17 Settembre 2019 / / Architettura

Al Gorgeous George Boutique Hotel di Cape Town si danno appuntamento influssi africani e design contemporaneo. Il progetto del designer Tristan Plessis si avvale di elementi dello stile industriale e colori forti negli interni, e di quelli di architettura vittoriana negli esterni.

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balizroom-interiorblog-gorgeousgeorge-hotel-entrance.jpgA sentirlo così, potrebbe suonare come un mix azzardato. Ma sono proprio i contrasti inaspettati a rendere il Gorgeous George Boutique Hotel indimenticabile. A partire dall’entrata. La doppia porta intarsiata, non grandissima ma di impatto per i suoi decori elaborati, non lascia immaginare cosa ci aspetti al di là.

Una grande mappa di Cape Town, composta da centinaia di piastrelle dipinte a mano dall’artista Lucie de Moyencourt occupa un’intera parete della lobby, dichiarando fin da subito il carattere eclettico del Gorgeous George. Lo stile delle famose ceramiche di Delft, con disegni azzurri su sfondo bianco, è un chiaro richiamo al patrimonio olandese della città africana.

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Nella sezione dedicata all’hotel un deciso pattern floreale riveste i pavimenti dei corridoi, per poi lasciare il testimone a palette più neutrali nelle camere, ravvivate da tappeti multicolori. Il Gorgeous George Hotel offre ai suoi ospiti 20 stanze e 12 suite, al cui interno sfumature di blu e di verde, combinate con colori chiari, gridano alla contemporaneità senza dimenticare l’estetica africana. Infine, il tocco di “uncompleted” dato dalle travi in cemento a vista, completa il quadro studiato dall’interior designer Tristan Plessis.

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balizroom-interiorblog-gorgeousgeorge-hotel-suite-desk.jpgIl Gigi Rooftop Bar & Restaurant è l’alter ego estroso di Gorgeous George. Un vero salotto a cielo aperto, dove ospiti e visitatori possono godersi la golden hour, davanti a un drink personalizzato e immersi in una giungla in miniatura allestita sul tetto.balizroom-interiorblog-gorgeousgeorge-hotel-gigi-rooftop-terrace.jpg

balizroom-interiorblog-gorgeousgeorge-hotel-pool-gigi-rooftop.jpgPer chi ama la tintarella, la pedana del solarium e una spiritosa piscina outdoor rivestita a righe bianche e verdi sono una tappa obbligata. Di un incantevole verde petrolio è anche il soffitto del ristorante, in cui ritroviamo le ceramiche di Lucie de Moyencourt a decorare i tavoli, stavolta rappresentando eventi legati alla storia della città.balizroom-interiorblog-gorgeousgeorge-hotel-restaurant-tables.jpg

balizroom-interiorblog-gorgeousgeorge-hotel-restaurant-bookshelf.jpgScelte estetiche quasi irriverenti e nuove interpretazioni della tradizione africana conducono l’ospite attraverso un’esperienza di soggiorno che va oltre i canoni convenzionali.  Con il Gorgeous George Boutique Hotel, Cape Town alza senza dubbio l’asticella dell’hospitality a un nuovo livello.

 

 

 

 

17 Settembre 2019 / / Architettura

vetrate scorrevoli che si aprono sul giardino

Ampie superfici vetrate in grado di regalare vedute a tutto schermo. In serramenti robusti, poco ingombranti e ad alto potere isolante. In questo articolo trovi tutte le informazioni necessarie per scegliere il modello più adatto alla tua casa.

I vantaggi delle porte finestre scorrevoli

Se le ante a battente sono ancora le più diffuse per i normali infissi, per le porte finestre oggi si prediligono i modelli scorrevoli, soprattutto nelle abitazioni che dispongono di uno spazio esterno come un giardino o una terrazza. Molte portefinestre utilizzano questo tipo di apertura perché permette di sfruttare al massimo lo spazio all’interno degli ambienti.

I serramenti scorrevoli permettono di realizzare ante di grandi dimensioni e, nonostante ciò, presentano diversi vantaggi. Sono resistenti, ad alta tenuta, ma anche leggeri e maneggevoli; garantiscono un’ottima sicurezza e non necessitano operazioni di manutenzione costanti. Inoltre, questi modelli, oltre a garantire la massima luminosità agli ambienti, permettono un risparmio sia economico che ambientale. È possibile infatti sfruttare a pieno tutta la luce naturale, ma anche conservare meglio il calore durante la stagione fredda.

zona giorno con vetrate scorrevoli

sistema scorrevole Oknoplast

Porte finestre scorrevoli a scomparsa

I serramenti a scomparsa sono la soluzione ottimale per chi desidera aumentare la quantità di luce naturale all’interno e godere della vista dell’esterno senza alcun ostacolo. Ma non solo, perché questi modelli sono anche un’ottima soluzione salvaspazio e quando l’ambiente è piccolo, l’apertura delle ante può risultare troppo ingombrante.

I modelli più attuali di porte finestre scorrevoli sono caratterizzati da un telaio sottilissimo e invisibile, che offre una maggiore vista sull’esterno e la realizzazione di ampie superfici vetrate.

L’installazione dei serramenti a scomparsa richiede delle opere murarie, occorre infatti murare un apposito controtelaio, per questo sono consigliati in caso di ristrutturazione o nelle nuove costruzioni.

porta finestra scorrevole a scomparsa

sistema scorrevole a scomparsa Oknoplast

 

Porte finestre scorrevoli tradizionali

Nel caso di una semplice sostituzione dei vecchi serramenti, senza quindi eseguire alcun lavoro di ristrutturazione della casa, il nostro suggerimento è di optare per le classiche porte finestre scorrevoli. In questo modo l’ambiente risulterà comunque più ampio e luminoso. L’unico svantaggio rappresentato da questo modello di infisso è che non si ha la possibilità di aprire completamente la finestra stessa.

