7 Maggio 2020 / / Architettura

Questo micro appartamento situato a Beirut dimostra come la mancanza di spazio non sia un problema per creare un appartamento bello e funzionale.

Gli appartamenti oggi sono sempre più piccoli, soprattutto nelle grandi città dove sono in forte aumento le richieste di spazi abitativi economici per motivi di studio, lavoro o turismo. Beirut è tra le città con il più alto numero di micro appartamenti. Quì, Elie Metni, ha progettato lo Shoebox, un appartamento di soli 16 mq situato sul tetto di un vecchio edificio nel centro del quartiere Achrafieh, a pochi passi da ristoranti e negozi.

All’interno predomina il colore bianco, che amplifica la luce naturale facendolo apparire più grande. Grandi piastrelle bianche dal formato quadrato rivestono il pavimento e le pareti della cucina, proseguendo sul retro dove è stato ricavato il piccolo bagno dotato di doccia. La cucina ad angolo, accoglie anche una lavatrice.

L’arredamento offre la massima flessibilità per adattarsi alle esigenze del proprietario, soprattutto in presenza di ospiti. Il tavolo da pranzo si solleva e si apre facendo comparire due sedie nascoste.

Il divano dispone di uno spazio sottostante per contenere libri e riviste, insieme a un tavolino da caffè e un cestino/poggiapiedi che si aprono al bisogno. Come per il divano, anche il letto matrimoniale dispone di un sistema di archiviazione sottostante con un piccolo spazio su ciascun lato, dove sono collocate le prese elettriche.

Questo progetto dimostra quanto sia importante la scelta di mobili e complementi per risolvere i problemi legati allo spazio. Anche i colori o la loro assenza sono un fattore determinante. In questo caso è stato scelto il bianco in quanto è il colore che aumenta maggiormente la luminosità e amplifica visivamente lo spazio.

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5 Maggio 2020 / / Architettura

Villa Slow

Lo studio Laura Álvarez Architecture recupera un vecchio fienile in pietra trasformandolo in una casa vacanze tra le campagne della Cantabria spagnola.

Villa Slow è il nome del progetto realizzato dallo studio Laura Álvarez Architecture. Un rifugio per le vacanze situato nel Parco Naturale di Valles Pasiegos, a nord della Spagna, che nasce dalle rovine in pietra di una costruzione tradizionale della zona chiamata “cabaña pasiega” (cabina contadina) ma con un design contemporaneo. La sua posizione strategica sulla cima di una piccola collina, esposta a sud, offre una vista mozzafiato verso la valle e la montagna.

Villa Slow

Villa Slow

Esternamente Villa Slow è caratterizzata da muri in pietra, tetto in ardesia e ampie porte in legno scorrevoli, dettagli che rimandano al suo passato. All’interno, invece, è tutta un’altra storia. Entrando, infatti, si presenta come una casa di campagna minimalista con pareti bianche, arredi contemporanei e ampie vetrate dal quale ammirare il paesaggio naturale che la circonda.

Villa Slow Villa Slow Villa Slow

Villa Slow è stata progettata nel pieno rispetto per l’ambiente, e non solo dal punto di vista estetico. È una casa di campagna a basso consumo energetico grazie a una pompa di calore che fornisce tutta l’energia termica necessaria alla casa che, insieme all’isolamento termico delle finestre, garantisce il massimo comfort tutto l’anno.

Villa Slow Villa Slow

Laura Alvarez Architecture

Fotografo Eugeni Pons

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5 Maggio 2020 / / Architettura

Obbiettivo della progettazione contemporanea in ambito edilizio è garantire un controllo di processi complessi che sono difficilmente irregimentabili in una prassi. Lo strumento smart è in via di sviluppo, la sintesi è ciò che si può raggiungere grazie all’approfondimento continuo di strumenti software di tipo informativo, che sfruttano le potenzialità del BIM per offrire un’interfaccia unica di controllo e Management. Più persone, professionisti ed esperti collaborano su un’unica piattaforma, condivisa in Cloud o su Server, per dar vita a progetti che superano il limite standard del 3D. Questo infatti rappresenta solo il limite fisico-geometrico di una data figura. Ciò che entra in gioco e permette di raggiungere stadi di sviluppo del modello è l’informazione connessa ad esso; il BIM si fonda proprio sull’integrazione di queste informazioni, anche grazie alla interoperabilità con altri software gestionali.

