C’è una città nel mondo che, ogni giugno, smette di essere semplicemente una capitale e diventa qualcosa di più: un manifesto vivente del design contemporaneo. Quella città è Copenhagen, e l’occasione è il 3daysofdesign 2026, il festival internazionale che dal 10 al 12 giugno trasformerà strade, cortili, canali e showroom della capitale danese in un’unica, immersiva conversazione sul progetto e sul suo significato più profondo.
Il tema: Make This Moment Matter
Se c’è una parola che attraversa ogni angolo dell’edizione 2026, è presenza. Il tema scelto dagli organizzatori — “Make This Moment Matter”, ovvero “Rendi significativo questo momento” — non è uno slogan vuoto, ma una dichiarazione d’intenti. In un panorama culturale che oscilla costantemente tra nostalgia del passato e proiezioni verso il futuro, 3daysofdesign sceglie il presente come unico terreno fertile per l’azione progettuale.
“Un progetto senza scopo è statico, si limita a occupare uno spazio” recita il manifesto del festival. “Ma un progetto intriso di significato ed emozione avrà importanza.” È un invito a scegliere materiali rispettosi del pianeta, a progettare interni che migliorino il benessere, a costruire comunità che promuovano un senso di appartenenza. Parole che, nell’attuale dibattito sul design responsabile, suonano come un programma urgente e necessario.
A dare forma visiva al tema è lo studio On Display, collettivo multidisciplinare fondato da Anders Gerning, Marie Heissel e Tor S. Johannesen. La loro opera 2026 è un collage poetico: un giglio nero in un vaso sovrapposto a un Origami Teller — quell’oggetto di carta con risposte nascoste all’interno che tutti abbiamo piegato da bambini. Immobilità e movimento, realtà e riflessione, il momento sospeso tra ciò che è stato e ciò che verrà.
8 distretti per 8 storie di Copenhagen
Uno degli elementi più distintivi di 3daysofdesign è la sua capacità di usare la città come scenografia. Quest’anno il festival si articola in 8 Design District, ciascuno con una propria identità storica e culturale, trasformando Copenhagen in un museo a cielo aperto dove il design dialoga con l’architettura, la memoria e la vita quotidiana.
Si va dall’industriale Nordhavn — ex porto trasformato in modello di “città dei cinque minuti” — alla barocca Frederiksstaden, con i suoi palazzi rococò intatti, testimoni silenziosi di un’epoca in cui l’ornamento era un linguaggio politico. C’è il suggestivo Holmen, quartiere marittimo dove i cantieri della Marina Reale Danese convivono oggi con gallerie d’arte e la Royal Danish Academy. E poi Christianshavn, con i suoi canali ispirati all’urbanistica olandese, Kongens Nytorv con la sua piazza barocca, il medievale Rosengård, il waterfront contemporaneo di Islands Brygge e il Distretto Culturale, dove musei, giardini reali e spazi democratici custodiscono secoli di vita civile danese.
Ogni distretto sarà presidiato da i-Point — punti informativi e di incontro dove District Manager e Design Ambassador accoglieranno i visitatori, guideranno le Design Walk e faciliteranno connessioni tra espositori, stampa e pubblico internazionale.
Long Table Dinners: il design si siede a tavola
Tra le novità più attese di questa edizione ci sono le Long Table Dinners, cene a tavola lunga pensate per trasformare il pasto in un’esperienza sociale e progettuale. Ogni sera, per tutti e tre i giorni del festival, un distretto diverso aprirà le porte a un formato inedito di convivialità: un picnic sul tetto dello storico Langelinieskuret a Nordhavn (costruito nel 1894 da Vilhelm Dahlerup, con vista sull’Øresund), una cena su una barca ormeggiata a Christianshavn, un giardino estivo a Frederiksstaden, un cortile nascosto a Rosengård, un banchetto in stile familiare a Kongens Nytorv, una rimessa navale riconvertita dallo studio 3XN a Holmen.
“Uno spazio in cui a tutti viene offerto un posto a tavola, a testimonianza della nostra fede nella democrazia del design” spiega Signe Byrdal Terenziani, CEO di 3daysofdesign. I biglietti sono già prenotabili con diverse fasce di prezzo, per garantire l’inclusività che è nel DNA del festival.
Entering the Now: il simposio
Al cuore intellettuale di 3daysofdesign 2026 c’è il simposio “Entering the Now”, curato dall’esperto di intelligenza artificiale Tey Bannerman e dall’imprenditrice sociale Veronica D’Souza. Cinque sessioni al KLUB di Copenhagen — su presenza, valore, scopo, rifiuti e impatto collettivo — con voci di calibro internazionale: Paola Antonelli, Yinka Ilori, Alice Rawsthorn, Natsai Audrey Chieza e Anupama Kundoo.
Il simposio propone uno spostamento cruciale: non più progettare per il futuro, ma impegnarsi nel presente come condizione di responsabilità. Nel cortile del KLUB, Delta Air Lines creerà una lounge dedicata al “Flow State” per celebrare i suoi 35 anni di servizio a Copenhagen. E Anthropic ospiterà un workshop gratuito sull’intersezione tra intelligenza artificiale, etica e pratica progettuale. I posti sono limitati.
Design Ambassador e Leica: vedere per raccontare
Per il secondo anno consecutivo torna il Design Ambassador Programme, con un gruppo internazionale di appassionati provenienti da 14 Paesi — dall’Italia all’Argentina, da Taiwan alla Corea del Sud. Il loro compito è essere ponti: tra espositori e visitatori, tra brand e stampa, tra il festival e il mondo. Armati di fotocamere Leica, cattureranno i momenti che definiscono l’essenza di 3daysofdesign, con passeggiate fotografiche guidate e un concorso aperto al pubblico.
Come partecipare a 3daysofdesign
Il festival è accessibile tramite l’app ufficiale di 3daysofdesign (disponibile per iOS e Android), che offre una mappa interattiva, la lista completa delle mostre e un sistema di biglietti QR gratuito. Tutte le informazioni su 3daysofdesign.dk.
Tre giorni, otto quartieri, una città intera che si interroga su cosa significhi progettare con intenzione. Copenhagen aspetta. E questo momento, come ci ricorda il tema del festival, vale la pena di renderlo indimenticabile.
Ci sono anniversari che si festeggiano con una torta, e poi ci sono quelli che si celebrano con un progetto. Marchi Cucine sceglie la seconda strada: nel 2026 l’azienda taglia il traguardo dei cinquant’anni di attività e lo fa presentando Adalise, un modello capace di raccontare — in un colpo solo — da dove viene e dove sta andando.
Cinquant’anni di cucine non sono semplicemente cinquant’anni di produzione. Sono cinquant’anni di scelte stilistiche, di materiali selezionati con cura, di ambienti trasformati in luoghi da vivere davvero. Un percorso costruito sull’equilibrio tra sapere artigianale e ricerca contemporanea, dove ogni modello nasce con l’ambizione di durare nel tempo — non solo per la qualità dei materiali, ma per la forza di un’identità estetica coerente.
Adalise e la collezione Cottage di Marchi Cucine: il ritorno del calore domestico
Adalise appartiene alla collezione Cottage, una linea che interpreta una tendenza precisa nel mondo dell’interior design residenziale: il desiderio di ambienti più personali, più caldi, meno asettici. Dopo anni di cucine dominate dal bianco assoluto e dalle superfici laccate a specchio, il colore torna protagonista. I dettagli decorativi riprendono voce. La materia si fa sentire.
In questo contesto, Adalise si presenta come una cucina rustica moderna nel senso più nobile dell’espressione: non una replica nostalgica del passato, ma una reinterpretazione contemporanea dello stile cottage inglese. Le ante a telaio, le vetrine superiori con i loro dettagli classici, le finiture ricercate: ogni elemento richiama l’atmosfera delle cucine di campagna britanniche, con quella qualità senza tempo che trasforma una stanza in un rifugio.
