9 Settembre 2020 / / Architettura

pubblic garden in Montreal

Il team di ADHOC Architects presenta il progetto Your Place at the Table! a Montreal fino a ottobre 2020 a Sainte-Catherine Ouest, angolo Clark. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione dei grafici Maude Lescarbeau e Camille Blais.

L’installazione colorata è stata concepita per accogliere e attirare in sicurezza i cittadini dopo diverse settimane di reclusione a causa della pandemia di COVID-19. Il layout è progettato per offrire ai passanti uno spazio per passeggiare o per sedersi e rilassarsi nel rispetto delle attuali norme igienico-sanitarie e del distanziamento sociale.

Riappropriarsi del centro di Montreal con l’aiuto del design 

Il tuo posto a tavola lo trovi in uno dei 3 TULIP, ovvero i tre spazi pubblici nel centro di Montreal, che sono stati ripensati grazie alla dedizione di studi di architettura e rinomati designer.   I TULIP consentono alle persone di approfittare del piacevole clima estivo e autunnale per riscoprire la loro città. Fino a ottobre 2020, il pubblico è invitato a esplorare questi nuovi servizi urbani animati da un programma culturale e da una moltitudine di iniziative spontanee.

Ripensare un parco noto per le sue qualità ecologiche aggiungendo una componente sociale  

Il team di ADHOC architectes ha ricevuto il mandato di ripensare il parco Hydro-Quebec progettato da Claude Cormier et Associés (2008-2012), che ha ricevuto numerosi premi per le sue peculiarità ecologiche. Gli architetti ADHOC hanno aggiunto una componente sociale allo spazio di 3260 mq trasformandolo in una nuova terrazza urbana. Un “tavolo urbano lungo 100 metri è stato installato con precisione tra gli arredi esistenti e gli alberi, che perforano la griglia metallica angolare rialzata al centro dello spazio. Il tavolo ondeggia sotto la chioma degli alberi, lasciando i visitatori alla scoperta di un susseguirsi di messe in scena e di atmosfere variegate.

Un’esperienza piacevole e sicura 

Una segnaletica dalla grafica vivace e personalizzata e un’illuminazione incantevole illuminano questo ambiente solitamente piuttosto buio, creando un’atmosfera accogliente durante il giorno e la notte. Il colore giallo è protagonista di questa installazione tono su tono. Una tavolozza di colori festosa, gioiosa e luminosa attira gli sguardi dei passanti e introduce un netto contrasto con le tonalità monocromatiche del parco.

Una grande struttura e una freccia posta all’ingresso del parco segnala l’inizio del progetto. Il pubblico è quindi invitato a scoprire tutta la lunghezza del tavolo e le ambientazioni caratterizzate dalla presenza di oggetti di recupero posizionati con criterio per favorire un distanziamento sociale intuitivo. Lo spazio ridisegnato propone 80 posti a sedere e incoraggia il supporto diretto di 22 ristoranti locali.

In conclusione, questo progetto ci suggerisce un nuovo modo di condividere la tavola in totale sicurezza.

fotografie di Raphaël Thibodeau

L’articolo L’arte della tavola per riappropriarsi dello spazio pubblico proviene da Dettagli Home Decor.

23 Luglio 2020 / / Architettura

villa lussuosa a Los Angeles

Questa lussuosa villa a Tanager Way a Los Angeles è nata dalla collaborazione dell’architetto Emanuele Svetti con Mary Ta e Lars Hypko, proprietari istrionici di Mass Beverly e Minotti LA.

Ci sono occasioni speciali nella vita e questa residenza a Los Angeles in Tanager Way è stata il consacramento della mia storica amicizia con Mary Ta e Lars Hypko, gli istrionici proprietari di Mass Beverly e Minotti LA” racconta l’architetto Emanuele Svetti.

