BLOG ARREDAMENTO Posts

15 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Sul Lago di Como, la villa di Gianfranco Ferré si rinnova con Pellizzari Studio

C’è un luogo, sulle rive del Lago di Como, dove il tempo sembra essersi fermato per poi rimettersi in moto con una nuova, sorprendente energia. È qui che sorge la villa di Gianfranco Ferré, protagonista di “Retrospettiva sul Lago”, il progetto firmato Pellizzari Studio che restituisce vita e attualità a una dimora storica, portando avanti un dialogo silenzioso ma intensissimo con il suo passato più illustre.

La villa, infatti, porta la firma di uno dei più grandi visionari dell’estetica italiana. Fu proprio Ferré, negli anni della sua massima creatività, a concepire questa residenza per una coppia di amici, imprenditori nel settore della seta, curandone personalmente ogni dettaglio architettonico e d’interni. Un intervento che, all’epoca, anticipava una sensibilità nuova verso l’interior design, capace di fondere rigore compositivo e ricercatezza sartoriale, la stessa che Ferré applicava alle sue collezioni.

Con il passare degli anni, tuttavia, quella visione originaria aveva progressivamente perso smalto. Il passaggio di proprietà a una giovane famiglia di imprenditori ha reso evidente quanto il tempo avesse eroso la razionalità e il fascino di un progetto pensato per un’epoca diversa. I nuovi proprietari desideravano qualcosa di più contemporaneo: un’atmosfera easy living, informale ma raffinata, capace di parlare il linguaggio dell’abitare di oggi senza rinunciare a un’eleganza sottile e riconoscibile.

Una rilettura rispettosa della memoria

È da questa esigenza che nasce l’intervento di Pellizzari Studio, chiamato a rileggere le planimetrie originarie e a rimodulare gli spazi dei tre piani della villa di Gianfranco Ferré secondo le nuove dinamiche abitative della famiglia. La sfida, tutt’altro che semplice, è stata quella di intervenire con decisione senza cancellare l’anima del progetto originale, conservando alcuni elementi identitari capaci di raccontare la storia della casa.

Ingresso della villa di Gianfranco Ferré sul Lago di Como dopo il restyling di Pellizzari Studio

Il risultato è un percorso progettuale affascinante, che mantiene alcuni impianti d’origine esaltandone al contempo le peculiarità, in una sintesi magistrale tra linee retrò e linguaggio contemporaneo. Gli architetti hanno lavorato sugli elementi architettonici e sulle pareti trasformandoli in autentici scenari, con una ricerca meticolosa sui materiali e un’estetica capace di dialogare con il passato senza mai perdere di vista la funzionalità del presente.

Camino in marmo e mobili Biedermeier nella villa di Gianfranco Ferré sul Lago di Como

Le forniture, per lo più realizzate su misura, si integrano con naturalezza accanto ai pezzi iconici preesistenti. L’antico camino in marmo, affiancato dalla coppia di mobili Biedermeier scelti a suo tempo dallo stesso Ferré, è oggi valorizzato da dipinti dal rosso acceso che richiamano le suggestioni dei gioielli orientali. Le storiche lampade a sospensione di Adolf Loos illuminano invece il nuovo tavolo da pranzo disegnato da Pellizzari Studio, dal piano in vetro retrolaccato color crema: un equilibrio compositivo che non cede mai alla banalità, ma gioca costantemente con contrasti misurati.

Sala da pranzo con vista lago nella villa Gianfranco Ferré, progetto Pellizzari Studio

Materiali e palette: una narrazione sensoriale

Il progetto si distingue per una selezione materica capace di raccontare, attraverso contrasti raffinati e armonie sottili, un’esperienza sensoriale completa. Il calore del legno dialoga con la matericità della pietra preesistente nelle pavimentazioni, mentre i metalli verniciati neri e le finiture in ottone aggiungono un twist di carattere e di eleganza contemporanea.

La palette cromatica dell’intera villa di Gianfranco Ferrè si muove tra i toni dei grigi e delle sabbie, per poi accendersi improvvisamente di un raro color acqua, capace di replicare fedelmente la tonalità del lago che si estende oltre le vetrate. Un espediente cromatico che lega indissolubilmente l’architettura al paesaggio circostante, rendendo la casa parte integrante del contesto naturale in cui sorge.

Vista sul Lago di Como dalla villa di Gianfranco Ferré ristrutturata da Pellizzari Studio

Il cantiere, durato oltre un anno, ha comportato scelte tecniche, paesaggistiche e scenografiche di rilievo, sempre orientate a preservare l’attenzione verso il progetto originale pur consentendo l’ingresso di codici nuovi e attuali.

Nuovi spazi per un nuovo modo di abitare

Cucina contemporanea nella villa di Gianfranco Ferré, interior design Pellizzari Studio

Le nuove distribuzioni interne hanno dato forma a dettagli seducenti, tagli di luce inaspettati e soluzioni di superficie sorprendenti. La generosa metratura della villa ha permesso di articolare diverse zone private: suite padronali e per gli ospiti, complete di aree lounge dedicate e ampi dressing, spazi wellness e relax, una family room e grandi terrazze proiettate verso l’acqua, circondate dai monti che incorniciano il lago.

Suite padronale con dressing nella villa di Gianfranco Ferré sul Lago di Como

Cabina armadio nella villa di Gianfranco Ferré, dettaglio moda e design Pellizzari Studio

Bagno con vasca freestanding, area wellness nella villa di Gianfranco Ferré

Particolare cura è stata riservata all’area home theatre ed entertainment, pensata attorno a un grande divano angolare in velluto color ghiaccio, posizionato su una pedana rialzata per garantire la miglior visuale possibile e un senso di intimità. Al suo fianco, una chaise longue nei toni dell’acqua e un ampio coffee table in legno di eucalipto completano la composizione. Non manca un tocco scenografico: una coppia di contenitori a nicchia, dai profili in ottone acidato e dai fondali in alcantara, accompagna il grande tavolo da biliardo, elemento di convivialità e gioco.

Sala home theatre e biliardo nella villa di Gianfranco Ferré, Pellizzari Studio

Terrazza con vista sul Lago di Como nella villa di Gianfranco Ferré

Al termine dei lavori, gli ambienti si rivelano luminosi, plasmati da un progetto di lighting design attento e dalla luce naturale che filtra dal lago, definendo ogni pezzo d’arredo in un continuo rimando tra natura e anima. La villa di Gianfranco Ferré non racconta soltanto la storia di una ristrutturazione: è la testimonianza di come l’interior design possa farsi custode della memoria, trasformandola in un linguaggio capace di parlare al presente.

Leggi anche: “Rastrello Boutique Hotel: l’anima umbra secondo Pellizzari Studio” –

L’articolo Sul Lago di Como, la villa di Gianfranco Ferré si rinnova con Pellizzari Studio proviene da dettagli home decor.

15 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Lake Como Design Festival 2026: il confine diventa il luogo in cui nasce il progetto

Ci sono manifestazioni che scelgono un tema e ce ne sono altre che lo mettono in pratica prima ancora di raccontarlo. Il Lake Como Design Festival 2026 appartiene alla seconda categoria: l’ottava edizione, in programma dal 12 al 20 settembre, ha come filo conduttore il Confine e la prima cosa che fa è oltrepassare il proprio, uscendo da Como per abbracciare anche Lecco. Nove giorni di mostre, installazioni e incontri diffusi lungo i due rami del lago, in una geografia che comprende ville neoclassiche, chiese, chiostri, archivi, accademie e laboratori di ricerca: molti di questi spazi restano chiusi al pubblico per undici mesi all’anno e proprio per questo diventano il cuore dell’esperienza.

Il tema Confine: non una linea, ma uno spazio abitabile

La parola scelta per il 2026 è volutamente scomoda. «Abbiamo scelto questo tema perché ci sembrava uno dei concetti più urgenti e attuali da interrogare», spiega il direttore creativo Lorenzo Butti. Il confine, osserva, viene oggi percepito soprattutto come separazione: delimita, divide, stabilisce appartenenze ed esclusioni. Ma è anche il punto in cui accade l’incontro, lo scambio, la trasformazione. Uno spazio dinamico più che una barriera.

