8 Giugno 2019 / / Architettura

Casale Country Chic alle Baleari

Con l’avvicinarsi delle belle giornate, arriva il tempo per occuparsi della casa di vacanza. Se non ne abbiamo una, possiamo almeno sognare di averla e di arredarla! Oggi viaggiamo fino alle Baleari, le fantastiche isole spagnole, per visitare insieme questa splendida villa in pietra in stile country chic, sulle colline di Maiorca.

L’architetto ha lavorato con il team di interior design per fondere le influenze del Mediterraneo con il tradizionale arredamento spagnolo, pur rimanendo nella contemporaneità. Il risultato è una casa vacanza Country chic confortevole e rassicurante, oltre che estremamente funzionale.

Per ragioni strutturali e normative, sono state fatte solo lievi modifiche alla distribuzione interna: al piano terra troviamo soggiorno, cucina, studio e bagno; al primo piano abbiamo quattro camere da letto. È in quest’ultima parte che ha avuto luogo la più grande trasformazione: ogni camera è stata dotata di un moderno bagno privato, per la comodità di tutta la famiglia.

Per il resto, gli elementi architettonici che erano in buone condizioni sono stati conservati e per quelli in cui è stato necessario intervenire, sono stati usati materiali tradizionali della zona. La presenza della pietra in ogni stanza conferisce a questo casale l’atmosfera rustica perfetta, pur mantenendo tutti i comfort moderni.

L’interior designer ha ricercato un mix di stili tra contemporanei, rustici, industriali e mediterranei attraverso mobili moderni e lineari, abbinati ad altri più tradizionali e vintage. Come ad esempio, le sedie Tolix di stile industriale che accompagnano un tavolo in legno dall’aspetto vissuto.

Dai un’occhiata a tutta la casa…

Casale Country Chic alle Baleari

Casale Country Chic alle Baleari

Casale Country Chic alle Baleari

Casale Country Chic alle Baleari

Casale Country Chic alle Baleari

Casale Country Chic alle Baleari

Casale Country Chic alle Baleari

Casale Country Chic alle Baleari

Fonte: nuevo estilo

Anna e Marco – CASE E INTERNI

7 Giugno 2019 / / Architettura

Volete illuminare in maniera perfetta il giardino della vostra casa con i faretti a led?

Ecco alcune soluzioni che vi permetteranno di ottenere un risultato finale perfetto grazie al quale la zona esterna potrà essere vista come ordinata ed accogliente sotto ogni aspetto.

La scelta del faretto

Per prima cosa si deve pensare ai tipi di faretti led che si intende porre nel giardino. Si possono scegliere tra modelli che sfruttano l’energia solare e che si attivano solo quando vi sono condizioni di luminosità scarse, oppure quelli classici, che sfruttano la corrente e che hanno un potere luminoso leggermente superiore.

Se nel primo caso non si avrà alcun problema per quanto riguarda i collegamenti, nel secondo ricordate sempre di porre i faretti in prossimità di una presa di corrente, in maniera tale che si possa avere l’occasione di sfruttarli senza alcuna difficoltà.

Inoltre sono presenti anche diverse varianti come i faretti a incasso oppure quelli che devono essere posti direttamente nel terreno tramite l’asta: scegliete quindi il tipo di modello in base alle dimensioni del giardino e soprattutto optando per la soluzione che permetterà di illuminare correttamente ogni singola area dello stesso, senza rischiare di lasciare zone buie poco piacevoli da vedere.

 

I faretti da incasso e la loro posizione

Qualora si decida di utilizzare i faretti a incasso, si dovrà fare in modo che questi vengano posizionati in modo che tutto il giardino possa essere illuminato correttamente e in modo omogeneo, a meno che non scegliamo un’illuminazione più decorativa e scenografica che metta in risalto alcuni angoli in particolare.

In questo caso è consigliato un faretto led che sfrutta la luce solare, affinché si possa avere la certezza che lo stesso non sia sinonimo di collegamenti con i cavi in zone dove è presente l’acqua, cosa che durante l’irrigazione potrebbe comportare un corto circuito e costringervi a svolgere dei lavori sull’impianto elettrico.