Il 4D è raggiunto con la simulazione delle fasi di lavoro previste nel Gantt, con lo scheduling con la supervisione del rispetto dei tempi di lavoro. Il 5D lega al modello 3D e ai tempi i costi realizzativi: è uno strumento di cost planning, permette la verifica delle quantità associate ad essi e la loro estrapolazione, riguardando tutte le categorie realizzative, dallo strutturale al meccanico, dall’architettonico all’elettrico. Il 6D diventa fondamentale per la sostenibilità di quanto progettato; alla visualizzazione concettuale delle analisi energetiche eseguite sul modello, include le informazioni di LEED tracking, il monitoraggio degli elementi e delle certificazioni legate alla sostenibilità di quanto previsto per la posa in opera. Il 7D è l’ultimo step integrabile, dedicato al facility Management, alle Life Cycle BIM Strategies, all’esportazione degli As-Built, alla gestione dei manuali di Operation & Maintenance.

L’impronta di tale approccio è netta, olistica, onnicomprensiva. La progettazione multidisciplinare integrata ne è fondamento. Realtà come ATIproject ne hanno fatto la chiave del successo che stanno riscuotendo.

4 Maggio 2020 / / Architettura

CPH-01 isola in legno

Marshall Blecher & Studio Fokstrot immaginano delle isole galleggianti nel centro di Copenaghen introducendo una nuova idea di parchi pubblici della città.

Marshall Blecher e Studio Fokstrot hanno introdotto la ” natura selvaggia e capricciosa ” nella capitale danese creando una serie di isole galleggianti nel porto della città. Aggiungendo un nuovo archetipo allo spazio urbano, il progetto può essere utilizzato da diportisti, pescatori, kayakisti, osservatori delle stelle e nuotatori.

Copenaghen Island

Le “isole di Copenaghen” è un’iniziativa no profit avviata dall’architetto australiano Marshall Blecher e dallo studio di design danese Fokstrot. Nel 2018, il primo prototipo dell’isola, inserito nel porto, è diventato fin da subito molto popolare. CPH-Ø1 è una piattaforma di legno fatta a mano di 20 mq con un tiglio al centro. È una metafora semplice e iconica per un’isola disabitata, che rappresenta la saggezza e una vitalità legata alla terra. Mettendolo sull’acqua, crea immediato stupore per le persone che passano. Questo è il primo assaggio dei nuovi spazi pubblici in arrivo a Copenaghen. Parchi pubblici mobili, fluttuanti e gratuiti per le persone che vogliono esplorarli e conquistarli. Ad oggi CPH-Ø1 ha ospitato mostre fotografiche, una serie di conferenze e molti picnic sul mare.  Nel corso del 2020 saranno inserite altre tre isole, con lo scopo di aggiungerne delle altre in futuro.

Il parco delle isole crea uno spazio verde galleggiante originale e giocoso, con piante, alberi e prati nella parte superiore e punti di ancoraggio nella parte inferiore. Si tratta di spazi green che forniscono un habitat per uccelli e insetti, alghe, pesci e molluschi.  Il progetto, che aggiunge un nuovo scopo al porto in rapida evoluzione, è in costante cambiamento e sarà realizzato a mano sfruttando le tradizionali tecniche di costruzione delle imbarcazioni in legno nei cantieri navali.

Durante l’estate le isole possono essere distribuite nelle zone del porto meno utilizzate, fungendo da punto di soste per i tanti che utilizzano i kayak, per i marinai e chiunque desideri trascorrere del tempo all’aperto. Durante l’inverno, invece, le isole possono essere riunite come un supercontinente, creando uno spazio verde più facilmente accessibile dal porto.

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4 Maggio 2020 / / Architettura


Oggi siamo entrati nella famigerata Fase 2, tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo, ciascuno secondo le sue possibilità; noi come architetti possiamo fare ben poco per aiutare direttamente; ma possiamo pensare al futuro degli spazi urbani e domestici.