L’architettura di McClean Design sulle colline di Hollywood né è stata il santuario:  ampie pareti vetrate, con la luce che filtra in ogni direzione, una piscina a sfioro che si affaccia su Down Town con una vista mozzafiato, questi gli ingredienti principali, le “materie prime” su cui abbiamo basato il progetto “TR-102”, una lussuosa residenza privata situata a Los Angeles, nell’esclusivo quartiere West Hollywood, le cui parole chiave sono appunto: luce e leggerezza” – conclude l’architetto.

La villa è letteralmente “incastonata” in una sorta di cul-de-sac, dove la vista la fa da padrona, il compito dello Studio Svetti era valorizzare gli spazi, sapientemente tagliati da McClean, con l’eclettismo che li contraddice, cercando di definire ogni singola area creando armonia nell’architettura open-space.

piscina a sfioro villa lussuosa a Los Angeles

living open space villa lussuosa a Los Angeles

Si entra da un portale, definito da due setti murari rivestiti in marmo e subito si apre lo spettacolare living definito da sole pareti vetrate a cui si accede tramite una passerella che conduce all’interno camminando sopra specchi d’acqua presenti al piano inferiore.

ingresso villa lussuosa a Los Angeles

esterno villa lussuosa a Los Angeles

esterno villa lussuosa a Los Angeles

Partendo da questa filosofia di spettacolarizzazione “hollywodiana” prestata all’architettura, le aree living di Minotti sono state integrate con la cucina di Ernesto Meda in Gray Stone, facendo fare da collante alle lampade in metallo di Henge, in un susseguirsi materico dalla palette cromatica tenue che rende agli spazi una nuance sofisticata, dove gli unici “eccessi” sono le selezioni d’arte che accompagnano in maniera armoniosa lo sguardo del committente, regalando un effetto “wow” all’ospite di turno.

zona pranzo villa lussuosa a Los Angeles

living open space villa lussuosa a Los Angeles

cucina Ernesto Meda villa lussuosa a Los Angeles

L’articolazione degli spazi interni celebra elegantemente il forte connubio che si crea tra indoor ed outdoor in questa residenza, dove l’essenzialità delle linee architettoniche della casa sfruttano al massimo la veduta su Down Town e quella diretta sulla piscina, che si protrae su tutto il fronte principale, valorizzando la terrazza esterna con un ampio uso di pareti di vetro scorrevoli che consentono di massimizzare il contatto con l’ambiente esterno.

esterno villa lussuosa a Los Angeles

pareti vetrate villa lussuosa a Los Angeles

Nelle aree di intrattenimento, posizionate al piano inferiore, continua il dialogo stretto tra interno ed esterno, infatti anche questo piano contiene un proprio spazio verde, ricco di specchi d’acqua, rotti da una cascata artificiale, che regala piacevoli, quanto inaspettate emozioni durante il suo lento fluire; ed è proprio all’interno di questa isola d’acqua posizionata su un doppio volume che fanno mostra di sé arredi out-door iconici, per regalare ai proprietari un’esperienza immersiva ogni volta che né sentiranno il bisogno.

bar lounge villa lussuosa a Los Angeles

sala multimediale villa lussuosa a Los Angeles

Nello stesso spazio fa bella mostra di sé la bar-lounge, con un banco realizzato a disegno, rivestito con pietra di fossena “graffiata e martellata” ed una bancalina realizzata in vetro stop-sol retroverniciato. Allo stesso piano troviamo anche una sala multimediale per i momenti di svago o le serate con amici, durante le quali potersi godere un film o una partita come se si fosse al cinema o allo stadio, considerata la dotazione tecnologica scelta ed il livello di insonorizzazione a cui si è guardato in fase di progetto.

garage Villa lussuosa a Los Angeles

Chiude il Garage, che in realtà è stato pensato per essere una Galleria d’Arte, un caveau dove poter contemplare la collezione d’auto e di opere d’arte di proprietà dell’illustre proprietario, un indizio?…le iniziali: CK.

L’articolo Dialogo elegante tra interno ed esterno per una villa a Los Angeles proviene da Dettagli Home Decor.