Sul fronte posizione, dovrete semplicemente vedere quanta zona del giardino viene illuminata dal faretto led che si è scelto. Grazie a questo particolare dato potrete avere la sicurezza di acquistare sia il numero corretto di strumenti, sia scegliere con maggior cura e precisione la posizione degli stessi, senza rischiare di creare situazioni poco piacevoli da dover fronteggiare.

I faretti led da inserire nel terreno

Una buona varietà di faretti led per illuminare il giardino sono quelli predisposti per il montaggio di un’asta.

In questo caso si potranno avere due vantaggi: il primo consiste nel fatto che sarà necessario solo piantare il faretto sul terreno evitando lunghi e complessi lavori, mentre il secondo permette di sfruttare il collegamento del faretto alla rete elettrica ed evitare che l’acqua colpisca i fili, dato che questi saranno ben visibili e staccati dal terreno.

Anche in questa circostanza si deve prendere in considerazione un dettaglio molto importante, ovvero la posizione dei faretti led.

Controllate con un elemento campione quanta porzione del giardino si riesce ad illuminare, in maniera tale che si possa capire effettivamente quanti strumenti sono necessari per avere un corretto livello d’illuminazione nello stesso giardino, dettaglio fondamentale che non si deve assolutamente ignorare.

Sul fronte dell’installazione, si dovrà semplicemente creare un fosso profondo il tanto che si reputa necessario, ovvero fino a far arrivare il faretto all’altezza di  gradimento: bloccare per bene l’asta e coprire il fosso, in modo tale che il faretto possa essere correttamente bloccato e il vento e altri fattori climatici non siano sinonimo di potenziali complicazioni e situazioni poco piacevoli da dover fronteggiare.

 

L’articolo Come illuminare un giardino con faretti a led proviene da Architettura e design a Roma.

5 Giugno 2019 / / ArchitettaMI

Oggi vorrei affrontare con voi un argomento tecnico, ma direi essenziale quando si è in procinto di costruire o ristrutturare la propria abitazione.

Lo so che quando si tocca questo argomento la vostra mente va alle soluzioni decor e al design, ma prima di scegliere le finiture, i colori e i materiali bisogna pensare agli impianti, il sistema “arterioso” del sistema casa.

Per questo oggi mi soffermerò sull’impianto elettrico e più precisamente sul sistema domotico, in continua evoluzione e in grado di fornirci dei plus che possono migliorare la qualità della vita indoor.

Analizziamo innanzitutto cos’è la Domotica:

La domotica è una disciplina che si occupa di studiare quelle tecnologie volte a perfezionare la qualità della vita in casa.

Perché bisognerebbe puntare su questa nuova tecnologia:

Essa, mettendo in contatto tutto ciò che risponde a livello elettronico:

  •  ottimizza i consumi;
  • aumenta il controllo e la sicurezza;
  • semplifica la vita producendo un maggiore comfort;
  • agevola  l’installazione e la gestione dell’impianto.

 

A differenza di un impianto tradizionale, in cui normali comandi (interruttori, regolatori etc.) non sono incapaci di interagire tra loro, il sistema domotico consente di realizzare la gestione coordinata di tutti i dispositivi.

 

Quali sono i vantaggi:

I vantaggi del vivere in una smart home vanno ben oltre quelli di un impianto tradizionale perché con un solo comando ci permette di:

  •  accendere contemporaneamente tutte le luci,
  • aprire porte e tapparelle,
  • pianificare sistemi di irrigazione automatica esterni o su balcone,
  • gestire l’impianto climatico,
  • governare i sistemi di comunicazione e sistemi di sicurezza.

 

Il tutto da remoto attraverso smartphone, tablet o pc.

Gestire le cose in modo più semplice è un grosso aiuto, risparmiare in bolletta poi è sicuramente un aspetto che interessa tutti e se mentre lo fai aiuti anche l’ambiente è sicuramente il massimo.

Ma non è da sottovalutare neanche l’aspetto sulla sicurezza. Ad esempio pensiamo ai videocitofoni. I modelli tradizionali ci permettono di vedere semplicemente  la persona che sta suonando al nostro portone.