Analizzare come in passato l'architettura ha rimodellato la società come risposta alle pandemie è estremamente interessante.
Senza andare troppo indietro nel passato, fra il XIX e il XX secolo le pandemie di colera, tubercolosi ed influenza hanno fatto decine di milioni di vittime, la scoperta nel 1882 del batterio della Tubercolosi diede impulso al movimento del Sanatorio in Europa e negli Stati Uniti.

Progettati per ospitare, trattare ed isolare i pazienti, i sanatori prevedevano l'igiene rigorosa e l'esposizione alla luce solare e all'aria come cura, prima di utilizzare i farmaci; questi ambienti, bianchi, asettici hanno profondamente influenzato la nuova architettura moderna.
Come dichiarava Le Corbusier: "Una casa è abitabile solo quando è piena di luce e aria".
Nel 1925, immaginava una città spartana in cui ogni casa è imbiancata e “non ci sono più angoli sporchi e bui" Ville Savoye, ultramoderna per l'epoca, incarna questa estetica: verniciata di bianco, senza angoli dove si possa annidare lo sporco, staccata da terra.


Terrazze, balconi e tetti piani

Queste necessità si sono tradotte nei principi basilari del Modernismo: la purezza della forma, geometrie rigorose, materiali moderni e il rifiuto dell'ornamento.
Terrazze, balconi e tetti piani sono elementi comuni nell'architettura modernista, anche nei climi meno adatti, come nel Sanatorio di Alvar Aalto in Finlandia, con balconi prendisole su ogni piano e una terrazza sul tetto;
Richard Neutra nelle sue opere portava la luce solare e la ventilazione naturale in ogni spazio abitabile, nei suo progetti vediamo vetrate telescopiche, attualissime.

Arredi facili da pulire

Anche i mobili modernisti riflettevano queste preoccupazioni: i designer abolirono il legno intagliato e la tappezzeria, ricettacolo di polvere, nemica dell'igiene da eliminare a tutti i costi, utilizzando invece materiali lavabili in forme aerodinamiche.
Dal legno curvato di Aalto, agli iconici arredi in tubi d'acciaio di Marcel Breuer e Mies van der Rohe, leggeri, facilmente spostabili, per pulirci sotto.

E oggi?

Anche la  pandemia COVID-19 sta generando nuove teorie del design.
Molti architetti stanno rispondendo con l'utilizzo della tecnologia già a disposizione, tecnologie touchless, come ascensori ad attivazione vocale, interruttori della luce con sensore di presenza,  accesso alle camere d'albergo controllato da smartphone o l'utilizzo scudi in plexiglass o materiali antibatterici come le leghe di rame.

Fuga dalla città? Davvero?

Alcuni architetti prevedono una "fuga dalla città" per andare a rifugiarsi in campagna o nei piccoli borghi, non appare molto credibile, nella mia esperienza l'edilizia dei paesi periferici alle grandi città o è
edilizia vernacolare, frutto del lavoro del muratore "dalle mani d'oro" o è l'edilizia fatta di lottizzazioni speculative, microalloggi con l'angolo cottura, l'angolo giardino, l'angolo-angolo...
fra le due non saprei scegliere quale garantisce la peggiore qualità della vita

Forse sarebbe invece più credibile fare il contrario:
portare la campagna in città, ristrutturare le terrazze condominiali come tetti giardino, migliorare la vibilità dei balconi, aumentare le alberature, implementare tecnologie per i ricambi d'aria, favorire la mobilità dolce, destinare spazi condominiali allo smart working e allo smart learning per limitare gli spostamenti di massa, un'insieme di attività che potrebbero essere svolte dai privati su impulso del pubblico realizzabili nel medio breve termine.


Architecture's response to pandemics

Today we entered the notorious Phase 2, we are all called to make our contribution, each according to his possibilities; we as architects can do little to help directly; but we can think about the future of urban and domestic spaces.

Analyzing how architecture has reshaped society in the past as a response to pandemics is extremely interesting, without going too far into the past, between the nineteenth and twentieth centuries, cholera, tuberculosis and flu pandemics caused tens of millions of victims, the discovered in 1882 of the tuberculosis bacterium gave impetus to the movement of the Sanatorium in Europe and the United States.