25 Maggio 2020 / / Architettura

Redefining Workspace è un’iniziativa di ATIproject per fornire risposte concrete a esigenze imprescindibili nell’era post lockdown. Flessibilità delle soluzioni, scalabilità impiantistica e una nuova concezione di spazio per il lavoro, sono i punti cardine dell’approccio integrato di progettazione offerto ai committenti. L’applicazione sia a nuove costruzioni che all’esistente è punto di partenza per un nuovo modo di intendere il domani, attraverso proposte progettuali che siano adeguate al momento ma che mantengano come orizzonte il post emergenza.

L’avvento del COVID-19 ci ha costretto a modificare le nostre abitudini, a riadattare spazi e ambienti a una nuova dimensione. L’ambito domestico ha acquisito forzatamente un ruolo centrale nella fase più critica della pandemia da Covid-19, il tempo di lavoro e quello per gli affetti si mescolano in un continuum indistinto, mentre alcune attività essenziali si sono riorganizzate per garantire continuità alla produzione secondo le linee guida di sicurezza fornite.

Casa e ambienti di lavoro si adeguano a queste nuove esigenze: debolezze e criticità passate vengono acuite dalla nuova condizione mentre flessibilità, adattabilità di spazi open space e soluzioni smart acquisiscono un peso determinante nella ripartenza, permettendo di ripensare ambienti lavorativi per garantire sicurezza, comfort ed efficienza. È così che la fase due di convivenza getta il seme per la valorizzazione di scelte progettali ponderate, condivise e pensate per la dimensione umana delle funzioni che si svolgono all’interno dell’azienda.

Ciò che era frutto di politiche lungimiranti e di un approccio integrato, diventa ossigeno per la programmazione delle attività presenti e future. La possibilità diventa esigenza, l’adattabilità garantisce certezze, crescita del business e minor costi di gestione per periodi di lavoro dilatati oggi ancor più rare. In questo contesto ATIproject mette a disposizione un Know-How specialistico di vari ambiti, dall’ospedaliero al terziario, che è la base dell’approccio integrato che unisce sinergie con unico fine la sintesi al servizio del cliente.

Se lo smartworking diviene risorsa imprescindibile in molti settori, il lavoro in presenza mostra la sua resilienza e mantiene i suoi spazi seppur mutati. Spazi comuni e condivisi, postazioni in remoto e in presenza, ambienti collaterali dedicati ai momenti oltre il lavoro e tecnologia smart, che adegua le performance impiantistiche ai dati di presenza e ai protocolli di sicurezza, sono la chiave interpretativa di ATIproject a queste nuove esigenze.

21 Maggio 2020 / / Architettura

Oggi vi porto a visitare una casa davvero insolita. A prima vista sembra una casa in stile giapponese, con il basamento in legno e le finestre scorrevoli lungo le pareti. Ma l’interno nasconde qualche sorpresa.

stile giapponese

Progettata da Syd Furness, architetto e professore all’Università di Cambridge, per sé e per la sua famiglia negli anni ’70, questa casa in stile giapponese ha una personalità unica e una forte connotazione estetica.

stile giapponese

Come tutte le case con queste caratteristiche, o la si ama o la si odia. Recentemente messa sul mercato per il prezzo esorbitante di un milione di sterline e qualche centinaia dopo la virgola, sta facendo discutere. Alcuni vorrebbero acquistarla per raderla al suolo e costruire una villetta tradizionale sulla proprietà, altri vorrebbero ristrutturarla da capo a fondo. Molti, tra i quali gli estimatori di Syd Furness, architetto molto noto nella regione, sperano che un amante dell’architettura la conservi così com’è. E io sono d’accordo con questi ultimi: aprirei una finestra in cucina e ridurrei il numero di camere per ingrandire quelle attuali, un po’ claustrofobiche. Ora andiamo a visitarla.