Materiali, composizione e dettagli che fanno la differenza
Ciò che distingue Adalise di Marchi Cucine è la coerenza tra l’intenzione estetica e le scelte materiche. Il piano in pietra e gli elementi in legno non sono semplici citazioni decorative: costruiscono una dimensione tattile autentica, definendo un equilibrio armonioso tra calore ed eleganza che si percepisce nell’ambiente prima ancora di essere analizzato.
Il fulcro compositivo del modello è il blocco cottura, pensato come cuore operativo e scenografico della cucina. La cappa integrata ne sottolinea la centralità, trasformando un elemento funzionale in un vero e proprio punto focale del progetto. È uno di quei dettagli che distinguono una cucina progettata da una semplicemente assemblata.
L’isola centrale completa la visione: non soltanto piano di lavoro aggiuntivo, ma zona pranzo e coffee area dove Adalise si apre alla convivialità quotidiana. Uno spazio pensato per i momenti di pausa, per le colazioni in famiglia, per quella dimensione informale che rende una cucina davvero vissuta.
La zona breakfast con la panca su misura, il tavolo rotondo in legno, i cuscini a righe e le ampie finestre. Racconta perfettamente la dimensione domestica e accogliente di Adalise.
Il pantry coordinato: ordine e armonia estetica
Uno degli elementi più distintivi di Adalise è il pantry coordinato, progettato come naturale estensione della cucina. L’idea è semplice quanto efficace: una dispensa organizzata che permette di tenere fuori dalla vista elettrodomestici, utensili e tutto ciò che, pur necessario, rischia di compromettere la pulizia visiva dell’ambiente.
Il risultato è una cucina che mantiene intatta la sua armonia estetica anche nella quotidianità più intensa, perché il disordine inevitabile della vita domestica trova il suo posto senza invadere lo spazio scenografico. Un approccio che rivela una maturità progettuale precisa: Marchi Cucine non progetta cucine belle per le fotografie, ma cucine che funzionano — e continuano ad essere belle — ogni giorno.
Un nuovo capitolo di una storia che dura nel tempo
Con Adalise, Marchi Cucine non celebra semplicemente il proprio passato: lo usa come punto di partenza per aprire un nuovo capitolo. È la logica di chi ha costruito mezzo secolo di produzione senza mai smettere di interrogarsi su cosa significhi progettare una cucina per il tempo presente.
In un mercato che spesso insegue tendenze a breve scadenza, la risposta di Marchi Cucine è una cucina rustica moderna capace di attraversare le mode senza subirle — perché nasce da valori che non invecchiano mai.
C’è un luogo a Český Krumlov dove il tempo rallenta davvero. Non è una promessa di brochure, ma una sensazione che si avverte appena si varca la soglia della Clementine House, la pensione affacciata sul fiume Moldava che il duo di architette cehe di Architéka — Lucie Němcová e Tereza Komárková — ha restituito al mondo con un progetto di rara sensibilità.
Chiamarla semplice ristrutturazione sarebbe riduttivo. È piuttosto un esercizio di ascolto: degli spazi, della storia, della luce.
Una vision privata diventata ospitalità di qualità
Tutto nasce da un desiderio personale. Anna Gášpárová, l’investitrice che nel 2019 ha acquistato l’immobile insieme al marito, cercava qualcosa di preciso: un posto in cui lei stessa avrebbe voluto soggiornare. Non un hotel, non una locanda generica. Un luogo con interni di alta qualità, un’atmosfera profondamente personale e — dettaglio non trascurabile — circondato da opere d’arte.
Per trasformare questa visione in realtà, ha scelto lo studio Architéka. Ne è nato un rapporto di collaborazione stretta, quasi una co-autorialità, in cui committente e progettiste hanno costruito insieme un linguaggio spaziale coerente e riconoscibile.
Il rispetto del genius loci
L’edificio originario risale alla fine del XVIII secolo. Era una foresteria: sobria, robusta, con quella solidità silenziosa che solo i muri in pietra sanno dare. Il progetto di Architéka non ha cercato di cancellare questa memoria, ma di dialogarci. Travi a vista e pareti in pietra restano a segnare il carattere del luogo; tutto il resto — finiture, layout, dettagli costruttivi — è rigorosamente contemporaneo.
È la Clementine House a incarnare perfettamente questo equilibrio: il peso del passato tenuto in vita da una mano progettuale leggera, precisa, mai sovraccarica.
La luce e i materiali come grammatica del progetto Clementine House
Il vocabolario scelto da Architéka è essenziale ma generoso. Pietra naturale, superfici in legno, intonaci in cemento applicati a mano: una palette materica che privilegia la tattilità sull’effetto visivo. A completare il quadro, elementi di falegnameria e lavorazione dei metalli eseguiti su misura, con quella meticolosità artigianale che trasforma ogni dettaglio in un gesto d’autore.
I mobili seguono la stessa logica di composizione: pezzi antichi restaurati convivono con una selezione accurata di designer cechi e slovacchi e produttori locali. Una scelta che radica il progetto nel suo territorio, rifiutando il catalogo internazionale anonimo.
Una scala che racconta lo spazio
L’intervento più radicale di Clementine House— e forse il più riuscito — riguarda la distribuzione interna. L’originale scala esterna è stata eliminata, sostituita da una scala in acciaio blu scuro che si sviluppa dal piano terra fino alla mansarda. Un elemento scultoreo che non si limita a connettere i livelli, ma genera assi visivi, introduce verticalità, crea una narrazione continua dello spazio.
Al primo piano, due appartamenti spaziosi si affacciano sul fiume e sul giardino con piscina, modulabili attraverso pannelli scorrevoli di grande formato decorati con dipinti originali dell’artista Patrik Hábl. In mansarda, tre stanze si aprono generosamente sulla struttura del tetto, dove le stampe a parete riprendono i motivi dell’opera dello stesso artista. Arte e architettura, qui, non si limitano a coesistere: si parlano.
Il bagno come rituale privato
Particolare cura è stata riservata agli ambienti bagno, concepiti come spazi di vera intimità. Le vasche da bagno si prolungano direttamente nelle camere da letto, abbattendo la separazione convenzionale tra zone umide e zone notte. Il risultato è una continuità spaziale che trasforma la cura del corpo in un gesto lento, consapevole, quasi cerimoniale.
Privacy, comfort e lusso informale si fondono in una composizione spaziale precisa — la firma più riconoscibile del lavoro di Architéka.
Una tela per la vita
L’intenzione dichiarata era quella di creare una “tela” pulita e fondamentale: uno sfondo capace di accogliere le opere d’arte, i futuri interventi, la vita degli ospiti. La Clementine House è esattamente questo. Non un’ambientazione scenografica, ma uno spazio vivo, disponibile, capace di cambiare con chi lo abita.
In un’epoca in cui l’ospitalità di design tende al gesto autoriale urlato, questo progetto sceglie la strada opposta: quella del silenzio eloquente. E convince, pagina dopo pagina, stanza dopo stanza.
Le idee per il balcone più belle del momento puntano tutte nella stessa direzione: trasformare anche pochi metri quadrati in una quinta stanza della casa, un rifugio personale dove sorseggiare il caffè al mattino, leggere nel pomeriggio o brindare al tramonto con gli amici. Che si tratti di un ampio terrazzo o di un balconcino urbano, oggi esistono soluzioni di arredo intelligenti — come quelle della nuova collezione outdoor JYSK — capaci di coniugare stile, funzionalità e comfort. La domanda non è se arredare il balcone, ma come farlo al meglio.
