Architettura






 
 
 

A pranzo nella serra De Kas tra vetro, mattoni e natura

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Facciamo un salto ad Amsterdam per ammirare un progetto stupendo e nel frattempo andare a pranzo nella serra De Kas. Tra mattoni e natura.


Sono anni che c’è una città europea che continua a sfuggirci, per tanti fattori (soprattutto quello economico, sono sincera): Amsterdam. La immagino cosmopolita ma intima, romantica ma anche un po’ matta.

Con i suoi colorati edifici sui canali e la contemporaneità che abbraccia la storia. Ogni tanto mi capita di vedere qualche progetto mirabolante e la frustrazione sale ancora di più. Come in questo caso, a cui si aggiunge il fatto che si parla di cibo (molto buono), un edificio di inizio ‘900 ed un progetto di riqualificazione straordinario.

Sto parlando del ristorante De Kas, gestito, sognato e fortemente voluto dallo chef Michelin Gert-Jan Hageman e progettato dallo studio di Piet Boon.

A pranzo nella serra De Kas, un sogno ad occhi aperti

Il ristorante sorge in quella che era una serra municipale del 1920, caratterizzata da un imponente camino di mattoni rossi che giace placido a fianco di edifici vetrati.

esterno del ristorante De Kas con struttura vetrata e camino di mattoni

Il sogno dello chef era di avere un ristorante in una serra vetrata che ruotasse intorno alle sue coltivazioni e così è stato. Nel ristorante tutto è all’insegna del rapporto tra uomo e natura: le enormi vetrate che fanno fare un bagno di cielo e sole agli ospiti, mentre fuori la natura segue il suo ciclo. I piatti sono a chilometro zero, utilizzando verdure, spezie e fiori che arrivano direttamente dagli orti esterni.

interno del ristorante De Kas con dettaglio dei tavoli e delle sedie

Anche gli arredi rafforzano questa visione, in particolare le sedie fornite da KennethCoponbue. Le poltroncine modello Linea sono in rattan intrecciato a mano che con le sue irregolarità, fa pensare alla mano di un artigiano esperto all’opera in una delle arti tradizionali del sud-est asiatico.

Da solo questo ristorante meriterebbe un viaggio ad Amsterdam, che dite?

a pranzo nel ristorante De Kas ex serra municipale

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Il recupero di un piccolo appartamento in Spagna

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Sarebbe stato interessante sapere com’era questo piccolo appartamento spagnolo prima della sua ristrutturazione; in ogni caso, il risultato ci sembra davvero piacevole ed attuale, con un layout comodo e funzionale, nonostante gli spazi ridotti. Le travi in legno originali gli danno un certo carattere, così come i muri in mattoni riportati a vista. L’arredamento è costituito da un mix di arredi contemporanei e pezzi di modernariato, per un’atmosfera piacevole e rilassata; pezzo forte, il banco da lavoro  da falegname, recuperato come mobile bagno!

The restoration of a small apartment in Spain

It would have been interesting to know how it was this small Spanish apartment before its renovation; in any case, the result seems to us really nice and up-to-date, with a comfortable and functional layout, despite the small spaces. The original wooden beams give it a certain character, as well as the exposed brick walls. The furniture consists of a mix of contemporary furnishings and modern pieces, for a pleasant and relaxed atmosphere; strong piece, the carpenter’s workbench, recovered as a bathroom cabinet!

 

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CAFElab | studio di architettura

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Perché mi piacerebbe avere una serra tutta mia

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Easy Relooking, Idee

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L’idea di avere una serra in giardino, o in terrazzo, non è cosa comune.

Non tutti conoscono i vantaggi che una serra può dare e non tutti immaginano che esistono soluzioni anche per viverci!

Dopo che leggerai questo articolo secondo me ti verrà voglia di approfondire la “questione serra”. E parlo di serre di design ovviamente!

Le piante sono al riparo dal freddo

Ogni inverno abbiamo il problema di dove mettere al riparo le piante.

La questione “riparare le piante dal freddo” mi riguarda da vicino, visto che adesso abitiamo in una casa dove abbiamo diversi cactus, un limone, un rosmarino gigante, una pianta di chinotto e un mandarino, un Ficus Benjamin comprato all’Ikea 5 anni fa che ormai sta crescendo a vista d’occhio. In primavera e d’estate sono all’aperto, sul terrazzo.