I videocitofoni oggi in commercio, ad esempio i videocitofoni wireless di Bticino, possono invece gestire:

  • la chiamata anche quando non siamo in casa con un sistema di segreteria, quindi la persona che citofona ascolta il messaggio che abbiamo precedentemente registrato e lascia la sua comunicazione. Noi successivamente controlliamo chi ci ha cercati e ascoltiamo il motivo per cui era passato a trovarci.
  • tramite l’app possiamo aprire il portone senza dover interrompere quello che stiamo facendo;
  • abbiamo la facoltà di controllare le telecamere, anche tutte contemporaneamente per sorvegliare ad esempio la nostra villetta.

 

E tutto questo non solo dal nostro appartamento, ma soprattutto dal cellulare. Quindi possiamo essere in quel momento dall’altra parte del mondo e avere comunque sotto controllo la nostra casa.

Direi che la domotica ci sta veramente cambiando la vita e decisamente in meglio, non vedo quindi punti a sfavore. Certamente è più caro di un sistema tradizionale, ma se mettiamo insieme tutti i benefici direi che è decisamente vantaggioso.

 

5 Giugno 2019 / / Architettura

Uno specchio d’acqua in cui immergersi ogni volta che lo si desidera per rilassarsi, per trovare refrigerio o per fare sport. Un tempo privilegio di pochi, la piscina si trasforma da sogno a realtà. Vi spieghiamo come.

Da sempre desiderio di chi possiede uno spazio adeguato, la piscina in giardino oggi è diventata un sogno raggiungibile per molti. Grazie infatti ai nuovi sistemi di fabbricazione proposti dal mercato, i costi si sono notevolmente abbassati, permettendo a chiunque di realizzare un impianto privato. Inoltre la piscina rappresenta anche un’opportunità per aumentare il valore del proprio immobile.

Un ultimo elemento che ha sicuramente incentivato la voglia di piscina è rappresentato dalle temperature che negli ultimi anni hanno raggiunto valori più alti del normale. Quindi sempre più persone optano per creare un luogo di refrigerio nella propria abitazione, dove potersi rilassare in totale privacy senza essere costretti a weekend fuori porta.

Progetto piscina

Il primo passo per realizzare una piscina in giardino è quello di valutare l’utilizzo che se ne vorrà fare, aspetto che condiziona forma, dimensioni e posizione, e il luogo dove la vasca verrà realizzata. Quest’ultimo rappresenta infatti un elemento importante su cui riflettere: se il terreno prescelto è sottoposto a vincoli geologici o urbanistici,oppure è destinato a usi agricoli, sarebbe addirittura vietato costruire una piscina. E’ bene quindi rivolgersi sempre al proprio Comune di  residenza per conoscere eventuali vincoli o regolamenti .

Detto questo si può procedere a delineare la nostra piscina valutando lo spazio a disposizione, la posizione della casa e la presenza di eventuali alberi o siepi. La cosa più importante è che la piscina riesca ad integrarsi con l’ambiente circostante, e che la sua posizione venga studiata nei minimi dettagli. Se, per ragioni climatiche la piscina potrà essere utilizzata per pochi mesi all’anno è sconsigliabile costruirla in una posizione visibile dalla casa. Una piscina vuota per 8/9 mesi all’anno non è certo esteticamente piacevole e può togliere parte del fascino al giardino. In questo caso, infatti,  è bene sfruttare i dislivelli naturali del terreno per evitare lo sguardo sull’impianto.

Oltre a ciò è bene pensare al personale utilizzo della piscina. Se, per esempio, verrà utilizzata dai bambini è meglio realizzarla vicino all’abitazione, per avere un controllo costante da parte di un adulto.

Un altro fattore che incide sulla scelta della posizione  è l’esposizione al sole: sfruttando le risorse energetiche naturali, si potrà innalzare la temperatura dell’acqua fino a 5/6 gradi. Sempre a questo proposito bisognerà valutare anche le ombre, proiettate dalla casa o da piante ad alto fusto per decidere dove creare uno spazio ombreggiato. Generalmente vicino al solarium.