Il balcone come quinta stanza: la tendenza del momento
Nel mondo del design d’interni il concetto di “outdoor living” si è spinto fino ai balconi dei condomini urbani. Non si tratta più semplicemente di mettere due sedie e un tavolino: le idee per arredare il balcone più attuali puntano a progettare uno spazio che sia una naturale estensione del resto della casa, in perfetta armonia visiva con gli interni.
“Il balcone dovrebbe sembrare una naturale estensione del resto della casa“, spiega Rikke Blæsild, Range & Design Manager di JYSK. “Ciò significa creare spazio per mangiare, socializzare, coltivare piante e rilassarsi, idealmente in uno stile che si armonizzi visivamente con gli interni.” Una visione che ribalta completamente il modo tradizionale di pensare agli spazi esterni: non un ripensamento, ma una parte integrante del progetto abitativo.
Idee per arredare un balcone piccolo con mobili salvaspazio
La sfida più comune, soprattutto in città, riguarda lo spazio ridotto. Le migliori idee per il balcone piccolo passano dalla modularità e dalla multifunzionalità dei mobili: pezzi che si adattano, si piegano, si sovrappongono senza ingombrare.
I divani modulari, fino a poco tempo fa appannaggio esclusivo dei salotti, sono ora disponibili anche in versione outdoor. Il set lounge modulare TANE di JYSK, realizzato in tessuto a rapida asciugatura, ne è un esempio perfetto: consente di configurare un angolo relax su misura, adattandosi alle geometrie più irregolari e resistendo ai capricci del meteo estivo.
Sul fronte dei tavoli, le soluzioni pieghevoli sono le vere protagoniste. Il tavolo VANDREFALK, in legno massello FSC® oliato, integra un portavaso e si trasforma all’occorrenza in piano d’appoggio per il pranzo, per poi sparire con un gesto quando non serve. Ancora più ingegnoso il tavolo da balcone INDHOLT, dotato di viti regolabili per adattarsi alle ringhiere di qualsiasi spessore: con struttura in acciaio nero galvanizzato antiruggine, è un alleato discreto ma prezioso anche negli spazi più ridotti. Per chi ha qualche metro in più, il tavolo rotondo HOVVIG — con piano effetto legno naturale e due prolunghe regolabili — offre la flessibilità di un vero spazio da pranzo all’aperto.
Come decorare il balcone trasformandolo in un’oasi verde
Tra le idee per il balcone più amate dagli appassionati di design c’è quella del giardino verticale o del balcone-giardino. Riempire lo spazio di verde non è solo una scelta estetica: le piante migliorano la qualità dell’aria, attutiscono i rumori urbani e, semplicemente, fanno stare meglio. Come decorare il balcone con le piante senza che risulti caotico? La chiave è nella scelta dei contenitori giusti.
JYSK propone vasi MORKULLA e BRILLEAND affiancati a cesti porta-piante come SANSEBIE e ORRE, quest’ultimo intrecciato in kubu naturale e rattan per un effetto rustico e texturizzato, perfetto con i trend naturalistici del momento. La serie KUBB — fioriere da balcone, vasi e pensili in colorazione naturale o nero — è pensata appositamente per i piccoli spazi: grazie all’effetto altezza, le piante sembrano più grandi e l’insieme acquista verticalità e dinamismo. A completare il quadro, il piedistallo HAVLIRE in acciaio galvanizzato color sabbia scuro, con due ripiani, ideale per creare una piccola scenografia botanica in angolo.
Tessuti, cuscini e atmosfera: le idee per il balcone che fanno la differenza
Quando si cercano idee per arredare il balcone, i mobili da soli non bastano. Come in ogni stanza della casa, sono i dettagli a trasformare uno spazio funzionale in un luogo dove si ha davvero voglia di stare. “I tessuti e i cuscini decorativi possono creare un’atmosfera accogliente. Anche i tappeti da esterno sono ottimi per portare il look degli interni all’aperto“, sottolinea Rikke Blæsild di JYSK.
I cuscini decorativi VESTERENGE — certificati OEKO-TEX® STANDARD 100 e realizzati in poliestere 100% riciclato — declinano la sostenibilità in tre tonalità calde: verde, beige e marrone. Affiancati dal piumino double-face LAVENDEL e dalla coperta DVERGSYRE, creano quella sensazione di cocoon all’aperto che è l’essenza del concetto hygge applicato alle idee per il balcone. E quando cala la sera, le lanterne ROVTERNE — in acciaio e giacinto d’acqua intrecciato con un contenitore in vetro — diffondono una luce soffusa che trasforma anche il balcone più semplice in un angolo da sogno.
Idee per il balcone: un investimento nel benessere quotidiano
Mettere in pratica le migliori idee per il balcone non è un lusso, è un investimento concreto nella qualità della vita. In un’epoca in cui il confine tra spazio domestico e spazio di vita si fa sempre più fluido, anche pochi metri quadrati possono diventare il luogo dei momenti migliori della giornata. La nuova collezione outdoor JYSK — disponibile nei 113 negozi italiani e online con sconti fino al 60% su oltre mille articoli — offre gli strumenti giusti per farlo, senza compromessi tra funzionalità, design e rispetto per l’ambiente.
Perché il balcone perfetto non è quello più grande: è quello in cui non si ha mai voglia di rientrare.
C’è un filo sottile, quasi tattile, che collega la farina impastata un secolo fa alle superfici vellutate che oggi rivestono le pareti della Locanda dell’Osteria Ex Panificio di Agrigento. È il filo della materia: cruda, viva, radicata nel territorio. Ed è proprio questo filo che LP2 Studio ha scelto di seguire nel progetto di riqualificazione di un ex panificio della Prima Guerra Mondiale, restituendo alla città siciliana uno spazio capace di coniugare ospitalità d’autore, memoria storica e design contemporaneo.
Affacciata sul cuore del centro storico agrigentino, la locanda nasce accanto all’omonimo ristorante e alla Buvette Cocktail Bar, configurandosi come un sistema di accoglienza complesso e sfaccettato, in cui ogni ambiente racconta una storia differente con la stessa, coerente grammatica materica.
Argille di HD Surface: materia viva tra le pareti
Il protagonista assoluto di questo progetto è la collezione Argille di HD Surface, rivestimento completamente naturale composto da argilla, fibra di cellulosa vegetale, calce e polveri micronizzate di marmo. Una materia porosa e vellutata al tatto che non si limita all’estetica: regola in modo naturale temperatura e umidità degli ambienti, restituendo un comfort percepibile anche a livello sensoriale, quasi fisico.
Una materia viva che regola temperatura e umidità, trasformando la parete in un organismo capace di respirare insieme allo spazio.
Nelle due suite — Anita e Garibaldi — Argille di HD Surface riveste pareti, porte e arredi in continuità, tessendo un filo visivo che unisce ogni elemento della composizione. La luce, naturale o artificiale, gioca con la superficie granulosa restituendo chiaroscuri vibranti che mutano nell’arco della giornata, rendendo ogni ora del soggiorno un’esperienza sensoriale differente.
Suite Anita: plasticità e chiaroscuro
Nella suite Anita, al piano superiore, la zona giorno si articola intorno a una composizione di elementi architettonici che emergono con forza plastica dalla parete materica: la scalinata in legno, il mobile bar, le pedane, il divano e la libreria che scherma il soppalco creano un ambiente raccolto, quasi teatrale, in cui ogni oggetto trova il suo peso visivo proprio grazie al fondale omogeneo di Argille.
La camera da letto rivela il gesto progettuale più audace: una vasca freestanding circolare, rivestita esternamente con Argille di HD Surface, diventa il fulcro narrativo dello spazio. I riflessi morbidi della superficie granulosa si accendono sotto la finestra zenitale, in un dialogo tra luce dall’alto e materia terragena. L’arredo sobrio ma ricercato, l’illuminazione poetica, completano un’esperienza che supera il concetto di camera d’albergo per avvicinarsi a quello di installazione abitata.