Puntualmente il Ficus Benjamin e i cactus, al primo freddo, vengono portati in casa, mentre le altre piante vengono coperte. La situazione è che siamo sommersi di piante (anche se un po’ di verde in casa non guasta mai!)

Una serra, anche piccola, risolverebbe la situazione e ho trovato tra le proposte di Unopiù, brand noto da tempo per la sua qualità degli arredi da esterno, la serra Floralia adatta sia a spazi piccoli che a spazi più grandi, essendo disponibile in varie misure.

Si può creare un angolo lettura con vista

Anche d’inverno le serre mantengono una temperatura piacevole, soprattutto se adeguatamente esposte al sole.

E’ quindi possibile disporre nella serra, oltre alle piante, anche un divano, una poltrona e dei tavolini a seconda dello spazio a disposizione. Aggiungiamo un buon libro, una coperta e una tisana, e il relax è assicurato.

In questo caso sarebbe adorabile poter arredare la serra Orangerie, altra proposta di Unopiù, di dimensioni decisamente più grande della precedente! Adatta a chi ha un grande giardino.

Orangerie – Unopiù

 

E’ una soluzione di design… anche dentro casa

Non mancano le proposte di architetti che utilizzano le serre anche negli spazi interni delle case. Si tratta solitamente di spazi di grandi dimensioni, come nei progetti di recupero di ex magazzini industriali.

E’ il caso di Gregoire de Lafforest che in un suo progetto ha inserito la cucina proprio in una serra.

Project by Gregoire de Lafforest

Oppure le serre sono molte utilizzate per la creazione di giardini di inverno o nella copertura di passaggi tra due parti separate di un’abitazione.

Soluzioni accattivanti che mi fanno sognare e che mi fanno desiderare un angolo caldo e accogliente, circondata dal verde, anche d’inverno!

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Glass Resort, vacanze di lusso tra i boschi innevati della Lapponia

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Un resort invernale composto da case in legno, grandi superfici vetrate e ampi spazi interni concepito per far sì che l’esperienza dell’ospite sia ricca di comfort e stupore.

È il progetto di VOID Architecture a Rovaniemi, Finlandia. Il team di progettisti si sono ispirati all’idea di re-interpretare la tipica casa vacanze lappone. Punto di partenza: concepire gli appartamenti in cui il comfort, la generosità dello spazio e le viste panoramiche verso la foresta e il cielo circostanti sarebbero stati i temi centrali del design.

Il resort è composto da 24 unità abitative su due livelli il cui design, per mezzo delle ampie vetrate, sottolinea l’importanza della connessione con il paesaggio circostante e, in modo sorprendente, dà l’opportunità di scorgere cieli stellati e luci del nord da un ambiente caldo e confortevole.


Il resort rappresenta un’evoluzione dell’igloo, la tipologia tradizionale locale di alloggio per le vacanze invernali. Gli appartamenti hanno un sviluppo verticale, ben visibile in facciata, completamente vetrata, e sul tetto, realizzato interamente in vetro. L’effetto crea un’atmosfera completamente immersiva, che estende lo spazio interno a doppia altezza verso il paesaggio e verso il cielo.

Ogni “igloo” contiene due unità abitative di 40 mq. I servizi includono una zona soggiorno a doppia altezza, un balcone con tetto in vetro, cucina, sauna privata e terrazza con vasca idromassaggio all’aperto. Le superfici vetrate vengono riscaldate per consentire la visione all’esterno anche in presenza di neve. Le finiture in legno contribuiscono a creare uno spazio piacevolmente accogliente.

L’edificio principale del resort sviluppa ulteriormente il tema formale, con la combinazione di due semplici volumi interconnessi che si trovano l’uno sull’altro. Il blocco principale ospita una sala ristorante a tutta altezza con facciata completamente vetrata e balcone panoramico. Il secondo blocco, caratterizzato da un prospetto anteriore lungo e inclinato, ospita reception, uffici e locali tecnici di servizio.