Dimensioni

La cosa principale da considerare è lo spazio a disposizione: se si ha un immenso giardino, la piscina dovrebbe avere delle dimensioni notevoli  per  non sfigurare. Le dimensioni considerate ideali per un impianto privato sono di 5×10 o, meglio ancora, 6×12. Se amate praticare tuffi ricordatevi che nella zona a essi dedicata la profondità dovrà essere di almeno 3 metri, mentre per i tuffi dal bordo della vasca la profondità minima è di 2/2,25 metri.

Una forma classica o creativa?

Le attuali tecnologie permettono di realizzare qualsiasi forma vogliate. Attenzione però ai costi: più ci si allontana dalla classica forma rettangolare e più questi lieviteranno. Inoltre le forme geometriche e regolari sono quelle che stancano meno e permettono una manutenzione più semplice. Le piscine in cemento armato sono quelle che permettono una maggiore libertà espressiva. Questa tecnica di costruzione tradizionale garantisce una durata e una stabilità maggiori, ma è anche la più costosa e i tempi di realizzazione sono più lunghi.

Come soluzioni alternative esistono le vasche in cemento armato prefabbricato con ottime doti di resistenza  e costi di costruzione simili a quelli degli altri modelli prefabbricati. Un’ulteriore alternativa  è quella delle vasche monoblocco in vetroresina: un materiale resistente e impermeabile, realizzato con poliesteri stratificati e armati con fibre di vetro. Il montaggio è veloce, avviene a secco e si conclude in pochi giorni. Infine esistono anche vasche a tecnologia mista, che abbiano cioè il fondo in calcestruzzo armato a pareti costituite da elementi modulari prefabbricati  realizzati in diversi materiali.

Piscine fuoriterra smontabili e fuoriterra interrate

Una soluzione economica è rappresentata dalle piscine fuoriterra che vengono spesso utilizzate per la loro facilità di essere smontate e traslocate, nel caso in cui l’abitazione non sia di proprietà. Si installano velocemente e non richiedono interventi particolari sul terreno.

L’impatto estetico di una piscina fuoriterra è sicuramente inferiore rispetto a quello di una interrata. Per questo, a volte, possono essere interrate, previo scavo e drenaggio del terreno. Ovviamente, in questo caso, il costo sarà maggiore.

Ma quanto costa una piscina?

I costi di realizzazione sono molto vari perché dipendono dalla tipologia, dalle dimensioni e dal produttore e così via.  In linea di massima si può dire che realizzare una piscina interrata in cemento armato (fra materiali, opere murarie e di scavo, installazione) può avere un costo compreso tra 13.000,00 € e 20.000,00 €.

Per l’acquisto e l’installazione di una piscina interrata prefabbricata in vetroresina, come riferimento si può dire che la spesa si aggira intorno ai 16.000,00 € – 18.000,00 €.

Il costo delle piscine fuoriterra dipende dal materiale con cui sono realizzate, dalla dimensione e dall’azienda produttrice. Indicativamente, per una piscina fuori terra in PVC di 12 mq, il costo va da 400,00€ a 1800,00€; una vasca fuoriterra in acciaio di 24 mq può costare dai 900,00 € fino a 6.000,00 €; per una piscina fuori terra in legno di 50 mq si va da una spesa di circa 1.750,00 € fino a 15.000,00 €.

Costi di manutenzione 

Una piscina di medie dimensioni (6×12 m) costa, in linea di massima, tra i 1.200 e i 1.500 euro all’anno e comprende  il consumo dell’acqua, dell’energia elettrica, il gasolio per il riscaldamento, i prodotti chimici, le spese di manutenzione dell’impianto e polizza assicurativa, non obbligatoria ma raccomandata.

 

 

L’articolo La piscina in giardino, da sogno a realtà proviene da Dettagli Home Decor.

4 Giugno 2019 / / Architettura

L’illuminazione nelle micro case è uno dei punti cruciali da progettare con cura, per avere spazi definiti e correttamente illuminati.


Le case piccole e micro sono un vero e proprio trend in tutto il mondo. Vengono scelte da tantissime persone a discapito di case ben più grandi per tanti fattori: il risparmio economico ed ecologico, liberarsi del superfluo per godere di ciò che è realmente importante.