L’influenza di Frank Lloyd Wright e dello stile giapponese

Per esigenze editoriali nel titolo ho citato lo stile giapponese. Per essere corretta avrei dovuto citare uno dei padri dell’architettura moderna, Frank Lloyd Wright, grande estimatore delle case giapponesi, tanto che ne fece uno dei pilastri portanti del suo stile.

stile giapponese

L’ispirazione giapponese è molto evidente all’esterno: basamento, struttura in legno modulare *, finestre scorrevoli lungo tutta la facciata. 

Ma all’interno l’influenza giapponese viene mitigata dall’organizzazione degli spazi e dall’arredo, decisamente eclettico, che fa assomigliare la casa ad un cottage inglese.

La disposizione interna della casa si configura formalmente intorno a una sala da pranzo centrale a pianta aperta e alla cucina, con le camere da letto che occupano un lato della casa e le zone giorno posizionate all’estremità opposta.

L’ingresso principale si trova sotto un portico chiuso, che conduce all’ampio e generoso corridoio. Il cuore della casa è una sala da pranzo a pianta aperta, luminosa e ariosa, con porte vetrate scorrevoli che si estendono per tutta la lunghezza di una parete. È una stanza particolarmente bella nei mesi estivi, quando l’intero spazio può essere aperto sul giardino.

stile giapponese

Di fronte alla sala da pranzo c’è una cucina ben progettata, con pareti a tutta altezza con scaffalature appositamente costruite su entrambi i lati dello spazio. Una lunga e stretta area di servizio è interconnessa, nascosta dietro una parete divisoria. 

stile giapponese

Il soggiorno è incredibilmente aperto e luminoso, ma anche molto riservato; la siepe matura racchiude il giardino che fa da sfondo naturale. La stanza è organizzata intorno a un’area centrale con un originale camino aperto su un lato. Dal soggiorno si accede a uno studio (o laboratorio) con una grande finestra che si affaccia sul giardino e che lo rende una stanza molto piacevole per lavorare.

stile giapponese

Dal corridoio centrale si accede alla camera da letto principale, un’ampia stanza piena di luce con ripostiglio incorporato e un bagno.

stile giapponese
stile giapponese

* le case giapponesi tradizionali sono costruite secondo moduli con misure ben precise, i tatamidoko, pannelli utilizzati per il pavimento (tatami).

Source: The Modern House

Visita le altre bellissime case della rubrica House Tour


Ti é piaciuto questo post? Allora non perderti i prossimi, iscriviti alla newsletter de La gatta sul tetto: niente paura, non ti inonderò di messaggi, riceverai solo una e-mail mensile che riassume i post del blog, e la Kitchen Trends Guide 2020 in regalo. Basta cliccare sul link qui sotto e inserire il tuo indirizzo e-mail:

20 Maggio 2020 / / Architettura

appartamento d'epoca ristrutturato

Lo studio di architettura Jofre Roca firma il progetto Escudellers con il quale si aggiudica il premio Bronze del prestigioso concorso A’Design Award 2019-2020 nella categoria Interior Space.

Nel centro storico di Barcellona, ​​a pochi metri dalle Ramblas e dal porto marittimo, lo studio Jofre Roca Arquitectes ha da poco ristrutturato un appartamento d’epoca in un edificio del 1840 e situato in Carrer Escudellers. Una strada emblematica di Barcellona, ​​che nel Medioevo era il centro della corporazione dei vasai.

Obbiettivo del progetto creare un’oasi di tranquillità lontano dal rumore e dal ritmo frenetico della città, in una delle strade più trafficate. L’accesso dalla strada è adiacente. Il percorso per raggiungere l’ingresso dell’appartamento crea un’esperienza unica che prosegue anche al suo interno.