 

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Controllo dell’abbagliamento: UGR Unified Glare Rating

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Luxemozione

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Il controllo del fenomento dell’abbagliamento negli spazi di lavoro  implica la conoscenza di diversi aspetti, non solamente legati al fattore illuminotecnico in sè, ma anche ai modi in cui l’ambiente di lavoro è definito nelle sue parti e finiture. Proprio vista la complessità della trattazione quest’articolo è frutto di successivi aggiornamenti, l’ultimo in ordine cronologico è stato possibile grazie ad un approfondimento dato dalla lettura del capitolo sull’argomento nel libro da poco pubblicato: Manuale del Lighting Designer – Teoria e Pratica della Professione, edito da Tecniche Nuove, autore P.Palladino , a cui rimando per maggiori dettagli.

Rimando inoltre ad un approfondimento sull’illuminazione dei luoghi di lavoro a quest’articolo:

illuminazione nei luoghi di lavoro.

Nello specifico  quest’articolo è approfondito sul tema dell’ UGR -Unified Glare Rating.

Spesso si sente dire che l’UGR deve essere inferiore a 19, ancora più spesso riferendolo esclusivamente a caratteristiche specifiche di un corpo illuminante.

Da notare che dal punto di vista fotometrico va posta particolare attenzione al valore di superficie emittente inserito in fotometria, poichè da questa dipende il valore di luminanza e quindi il risultato dell’UGR, strettamente legato alla luminanza del corpo illuminante osservato in ambiente. Molto spesso capita che aziende d’illuminazione (non sempre in buona fede) mettano in circolazione fotometrie con parametri modificati manualmente o non realistici della superificie emittente.

Questo porta ad un risultato sensibilmente scostato dalla realtà, che può rendere “office compliant” apparecchi d’illuminazione che invece non lo sono assolutamente e che potrebbero generare forte sensazione d’abbagliamento. Quindi fate molto attenzione a questo dato e verificate che la fotometria sia correttamente costruita.

Come dicevo, nella realtà L’UGR Unified Glare Rating, è un fattore di verifica della condizione di abbagliamento debilitante all’interno dell’ambiente analizzato e dipendente da numerose variabili ambientali e quindi non solamente dalle caratteristiche fotometriche e costruttive di un corpo illuminante. Vediamo più nel dettaglio.

Cos’è l’UGR

L’UGR  Unified Glare Rating è un fattore unificato in campo internazionale, sviluppato dalla CIE (Commission International de l’Eclairage) per la valutazione dell’abbagliamento diretto molesto. La formula dell’UGR è derivata dalla semplificazione di un indice denominato CGI – CIE GLARE INDEX del 1983, nato con l’obbiettivo di coniugare diversi sistemi di valutazione dell’abbagliamento molesto. L’ UGR ne è una derivazione.

Un aspetto che spesso viene trascurato e che forse rappresenta il limite principale della formula UGR è che, quesa, è stata concepita  per verificare il confort visivo negli uffici con posizionamento degli apparecchi in maglie regolari, con un osservatore ad 1.2m da terra (situazione tipica di osservazione da seduto), che osserva l’ambiente con angolo di visione ortogonale a sè. Per questo motivo non ci si può attendere previsioni corrette, in situazioni in cui ci si distacca fortemente dalle condizioni sulle quali il parametro è stato sviluppato.

Il panorama normativo

Esiste una normativa specifica che definisce le caratteristiche e limiti dell’ UGR:

CIE 117 del 1995- Discomfort Glare in Interior Lighting

Poi successivamente ripresa da una normativa italiana UNI:

UNI 11165 del settembre 2005, Valutazione dell’abbagliamento molesto con il metodo UGR attualmente ancora in vigore.

UGR è un  indice valuta la presenza in un ambiente di abbagliamento di tipo molesto (discomfort glare):

Glare which causes discomfort without necessarily impairing the vision of objects (CIE 17.4-1987 international lighting vocabulary)

 A tutti gli effetti è errato considerare UGR in situazioni in cui sono presenti condizioni di abbagliamento debilitante (disability glare).

Disability glare measurably impairs vision by reducing the contrast of the retinal image by the presence of a very bright light source in the field of view (CIE 1995).