Nel bagno, i toni del grigio si articolano nel disegno geometrico delle piastrelle triangolari, in dialogo cromatico e sensoriale con la matericità di Argille: contemporaneità e continuità, senza fratture.
Suite Garibaldi: Mediterraneo e metafisica
La suite Garibaldi abbraccia una palette più calda e narrativa. Il colore mattone della cucina e le piastrelle tradizionali raccontano un gusto decorativo profondamente mediterraneo, che Argille di HD Surface accompagna con naturalezza, stemperando i toni accesi e guidandoli verso una sintesi più contemplativa.
È però la camera da letto il momento più poetico: un’arcata incornicia la parete di fondo conferendo allo spazio un’aura quasi metafisica, accentuata dalla presenza silenziosa di Argille. Il lavabo scultoreo in marmo su pedana, il mobile TV integrato nella superficie materica, la doccia rivestita in piastrelle azzurre si stagliano come citazioni figurative su uno sfondo uniforme e avvolgente, contribuendo alla definizione volumetrica dello spazio senza mai interromperne la continuità.
Il risultato è un progetto che trasforma la locanda ex panificio in un manifesto di ospitalità consapevole: dove il lusso non è ostentazione ma qualità percepita della materia, dove il passato artigianale della Sicilia dialoga con il presente del design contemporaneo, e dove ogni superficie — grazie ad Argille di HD Surface — diventa parte di un racconto più grande.
Illuminare casa non è mai stata solo una questione tecnica. È una scelta di stile, di atmosfera, di come vogliamo abitare lo spazio e il tempo che trascorriamo tra le mura domestiche. E ogni anno, durante la Milano Design Week, il mondo del design ci mostra dove sta andando la ricerca sulla luce: quali materiali, quali forme, quali filosofie progettuali stanno ridisegnando il rapporto tra lampade e vita quotidiana.
L’edizione 2026 del Salone del Mobile e del Fuorisalone ha confermato una stagione straordinariamente ricca per il lighting design italiano e internazionale. Tra Fiera e centro città, brand storici e realtà più giovani hanno presentato collezioni capaci di raccontare tendenze precise: la luce che si libera dagli spazi fissi, la materia che torna protagonista, il progetto che si fa scultura. Abbiamo selezionato le novità più significative per aiutarti a trovare l’ispirazione giusta per illuminare casa con uno sguardo davvero contemporaneo.
La luce che si muove: illuminare casa in modo dinamico e flessibile
Una delle tendenze più forti di questa Design Week è la luce che non sta ferma. Portatile, orientabile, capace di seguire chi la abita: il concetto di ubiquitous light — la luce ovunque — ha trovato espressioni molto diverse tra loro ma tutte orientate nella stessa direzione.
Rotaliana, Ibis — Design Paolo Rizzatto.
Rotaliana ha scelto proprio questo tema come filo conduttore delle sue due nuove famiglie di lampade, presentate in un allestimento spettacolare all’ultimo piano di un edificio di Corso Europa progettato nel 1955 da Vico Magistretti. Il primo lancio è Ibis, firmata da Paolo Rizzatto: una lampada che integra in un unico oggetto le funzioni di lampada a soffitto, a parete e da terra, capace di spostare e orientare la sorgente LED con un semplice gesto della mano in qualunque punto di un ambiente di 5×5 m. Il sistema di rotazioni continue è reso possibile da uno speciale snodo elettrificato a 360°, con un braccio rastremato di 160 cm e una testa orientabile su due assi da 1.720 lumen. Il risultato è una libertà di scenari luminosi che trasforma il modo di concepire l’illuminazione di un intero ambiente.
Rotaliana, Light Dolls — Lampade portatili in porcellana di Jingdezhen
Accanto a Ibis, Rotaliana ha presentato Light Dolls, design Giovanni Lauda: lampade portatili in porcellana di altissima qualità, prodotta nello storico distretto di Jingdezhen, con decorazioni applicate a mano. Le due figure — maschile e femminile — sorreggono sulla testa un vassoio circolare che proietta la luce verso il basso. Oggetti da tavola e da terra insieme, adatti agli interni come al giardino: un esempio perfetto di come illuminare casa possa diventare anche un gesto narrativo e culturale.
Davide Groppi, VERA
Altrettanto poetico l’approccio di Davide Groppi, che nel suo spazio di Via Manzoni 38 ha presentato alcune novità capaci di ridefinire il concetto stesso di lampada. UMASI è allo stesso tempo sospensione e lampada da terra: il paralume scorre lungo il cavo, dal soffitto al pavimento, definendo ogni volta un nuovo equilibrio tra luce e spazio. VERA, invece, è una lampada da tavolo in vetro borosilicato che quando si spegne scompare: resta solo il vetro, limpido. Quando si accende, al suo interno appare un piccolo cuore di luce sospeso nel vuoto. Una presenza che gioca con la percezione e con ciò che è reale.
Materia prima: illuminare casa con ceramica, alabastro e vetro
Se c’è un’altra tendenza netta di questa edizione, è il ritorno con forza della materia. Ceramica, alabastro, vetro soffiato: i brand più radicati nell’artigianato italiano hanno scelto di mettere al centro la qualità del materiale come valore fondante del progetto di luce.
Collezione Decò, Ferroluce
Ferroluce, azienda fondata nel 1982 con sede a Romans d’Isonzo, porta avanti da decenni una visione precisa: illuminare casaattraverso la ceramica colorata, lavorata lentamente e curata nel dettaglio. Alla Milano Design Week 2026 il brand ha celebrato il contest THE ROOOM, organizzato con Spaghetti Wall e Innova Imbottiti, con la realizzazione vincitrice di Studio Cavallo 21 esposta nello showroom Le Stanze di Via Cino del Duca 2. Le collezioni — dalla linea Classic al vintage di Retrò, fino alla contemporanea DECò — hanno trovato spazio anche in diversi showroom milanesi e negli stand fieristici di De Manincor e Innova Imbottiti. La filosofia è chiara: la gioia cromatica della ceramica artigianale è uno dei modi più autentici per illuminare casa con carattere.
Matlight Milano, ARCADIA 70
Su un registro più rarefatto e architettonico si muove Matlight Milano, brand fondato nel 2014 che ha scelto per il suo debutto al Fuorisalone 2026 la cornice di SATININE Milano 1883, storica profumeria artigianale con interni art déco. Protagonista assoluto delle novità è l’alabastro naturale, lavorato da maestri artigiani italiani: all’accensione, trasparenze e venature emergono con delicatezza, rivelando texture irreplicabili che rendono ogni pezzo unico. ARCADIA 70 — disponibile nelle versioni Solo e Duo — è una lampada da tavolo dall’estetica quasi totemica, con volumi cilindrici sovrapposti che richiamano il bold design degli anni Settanta riletto in chiave contemporanea. Il sistema di accensione è touch. Le nuove varianti di Funghetto e Fungotto in finitura Nickel satinato, gli hero products del brand, acquistano un’eleganza più essenziale e architettonica: la finitura riflette la luce con misura, senza mai imporsi sull’alabastro.
Italamp, CLIP lampada a sospensione
Italamp — oltre cinquant’anni di storia nel lighting design decorativo di alta gamma — ha trasformato lo showroom gioiAtelier di Via Melchiorre Gioia 8 in un atelier aperto con l’evento “Dialoghi di Materia — Where Design Takes Form”. Tra le novità più attese, CLIP di Pio&Tito Toso: una sospensione in vetro termoformato che diffonde morbidi riflessi evocativi dell’alba, con doppio spot LED orientabile e strip LED sulle barre metalliche attivabili separatamente. Lo chandelier componibile CHEOPE, design Roberta Vitadello, reinterpreta i codici del classico in chiave contemporanea con configurazioni personalizzabili in Nickel e vetro trasparente. Completano le novità i Kaleido PALETTE e BLOOMÉ: installazioni luminose in cui il vetro si trasforma in superficie pittorica e la luce in linguaggio poetico. Per chi cerca come illuminare casa creando vere e proprie scene di design, ITALAMP offre una risposta di altissimo livello.