Designed to host, treat and isolate patients, sanatoriums provided for strict hygiene and exposure to sunlight and air as a cure before using medications; these white, aseptic environments profoundly influenced the new modern architecture.
As Le Corbusier stated: "A house is habitable only when it is full of light and air".
In 1925, he imagined a Spartan city in which every house is whitewashed and "there are no more dirty and dark corners" Ville Savoye, ultramodern for the time, embodies this aesthetic: painted white, with no corners where dirt can nest, detached from the ground.

Terraces, balconies and flat roofs

These needs have translated into the basic principles of Modernism: the purity of the form, rigorous geometries, modern materials and the refusal of the ornament.
Terraces, balconies and flat roofs are common elements in modernist architecture, even in less suitable climates, such as in the Alvar Aalto Sanatorium in Finland, with sun terraces on each floor and a roof terrace;
Richard Neutra in his works brought sunlight and natural ventilation to every living space, in his projects we see very modern telescopic windows.

Easy to clean furnishings

Modernist furniture also reflected these concerns: the designers abolished carved wood and upholstery, a receptacle of dust, an enemy of hygiene to be eliminated at all costs, using instead washable materials in aerodynamic forms.
From the curved wood of Aalto, to the iconic steel tube furnishings by Marcel Breuer and Mies van der Rohe, light, easily movable, to clean underneath.

And today?

The COVID-19 pandemic is also generating new design theories.
Many architects are responding with the use of the technology already available, touchless technologies, such as voice activated lifts, light switches with presence sensor, access to hotel rooms controlled by smartphone or the use of plexiglass shields or antibacterial materials like copper alloys.

Escape from the city? Really?

Some architects foresee an "escape from the city" to go to take refuge in the countryside or in small villages, it doesn't seem very credible, in my experience the construction of the peripheral countries to the big cities or is
vernacular building, the result of the work of the "golden hands" bricklayer or is the building made of speculative subdivisions, micro-housing with the kitchenette, the garden corner, the corner-corner ...
between the two I wouldn't know which one guarantees the worst quality of life

Perhaps it would be more credible to do the opposite:
bring the countryside into the city, renovate the condominium terraces such as garden roofs, improve the visibility of the balconies, increase the trees, implement technologies for air changes, promote gentle mobility, allocate condominium spaces for smart working and smart learning to limit mass movements, a set of activities that could be carried out by private individuals on the impulse of the public which can be achieved in the medium to short term.
4 Maggio 2020 / / Architettura

terrazza appartamento

In questo periodo in cui siamo stati costretti a rivalutare il terrazzo, ma anche piacevolmente, per poter stare all’aperto, il progetto di Studio MODO Architettura fa al caso nostro.

Si tratta della A+V Family House che lo studio di progettazione toscano ha da poco concluso studiando la completa ristrutturazione di un edificio degli anni ‘30-’40 in centro Livorno.

soggiorno appartamento ristrutturato

Il punto focale di questo lavoro era quello di conservare e valorizzare alcuni delle particolarità ed elementi di alto pregio che già la residenza originaria possedeva rispondendo alle nuove esigenze della famiglia. In particolare alcuni pavimenti, i soffitti alti e un fantastico terrazzo sulla copertura che risultava faticosamente accessibile sono ora i dettagli retrò modernizzati che sono rimasti e caratterizzano la casa, perfezionati dove necessario.

cucina con vista zona pranzo

Il progetto di  Studio MODO Architettura

Studio MODO Architettura ha puntato sulla scala, completamente riprogettata, per riorganizzare gli spazi della casa. Così ha permesso di collegare i tre livelli della residenza sbarcando tramite un lunotto vetrato sulla terrazza ulteriormente allestita con una pergotenda bioclimatica. Lo spazio aperto quindi non mancava ed è stato potenziato al meglio ed ora il terrazzo è vivibile per più tempo con tutti i confort necessari.

All’ingresso dell’abitazione è stata ricavata una nuova saletta e una parete – armadio attrezzata completamente disegnata a misura mentre raggiungendo il piano primo poi si entra nel vero cuore della casa dove si sviluppa l’intera zona abitativa.

Fanno da protagonisti gli arredi, firmati da importanti aziende del mondo del design e illuminati da lampade mirate e architettoniche celate nel controsoffitto.