Applicazione dell’UGR nei luoghi di lavoro

l’UGR, definito dal CIE è stato introdotto nella norma per l’illuminazione degli interni  UNI EN 12464-1 del 2004 (poi aggiornata ulteriormente nel 2011), primo aggiornamento importante della storica UNI10380 della fine degli anni ’90(che ancora spesso viene citata in testi o lezioni universitarie).

Per maggiori info sull’illuminazione nei luoghi di lavoro rimando all’articolo:

In sostanza è stata sostituita la  classe di qualità G presente nella vecchia norma UNI 10380, ormai superata, che impiegava le curve limite di luminanza  di Söllner.

Curva di Sollner
Curva di Soellner di un tipico corpo illuminante a luce riflessa tipo “luce morbida”

A partire Il valore di UGR  Unified Glare Rating dipende dalla disposizione degli apparecchi illuminanti, delle caratteristiche dell’ambiente (dimensioni, indici di riflessione) e del punto di osservazione degli operatori e oscilla tra valori da 10 (nessun abbagliamento) a 30 (abbagliamento  considerevole) secondo una scala di 3 unità (10, 13, 16, 19, 22, 25 e 28): più basso è il valore, minore è l’abbagliamento.
Tipicamente ogni apparecchio di illuminazione in un locale può esser disposto secondo due punti di vista che sono ortogonali ai due piani principali C0°-180° e C90°-270° (sono i piani che si prendono come riferimento anche per individuare la distribuzione fotometrica).

I’UGR tiene conto della luminanza di sfondo (soffitto, pareti) e della somma dell’apporto di ciascun apparecchio collocato nel locale rispetto ad una posizione standard dell’osservatore. Si calcola con la seguente formula:

  • Lb è la luminanza di sfondo (cd/m2) calcolata come Eind/π, dove Eind è l’illuminamento verticale indiretto al livello dell’occhio dell’osservatore;
  • L è la luminanza (cd/m2) delle parti luminose di ogni singolo apparecchio di illuminazione nella direzione dell’occhio dell’osservatore;
  • ω è l’angolo solido (sr – steradianti) delle parti luminose di ogni singolo apparecchio di illuminazione nella direzione dell’occhio dell’osservatore;
  • p è l’indice di posizione di Guth di ogni singolo apparecchio;
  • Σ indica la sommatoria di tutti gli apparecchi di illuminazione;

Dunque il valore di UGR tiene conto:
–    della posizione dell’osservatore rispetto all’impianto,
–    della luminanza del singolo apparecchio,
–    della dimensione dell’installazione e dell’ambiente,
–    dello sfondo in cui sono collocati i corpi luminosi.

Qua una tabella in cui sono messi a confronto diversi parametri di valutazione dell’abbagliamento, tra cui UGR

glare indexes

I LED e limiti di Applicazione dell’UGR

Con l’introduzione della tecnologia LED nell’illuminazione dei luoghi di lavoro sono sorte delle problematiche di applicazione della normativa oggi in vigore. Problematiche che risiedono nella definizione dell’indice e relativi limiti, molto chiaramente enunciati nelle:

Entro cui si legge che:

“L’applicazione dell’indice unificato di abbagliamento UGR è limitata a sorgenti di luce che
determinano, nelle condizioni supposte, un angolo solido compreso tra:

0,1 sr e 0,0003 sr.

Un angolo solido di 0, 1 sr è determinato da un apparecchio di forma quadrata con lato di
1 m visto da una distanza di circa 3 m.

L’abbagliamenlo molesto, per sorgenti molto piccole, è determinalo dall’intensità luminosa più che dalla luminanza, perciò l’UGR non è applicabile per sorgenti con angolo solido minore di 0,0003 sr. “

Si rimanda in merito all’articolo di approfondimento:

La verifica dell’abbagliamento tramite UGR, ideata per corpi illuminanti con sorgenti estese+riflettore, completamente differenti da moderni apparecchi LED, che spesso privi di schermo di chiusura, consentono la visione diretta dell’array di LED, rendendo di fatto inefficace qualsiasi verifica eseguita con sistema UGR: è di fatto errato considerare la luminanza media data dalla sommatoria delle sorgenti discrete che costituiscono un sistema LED, quale valore da utilizzare nel calcolo dell’UGR.