Il design, per sua natura, lavora esattamente su queste soglie: tra artigianato e industria, tra materiale povero e materiale nobile, tra funzione e racconto. Da qui l’idea di una manifestazione costruita come un attraversamento, dove interrogarsi su dove finisce “l’altro” serve soprattutto a capire meglio chi siamo e in quale direzione vogliamo muoverci. I confini, suggerisce il festival, non sono necessariamente limiti da difendere o da superare: possono essere occasioni per generare prospettive e connessioni nuove.

Como e Lecco: una rivalità storica messa da parte

La dimostrazione più concreta di questo approccio è l’apertura all’altro ramo del lago. Per la prima volta il Lake Como Design Festival 2026 coinvolge Lecco con un programma realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano e ospitato in parte nel suo polo lecchese: una scelta che archivia, almeno per nove giorni, una rivalità campanilistica con radici antiche.

Render dell'allestimento Confini instabili al polo di Lecco del Politecnico di Milano, con modelli del paesaggio alpino e campioni di roccia
Confini instabili, polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano: modelli, materiali e immagini per raccontare la trasformazione del paesaggio alpino.

I temi affrontati partono dal territorio ma parlano a tutti: la trasformazione del paesaggio alpino, la cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera, la rappresentazione del femminile. C’è poi un progetto che merita attenzione particolare, Oltre al vedere, ospitato negli spazi di Francesca Brambilla Comunicazione e dedicato alla fruizione delle opere d’arte e degli oggetti di design da parte delle persone cieche e ipovedenti: un confine sensoriale affrontato con strumenti progettuali, non retorici. Il circuito coinvolge inoltre gli istituti di formazione superiore di Como — l’Università dell’Insubria, il Conservatorio e l’Accademia Aldo Galli – IED — allargando ulteriormente il perimetro della manifestazione.

Villa del Grumello: il passato come archivio da saccheggiare

Nelle sale della dimora storica affacciata sul lago, già fulcro di alcune passate edizioni, la collettiva Future in the Past ragiona sul rapporto tra memoria e progetto. L’idea è semplice e potente: trattare il passato come un archivio in cui cercare tesori dimenticati — bozzetti mai sviluppati, prototipi rimasti sulla carta — da usare come innesco di un nuovo atto creativo.

Così le fibbie delle popolazioni nomadi dell’Eurasia tornano, ingrandite, nelle opere dell’artista Lupo Borgonovo; i materiali d’archivio di AG Fronzoni dialogano con gli arredi della Collezione ’64, disegnata nel 1964 e oggi editata da Cappellini. Accanto, i disegni e le fotografie dell’Archivio Carla Badiali documentano le collaborazioni della pittrice e disegnatrice di tessuti con stilisti internazionali come Hubert de Givenchy e Pierre Balmain, mentre i pezzi di Lina Bo Bardi portati da Etel completano un racconto sul valore della contaminazione nella pratica di due tra le figure più originali del Novecento.

Proporzione Mediterranea e una boiserie che non lascia traccia

La villa ospita anche Proporzione Mediterranea, progetto ideato da Annarita Aversa dello studio Architetti Artigiani Anonimi con la curatela della galleria Giustini Stagetti di Roma. Il riferimento sono le case a volta della Costiera Amalfitana, esempio di architettura vernacolare in cui lo spazio abbraccia il corpo senza costringerlo: una lezione di misura che il progetto contemporaneo tende a dimenticare.

Nelle stesse sale, Eredi Marelli porta un mobile bar degli anni Quaranta di Paolo Buffa, decorato con incisioni tratte dai Fasti di Napoleone di Andrea Appiani. A tenere insieme il percorso è una boiserie in eucalipto sfumato che avvolge le pareti: non una modifica permanente dell’edificio storico, ma un’installazione reversibile progettata da Nicolò Spinelli con la curatela di Elisa Ossino. Un intervento che è esso stesso una riflessione sul confine tra conservazione e trasformazione.

Nel parco, infine, Nella Natura: storie di chi ha scelto un’altra vita raccoglie le fotografie di Selene Magnolia Gatti e i testi di Paola Manfredi per raccontare il quotidiano di chi ha lasciato la città.

Villa Saporiti: il contemporaneo entra in una casa decorata

La novità più attesa dell’edizione è l’apertura di Villa Saporiti, edificio neoclassico restituito al pubblico per la prima volta al termine di un restauro conservativo, con le sue stanze e il giardino vista lago. Qui trova casa la Contemporary Design Selection, la selezione di designer indipendenti curata da Giovanna Massoni.

Salone ellittico neoclassico di Villa Saporiti a Como, sede della Contemporary Design Selection del Lake Como Design Festival 2026
Villa Saporiti, Como. Il salone ellittico con colonne scanalate, stucchi e pavimento in terrazzo alla veneziana, aperto al pubblico dopo il restauro conservativo.

«Dopo due anni in spazi prevalentemente outdoor abbiamo cercato una situazione più raccolta e più intensa: una struttura finemente decorata, ricca di dettagli, colori e materiali diversi, in cui il contemporaneo è chiamato a convivere e misurarsi apertamente con un linguaggio decorativo già esistente», racconta Francesca Prandelli, coordinatrice del festival e direttrice della collettiva. C’è anche una ragione che riguarda la missione di Wonderlake Como, ente ideatore e promotore della manifestazione: aprire i luoghi inaccessibili del territorio per costruire coscienza e conoscenza del patrimonio del lago, tanto in chi lo vive ogni giorno quanto in chi lo scopre per la prima volta.

I progetti selezionati arrivano da designer, artigiani, architetti e studi di oltre trenta Paesi e leggono il confine come laboratorio: che la sperimentazione consista nell’accogliere elementi di altre culture o nel rimescolare le gerarchie tra alto e basso, tra scarto e materiale prezioso.

La “speranza progettuale” secondo Maldonado

Sullo sfondo, spiega Giovanna Massoni, c’è la speranza progettuale teorizzata da Tomás Maldonado: il design come strumento per immaginare un mondo diverso. La curatrice la riconosce in chi fa del progetto un atto di responsabilità sociale diretta e non simbolica, e soprattutto in chi sperimenta senza garanzie di successo. Chi fa dialogare un telaio industriale europeo con motivi tessili raccolti in Laos. Chi fonde scansioni mediche e materia vegetale per immaginare corpi che ancora non esistono. Chi lascia che un braccio robotico lavori dodici ore consecutive alla ricerca di una tenerezza che sembrava appannaggio esclusivo della mano.

Sono ricerche prive, per ora, di un mercato pronto ad accoglierle: ed è esattamente questo a renderle preziose. Dimostrano che il design contemporaneo non si limita a rispondere alla domanda esistente, ma lavora con pazienza per costruire le condizioni culturali — nuovi materiali, nuovi metodi, nuove forme di stare insieme — perché quella domanda possa un giorno esistere.

Materia 2.0: la materioteca che apre le porte al Parco Sant’Elia

Tra i luoghi normalmente lontani dagli itinerari del pubblico che si aprono durante il festival c’è la materioteca di Materia 2.0, all’interno del Parco Sant’Elia. È lo spazio in cui si è formata la storia del progetto: un percorso di selezione, studio e catalogazione di materiali, superfici e prodotti per l’architettura e il design, costruito in oltre dieci anni di ricerca insieme a un patrimonio di relazioni con aziende, produttori e realtà artigianali.

Interno della materioteca di Materia 2.0 al Parco Sant'Elia di Como, con campioni di materiali e superfici per architettura e design
La materioteca di Materia 2.0 al Parco Sant’Elia, Como: campionature, superfici e finiture raccolte in oltre dieci anni di ricerca, aperte al pubblico durante il festival.

La sede comasca è il laboratorio originario del metodo sartoriale di Materia 2.0, un approccio che parte dalla materia per costruire accostamenti, atmosfere e identità progettuali. Da quell’esperienza è nata l’evoluzione più recente: lo scorso anno il know-how sviluppato a Como ha trovato una nuova dimensione nel cuore di Milano, con l’apertura della più completa enciclopedia di materiali per l’architettura in Italia. La sede di via Marco Polo 9 occupa 500 metri quadrati e raccoglie 1.200 campioni, circa 5.000 pezzi esposti e oltre 15.000 prodotti a catalogo: un hub dedicato alla ricerca e alla progettazione.