In fase progettuale è stata studiata una nuova distribuzione dello spazio per rispondere alle attuali esigenze. Grazie al nuovo lay out tutte le stanze ricevono abbondante luce naturale. In corso d’opera sono state prese in considerazioni le tradizionali tecniche di costruzione. Sono state rimosse due pareti divisorie per unire la cucina, la sala da pranzo e il soggiorno in un unico ambiente. Le modanature già presenti nell’appartamento risultavano molto danneggiate così sono state ricostruite con un’interpretazione contemporanea. Un lavoro artigianale e meticoloso che ha portato ad un risultato eccellente, infatti, osservandole ora, sembrano scolpite sulle pareti. I pavimenti idraulici originali sono stati recuperati, ma è stato necessario alzarli nelle aree della casa in cui erano più bassi, sostituendo parte dei mosaici con il legno.

appartamento d'epoca ristrutturato cucina appartamento d'epoca ristrutturato corridoio appartamento d'epoca ristrutturato bagno in pietra appartamento d'epoca ristrutturato

Architetti: Studio Jofre Roca 

Premio Bronze A’Design Award 2019-2020 categoria Interior Space

fotografo Adrià Goula Sardà

L'articolo Il sapiente restauro di un appartamento d’epoca a Barcellona proviene da Dettagli Home Decor.

15 Maggio 2020 / / Architettura

Base Cabin

Studio Edwards progetta Base Cabin, un rifugio mobile interamente realizzato in legno da trasportare ovunque.

Questa micro casa su ruote ha un design contemporaneo e minimalista, che si ispira alla tradizionale cabina A-Frame e all’iconico Airstream. A differenza dei tradizionali caravan, Base Cabin si caratterizza per efficienza e design. La gomma nera conferisce alla struttura un’estetica omogenea e la rende anche resistente alle intemperie.

All’interno questa deliziosa micro casa è molto accogliete e dispone di tre stanze. Un bagno al centro separa la stanza principale e la sala da pranzo dalla camera da letto. La cucina è equipaggiata di frigorifero, lavello e armadi, mentre il bagno comprende doccia, wc e lavabo. Un lucernario nel punto più alto del soffitto permette alla luce naturale di illuminare l’intero spazio.

Base Cabin

Base Cabin

Base Cabin

Base Cabin nasce con lo scopo di offrire un modo unico per viaggiare e godersi il tempo lontano dalla quotidianità.

Informazioni sulle vendite e richieste tramite Basecabin.com.au

L'articolo La micro casa su ruote di Studio Edwards dal design minimalista proviene da Dettagli Home Decor.

13 Maggio 2020 / / Architettura

Il dualismo Architettura – Ingegneria è argomento molto dibattuto nei nostri tempi. Esso è strettamente legato alla specializzazione sempre più accentuata che questi due campi hanno subito nel corso dell’ultimo secolo. Si parla di Nervi come dell’ultimo Ingegnere che di fatto era anche architetto, poiché la sua ricerca era legata sì alla tecnica, ma a partire dal messaggio, dalla forma.L’innovazione tecnologica era il tramite per il raggiungimento di traguardi fino ad allora impossibili.Tanti, insieme a lui, talvolta anche relegati a ruoli di nicchia, ambivano al portare avanti il connubio unitariamente e non in contrasto come oggi par essere.La forma era per loro la risposta: la risposta a quelle domande che i problemi geometrici ponevano da sempre.

Vien da sé che molti grandi capolavori del passato celassero in loro, consapevolmente, questi fattori; la catenaria era stata scoperta per ridurre i momenti flettenti delle strutture, impiegata da Hook a St. Paul, da Gaudì nella Sagrada Familia, da Felix Candela nelle sue strutture fini in calcestruzzo, nei ponti di inizio secolo. Il Ponte sul Basento, sconosciuto ai più, era il capolavoro di Sergio Musmeci.

Il passare degli anni sembrava aver fatto scomparire queste figure pionieristiche; lo strutturista, subordinato all’architetto sembra in constante conflitto tra esigenze pratiche del calcolo e quelle estetiche che provano a divincolarsi nella foresta di regole e norme.

Non vi è dubbio che questa dinamica abbia comportato un impoverimento della consapevolezza del progettista in sé. La scelta è subordinata al parere, e i pareri necessari sono uno, dieci, cento.