Sistemi e sculture luminose per illuminare casa con personalità
Per chi vuole illuminare casa con lampade che siano anche oggetti scultorei o sistemi adattabili alla propria architettura, il Salone 2026 ha offerto proposte di grande forza visiva.
Flos, Nocturne — Design Konstantin Grcic – ph Santi Caleca
FLOS ha presentato due collezioni attesissime nei suoi storici spazi di Corso Monforte. Nocturne, design Konstantin Grcic, è un sistema modulare di grande eleganza: realizzato in vetro borosilicato plasmato a caldo e alluminio, si declina in modelli da terra, a sospensione e a parete con diffusori conici o emisferici. La struttura si basa su un profilo in alluminio a bassa tensione che accoglie le teste illuminanti in punti variabili lungo il binario. Grcic si è ispirato alla famosa scena finale di 2001: Odissea nello spazio di Kubrick: la luce come atmosfera, quasi invisibile eppure capace di plasmare ogni spazio. La lampada da parete Maap, design Erwan Bouroullec, è invece un invito alla libertà creativa: costituita da un materiale in fibra ultraleggera simile alla carta, fissato magneticamente a un supporto con sorgenti luminose, può essere strofinata e modellata a mano per assumere forme organiche e sempre diverse. Nella sua versione più grande copre oltre tre metri di parete.
Zava, RIVER-X — Design Oriano Favaretto.
ZAVA, azienda trevigiana rigorosamente Made in Italy, ha portato le sue collezioni negli spazi di Materia 2.0, nel cuore di Milano. La novità assoluta è RIVER-X, design Oriano Favaretto: una scultura luminosa ironica ed eclettica — definita “multitasking” — che si sviluppa in derivazioni a soffitto, a stelo e da tavolo, mescolando sfera opalina per luce morbida, vetro ambra a vista per una luce più emozionale e spot a soffitto per illuminazione d’atmosfera. Attorno alla nuova RIVER-X si muovono le lampade icona del brand: la sospensione LINFA di Debonademeo — fasci di tubi curvati come capillari linfatici — la purezza essenziale di BULL, la leggerezza sospesa di PETIT (Bellucci Mazzoni Progetti), il sistema integrato di natura e luce ORIZZONTE (Cédric Davies) e il sistema di quadrati luminosi sovrapposti TRATTO di Franco Zavarise.
sistema CARROPONTE, Davide Groppi
Davide Groppi ha completato la sua proposta con CARROPONTE, sistema modulare che reinterpreta il binario elettrificato non come supporto tecnico ma come elemento grafico che attraversa e disegna lo spazio. E con MISS 25 di Omar Carraglia: un tubo sottilissimo che proietta una luce precisa sul tavolo, nella sua essenzialità, quasi una dichiarazione di stile.
Illuminare terrazzo e giardino: le novità outdoor per gli spazi aperti
Illuminare casa nel 2026 significa sempre più spesso pensare anche agli spazi aperti: terrazzi, giardini, camminamenti. Il Fuorisalone ha portato in primo piano alcune soluzioni outdoor di grande qualità progettuale.
QU KIMADO lanterna
QU ha presentato KIMADO, collezione firmata da Philip Adiutori dello Studio MÀKIA: una nuova interpretazione della lanterna per esterni in alluminio tornito dal pieno, con un effetto visivo di “trasparenza” generato dallo spazio vuoto interno del corpo lampada che alleggerisce visivamente il volume. Il sistema si articola in quattro varianti — Sospensione, Bollard, Paletto e Wall — tutte con sorgenti fino a 6W, temperatura colore configurabile da 2000K a 4000K e compatibilità con filtro honeycomb per il controllo dell’abbagliamento. Una collezione che eleva l’illuminazione outdoor a strumento progettuale vero e proprio.
Luce&Light Do Re Mi paletti decorativi
Luce&Light ha scelto il Fuorisalone per presentare Do Re Mi, paletto decorativo da esterno parte della nuova collezione Extreme. Realizzato interamente in acciaio Inox 316L con trattamento AC19, progettato per resistere a salsedine, umidità e agenti corrosivi, Do Re Mi non rinuncia alla qualità estetica: il diffusore opalino diffonde una luce morbida che accompagna senza abbagliare. Disponibile in sfere, semisfere, coni e teste circolari piatte, in tre altezze (500, 800 e 1100 mm), con protezione IP66 e IK06, è dimmerabile con temperature colore da 2200K a 4000K.
OcchiOlinO, Davide Groppi
Davide Groppi ha arricchito l’offerta outdoor con due novità di grande carattere: IPE BOLLARD, lampada da terra per esterni in alluminio anodizzato con proiettore orientabile fino a 45°, e OcchiOlinO, piccolo insetto luminoso su uno stelo sottilissimo in fibra di vetro — disponibile in due altezze — che con il suo fissaggio a picchetto porta la luce direttamente tra l’erba e le aiuole con una leggerezza quasi invisibile.
Le tendenze 2026 per illuminare casa: cosa ci insegna il Salone
Dalle centinaia di prodotti visti tra Fiera e Fuorisalone emergono alcune tendenze chiare che possono guidarti nelle scelte per illuminare casa nei prossimi mesi.
La prima è la portabilità e la libertà di movimento: la lampada non è più ancorata a un punto fisso. Si sposta, si orienta, accompagna le attività e l’umore di chi abita lo spazio. Ibis di Rotaliana, UMASI di Davide Groppi e le Light Dolls ne sono la dimostrazione più eloquente.
La seconda è il ritorno alla materia autentica: ceramica artigianale, alabastro naturale, vetro soffiato. I materiali tradizionali vengono reinterpretati con tecnologie contemporanee, ma il loro valore risiede nell’imperfezione e nell’unicità di ogni pezzo. Illuminare casa con una lampada in ceramica Ferroluce o in alabastro Matlight significa portare in casa qualcosa di irripetibile.
La terza è la luce come architettura: sistemi modulari, binari, composizioni scalabili. RIVER-X di ZAVA, Nocturne di FLOS e CARROPONTE di Davide Groppi suggeriscono che illuminare casa sempre più spesso significa disegnare lo spazio con la luce, non solo renderlo visibile.
La quarta è la cura per l’outdoor: il terrazzo e il giardino sono ambienti abitativi a tutti gli effetti e meritano lampade progettate con la stessa attenzione riservata agli interni. KIMADO di QU e Do Re Mi di Luce&Light alzano decisamente l’asticella qualitativa del lighting da esterno.
Illuminare casa con consapevolezza è uno degli atti progettuali più potenti che possiamo compiere nel nostro spazio domestico. Le novità della Milano Design Week 2026 dimostrano che la ricerca italiana — e internazionale — su questo tema è più viva che mai: tra artigianalità e tecnologia, tra scultura e funzione, tra poetica e precisione tecnica. Il momento migliore per trovare la propria luce è adesso.
C’è un protagonista indiscusso nel nuovo modo di vivere gli spazi esterni: il daybed. Più di un semplice complemento d’arredo, oggi rappresenta una vera filosofia dell’abitare outdoor, fatta di comfort, benessere e design emozionale. Se un tempo era riservato ai resort di lusso o agli hotel esclusivi, oggi il daybed entra nelle case contemporanee trasformando terrazze, giardini e bordi piscina in autentiche suite open air.
Il fenomeno riflette un cambiamento culturale preciso: gli spazi outdoor non sono più percepiti come semplici estensioni della casa, ma come ambienti da vivere con la stessa cura dedicata agli interni. Ed è proprio qui che il design diventa fondamentale.