Il percorso continua attraverso le moodboard, da sempre uno dei linguaggi distintivi dello studio: narrazioni visive che mettono in relazione materiali diversi per tradurre intuizioni e sperimentazioni in possibili scenari dell’abitare. Nel 2026, in occasione della Milano Design Week, Materia 2.0 ha celebrato dieci anni di moodboard con un allestimento dedicato ai linguaggi emergenti del design e ai materiali del futuro, esplorando soluzioni nate dal riciclo e dal recupero di scarti, materiali naturali e compositi innovativi.

Durante il festival la materioteca di Como torna dunque ad aprirsi al pubblico: un’occasione per entrare nel luogo in cui il metodo ha preso forma e toccare con mano un patrimonio di materiali, idee e connessioni.

Informazioni utili

Lake Como Design Festival 2026 — dal 12 al 20 settembre 2026, Como e Lecco. Materia 2.0 — Parco Sant’Elia, 22100 Como | orario 9.00 – 18.00.

Sito ufficiale lakecomodesignfestival.com

L’articolo Lake Como Design Festival 2026: il confine diventa il luogo in cui nasce il progetto proviene da dettagli home decor.

14 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Atlas of Desire: quando il cinema di Guadagnino diventa casa per Zara Home

Quando l’immaginario di un regista incontra la scala industriale di un colosso del retail, il risultato raramente resta nei limiti di una semplice capsule. È il caso di Atlas of Desire, la nuova collezione firmata da Baisi e Guadagnino per Zara Home — la collaborazione più estesa mai realizzata dal marchio spagnolo. Il progetto, ideato dal production designer Stefano Baisi e dal regista Luca Guadagnino, debutta il 26 settembre nei negozi e online, in concomitanza con la Milano Fashion Week.

Atlas of Desire: una collezione-mondo tra design e cinema

I numeri raccontano l’ambizione dell’operazione: oltre 200 pezzi che spaziano da mobili e illuminazione ad articoli per la tavola, tessili, tappeti, specchi e candele profumate, affiancati da una linea ready-to-wear completa. Non un semplice merchandising di gamma, ma un vero e proprio sistema abitativo che mette in dialogo la casa e il guardaroba.

Atlas of Desire, sala da pranzo con armadio illustrato firmato Baisi e Guadagnino per Zara Home
Baisi Guadagnino per Zara Home by Valerie Sadoun

Sul piano estetico, Baisi e Guadagnino per Zara Home attingono a un repertorio colto e stratificato: le geometrie della Secessione viennese, gli slanci dell’Art Déco, le suggestioni del Modernismo brasiliano e gli scarti concettuali del Design Radicale italiano si fondono in forme curve e volumi avvolgenti. Alcuni motivi illustrati dall’artista italiano Francesco Snote, con frutti, fiori e fauna, ricorrono sia negli abiti sia negli oggetti per la tavola, rafforzando il senso di coerenza tra le due anime del progetto.

Servizio da tavola con piatti ottagonali illustrati della collezione Atlas of Desire di Zara Home
Baisi Guadagnino per Zara Home by Valerie Sadoun

Non è la prima incursione di Guadagnino nell’universo Zara: il regista aveva già firmato un cortometraggio natalizio per il brand nel 2021, un precedente da cui la nuova partnership sembra essersi sviluppata in modo naturale, secondo quanto raccontato dai vertici dell’azienda.

Cucina verde bosco con lampada a lanterna, collezione Atlas of Desire by Baisi e Guadagnino per Zara Home
Baisi Guadagnino per Zara Home by Valerie Sadoun

Il sodalizio dietro Atlas of Desire viene dal cinema

La collezione non nasce a tavolino, ma da quasi un decennio di collaborazione tra i due creativi, cominciata quando Guadagnino chiamò Baisi a dirigere il proprio studio di interior design. Da allora Baisi ha curato la scenografia di molte delle produzioni più recenti del regista, mentre il loro linguaggio condiviso ha attraversato architettura d’interni, moda e set cinematografici.

È proprio dal cinema che arriva anche il momento più atteso del lancio: un cortometraggio diretto da Guadagnino, scritto da Scott Z. Burns — sceneggiatore di Contagion, The Bourne Ultimatum e The Report — con un cast che include Jamie Bell, Chase Sui Wonders, Michael Stuhlbarg e Patricia Arquette. Girato in Europa, il film riporta il progetto alle sue origini, con la scenografia firmata dallo stesso Baisi, quasi a chiudere il cerchio tra lo schermo e lo spazio domestico.

Salotto con divano verde scultoreo e carta da parati a foglie, collezione Atlas of Desire di Baisi e Guadagnino per Zara Home
Baisi Guadagnino per Zara Home by Valerie Sadoun

A raccontare la filosofia dietro le scelte progettuali è lo stesso duo creativo, che paragona la selezione di un oggetto d’arredo a un gesto istintivo, quasi irrazionale: una lampada, un tavolino, un profumo, il colore di una parete diventano tasselli di una cosmologia privata, fatta di luce, ombra e desiderio.

Salotto con camino in mattoni e divano verde della collezione Atlas of Desire Zara Home
Baisi Guadagnino per Zara Home by Valerie Sadoun

Dallo scaffale allo store: Atlas of Desire come esperienza totale

La cifra autoriale di Baisi e Guadagnino non si ferma ai prodotti: il duo ha progettato anche l’allestimento della collezione all’interno dei punti vendita, portando la propria visione estetica nello spazio fisico dello shopping. Il lancio sarà celebrato il 26 e 27 settembre a La Pelota, a Milano, con un pop-up aperto al pubblico durante la Fashion Week, prima della distribuzione ufficiale online e in una selezione di store internazionali.

L’operazione si inserisce in una strategia più ampia di Zara Home, che negli ultimi anni ha moltiplicato le collaborazioni autoriali — da Vincent Van Duysen a Smeg, fino a Morris & Co. — spostando progressivamente il proprio posizionamento verso un’idea di design contemporaneo e riconoscibile, più vicino al gusto delle riviste di settore che a quello di un classico negozio di arredamento accessibile.

poltroncine della nuova collezione Atlas of Desire di zara Home
Baisi Guadagnino per Zara Home

Con Atlas of Desire, il marchio spagnolo scommette su un racconto che va oltre il prodotto: una narrazione fatta di cinema, memoria del design del Novecento e desiderio domestico, capace di trasformare l’acquisto di una sedia o di una candela in un piccolo atto di identità.

L’articolo Atlas of Desire: quando il cinema di Guadagnino diventa casa per Zara Home proviene da dettagli home decor.

13 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Il cubo verde che riorganizza lo spazio: dentro un piccolo appartamento a Praga

All’ultimo piano di un edificio in stile funzionalista risalente alla Prima Repubblica cecoslovacca, nel cuore del quartiere Vinohrady a Praga, si trova un piccolo appartamento che ribalta le regole del piccolo spazio abitativo. Progettato dallo studio Architéka, l’appartamento Košická occupa appena 52,8 metri quadrati, ma li utilizza con una libertà di movimento che raramente si trova in metrature ben più generose.

Il doppio affaccio e il collegamento diretto con le terrazze permettono alla luce naturale di attraversare gli ambienti per tutto il giorno, restituendo una sensazione di ariosità che smentisce, fin dal primo sguardo, i limiti della superficie disponibile.

Ristrutturare un piccolo appartamento: un cubo verde al centro di tutto

La vera intuizione progettuale di questo piccolo appartamento è un volume compatto e monolitico, rivestito in un verde salvia intenso, che occupa il centro della pianta e al suo interno racchiude cucina, armadio e ripostiglio. Non è un semplice elemento d’arredo, ma un vero e proprio elemento architettonico: raccogliendo in un unico blocco tutte le funzioni di servizio, libera il resto della casa da vincoli strutturali e permette una circolazione fluida tra gli ambienti.