E’ vero anche che per molti una scelta del genere implica un gran senso del sacrificio: meno spazio per l’individualità e per tutto quello che non è necessario alla sopravvivenza. Si tratta di un vero e proprio cambio di mentalità in fin dei conti.

Ma come è possibile vivere senza sentire la mancanze dei metri quadri in più? Stando davvero attenti alla progettazione degli spazi, facendo scelte ragionate e consapevoli. La prima fra tutte è l’illuminazione.

Molto spesso è lasciata al caso e si creano spazi che hanno troppa o troppo poca luce. Affrontiamo l’argomento con Anna ed Elena dello studio Oz Interiors, che tra le altre loro competenze, vantano una grande preparazione in campo illuminotecnico.

Illuminazione nelle micro case: camera da letto con vista del letto e del comodino e di due lampade a sospensione a forma di ananas
Oz Interiors

L’illuminazione nelle micro case: i consigli di Oz Interiors

Benvenute sul mio blog ad Anna ed Elena! Cominciamo!

In case piccole (tra 40 e 50 mq) che hanno tutti gli ambienti in comune, come si possono differenziare le aree utilizzando l’illuminazione? Che tipi di luci consigliate per ingresso, soggiorno/cucina e camera quando tutti gli ambienti sono comunicanti?

Nelle case piccole usare l’illuminazione per differenziare le aree è una idea vincente. Ogni attività svolta in casa deve avere la luce dedicata. In camera, vicino al letto ad esempio, scegliete una luce rilassante che sia anche dimmerabile. Per la cucina invece optate per una luce abbondante di colore tiepido, cosi da evidenziare gli alimenti e stuzzicare l’appetito. Per la scrivania l’illuminazione deve essere funzionale, quindi scegliete una lampada da tavolo che sia potente e direzionabile. Oltre alle luci puntuali, è necessario avere una luce di fondo che unisca tutte le zone dell’appartamento.

Come create coesione nell’ambiente quando scegliete le luci? Luci tutte uguali nello stile o che abbiano qualcosa in comune e qualcosa di differente?

È meglio scegliere tutti i faretti dello stesso tipo: da incasso o montati al soffitto; della stessa sagoma: rettangolari o rotondi; dello stesso colore…

Quando consigliate l’uso di luci calde e quando l’uso di quelle fredde?

Per gli appartamenti in generale consigliamo la luce calda. Anzi, in tanti casi mettiamo la luce alogena perché la qualità di luce si avvicina maggiormente a quella del sole. Di conseguenza permette di rilassarsi meglio. E la nostra idea principale è che la casa migliore è dove ci si riposa mentalmente e fisicamente.

Creare enfasi in una certa parte di una piccola casa può essere una buona soluzione per dare maggior carattere?

Si, deve essere sempre il punto focale dell’appartamento. E lo potete vedere perfettamente in tutti i nostri lavori. Le case piccole spesso sono case temporanee e quindi quale posto migliore per sperimentare se non in questi alloggi?

Illuminazione nelle micro case: sala da pranzo e cucina di una piccola casa nei toni del rosa e dell'oro
Oz Interiors
Pronto a diventare un esperto dell’interior design?

Rispettiamo la tua privacy.

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4 Giugno 2019 / / Architettura

Questo loft misura quasi 125 m2 e si trova a Berlino, in zona centrale.
Il layout dell’appartamento è stato ripensato e la zona giorno è stata suddivisa in tre grandi ambienti, molto luminosi, dove il nucleo centrale è costituito dalla cucina.
La vecchia muratura è stata restaurata e riportata a vista, come le colonne in ghisa, ripristinate; si è scelto un pavimento in parquet in un colore molto naturale che con il bianco assoluto delle pareti contrasta con il mood industriale dell’appartamento.

An industrial style interior in Berlin

This loft measures almost 125 m2 and is located in the central Berlin area.
The layout of the apartment has been redesigned and the living area has been divided into three large, very bright rooms, where the central core is the kitchen.
The old masonry has been restored and restored, like the cast-iron columns, restored; we chose a parquet floor in a very natural color that with the absolute white of the walls contrasts with the industrial mood of the apartment.

