, a swimming pool and stables, arranged as a coherent sequence of spaces.
Courtyards and gardens act as strategic elements that, together with the built
volumes, generate intermediate spaces—transitional places that amplify the
relationship between interior and exterior.
Materials and Landscape: Contrast and Cohesion
The material palette highlights both the presence of the architecture and its
gradual integration into the site. Patinated steel, sandblasted concrete and
expansive glazing create an austere yet elegant exterior surface that
transforms and weathers over time alongside the surrounding nature. This
process of active aging allows the architecture to become part of the
landscape, harmonizing with its tones and natural textures.
The large glazed surfaces are not merely transparent elements: they frame
glimpses of the landscape, making the greenery outside the true protagonist of
the domestic scenography.
Interiors: Tactile Atmosphere with Nature at the Forefront
The interiors, curated in collaboration with Italian interior designer Michela
Curetti, adopt a warm and tactile palette; in contrast to the austere façade,
a richness of materials emerges here, balanced by the calm of the surrounding
landscapes and echoing their natural colors and textures.
Carefully selected furnishings, arranged with restraint, enhance the greenery
outside, allowing the landscape to permeate every room. Through this
compositional strategy, the gaze does not stop at the building’s boundaries
but is invited to extend outward—toward the gardens, the hills and the
pastures surrounding the house.
Architecture Attentive to Place
What makes Paloma’s House a significant case study is the sensitivity with
which the architecture listens to its setting: every formal and material
choice derives from a careful reading of the context—not to camouflage itself,
but to create a lasting balance between the built and the natural.
It is therefore not an abstract or isolated dwelling, but a design platform
capable of strengthening the bond between domestic life and landscape: the
result is a house that, despite its rigorous form, celebrates nature as its
undisputed protagonist.