A supporto di ciò, sono numerosi i testi che sottolineano la criticità della questione, ad esempio nel Solid State Lighting Annex – Potential Health Issues of Solid State Lighting Final Report pubblicato nel 2014 si legge:

UGR method cannot be applied to very small light sources, whose solid angular subtense is smaller than 0.0003 sr [CIE 1995]. For instance, at a distance of 1 m, the light source must be larger than 1.5 cm x 1.5 cm. Despite this fundamental limitation given by the CIE, lighting manufacturers and designers usually perform UGR calculations on SSL luminaires consisting of multiple small LED sources but incorrectly considering the average luminance over the whole area of the luminaire. This approach is misleading as the resulting UGR is low and does not reflect the physiological perceived glare. Therefore, the use of UGR should be restricted to SSL products with large diffusers, without any visible point sources.

UGR per sorgenti di piccola dimensione

La Cie ha pubblicato unop standard Collezione Glare CIE 146,147 2002  in cui è affrontato il tema dell’UGR per sorgenti con superficie luminosa dimensione inferiore 0,005m che corrisponde ad un disco di diametro 80mm.

UGR small sources

UGR small sources
Immagine parte della pubblicazione: Calculation of the Unified Glare Rating based on luminance maps for uniform and non-uniform light sources.

E’ interessante osservare come la  formula derivata, che si riferisce a sorgenti piccole con angoli di scostamento (off-line) di almeno 5° e riferite ad applicazioni d’ufficio tipiche, venga fatto riferimento alle intensità della sorgente e non alla luminanza come nella formula standard di UGR. Da sottolineare che i software comunemente utilizzati si riferiscono nella valutazione di UGR alla formula standard, quind in casi in cui i limiti dell’UGR siano disattesi si può incombere in valutazioni errate sul fenomeno d’abbagliamento molesto.

La verifica dell’UGR

Tipicamente un buon programma di calcolo può fornire i valori di UGR in alcune situazioni tipo, che tengono conto delle caratteristiche di riflessione del locale (pavimento, pareti, soffitto) delle dimensioni dell’ambiente espresse in funzione della differenza di altezza tra l’occhio dell’osservatore e le sorgenti luminose (H) e ovviamente della direzione di osservazione.

ugr 01

ugr 2

Una nota importante va aggiunta in riferimento alle verifiche di UGR realizzate con software: aggiornamenti recenti dei diversi software disponibili sul mercato hanno reso disponibile anche una miglioria sulle modalità di rappresentazione dell’UGR.
Se prima era possibile solo verificare una direzione di osservazione alla volta, ora l’otuput è calcolato effettuando una media di valori sui 360° di visione (panoramic view), la rappresentazione è tale per cui è possibile valutare su quali vettori di osservazione si hanno i valori più critici di UGR.

Qua sotto un’immagine di confronto tra otpuput Dialux 4.12 (sopra) e Dialux EVO (sotto): vista la diversa modalità di verifica i risultati di uno non sono confrontabili con l’altro.

UGR dialux evo vs 4.12

Spesso nei cataloghi viene riportato l’indice UGR di un apparecchio, in modo da fornire agli operatori delle indicazioni in merito al comportamento del corpo illuminante nei confronti della problematica dell’abbagliamento molesto. Naturalmente si tratta di un’approssimazione, con ogni probabilità il valore UGR indicato è derivato da tabelle UGR globali.

Spesso come output di calcolo di un qualsiasi software di verifica è possibile avere Le tabelle UGR globali che, anche se piuttosto imprecise rispetto alla formula,  permettono di confrontare piuttosto rapidamente situazioni luminose differenti.

Le tabelle possono essere usate solo in determinate condizioni dell’impianto, quali:

  1. una stanza rettangolare,
  2. apparecchi dello stesso tipo e installati alla stessa altezza,
  3. apparecchi paralleli alle pareti disposti simmetricamente.

ugr tabella

Quindi, ricapitolando UGR19 non significa nulla se non contestualizzato, ovvero esistono delle tabelle interne alla UNI12464 2011 che indicano molto chiaramente quali sono il livelli massimi di UGR consentiti per ogni compito visivo specificato. A volte il massimo è 19 (work station), a volte 25 (stock room), a volte 16 (technical drawing).