Via

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CAFElab | studio di architettura

4 Giugno 2019 / / Architettura

terrazza sul tetto appartamento a Madrid

Il brand di appartamenti del Gruppo Room Mate introduce due nuove proprietà nel cuore della capitale spagnola: BE MATE MAD MT7 e BE MATE MAD BG32.

Be Mate, l’innovativo brand di appartamenti del Gruppo Room Mate, accoglie nel suo portfolio due nuove strutture a gestione completa. Grazie a queste nuove aperture, l’azienda gestisce attualmente un totale di tre interi edifici nella capitale della Spagna.

Room Mate Group, che ha rivoluzionato l’industria del turismo in qualità di primi albergatori ad essersi immersi nel business degli appartamenti, sta ora concentrando i piani di espansione di Be Mate sugli edifici che il brand può gestire in esclusiva. Questa strategia permette all’azienda di rafforzare la mission di Be Mate: combinare la libertà di un appartamento con i servizi e gli standard di qualità di un hotel.

Vediamo nel dettaglio i due nuovi appartamenti.

BE MATE MAD MT7 si trova a un passo dalla Gran Via, cuore pulsante di Madrid. Composto da 8 esclusivi appartamenti, l’edificio vanta un design straordinario creato dal rinomato studio di architettura spagnolo Studio 24, che ha saputo creare il perfetto connubio tra minimalismo ed eleganza, utilizzando materiali pregiati e un’intensa tavolozza di colori. Dettagli unici caratterizzano la struttura, come lo spettacolare rooftop e lo splendido giardino verticale che diventerà sicuramente il luogo perfetto per rilassarsi nel cuore di Madrid.

BE MATE MAD BG32, situato nel tradizionale quartiere di Chamberi, dispone di 18 appartamenti completamente rinnovati, creati dall’acclamato interior designer Luis García Fraile. Spazi unici con personalità diverse sono alla base degli ambienti: dal classico al sobrio, dal bohémien al romantico, tutti gli appartamenti hanno una decorazione creativa e originale realizzata con materiali di alta qualità. Non da ultimo, l’edificio presenta un incredibile rooftop con vista mozzafiato sullo skyline di Madrid, e un’area co-living.

Kike Sarasola, Presidente di Room Mate Group commenta così: “Sono orgoglioso dell’arrivo di BE MATE MAD MT7 e BE MATE MAD BG32. Be Mate nasce dall’essere non convenzionali, dal desiderio di metterci costantemente alla prova. Le persone sono il nostro focus principale e sono loro che hanno portato alla creazione di Be Mate. Attualmente disponiamo di tre palazzi condominiali a gestione completa a Madrid a cui si aggiungeranno numerosi nuovi opening che lanceremo nei prossimi mesi in tutto il mondo” .

Entrambi gli edifici sono stati pensati per accogliere una clientela corporate, offrendo a tutti quei viaggiatori d’affari che visitano Madrid la miglior location, un design straordinario e i servizi unici offerti dal brand di appartamenti del gruppo Room Mate.

Le due nuove aperture sono solo l’inizio della crescita di Be Mate nella gestione completa, con 13 nuove strutture che inaugureranno nei prossimi 18 mesi in destinazioni internazionali tra cui Mexico City, Milano, Venezia, Barcellona, Siviglia, Malaga e le isole Canarie.

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3 Giugno 2019 / / Architettura

Questo mese con la rubrica “In vacanza con l’Architettura”, rimango a casa mia Torino e vi parlo dell’architettura dell’Hotel NH Collection.

L’Hotel NH Collection si trova in piazza Carlo Emanuele II, Per tutti torinesi Piazza Carlina. Questo edificio è tra gli edifici storici di Torino che sono stati ristrutturati e riportati ad una nuova vita e tanti lo ricordano come casa Gramsci oppure NH Carlina.