In questo caso il sistema alzante scorrevole è il più usato e permette di realizzare ampie superfici vetrate. Girando il maniglione l’anta si solleva e scorre lungo il binario, richiudendolo l’anta ritorna nella sede originaria. Inoltre, se realizzati in legno e alluminio, questi serramenti offrono massima protezione dagli agenti atmosferici e isolamento termo-acustico.

soggiorno con vetrata scorrevole

sistema scorrevole Oknoplast

Materiali, finiture e posa

In fase di acquisto è opportuno valutare bene la scelta dei materiali. I serramenti devono fare da barriera contro gli agenti atmosferici e isolarci da caldo, freddo e rumori. I materiali di finestre e porte finestre scorrevoli devono risultare resistenti, PVC e alluminio sono indubbiamente i due materiali da prediligere. La soglia termica è un altro fattore da non sottovalutare in quanto evita che acqua e aria penetrino all’interno. Un buon serramento deve avere almeno tre o quattro guarnizioni tra anta e telaio, realizzate in epdm o pvc, con grande potere elastico per resistere agli sbalzi di temperatura.

Porte e finestre sono elementi d’arredo molto importanti per questo è importante poter scegliere il colore al fine di ottenere un risultato armonioso. Gli infissi Oknoplast, ad esempio, sono completamente personalizzabili, dalle tonalità più brillanti a quelle più opache, dall’effetto legno alla possibilità di realizzare l’interno e l’esterno di colori differenti.

infissi scorrevoli pvc bianco

sistema scorrevole Oknoplast

Per quanto concerne la posa è opportuno affidarsi a posatori esperti in grado di isolare bene i giunti e tutti i punti di contatto con la muratura, al fine di evitare eventuali spifferi e ponti termici.

 

L’articolo Porte finestre scorrevoli. Meglio a scomparsa o tradizionali? proviene da Dettagli Home Decor.

16 Settembre 2019 / / Architettura

Questa casa è stata progettata e costruita dallo studio olandese studiopublic per essere ecosostenibile, si trova nella città olandese di Utrech; la casa è stata progettata per generare essa stessa energia e provvedere passivamente al proprio fabbisogno energetico, grazie ad una pompa di calore innovativa, un isolamento eccezionale e un gran numero di pannelli solari.. I suoi oltre 185 m2 si snodano in una struttura a forma di cubo, distribuiti in tre aree perfettamente definite: le aree comuni che ospitano la cucina, il soggiorno e il portico, la zona notte con una camera da letto e il bagno e infine uno spazio riservato per gli ospiti.
La parte rivestitra in acciaio corten ospita la zona giorno, ed è collegata al giardino da un’enorme vetrata scorrevole.
Inoltre, l’acqua della piscina viene filtrata dalle piante, eliminando ogni tipo di sostanza chimica. In questo modo, oltre a risparmiare sulla manutenzione e godere di un bagno naturale, l’ambiente viene preservato.

An eco-friendly Dutch home

This house was designed and built by the dutch studiopublic to be environmentally sustainable, is located in the Dutch city of Utrech; the house was designed to generate energy itself and passively provide for its own energy needs, thanks to an innovative heat pump, exceptional insulation and a large number of solar panels. Its more than 185 m2 wind in a shaped structure of cube, distributed in three perfectly defined areas: the common areas that host the kitchen, the living room and the porch, the sleeping area with a bedroom and the bathroom and finally a space reserved for guests.The part covered in corten steel houses the living area, and is connected to the garden by a huge sliding glass window.
Furthermore, the pool water is filtered by plants, eliminating all types of chemicals. In this way, in addition to saving on maintenance and enjoying a natural bath, the environment is preserved.

Info

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CAFElab | studio di architettura

16 Settembre 2019 / / Architettura

I vantaggi di un riscaldamento smart e connesso sono molteplici, dal risparmio energetico al benessere. Ecco come fare in poche mosse.

L’autunno sta per arrivare e ancora non avete pensato a come rendere smart e connesso il vostro impianto di riscaldamento. Forse perché siete convinti di dover affrontare lavori in casa o spese esorbitanti, oppure per semplice pigrizia.

Eppure, esistono oramai soluzioni alla portata di tutti, che presentano anche innumerevoli vantaggi. 

I vantaggi di un impianto smart e connesso

Con un impianto smart e connesso si possono realizzare notevoli risparmi in bolletta e godere di un maggior benessere. Con un impianto tradizionale, infatti, per consumare mono energia spesso si è costretti ad abbassare la temperatura, rinunciando al benessere. Nel caso degli impianti centralizzati poi, non essendo possibile modulare la quantità di calore, la spesa e il benessere sono soggetti a variabili che non possiamo controllare.

Riscaldamento smart termostato wireless

I sistemi smart garantiscono una maggiore autonomia e flessibilità nella gestione del riscaldamento di casa. Tramite l’accensione o lo spegnimento programmati, la gestione zonale, la coordinazione con le previsioni meteo, andremo a riscaldare solo per il tempo e la quantità necessarie. 

Installando una caldaia a condensazione di ultima generazione, inoltre, il rendimento del vostro impianto vi permetterà di ridurre i consumi fino al 30%.

Il termostato senza fili

Per rendere smart l’impianto di riscaldamento senza affrontare lavori in casa, oggi il mercato offre i termostati senza fili, o wireless.

Il termostato è l’elemento centrale dell’impianto di riscaldamento, come vi ho già spiegato in questo post sul risparmio energetico.

Tramite i termostati wireless si possono impostare numerosi scenari, a seconda della marca e del modello.

Riscaldamento smart termostato senza fili

Di base, questi dispositivi consentono di controllare la temperatura, di impostare il riscaldamento personalizzato in base alle abitudini degli utenti, e di gestire l’impianto a distanza tramite apposite App installate sullo smartphone.

I modelli più evoluti arrivano a modulare la temperatura in base alla temperatura esterna e alle previsioni meteo. Oppure, tramite un collegamento GPS allo smartphone dell’utente, il termostato farà una valutazione dei tempi di rientro a casa per attivare il riscaldamento a tempo debito.