Ma soprattutto è difficile valutare davvero i problemi legati all’abbagliamento senza avere almeno un riferimento sul tipo di installazione, sulla tipologia di stanza, sul comptito visivo e naturalmente sull’utente che fruisce lo spazio.

Quindi, la prossima volta mi raccomando, se avete un dubbio, non andate dall’elettricista a chiedere spiegazioni , esistono professionisti preparati che sicuramente potranno risolvere ogni tipo di vostro problema sull’illuminazione: si chiamano Lighting Designer!

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Cotto d’Este nella villa-rifugio di una coppia di architetti a Ibiza

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Quattro ettari di terreno affacciati sulla pineta circostante, uno spazio verde a soli 15 minuti dalla città di Ibiza. Qui una coppia di architetti – Axel Schoenert e Zsofia Varnagy – ha scelto di costruire la propria villa-rifugio.

Cotto d’Este è presente in questo spazio elegante e ricercato con le sue preziose superfici, scelte per rifinire la zona esterna intorno alla piscina e alcune superfici orizzontali degli spazi all’interno.

Lo stile dello spazio ha voluto utilizzare nuances e forme capaci di entrare in forte sintonia con la natura circostante, i colori scelti sono caldi e neutri, come il taupe, il grigio chiaro e il beige. Allo stesso modo i materiali utilizzati – legno, pietre e vetro – hanno cercato di riflettere e rispettare l’atmosfera dell’isola.

Sempre su queste note, le finiture di Cotto d’Este selezionate hanno attinto dalla collezione Cluny, che riprende la pietra di Borgogna in cinque raffinati colori: dal grigio antracite ad un luminoso color magnolia. Scelta nella versione Argerot Layè, Clunyè stata utilizzata nel formato 75×75 cn per la pavimentazione che circonda la grande piscina all’esterno. La finitura Layé, perfetta per gli esterni, consente infatti un grip perfetto anche sul bagnato.

All’interno, invece, gli architetti hanno optato per Argerot Sablé, una superfice più morbida al tatto e omogenea alla vista, più adatta per gli spazi interni.

 

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Avvolgente effetto cocooning per Nest, la collezione effetto legno di Fap ceramiche

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Dettagli Home Decor

Fap ceramiche presenta Nest, la collezione per pavimenti che coniuga il fascino del legno con la tecnologia del gres porcellanato, per una seduzione immediata dalla naturale contemporaneità.

Nest, che trae la propria ispirazione dalle suggestioni uniche della natura, esplora con la sua palette cromatica calibrata le calde e accoglienti sfumature del legno con 5 essenze matt: Natural, Oak, Maple e Brown a cui si aggiunge la scenografica Silver, nuance ricca di personalità che avvolge gli ambienti ed esalta le superfici.

La collezione gioca con due formati: 20×120 Doga e il nuovo formato 7,5×45 Chevron, tradizionale e contemporaneo. L’eleganza del pavimento risulta spontanea e delicata anche grazie alla carica seduttiva derivante da tre soluzioni di Mosaico: Tratti, formato da fini listelli che disegnano ambienti esclusivi dal gusto industrial; Slash che interpreta la visione contemporanea del design d’interni attraverso l’accostamento di frammenti apparentemente irregolari di piccole tessere e Cube che con la sua forma esagonale crea prospettive inaspettate.

Nell’immagine, pavimento realizzato con la collezione Nest di Fap ceramiche in essenza Oak, nel formato Doga 20×120 cm. A parete i riflessi del Carrara della collezione Roma Diamond e l’effetto wallpaper delle piastrelle in pasta bianca di Milano&Wall, nel colore Moka

Nell’immagine, vista dall’alto dell’ambiente living con la collezione Nest di Fap ceramiche in essenza Natural, nel formato Chevron 7,5×45 cm.

Ideale per la progettazione di spazi dall’ambito residenziale a quello commerciale, fino all’hospitality, Nest è disponibile in due finiture di superficie: una morbida struttura per interno e la versione Out, in finitura R11, per l’uso in esterno. Completano la collezione, i pezzi speciali come battiscopa e scalini, ideali per rifinire gli ambienti in ogni dettaglio.