Alcuni brand? Caccaro per gli armadi, Mogg per la libreria, Saba invece il divano, Vibia e Flos le lampade e l’elenco non finisce qui.

camera da letto stile nordico

Gli spazi che una volta erano fittamente distinti ora lasciano vivere una casa aperta a flussi di movimento liberi e ambenti armoniosi e comunicanti come un ampio soggiorno, la cucina con isola e la zona pranzo. Anche i dettagli scelti hanno dei tocchi retrò come lo stile chiede giocando sui contrasti di forme vintage e colori chiari e scuri.

La zona notte a cui si accede da un corridoio diventa uno spazio raccolto e davvero intimo con camere e bagni ben suddivisi.

Articolo di Silvia Fabris

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30 Aprile 2020 / / Architettura

Il Compendio di San Silvestro, prima sede della Scuola Normale di Pisa, ospita oggi il NEST – National Enterprise for nanoScience and nanoTechnology. L’intervento di restauro è finalizzato da un lato alla conservazione della materia e dell’immagine, dall’altro all’adeguamento impiantistico e tecnologico del manufatto, con lo scopo di accogliere i nuovi laboratori scientifici. Un esempio di progettazione integrata in contesto storico reso possibile dalla metodologia BIM. La creazione di un modello AS BUILD, in collaborazione con l’impresa di costruzione, ha permesso l’ottimizzazione di tutte le fasi del progetto, dal rilevamento alla gestione delle attrezzature tecnologiche.

L’intervento di restauro, di efficientamento energetico e di miglioramento sismico mira alla riqualificazione degli ambienti interni, delle due corti interne e dei relativi prospetti lungo la strada. Il progetto nasce da una ricerca formale con la tradizione. Le notevoli dimensioni e la complessità dell’intervento hanno portato ad una programmazione delle operazioni suddivisa in lotti funzionali differenti, agevolando la gestione in fase di progettazione esecutiva. Per quanto riguarda il cortile d’ingresso, si è voluto mantenere un disegno che ricordasse la morfologia dell’hortus conclusus conventuale, dove si ha uno spazio protetto e delimitato dall’esterno dedicato all’atto della meditazione lasciando a una sistemazione più libera la seconda corte, dove si intende privilegiare una fruizione più libera attraverso l’utilizzo di forme semplici come cerchi, disposti in modo dinamico. Nonostante ciò, le due aree si legano tra loro attraverso lo stesso linguaggio compositivo.

Particolare attenzione è stata rivolta alla ricollocazione del vano scala, posizionato in un’area centrale per favorire una migliore accessibilità e fruibilità all’edificio. Si è deciso di avere la massima flessibilità d’uso all’interno degli ambienti dell’edificio, in modo che gli uffici possano diventare laboratori di nanotecnologia ad eccezione di quattro ambienti al primo piano adibiti esclusivamente a uffici per la presenza di soffitti voltati che impediscono il passaggio degli impianti stessi. La stecca che separa le due corti è stata pensata vetrata in modo da agevolare la funzione di accesso all’edificio e al corpo centrale.

https://atiproject.com/project/normale-school-complex/

PROGETTO: Scuola Normale Superiore
LUOGO: Pisa, Italia
TIPOLOGIA: Educazione
ANNO: 2013 – 2019
STATO: Completato
DIMENSIONI: 1.900 mq
DISCIPLINE: AR – ST – MEP

29 Aprile 2020 / / Architettura

Leggerezza nelle forme, grande utilizzo della luce naturale, dotazioni tecnologicamente avanzate: da qui parte la scuola del futuro. Le tendenze contemporanee ed i nuovi modelli educativi iniziano ormai a tracciare le linee di come si devono evolvere gli spazi dedicati all’istruzione ed alla didattica: gli istituti scolastici di oggi hanno ormai gli occhi aperti sul “domani” e su come i propri luoghi debbano assorbire concetti come quello di Community, trasformando i plessi in veri e propri Civic Center aperti non solo agli studenti ma a tutta la cittadinanza.