La storia assiste poi all’avvento delle tecnologie digitali, la potenza di calcolo aumenta, gli strumenti classici invecchiano rapidamente. Prima il disegno, poi via via altre discipline sono trasposte, tradotte attraverso i software dedicati. Non perdono di significato, acquisiscono peculiarità diverse. L’architettura stessa si trasforma sotto l’impulso delle nuove frontiere immateriali. Il Pc, il click, la possibilità di cambiare, salvare, modificare senza limiti una scelta, apre nuovi orizzonti. Smart rispetto a quanto si era mai visto. La Digital Revolution non conosce sosta, abbatte gli standard.

Si concepiscono strumenti di simulazione con algoritmi sempre più raffinati, più elaborati; l’errore, l’approssimazione si riduce. Il render è frutto di simulazioni con algoritmi Brute Force, che sostituiscono il Catmull Clark. Il sole è schematizzato, i raggi luminosi diventano sempre di più; l’iterazione, la casualità sono riproducibili, le texture digitalizzate, la profondità di una scanalatura prodotta con metodi matematici come la bump. Forse parlare di rivoluzione al singolare è riduttivo; viene a mente Leon Battista Alberti con il De Pictura, in cui per la prima volta era spiegata la teoria della prospettiva.

Step forse ancor più determinante viene fatto con il Visual Scripting. Si ribalta la concezione del disegno digitale. La retta diventa l’elemento geometrico che passa per due punti, ma i punti non sono più fissi, sono modificabili, e con essi la retta di conseguenza. Il Visual Scripting intacca le certezze della modellazione geometrica. La forma è ottenuta come sequenza di istruzioni, è un algoritmo, non più un comando rigido. Si creano relazioni mai viste prima, si ottengono risultati che necessitavano di giorni di modellazione e molto spesso sarebbero stati impossibili. Le forme decostruttiviste delle archistar più famose esplorano il nuovo mondo. Il paneling, la regolarizzazione di figure complesse suddivise in migliaia di triangoli, diventano la modalità di lavoro per contenere i costi, dando libertà espressive agli architetti che solo la tecnica contemporanea avrebbero potuto conferirgli. Esempi non mancano, architetture iconiche per eccellenza sono la copertura del British Museum, la copertura della Fiera di Milano-Rho, Haydar Aliyev Culture Center solo per rimandare ad esempi noti a tutti. I l software Grasshopper nasce come plug-in free per Rhino, porta con sé una frontiera mobile che viene spostata di volta in volta più avanti grazie al suo sviluppo continuo, all’implementazione con altri plug in programmati da appassionati del settore. La galassia di software si amplia a dismisura. L’obbiettivo, nemmeno troppo celato, è l’integrazione in uno strumento polifunzionale di tutti gli aspetti di progettazione architettonica conosciuti. Strutture, analisi energetiche, illuminotecniche, composizione geometrica, gestione dati complessa, ottimizzazioni genetiche, euristiche, tool di ogni tipo, fanno da ponte tra questo strumento e i più affermati software tecnici di calcolo e simulazione. Si cerca la sintesi.

In parallelo si procede ad un ulteriore sviluppo del concetto di progettazione integrata. Il BIM, Building Information Modelling, pone le basi per avere uno strumento oggi sempre più in crescita e con capacità di controllo delle informazioni relazionate al modello 3D impareggiabile. Il mondo parametrico è anche qui, l’elemento è composto da indicazioni che lo costituiscono, che sono scelte dal progettista a monte, e possono essere variate in qualsiasi momento. Lo sviluppo di queste piattaforme, e di Revit nello specifico, porta al connubio tra il visual scripting e il BIM, Dynamo diventa il plug-in di riferimento che permette di allargare i paletti della modellazione, della gestione dei dati e lo sviluppo degli applicativi esistenti su Grasshopper si duplica con un processo di upgrade continuo.