Nell’immagine, lussuosa reception interamente rivestita dalle collezioni di Fap ceramiche. A pavimento la collezione Nest in essenza Silver – nel formato 20×120 cm – ripresa anche a parete insieme alla texture Deco Black della collezione Pat – nel formato 30,5×91,5 cm. Il bancone della reception è realizzato con il materico ed elegante Roma Diamond Statuario.

Nell’immagine, accogliente spazio esterno rivestito con la collezione Nest di Fap ceramiche. La finitura OUT è stata utilizzata in essenza Oak nel formato 20×120 cm.

Nest conferma la capacità di Fap ceramiche di proporre al mercato soluzioni uniche Made in Italy che combinano eccellenti qualità estetiche e straordinarie prestazioni tecniche. Da sempre, infatti, la mission dell’Azienda è quella di offrire prodotti in grado di esprimere e proiettare sulla casa la personalità di chi vi abita, innovando con un equilibrato mix di tradizione e modernità, qualità tecnica e apporto creativo.

Nell’immagine, sofisticata sala da ristorante con l’originale accostamento delle collezioni Nest e Pat Deco Black di Fap ceramiche. A pavimento è stato utilizzato il formato Doga 20×120 cm mentre a parete si alternano Doga 20×120 e Chevron 7,5×45 cm, entrambe in essenza Maple.

Nell’immagine, vista dall’alto della sofisticata sala da ristorante con pavimento rivestito con la collezione Nest di Fap ceramiche in essenza Maple, formato Doga 20×120 cm. A parete è stato utilizzato il formato Chevron 7,5×45 cm, sempre in essenza Maple.

Nest: un progetto dal carattere inconfondibile.

www.fapceramiche.com

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Arredare un soggiorno rettangolare o quadrato: qualche idea

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Veniamo al lato pratico della mia professione: come arredare un soggiorno rettangolare o quadrato. Come disporre i mobili? Come separare le zone d’uso?


Quando avete dovuto arredare il vostro soggiorno, da cosa siete partiti? Dalle dimensioni della stanza, dalle funzioni d’uso che prevedevate di dare alla stanza? O semplicemente dal sentimento della giornata?

Immagino sia stata l’ultima opzione, per cui nessuna meraviglia se ogni sei mesi vi trovate a spostare mobili nella speranza di trovare la quadratura del cerchio.

Diciamo che il progetto d’interni di una stanza all’inizio è molto “ingegneristico”: bisogna prendere le misure della stanza, capire cosa andremo a farci e chi lo farà. L’esposizione della luce e i nostri particolari bisogni. Solo dopo questa analisi si può veramente passare alla fase d’attacco.

Voglio darvi una mano facendovi vedere le due forme più comuni di soggiorno: quadrato e rettangolare. Ci troverete dei principi base che sono validi per qualsiasi tipi di soggiorno.

Arredare un soggiorno rettangolare o quadrato: la prima ipotesi

Prima di tutto una nota. Io ho considerato un soggiorno che ingloba la sala da pranzo, anche perché ormai le due stanze non esistono più in modo indipendente. Anzi, avrei dovuto considerarlo unito alla cucina, ma per semplicità progettuale ho voluto tenere le due parti separate.

Arredare un soggiorno rettangolare o quadrato

Questo soggiorno misura sei metri per quattro, quindi di tutto rispetto. Come vedete la stanza si divide principalmente in due aree: conversazione e pranzo. La zona pranzo è ovviamente disposta vicino alla cucina, per praticità funzionale.

Per la parete Tv e libreria si è sfruttata la parete lunga, di modo da avere quanto più spazio contenitivo possibile. L’ingombro della libreria è ridotto al minimo, per non disturbare il corridoio di passaggio verso la zona notte. In linea di massima il mobile Tv non dovrebbe stare di fronte alle finestre, per evitare riflessi e riverberi. In questo caso non utilizzando la parete lunga si sarebbe sprecato tantissimo spazio, utile per tenere lo spazio in ordine.

Un grande divano modulare è protagonista della stanza. Il bello è che si può liberamente configurare in base alle esigenze. I tappeti aiutano a definire le aree. Mi raccomando le dimensioni: devono essere grandi abbastanza da inglobare del tutto (o quasi) gli arredi soprastanti.