La storia

Questo edificio nasce nel 600 come un Albergo di virtù e intorno alla fine dell’ottocento perse la sua funzione di Albergo di virtù poi nel 1902 venne venduto all’imprenditore Augusto Segre che lo adibisce a casa da reddito. proprio in questo periodo il celebre Antonio Gramsci venne ad abitarci e cosi l’edifico inizia ad essere famoso come casa Gramsci. Dopo la guerra mondiale venne ceduto alla comunità ebraica e nel 1980 ceduto alla città di Torino divenendo casa popolare. dopodiché, nel fine anni 90 venne completamente abbandonato. Infine, negli anni 2000 l’edificio venne riqualificato e ristrutturato completamente grazie alla società spagnola di Hotel NH che comprò l’edificio.

Il progetto dell’Hotel NH Collection Torino

Il progetto di ristrutturazione dell’Hotel NH Collection Torino è basato su due concetti, La caratteristica barocca del isolato e la transizione moderna della città. Insieme a questi due concetti il rapporto che dovrebbe avere il contesto urbano e i cittadini. Il cuore del progetto è il cortile interno. In particolare, sui portici del cortile sono state inserite due strutture in acciaio dotate di tende a rullo che vengono azionate per proteggere l’interno dal calore estivo. Invece, sotto i portici, ci sono i tavoli per la colazione degli ospito e il cortile può essere utilizzato per le feste e ricevimenti.

Hotel NH Collection TorinoHotel NH Collection Torino

Mentre, all’interno dell’Hotel NH Collection Torino, sono stati recuperati tutti gli elementi originali, come lo scalone di origine ottocentesca e le sue bellissime ringhiere in ferro battuto. L’arredamento e le camere sono dello stile minimale e all’ultimo piano c’è un terrazzo con una vista mozzafiato sulla cupola della Mole Antonelliana. Inoltre, sul terrazzo ci sono dei piccoli orti dove coltivano le piante aromatiche.

Hotel NH Collection TorinoHotel NH Collection Torino

photo_2019-06-02_20-50-06Hotel NH Collection Torinophoto_2019-06-02_20-49-25

Infine, al piano terra c’era, già dall’origine, una cappella che è stata sconsacrata con la ristrutturazione e ora si utilizza come sala conferenze. La particolarità di questa sala è il suo pavimento in mosaico.

Hotel NH Collection Torino

Se vieni a visitare Torino e vuoi soggiornare in un posto particolare e pieno di storia e con la sua architettura affascinante vai su TripAdvisor e controlla le disponibilità delle camere. Le foto in questo articolo sono state fatte da me in occasione di Open House Torino 2018.


Volo in ritardo o cancellato

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PHOTOCREDITS: SAIDEH SHIRANGI, DESIGN UR LIFE BLOG, ©2019

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2 Giugno 2019 / / Architettura

Linee pulite e geometrie semplici ma moderne caratterizzano la casa della Roccia, disegnata da Christian Sintes di LUV Architecture & Design sulle scogliere dell’Algarve in Portogallo.
I proprietari infatti volevano una casa che desse dato l’impressione di essere sempre stata lì, nata e cresciuta sulle scogliere di un ocra rossastra dell’Algarve, di fronte all’Atlantico.

The Rock House in Portugal

Clean lines and simple but modern geometries characterize the house of the Rock, designed by Christian Sintes of LUV Architecture & Design on the Algarve cliffs in Portugal.
The owners actually wanted a house that gave the impression of having always been there, born and raised on the cliffs of a reddish ocher in the Algarve, facing the Atlantic.

Via

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CAFElab | studio di architettura

31 Maggio 2019 / / +deco

Seguo Vito Nesta da qualche anno ed il suo mondo, attraverso la sua creatività, mi è diventato familiare.

E’ un mondo familiare ed esotico, il chiaro risultato di numerosi stimoli.

Nato in Puglia, laurato a Firenze e adottato da Milano, Vito Nesta è un viaggiatore insaziabile, una di quelle persone che vive il concetto di viaggiare e per cui viaggiare significa esplorare. Può trovare ispirazione in viaggi lontani o anche solo vagando per le strade della città in cui vive: il segreto è voler scoprire nuove cose, a curiosità ti porterà a trovare qualcosa di magico anche dietro l’angolo.