Tra i brand che meglio interpretano questa evoluzione c’è Skyline Design, azienda spagnola specializzata in arredi outdoor di fascia alta, che ha costruito la propria identità attorno al concetto di “Open-Air Lounging”: vivere il relax all’aperto con eleganza, comfort e materiali pensati per durare nel tempo.
Perché scegliere un daybed outdoor
Il successo del daybed outdoor nasce dalla sua straordinaria versatilità. È un elemento capace di ridefinire completamente l’atmosfera di uno spazio esterno, creando immediatamente una zona dedicata al relax e alla convivialità.
A differenza dei classici lettini prendisole, il daybed offre una dimensione più immersiva e scenografica. Avvolgente, spesso dotato di schienali protettivi o coperture intrecciate, invita a rallentare e a vivere il tempo libero in modo più intimo e sofisticato.
Tra i principali vantaggi di un daybed troviamo:
comfort elevato grazie alle dimensioni generose;
forte impatto estetico;
possibilità di creare aree lounge eleganti;
perfetta integrazione in giardini, rooftop e terrazze contemporanee;
materiali tecnici resistenti agli agenti atmosferici.
Non sorprende quindi che architetti e interior designer lo considerino oggi uno degli elementi chiave per progettare outdoor contemporanei.
Come utilizzare il daybed negli spazi esterni
Uno dei motivi per cui il daybed è diventato così desiderato è la sua capacità di adattarsi a contesti differenti. Inserirlo correttamente significa valorizzare tutto l’ambiente circostante.
A bordo piscina
Il daybed outdoor trova la sua collocazione ideale accanto alla piscina, dove può sostituire i tradizionali lettini creando un’atmosfera da resort privato. I modelli con struttura avvolgente offrono inoltre maggiore privacy e protezione dal sole.
In terrazza
Anche una terrazza urbana può trasformarsi in una lounge sofisticata grazie a un daybed compatto. L’abbinamento con tessili naturali, lanterne e tavolini bassi contribuisce a creare un ambiente rilassante perfetto per aperitivi o momenti di lettura.
In giardino
Nel verde, il daybed diventa un rifugio immerso nella natura. Posizionarlo sotto una pergola o vicino a essenze mediterranee aiuta a creare una vera esperienza sensoriale.
Nei rooftop contemporanei
Sempre più presenti nei rooftop cittadini, i daybed definiscono zone relax eleganti e scenografiche. Le forme organiche e i materiali intrecciati dialogano perfettamente con skyline urbani e architetture minimaliste.
I daybed Skyline Design tra artigianalità e comfort
Le collezioni Skyline Design interpretano il daybed outdoor attraverso materiali performanti, lavorazioni artigianali e linee scultoree. Alluminio e fibra di poliestere intrecciata garantiscono resistenza, leggerezza e una manutenzione minima, senza rinunciare all’estetica.
Faber: il daybed ispirato alle uova Fabergé
Disegnato da Santiago Sevillano, il daybed Faber è probabilmente uno dei modelli più iconici della collezione Skyline Design. Le sue forme ovoidali richiamano l’eleganza delle celebri uova Fabergé, trasformando il complemento outdoor in un vero oggetto scultoreo. La struttura avvolgente crea una sensazione di protezione e intimità, mentre gli intrecci artigianali filtrano la luce in modo suggestivo.
Disponibile nelle versioni:
Betta, con intreccio più fitto e ombreggiante;
Walnut, caratterizzato da trame più leggere e luminose.
Perfetto per chi desidera trasformare il giardino in un’oasi privata dal forte impatto estetico.
Shade: il daybed outdoor dal carattere scenografico
Il modello Shade, progettato da Noel Royo Asenjo, interpreta il relax outdoor in chiave architettonica. Il grande intreccio artigianale genera una struttura scenografica e protettiva che crea immediatamente una zona lounge sofisticata.
È il daybed ideale per:
bordi piscina;
hotel e hospitality di lusso;
grandi terrazze contemporanee;
spazi outdoor dedicati al benessere.
Le due versioni disponibili — Betta e Seashell — offrono differenti effetti di luce e ombra, adattandosi a stili estetici diversi.
Rodona: forme morbide per il relax totale
La versione rotonda del daybed Rodona punta tutto sulla fluidità delle forme. Le linee curve e avvolgenti, abbinate alla finitura Carbon, creano un elegante contrasto con gli ambienti esterni più luminosi.
Questo modello si presta particolarmente a:
giardini minimalisti;
terrazze contemporanee;
ambienti outdoor dal gusto mediterraneo.
Il risultato è un’atmosfera sofisticata ma accogliente, dove il design dialoga con il comfort.
Neo Dynasty: il daybed scultoreo
Tra le proposte Skyline Design, Neo Dynasty rappresenta l’interpretazione più monumentale del daybed outdoor. Disegnato anch’esso da Noel Royo Asenjo, combina dimensioni generose e intrecci artigianali in un elemento dal forte impatto visivo.
Pensato per chi desidera privacy e comfort assoluto, è ideale per creare una vera area lounge all’aperto.
La palette grigio scuro ne enfatizza l’eleganza contemporanea, rendendolo perfetto sia in contesti residenziali sia contract.
Oram: il daybed outdoor ispirato alle tende nomadi
Tra le novità più scenografiche del catalogo Skyline Design 2026 spicca Oram, il daybed outdoor progettato da Belén Burguete, direttrice del dipartimento design di Voolcan Grupo. Più che un semplice complemento d’arredo, Oram interpreta il concetto di outdoor living come esperienza architettonica immersiva.
L’ispirazione arriva dalle tradizionali tende da campo, reinterpretate in chiave contemporanea attraverso una struttura geometrica essenziale, leggera e altamente scenografica. Il risultato è un rifugio open air che combina protezione, privacy e connessione con il paesaggio circostante.
“Volevo creare uno spazio per riposare che combinasse protezione, comfort e design minimalista”, racconta Belén Burguete. “La geometria inclinata e l’uso di piani tesi evocano le tende da campo, offrendo una sensazione di rifugio intimo senza rinunciare all’apertura verso l’esterno”.
Un daybed outdoor tra design e architettura
Con le sue linee pulite e la struttura che gioca su pieni e trasparenze, Oram trasforma il giardino in una vera lounge contemporanea dal fascino nomade. Pensato per zone piscina, terrazze panoramiche e resort esclusivi, questo daybed outdoor si distingue per la capacità di creare ombra e comfort senza appesantire visivamente lo spazio.
La leggerezza estetica della struttura permette infatti al paesaggio di rimanere protagonista, mentre la configurazione avvolgente garantisce privacy e una sensazione di protezione assoluta.
Disponibile sia nella versione singola sia doppia, Oram raggiunge il massimo impatto scenografico nella composizione a due moduli contrapposti, che ricrea l’iconica silhouette triangolare delle tende da campo.
Come inserire il daybed Oram negli spazi outdoor
Grazie alla sua forte presenza architettonica, Oram è ideale per:
creare una zona relax esclusiva a bordo piscina;
valorizzare rooftop contemporanei;
arredare giardini minimalisti;
progettare aree wellness in hotel e resort;
realizzare angoli lounge riservati in terrazze di grandi dimensioni.
Per enfatizzarne il carattere sofisticato, il consiglio è abbinarlo a palette neutre, tessuti naturali e illuminazione soft, privilegiando materiali come pietra, teak e fibre intrecciate.
Il futuro dell’outdoor design passa dal daybed
Il successo del daybed non sembra destinato a rallentare. Sempre più centrale nei progetti outdoor contemporanei, questo complemento rappresenta l’evoluzione naturale di uno stile di vita che mette al centro il benessere domestico e la qualità del tempo libero.
Con le sue collezioni, Skyline Design interpreta perfettamente questa nuova visione dell’abitare outdoor: ambienti eleganti, accoglienti e pensati per vivere il relax in modo autentico.