Arredare un soggiorno rettangolare o quadrato

Arredare un soggiorno rettangolare o quadrato: la seconda ipotesi

Il soggiorno quadrato è davvero molto comune e di solito manda anche facilmente in panico, perché finestre e porte spezzano le pareti. Soprattutto in ambienti piccoli può diventare difficile capire che tipi di arredi scegliere.

Teneteli staccati dalle pareti per far sembrare la stanza più grande e privilegiate i piccoli pezzi d’arredo da comporre a piacere. In questo modo riuscirete a sfruttare tutti i centimentri.

Arredare un soggiorno rettangolare o quadrato

In questo caso la parte destra della stanza è dedicata alla zona conversazione e tv. La Tv avrebbe potuto essere anche tra le due finestre: in questo modo però lo spazio sarebbe risultato sacrificato, potendo inserire solo un divano e una piccola poltrona (oltre alla brevissima distanza tra seduta ed elettrodomestico). In questo modo invece è possibile inserire elementi grandi ed accoglienti.

Non la solita parete precomposta per la Tv, ma un mobile basso e mensole libere per sfruttare al meglio la parete.

La zona pranzo è vicina alla cucina e c’è ancora spazio per inserire una credenza bassa utile per riporre piatti, bicchieri e biancheria della casa.

Arredare un soggiorno rettangolare o quadrato

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DUTY: l’eleganza del legno e l’efficienza dell’alluminio.

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Voglia Casa

La bellezza del legno e la forza dell’alluminio si fondono in questo nuovo e particolarmente prestante prodotto, presentato dal brand abruzzese del Penta Gruppo.

La finestra DUTY raccoglie in sé tutte le caratteristiche tipiche, eleganti e funzionali, di un serramento realizzato con duplice materiale; poiché coniuga i pregi di due differenti sistemi costruttivi, unendone vantaggi e qualità.

Internamente il Pino Lamellare (con spessori di anta in due
versioni) fa da padrone. La verniciatura all’acqua viene eseguita in 3 fasi e
vi è la possibilità di scegliere uno stile moderno o barocco su richiesta.

Inoltre, grazie al suo valore estetico naturale, all’elevato isolamento termico e acustico e alla malleabilità, il legno piace sempre in modo particolare.

Esternamente il rivestimento è appunto in alluminio con
effetto legno, bianco o RAL, pertanto versatile e adattabile ad ogni tipo di
esigenza del cliente.

Alle caratteristiche del serramento, si aggiungono la leggerezza, la robustezza e la maggiore sicurezza anti-effrazione di questo materiale.

Importante il vantaggio della manutenzione contenuta dell’alluminio che protegge il legno dall’azione aggressiva del tempo, degli agenti atmosferici e dell’inquinamento.

Inoltre, le loro durabilità e riciclabilità li rendono due materiali sostenibili ed ecocompatibili, temi molto importanti e sostenuti dall’azienda produttrice Alba.

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Dal Brasile la Jungle House

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Coffee Break

Realizzata in Brasile nel 2015 dallo Studio MK27
L’obiettivo del progetto era quello di creare una architettura che si inserisse nella natura lasciando il più intatto possibile l’ambiente naturale.

Per fare questo gli architetti hanno realizzato un edificio sollevato dal suolo e con la pianta invertita: al paino terra c’è un deck di accesso, al primo piano ci sono 6 stanze da letto, al secondo piano c’è la zona giorno coperta da un tetto verde/solarium

Le schermature in legno del piano intermedio creano un volume apparentemente chiuso e monolitico che da alla casa un aspetto decisamente rimarchevole

From Brazil the Jungle House

Made in Brazil in 2015 by Studio MK27
The aim of the project was to create an architecture that would fit into nature, leaving the natural environment as intact as possible.

To do this, the architects have created a building raised from the ground and with the inverted plan: on the ground floor there is an access deck, on the first floor there are 6 bedrooms, on the second floor there is the living area covered by a green roof / solarium

The wooden screens of the intermediate level create a seemingly closed and monolithic volume that gives the house a very striking appearance

immagini VIA di Fernando Guerra | FG+SG

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CAFElab | studio di architettura

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