Gli ho fatto una piccola intervista e Vito, come sempre, è stato un gentleman.

Nei tuoi design si rispecchiano le molteplici ispirazioni che accumuli
viaggiando e un’immaginario esotico che spazia nel tempo. Hai un archivio di immagini ed oggetti, libri o altro che fungono da ispirazione?

Ho un grande archivio fatto di materiali che provengono da tutti i viaggi che faccio. Mi piace tanto girare per mercati, mercatini, perdermi per le strade di una città che non conosco e spesso mi imbatto in vecchi rigattieri, vecchie librerie e li, forse le attiro, trovo sempre delle cose meravigliose. Frequento molto anche le aste dove acquisto antiche incisioni, libri e tutto quello che mi colpisce.
Tutto poi può diventare fonte di ispirazione, ad esempio una mia collezione di piatti Natsumi per il mio brand Grand Tour, sono una mia reinterpretazione dei decori delle ante di un vecchio armadio.

A quale, fra i tuoi design e progetti, sei più affezionato e perché?
Sono affezionato, più o meno a tutti i miei progetti perché ognuno di questi ha da raccontare una storia, la mia e quella del progetto stesso. Alcuni però mi hanno dato maggior soddisfazione e ci sono più affezionato. Di solito però sono più legato agli ultimi progetti perché, come quando nasce un bambino, hanno bisogno di più attenzioni.

Nella tua recente mostra “Musica da Viaggio. Vito Nesta nelle stanze di Giuseppe Verdi”  curata da Annalisa Rosso e sponsorizzata da Bonaudo, presso le meravigliose stanze di Giuseppe Verdi del Grand Hotel et de Milan, hai dato nuovamente prova della tua raffinata sensibilità cromatica. Come è nata l’idea di queste installazioni site-specific? 
Dopo aver visitato per la prima volta il Grand Hotel e la sala Verdi, due anni fa circa, mi sono follemente innamorato di quel luogo. Mi sono promesso che se avessi dovuto presentare la mia prima mostra personale sarebbe dovuto accadere lì e solo lì. Il Grand Hotel è un luogo denso di storia, ricco di avvenimenti carichi di significato che hanno segnato i suoi oltre centocinquanta anni di esistenza; ci son passate tantissime personalità ed ognuno di loro ha lasciato una traccia. Con “Musica da Viaggio” ho cercato di raccontarne alcune, ad esempio con la collezione di piatti Grand Hotel de Milan che raccontano Milano attraverso la mia reinterpretazione di materiali storici sulla città di Milano che si trovano in giro per le stanze dell’Hotel oppure con due vasi canopi realizzati da Ceramiche Gatti che riprendono due statue iconiche dell’Hotel, una dedicata all’abolizione della schiavitù in Brasile e l’altra un moro che tiene una grande lanterna.Il tutto è stato poi contornato da un’installazione in scala architettonica, utilizzando le pelli in una gamma di colori eleborate ad hoc, prodotte da Bonaudo, azienda leather nella realizzazione di pelli di alta qualità che ha sponsorizzato l’intero progetto.

Musica da Viaggio”ha restituito un pezzo di storia della città senza relegarlo alla musealità ma anzi offrendo una nuova visione.

Che consiglio daresti ai nuovi designer?
Il consiglio che darei ai nuovi designer è quello di avere tanta pazienza e perseveranza. Questo lavoro è diventato tanto, molto difficile e non è semplice raggiungere dei risultati nell’immediato. L’importante è porsi degli obbiettivi e perseguirli difendendo il proprio sogno.

The Enchanted Mountain collection for Imarika
Ike and Koi carpets
Corteo for Les Ottomans
Esotica for F.lli Majello
La mostra “Musica da Viaggio. Vito Nesta nelle stanze di Giuseppe Verdi” al Grand Hotel et de Milan (fotografia di Gaetano del Mauro).
La mostra “Musica da Viaggio. Vito Nesta nelle stanze di Giuseppe Verdi” al Grand Hotel et de Milan (fotografia di Gaetano del Mauro).
Vito Nesta nelle stanze del Grand Hotel et de Milan (fotografia di Gaetano del Mauro).

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