Perché oggi il vero lusso non è semplicemente avere uno spazio esterno. È poterlo vivere con la stessa intensità e raffinatezza degli interni.
C’è una casa a Milano che racconta una storia di movimento e di radici, di partenze e di ritorni. È firmata NOMASS, lo studio creativo fondato da Nadia Vlasopoulou — designer di origini greche con base nel capoluogo lombardo — e porta un nome che non è casuale: νομάς, nomade in greco antico. Un progetto di interior design che si chiama “Sotto i tetti di Milano” e che, ancora prima di mostrarsi, sussurra.
Un ingresso che rallenta il tempo
Varcare la soglia di questo appartamento significa entrare in un’altra dimensione temporale. Il buio lieve dell’antracite avvolge immediatamente, lo specchio restituisce un riflesso sfuggente, il passo si fa più lento. La luce filtra da un taglio lontano come a ricordare che il mondo fuori non è scomparso — è semplicemente sospeso.
La cucina, laccata in nero lucido con la presenza scenica di un pianoforte chiuso, riflette le figure di chi la attraversa. Una superficie chiara segnata da venature sottili disegna traiettorie leggere sotto la pelle dello spazio, mentre gli specchi moltiplicano i riflessi all’infinito. È un ingresso-manifesto: ogni elemento parla prima ancora di essere guardato.
Il soggiorno come wunderkammer contemporanea
Senza confini netti, lo spazio si apre sul soggiorno. Qui il progetto di interior design di NOMASS raggiunge una delle sue espressioni più originali: un divano basso e privo di rigidità invita a sedersi senza pretendere di definire una postura. La libreria funziona come una vera wunderkammer contemporanea — oggetti collezionati più che scelti, memorie di luoghi lontani convocati in un unico spazio.
Al centro della scena, la consolle DJ booth. Scura, opaca, sinuosa: non è un accessorio ma una presenza architettonica, un altare urbano, un manifesto silenzioso sul modo di abitare lo spazio. Accanto a lei, opere d’arte che rompono la continuità e introducono tensione e ironia — tra cui il celebre Playboy X “Andy Warhol Cover”, presenza che impedisce allo spazio di diventare mai del tutto statico.
Le tende in lino lasciano entrare Milano in piccole dosi. Non c’è bisogno di chiuderla fuori.
La scala come sequenza ritmica
Salendo, la scala si divide in due colori — non per estetica, ma per ritmo. L’off-white incontra l’off-black come due voci che si riconoscono. Lungo il percorso, opere grafiche su misura introducono una cadenza visiva fatta di archi, linee e ripetizioni. Non decorano: scandiscono il passo, trasformando la salita in una sequenza narrativa.
È uno dei tratti distintivi dell’approccio di NOMASS: ogni transizione tra uno spazio e l’altro è progettata come un passaggio, non come una interruzione.
I tetti inclinati e la camera principale
Sotto le travi inclinate, la luce si muove più lenta e lo spazio acquista una qualità quasi sospesa. La camera principale è definita da una tasca architettonica: il verde salvia segue le inclinazioni del soffitto e le risale, assorbendo la geometria dello spazio in un abbraccio cromatico che va dal pavimento alle pareti fino all’alto. La luce non è mai fissa — si modula, si sottrae, si avvicina al silenzio.
Gli elementi sono ridotti all’essenziale: una presenza grafica, un accento, un oggetto. La scrivania è incastonata nella struttura come una pausa nel ritmo. Gli armadi si confondono con le pareti e poi si aprono, rivelando profondità inattese.
La camera ospiti è essenziale per scelta: progettata per chi arriva senza imporre una funzione. Una fascia orizzontale definisce lo spazio, mentre il resto è ridotto al minimo — perché accogliere, per NOMASS, significa anzitutto lasciare spazio.
Una partitura silenziosa per chi si muove nel mondo
Questo rifugio urbano è pensato come una partitura silenziosa per chi si muove nel mondo ma cerca un luogo in cui restare. Un progetto in cui NOMASS si muove in un registro diverso rispetto ai lavori precedenti: più grafico, più dichiarato, senza perdere la propria attitudine narrativa.
Lo studio, con radici nella cultura greca e uno sguardo internazionale, sviluppa da anni progetti che spaziano dall’interior all’architettura, fino a collezioni e prodotti per realtà globali. Ogni spazio nasce come sintesi di esperienze, suggestioni e discipline diverse — e questo appartamento milanese ne è forse l’esempio più compiuto.
Uno spazio per chi riconosce il valore delle pause, ma anche delle interruzioni. Per chi vive tra linee essenziali ma riconosce il peso degli accenti. Per chi parte. Per chi ritorna.
C’è una parola ladina, “sciscioré“, che nella Val Badia indica il gioco delle biglie. È da questa piccola, precisa immagine – le biglie che rotolano sulla neve, o forse sul legno di una stube – che prende vita una delle mostre più sorprendenti della stagione milanese. SCISCIORÉ. Il gioco come gesto alpino è in programma all’ADI Design Museum di Milano, in Piazza Compasso d’Oro, fino al 28 giugno 2026. E se pensate di sapere già tutto sul design di montagna, preparatevi a ricredervi.
Un progetto che sfida gli stereotipi alpini
La mostra, a cura di Anna Quinz e organizzata da franzLAB, non è una celebrazione folkloristica del Trentino-Alto Adige. È piuttosto un’indagine culturale acuta, capace di restituire la complessità di un territorio spesso ridotto a cartoline di malghe e Lederhosen. Qui il gioco non è evasione – è metodo, è pensiero, è progetto. «Il gioco si è rivelato una chiave di lettura sorprendentemente precisa: non evasione, ma un modo di pensare e di fare, capace di attraversare pratiche, generazioni e linguaggi», spiega la curatrice.
Inaugurata il 21 maggio, SCISCIORÉ era già apparsa in forma embrionale a EDIT Napoli 2025. A Milano arriva nella sua versione definitiva: oltre cento oggetti e settanta tra designer, studi, aziende e artigiani legati al territorio. Un panorama eterogeneo come le guglie dolomitiche – frastagliate, dinamiche, stratificate.
Dal Compasso d’Oro ai prototipi inediti: cosa vedere
Il percorso espositivo si articola in dieci sezioni — Naturalia, Animali fantastici, Figure, Radicamenti, Altaquota, Girotondo, A incastro, Cameretta, A palla, Equilibrismi — e funziona come un vero playground, aperto e allegro, in cui gli oggetti dialogano per assonanze più che per cronologia.
Accanto agli oggetti della tradizione – maschere da Krampus, giocattoli in legno di Val Gardena – convivono icone assolute del design alpino: la celebre lampada Gatto di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos (1960), nata grazie all’intuizione del meranese Artur Eisenkeil e al suo innovativo “cocoon”; il divano Rumble di Gianni Pettena per Poltronova (1967), provocazione anticonvenzionale firmata dall’anarchitetto bolzanino.
Non mancano i premi Compasso d’Oro ADI: la sedia Myto di Konstantin Grcic per Plank (2008) e lo scarpone Masterlite di MM Design per Garmont (2014), dove l’alta quota diventa laboratorio tecnico. E poi le novità assolute: le Giraffe (Animal Factory) di Luca Boscardin per Magis (2025), mai esposte prima, e il prototipo FiguraT del duo Dissegna (2026), fresco di concept. Perfino il mondo automotive trova spazio: in mostra lo scooter Augment 360° di Christian Zanzotti (2026), ulteriore prova che il confine tra sport, industria e design in montagna è sottile e permeabile.
La mostra riesce nell’impresa rara di far dialogare epoche e sensibilità molto diverse. Ci sono i Maestri storici — Luciano Baldessari, Ettore Sottsass Jr., Martino Gamper — e c’è una generazione emergente che abita questi territori per nascita o per scelta: lo spagnolo Ignacio Merino, la libanese Beatrice Harb. Aziende locali come Sevi, La Sportiva e Salewa si confrontano con marchi internazionali come Thonet e Normann Copenhagen, che hanno scelto di lavorare con talenti del territorio.