Cubo verde con cucina integrata e zona pranzo nel piccolo appartamento

Attorno al cubo, gli spazi si distribuiscono senza le rigide separazioni tipiche degli appartamenti tradizionali. Cucina a vista, zona pranzo, soggiorno e stanze private dialogano tra loro, mentre il volume verde agisce come una sorta di fulcro visivo e funzionale — un’architettura nell’architettura che i progettisti hanno trattato con la stessa cura riservata ai dettagli di un mobile su misura.

Stanze che cambiano identità

Il nucleo centrale libera gli ambienti perimetrali, che diventano così stanze polivalenti: a seconda delle esigenze della famiglia, uno stesso spazio può funzionare come camera da letto, cameretta per bambini o angolo studio. Letti contenitore con cassetti integrati, mensole a giorno e scrivanie a incasso permettono di riconfigurare rapidamente l’uso delle stanze, senza interventi murari e senza compromettere la qualità architettonica degli interni.

Letto con cassetti integrati nella stanza multifunzionale del piccolo appartamento

Angolo studio con scrivania a incasso e mensole nella cameretta trasformabile

Questa filosofia di adattabilità silenziosa attraversa tutto il progetto: elementi pieghevoli, porte a scomparsa e mobili trasformabili offrono più scenari d’uso mantenendo però una lettura spaziale pulita e ordinata. Nulla, a colpo d’occhio, tradisce la complessità funzionale nascosta dietro pannelli e ante a filo muro.

Leggi anche:Porte da interno: tipologie, materiali e stili per scegliere il modello giusto

Dettaglio del cubo verde aperto con vani contenitore nascosti

Armadio a specchio nell'ingresso che riflette il cubo verde centrale

Il bagno e la terrazza: due estensioni preziose

Nel bagno, la scelta di combinare vasca e doccia in un unico volume rivestito da un mosaico blu polvere ottimizza lo spazio senza rinunciare al comfort, creando al contempo un momento cromatico distintivo rispetto alla base più neutra del resto della casa. Il soffitto microforato e le finiture in tono completano un ambiente che appare più ampio di quanto la metratura reale lasci immaginare.

Bagno con mosaico blu polvere, vasca e doccia combinate in un unico volume

Dettaglio del soffitto microforato nella zona sauna sulla terrazza

All’esterno, la terrazza amplia concretamente lo spazio abitativo: ospita una zona pranzo all’aperto e una compatta sauna, trasformando quello che in molti appartamenti resterebbe un semplice balcone in una vera stanza aggiuntiva, utilizzabile per gran parte dell’anno.

Materiali: il contrasto che dà carattere al piccolo appartamento

Dal punto di vista materico, questo piccolo appartamento si costruisce su un dialogo tra colori decisi e superfici naturali. Il verde del cubo centrale — così come le sue varianti più tenui nel bagno e negli armadi a specchio dell’ingresso — convive con il calore del legno di rovere, presente nei mobili su misura, nel parquet a spina di pesce e nei rivestimenti delle pareti attrezzate. Il pavimento in terrazzo con aggregati di vetro, utilizzato negli spazi di servizio, introduce una texture minerale che bilancia la morbidezza del legno, mentre le pareti bianche lasciano che i volumi colorati emergano senza saturare la percezione dello spazio.

Leggi anche:Terrazzo alla veneziana: la tradizione italiana protagonista dell’abitare contemporaneo

Dettaglio del passaggio tra parquet a spina di pesce e pavimento in terrazzo nel piccolo appartamento

Il risultato è un equilibrio riuscito tra gioco e misura: un interno capace di risultare al tempo stesso vivace — grazie ai tocchi arancioni e rossi di sedie e complementi — e profondamente rilassante, grazie alla coerenza cromatica e materica che tiene insieme ogni ambiente.

Piccolo appartamento, grande lezione progettuale

Il piccolo appartamento Košická dimostra come la qualità dello spazio non dipenda dai metri quadrati a disposizione, ma dall’intelligenza con cui vengono organizzati. Concentrando le funzioni di servizio in un unico volume scultoreo e progettando ogni arredo per svolgere più ruoli, Architéka ha trasformato un piccolo appartamento in una casa flessibile, luminosa e pienamente adatta alla vita quotidiana di una famiglia in evoluzione — la prova che il piccolo, se ben disegnato, può davvero abitare come il grande.

Scheda tecnica

Studio Architéka
Autore Tereza Komárková
Coautore Kateřina Hojdyszová
Sito web www.architeka.cz
Social media instagram.com/architeka.cz
Ubicazione Praga, Repubblica Ceca
Anno di completamento 2026
Superficie calpestabile 53 m²
Fotografo Václav Novák — vaclavnovak.com
Impresa edile generale Po Strop
Mobili su misura Homer Concept & Interiors
Pavimentazione in terrazzo Olexton
Finiture in cemento Němec
Fornitore piastrelle ceramiche Archtiles
Sauna Sauna Top
Marchi in evidenza Dorsis, Nyta, JUNG, M&T, TON, TRES

L’articolo Il cubo verde che riorganizza lo spazio: dentro un piccolo appartamento a Praga proviene da dettagli home decor.

12 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

The River Stones of Senegal: l’eco-resort che vince l’International Architecture Award 2026

Sul delta del fiume Senegal, dove le acque dolci incontrano l’oceano Atlantico oltre la sottile lingua di sabbia della Langue de Barbarie, sorge uno dei progetti di hospitality più interessanti degli ultimi anni. O’ndar, The River Stones of Senegal ha appena conquistato l’International Architecture Award 2026 nella categoria Hotels, il riconoscimento promosso da The Chicago Athenaeum: Museum of Architecture and Design insieme a The European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies.

Non è un premio da poco: la giuria internazionale ha selezionato circa 190 progetti tra oltre 500 candidature arrivate da tutto il mondo, per un award che quest’anno taglia il traguardo della ventunesima edizione. Tra i vincitori, O’ndar si distingue come primo eco-resort della categoria ONOMO Allure, firmato dallo studio mid [michelangeli design] e situato a Saint-Louis, storica città senegalese affacciata sull’oceano.

Vista dall'alto dei tetti in fibre vegetali di O'ndar The River Stones of Senegal a Saint-Louis

Un’architettura che nasce dal paesaggio

Quello che colpisce di O’ndar The River Stones of Senegal, ancora prima di guardarne le forme, è l’approccio progettuale. Il resort non si impone sul territorio: lo interpreta. Il sito su cui sorge è caratterizzato da condizioni climatiche e topografiche estremamente delicate, sospeso com’è tra fiume e oceano, e l’architettura ha scelto di seguirne la morfologia invece di sovrapporvisi.

Edificio centrale di O'ndar The River Stones of Senegal con piscina a sfioro e tetto in paglia

Il risultato è un complesso dove i tetti in fibre vegetali, dal profilo morbido e sinuoso, ricordano le vele o le onde del delta, sorretti da una foresta di pilastri lignei che si intrecciano come tronchi spogli nella sabbia. Le facciate in materiali naturali dialogano con la vegetazione rada del paesaggio saheliano, mentre gli spazi comuni – dalla lobby alle aree lounge – sono pensati per restare aperti, ventilati, in costante rapporto con la luce esterna.

Facciata dell'edificio camere di O'ndar The River Stones of Senegal, architettura in terra e legno

Dietro queste scelte non c’è solo un’intenzione estetica, ma una vera e propria strategia bioclimatica: orientamento degli edifici, controllo dell’irraggiamento solare, ventilazione naturale e uso dell’inerzia termica dei materiali diventano strumenti concreti per garantire comfort senza dipendere da sistemi tecnologici invasivi. Una sintesi, insomma, tra saperi costruttivi locali e soluzioni contemporanee a basso impatto.

La filosofia “Poetry of Matter” di Jérôme Michelangeli

A firmare il progetto è Jérôme Michelangeli, architetto e designer francese formatosi all’École des Beaux-Arts di Parigi, fondatore dello studio mid [michelangeli design] con base a Madrid. Il suo lavoro si fonda su un concetto che lui stesso ha battezzato “Poetry of Matter”: l’idea che architettura, interior design e progettazione degli oggetti non siano discipline separate, ma livelli diversi dello stesso racconto narrativo.