Se poi possedete un assistente vocale, potete comandare il termostato con la vostra voce, a patto che i due dispositivi siano compatibili. Per questo, controllate le specifiche del costruttore prima di acquistarlo.

Valvole termostatiche wireless

E se vivete in un condominio con il riscaldamento centralizzato? Niente paura, con le valvole termostatiche wireless potete avere il vostro riscaldamento smart.

Queste “teste” si applicano alle valvole termostatiche dei radiatori e, connettendosi al wi-fi di casa, funzionano come un vero e proprio termostato.

Riscaldamento smart valvole termostatiche

Inoltre, con le valvole termostatiche possiamo controllare la temperatura in modo più selettivo, intervenendo sui singoli radiatori in base alle necessità. 

Le caldaie di ultima generazione

Mi preme ricordare che, per legge, dal 2015 tutti i produttori di caldaie hanno l’obbligo di produrre e commercializzare sul mercato europeo apparecchi che utilizzano la tecnologia a condensazione.

Riscaldamento smart caldaia a condensazione

Se dovete cambiare la caldaia e siete indecisi sul modello, in un’ottica che predilige il controllo smart della temperatura di casa, forse è meglio optare per un apparecchio dotato di sistema wireless integrato.

E’ vero che i termostati wireless si possono collegare a qualsiasi caldaia tramite un relè, come si vede nello schema riportato qui sotto:

Tuttavia, acquistando una caldaia a condensazione che si può comandare e gestire da remoto con un sistema sviluppato dal produttore stesso, eviterete questo passaggio e ogni problema di compatibilità.

Un impianto così strutturato, con una regolare manutenzione della caldaia unita ad una buona coibentazione della casa, vi garantirà risparmio energetico ed un alto livello di benessere per molti anni a venire.


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13 Settembre 2019 / / Architettura

Oggi vi voglio mostrare gli interni di due progetti di appartamenti in stile asiatico il primo più tipicamente industriale dagli spazi fluidi ed il secondo in stile contemporaneo, suddiviso in maniera tradizionale.

In entrambi gli appartamenti la palette di colore dominante è legata alle diverse tonalità di verde.  Di primo acchito entrambi i progetti vi potrebbero sembrare molto lontani dagli stili delle case a cui siamo maggiormente abituati uno fra tutti quello nordico.

Vi dò ragione ma il gusto,  deve nutrisi di stili e spunti sempre nuovi e diversi, dobbiamo lasciarci suggestionare da linee, forme, materiali e immagini  come accade quando si approccia l’arte o la musica per poi affinare il nostro  gusto e immaginare nuovi scenari.

Via libera al verde…

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13 Settembre 2019 / / Architettura

Perché ristrutturare casa non è solo preoccuparsi di imprese da contattare, lavori da eseguire e burocrazia da rispettare, ma anche mobili da spostare e un tetto da trovare durante i lavori…

Ristrutturare casa è una vera e propria impresa che ti obbliga ad acquisire competenze in molti campi che non avresti mai pensato: burocratici (le pratiche edilizie, le detrazioni fiscali, etc.), tecnici (la distribuzione degli spazi, gli impianti, le finiture, etc.), organizzative (l’impresa, gli artigiani), economiche (il controllo dei costi, la contabilità).

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Naturalmente per fare in modo che tutto ciò scorra come un ingranaggio perfetto dovrai rivolgerti a dei professionisti (progettisti e impresari edili).

Ci sono però alcuni aspetti pratici per cui dovrai per forza sbrigartela da solo. Ma per i quali non sei oggettivamente preparato.

E difficilmente troverai un aiuto a risolverli tra i professionisti di cui ti sei circondato.

E ti troverai completamente solo, senza uno straccio aiuto, a risolvere questi problemi.

  • Posso lasciare i mobili in casa durante la ristrutturazione?
  • Posso abitare in casa durante la ristrutturazione?
  • Quanto durerà la ristrutturazione?
  • Quando potrò fare il trasloco?

Nell’articolo di oggi risponderemo a queste quattro domande, essenziali per organizzare al meglio la tua ristrutturazione.

Sono o no domande che ti stai ponendo anche tu in vista della tua ristrutturazione?

Ecco le risposte.

POSSO LASCIARE I MOBILI IN CASA DURANTE LA RISTRUTTURAZIONE?

deposito mobili

È vero che spesso le ristrutturazioni sono una ghiotta occasione per cambiare i mobili di casa: avere finalmente una scusa valida per disfarsi di vecchi arredi con decine di anni sulle spalle, ormai rovinati e vecchi e che non si adatteranno mai alla perfezione alla nuova casa è spesso troppo appetitoso.

Però è anche vero che spesso si vuole recuperare almeno una parte del vecchio arredo (come anche che non si vuole cambiare alcun mobile…)

A prescindere da quale sia il tuo caso, quando ristrutturi la casa in cui vivi e vuoi continuare ad usare almeno parte dei mobili devi porti il problema:

“ Che fine faranno questi mobili durante i lavori di ristrutturazione?”

Per esperienza personale posso garantirti che la naturale conseguenza di questa domanda è chiedere al tecnico o all’impresa:

“Posso lasciare i mobili in casa?”

La risposta che do io ai miei clienti è….dipende.

O meglio: la risposta corretta è che devi assolutamente sgombrare tutte le zone della casa dove sono previsti lavori di ristrutturazione da qualsiasi mobile.

Ma non tutte le ristrutturazioni sono uguali quindi…dipende.

Se la tua ristrutturazione riguarda solo alcuni ambienti della casa puoi decidere di ammassare tutti i mobili nelle stanze in cui non farai nessun lavoro.

L’importante è che tutti i luoghi dove dovranno lavorare gli operai e in cui dovranno transitare siano completamente sgombri.