Al fine di raggiungere questi risultati, gli strumenti fondamentali a disposizione dei tecnici sono l’utilizzo di forme e colori accoglienti alla vista ed alla mente, l’organizzazione degli spazi a disposizione tenendo sempre conto della qualità e – soprattutto – della sicurezza, l’impiego di componenti tecnologicamente avanzate applicandole ai processi educativi nonché l’integrazione del verde e della natura all’interno dell’involucro architettonico; questi gli “ingredienti” da selezionare accuratamente e da dover utilizzare, infine, in un mix funzionale che trova la sua naturale espressione nel processo di genesi progettuale organica e partecipata anche da quella Community che diventa così parte attiva ed integrante dei nuovi modelli d’istruzione degli adulti del domani.

Un interessante case-study in grado di sintetizzare efficacemente questo pensiero è il nuovo plesso scolastico “Dino Compagni”: partendo dalla disponibilità e dalla collaborazione offerta dal Comune di Firenze, lo studio ATIProject ha avuto l’occasione di mettere in pratica il suddetto approccio progettuale immergendolo in un’ambiente BIM, grazie al quale è stato possibile avere costantemente il controllo della qualità complessiva e dell’integrazione delle diverse discipline tecniche necessarie per il raggiungimento dell’eccellenza richiesta da questa importante mission sociale.

Non solo tecnica, però. Nel caso del plesso “Dino Compagni” si sono rivelate fondamentali anche la passione e la consapevolezza (di tutti gli attori coinvolti) del ruolo che il progettista moderno dovrebbe avere all’interno della società civile, ovvero quello del “cittadino/a” e del “padre/madre” ancor prima che del “tecnico”: dopotutto, anche se i bambini di oggi saranno i cittadini del domani, il loro futuro inizia adesso ed è legato a doppio filo al contributo all’educazione che gli adulti sono in grado di fornire nel presente.

29 Aprile 2020 / / Architettura

Una ex cartiera vittoriana in rovina in un piccolo villaggio inglese, è stata ristrutturata conservando l’involucro e inserendovi all’interno un volume in stile contemporaneo.

cartiera vittoriana

L’antica cartiera fa parte di una proprietà che comprende una casa vittoriana iscritta nel registro degli edifici storici, con annessa una stalla in disuso. I tre edifici sono costruiti uno accanto all’altro, e la zona occupata dalla cartiera era ormai ridotta a un rudere. Il proprietario considerava la parte crollata un ostacolo all’allargamento dello spazio abitabile. In effetti le mura di mattoni rossi non offrivano, ad uno sguardo superficiale, alcuna possibilità di recupero, se non per creare un suggestivo giardino romantico.

cartiera vittoriana
Il volume dell’estensione tra la stalla e le rovine della cartiera

Dovete sapere che in Regno Unito la ristrutturazione degli edifici classificati è sottoposta a regole ferree, ed è obbligatorio ricorrere ad architetti, geometri e imprese specializzati e utilizzare materiali storici adeguati.

Il compito è spettato allo studio di architettura Will Gamble Architects, che ha realizzato un progetto e una ristrutturazione spettacolari per riportare alla vita questo suggestivo mucchio di rovine.

Il progetto della ex cartiera vittoriana

Per prima cosa i progettisti hanno proposto al proprietario di conservare le rovine, creando l’estensione all’interno dell’involucro di mattoni rossi pericolanti. Gli architetti hanno collocato due volumi leggeri tra la stalla e una parte della ex cartiera, conservandone le mura.

Qui si trovano il soggiorno e l’area pranzo, collegate con un open space al piano terra della ex stalla, dove si trova la cucina. La cucina, moderna e tutta nera, crea un armonico contrasto con le travi di legno scuro a vista del soffitto.

Dalla cucina si salgono alcuni gradini per accedere alla zona notte, collocata nella parte “nobile”, ovvero la villetta vittoriana. Un un intimo salottino con camino, con le travi originali a vista, le pareti dipinte nel classico verde inglese e i pavimenti in cotto originale segnano il passaggio allo stile tradizionale perfettamente conservato.