L’avanguardia digitale sta lì: le normative, i committenti, richiedono sempre più questa metodologia di lavoro. Il mondo dei professionisti in grado di cogliere la sfida, capendone i pregi e l’immenso potenziale, integrano il processo di progettazione con questi nuovi strumenti ormai già da anni. La complessità di progetti multidisciplinari come ospedali, centri ricerca, ma anche scuole con requisiti prestazionali all’avanguardia in termini di sostenibilità, rendono quest’approccio imprescindibile. È in questa realtà che ATIProject, studio nativo BIM orientato al computational design si afferma in un mercato edilizio sempre più difficile. Il riscontro viene da varie parti del mondo, dal Nord Europa a paesi in via di sviluppo come l’area balcanica o l’Africa. L’architettura e l’ingegneria trovano nuovamente unione in una realtà aziendale aperta impostata sull’integrazione.

https://atiproject.com/

11 Maggio 2020 / / Architettura

La scuola è costantemente al centro di rivoluzioni e cambiamenti, sia per quanto riguarda la didattica – che diventa sempre più digitale – sia in relazione ai diktat di architettura e design. Si va in cerca delle migliori soluzioni per assicurare il benessere e la completa sicurezza a studenti e insegnanti, in modo da facilitarne le prestazioni emozionali e intellettive. Bisogna fare mente locale sul fatto che, al giorno d’oggi, c’è una concezione dell’educazione di stampo sempre più olistico: si pone cioè al centro ogni aspetto legato alla percezione. Quando si pensa alle scuole, non ci si riferisce ormai a uno spazio ‘altro’ e anonimo, destinato allo svolgimento di attività di tipo esclusivamente razionale, con una struttura compartimentalizzata e fitta di ‘muri’ accademici. Il corretto sviluppo dell’intelletto e di una sana curiosità passa anche attraverso la progettazione ad hoc di spazi e superfici, specie i pavimenti. Il contatto sociale e le attività che avvengono nell’ambiente architettonico, dove gli studenti passano parecchie ore, devono essere di tipo esperienziale e immersivo.

I vantaggi di scegliere pavimenti in gomma per aule e corridoi

Gli architetti possono giocare un ruolo decisivo, sia per quanto riguarda il miglioramento della qualità dell’aria che in tema di igiene, pulizia e libertà creativa. Le soluzioni intelligenti per raggiungere simili obiettivi non mancano come, ad esempio, i pavimenti in gomma per le scuole prodotti da Artigo. Da un punto di vista acustico, innanzitutto, sono perfetti per ridurre il rumore dovuto al calpestio in entrate, corridoi e tutte quelle zone comuni ‘ad alto traffico’. Inoltre, consentono di ottenere un miglioramento sensibile della qualità dell’aria – il che favorisce le prestazioni intellettuali – dal momento che i pavimenti in gomma si caratterizzano per una bassissima emissione nell’aria interna di sostanze (dunque tutelano la salute di chi si trova negli ambienti). Soprattutto, a livello estetico sono belli da vedere e possono configurarsi – a tutti gli effetti – come veri e propri elementi di design: c’è infatti massima libertà creativa nell’impiego di forme e colori, da utilizzare per rendere i luoghi stimolanti e piacevoli. Si possono realizzare sul pavimento pattern e textures, dove i colori si intrecciano alla perfezione (grazie alla tecnologia ‘waterjet’), passando per mix inediti di gomma, legno e tessuti.

Massima igiene, facilità di pulizia e manutenzione

I pavimenti in gomma Artigo si offrono come assoluto presidio di sicurezza. Quest’ultima viene garantita anche da un alto livello di igienicità. Sarà poi utile sottolineare un ulteriore aspetto, che si lega strettamente al concetto di prevenzione dei pericoli: la gomma è infatti un materiale dalle importanti proprietà antiscivolo. Questi pavimenti sono inoltre conformi alle principali certificazioni ambientali europee: l’obiettivo è quello di contribuire alla creazione di ambienti interni sani, anche in tema di sostenibilità degli edifici. Il design e i concetti olistici si fanno sempre più largo nella progettazione delle scuole: i pavimenti in gomma si offrono in particolare come strumento per favorire lo sviluppo delle capacità cognitive, i contatti sociali e sono in grado di stimolare l’affettività verso la scuola. Quest’ultima, dunque, può essere resa più divertente, allegra e al tempo stesso appassionante: un percorso virtuoso, che contribuisce a formare adulti consapevoli.