Fai attenzione: anche quelli dove dovranno transitare…quindi se per arrivare al bagno che vuoi ristrutturare gli operai devono passare attraverso un corridoio in cui non eseguirai alcun lavoro, il corridoio deve essere sgombro. Se per buttare le macerie devono arrivare al terrazzo passando attraverso una stanza che non devi ristrutturare, la stanza deve essere sgombra.

E non pensare che basta proteggere i mobili perché sia tutto a posto. Il materiale che entra ed esce dal tuo cantiere spesso è voluminoso e pesante, spostarlo è problematico e nessuno può garantirti che niente vada a finire contro i mobili, anche se sono protetti.

Certo, quella di proteggere i mobili senza spostarli è una strada che puoi percorrere, ma a tuo rischio e pericolo…e se poi succede qualcosa non lamentarti.

Riassumendo: in caso di ristrutturazioni parziali, tutti gli ambienti in cui lavoreranno o passeranno gli operai devono essere completamente sgombri da qualsiasi mobile. E le stanze in cui eventualmente deciderai di ammassare i mobili dovranno essere totalmente escluse dai lavori e chiuse. A chiave.

Ci tengo a sottolinearti a chiave perché mi è capitato
spesso di committenti che hanno accusato l’impresa di oggetti spariti. E ti
assicuro che nella quasi totalità dei casi gli operai non avevano preso proprio
nulla…semplicemente i committenti si erano scordati dove avevano messo quegli
oggetti.

Quindi il fatto che le stanze che trasformerai in deposito per i mobili siano chiuse a chiave serve sia a te per stare tranquillo che all’impresa per poter lavorare più serenamente.

E mi spiace darti una brutta notizia: per quante precauzioni
prenderai per fare in modo che non entri polvere dentro queste stanze…la
polvere entrerà e alla fine ti ritroverai con i mobili completamente sporchi.
Anche se li hai coperti con teli di nylon (la povere ha la capacità di passare
dappertutto…incredibile).

Invece, nel caso in cui tu stia ristrutturando integralmente la casa…valgono gli stessi principi!

Quindi la sostanza è che non ci devono essere mobili in casa.

Lo so che questa può sembrare una banalità…ma ci tengo a sottolineare questa cosa perché mi è capitato che qualche committente proponga di ristrutturare la casa a pezzi spostando i mobili da una stanza all’altra man mano che i lavori vengono completati.

Non ci pensare minimamente: una cosa del genere è
impossibile.

Ti ritroveresti ad avere:

  • Lavori eseguiti male
  • Costi aumentati
  • Tempi dilatati all’inverosimile
  • Mobili rovinati

La ristrutturazione completa di una casa è un processo globale che deve essere coordinato nel suo complesso e deve proseguire in modo unitario.

E dove li metto i mobili durante i lavori?

Naturalmente se devi sgombrare casa dovrai risolvere questo problema.

A meno che tu non sia abbastanza fortunato da avere qualche parente o amico che possa fornirti un appoggio temporaneo, le risposte sono sostanzialmente due:

  1. Chiedi all’impresa che ti farà i lavori se ha un magazzino dove può depositare i tuoi mobili durante i lavori;
  2. Affitta un deposito temporaneo, ne stanno sorgendo sempre di più, per il tempo necessario ai lavori.

Personalmente tenderei ad evitare la prima ipotesi, anche se sicuramente più economica, perché probabilmente il deposito dell’impresa è comunque un posto di passaggio (non ci terrà solo i tuoi mobili ma anche i materiali da costruzione) e quindi non sarai mai del tutto sicuro che siano realmente protetti e non potrai controllarli a tuo piacimento.

La seconda ipotesi invece è quella più sicura per te e i tuoi mobili in quanto solitamente questi depositi sono personali e chiusi a chiave (hai uno spazio a cui puoi accedere solo tu).

Chiaramente per spostare i tuoi mobili in un magazzino (o in qualsiasi altra parte fuori da casa tua) dovrai organizzare un vero e proprio trasloco.

O chiedi all’impresa a cui affiderai i lavori che se ne occupi, oppure ti rivolgi ad una ditta di traslochi.

L’unica cosa che devi sapere è che, se possiedi una casa in un condomino che affaccia direttamente su una strada pubblica, dovrai pagare un’occupazione di suolo pubblico temporanea.

POSSO ABITARE IN CASA DURANTE LA RISTRUTTURAZIONE?

abitare in casa durante ristrutturazione

La risposta è una e una sola possibile: NO.

E non ti lascio spazio per eventuali obiezioni.

Se stai ristrutturando casa (chiariamoci: non rifacendo il bagno, ma proprio ristrutturando casa, anche se non integralmente ma una ristrutturazione che coinvolga più ambienti di casa) non puoi continuare ad abitare in casa.

Confido nel fatto che se stai ristrutturando casa integralmente non ti passi minimamente per la testa l’idea di continuare ad abitarci durante i lavori.

Questa idea potrebbe balenarti in testa se stai facendo una
ristrutturazione parziale, magari che non interessa la camera da letto.

Lo scrivo perché è una richiesta che mi viene fatta spesso…e anche per esperienza diretta!

Appena laureato, con pochissima esperienza, mi è capitato infatti di dover ristrutturare parzialmente una casa in cui vivevo e, sebbene avessi un appoggio in cui andare durante i lavori, ho deciso di rimanere a vivere in quella casa durante i lavori.

Lo ricordo come un incubo totale: orari improponibili (lo sai che gli operai a volte arrivano in cantiere alle 6:30 del mattino?), sporcizia dappertutto (vestirsi quotidianamente con abiti impolverati non è il massimo, per non dire dell’igiene personale), imbarazzo nel condividere gli spazi di vita quotidiana con estranei, impossibilità di rilassarsi e riposarsi, etc. etc. etc.…

Ma la cosa peggiore di tutto era il pericolo costante in cui vivevo: un cantiere è pur sempre sempre un cantiere!

Macchinari e attrezzature dappertutto, calcinacci, intralci a terra. Girare con le infradito (era pure estate…) tra tavole di legno, macerie, mattoni e quant’altro non è né semplice né piacevole.