Il filo conduttore non è lo stile, ma l’attitudine: quella propensione al gioco intesa come tensione creativa tra vincolo e libertà, tra sapere antico e tecnologia contemporanea, tra artigianato e industria. Una postura mentale, più che estetica.
L’allestimento come paesaggio
Lo spazio è firmato da insalata-mista studio e realizzato da Barth, azienda altoatesina specializzata in interni su misura. Il bianco domina come colore base, scandito da accenti cromatici che guidano il visitatore — in piena sintonia con il visual vivace firmato da Lucas Zanotto. L’effetto complessivo è quello di un paesaggio bianco e luminoso, à la montagna d’inverno, ma pieno di colore e sorpresa.
Il presidente ADI, Luciano Galimberti, inquadra perfettamente la posta in gioco: «Il gioco può configurarsi come strumento critico e metodo progettuale, capace di tenere insieme sapere tecnico, immaginazione e radicamento». È esattamente questo che SCISCIORÉ dimostra, con eleganza e precisione, nel cuore di Milano.
SCISCIORÉ. Il gioco come gesto alpinoADI Design Museum Milano — Piazza Compasso d’Oro Dal 22 maggio al 28 giugno 2026 · Tutti i giorni 10.30–20.00, chiuso il venerdìscisciore.com · adidesignmuseum.org
Il Compasso d’Oro 2026 ha parlato. La sera del 22 maggio, l’ADI Design Museum di Milano ha ospitato la cerimonia di premiazione della XXIX edizione riconoscimento più autorevole del design italiano — quello fondato nel 1954 su iniziativa di Gio Ponti e de La Rinascente. Una serata che non è stata solo un gala di premi, ma una vera e propria lettura critica dello stato del progetto contemporaneo: delle sue ambizioni, delle sue responsabilità e del suo ruolo come strumento di trasformazione culturale, sociale e produttiva.
Cos’è il Compasso d’Oro e perché è così importante
Per chi si avvicina per la prima volta a questo premio, un po’ di contesto. Il Premio Compasso d’Oro ADI è il riconoscimento di design più antico e prestigioso al mondo. Nato nel dopoguerra per valorizzare l’eccellenza industriale italiana, è oggi gestito dall’ADI — Associazione per il Disegno Industriale — e si articola in un processo biennale di selezione curato dall’Osservatorio Permanente del Design. La collezione storica del premio conta circa 2.500 oggetti e documenti, custoditi nello stesso ADI Design Museum di Milano.
Ogni edizione restituisce una fotografia nitida di dove sta andando il design italiano. E il Compasso d’Oro 2026 non fa eccezione: i progetti premiati raccontano un mondo in cui il confine tra prodotto, servizio e sistema si fa sempre più sottile, e in cui la qualità formale non basta più da sola — serve visione, coerenza e senso di responsabilità.
I 20 Premi Compasso d’Oro 2026: la lista completa
La giuria internazionale — composta da Giovanna Carnevali (Expo 2030 Riyadh), Lorenza Baroncelli (MAXXI), Giovanni Brugnoli, Luciano Galimberti (ADI) e il designer Jasper Morrison — ha selezionato 20 progetti vincitori. Eccoli tutti.
Una lista che colpisce per la sua eterogeneità: da un’automobile iconica come la Fiat Topolino a soluzioni per rifugiati, da mobili di altissima gamma a strumenti diagnostici acustici. È questa varietà — di scale, di mercati, di problemi affrontati — a raccontare la ricchezza e la complessità del design italiano oggi.
Cosa ci dicono i vincitori del Compasso d’Oro 2026
Guardando la selezione nel suo insieme, alcuni temi emergono con forza.
Inclusione e accessibilità. La Sedia a rotelle Genny Zero di Genny Factory e il Dispositivo acustico Nuance di Luxottica segnalano come il design stia prendendo sempre più sul serio il suo ruolo nella qualità della vita delle persone con disabilità. Non come nicchia, ma come ambito centrale della progettazione.
Identità italiana nel mondo. Prodotti come il Divano Array di Snøhetta per MDF Italia, la Poltrona D’Antan di De Padova o la Bicicletta Steelnovo di Colnago confermano la capacità del made in Italy di attrarre talenti internazionali e di mantenere una riconoscibilità globale.
Design come sistema. Il premio al Report (Eco)Sistema Design Milano del Salone del Mobile e al progetto ATM Manifesto segnala quanto la giuria abbia voluto valorizzare non solo gli oggetti, ma anche i sistemi comunicativi e culturali che li sostengono.
Tecnologia con senso critico. Il Robot ferroviario Felix R di Loccioni e il Catamarano gonfiabile X-FUN di Xtramarine mostrano come innovazione tecnica e qualità formale possano coesistere senza rinunciare all’eleganza.
I Premi alla Carriera e i prodotti storici premiati
Accanto ai riconoscimenti ai progetti, il Compasso d’Oro 2026 ha celebrato figure e oggetti che hanno segnato la storia della disciplina.
Cappellini – Sedia ’64 design AG Fronzoni
Tra i Premi alla Carriera: Giovanni Arvedi, Alberto Meda, Paola Lenti, Patrizia Moroso e altri sei protagonisti del panorama progettuale italiano e internazionale.
Tre i Premi alla Carriera del Prodotto, assegnati a oggetti entrati nell’immaginario collettivo: la Sedia ’64 di AG Fronzoni per Cappellini (1964), il Tavolo Eros di Angelo Mangiarotti per Agape (1971) e il Tavolo con ruote di Gae Aulenti per FontanaArte (1979). Tre pezzi che, a distanza di decenni, continuano a generare valore e significato.
Infine, tre Targhe Memorabili a Claudio De Albertis, Rodolfo Dordoni e Francesco Trabucco: figure scomparse che hanno lasciato un’impronta indelebile sulla cultura del progetto.
Il Compasso d’Oro Young 2026: la nuova generazione del design
Un capitolo a parte merita la sezione dedicata ai giovani designer. Il Compasso d’Oro Young 2026 è stato assegnato a tre progetti universitari di grande qualità:
Sentimetro (foto sopra) — Alessandro Brutti, Accademia di Belle Arti Statale di Verona
StainEraser — Beatrice Duina, Filip Malata e Francesca Corona, Politecnico di Milano
Uno — Erik Bruno Kollmorgen e Vincenzo Magni, ISIA Firenze
Tre progetti che, insieme ai 10 attestati di riconoscimento assegnati ad altri studenti, restituiscono un panorama della ricerca universitaria vitale e promettente.
Dove vedere i progetti: la mostra all’ADI Design Museum
Fino al 4 giugno 2026, la mostra dei progetti candidati al XXIX Premio Compasso d’Oro ADI è visitabile presso l’ADI Design Museum di Milano, in Piazza Compasso d’Oro 1. Un’occasione rara per vedere da vicino — e toccare con mano — il meglio del design italiano contemporaneo, in dialogo con la collezione storica del premio.
Conclusione: il Compasso d’Oro 2026 come mappa del presente
Il Compasso d’Oro 2026 non consegna risposte definitive, ma traccia una mappa. Una mappa del design italiano oggi: più consapevole, più responsabile, più capace di dialogare con la complessità del mondo. In un momento storico segnato da instabilità geopolitiche e trasformazioni profonde, i progetti premiati ricordano che il buon design non è mai neutro — è sempre una presa di posizione, una proposta, un contributo alla costruzione di un presente migliore.
Se volete approfondire il mondo del design d’interni e scoprire come portare questa qualità progettuale anche nelle vostre case, continuate a seguirci su Dettagli Home Decor.