In quest’ottica, la sostenibilità non è un accessorio aggiunto a posteriori, ma parte integrante del processo creativo fin dalle prime fasi. Materia, artigianato locale, arte e innovazione tecnologica concorrono insieme a costruire ambienti che vogliono essere, prima di tutto, emotivamente coinvolgenti.

Ingresso della lobby di O'ndar The River Stones of Senegal con pilastri lignei e tetti a ombrello

Per Michelangeli, inoltre, l’hospitality rappresenta una delle forme più complete della progettazione, perché coinvolge ogni senso dell’ospite: dal momento dell’arrivo alla percezione degli spazi, fino al passaggio graduale dalla dimensione pubblica a quella più intima e privata delle camere.

Il futuro dell’ospitalità in Africa

O’ndar, The River Stones of Senegal si inserisce in un percorso professionale che ha già portato lo studio mid [michelangeli design] a realizzare o sviluppare oltre 1.000 camere d’hotel nel continente africano. Un dato che racconta bene quanto il tema dell’hospitality sostenibile in Africa sia oggi centrale, in un momento di rapida espansione del settore alberghiero continentale.

Secondo Michelangeli, il futuro di questo settore si gioca proprio sull’equilibrio tra comfort di livello internazionale, espressione culturale autentica, artigianato locale e attenzione ambientale. Un progetto riuscito, per lo studio, dovrebbe dare la sensazione di non poter esistere in nessun altro luogo al mondo: una filosofia che a O’ndar sembra trovare piena espressione, tra le acque del delta e la sabbia della costa atlantica.

Lobby di O'ndar The River Stones of Senegal illuminata di notte, atmosfera calda ed elegante

Dove vedere il progetto The River Stones of Senegal

O’ndar, The River Stones of Senegal sarà protagonista della mostra “The City and the World”, dedicata ai vincitori dell’International Architecture Awards 2026, in programma ad Atene dal 18 settembre al 18 ottobre 2026 presso The European Centre – Contemporary Space Athens. La cerimonia ufficiale di premiazione si terrà proprio il 18 settembre nella capitale greca. Il progetto sarà inoltre incluso nel volume Global Design + Urbanism XXVI – New International Architecture 2026, pubblicato da Metropolitan Arts Press.

Scheda progetto

  • Progetto: O’ndar, The River Stones of Senegal
  • Anno: 2025
  • Luogo: Saint-Louis du Sénégal, Senegal
  • Categoria: Hotels
  • Architettura e interior design: mid [michelangeli design] S.L.
  • Lead Architect: Jérôme Michelangeli
  • Architetti associati: Groupe Atepa
  • General Contractor: Makinen Suisse SA
  • Brand alberghiero: ONOMO hotel

Se questo intreccio tra design, sostenibilità e cultura locale ti affascina, continua a esplorare il nostro magazine: trovi altri approfondimenti su architettura sostenibile e hotel di design nel mondo direttamente sul blog di dettaglihomedecor.com.

Leggi anche:Shebara Resort: le sfere futuristiche che sfidano il Mar Rosso

L’articolo The River Stones of Senegal: l’eco-resort che vince l’International Architecture Award 2026 proviene da dettagli home decor.

12 Settembre 2026 / / Case e Interni

Come trasformare un ex negozio in appartamento: il caso del loft di 29 mq

 

Un ex negozio diventa un micro-loft luminoso. Scopri come arredare un piccolo spazio su due livelli

C’è qualcosa di speciale negli spazi che nascono con una funzione e poi ne abbracciano un’altra. Questo mini appartamento di 29 mq è l’esempio perfetto di come luce, proporzioni e una progettazione sensibile possano trasformare pochi metri quadrati in un rifugio elegante e accogliente.

Ci sono diversi indizi che fanno pensare a un ex locale commerciale convertito in abitazione. Ricavato in un edificio degli anni Quaranta a Malmö, nel sud della Svezia, conserva la sua caratteristica più preziosa: un’altezza generosa e una vetrata che oggi è la sua finestra sul mondo.

Questa piccola casa racconta la cura per i dettagli, il gusto per le cose semplici rese belle.

Ex locale commerciale trasformato in casa

 

La luce come elemento architettonico

La grande finestra a tutta altezza, un tempo vetrina del negozio, è la protagonista silenziosa di questo spazio. Inonda il soggiorno di una luminosità morbida e continua, rendendo tutto equilibrato e luminoso. Non è un dettaglio decorativo: è la scelta progettuale attorno a cui ruota l’intero appartamento.

Consiglio pratico: Se la privacy è un problema, opta per tende a rullo abbinate a tende in lino grezzo o pellicole satinate (come in questo caso) che di giorno filtrano la vista senza bloccare la luminosità.

Monolocale con soppalco: idee e consigli per sfruttare l'altezza al massimo

 

La palette di colori: neutri caldi con tocchi di cipria

La palette è costruita su bianchi, grigi, legno chiaro e tocchi di nero grafico e rosa cipria. Una combinazione che dona carattere, amplifica la luce naturale e rende lo spazio più armonioso. I dettagli in rosa cipria, distribuiti nei cuscini e nei tessuti, aggiungono calore e delicatezza senza appesantire. Il risultato è un’estetica pulita e contemporanea, con un’anima morbida e vissuta. L’atmosfera è accogliente e curata.

Consiglio pratico: Per replicare questa palette, adatta ad un piccolo spazio, parti da una base neutra (bianco, bianco caldo o grigio chiaro su pareti), poi aggiungi uno o due colori “accento” in questo caso il rosa cipria, solo negli accessori e tessili. Così potrai cambiarlo a piacimento, senza toccare i mobili.

 

Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio

 

Il layout su due livelli: come sfruttare l’altezza

La vera idea per sfruttare lo spazio in questo appartamento è la verticalità. Una scala a gradini sfalsati, per occupare meno spazio, in legno scuro e metallo nero conduce al soppalco, dove il letto matrimoniale trova posto di fianco a una vetrata industriale, liberando completamente la zona giorno.

Sotto il soppalco una cucina compatta in bianco e nero, molto pulita e minimalista, con un tavolo pieghevole per non invadere lo spazio. Sempre sotto il soppalco si vede il volume occupato dal bagno.

È un gioco di incastri perfetto: si sfrutta l’altezza del locale, sempre generosa negli ex negozi e laboratori, per creare un secondo livello abitabile senza consumare metratura a terra.

Consiglio pratico: Un soppalco è conveniente quando il soffitto supera i 4-4,5 metri (meglio se sopra i 5 metri). Prima di costruirlo, verifica con un tecnico abilitato, i regolamenti edilizi del tuo Comune, anche per effettuare il cambio d’uso. Per la scala, scegli un modello a gradini alternati o a pioli: occupano meno di 60 cm di profondità e diventano un elemento di design.

Arredare un appartamento piccolo senza rinunciare all'eleganza

 

La scelta dei mobili: leggeri alla vista, funzionali nell’uso

Ogni elemento è scelto per alleggerire lo sguardo: un tavolino in vetro che quasi sparisce, sedie pieghevoli con paglia di Vienna che si ritirano quando non servono, un divano chiaro poco ingombrante. Nessun mobile è lì per caso: tutti hanno una funzione precisa e contribuiscono alla sensazione di spazio.

Consiglio pratico: In un ambiente compatto, evita i mobili con gambe massicce o elementi ingombranti. Preferisci pezzi sospesi o con gambe alte e sottili, superfici in vetro o specchio e colori chiari con tocchi scuri per dare rilievo. Qui ad esempio hanno riservato i toni scuri agli elementi verticali — scala, ringhiera, cucina, dettagli — dove creano profondità senza pesare.

Arredare un appartamento piccolo senza rinunciare all'eleganza

 

Il dehors improvvisato: trasformare l’ingresso su strada

L’ingresso diretto sulla strada, che potrebbe sembrare un limite, diventa qui un dettaglio riuscito, come solo in Svezia sanno fare. Due sedie pieghevoli, qualche pianta e un mazzo di fiori trasformano la soglia in un piccolo dehors domestico temporaneo.

Consiglio pratico: In situazioni come queste in Italia, sappi che non si può occupare lo spazio esterno, senza precise autorizzazioni. Tuttavia bastano un cuscino sulla soglia rialzata o una seduta pieghevole da usare all’occorrenza, un vaso con una o due piante resistenti (rosmarino, lavanda) e una fonte di luce calda la sera. È il primo messaggio che lo spazio dà a chi arriva e può fare tutta la differenza.