Però queste che hai letto qui sopra sono “solo” motivazioni pratiche: in realtà in qualche modo potresti riuscire a vivere per alcuni mesi come un cavernicolo, senza i più elementari lussi della vita moderna. La realtà è che la legge ti impedisce di vivere nel cantiere della tua ristrutturazione. E se qualcuno ti scopre sono multe salate!

Non puoi vivere nel tuo cantiere perché te lo dice la legge

La legge di cui stiamo parlando è il testo unico sulla
sicurezza (d.lgs. 81/2008).

Non ti voglio annoiare con riferimenti ad articoli, commi, interpretazioni e quant’altro. La sostanza è che, nel momento in cui inizi dei lavori di ristrutturazione, casa tua si trasforma magicamente in un cantiere (tutta casa tua, anche gli ambienti in cui non fai i lavori) e l’accesso ai cantieri è consentito:

  • Al direttore dei lavori
  • All’impresa appaltatrice (e naturalmente ai suoi operai…)
  • Alle imprese sub-appaltatrici (che devono essere esplicitamente indicate in un documento chiamato POS)
  • Al coordinatore della sicurezza

Nessun altro può accedere al cantiere a meno che non abbia
specifica autorizzazione da parte del direttore dei lavori o del coordinatore
della sicurezza.

E in ogni caso deve indossare i sistemi di protezione previsti per legge (caschetti, guanti, scarpe antiinfortunistiche, etc.).

Siccome per legge la responsabilità sulla sicurezza di chi sta in un cantiere cade in capo prima al committente, poi al coordinatore della sicurezza, al direttore dei lavori e infine all’impresa, non credo che troverai mai nessun professionista che potrà accettare che tu abiti nel tuo cantiere di ristrutturazione.

C’è solo un caso in cui questa cosa potrebbe essere possibile: individuando percorsi di accesso/uscita e aree di lavoro nettamente separati tra il cantiere e la parte di appartamento in cui si continuerà a vivere.

Ma ciò comporta che non ci deve essere alcuna interferenza e che dalla parte in cui si vive non deve essere possibile accedere alla parte di cantiere.

Mi è capitato un cantiere del genere, ma l’appartamento in questione aveva tre porte di ingresso e tra le aree di cantiere e quella rimasta abitabile era presente una porta blindata (interna). In casa tua hai queste condizioni?

Se me ne devo andare…dove vado a vivere?

Se non hai qualche parente che accetta di averti tra i piedi per un po’ di tempo o se non hai seconde case sfitte da occupare, c’è solo una risposta: devi affittare un appartamento.

Per tua fortuna la legge prevede gli affitti brevi: della durata di massimo 18 mesi, decisamente abbondanti per una ristrutturazione media (ma possono durare anche meno…puoi contrattare tu i tempi necessari), e che ti consentono di ovviare a questo problema senza andarti a incasinare con i contratti standard per il residenziale (4+4 anni), con preavvisi di disdetta biblici (mai meno di 6 mesi…) e con mille altri problemi.

Gli affitti brevi sono sempre più diffusi, soprattutto nelle
città con una certa vocazione turistica/terziaria e non dovresti avere problemi
a trovarne uno.

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QUANTO DURERÀ LA RISTRUTTURAZIONE?

Questa è una domanda che nasce esattamente nel momento in cui realizzi che dovrai lasciare casa tua per tutta la durata dei lavori.

Infatti sia che tu abbia a disposizione una residenza di appoggio sia che tu debba affittare un appartamento temporaneamente (soprattutto in questo caso in realtà) vorrai sapere quanto durerà il tuo esilio.

Vorrei essere in grado di darti una risposta precisa sulla durata dei lavori ma non lo posso fare.

Ci sono troppe variabili in gioco che differenziano nettamente una ristrutturazione da un’altra per poter rispondere senza dire sciocchezze:

  • La tipologia di lavori che farai
  • In che percentuale incidono sull’immobile (è una
    ristrutturazione completa?)
  • Quanto è grande l’immobile
  • Che forniture hai scelto (e le relative
    tempistiche di consegna)

Inoltre c’è l’enorme incognita degli imprevisti che in un cantiere edile sono sempre presenti e in una ristrutturazione ancora di più.

Una cosa te la posso dare per certa: l’impresa ti dirà sicuramente dei tempi di consegna. Tu aggiungici almeno un 20-30% in più e otterrai i reali tempi di consegna della tua casa ristrutturata…raramente ho visto un’impresa completare i lavori nei tempi previsti.

Detto ciò mi sembra comunque giusto provare a darti alcuni
riferimenti in merito a tempistiche verosimili per la realizzazione della tua
ristrutturazione.

Tempistiche di realizzazione dei lavori

Cerchiamo di dividere i tempi in tipologie di lavori e
dimensioni dell’immobile.

Ristrutturazione completa di un bagno (di almeno 4-6 mq): un mese.

Per completa naturalmente intendo compresa la sostituzione
degli impianti. Cambiare sanitari e piastrelle può essere un lavoro più breve
(anche se non di molto).

Rifacimento completo degli ambienti con impianti idrici (bagno/i, lavanderia, cucina): da due a tre mesi.

Ristrutturazione completa (quindi con rifacimento di tutti gli impianti e sostituzione delle finiture tra cui gli infissi) di un appartamento, senza modifica della distribuzione interna:

Per appartamenti fino a 50mq: tre mesi

Per appartamenti fino a 80mq: quattro mesi

Per appartamenti fino a 100mq: cinque mesi

Per appartamenti fino a 150mq: sei mesi

Se comprendi anche la ridistribuzione interna (spostamento dei muri) aggiungi almeno un mese a quello che hai letto sopra.

Ti sembrano tempi troppo lunghi? In realtà mi sono tenuto un po’ stretto…

L’edilizia italiana non è come quella americana che puoi
vedere nei programmi televisivi in cui parlano di rifacimento completo di
appartamenti di 200-300mq in sei/sette settimane.