La stanza padronale, con sala da bagno e cabina armadio, si trova al primo piano, sopra la cucina, e si affaccia sul terrazzo e sui giardino di rovine. Il magnifico tetto a spiovente è stato lasciato a vista, con le travi in legno naturale a fare da contrasto alle pareti total White.

il corridoio che da accesso alla camera padronale
La camera padronale ricavata nella ex stalla

Il tetto di questa estensione è destinato ad un terrazzo, raggiungibile dal giardino con una scala in mattoni rossi, che riprendono gli originali. La parte più suggestiva è il giardino interno, su cui si affaccia l’open space attraverso grandi vetrate. Le pareti del rudere creano una specie di labirinto di stanze all’aperto, collegato tramite due scalini all’esteso prato all’inglese.

Il terrazzo sovrastante l’estensione e il giardino romantico tra le rovine

I materiali utilizzati per realizzare l’estensione moderna sono riciclati e recuperati in loco. Legno di rovere, rame e mattoni sono stati utilizzati all’esterno, mentre all’interno le mura sono passate a calce e i pavimenti sono in pietra e grès porcellanato.

pianta del progetto piano terra. Le parti in nero sono le nuove costruzioni
pianta del progetto primo piano. Le parti in nero sono le nuove costruzioni

Progetto: Will Gamble Architects

Visita le altre case della rubrica Home Tour

Crediti foto: http:John Dehlin


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27 Aprile 2020 / / Architettura

Il progetto muove dall’idea di scuola quale nuovo riferimento culturale per la città di Milano, nonché orientamento per l’edilizia scolastica del futuro. Gli spazi esterni assumono un ruolo chiave nel progetto, ora vero e proprio parco urbano, ora motore distributivo dei volumi; da qui la costante ricerca fra interno ed esterno. Gli spazi interni sono concepiti come ambiti polifunzionali e flessibili, diversificando così l’offerta didattica e garantendo l’accesso anche in orario extrascolastico. L’obiettivo è rendere la struttura un vero e proprio centro civico. L’edificio è stato progettato per raggiungere prestazioni energetiche elevate. L’utilizzo di legno e acciaio, inoltre, ha permesso di ridurre i tempi di costruzione.

Il progetto è improntato sulla creazione di spazi comuni che favoriscano l’aggregazione e le relazioni mentre i moduli aula flessibili soddisfino la necessità degli insegnanti di avere una molteplicità di soluzioni didattiche.

Altro punto di forza progettuale è stata la ricerca di un inserimento organico della scuola nel contesto insediativo: il progetto del parco integra verde ed arredo con aree dedicate ad attività ludiche e ricreative grazie alla presenza di orti didattici, di un giardino d’inverno ed un parco musicale a supporto delle attività scolastiche e interdisciplinari.

Il complesso accoglierà non solo i nuovi spazi didattici ma anche un auditorium, una palestra ed una biblioteca condivisi con la cittadinanza: la scuola diventerà cosi un vero e proprio centro civico stabilendo una forte connessione con il quartiere e la città.

Secondo le richieste di progetto e le direttive del Piano Nazionale del MIUR in merito alla Scuola Digitale nella nuova scuola saranno messe in pratica nuove modalità didattiche improntate all’utilizzo di sistemi tecnologici avanzati che prevedono l’adozione di contenuti digitali, condivisi e informatizzati.
L’attenzione alla sostenibilità nello sviluppo del progetto si è tradotta in una particolare cura nella scelta di materiali di qualità e il cui processo di produzione risponda a criteri di ecocompatibilità sia nella natura intrinseca del materiale base che, in alcuni casi, del processo produttivo di realizzazione. Oltre al pregio estetico e alla funzionalità ha costituito criterio di scelta la possibilità di ottenere, da parte del produttore, certificati di ecocompatibilità rilasciati da enti certificatori riconosciuti.

Grazie alle strategie passive messe in atto nello sviluppo del progetto architettonico l’edificio raggiunge le massime prestazioni energetiche, in particolar modo risulta ridotto il carico per il riscaldamento degli ambienti anche grazie alla produzione di energia mediante fonti rinnovabili.

< href=”https://atiproject.com/project/brocchi-school-complex/”>https://atiproject.com/project/brocchi-school-complex/

PROGETTO: Polo Scolastico Brocchi
LUOGO: Milano, Italia
TIPOLOGIA: Educazione
ANNO: 2016
STATO: In Costruzione
DIMENSIONI: 6.400 mq
DISCIPLINE: AR – ST – MEP
MEDIA: https://youtu.be/cizfsGGRRkI