Lo stile complessivo: minimal scandinavo con un’anima urban

Il risultato finale è un mix molto equilibrato tra minimalismo scandinavo (linee pulite, materiali naturali, luce come protagonista) e urban loft, con il soppalco, la scala in metallo e le proporzioni industriali dell’ex locale. Le stampe floreali e i tessuti morbidi aggiungono un tocco di delicatezza francese, che ammorbidisce l’insieme. Un’estetica studiata attraverso l’home staging (l’appartamento è apparso su un sito di un’agenzia immobiliare), ma autentica e abitabile.

Consiglio pratico: Per ottenere questo mix senza cadere nel caotico, scegli uno stile dominante (in questo caso lo scandinavo) e aggiungi elementi degli altri stili solo come accenti: non più di due o tre pezzi “fuori registro”. Sarà quello strato di personalità a rendere lo spazio interessante senza farlo sembrare un campionario di tendenze.

Questo micro-loft dimostra, ancora una volta, che non serve una grande metratura per vivere bene. Basta una buona luce, un buon progetto, una palette coerente e la capacità di leggere lo spazio e la sua storia con occhi nuovi.

 

Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio
Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio
Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio
Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio
Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio
Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio
Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio
Loft su due livelli in 29 m²: la riconversione di un ex negozio
credit photos: Hemnet 

Vuoi trasformare un ex negozio in casa? Cosa sapere sul cambio di destinazione d’uso

Se questo micro-loft ti ha ispirato e stai valutando una riconversione simile, ecco le informazioni essenziali per orientarti nella normativa italiana.

Il passaggio da locale commerciale ad abitazione è considerato un cambio di destinazione d’uso urbanisticamente rilevante e richiede sempre un’autorizzazione del Comune competente. Con il Decreto Salva Casa del 2024 (Legge 105/2024) le regole si sono semplificate: nelle zone urbanistiche A, B e C il cambio è generalmente consentito. Se non sono previsti lavori strutturali, è sufficiente presentare una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività); se invece sono necessarie opere edilizie, occorre il titolo abilitativo corrispondente al tipo di intervento.

Prima di procedere è fondamentale verificare con un tecnico che l’immobile rispetti alcuni requisiti minimi: altezza dei soffitti adeguata, metrature conformi agli standard residenziali, presenza di vespaio areato, impianti a norma e assenza di vincoli nel regolamento condominiale.

Ai costi di ristrutturazione vanno aggiunti gli oneri di urbanizzazione, le pratiche catastali e le parcelle dei professionisti coinvolti.

Nota: nonostante l’importanza della normativa nazionale, le norme possono variare da comune a comune, da regione a regione. Rivolgiti sempre a un tecnico abilitato per valutare la situazione specifica del tuo immobile.

Leggi anche: Decreto Salva Casa e micro-appartamenti: cosa è cambiato per chi ristruttura piccoli monolocali

Se questo articolo ti è stato utile e ti è piaciuto, seguici su Facebook per non perderti altre ispirazioni e consigli.

_______________________

Anna e Marco – DMstudio –  CASE E INTERNI

11 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Casa mediterranea: dentro il restauro di un palazzo barocco in Puglia

Trasformare un antico palazzo barocco in una casa mediterranea autentica, senza tradirne l’anima storica, è una sfida che richiede visione, materiali giusti e — soprattutto — una palette cromatica capace di raccontare un territorio. È quello che è successo a Nardò, nel cuore del Salento, dove il proprietario Manuel, berlinese innamorato dell’Italia, ha trasformato un edificio storico in una dimora che è insieme rifugio contemporaneo e omaggio alla tradizione pugliese.

Un restauro che rispetta la storia

Il palazzo colpisce fin dal primo sguardo per le sue volte a stella e per gli spazi generosi, tra cui un salone con soffitti che superano i sei metri di altezza. L’intervento di restauro ha scelto la strada della continuità: niente stravolgimenti, ma un recupero attento del carattere originale della struttura, integrato con materiali storici come la graniglia di marmo per le pavimentazioni.

Sala da pranzo con volta a stella originale e tavolo in marmo, casa mediterranea

Mi piaceva l’idea di un palazzo storico con un approccio moderno“, racconta il proprietario. L’obiettivo era chiaro fin dall’inizio: un’atmosfera semplice, minimal, costruita attorno a materie prime e colori del territorio — l’essenza stessa di una casa mediterranea ben riuscita.

Dettaglio della scala scultorea in un palazzo storico ristrutturato in Puglia

I colori Kerakoll che definiscono lo stile di questa casa mediterranea

Le finiture, curate da Kerakoll Colors, sono l’elemento che tiene insieme l’intero progetto, creando un’identità visiva coerente in ogni ambiente della casa.

Nel salone, due nuance della Neutral ChartKK 1302 e KK 1307 — si accostano con equilibrio: la seconda, utilizzata sul battiscopa, crea un contrasto discreto che valorizza le proporzioni dello spazio. Questa scelta dialoga con gli arredi selezionati con cura: il tavolo realizzato da artigiani salentini, le sedute e il divano di design restaurati, le opere d’arte che completano l’atmosfera domestica.

Salone con divano panna e pareti nei toni neutri Kerakoll KK 1302 e KK 1307

Cucina con volta a stella color rosa naturale e finiture Kerakoll KK 4032

In cucina e nelle camere da letto ritorna l’alternanza tra le tonalità KK 4032 e KK 1307, nuance naturali e rilassanti che lasciano spazio, negli arredi, a toni più decisi come l’azzurro e il rosso. Un lavoro di recupero cromatico ha inoltre riportato alla luce le colorazioni originali delle volte a stella: rosa in cucina, azzurro nella camera padronale, in perfetta sintonia con gli elementi architettonici della casa.

Camera da letto con parete beige Kerakoll KK 4032 e opera d'arte contemporanea

Camera da letto minimal con sedia rossa e biancheria verde salvia

Corridoio che si apre su una camera da letto con copriletto verde

Anche i bagni raccontano questa filosofia: qui domina il tono KK 1392 della Neutral Chart, che esalta la matericità degli ambienti insieme ai lavabi in marmo rosa, mentre uno studio attento della luce accentua le sfumature terrose creando profondità visiva.

Bagno con lavabo in marmo rosa e pareti materiche Kerakoll KK 1392

Bagno con specchio ad arco e lavabo in marmo rosa, dettaglio casa mediterranea

Nell’ingresso, la nuance KK 6323 della Terracotta Chart applicata alle pareti dialoga con il KK 1302 del soffitto, mentre infissi e serramenti rifiniti in KK 1306 introducono un contrasto sottile ma efficace.

L’esterno: la continuità tra dentro e fuori

Terrazza in pietra con muri color terra Kerakoll KK 4062 e vaso di cactus

Una casa mediterranea si riconosce anche — e soprattutto — dal modo in cui dialoga con l’ambiente circostante. All’esterno, il colore KK 4062 della Brown Chart riveste facciata e spazi aperti, fondendosi con l’atmosfera pugliese e accompagnando la transizione naturale tra interno ed esterno. La stessa tonalità terrosa è stata scelta per la terrazza, pensata come spazio comune da vivere e attrezzata con una cucina outdoor, ideale per momenti conviviali all’aperto.

Tetto in coppi tradizionali e terrazza con cuscini a righe, stile mediterraneo

Angolo lavello outdoor essenziale con brocca in ceramica e rubinetto nero

Uno stile replicabile: spunti per la tua casa mediterranea

Il progetto di Nardò offre alcuni principi applicabili a qualsiasi ambiente che voglia richiamare lo stile mediterraneo:

  • Puntare su una palette ristretta e coerente, alternando due o tre nuance neutre per ambiente, come nel caso della Neutral Chart.
  • Usare il battiscopa o gli infissi come elemento di contrasto discreto, invece di affidarsi a pareti multicolore.
  • Recuperare le cromie originali, quando possibile, come guida per le scelte cromatiche contemporanee.
  • Portare i colori della facciata all’interno degli spazi outdoor, per creare continuità visiva tra dentro e fuori.
  • Bilanciare le tonalità naturali con pochi accenti vivaci (azzurro, rosso, terracotta) negli arredi, senza sovraccaricare gli ambienti.