Lì è possibile per i sistemi costruttivi utilizzati
(principalmente a secco, senza uso di malte e intonaci) e per l’alta
standardizzazione dei componenti edilizi. (E comunque non è sempre vero quello
che ti raccontano).

Qui i materiali hanno bisogno di più tempo per essere posati e di più tempo per maturare (penso ai massetti, alle malte, ai cementi, agli intonaci…). Inoltre la situazione delle nostre città è nettamente diversa: strade spesso strette, appartamenti difficilmente raggiungibili…tutto ciò rendono le tempistiche millantate dagli americani inapplicabili al nostro mercato.  

QUANDO POTRÒ FARE IL TRASLOCO?            

Quando fare il trasloco

In questo caso parliamo del trasloco finale, quello che farai dopo i lavori, quando la tua ristrutturazione sarà completata e potrai finalmente tornare a vivere in casa.

E parliamo sia del trasloco dei mobili che hai messo in deposito sia dei nuovi mobili che hai deciso di acquistare.

La risposta più logica e banale a questa domanda è: quando sono completamente finiti i lavori. Ed è esattamente quello che devi fare! Aspettare che siano completamente finiti tutti i lavori.

Allora perché te ne sto scrivendo?

Perché la realtà dei fatti è che troppo spesso i committenti, verso la fine dei lavori, si fanno prendere dall’ansia di rientrare a casa. Esausti dopo estenuanti mesi di ristrutturazione, fanno pressioni all’impresa per concludere in fretta i lavori, e spesso anticipano la consegna dei mobili quando ancora la casa non è pronta.

È una cosa da evitare assolutamente. E adesso ti spiego il perché.

L’ultima fase di una ristrutturazione è la pitturazione: i pittori devono avere la casa completamente sgombra per poter lavorare velocemente e in modo preciso. Se devono fare lo slalom tra i mobili o peggio infilare le mani dietro armadi e comò già installati, il risultato sarà pessimo.

Correresti il rischio di trovarti con colature di pittura sui mobili, porzioni di casa con difetti di pittura, pareti non omogenee…non è questo che vuoi vero?

Inoltre, prima di fare il trasloco è essenziale che, oltre al fatto che i lavori siano completi del tutto, tu e il tuo direttore dei lavori facciate un sopralluogo approfondito per verificare l’eventuale presenza di difetti evidenti che vanno assolutamente sistemati prima di riempire la casa delle tue cose.

E l’unico modo per farlo è con la casa sgombra.

Quindi il trasloco va fatto solo dopo che anche l’ultimo operaio è uscito dalla casa e tutto è perfetto.

UN’ORGANIZZAZIONE PERFETTA PER NON TROVARSI IMPREPARATI

In questo articolo ti ho parlato di alcuni aspetti che, sebbene all’apparenza banali, spesso sono causa di grandi punti interrogativi e ansia per chi ristruttura e che non vengono mai sufficientemente chiariti da imprese e tecnici, generando spesso incomprensioni e scuse per futili litigi.

Ma una ristrutturazione non è solo una perfetta organizzazione dei lavori (con le modalità che ti spiego nel mio manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”) ma è anche una perfetta organizzazione di tutto ciò che ruota intorno ad essa, a partire da come dovrà svolgersi la tua vita durante quei complicati mesi.

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L’articolo Guida pratica di sopravvivenza agli aspetti organizzativi della ristrutturazione sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

12 Settembre 2019 / / Architettura

Per arredare bene gli spazi è necessario prendere bene le misure e avere un senso di spazialità. Infatti, è uno dei requisiti indispensabili per i buoni architetti e designers.

Nel progetto d’interni tenere in considerazione lo spazio e le misure per arredare è proprio necessario affinché le persone possano passare agevolmente tra gli arredi. Gli arredi più belli e di design ma ingombranti in uno spazio ristretto e non adatto, possono diventare inutili e fastidiosi durante la vita quotidiana. Quindi, per non sbagliare bisogna sapere quanto spazio prevedere tra i mobili in vari locali. Nel post di oggi vi parlo della cucina. Si tratta di uno spazio in cui trascorri molto tempo, cucinare e mangiare sono tra i fabbisogni principali di una persona e necessitano di particolare attenzione. In questi ultimi anni, la cucina si è trasformata in un ambiente di lavoro, sopratutto per gli chef o food blogger, gli imprenditori digitali e appassionati di cucina che scrivono sul web. Per garantire un ambiente sicuro e funzionale è necessario rispondere a specifiche regole ergonomiche.

Le misure per arredare bene una cucina componibile

Se avete uno spazio ridotto la soluzione migliore per arredarlo è una cucina componibile. Perché, in questo modo si possono utilizzare i moduli per ottimizzare lo spazio a disposizione e ottenere un ambiente funzionale e anche esteticamente piacevole. Progettare le cucine componibili significa incastrare elementi rettangolari e quadrati tra di loro in modo da soddisfare la richiesta del cliente. Quando sarai con il tuo architetto d’interni sentirai parlare di misure dai 30 ai 90 centimetri, perché le dimensioni di una cucina componibile si aggira sui multipli di 15. I moduli più comuni nelle cucine componibili misurano dai 45 centimetri in su.

La base dei mobili è la prima cosa da tenere in considerazione, la profondità ha un minimo di 60 centimetri dalla norma, ma puoi trovare dei modelli con le misure maggiori. Per una cucina piccola, è consigliabile riservare più spazio ai supporti di lavoro e dove cucini le pietanze. Invece, per lo spazio dove consumare i pasti, un modulo a penisola insieme ai tipici sgabelli americani, potrebbe essere una soluzione. oppure un prolungamento del modulo dove ci sono i fuchi. Questa scelta dipende tanto da com’è fatto la pianta della tua cucina, fatti consigliare dal tuo architetto oppure chiedi una consulenza qui.