L'articolo Architettura e design, così la scuola diventa immersiva proviene da Dettagli Home Decor.

7 Maggio 2020 / / Architettura

Questo micro appartamento situato a Beirut dimostra come la mancanza di spazio non sia un problema per creare un appartamento bello e funzionale.

Gli appartamenti oggi sono sempre più piccoli, soprattutto nelle grandi città dove sono in forte aumento le richieste di spazi abitativi economici per motivi di studio, lavoro o turismo. Beirut è tra le città con il più alto numero di micro appartamenti. Quì, Elie Metni, ha progettato lo Shoebox, un appartamento di soli 16 mq situato sul tetto di un vecchio edificio nel centro del quartiere Achrafieh, a pochi passi da ristoranti e negozi.

All’interno predomina il colore bianco, che amplifica la luce naturale facendolo apparire più grande. Grandi piastrelle bianche dal formato quadrato rivestono il pavimento e le pareti della cucina, proseguendo sul retro dove è stato ricavato il piccolo bagno dotato di doccia. La cucina ad angolo, accoglie anche una lavatrice.

L’arredamento offre la massima flessibilità per adattarsi alle esigenze del proprietario, soprattutto in presenza di ospiti. Il tavolo da pranzo si solleva e si apre facendo comparire due sedie nascoste.

Il divano dispone di uno spazio sottostante per contenere libri e riviste, insieme a un tavolino da caffè e un cestino/poggiapiedi che si aprono al bisogno. Come per il divano, anche il letto matrimoniale dispone di un sistema di archiviazione sottostante con un piccolo spazio su ciascun lato, dove sono collocate le prese elettriche.

Questo progetto dimostra quanto sia importante la scelta di mobili e complementi per risolvere i problemi legati allo spazio. Anche i colori o la loro assenza sono un fattore determinante. In questo caso è stato scelto il bianco in quanto è il colore che aumenta maggiormente la luminosità e amplifica visivamente lo spazio.

L'articolo Tutto in 16 metri quadri grazie a soluzioni ingegnose proviene da Dettagli Home Decor.

5 Maggio 2020 / / Architettura

Villa Slow

Lo studio Laura Álvarez Architecture recupera un vecchio fienile in pietra trasformandolo in una casa vacanze tra le campagne della Cantabria spagnola.

Villa Slow è il nome del progetto realizzato dallo studio Laura Álvarez Architecture. Un rifugio per le vacanze situato nel Parco Naturale di Valles Pasiegos, a nord della Spagna, che nasce dalle rovine in pietra di una costruzione tradizionale della zona chiamata “cabaña pasiega” (cabina contadina) ma con un design contemporaneo. La sua posizione strategica sulla cima di una piccola collina, esposta a sud, offre una vista mozzafiato verso la valle e la montagna.

Villa Slow

Villa Slow

Esternamente Villa Slow è caratterizzata da muri in pietra, tetto in ardesia e ampie porte in legno scorrevoli, dettagli che rimandano al suo passato. All’interno, invece, è tutta un’altra storia. Entrando, infatti, si presenta come una casa di campagna minimalista con pareti bianche, arredi contemporanei e ampie vetrate dal quale ammirare il paesaggio naturale che la circonda.

Villa Slow Villa Slow Villa Slow

Villa Slow è stata progettata nel pieno rispetto per l’ambiente, e non solo dal punto di vista estetico. È una casa di campagna a basso consumo energetico grazie a una pompa di calore che fornisce tutta l’energia termica necessaria alla casa che, insieme all’isolamento termico delle finestre, garantisce il massimo comfort tutto l’anno.

Villa Slow Villa Slow

Laura Alvarez Architecture

Fotografo Eugeni Pons

L'articolo Una casa di campagna minimalista proviene da Dettagli Home Decor.