Una casa che è dialogo tra storia e contemporaneità

Il risultato è una dimora coerente e autentica, capace di rispettare la storia del palazzo e, allo stesso tempo, di riflettere una visione contemporanea dello spazio. Un esempio concreto di come una casa mediterranea possa nascere dall’incontro tra restauro conservativo, materiali locali e una palette cromatica pensata nei minimi dettagli — una lezione preziosa tanto per chi cerca ispirazione quanto per architetti e interior designer alla ricerca di un metodo replicabile.

Art Direction: Kerakoll · Set Design: Greta Cevenini · Photography: Daniel Farò

Leggi anche:Case e colori firmate Kerakoll: nuove ispirazioni per l’interior design

L’articolo Casa mediterranea: dentro il restauro di un palazzo barocco in Puglia proviene da dettagli home decor.

11 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Progettazione dell’illuminazione del soggiorno: come più fonti di luce trasformano uno spazio

Il soggiorno rappresenta il baricentro della vita domestica contemporanea, un ambiente multifunzionale destinato all’accoglienza, al riposo serale, alla lettura e talvolta all’attività professionale da remoto. Spesso, la percezione dei volumi architettonici e la vivibilità di quest’area vengono compromesse da un progetto di illuminazione del soggiorno superato, che trascura l’impatto psicologico e visivo del chiaroscuro sull’esperienza abitativa.

Strutturare un impianto coerente significa superare l’idea della luce come mero strumento per rischiarare il buio, elevandola a elemento cardine dell’arredo d’interni, in grado di modulare le atmosfere, scandire i ritmi della giornata e valorizzare le peculiarità geometriche della stanza.

Il limite del punto luce centrale e la stratificazione luminosa nell’illuminazione del soggiorno

L’errore più ricorrente nella gestione degli spazi giorno consiste nell’affidare l’intero fabbisogno luminoso a una singola plafoniera collocata al centro del soffitto. Tale impostazione genera un fascio uniforme, piatto e privo di profondità, che appiattisce le superfici, produce ombre aspre sui volti degli occupanti e lascia gli angoli perimetrali in una penombra disordinata.

Plafoniera centrale e lampada da terra nel soggiorno

Per ottenere un risultato confortevole ed equilibrato occorre invece ricorrere alla stratificazione della luce, orchestrando tre livelli distinti ma complementari: l’illuminazione di base, che garantisce l’orientamento generale senza abbagliare; la luce funzionale, calibrata per attività specifiche ad alto impegno visivo; e la luce d’accento, pensata per evidenziare dettagli architettonici, opere d’arte o textures murali.

Tipologie di corpi illuminanti e armonia compositiva

La riuscita di un progetto di illuminazione del soggiorno poggia sull’integrazione fluida di apparecchi differenziati per emissione e collocazione.

Sopra il tavolo da pranzo o al centro dell’area living, la scelta di eleganti lampadari a sospensione definisce una precisa gerarchia visiva, delimitando idealmente le zone di aggregazione sociale grazie a una presenza scultorea e a una diffusione controllata.

Lampadario a sospensione sopra il tavolo nell'area living

Accanto alla poltrona o al divano, una lampada da terra con diffusore orientabile soddisfa le esigenze funzionali della lettura senza interferire con il resto dell’ambiente, mentre modelli ad arco con proiezioni verso l’alto permettono di sfruttare il rimbalzo luminoso sul soffitto per un effetto avvolgente.

Lampada da terra ad arco e luce d'accento su libreria in soggiorno

Sugli scaffali delle librerie o sulle credenze, le lampade da tavolo schermate diffondono una luminosità morbida e diffusa, ammorbidendo le linee di confine tra arredi e pareti.

Temperatura di colore e corretta distribuzione spaziale

L’efficacia della illuminazione del soggiorno dipende in modo determinante dalla stratificazione e dalla calibratura cromatica delle sorgenti a tecnologia LED.

All’interno della zona giorno, la gradazione ideale oscilla tra tonalità calde comprese tra i 2700 e i 3000 Kelvin, parametri che favoriscono il rilassamento psicofisico e mettono in risalto le venature del legno e le trame dei tessuti. Laddove sia presente una postazione operativa dedicata allo studio o al lavoro, è opportuno integrare sorgenti mirate fino a 3500 o 4000 Kelvin, limitando la componente neutra alle sole superfici di mansione per non alterare la calda accoglienza d’insieme.

Posizionare i singoli punti di emissione ad altezze sfalsate, dal piano pavimentale alle quote intermedie dei mobili, fino al soffitto, elimina i contrasti eccessivi e concede la libertà di riconfigurare la scena luminosa attraverso accensioni separate o sistemi di regolazione dell’intensità, garantendo a ogni momento della vita domestica il suo perfetto equilibrio visivo.

Conclusione: progettare un’illuminazione del soggiorno su misura

Progettare un’efficace illuminazione del soggiorno non significa semplicemente scegliere apparecchi esteticamente gradevoli, ma costruire un vero e proprio sistema integrato capace di rispondere alle diverse esigenze della vita quotidiana. Combinare sapientemente illuminazione di base, funzionale e d’accento consente di trasformare radicalmente la percezione dello spazio, rendendolo più accogliente, dinamico e versatile in ogni momento della giornata.

Investire tempo nella scelta della temperatura colore corretta e nella distribuzione strategica dei punti luce, magari affidandosi a sistemi dimmerabili o a scenari smart configurabili da app, permette di adattare l’atmosfera del soggiorno alle diverse attività: dalla cena con ospiti alla serata di relax davanti alla TV, fino alle ore di lavoro da remoto. Un progetto di illuminazione del soggiorno ben pensato diventa così un vero alleato del benessere abitativo, capace di valorizzare l’architettura degli ambienti e di riflettere lo stile personale di chi li vive ogni giorno.

L’articolo Progettazione dell’illuminazione del soggiorno: come più fonti di luce trasformano uno spazio proviene da dettagli home decor.

11 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

I toni caldi della calce definiscono le pareti di Villa a Recco. Un progetto in cui la materia naturale dialoga con la luce e il paesaggio.

toni caldi della calce
Ph Studio Campo

Nel borgo ligure di Recco, quattro distinte unità abitative sono state riunite per realizzare un’unica residenza unifamiliare di 730 metri quadrati. Il progetto è stato sviluppato da Gosplan e Giordano Hadamik Architects, in collaborazione con caarpa per il paesaggio e con studio.skeyper l’arredamento, le opere d’arte e lo styling. 

La trasformazione di Villa a Recco in una residenza unifamiliare

L’intervento ha coinvolto gli edifici, gli interni, e il parco circostante di oltre 4.500 metri quadrati. La configurazione degli ambienti nasce dalla relazione con il parco, aprendo la casa verso il mare e il giardino terrazzato.

Il cuore dell’abitazione è il salone, strutturato come una grande loggia coperta con un’altezza di 5 metri; le ampie vetrate amplificano la percezione dello spazio e collegano la stanza con i diversi livelli del giardino. Uno degli elementi architettonici più caratteristici dell’interno è la scala elicoidale.

Ph Studio Campo

Le pareti in calce costituiscono uno sfondo neutro e uniforme progettato per valorizzare gli arredi d’interno, orientati su toni caldi e naturali.

Spazi luminosi e sfondo naturale: la scelta dei toni caldi della calce

Gli interni sono definiti da una spiccata uniformità nei toni e nei materiali. 

La palette cromatica e i materiali della villa sono definiti da una forte continuità materica e dall’impiego della calce naturale come elemento centrale del progetto.

toni caldi della calce
Ph Studio Campo

Tutte le pareti interne sono rivestite con la finitura naturale Zer04 (nel colore Goccia 5308) dell’azienda La Calce del Brenta. Questo rivestimento opaco, vellutato e morbido alla vista offre una superficie delicata al tatto, capace di donare profondità e luminosità all’ambiente in sintonia con le sfumature del paesaggio mediterraneo. 

La finitura costituisce lo sfondo per soluzioni d’arredo dai toni caldi e naturali, in linea con le tendenze attuali.