Le misure per arredare

Di fronte ad una cucina in linea o ad L, occorre uno spazio di almeno 80 centimetri per muoversi agevolmente e poter aprire comodamente i pensili e le ante. Invece, se hai una cucina lunga e stretta, per non risultare soffocante bisogna lasciare davanti al piano di lavoro almeno 120 centimetri.

Le misure per arredare

Le misure in una cucina con isola

Chi ha a disposizione un’ampia metratura e desidera creare una cucina e living come le cucine americane, può divertirsi con la cucina con isola. Il piano di lavoro troneggia in mezzo alla stanza, dove possono esserci anche i fuochi e il lavello. Solitamente un’isola ha una profondità di 120 centimetri e lunga tra 180 e 220 centimetri. Davanti ai lati corti si può lasciare uno spazio inferiore, ma non meno di 90 centimetri, per questioni di proporzione.

Le misure per arredare


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12 Settembre 2019 / / Architettura

Chiamata Villa delle Querce per la presenza di tre imponenti querce, la casa è stata progettata e realizzata dal proprietario, l’architetto Marco Di Giovanni, in collaborazione con Cafelab architetti, il nostro studio di architettura.
La villa si trova lungo la Via Flaminia, in un’oasi di pace immersa nel verde a soli 15 minuti dal centro di Roma.

La forma dell’abitazione e la sua posizione nel lotto nascono dalla presenza dei tre alberi più grandi che hanno determinato gli assi principali di una griglia geometrica a 45 gradi che ha organizzato tutto il progetto, dai percorsi in giardino ai volumi della casa.

L’edificio è articolato in due corpi, villa e dependance, di dimensioni e altezze differenti, scanditi da setti in muratura a vista che danno rigore e gerarchia alla costruzione generando un gioco di luci e ombre sulle facciate.

interni inondati di luce naturale

I setti murari proseguono all’interno della casa creando continuità fra lo spazio esterno e quello interno.
La matericità e la colorazione intense delle pareti in mattoni a vista contrastano con gli interni molto chiari, dai colori neutri, con muri e pavimentazioni candide in cui si inseriscono pochi arredi minimali in legno dalle tonalità tenui.

Gli interni sono inondati di luce naturale, le finestre a tutta altezza e la vetrata della scala con il pavimento in vetro extrachiaro aprono il nucleo centrale della casa alla luce e alle viste sul giardino circostante.

Il living è un open space a doppia altezza con zona relax-tv, cucina e sala da pranzo.
Il piano superiore ospita due camere da letto e una master suite dotata di cabina armadio e bagno privati.
Sfruttando opportunamente la pendenza del terreno anche il seminterrato riceve luce naturale.

progetto e tecnologia per il comfort

Grazie all’attento studio dell’orientamento, le alberature e gli sbalzi delle terrazze garantiscono sedute piacevolmente ombreggiate per zone relax e spazi per pranzare all’aperto anche durante i caldi mesi estivi romani.
Il sistema di riscaldamento e raffreddamento radiante a pavimento è alimentato da pompa di calore; gli infissi antieffrazione in vetro isolante, il sistema di sicurezza e l’illuminazione interamente a LED rendono Villa delle Querce un edificio confortevole, tecnicamente moderno e sicuro.

Negli anni occorsi per portare a termine Villa delle Querce abbiamo lavorato in stretto contatto con il committente/progettista, sentendoci molte volte a settimana e crediamo sia nata una grande amicizia fra noi. Marco è scomparso nel 2018, ci conforta pensare di aver contribuito al suo lascito.

Villa delle Querce è ora in vendita
per info:
CAFElab architettura e design
www.cafelab.it
info@cafelab.it

Area del lotto: 2100mq
Area della costruzione: 388 mq

Villa delle Querce, rigorous geometries immersed in nature

Called Villa delle Querce for the presence of three imposing oaks (querce in italian), the house was built by Cafelab architects, our architectural firm, in collaboration with the owner and architect Marco di Giovanni.
The villa is located along the Via Flaminia, in an oasis of peace surrounded by greenery just 15 minutes from the center of Rome.

The shape of the house and its position in the lot arise from the presence of the three largest trees that determined the main axes of a 45 degree geometric grid that organized the whole project, from the paths in the garden to the volumes of the house.

The building is divided into two bodies, villa and dependance, of different sizes and heights, marked by walls in visible masonry that give rigor and hierarchy to the building generating a play of light and shadows on the facades.

Interiors flooded with natural light

The masonry walls continue inside the house, creating continuity between the external and internal space.
The intense texture and color of the exposed brick walls contrast with the very light interiors, with white walls and floors in which there are just a few minimal furnishings in neutral colors and soft shades of wood.

The interiors are flooded with natural light, the full-height windows and the staircase with the extra-clear glass floor open the central core of the house to the light and the views of the surrounding garden.

The living area is a double-height open space with a TV relaxation area, kitchen and dining room.
The upper floor has two bedrooms and a master suite with a walk-in closet and private bathroom.
By appropriately exploiting the slope of the land, the basement also receives natural light.

Design and technology for comfort

Thanks to the careful orientation study,the trees and terraces guarantee pleasantly shaded seating for relaxation areas and spaces for outdoor dining even during the hot Roman summer months.

The radiant floor heating and cooling system is powered by a heat pump; the insulating glass anti-theft fixtures, the safety system and the entirely LED lighting make Villa delle Querce a comfortable, technically modern and safe building.

In the years required to complete Villa delle Querce we worked in close contact with the client, with many meetings every week, from which we feel that a great friendship was born between us.
Marco passed away in 2018, it comforts us to know that we have contributed to his legacy.

Lot area: 2100mq
Construction area: 388 square meters

Oaks Villa is for sale, for info:
CAFElab architecture and design
www.cafelab.it
info@cafelab.it

 

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CAFElab | studio di architettura

11 Settembre 2019 / / Architettura

Un palazzo veneziano, affacciato sul Canale della Giudecca, è stato trasformato in un hotel di design dall’architetto d’interni Dorothée Meilichzon. 

hotel di design a venezia

Quali sono le parole che vi vengono in mente quando pensate a Venezia? Bellezza, unicità, arte, tradizione. Verrebbero alla mente altre considerazioni su come il turismo di massa stia mettendo a rischio questo gioiello che tutto il mondo ci invidia.

  • hotel di design a venezia

Ciò di cui vi scrivo oggi testimonia il processo di trasformazione di Venezia, con l’ennesimo gruppo straniero che si compra un pezzo della nostra storia. Si tratta della Ca’ Molin, palazzo tardogotico affacciato sul Canale della Giudecca, fino a poco tempo fa sede della compagnia di navigazione Adriatica. 

  • hotel di design a venezia

Acquistato dal gruppo francese Experimental, leader nel settore alberghiero e della ristorazione, ospita oggi l’hotel Il Palazzo Experimental. 

hotel di design a venezia
  • hotel di design a venezia

Tuttavia, il mio mestiere è quello di parlare di design, e quando ho visto le immagini  di questo hotel, appena inaugurato, sono rimasta molto colpita. Un misto di artigianalità e classicità veneziana, sotto il segno del Memphis Style. Un progetto audace, firmato dall’architetto d’interni Dorothée Meilichzon, che ha trasformato gli interni in chiave contemporanea, pur preservando lo spirito originale del luogo.

Un tripudio di colori, materiali e citazioni

In un’intervista, alla domanda su quali fossero le sue fonti di ispirazione per questo progetto, l’architetto Dorothée Meilichzon ha risposto:

“Gli architetti veneziani Andréa Palladio (1508-1580), Carlo Scarpa (1906-1978) e Gae Aulenti (1927-2012), l’antichità, la laguna, le facciate di Venezia, il movimento Memphis, la simmetria…..e tanti altri. Mi sono immersa nel progetto anche ascoltando tutto il giorno podcast su Venezia”.

Per cominciare, si è deciso di conservare molti elementi architettonici esistenti come le travi, l’altezza del soffitto al primo piano, la galleria, le finestre gotiche, le doppie porte di legno.

hotel di design a venezia

Gli elementi classici dell’architettura veneziana come la simmetria, i marmi, le strisce (dipinte, intarsi metallici, tessuti….), il Gotico Fiorito”, si uniscono alla tradizione artigianale con le lacche nere, il pavimento Seminato, stucco veneziano e calce sulle pareti.

hotel di design a venezia

A dare un tocco contemporaneo, l’omaggio al movimento Memphis, l’alluminio spazzolato, le lampade in vetro di Luciano Vistosi, i marmi Breccia Capraia, gli archi nelle stanze da bagno.

La palette, ricchissima, si ispira ai colori della laguna: blu cielo, terracotta, grigio argento, giallo pallido, bordeaux, crema.

Il cocktail bar firmato Cristina Celestino

Il cocktail bar è stato affidato alla designer Cristina Celestino, che si è ispirata al grande architetto veneziano Carlo Scarpa.

hotel di design a venezia

Il bar è accessibile a tutti grazie ad un ingresso separato dall’hotel, e la carta promette di mettere in risalto i prodotti locali, seguendo la filosofia che ha fatto il successo dei proprietari.

hotel di design a venezia

Visita altri hotel, bar e ristoranti di design –> Public Places


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9 Settembre 2019 / / Architettura

zona giorno con libreria anni 70 completamente rinnovata

A Torino, Studio Doppio firma il progetto di ristrutturazione di un appartamento di 120 mq, la cui distribuzione ruota intorno a una parete divisoria in grado di assumere diverse configurazioni a seconda dei bisogni.

Posizionata tra il soggiorno e lo studio, la parete divisoria, definita dai progettisti “macchina dello scrittore”, è una parete scorrevole con funzione di scrivania, contenitore, specchiera e lampadario. Il cliente, uno scrittore, ha subito apprezzato l’idea dei progettisti di realizzare una “macchina” mobile in grado di assumere diverse configurazioni a seconda dei bisogni: quando le ante sono aperte dalla postazione di lavoro si può godere della vista d’insieme del living, al contrario se le ante sono chiuse permettono di separare lo studio dal resto della zona giorno.

zona giorno open space appartamento ritrutturato

soggiorno con libreria che funge da parete divisoria

parete divisoria multifunzioni

La parete divisoria è composta da una struttura di ferro tamponata con pannelli in laminato e vetro bronzato; al centro ed ai lati le pareti scorrono, mentre perpendicolari alle pareti nell’intersezione con il soffitto hanno origine scatolati metallici che terminano contenendo delle luci in metacrilato sferiche che illuminano il tavolo del soggiorno. Sul retro la stessa struttura metallica diventa il supporto del piano della scrivania realizzato riutilizzando una vecchia porta la cui storia è un piccolo racconto letterario.

parete divisoria in ferro con pannelli colorati

parete divisoria in ferro e pannelli in laminato

Se al centro dell’appartamento la macchina è una presenza importante, diversamente la libreria che corre lungo la parete principale del soggiorno è volutamente minimal, ovvero sottili lame di metallo bianco che spariscono quando vengono riempite con i libri. La parete frontale del soggiorno è il risultato di un restyling di una anonima parete attrezzata degli anni 70, smontata, ridipinta e riassemblata.

zona giorno appartamento ristrutturato

pranzo e living insieme

Di fronte al soggiorno e a destra dell’entrata, dietro una porta scorrevole in ferro e vetro si trova la cucina. Diversamente dal soggiorno il pavimento è in cemento così come i piani di lavoro. Tutte le parti che la compongono, dalle ante alle mensole compreso il tavolo sono stati disegnati su misura.

porta scorrevole in ferro e vetro per la cucina

cucina con arredi su misura

Altri arredi e complementi sono stati realizzati su misura, come il tavolo e il tavolino del soggiorno, i mobiletti sotto le librerie, i piani, i mobili e gli specchi dei bagni.

www.studiodoppio.it

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