Progetto: Gosplan e Giordano Hadamik Architects

Arredo, opere d’arte e styling: studio.skey

Paesaggio: caarpa

Rivestimenti: La calce del Brenta

10 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

AEG a IFA 2026: quando la cura del bucato diventa un gesto d’amore per i tessuti

C’è un paradosso silenzioso che attraversa le case europee, ed è quello raccontato dai numeri prima ancora che dai proclami dei brand: amiamo i nostri vestiti, ma non ci fidiamo di chi dovrebbe prendersene cura. È da questa contraddizione che parte la narrazione di AEG a IFA 2026, la fiera berlinese che dal 4 all’8 settembre trasforma i padiglioni della Messe in un osservatorio privilegiato sulle tecnologie domestiche del futuro. Nello stand 101 del padiglione 4.1, il marchio nato a Berlino nel 1887 presenta una gamma dedicata alla cura del bucato che non è solo un aggiornamento di prodotto, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti: restituire fiducia a un gesto quotidiano che, per molti, resta avvolto da incertezza.

Il paradosso del bucato: capi amati, elettrodomestici temuti

I dati parlano chiaro, e sono quelli raccolti in cinque anni di ricerca The Truth About Laundry, condotta in 14 Paesi europei su un campione cumulativo di oltre 70.000 persone. Il quadro che ne emerge è quasi cinematografico nella sua ambivalenza: due terzi degli intervistati non si fidano completamente della propria lavatrice quando si tratta di lavare la lana, mentre l’85% ha visto almeno un capo rovinato — sbiadito, ristretto, infeltrito — dopo un lavaggio andato storto. Nel dubbio, la maggioranza sceglie la strada apparentemente più sicura: lavare a 40°C o oltre, pur sapendo, quasi con un senso di colpa, che le temperature più basse allungherebbero la vita dei tessuti. È un comportamento che racconta più la sfiducia verso la macchina che l’ignoranza del consumatore, ed è esattamente il terreno su cui AEG ha deciso di intervenire.

Lana come a mano: la certificazione Woolmark e il nuovo standard di delicatezza

Se c’è un tessuto che incarna questa diffidenza collettiva, è la lana. Da qui nasce la collaborazione pluriennale tra AEG e The Woolmark Company, che ha portato oggi a un traguardo significativo: l’intera gamma di lavatrici AEG, asciugatrici AEG e lavasciuga a marchio è certificata Woolmark, con il 93% delle lavatrici a caricamento frontale e il 57% delle asciugatrici che hanno ottenuto il riconoscimento. AEG è inoltre il primo produttore al mondo ad aver conquistato per le proprie asciugatrici il Woolmark Green, il livello più alto di accreditamento della categoria.

Confronto tra un maglione in lana asciugato con AEG AbsoluteCare e uno asciugato con un'asciugatrice concorrente, senza restringimento

Dietro l’etichetta si nasconde un lavoro ingegneristico non banale: i cicli lana calibrano il movimento del cestello per replicare la delicatezza del lavaggio manuale, mentre in asciugatura il controllo di temperatura e rotazione previene il restringimento delle fibre. Il modello Serie 9000X AbsoluteCare® Pro spinge oltre l’asticella con la tecnologia 3DScan, capace di scansionare l’umidità in profondità nei capi per un’asciugatura uniforme, mentre la Serie 8000 AbsoluteCare® affida la stessa missione a una pompa di calore a controllo di precisione, promettendo che perfino la seta mantenga la propria forma originale. “Nessun marchio di elettrodomestici padroneggia la cura dei tessuti come AEG“, ha dichiarato Ian Banes, SVP Regional Product Line Care BA EMEA, sottolineando come oltre un secolo di ricerca tecnologica converga oggi in un unico obiettivo: sfatare l’idea che la lana non possa essere trattata in sicurezza tra le mura di casa.

Piumino asciugato con la tecnologia 3DScan dell'asciugatrice AEG Serie 9000X AbsoluteCare Pro, a confronto con l'asciugatura all'aria

AEG Care Index: quando la scienza misura la longevità di un colore

Accanto all’ingegneria meccanica, AEG ha scelto di affidarsi ai numeri anche per dimostrare, non solo raccontare, l’efficacia delle proprie soluzioni. Nel 2024 il brand ha introdotto l’AEG Care Index, un parametro inedito nel settore che misura l’impatto dei diversi programmi di lavaggio sulla tenuta del colore nel tempo. Il confronto tra un ciclo standard a 40°C e uno più breve e delicato a 30°C ha prodotto un indice di 1,5, a dimostrazione che un trattamento più rispettoso può mantenere i colori vividi fino al 50% più a lungo. È un dato che sposta il discorso dal marketing alla scienza applicata, e che riflette una tendenza più ampia dell’industria del design domestico: la sostenibilità passa anche dalla capacità di far durare gli oggetti — vestiti compresi — più a lungo.

Design Onyx, velocità e intelligenza artificiale al servizio del bucato

Lavatrice AEG Onyx con programma MaxWash 45' e cestello aperto con bucato colorato

Sul fronte estetico e funzionale, la nuova gamma AEG Onyx introduce un linguaggio di design scuro ed elegante, pensato per chi vuole capacità e rapidità senza compromessi. Il programma MaxWash 45′ lava un carico pieno a 30°C in appena 45 minuti, mentre AI WashAssist regola automaticamente tempo, acqua ed energia in base al volume del bucato, riducendo consumi e durata fino al 30%. Non manca una risposta alle famiglie numerose, con una lavatrice da 12 kg abbinata a un’asciugatrice da 10 kg, e la funzione SpecialCare Wash-to-Dry, che consente di aggiungere una fase di asciugatura a qualsiasi programma, adattando il movimento del cestello anche ai tessuti più delicati.

Asciugatrice AEG con funzione SpeedDry che asciuga fino a 4 kg di tessuti leggeri in 75 minuti

L’intelligenza artificiale, del resto, è il filo conduttore silenzioso di tutta la gamma: AEG AI Wash&Dry Assist rileva il volume del bucato e adatta automaticamente tempi e consumi idrici ed energetici a ogni carico, in un’ottica di efficienza che non sacrifica la cura del capo.

Illustrazione della tecnologia AEG AI Wash&Dry Assist che regola automaticamente tempo, acqua ed energia della lavasciuga

UniversalDose, la partnership con P&G e la lavasciuga IntelliQuick

Tra le novità presentate a IFA 2026 spicca anche il cassetto UniversalDose, progettato per accogliere le capsule PODS® in un vano dedicato dove vengono perforate prima di raggiungere il cestello, garantendo un’attivazione più rapida e una dissoluzione completa anche nei lavaggi freddi e veloci. Su questo fronte AEG annuncia una partnership strategica con P&G per integrare le prestazioni di UniversalDose con le capsule Ariel MaxPower PODS®. Chiude il quadro delle novità la lavasciuga Serie 9000 con IntelliQuick, capace di lavare, asciugare o completare entrambe le fasi in un ciclo continuo che si adatta al carico: da 1 kg in due ore fino a 5 kg in quattro.

Cassetto UniversalDose della lavatrice AEG con capsule Ariel MaxPower PODS® in dosaggio singolo

Una missione che va oltre il prodotto

Ciò che emerge dallo stand AEG a IFA 2026 non è soltanto un catalogo di elettrodomestici aggiornato, ma una visione più ampia sulla relazione che abbiamo con i nostri oggetti quotidiani. In un momento storico in cui il design abita sempre più la sfera della sostenibilità e della durabilità, la scelta di AEG di investire in ricerca — dal Care Index alle certificazioni Woolmark, dalla partnership con P&G all’intelligenza artificiale applicata al bucato — racconta un’azienda che prova a colmare il divario tra la cura che riserviamo ai nostri capi e quella che, fino ad oggi, riuscivamo davvero a garantire loro a casa.

Per maggiori informazioni  www.aeg.it/laundry/laundry/

Leggi anche:Elettrodomestici per la Casa: la guida completa per scegliere quelli giusti

L’articolo AEG a IFA 2026: quando la cura del bucato diventa un gesto d’amore per i tessuti proviene da dettagli home decor.